Prendo spunto da questo post di andy per dire una cosina che ha a che fare con quello che sta succedendo tra Microsoft e OpenOffice.org.
Ho due figlie in età scolare, una terza media e una prima liceo, che con una certa frequenza si aggregano ad altri compagni di classe per fare lavori collettivi: ricerche, tesi, relazioni, ecc., alcuni anche di una certa complessità. In genere questi lavori viaggiano su una pen drive che a turno ognuno porta a casa propria e modifica aggiungendo il proprio contributo, dopodiché viene passata a un altro compagno.
Quelle che arrivano qui a casa, contengono sempre tutti lavori creati da altri con l'Office tradizionale targato Microsoft. Questi lavori vengono aperti tranquillamente con OOo, modificati, e passati poi al compagno successivo senza che questi si accorga di nulla. E' un piccolo esempio, intendiamoci, ma forse è uno dei motivi, assieme a questo, per cui Microsoft sta facendo la sua campagna contro OOo.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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martedì 19 ottobre 2010
giovedì 18 marzo 2010
Internet Explorer 9 saluta Windows Xp
La notizia gira da qualche giorno in rete: la futura versione 9 del browser di casa Microsoft non girerà sul caro vecchio Windows Xp, ma solo su Vista col Service Pack 2 installato e Seven (e anche ovviamente il futuro Windows 8). I motivi, a detta degli sviluppatori, sono principalmente tecnici - Windows Xp non supporta la tecnologia Direct2D, utile a migliorare la qualità e la velocità di visualizzazione dei video caricati su internet, utilizzata invece già da tempo dai browser concorrenti.A parte la vicenda Internet Explorer si/no, comunque, della quale allo scrivente non potrebbe fregare di meno - IE l'ho abbandonato da una vita -, la rilevanza della notizia sta soprattutto nell'ulteriore passettino verso il definitivo pensionamento di Xp. Molti utenti magari non lo sanno, oppure se ne sono dimenticati, ma il sistema operativo più longevo, amato e utilizzato (per quel poco che può contare lo vedo anche dai report di accesso al blog) di casa Microsoft se ne sta, lentamente ma inesorabilmente, andando verso la pensione. Già dal 30 giugno 2008, ad esempio, è cessata la commercializzazione OEM sui pc in vendita nei negozi, mentre il supporto riguardante gli aggiornamenti critici per la sicurezza terminerà definitivamente (salvo ulteriori improbabili proroghe) l'8 aprile 2014.
E a quel punto ho paura che serviranno a poco anche le petizioni, le campagne e i siti dedicati.
venerdì 22 gennaio 2010
"La vulnerabilita puo consentire l'esecuzione di codice in modalita remota..."
Come probabilmente vi sarete accorti se usate qualcuno dei vari Windows, è stata rilasciata l'altro ieri una patch straordinaria da parte di Microsoft per correggere una grave falla di Internet Explorer; falla che potrebbe essere stata utilizzata dal governo cinese anche nei famosi cyber attacchi di cui tanto si è parlato nei giorni scorsi.
Naturalmente, come spesso accade in questi casi, c'è chi ne ha approfittato, cavalcando questo allarme nella speranza di infettare il computer di quelli che cliccano allegramente su ogni allegato che piove nella loro casella di posta. Ecco quindi il testo dell'e-mail, apparentemente inviata da Microsoft, così come è arrivato anche a me.
Il mittente del messaggio è teamus@microsoft.com (indirizzo peraltro non più attivo) e l'oggetto Bollettino Microsoft sulla sicurezza. Naturalmente si tratta di un falso, perché Microsoft distribuisce i suoi aggiornamenti solo ed esclusivamente attraverso il servizio Windows Update e non certo attraverso misteriosi files allegati a messaggi di posta elettronica. Il file in questione, tra l'altro (out.scr), è piuttosto subdolo a causa della sua estensione. Molti infatti sanno che l'estensione degli eseguibili Windows è .exe, e potrebbero non insospettirsi più di tanto di fronte a un .scr - è invece sempre un eseguibile per DOS/Windows.
Inutile dire che l'allegato è infetto (report qui), e aprirlo può riservare qualche sorpresina poco simpatica. Occhi aperti.
Naturalmente, come spesso accade in questi casi, c'è chi ne ha approfittato, cavalcando questo allarme nella speranza di infettare il computer di quelli che cliccano allegramente su ogni allegato che piove nella loro casella di posta. Ecco quindi il testo dell'e-mail, apparentemente inviata da Microsoft, così come è arrivato anche a me.
> La vulnerabilita puo consentire l'esecuzione di codice in modalita remota se un utente apre un contenuto reso con carattere EOT (Embedded OpenType) appositamente predisposto in applicazioni client che eseguono il rendering dei caratteri EOT, come Microsoft Internet Explorer, Microsoft Office PowerPoint o Microsoft Office Word.
> Sfruttando questa vulnerabilita, un utente malintenzionato potrebbe assumere il pieno controllo del sistema interessato.
> Potrebbe quindi installare programmi e visualizzare, modificare o eliminare dati oppure creare nuovi account con diritti utente completi.
> Pertanto, gli utenti con account configurati in modo da disporre solo di diritti limitati sono esposti all'attacco in misura inferiore rispetto a quelli che operano con privilegi di amministrazione.
> Questo aggiornamento per la protezione e considerato di livello critico per Microsoft Windows 2000 , Windows XP, Windows Server 2003, Windows Vista, Windows Server 2008, Windows 7 e Windows Server 2008 R2.
Il mittente del messaggio è teamus@microsoft.com (indirizzo peraltro non più attivo) e l'oggetto Bollettino Microsoft sulla sicurezza. Naturalmente si tratta di un falso, perché Microsoft distribuisce i suoi aggiornamenti solo ed esclusivamente attraverso il servizio Windows Update e non certo attraverso misteriosi files allegati a messaggi di posta elettronica. Il file in questione, tra l'altro (out.scr), è piuttosto subdolo a causa della sua estensione. Molti infatti sanno che l'estensione degli eseguibili Windows è .exe, e potrebbero non insospettirsi più di tanto di fronte a un .scr - è invece sempre un eseguibile per DOS/Windows.
Inutile dire che l'allegato è infetto (report qui), e aprirlo può riservare qualche sorpresina poco simpatica. Occhi aperti.
domenica 3 maggio 2009
Windows 7, dal 5 maggio disponibile il download
Windows 7, il nuovo sistema operativo di casa Microsoft, da martedì 5 maggio sarà disponibile al download nella sua versione Release Candidate, una definizione che sostanzialmente indica la versione quasi definitiva. Secondo quanto scrive Microsoft nella pagina dedicata, la stessa da cui sarà possibile effettuare il download, il nuovo sistema si caratterizzerà per una velocità maggiore rispetto al suo predecessore, l'elefantiaco Vista, e gli sforzi degli sviluppatori pare si stiano concentrando in particolar modo su questo aspetto.
