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mercoledì 8 aprile 2020

[...]

"La retorica è l'arte del dire bene quel che non è sicuro che sia vero" [...]

(Dal dialogo tra Ottone e Baudolino nell'omonimo romanzo di Umberto Eco, che sto leggendo in questi giorni.)

domenica 10 novembre 2019

[...]

Dove c'è molta apparenza, raramente c'è sotto qualcosa di solido.

(Letta ora in un libro di racconti di Edgar Allan Poe.)

mercoledì 2 marzo 2011

Facciamo l'ipotesi

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.


(Pietro Calamandrei via mante)

mercoledì 19 gennaio 2011

Dove finisce il privato

Vorrei solo ricordare, da avvocato garantista ma onesta, che fu una grande conquista sociale quando lo Stato e i suoi poteri di controllo e prevenzione non si dovettero più fermare sull’uscio delle case.
Fino agli anni ’70, fino alla legge sul divorzio, al nuovo diritto di famiglia, fino alla nuova sensibilità dei magistrati di ogni grado, dal pretore fino alla Cassazione, se un marito spaccava il viso alla moglie in fondo erano affari di famiglia. I carabinieri ti dicevano: «Ma su signora, vada a casa; ne parlate un po’ in famiglia e, vedrà, si risolverà tutto».


(avvocato Maddalena Claudia del Re tramite Alessandro Gilioli. Articolo integrale qui)

mercoledì 20 ottobre 2010

Se la vicenda dei 33 minatori fosse successa qui

Se fosse successo in una miniera italiana, le cose sarebbero andate così:

1° giorno: tutti uniti per salvare i minatori, diretta tv 24h, Bertolaso sul posto.
2° giorno: da Bruno Vespa plastico della miniera, con barbara palombelli, belen e Lele Mora.
3° giorno: prime... difficoltà, ricerca dei colpevoli e delle responsabilità: BERLUSCONI: colpa dei comunisti; DI PIETRO: colpa del conflitto d'interessi; BERSANI: ... ma cosa ... è successo?? BOSSI: sono tutti terroni, lasciateli la'; CAPEZZONE: non è una tragedia è una grande opportunità ed è merito di questo governo e di questo premier; FINI: mio cognato non c'entra.
4° giorno: TOTTI: dedicherò un gol a tutti i minatori.
5° giorno IL PAPA: faciamo prekiera a i minatori ke in qvesti ciorni zono vicini al tiavolo!!
6° giorno: cala l'audience, una finestra in Chi l'ha visto e da Barbara d'urso che intervista i figli dei minatori: "dimmi, ti manca papà?'"
dal 7° all 30esimo giorno falliscono tutti i tentativi di Bertolaso, che viene nominato così capo mondiale della protezione civile. Dopo un mese, i minatori escono per fatti loro dalla miniera, scavando con le mani. Un anno dopo, i 33 minatori, già licenziati, vengono incriminati per danneggiamento del sito minerario. Ma è successo in Cile.... ci siamo salvati!!!


(Emanuele Zampetti via Facebook)

mercoledì 29 settembre 2010

Tra croce e sole delle Alpi

"Forse che la croce non è un simbolo identificabile con una parte politica, che va dal Vaticano (addirittura uno stato estero ed extracomunitario) all’area della ex Democrazia Cristiana? Forse che quel simbolo non sostituisce, nelle sedi pubbliche quali le aule scolastiche, quelli inesistenti della nazione e dello Stato? Forse che non e’ oggetto di provocazione e di sfida: ad esempio da parte del Ministro La Russa, che ha urlato in televisione che coloro che vogliono togliere il Crocifisso dalle scuole “possono morire”?".

