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lunedì 16 marzo 2026

Differenze


La Russia "invade" l'Ucraina, oppure "aggredisce" l'Ucraina. Israele "entra" in Libano, un verbo che evoca l'immagine di chi bussa a una porta e viene fatto accomodare. Poi poco importa che l'IDF, "entrando" in Libano, dal 2 marzo a oggi, 16 marzo, abbia fatto 880 morti di cui almeno 110 bambini e circa 67 donne. Poco importa che siano stati uccisi finora 38 tra medici, paramedici e infermieri e che i feriti siano oltre 2.100. Poco importa che la situazione umanitaria sia critica, con circa 1 milione di persone (quasi il 20% della popolazione libanese) costrette ad abbandonare le proprie case, in particolare nel sud del Paese e nei sobborghi meridionali di Beirut.

Poco importa. Ciò che importa è che Israele "entra" (hanno usato questo verbo anche il Corriere e altri), la Russia invade/aggredisce. Quando il doppio standard si nasconde anche nella sintassi.

sabato 20 dicembre 2025

La lista si allunga

Quindi anche Lucio Caracciolo, da 30 anni direttore di Limes e uno degli analisti geopolitici più autorevoli in circolazione, è stato ufficialmente dichiarato filorusso e inserito nella lista di proscrizione appositamente allestita nel 2022 dal Corriere della Sera. Va a fare compagnia ad Alessandro Barbero, Luciano Canfora, Angelo d'Orsi (gli ultimi inseriti nella lista) e tanti altri autorevoli studiosi e personalità pubbliche di rilievo, compreso il fu papa Francesco, reo di aver detto che non esistono imperi buoni e imperi cattivi. Tutti questi personaggi portano su di sé una imperdonabile colpa: voler analizzare e spiegare il conflitto russo-ucraino guardandolo nella sua interezza e complessità, senza fermarsi alla puerile dicotomia buoni da una parte, cattivi dall'altra.

D'altra parte viviamo ormai in una società dove la complessità viene espunta dal dibattito pubblico perché poco funzionale alla velocità odierna delle interazioni e al bisogno irrefrenabile di incasellare tutto in schemi rigidamente definiti. Vade retro, complessità! Analizzare la complessità è faticoso, richiede impegno, documentazione, approfondimento e disponibilità a mettere in dubbio certezze consolidate che quasi sempre si trasformano in appigli identitari: troppo difficile. Molto più facile e confortante incasellare, giudicare, affibbiare etichette e gettare il crucifige a chiunque osi scostarsi di un millimetro dalla narrazione atlantista imperante.

mercoledì 26 novembre 2025

Le frontiere e la forza

Alla plenaria di Strasburgo la signora Von der Leyen ha detto, tra le altre cose, che in merito al cessate il fuoco di cui si discute da giorni una delle priorità è "garantire la sovranità dell'Ucraina. Non si possono cambiare le frontiere con la forza." 

Garantire la sovranità dell'Ucraina è sacrosanto, dal momento che si tratta di un paese sovrano aggredito da un altro paese e che qualche rischio di perdere la suddetta sovranità l'ha corso. La seconda affermazione mi lascia un po' più perplesso. Non sono uno storico e quindi potrei benissimo sbagliare, ma io non ho notizie di confini creati o modificati senza spargimenti di sangue, o di nazioni nate solo con strette di mano, abbracci e simposi a base di ostriche e foie gras.

Da che mondo è mondo, stati, confini, popoli, regni e imperi si sono sempre formati e trasformati attraverso la forza: guerre, invasioni, conquiste, matrimoni dinastici. Se si guarda l'Europa, ad esempio (suggerisco di guardare una cartina degli stati europei prima e dopo le due guerre mondiali), è praticamente impossibile trovare un confine europeo che non sia il risultato di una guerra, di un conflitto, di una conquista, di una caduta di imperi.

Ma basta anche restare qui da noi per rendersene conto. L'unificazione d'Italia non è avvenuta pacificamente intavolando qualche tranquilla trattativa, ci sono volute due guerre d'indipendenza, la spedizione dei mille, le guerre di annessione dell'Italia centrale e la presa di Roma. Non è stata esattamente una gita di piacere. 

Suggerisco alla signora Von der Leyen un corso di aggiornamento dal professor Barbero, che oltretutto adesso è in pensione e ha tanto tempo libero.

(A scanso di equivoci, preciso che l'appunto mosso alla Von der Leyen non è una giustificazione all'operato della Russia. È semplicemente un invito rivolto alla battagliera signora a prendere davvero qualche lezione da Barbero.) :-)

venerdì 21 novembre 2025

Col senno di poi

A questo punto mi chiedo se non sarebbe stato meglio trattare subito, come auspicavano molti analisti fin dall'inizio, ed evitare questo disastroso epilogo. Mi si dirà: sarebbe stato un arrendersi e un darla vinta al più arrogante e al più prepotente. Purtroppo è così, anche se trattare non è automaticamente sinonimo di resa, come diceva anche papa Francesco.

C'erano alternative? Davvero l'Ucraina era convinta di poter sconfiggere il Paese più grande del pianeta e in possesso dell’arsenale nucleare più imponente del mondo? L’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Russia, per l’Ucraina è una sconfitta netta, e le condizioni imposte per il cessate il fuoco sono addirittura peggiori - in termini di territori perduti - rispetto a quelle precedenti. Se si fosse trattato subito, invece di perseguire la via della guerra “fino alla vittoria finale sulla Russia”, forse oggi l’Ucraina non sarebbe un Paese distrutto, sia a livello di infrastrutture sia a livello economico.