Da segnalare, tra le novità, l'adozione della funzione Xp Mode, una sorta di ambiente virtuale, compatibile col buon vecchio Xp, che andrà però scaricato e installato separatamente e che richiederà un pc dalle prestazioni di un certo rilievo.
Ultima novità degna di nota riguarda gli utenti che hanno una particolare propensione a collezionare virus: nel nuovo Windows niente più autorun, quell'automatismo malefico che in tutte le precedenti versioni di Windows consentiva, come impostazione di default, di far partire in automatico qualsiasi tipo di eseguibile (virus compresi) contenuto in penne usb,
L'ultima cosa da ricordare è che una volta scaricato, il sistema operativo sarà utilizzabile fino al primo giugno 2010, poi diventerà inutilizzabile.
lunedì 9 marzo 2009
Windows 7 permetterà agli utenti di rimuovere Internet Explorer (e di essere un pochino più liberi)
La notizia, che era già nell'aria da qualche tempo, pare proprio che ora sia ufficiale. Il nuovo sistema operativo di casa Microsot, Windows 7, permetterà agli utenti che vogliono sbarazzarsi di Internet Explorer di disinstallarlo come una qualsiasi altra normale applicazione. Ne aveva già parlato The Register qualche giorno fa, citando quanto riportato in questo post pubblicato sul blog ufficiale dell'azienda.E pare che l'elenco delle applicazioni targate Microsoft che possono essere eliminate dal sistema non si fermi a Internet Explorer, ma comprenda anche Windows Media Player, Windows Media Center, Windows Search e molti altri.
La possibilità di poter rimuovere Internet Explorer dal sistema porterà sicuramente almeno paio di benefici: maggiore possibilità di scelta da parte dell'utente e un maggiore livello di sicurezza di tutto l'ambiente internet in generale. Non è una novità infatti che proprio il browser di casa Microsoft sia da tempo immemorabile il software maggiormente preso di mira dagli aggressori informatici; in primo luogo a causa della sua diffusione, e anche per la sua intrinseca e ormai leggendaria vulnerabilità. Cosa di cui si può rendere conto facilmente qualsiasi utente Windows guardando a chi sono in prevalenza indirizzate le patch che più o meno regolarmente Microsoft rilascia.
E' quasi la fine di un'epoca verrebbe da dire, visto che Internet Explorer equipaggia in maniera inscindibile i sistemi Windows dalla versione 4.0 abbinata al primo Windows 98. Da allora, di tempo, di noie legali con l'antitrust di vari paesi del mondo e di disastri informatici più o meno gravi ne sono passati parecchi, e anche Microsoft ha deciso di voltare pagina e cambiare strategia, avvicinandosi così alle richieste di una sempre maggiore fetta di utenza.
Utenza che a partire da Windows 7 sarà sicuramente un po' più libera.
domenica 8 marzo 2009
Gabriella Carlucci come Tony Blair?
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.Alcuni anni fa, una situazione piuttosto imbarazzante coinvolse l'allora primo ministro Tony Blair, assieme a tutto il governo inglese. Non so quanti di voi conoscono o anche solo si ricordano questa storia; vale comunque la pena fare un breve riassunto.
Come è noto, anzi, come sarebbe bene che fosse, i documenti scritti ed elaborati con Word, il noto word processor contenuto nella suite di programmi Office di Microsoft, lasciano in giro molte tracce che possono mettere a repentaglio la privacy e la riservatezza di chi scrive. E' infatti sufficiente aprire un documento .doc ad esempio col Blocco Note di Windows, per scoprire molte cosette interessanti (non mi dilungo, se vi interessano i dettagli li trovate qui).
Bene. Nel 2003 Colin Powell portò di fronte alle Nazioni Unite un documento redatto dal governo inglese sull'occultamento delle armi di distruzione di massa da parte del governo iraqeno (armi occultate molto bene visto che a tutt'oggi non sono ancora state trovate). Il problema è che quel documento era un bluff. Scriveva all'epoca apogeonline.com:
A febbraio 2003, il governo Blair ha pubblicato un documento riguardante l'occultamento delle armi di distruzione di massa da parte del regime iracheno, che fu poi citato da Colin Powell di fronte alle Nazioni Unite. Si è scoperto ben presto che il documento, lungi dall'essere stato generato dagli 007 inglesi tramite rocambolesche infiltrazioni, era stato scopiazzato dilettantescamente (errori di battitura compresi) da un vecchio documento di un ricercatore statunitense, Ibrahim al-Marashi, del Monterey Institute of International Studies.
In pratica si è scoperta la bufala del documento taroccato grazie proprio alle tracce contenute nei log di revisione di Word, che hanno permesso di appurare l'identità dei veri autori e il documento originale di provenienza. Da qui la figuraccia del governo inglese.
Torniamo a noi. Altra storia ma scenario più o meno simile. Come sapete, tra i molti disegni di legge sulla regolamentazione di internet attualmente in Parlamento (di quelli di D'Alia e Barbareschi ho già parlato ampiamente qui nel blog e non sto a ritornarci sopra), ce n'è anche uno a firma Gabriella Carlucci (lo trovate qui). Si tratta - a suo dire - di un disegno di legge che avrebbe come fine, tra le altre cose, una più efficace lotta alla pedofilia online.
Leggendo il testo, però, non pare di cogliere proprio questo, o almeno non solo, ma una serie di norme che praticamente non fanno altro che confermare quanto la legge già stabilisce. Prendiamo ad esempio il comma 3 dell'art. 2:
Per quanto riguarda i reati di diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa. Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l’applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti.
Ora, io non sono ovviamente un giurista, ma cosa si dice di nuovo qui? Niente. Si ripete solamente quello che si sa già. Internet non è un qualcosa avulso dalla realtà, ma è dentro la realtà, e le stesse regole che valgono fuori dalla rete valgono anche dentro. Insomma, tanto per essere chiari, il reato di diffamazione è unico, non ne esiste una versione per la carta stampata e una versione per il web. E c'era bisogno di una legge per specificare questo?
Altro esempio, il comma 4 sempre dello stesso articolo:
In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni.
Sapete qual è la legge 633/41? Non è nient'altro che la famosa legge sul diritto d'autore promulgata il 22 aprile del 1941 e modificata e rivista nel 2004 da Giuliano Urbani, all'epoca ministro dei Beni Culturali del governo Berlusconi III, che di fatto la trasformò nella famigerata legge Urbani, meglio nota come legge sul p2p (anzi, sarebbe meglio dire contro il p2p).