Piergiorgio Odifreddi si chiede perché Napolitano e la Gelmini abbiano strillato contro i simboli nella scuola di Adro e non abbiano invece fatto altrettanto quando la Comunità Europea ha imposto la rimozione del crocifisso.

sabato 11 settembre 2010

L'11 settembre nella sua globalità

Oggi è l'11 settembre, data che rievoca, e probabilmente rievocherà sempre, gli attacchi terroristici subiti dagli USA nel 2001. Piergiorgio Odifreddi ripubblica oggi su Repubblica un suo articolo che scrisse alcuni anni fa. In questo articolo invita a guardare quanto avvenne nove anni fa nella sua globalità e non solo limitatamente a quel singolo, terribile episodio.

E' vero, infatti, che gli americani sono stati in quel caso vittime. Ma quante volte, invece, sono stati "carnefici"? Scrive Odifreddi:

Un evento che Giovanni Paolo II ha descritto come «uno dei momenti più bui della storia dell’umanità». Storiche, in realtà, sono soltanto le proporzioni di questa gaffe colossale, con la quale il Papa ha rimosso non soltanto le gesta dei suoi predecessori, più o meno lontani, ma anche le immani tragedie del vicino Novecento.

Più precisamente, i 185 milioni di morti per guerre, rivoluzioni, massacri, genocidi, oppressioni e dittature dettagliati nelle cifre dell’agghiacciante Atlante Storico del Ventesimo Secolo di Matthew White, ed equamente distribuiti fra capitalismo e comunismo. Che intensità di tenebre dovremmo assegnare a questi eventi, se chiamiamo l’attentato di New York uno dei momenti più bui della storia dell’umanità?

Purtroppo, la dichiarazione del Papa è soltanto un sintomo dell’isteria collettiva che ha colpito la totalità dei governanti e dei media occidentali, facendo perdere loro completamente i sensi della proporzione e della prospettiva di fronte a un attacco che stupisce soltanto perchè si è consumato, per la prima volta dal 1812, sul suolo degli Stati Uniti.
[...]
Una volta ricevuta l’anonima sfida, con la forte valenza simbolica del World Trade Center crollato e del Pentagono in fiamme, prima di accoglierla gli statunitensi dovevano trovare gli sfidanti. Li hanno individuati immediatamente in Osama Bin Laden e nei taleban: nelle stesse persone, cioè, che Ronald Reagan e George Bush I chiamavano «guerrieri della libertà» quando combattevano gli invasori russi in Afganistan, e che Bill Clinton e George Bush II chiamano «terroristi» da quando combattono gli invasori americani in Arabia Saudita.
[...]
L’individuazione dei colpevoli è stata effettuata nel giro di ore da servizi segreti che non si erano accorti di nulla per anni. La cosa è sospetta, per almeno due motivi. Anzitutto, perchè non sarebbe la prima volta che gli Stati Uniti si inventano un pretesto per attaccare una nazione: basterà ricordare il famigerato incidente del Golfo del Tonchino, che oggi sappiamo non essere mai avvenuto, ma che nell’estate del 1964 permise a Lyndon Johnson di ricevere dal Congresso un plebiscito per l’entrata in guerra col Vietnam.

Inoltre, perchè gli Stati Uniti sono soliti inventarsi ogni paio d’anni un «nemico pubblico numero uno» sul quale scaricare le proprie paranoie: ad esempio, per limitarci agli ultimi decenni, Castro a Cuba, Ho Chi Min in Vietnam, Khomeini in Iran, Gheddafi in Libia, Ortega in Nicaragua, Noriega a Panama, Saddam in Iraq, Milosevich in Yugoslavia, …

A seconda dei casi, questi paesi hanno dovuto subire attacchi, invasioni e guerre. Che si fanno, ovviamente, con migliaia di bombe e di missili. Ciascuno dei quali provoca esattamente gli stessi effetti che gli aerei suicidi hanno provocato a New York, lasciando sul campo la stessa quantità di morti e distruzioni. Dopo settimane di servizi giornalistici e televisivi su questi effetti, gli Stati Uniti non possono più fare i finti tonti: hanno vissuto sulla loro pelle, per una volta, una minima parte di ciò che hanno fatto agli altri. E poichè ora sanno che cosa questo significa, e si dichiarano cristiani, questo sarebbe il momento buono per incominciare a praticare il precetto evangelico: «non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te».