Insomma, alla fine, l'impressione è che si sia voluto mettere su un qualcosa che serve più a tutelare il copyright che la lotta alla pedofilia, magari utilizzando proprio questa come pretesto. E' un'impressione, come dicevo, ma qui entra in gioco il buon Guido Scorza: blogger, avvocato ed esperto di diritto delle nuove tecnologie, il quale ha scoperto una cosa piuttosto interessante.
(fonte immagine: quintarelli)Ricordate la storia di Blair? Ecco, il buon Scorza ha scoperto, analizzando le proprietà del file .doc pubblicato dall'On. Carlucci sul suo sito, chi ne è l'autore. Si tratterà senza dubbio di una incidentale omonimia, ma caso vuole che si chiami così anche il presidente dell'Unione Italiana Editoria Audiovisa, l'associazione cioè che riunisce le principali aziende attive nel campo dell'industria cinematografica.
Ripeto, la concomitanza è senz'altro casuale, però...
Aggiornamento 09/03/2009.
Guido Scorza argomenta in maniera più che esaustiva le critiche a questo progetto di legge. Qui il suo articolo pubblicato da Punto Informatico.
venerdì 14 novembre 2008
AVG si scusa offrendo un anno di licenza gratuita
Qualche giorno fa - forse qualcuno ne avrà sentito parlare - il noto antivirus AVG ha mandato in palla qualche milionata di pc, con a bordo Windows Xp, a causa della distribuzione di un errato aggiornamento del suo software antivirus. In pratica, dopo questo update, AVG riconosceva come trojan due file di sistema vitali per il funzionamento di Windows, e cioè user32.dll e winsrv.dll, consigliandone la rimozione. Ovviamente tutti quelli che hanno rimosso i due files in questione, si sono poi ritrovati col pc buono giusto come soprammobile. In breve tempo, anche se ormai il danno era fatto, è stato pubblicato il rimedio per cercare di rimettere le cose a posto, rimedio a cui sono seguite le scuse pubbliche della software house per l'errore commesso.Alcune testate specializzate (qui prnewswire.de e qui hwupgrade.com) segnalano oggi che, oltre alle scuse ufficiali, è intenzione dell'azienda regalare ai clienti vittime dell'aggiornamento difettoso un anno di licenza gratuita del proprio software. Gli interessati verranno contattati direttamente dalla casa, a partire dal 24 novembre prossimo, per concordare le modalità dell'operazione. Il gesto dell'azienda mi pare meritevole, ma non posso esimermi dal fare una breve considerazione.
A mio parere, in generale, spendere soldi per acquistare un antivirus è una cosa totalmente priva di senso (almeno per i normali utenti casalinghi); non solo perché in circolazione esistono antivirus gratuiti più che validi, ma perché spendere soldi per tenere a bada le magagne dei vari Windows mi fa un effetto strano. Ci pensi Microsoft! E' come se io avessi una macchina di una certa marca che ha il difetto di perdere ogni tanto una ruota e dovessi pagare per montare sulla suddetta macchina un dispositivo che risolve tale difetto: ci pensi la casa costruttrice.
mercoledì 22 ottobre 2008
La Giornata Antipirateria di Microsoft
Ieri, martedì 21 ottobre, era la Giornata Globale Antipirateria proclamata da Microsoft. Una 24 ore in cui attraverso varie iniziative sparse per il globo il gigante di Redmond ha cercato di sensibilizzare utenti, stampa e aziende circa i danni economici provocati dalla pirateria software.Il riferimento, ovviamente, va al sistema operativo tuttora più utilizzato (e piratato) della famiglia Windows, e cioè quell'Xp che nonostante da tempo i vertici Microsoft ne abbiano decretato la morte - ufficialmente dal 30 giugno scorso i produttori hardware hanno cominciato a sfornare i propri computer senza Xp a bordo -, continua imperterrito a essere il s.o. più utilizzato in assoluto nel mondo. Anche perché sui computer low cost tale termine è prorogato ad esempio fino al 30 giugno 2010.
Quando si tira in ballo Microsoft, ma non solo, fa comunque sempre un certo effetto parlare di pirateria, anche perché adesso - giustamente - l'azienda ci tiene a enumerare i danni economici - specialmente in termini di mancati guadagni e mancata possibilità di creare nuovi posti di lavoro - derivanti dalla pirateria software dei suoi prodotti, ma dimentica di menzionare, come spesso accade, che se oggi si trova nella posizione monopolistica che sappiamo, gran parte del merito è paradossalmente proprio della suddetta pirateria.
Insomma, se Windows gira sul 90% dei computer del mondo e l'Office di Microsoft è la suite per ufficio più utilizzata del pianeta - praticamente uno standard di fatto -, è perché fino a poco tempo fa il gigante di Redmond non ha mai posto in essere serie ed efficaci misure per contrastare il fenomeno, consapevole appunto che il mantenimento dello status quo non avrebbe fatto altro che consolidare questo monopolio. E non sarà facile, adesso, invertire questa tendenza. E' vero che negli ultimi due o tre anni il fenomeno (anche da noi) ha subito una riduzione, ma prima di arrivare all'estirpazione completa ne dovranno passare di giornate antipirateria. E pure di Genuine e compagnia bella.
Personalmente sono contro la pirateria software. Per carità, agli inizi i miei bei programmini (Nero e compagnia bella, per intenderci) li craccavo anch'io, sarebbe sciocco negarlo, ma poi col tempo mi sono accorto che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un'operazione perfettamente inutile, in quanto esistono nell'area dei programmi free e/o open source degli equivalenti ai programmi più blasonati e noti che non li fanno per nulla rimpiangere, anzi a volte sono pure migliori (c'è ad esempio qualcosa che K3b non fa rispetto a Nero?).
Microsoft, a mio avviso, non deve quindi preoccuparsi più di tanto della pirateria software (o almeno non solo di quella), ma semmai dell'avanzata - lenta ma inesorasile - della quota di utenti che abbandonano i vari Windows e programmi proprietari in genere in favore di quelli liberi, spesso, anzi quasi sempre, gratuiti e pure una spanna sopra gli altri.
mercoledì 14 maggio 2008
Sistemi operativi preinstallati, arriva la class action
La mai sopita questione, che si trascina da anni, dei sistemi operativi Windows preinstallati sui pc, si è arricchita di un nuovo e per certi versi inaspettato capitolo: una probabile class action.A darne notizia è tra gli altri PI, che in questo articolo segnala l'iniziativa presa dall'associazione dei consumatori Aduc.
Come è noto, quando si va ad acquistare un pc ci si trova nella stragrande maggioranza dei casi già preinstallato Windows. Si tratta dei famosi sistemi OEM (Original Equipment Manifacturer), tramite i quali Microsoft cede ai produttori di pc i diritti di preinstallazione.
Il motivo principale della class action, come si legge nella pagina del sito dell'Aduc che si riferisce all'iniziativa, va ricercato nella conclamata impossibilità - se non a prezzo di assurde e sfiancanti acrobazie burocratiche - di ottenere il legittimo rimborso per ciò che non si utilizza e non si vuole.
E' vero che oggi sono sempre in maggior numero le catene e i negozi che vendono pc privi di sistema operativo o con preinstallato Linux (ad esempio computerdiscount.it), ma, come documentato a suo tempo da Paolo Attivissimo, chi si vuole imbarcare in una impresa del genere deve armarsi di una titanica dose di testardaggine e pazienza. E tutto questo pure in presenza di sentenze che stabiliscono la legittimità della richiesta di rimborso.
A margine di tutto ciò, quello che lascia un po' di amaro e che rattrista è che si debba ricorrere a una class action per vedere riconosciuto un diritto legale, in questo caso espressamente previsto dal contratto di licenza Microsoft.
giovedì 28 febbraio 2008
Ennesima multa a Microsoft da parte dell'Antitrust europea
Sinceramente non so se valga la pena scrivere un post ogni volta che l'azienda di Bill Gates (foto) si becca una multa per abuso di posizione dominante, anche perché la cosa comincia a diventare ripetitiva e assume sempre di più la dimensione di un dialogo tra sordi.L'ultima in ordine di tempo se l'è comunque beccata ieri, per un importo che si aggira sugli 899 milioni di euro. Che sommati a quelli delle sanzioni precedenti a partire dal 2004, quando tutta la vicenda ha avuto inizio, fanno un totale di 1,68 miliardi di euro (non lasciatevi impressionare, si tratta sempre di una minima percentuale della media del fatturato globale annuo di Microsoft).
I motivi sono sempre quelli: zio Bill non ne vuole sapere di rendere pubbliche le specifiche di Windows, e quando lo fa, è a prezzi difficilmente sostenibili per i competitor che vogliono scrivere software pienamente compatibile coi suoi sistemi. Con la conseguenza che tutto il discorso sulla tanto strombazzata interoperabilità se ne va a ramengo.
Difficile dire, visto il tormentato rapporto che da anni intrattiene con le corti Antitrust di molti paesi (sulle vicende M$/UE c'è questo particolareggiato articolo di Repubblica), se zio Bill abbia imparato la lezione una volta per tutte. Così, a occhio, pare di no.
sabato 9 febbraio 2008
Lo salviamo Xp?
Un piccolo segnale abbastanza indicativo di questa tendenza si può trovare in una petizione online (chi è interessato la può sottoscrivere qui) che in meno di un mese di vita - è stata lanciata il 14 gennaio scorso - ha raccolto più di 75000 firme. E alla quale, abbastanza inaspettatamente, Microsoft ha risposto.
Come è noto, il supporto online (aggiornamenti critici e quant'altro) per Xp è previsto fino al 2014, ma ciò che preoccupa maggiormente gli utenti è la data oltre la quale sparirà dagli scaffali dei negozi, ossia il 30 giugno prossimo. E' interessante notare, a questo proposito, che anche questa scadenza è il risultato di una precedente proroga temporale, in quanto inizialmente lo stop della commercializzazione di Xp era prevista per il mese scorso. Data che è stata poi "spostata" in avanti a causa delle insistenti richieste dell'utenza.
E' comunque piuttosto difficile prevedere adesso quali saranno le mosse future dell'azienda, anche se - così, a naso - pare piuttosto difficile che Microsoft decida di prorogare ulteriormente tale termine. In ogni caso, nel rispondere alla petizione, un portavoce della casa di Redmond ha affermato che, così come è già avvenuto in occasione del primo posticipo, l'azienda sta valutando l'evoluzione della cosa.
E' interessante a tal proposito segnalare, come riporta sempre computerworld.com in quest'altro articolo, che in un sondaggio effettuato da King Research nel novembre scorso, quando la notizia della sospensione della vendita di Xp era già nota, il 44% degli interpellati ha ammesso senza mezzi termini di essere pronta a migrare verso la concorrenza (generalmente Linux o Mac) piuttosto che essere obbligata all'upgrade a Vista.
Insomma, se siete affezionati al buon vecchio Xp, che se vogliamo dirla tutta non è che vada ultimamente così male, avete tempo fino alla fine di giugno per le versioni OEM. Dopo si camperà solo di "rendita".
sabato 2 febbraio 2008
Microsoft (forse) compra Yahoo
Penso che non sia un mistero per nessuno che a Microsoft, di Yahoo e delle sue difficoltà finanziarie non importi un fico secco e che le reali intenzioni di Bill Gates siano quelle di cercare di contrastare il dominio assoluto di Google nei motori di ricerca. Certo è che zio Bill non poteva scegliere un momento migliore per lanciare un'offerta che difficilmente Yahoo potrà rifiutare (l'aveva già fatto un anno fa), specie dopo l'ultima trimestrale, tutt'altro che rosea, presentata dal gruppo.
E' un vecchio sogno del colosso di Redmond quello di riuscire ad intaccare il dominio di Google nel campo dei motori di ricerca; sogno che zio Bill ha già cercato di tramutare in realtà col suo Msn Search, con risultati molto al di sotto delle aspettative. Una sorta di tentativo di rivincita, quindi, quello di Microsoft, in un periodo in cui, ultimamente, le cose non è che vadano sempre per il verso giusto.
Già da tempo, infatti, Google è diventato un po' la bestia nera di Microsoft, e non solo per la nota questione del netto predominio nel campo dei motori di ricerca, ma anche per l'insistente concorrenza nel campo degli applicativi: come ad esempio le famose Google Apps, che insidiano sempre più concretamente il dominio dell'Office Microsoft (ne avevo già parlato qui e qui). A tutto questo si aggiunge la non rosea operazione Vista, il sistema operativo uscito un anno fa proprio in questo periodo che ancora è ben lungi dall'essere riuscito a conquistarsi le simpatie di aziende e privati.