Articolo integrale qui.

venerdì 10 settembre 2010

Impiccioni

Emilio Alessandrini, magistrato. Giorgio Ambrosoli, avvocato. Vittorio Bachelet, magistrato. Marco Biagi, professore. Paolo Borsellino, magistrato. Bruno Caccia, magistrato. Luigi Calabresi, poliziotto. Rocco Chinnici, magistrato. Carlo Casalegno, giornalista. Nini Cassarà, poliziotto. Francesco Coco, magistrato. Fulvio Croce, avvocato. Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale. Massimo D’Antona, professore. Mauro De Mauro, giornalista. Giuseppe Diana, sacerdote. Giovanni Falcone, magistrato. Francesco Fortugno, medico e politico. Boris Giuliano, poliziotto. Peppino Impastato, conduttore radiofonico. Pio La Torre, politico. Rosario Livatino, magistrato. Oreste Leonardi e con lui tutti gli agenti di scorta caduti sul lavoro. Giorgiana Masi, studentessa. Piersanti Mattarella, politico. Aldo Moro, politico. Francesca Morvillo, magistrato. Emanuele Notarbartolo, banchiere. Vittorio Occorsio, magistrato. Giuseppe «Joe» Petrosino, poliziotto. Pino Puglisi, sacerdote. Guido Rossa, sindacalista. Roberto Ruffilli, professore. Giancarlo Siani, giornalista. Antonino Scopelliti, magistrato. Giovanni Spampinato, giornalista. Ezio Tarantelli, professore. Walter Tobagi, giornalista. Angelo Vassallo, sindaco. E tanti, tanti altri.

Grazie, perché ve la siete andata a cercare. («Senatore Andreotti, come mai Ambrosoli, l’avvocato che indagava sugli illeciti di Sindona, fu ucciso da un killer nel 1979?». «Non voglio sostituirmi a polizia e giudici, certo è una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando». Da La storia siamo noi, in onda ieri su Raitre).


(Massimo Gramellini)

lunedì 30 agosto 2010

Zucconi...

Dunque, riassumendo: un vecchio porcello ridicolmente pittato, cammuffato e truccato come un guitto da avaspettacolo, diventato milionario a spese dei propri connazionali attraverso oscure connections, incapace di tollerare anche la minima opposizione alla propria stizzosa prepotenza, dotato di televisioni e giornali sotto controllo governativo che cantano la sua gloria e azzannano i suoi avversarsi a comando, cinicamente capace di esibire per il pubblico una devozione religiosa che si guarda bene dal praticare in privato, arriva a Roma circondato da legioni di smandrappone per (e)scortarlo e intrattenerlo e per sparecchiare qualche altro milione dalle nostre tasche in cambio di qualche nocciolina regalata alle scimmiette italiane per far contenti i beduini dei suoi media che le spacciano per grandi affari. Nei prossimi giorni, questo grottesco, ma ricchissimo satrapo, da anni oggetto di ridicolo internazionale, incontrerà Muammar Gheddafy.

(dal blog di Vittorio Zucconi)

domenica 29 agosto 2010

Sapete la differenza tra Marchionne e Agrippa?

Cinquecento anni prima di Cristo (493 per l’esattezza) – dunque duemilacinquecento anni fa, giorno più giorno meno – un manager di nome Menenio Agrippa (si studia ancora a scuola?) convinse gli operai dell’epoca a non scioperare, a collaborare, a subire qualunque sopruso grazie a una metafora davvero assai poco geniale, eppure dallo strepitoso successo internazionale: quella del corpo umano. Siamo tutti indispensabili, il braccio fa una cosa, la mente un’altra ma servono entrambi, io sono un Patrizio e voi Plebei, io guadagno tremila volte più di voi, io comando voi ubbidite, ma non è importante, la cosa importante è che la Fiat – no, non disse la Fiat, disse Roma, credo – possa andare avanti, e se no come si fa, e se no peggio per voi in fondo a me cosa me ne frega, e poi siamo tutti sulla stessa barca, siamo una famiglia bla bla bla…

I Plebei se la bevettero e vissero infelici e scontenti.