Rimangono le preoccupazioni degli utenti, consci che l'operazione, se andasse a buon fine, rafforzerebbe ancora di più un monopolio (quello della software house di Redmond) che già spaventa e che ha visto spesso le corti antitrust di vari paesi, Europa compresa, avere qualcosa da ridire. Preoccupazioni che investono anche chi non vede di buon occhio una tale concentrazione di dati personali in mano a sempre meno persone. Non è un mistero infatti che i motori di ricerca (Yahoo compreso) immagazzinino nei propri server, dati personali, parole ricercate, gusti e preferenze di ricerca.
Preoccupazione degli utenti che forse con un'immagine si sintetizzano meglio che con mille parole:
E' un vecchio sogno del colosso di Redmond quello di riuscire ad intaccare il dominio di Google nel campo dei motori di ricerca; sogno che zio Bill ha già cercato di tramutare in realtà col suo Msn Search, con risultati molto al di sotto delle aspettative. Una sorta di tentativo di rivincita, quindi, quello di Microsoft, in un periodo in cui, ultimamente, le cose non è che vadano sempre per il verso giusto.
Già da tempo, infatti, Google è diventato un po' la bestia nera di Microsoft, e non solo per la nota questione del netto predominio nel campo dei motori di ricerca, ma anche per l'insistente concorrenza nel campo degli applicativi: come ad esempio le famose Google Apps, che insidiano sempre più concretamente il dominio dell'Office Microsoft (ne avevo già parlato qui e qui). A tutto questo si aggiunge la non rosea operazione Vista, il sistema operativo uscito un anno fa proprio in questo periodo che ancora è ben lungi dall'essere riuscito a conquistarsi le simpatie di aziende e privati.
Rimangono le preoccupazioni degli utenti, consci che l'operazione, se andasse a buon fine, rafforzerebbe ancora di più un monopolio (quello della software house di Redmond) che già spaventa e che ha visto spesso le corti antitrust di vari paesi, Europa compresa, avere qualcosa da ridire. Preoccupazioni che investono anche chi non vede di buon occhio una tale concentrazione di dati personali in mano a sempre meno persone. Non è un mistero infatti che i motori di ricerca (Yahoo compreso) immagazzinino nei propri server, dati personali, parole ricercate, gusti e preferenze di ricerca.
Preoccupazione degli utenti che forse con un'immagine si sintetizzano meglio che con mille parole:
sabato 3 novembre 2007
Lettera aperta a Steve Ballmer
"Caro Steve,
ciao, sono François, da Mandriva.
Sono certo che siamo troppo piccoli perché tu mi conosca. Sai, siamo una di queste piccole aziende Linux che lavorano duro per il proprio spazio sul mercato. Produciamo una distribuzione Linux, Mandriva Linux. L’ultima versione, Mandriva 2008, è stata percepita come una versione davvero buona e ne siamo orgogliosi. Dovresti provarla, sono sicuro che ti piacerebbe. C’è anche che siamo una delle aziende Linux che non ha firmato un accordo con la vostra azienda (nessuno è perfetto).
Di recente abbiamo firmato un contratto con il governo della Nigeria. Magari ne hai avuto notizia, Steve. Stavano cercando una soluzione hardware-software a buon prezzo per le loro scuole. La fornitura iniziale era di 17 mila macchine. Avevamo una buona risposta per le loro esigenze: il Classmate Pc di Intel, con una soluzione personalizzata di Mandriva Linux. Abbiamo mostrato la soluzione al governo, che è piaciuta. Gli è piaciuto il sistema, gli è piaciuta l’offerta, gli è piaciuto il fatto che fosse aperta, che la potessimo personalizzare per la loro nazione e via dicendo.
Poi i tuoi uomini sono entrati nella faccenda e l’accordo è diventato più concorrenziale. Non direi che è diventato sporco, ma qualcuno potrebbe averlo detto. I tuoi hanno combattuto e combattuto l’accordo, ma il cliente rimaneva soddisfatto di ricevere i Classmate Pc e Mandriva.
Così abbiamo firmato l’accordo, abbiamo ottenuto l’ordine, abbiamo finalizzato il software, abbiamo consegnato le macchine. In altre parole, abbiamo fatto il nostro lavoro. Per quanto ne so, le macchine sono proprio ora in consegna.
Dopo di che, oggi stesso, sento dal cliente qualcosa di totalmente diverso: “pagheremo Mandriva come d’accordo, ma dopo lo rimpiazzeremo con Windows”.
Wow! Sono impressionato, Steve! Che cosa hai fatto per questa gente così da fargli cambiare idea in questo modo? A me è perfettamente chiaro e sarà chiaro a chiunque. Come chiami quello che hai fatto a casa tua, Steve? A casa mia lo si chiama in diversi modi, sono certo che li conosci.
Senti, Steve, come ti senti quando la mattina ti guardi allo specchio?
Naturalmente combatterò su questa faccenda e sulla prossima, e su quella dopo. Tu hai i soldi, hai il potere e può darsi anche un senso dell’etica differente dal mio, ma io credo che il lavoro duro, buona tecnologia e buona etica possano vincere ugualmente.
Saluti,
François."
(fonte traduzione dall'inglese: macworld.it)
Questa lettera aperta, pubblicata da François Bancilhon - CEO di MandrivaLinux - sul blog di Mandriva, è indirizzata a Steve Ballmer, CEO di Microsoft (quello che qualche anno fa diceva che Linux era un cancro da estirpare).
Alla base di tutto ci sarebbe una presunta interferenza proprio dell'entourage di Ballmer in un accordo stipulato tra la piccola azienda francese che distribuisce MandrivaLinux e lo stato della Nigeria (ne parla The Register qui). L'accordo commerciale prevedeva la consegna di 17.000 pc
Intel Classmate a basso costo (immagine qui a fianco) equipaggiati con una versione personalizzata per lo stato della Nigeria di MandrivaLinux 2008.
L'accordo è andato a buon fine: le macchine sono state regolarmente acquistate dal governo nigeriano e la fase di consegna si sta svolgendo in questo periodo. La doccia fredda per la piccola azienda francese è arrivata tramite una nota dello stesso governo nigeriano, nella quale si afferma che una volta terminata la consegna delle macchine "su di esse verra installato Windows e rimosso Linux". Da qui la decisione del CEO di Mandriva di scrivere a Ballmer la lettera di cui sopra.
Ovviamente tutti si attendono una risposta da parte di Microsoft, ma questo è a mio giudizio - e non solo mio - un piccolo episodio che dimostra in tutta la sua brutalità il sistema di lavoro della multinazionale americana.
MandrivaLinux è una piccola azienda che si è trovata più di una volta in forti difficoltà finanziarie. Commesse di lavoro di questo tipo sono quindi vitali per lei. Certo, le macchine sono state consegnate e - a quanto risulta - regolarmente pagate, ma chi garantisce che la prossima volta Ballmer e co. non si muoveranno in anticipo impedendo la conclusione dell'accordo?
E, in fin dei conti, cosa se ne fa Microsoft di una commessa di 17.000 pc a basso costo? Che vantaggio può avere un'azienda che ha un utile annuo di 14 miliardi di $ (attenzione, sto parlando di utile, non di fatturato, che si aggira invece sui 50 miliardi annui)? Questo, signori, è il monopolio, nella più classica e spietata delle sue formule; anzi forse non è neanche giusto definirlo monopolio, ma in questo caso "prepotenza": il pesce grosso che si mangia quello piccolo, e che si permette di intervenire (in quali modi lo possiamo immaginare) addirittura su contratti già stipulati.
In Europa, in America e in molti altri paesi ci sono le corti di giustizia e l'antitrust a cercare di mettere un freno a questo vero e proprio abuso di posizione dominante (con sentenze tipo questa), in Nigeria evidentemente no. Lì, purtroppo, il pesce grosso mangia ancora quello piccolo.
ciao, sono François, da Mandriva.
Sono certo che siamo troppo piccoli perché tu mi conosca. Sai, siamo una di queste piccole aziende Linux che lavorano duro per il proprio spazio sul mercato. Produciamo una distribuzione Linux, Mandriva Linux. L’ultima versione, Mandriva 2008, è stata percepita come una versione davvero buona e ne siamo orgogliosi. Dovresti provarla, sono sicuro che ti piacerebbe. C’è anche che siamo una delle aziende Linux che non ha firmato un accordo con la vostra azienda (nessuno è perfetto).
Di recente abbiamo firmato un contratto con il governo della Nigeria. Magari ne hai avuto notizia, Steve. Stavano cercando una soluzione hardware-software a buon prezzo per le loro scuole. La fornitura iniziale era di 17 mila macchine. Avevamo una buona risposta per le loro esigenze: il Classmate Pc di Intel, con una soluzione personalizzata di Mandriva Linux. Abbiamo mostrato la soluzione al governo, che è piaciuta. Gli è piaciuto il sistema, gli è piaciuta l’offerta, gli è piaciuto il fatto che fosse aperta, che la potessimo personalizzare per la loro nazione e via dicendo.
Poi i tuoi uomini sono entrati nella faccenda e l’accordo è diventato più concorrenziale. Non direi che è diventato sporco, ma qualcuno potrebbe averlo detto. I tuoi hanno combattuto e combattuto l’accordo, ma il cliente rimaneva soddisfatto di ricevere i Classmate Pc e Mandriva.
Così abbiamo firmato l’accordo, abbiamo ottenuto l’ordine, abbiamo finalizzato il software, abbiamo consegnato le macchine. In altre parole, abbiamo fatto il nostro lavoro. Per quanto ne so, le macchine sono proprio ora in consegna.
Dopo di che, oggi stesso, sento dal cliente qualcosa di totalmente diverso: “pagheremo Mandriva come d’accordo, ma dopo lo rimpiazzeremo con Windows”.
Wow! Sono impressionato, Steve! Che cosa hai fatto per questa gente così da fargli cambiare idea in questo modo? A me è perfettamente chiaro e sarà chiaro a chiunque. Come chiami quello che hai fatto a casa tua, Steve? A casa mia lo si chiama in diversi modi, sono certo che li conosci.
Senti, Steve, come ti senti quando la mattina ti guardi allo specchio?
Naturalmente combatterò su questa faccenda e sulla prossima, e su quella dopo. Tu hai i soldi, hai il potere e può darsi anche un senso dell’etica differente dal mio, ma io credo che il lavoro duro, buona tecnologia e buona etica possano vincere ugualmente.
Saluti,
François."
(fonte traduzione dall'inglese: macworld.it)
Questa lettera aperta, pubblicata da François Bancilhon - CEO di MandrivaLinux - sul blog di Mandriva, è indirizzata a Steve Ballmer, CEO di Microsoft (quello che qualche anno fa diceva che Linux era un cancro da estirpare).
Alla base di tutto ci sarebbe una presunta interferenza proprio dell'entourage di Ballmer in un accordo stipulato tra la piccola azienda francese che distribuisce MandrivaLinux e lo stato della Nigeria (ne parla The Register qui). L'accordo commerciale prevedeva la consegna di 17.000 pc
L'accordo è andato a buon fine: le macchine sono state regolarmente acquistate dal governo nigeriano e la fase di consegna si sta svolgendo in questo periodo. La doccia fredda per la piccola azienda francese è arrivata tramite una nota dello stesso governo nigeriano, nella quale si afferma che una volta terminata la consegna delle macchine "su di esse verra installato Windows e rimosso Linux". Da qui la decisione del CEO di Mandriva di scrivere a Ballmer la lettera di cui sopra.
Ovviamente tutti si attendono una risposta da parte di Microsoft, ma questo è a mio giudizio - e non solo mio - un piccolo episodio che dimostra in tutta la sua brutalità il sistema di lavoro della multinazionale americana.
MandrivaLinux è una piccola azienda che si è trovata più di una volta in forti difficoltà finanziarie. Commesse di lavoro di questo tipo sono quindi vitali per lei. Certo, le macchine sono state consegnate e - a quanto risulta - regolarmente pagate, ma chi garantisce che la prossima volta Ballmer e co. non si muoveranno in anticipo impedendo la conclusione dell'accordo?
E, in fin dei conti, cosa se ne fa Microsoft di una commessa di 17.000 pc a basso costo? Che vantaggio può avere un'azienda che ha un utile annuo di 14 miliardi di $ (attenzione, sto parlando di utile, non di fatturato, che si aggira invece sui 50 miliardi annui)? Questo, signori, è il monopolio, nella più classica e spietata delle sue formule; anzi forse non è neanche giusto definirlo monopolio, ma in questo caso "prepotenza": il pesce grosso che si mangia quello piccolo, e che si permette di intervenire (in quali modi lo possiamo immaginare) addirittura su contratti già stipulati.
In Europa, in America e in molti altri paesi ci sono le corti di giustizia e l'antitrust a cercare di mettere un freno a questo vero e proprio abuso di posizione dominante (con sentenze tipo questa), in Nigeria evidentemente no. Lì, purtroppo, il pesce grosso mangia ancora quello piccolo.
martedì 30 ottobre 2007
Le "grinfie" di Microsoft sul progetto OLPC
OLPC sta per One Laptop Per Child (logo qui a fianco). Il progetto (sito ufficiale qui), ideato dall'informatico Nicholas Negroponte, non ha finalità di lucro ed è stato concepito con l'intento di fornire a ogni bambino di molti paesi in via di sviluppo un pc col quale accedere alla conoscenza e alle moderne forme di comunicazione.La macchina in questione (immagine qui sotto) altro non è che un normale laptop, di dimensioni ridotte e a basso costo, studiato e concepito per ottimizzare al massimo l'impiego di energia, tanto è vero che per farlo funzionare è sufficiente un piccolo generatore che inizialmente era addirittura alimentato a manovella. Tra le caratteristiche tecniche principali vanno sicuramente segnalate la connessione WiFi, la tastiera impermeabile, prese usb e la webcam integrata. Da notare inoltre che non esiste hard disk ma una memoria Flash, che consente agevolmente di archiviare immagini e testi.