Se la bevettero molti altri poveri disgraziati – piegati dalla necessità e dall’arroganza del potere – nel corso dei secoli.

Ma che qualcuno cerchi di farcela bere ancora oggi, ragazzi, no, io non ci posso credere.


(P. Paterlini via piovonorane.it)

giovedì 15 luglio 2010

Il tumore dell'universo

Grande deve essere stato il raccapriccio dell’Universo all’apparire della vita. La geometrica perfezione siderale, l’esattezza dell’astratto, la cristallina purezza dell’inorganico venivano improvvisamente sconciate da qualcosa dalle forme indefinite e indefinibili, viscida, sbavante, che invece di starsene al suo posto o di spostarsi per eterne, maestose e immutabili ellissi, si agitava scompostamente, lasciando dietro di sé una scia di disgustose deiezioni. E questa cosa si riproduceva, tendeva a moltiplicarsi, a enfiarsi, a tumefarsi.

Massimo Fini non l'ho mai capito completamente. Nel senso che molti suoi articoli mi hanno disgustato, altri li ho apprezzati tantissimo. Questo appartiene alla seconda categoria (link all'articolo).

venerdì 28 maggio 2010

Salerno-Reggio Calabria, pagare invece di essere pagati?


Metilparaben pensa che un governo che chiede di pagare per una cosa per cui bisognerebbe essere pagati sia praticamente alla frutta.

domenica 23 maggio 2010

"Sono felice di essere libero di non rispettare la legge"

Questo articolo di Bruno Tinti mi ha fatto venire i brividi. Ne ripubblico un estratto.

Sono felice di essere libero di non rispettare la legge, di poter dire al giudice che mi processerà per aver raccontato ai cittadini i delitti commessi da quelli stessi che vogliono impedirmi di raccontarli, che sì, è vero, ho violato la legge di B, di Alfano, di Ghedini, dei tanti volenterosi protettori di capi e sottocapi colti con le mani nel sacco; ma che questa legge è ingiusta.

Sono felice di poter chiedere al mio giudice di non condannarmi, perché la legge-bavaglio è contraria ai principi della Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Sono felice di potergli chiedere il rinvio della legge alla Corte costituzionale perché, ancora una volta, sia evidente il disprezzo di B&C per i principi fondamentali del nostro ordinamento.

Sono felice di poter chiedere alla Corte europea dei diritti dell’uomo, se mai sarà necessario (prima dovrei essere condannato), di dichiarare che questa legge è contraria alla Carta dei Diritti.

E, alla fine, sarò felice anche se fossi condannato; perché con me saranno condannati centinaia di giornalisti, di direttori, di editori.

E sarà questa la prova più evidente di quella verità ostinatamente negata da B&C anche dopo la pubblicazione (la pubblicazione, vedete?) delle intercettazioni di Trani, quando B. spiegava che a lui (a lui) non piaceva Annozero e che quindi nessuno (nessuno) avrebbe più dovuto vedere questa trasmissione: è una dittatura quella in cui Antigone deve ancora scegliere tra leggi dello Stato e leggi a queste superiori.

Forse da qui inizierà il cambiamento.