Altra caratteristica interessante è il fatto che tutto il software installato nel laptop è open source e gratuito: dal sistema operativo (Linux) fino ad arrivare al word processor, come si legge nell'apposita pagina del sito ufficiale. Insomma un progetto nato all'insegna della più completa libertà in ambito software.
Dal prossimo 12 novembre tale progetto prosegue il suo cammino sulla base della formula give 1 get 1, ossia anche nei paesi "ricchi" (inizialmente USA e Canada) sarà possibile acquistare per $399 una coppia di laptop uno dei quali verrà destinato ai bambini dei paesi in via di sviluppo. Com'è facilmente intuibile, un progetto di tale portata fa gola a molti, in particolar modo a chi vede nel tipo di mercato a cui è destinato il progetto un bacino di possibile utenza (e quindi di guadagno) tutt'altro che trascurabile. E con qualche problema in questo senso Negroponte ci ha già avuto a che fare in passato.
Ovviamente non poteva non dirsi interessato l'acuto zio Bill, il quale già a fine 2006 aveva tentato un primo approccio al progetto. Ma riuscire a "fare entrare" gli elefantiaci sistemi Windows - sulla cui fame di risorse (ram e compagnia bella) circola ogni tipo di leggenda - sul "povero" pc di Negroponte (studiato per funzionare con un'apposita versione di Linux e con molte parti prodotte direttamente dall'associazione) si è rivelata impresa ardua, tanto che il progetto è stato inizialmente abbandonato.
Per poco però, perché da quanto si legge in giro Microsoft, che in realtà non ha mai abbandonato completamente l'idea di far parte del progetto, sarebbe già tornata alla carica. Will Poole, corporate vice president Microsoft, ha infatti affermato, in un articolo apparso qualche giorno fa su Reuters e ripreso da WebNews, che il big di Redmond sta investendo ingenti risorse per tentare di adattare il suo Xp al pc di Negroponte. Insomma, zio Bill vuole a tutti i costi essere della partita; non si arrende all'idea di non poter "infilare" Windows nel suddetto pc (che, come termine di paragone, sarebbe un pò come voler infilare un piede grosso in una scarpa piccola).
E, sinceramente, non potrebbe essere diversamente. L'eventuale esclusione di Microsoft dal progetto, infatti, negherebbe a zio Bill la possibilità di spiattellare sotto il naso di milioni di bambini (potenziali futuri clienti) il suo Windows. Bambini che, viceversa, attualmente hanno la possibilità di iniziare a mettere le mani su pc liberi da vincoli di qualsiasi genere e di imparare fin da subito che l'informatica e i software non sono di "qualcuno", non sono "concessi in licenza" con 40.000 clausole capestro di contorno, ma sono di tutti e tutti hanno la possibilità di metterci le mani.
Scenario, questo, tra i maggiormente temuti da Microsoft.
mercoledì 10 ottobre 2007
"E' bene che tutti abbiano Internet Explorer"
Da giovedì scorso Internet Explorer 7 è disponibile per il download senza il rischio di incappare nelle maglie del famigerato WGA, il sistema con cui Microsoft controlla da remoto la validità e l'originalità dei sistemi Windows installati sui pc degli utenti (del quale ho già abbondantemente parlato in passato).In pratica, se prima per fare l'upgrade dalla vecchia versione 6 alla nuova era obbligatorio avere un sistema operativo "a norma", ora non è più necessario, IE7 si può installare anche su una copia contraffatta.
Microsoft giustifica questa scelta con la necessità di salvaguardare e "proteggere l'intero ecosistema di Windows". E' commovente questa cosa: dopo anni di disastri informatici dovuti in buona parte alla vulnerabilità e ai bachi dei vari prodotti made in Redmond, ecco che adesso zio Bill prende a cuore la questione sicurezza permettendo a chiunque di godere dei grandi miglioramenti del nuovo browser Microsoft.
Ovviamente, noi che maligni non siamo, non pensiamo assolutamente che questa decisione potrebbe essere una mossa per tentare di contrastare l'avanzata inesorabile del temibile Firefox a spese proprio del browser di casa Microsoft. Avanzata che, guarda a caso, è maggiore proprio in quei paesi (specialmente est europeo) dove i sistemi Windows contraffatti sono praticamente la regola.
Adesso, forse, è un pò più chiaro perchè "è bene che tutti abbiano Internet Explorer".
martedì 18 settembre 2007
Maxi multa Microsoft, dettagli e conclusioni
Come vi avevo accennato in un post precedente, avevo intenzione di scrivere un articolo più dettagliato sulla questione della decisione dell'antitrust europeo contro Microsoft, ma visto che c'è chi l'ha già fatto in maniera impeccabile, con argomentazioni che condivido perfettamente, non mi resta che rimandarvi lì.
lunedì 17 settembre 2007
Zio Bill cade per la seconda volta
No, non si tratta dell'evocazione di una stazione della via Crucis, anche se per zio Bill più via Crucis di così non potrebbe essere. Mi sto ovviamente riferendo alla sentenza della Corte d'Appello dell'antitrust europeo che ha confermato oggi la prima sentenza emessa nel 2004.
Di fatto Microsoft è stata riconosciuta colpevole di comportamento scorretto e abuso di posizione dominante per quel che riguarda la libera concorrenza nel campo dei software e dei sistemi operativi.
La cosa è di un certo interesse per chi come me si interessa un pò a tutto ciò che ruota attorno al mondo dell'informatica. Adesso vado un pò di corsa; appena avrò un pò di tempo pubblicherò un articolo un pò più dettagliato e alcune impressioni personali sulla vicenda. Per ora vi lascio a questo articolo di Zeusnews.
Di fatto Microsoft è stata riconosciuta colpevole di comportamento scorretto e abuso di posizione dominante per quel che riguarda la libera concorrenza nel campo dei software e dei sistemi operativi.
La cosa è di un certo interesse per chi come me si interessa un pò a tutto ciò che ruota attorno al mondo dell'informatica. Adesso vado un pò di corsa; appena avrò un pò di tempo pubblicherò un articolo un pò più dettagliato e alcune impressioni personali sulla vicenda. Per ora vi lascio a questo articolo di Zeusnews.
martedì 4 settembre 2007
Microsoft condannata dall'antitrust
E' di queste ore la notizia che Microsoft è stata condannata dall'antitrust americano al pagamento di 179 milioni di dollari allo stato dell'Iowa (maggiori dettagli qui) per abuso di posizione dominante e pratiche illecite adottate per mantenere tale posizione.La causa era stata intentata ben 7 anni fa dal suddetto stato con la formula della Class-Action (una specie di denuncia collettiva esplicitamente prevista dal sistema giudiziario americano) assieme ad altri paesi: Kansas, Carolina del Nord, Nord e Sud Dakota, Tennessee e il Distretto di Columbia.
I rapporti tra gli enti che si occupano nei vari paesi del mondo di garantire il rispetto delle regole della libera concorrenza (antitrust) e l'azienda di Redmond non sono sempre stati (e non sono tuttora) idilliaci. Contenziosi e processi sono in corso un pò in ogni angolo del pianeta e anche l'Unione Europea in questo senso non sta certo a guardare (è del 2004 la condanna in primo grado al pagamento di 497 milioni di euro per abuso di posizione dominante in seguito alla nota questione del lettore multimediale Windows Media Player).
Che zio Bill già da un pò non faccia più il bello e il cattivo tempo per quanto riguarda sistemi operativi e formati è ormai assodato, e, come dimostra questa sentenza, non può che far piacere il fatto che qualcosa cominci a muoversi anche per quanto riguarda legalità e rispetto delle regole della libera concorrenza.
sabato 18 agosto 2007
La linea di codice che fa impazzire Internet Explorer 6
Un blogger giapponese, Hamachiya2, ha casualmente scoperto una semplice linea di codice in grado di mandare in crash la versione 6 di Internet Explorer. Questa:

La notizia è riportata in questo articolo di Megalab.it, che fornisce anche un link per chi vuole fare il test online. Cliccando qui con la vecchia versione di IE, infatti, il browser dovrebbe crashare accompagnato dalla relativa notifica di Windows.
Inutile dire che i browser alternativi, come al solito, a differenza di IE6, interpretano correttamente la linea di codice incriminata (assieme, pare, alla versione 7 del browser Microsoft).
Purtroppo IE (anche nella sua vecchia versione) è ancora molto diffuso tra gli utenti, la maggioranza dei quali probabilmente non sa di utilizzare uno dei software più bacati (e attaccati) di tutta la storia dell'informatica. Naturalmente va detto che anche i browser alternativi a IE sono spesso soggetti ad attacchi ed exploit che ne compromettono la sicurezza di utilizzo, ma la differenza nei tempi di correzione dei problemi (ricordate i 12 giorni di Firefox?), la dicono lunga sull'affidabilità di quest'ultimo rispetto a IE.

La notizia è riportata in questo articolo di Megalab.it, che fornisce anche un link per chi vuole fare il test online. Cliccando qui con la vecchia versione di IE, infatti, il browser dovrebbe crashare accompagnato dalla relativa notifica di Windows.
Inutile dire che i browser alternativi, come al solito, a differenza di IE6, interpretano correttamente la linea di codice incriminata (assieme, pare, alla versione 7 del browser Microsoft).
Purtroppo IE (anche nella sua vecchia versione) è ancora molto diffuso tra gli utenti, la maggioranza dei quali probabilmente non sa di utilizzare uno dei software più bacati (e attaccati) di tutta la storia dell'informatica. Naturalmente va detto che anche i browser alternativi a IE sono spesso soggetti ad attacchi ed exploit che ne compromettono la sicurezza di utilizzo, ma la differenza nei tempi di correzione dei problemi (ricordate i 12 giorni di Firefox?), la dicono lunga sull'affidabilità di quest'ultimo rispetto a IE.
mercoledì 20 giugno 2007
Google ordina, zio Bill esegue
Che Microsoft da tempo ormai non faccia più il bello e il cattivo tempo era cosa nota. Ulteriore - e forse definitiva - conferma l'abbiamo avuta ieri con l'annuncio da parte della software house di Redmond di apportare alcune modifiche alle funzionalità di desktop search di Windows Vista.La notizia è apparsa ieri su TheRegister, e la decisione, frutto tra le altre delle pressioni esercitate da Google e da altri motori di ricerca, sembra più orientata ad evitare ulteriori grane giudiziarie con l'antitrust americana ed europea (dovrebbe già averne a sufficienza), che per reale intenzione di venire incontro alle richieste di trasparenza e apertura avanzate dalla concorrenza.
In pratica, secondo i termini dell'accordo, Windows Vista dovrebbe integrare un meccanismo che permetta agli utenti di scegliere un programma di ricerca di proprio gradimento, un pò come avviene già per i browser e i media player (ogni utente può abilitare di default quello che più gli piace). La notizia, al di là dell'aspetto puramente tecnico, ha una certa rilevanza e segna incontrovertibilmente, come dicevo prima, un cambiamento di trend e di strategia da parte di Microsoft non indifferente.
Windows, finora, è stato il sistema operativo che ha dettato le regole. Non era lui ad adattarsi all'evoluzione dell'informatica, ma l'evoluzione dell'informatica si è sempre adattata a lui in virtù del monopolio che detiene nel campo dei sistemi operativi per pc. I produttori hardware rilasciano i driver per windows, le software house scrivono programmi fatti per girare su Windows, o che comunque sono ottimizzati in tal senso. Ecco perché il fatto che Microsoft sia sia dovuta "piegare" ai voleri del più grande motore di ricerca del mondo è una notizia di un certo spessore: perché conferma un trend che è già iniziato da tempo.
Al tempo stesso, però, questa vicenda pone degli interrogativi piuttosto inquietanti, tipo: quanto è potente Google? Dove vuole arrivare?
Sappiamo già che il colosso di Mountain View non è semplicemente un motore di ricerca, almeno non più rispetto agli esordi. Rappresenta ormai l'onnipresenza in rete, con programmi e servizi che abbracciano ogni ramo di attività della rete. Google gestisce GMail, Blogger (questo su cui sto scrivendo), Mappe. Ha addirittura una funzione che tiene traccia di tutte le ricerche effettuate da un singolo utente. Con Google non c'è quasi più nemmeno bisogno di nessuna suite da ufficio, perché ce l'ha integrata.
Insomma, Google fa tutto ed è dappertutto, nel bene e nel male. Per adesso forse più nel bene: andando avanto non so.
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