(articolo integrale qui)

giovedì 6 maggio 2010

Dettagli

Caro lettore berlusconiano, per il quale acquistare un appartamento senza denunciare l’intera cifra non rappresenta questo gran delitto, perché così fan tutti. L’accusa su cui è saltato Scajola non è di aver comprato in nero un ammezzato con vista sul Colosseo e sui cucinini di Raoul Bova e Lori Del Santo, ma di esserselo fatto comprare in nero da qualcun altro, per inciso da un tizio che traffica con gli appalti pubblici. Riesce a cogliere la differenza? E, nel caso, potrebbe spiegarla al condirettore de «Il Giornale» che l’altra sera a Ballarò metteva sullo stesso piano il regalino miliardario a un ministro della Repubblica con l’affitto a equo canone di D’Alema?

(Massimo Gramellini via Wittgenstein)

martedì 27 aprile 2010

Calderoli e Berlusconi: c'eravamo tanto amati odiati

"Fini e Berlusconi stanno assassinando l’economia italiana. La loro è un’azione di banditismo politico che sta procurando danni terribili a tutti, escluso naturalmente il re dei debiti della Fininvest, che in questo modo, con la nostra moneta ridotta a carta straccia per colpa sua, vede diminuire i quattromila miliardi di debiti delle sue aziende, mai così vicine come oggi al dissesto. Ecco il vero volto dei fascisti e degli uomini della P2. Vogliono portare l’Italia allo sfascio per poi presentarsi come salvatori, ma i responsabili del disastro finanziario in corso sono loro. Non pensano al bene dei cittadini, hanno in mente di distruggere la democrazia. Fermiamoli". (Roberto Calderoli, Ansa, 3 marzo 1995).

Il buon Daniele si è preso la briga di fare una bella raccolta di "perle" tipo questa.

martedì 20 aprile 2010

Perché faccio il tifo per il vulcano

È bene che ogni tanto la natura, indifferente, imparziale e moralmente amorale, ricordi all’uomo, che nella sua demenziale ubris, sta diventando la bestia più stupida del Creato, non è il padrone del mondo. Il vulcano islandese esplose già, con la stessa violenza, due secoli fa ma nessuno se ne accorse tranne i pochi abitanti di quelle terre lontane, mentre oggi sta mandando in tilt l’intero pianeta.

(Massimo Fini questa mattina)

giovedì 15 aprile 2010

Le incognite del federalismo

Giovanni Sartori, come al solito, merita sempre di essere letto.

A Berlusconi restano tre anni di governo per i quali non può più addurre il pretesto — anche se continua a invocarlo — di non avere il potere di governare. In realtà nessuno, dopo l’infausto regime, ne ha avuto quanto lui. Si vede che il Nostro non è forte in storia, nemmeno recente. Il fatto è però che Berlusconi non ha soldi (s’intende, soldi pubblici) e che Tremonti non glieli può dare perché, vedi caso, il fisco non piace agli italiani (Berlusconi incluso) e lascia le casse dello Stato a secco. Invece le riforme inizialmente non costano nulla, sono pezzi di carta. Dopo costeranno, ci scommetto, moltissimo.

(articolo integrale qui)

venerdì 9 aprile 2010

Riforme, prove tecniche di suicidio

La scorsa settimana su Il Fatto Quotidiano scrivevo che la sconfitta alle elezioni regionali rappresentava l'ultima opportunità per il Pd. Da quel momento in poi il Partito Democratico si trovava di fronte a un'alternativa secca: o rinnovare profondamente la propria classe dirigente, o perire. Oggi sappiamo che il Pd ha scelto la seconda opzione. Il partito si suicida e pare intenzionato a farlo in tempi strettissimi. Nella inamovibile nomenklatura dei democratici sta infatti passando pure l'idea che è impossibile non collaborare con il premier Silvio Berlusconi nelle sue più volte annunciate (e fumose) riforme istituzionali.

L'analisi di molti funzionari di Bersani è più o meno questa: il centro-destra metterà mano alla costituzione in ogni caso. Se noi non partecipiamo alla nuova stesura della Carta va a finire che il premier e la Lega fanno tutto da soli e poi vanno al referendum confermativo (non hanno in parlamento una maggioranza dei 2/3 dei voti che permetterebbe loro di evitarlo) e lo vincono. Quindi piuttosto che far riscrivere tutta la legge fondamentale a Berlusconi e i suoi, meglio sporcarsi le mani (peraltro già poco pulite) e partecipare al gioco.

A mio avviso però questo ragionamento fa acqua da tutte le parti. Per una lunga serie di motivi. Vediamone qualcuno, partendo da quelli di principio, per arrivare poi a quelli che potremmo definire "strategici".

1) La nostra Costituzione è "rigida" (cioè molto difficile da modificare) proprio perché i padri costituenti - gente, è bene ricordarlo, di tutt'altra levatura storica e morale rispetto agli attuali parlamentari - volevano evitare che la maggioranza di turno potesse cambiare i connotati dello Stato a suo piacimento. Le Costituzioni sono infatti la base del convivere civile e devono essere pensate per sopravvivere al Berlusconi o al Bersani del momento. Per questo per cambiare la carta serve una maggioranza qualificata o un referendum confermativo. Insomma la maggior parte dei cittadini (rappresentati in parlamento attraverso i loro eletti) devono partecipare alla stesura. Oggi però i risultati delle ultime regionali ci confermano che questa classe politica è molto poco amata dagli elettori. Tra astensioni, schede bianche e nulle, il 45 per cento degli aventi diritti al voto ha detto chiaramente che cosa pensa delle proprie classi dirigenti. In Italia dunque c'è un difetto di rappresentatività. Un difetto di cui, chi si dice democratico, dovrebbe tenere conto.

2) I parlamentari non vengono eletti, ma nominati dai partiti. E partiti (così come i sindacati) non devono rispondere a nessuna regola che ne garantisca la democraticità. Detto in altre parole: si può davvero pensare che quattro o cinque segretari decidano leggi fondamentali che varranno per decenni per decine di milioni di persone? Io credo di no. Le costituzioni possono essere cambiate e scritte solo da chi è realmente scelto dal popolo. Se non è così non sono costituzioni, ma statuti, cioè concessioni da parte del monarca o dell'oligarchia.

3) Tutti, a partire dal nostro ben poco vigile presidente della Repubblica Napolitano, dicono che ci vogliono le riforme. Nessuno però spiega quali. Lo stesso Berlusconi ha annunciato che tutto è ancora allo studio e che in ogni caso verranno accolti se possibile i contributi dell'opposizione. Traduzione: non sappiamo bene cosa fare, ma vogliamo assolutamente fare qualcosa. Se questo è il metodo, c'è da rabbrividire.

4) Tra le tante materie messe confusamente sul piatto solo due punti paiono essere irrinunciabili per il centro-destra. Una sorta di super Lodo Alfano che renda il premier ingiudicabile (magari ricorrendo alla reintroduzione dell'autorizzazione a procedere per tutti i parlamentari) e il federalismo. Il primo punto però per Berlusconi rappresenta un pericoloso boomerang. Reintrodurre l'immunità significa dire ai cittadini del Paese più corrotto d'Europa (uno Stato in cui, secondo la banca mondiale, la corruzione costa ai contribuenti 50 miliardi l'anno) che la legge non sarà più eguale per tutti. È evidente che questa parola d'ordine (il principio di eguaglianza) in caso di referendum confermativo è uno slogan formidabile dato in mano a chi si vuole opporre. È facile prevedere che anche la maggior parte degli astenuti in caso di una norma che istituisse per legge (costituzionale) l'esistenza della Casta accorrerebbe alle urne per bocciarla. Berlusconi lo sa e per questo ora tende la mano al Pd. Possibile che Bersani e i suoi non lo capiscano? Domanda retorica. Io infatti credo - purtroppo - che i sedicenti democratici lo comprendano benissimo. E che, sotto sotto (ma molti di loro lo hanno persino detto pubblicamente), sperino che almeno questa parte del progetto vada in porto. Sul federalismo, poi, bisogna ricordare che la Lega è sì molto forte. Ma a livello nazionale rappresenta solo il 12 per cento di chi ha votato. Un po' poco per pensare che possa decidere per tutti. Anche perché solo pochi ani fa il federalismo è stato bocciato proprio dagli elettori.

5) Tenuto conto dei tempi previsti per le leggi costituzionali (doppie votazioni a tre mesi di distanza l'una dalle altre) è facile prevedere che la Grande Riforma passerà solo verso il termine della legislatura (tra due anni e mezzo circa) quando il Paese sarà già di fatto in campagna elettorale. Per il centro-sinistra presentarsi agli elettori con in tasca un biglietto da visita del genere è in tutta evidenza una follia. O meglio un dono insperato a chi sostiene, non senza qualche ragione, che tra i due schieramenti non vi sono differenze sostanziali. E tra copia e l'originale, si sa, l'elettore sceglie sempre l'originale (Berlusconi).

Cosa dovrebbe dunque fare l'opposizione? Semplice: partecipare alla fondazione dei comitati per la difesa della Costituzione. Dire chiaramente che un parlamento di nominati e non di eletti non può riscrivere la carta. E fare della reintroduzione delle preferenze (o meglio ancora, a mio gusto, del maggioritario secco di collegio) il suo cavallo di battaglia istituzionale. Questa sì che è una riforma sentita da tutti -anche dagli elettori di centro-destra - e oltretutto approvabile attraverso una legge ordinaria. Insomma, per una volta, il Pd dovrebbe dimostrare di avere dei principi e di essere disposto a battersi per essi. Lo farà? Non credo. Anche perché, e qui torniamo al punto iniziale, andando avanti di questo passo, presto sarà estinto.


Peter Gomez - voglioscendere.it - 08/04/2010

venerdì 26 marzo 2010

Calderoli bruciato da Colombo

Il 24 marzo, data da ricordare oramai con quelle date fasciste
del salto del fuoco dei federali del duce e dell’oro alla Patria,
Roberto Calderoli ministro della Semplificazione ha realizzato davanti
a tutti, un complicatissimo rito di dimensioni colossali. Ha bruciato
in pubblico, in una caserma dei Vigili del Fuoco 375 mila “leggi
inutili”. Ha realizzato un falso, una truffa mediatica e – quasi
certamente – un danno grave alla Repubblica. Il falso consiste nella
cifra, tipica di una dittatura: inventata, esagerata, non
verificabile, se non altro perché manca una definizione univoca e
corretta di ciò che è stato distrutto. La truffa mediatica è nel far
credere e scrivere ai giornali che semplificazione (oggetto
dell’inesistente attività ministeriale di Calderoli) equivalga a
cancellazione. Non è vero, un ministro può proporre leggi o
cancellazioni di leggi, ma non può farlo. Farlo tocca al Parlamento.
Il danno è grave e ovvio. Tutte le leggi italiane fanno riferimento ad
altre leggi. Al momento – e senza che siano intervenuti cambiamenti in
Parlamento – tali incroci sono obbligatori. Nelle mie poche proposte
di legge da deputato e da senatore ho sempre evitato il riferimento ad
altri testi. Gli uffici legislativi di Camera e Senato li hanno sempre
reintrodotti ogni volta che la materia nuova richiamava qualcosa di
esistente. Calderoli ha cancellato senza potere e senza sapere perché
gli interessava lo spettacolo. O si tratta di una pagliacciata e
speriamo che ne tengano conto gli elettori. O si tratta di avere
stracciato a caso ciò che gli capitava fra le leggi italiane,
inventando le ragioni e il numero. E allora gli chiederà conto il
presidente della Repubblica.


(Furio Colombo via Google gruppi - 26/03/2010)

Lonesome Dove

Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1...