Magari sbaglio, ma nelle grandi questioni geopolitiche credo che l’orgoglio dovrebbe cedere il passo al realismo. È meglio una pace ingiusta o è meglio soccombere? Io credo che sia meglio una pace ingiusta di una sconfitta totale. Se due ladri armati entrano in casa mia, io non faccio l’eroe, perché il coltello dalla parte del manico ce l’hanno loro. Preferisco restare vivo con la casa svaligiata, piuttosto che ritrovarmi all’obitorio.

Questo epilogo fa rabbia, soprattutto pensando all’eroica resistenza ucraina, ma purtroppo era inevitabile. E credo che, relativamente alla distruzione e alla sconfitta dell’Ucraina, molti in Europa abbiano più di un esame di coscienza da farsi.

venerdì 17 ottobre 2025

Ucraina, la guerra e la storia


Ci sono due modi per approcciarsi alle vicende complesse della nostra epoca: leggere gli articoli dei quotidiani o (meglio) leggere i libri che trattano delle suddette vicende. A questo proposito ho appena terminato questo interessantissimo saggio scritto dallo storico Franco Cardini e dal generale Fabio Mini, che negli anni 2000 ha ricoperto l'incarico di capo di Stato maggiore del comando Nato per il sud Europa. 

La parte più interessante del libro è la prima, quella scritta da Cardini, che indaga le cause storiche che hanno condotto al tragico epilogo dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Come ormai tutti dovrebbero sapere, la guerra russo-ucraina (in realta guerra russo-americana) non inizia il 24 febbraio del 2022, bisogna tornare indietro almeno fino al colpo di mano ucraino in funzione antirussa del 2014, come data di inizio. Ma i prodromi di quello che sarebbe successo cominciarono a prendere forma già negli anni Novanta del secolo scorso, quando - e qui Bill Clinton ci mise molto del suo - furono progressivamente disattese le rassicurazioni sul non allargamento a est della Nato fornite da tutti i paesi europei alla Russia dopo il crollo dell'Unione Sovietica, rassicurazioni riassunte dalla dichiarazione del 17 maggio 1990 dell'allora segretario Nato Manfred Wörner: "Il fatto che noi siamo pronti a non schierare un esercito della Nato fuori dal territorio tedesco offre all'Unione Sovietica una stabile garanzia di sicurezza".

Poi, come si sa, o come almeno sa chi ha voglia di approfondire un po' andando oltre l'infantile invaso-invasore, le cose andarono diversamente. Questo ovviamente non significa giustificare ciò che ha fatto la Russia, sia ben chiaro, significa solo provare a sviscerare una vicenda complessa vecchia di secoli per cercare di capire come si è arrivati alla guerra che da tre anni insanguina l'Europa orientale. Una guerra in cui la Nato, quella Nato che secondo Papa Francesco abbaiava alle porte della Russia, ha responsabilità evidentissime. Se si vuole, e chiunque lo può fare, si può andare oltre l'ormai stucchevole ritornello dell'aggressore e dell'aggredito (se vogliamo restare su questo piano: quanti Paesi sovrani ha aggredito la Nato negli ultimi 70 anni?), basta avere voglia di farlo.

lunedì 15 settembre 2025

Eastern Sentry

In risposta ai droni di cartone russi arrivati sulla Polonia qualche giorno fa, la Nato lancia l'operazione di difesa Eastern Sentry. Alle operazioni parteciperanno Danimarca, Francia, Regno Unito, Germania, ognuna delle quali fornirà attrezzature militari diverse: F-16, Rafale, Eurofighter. Ovviamente - è notizia di poco fa - anche l'Italia parteciperà mettendo a disposizione altri due caccia Eurofighter, perché quando c'è da contribuire a fare una stupidaggine noi ci siamo sempre, fino in fondo. Il tutto mentre Russia e Bielorussia lanciano la loro esercitazione congiunta Zapad 2025. 

Prima o poi succederà qualcosa di irreparabile, e quando la frittata sarà fatta li voglio vedere i titoli di Corriere e Repubblica, quelli della guerra sine die fino alla vittoria finale sulla Russia.

Ho letto molti libri sulla stupidità umana. Tra i tanti ne ricordo uno di Stefano Mancuso nel quale il grande scienziato paragona la nostra specie a un bambino. Dal punto di vista evolutivo Homo Sapiens (lasciamo stare le infinite ironie che si potrebbero fare sul nome che ci siamo affibbiati da soli) è una specie giovanissima: ha meno di 300.000 anni, che sulla scala evolutiva della vita sono tipo un battito di ciglia. Ma, pur essendo giovanissimi, l'evoluzione ci ha dotati di un cervello di dimensioni estremamente grandi, più grandi rispetto a quelle di ogni altro animale presente sul pianeta. Scriveva Mancuso che un cervello del genere dentro la capoccia di una specie così giovane è l'equivalente di un martello in mano a un bambino di due anni.

Lasciate libero di girare per casa un bambino di due anni con un martello in mano e tornate dopo mezza giornata per vedere cosa rimane della casa. Ecco, noi siamo nel mondo come quel bambino di due anni con in mano il martello. Poi, certo, abbiamo anche scritto la Divina commedia e scolpito la Pietà, ma allo stesso tempo abbiamo ormai distrutto il pianeta e siamo già dentro la sesta estinzione di massa, che a differenza delle precedenti è interamente provocata da noi.

Però siamo Homo Sapiens (e vogliamo sconfiggere la Russia).

mercoledì 10 settembre 2025

Cosa abbiamo perso

Nel presentare il nuovo numero di Limes che sta per uscire, Lucio Caracciolo fa un po' il punto riguardo alla situazione in Ucraina, spingendosi ad analisi e riflessioni molto interessanti sulla differenza tra come stanno le cose e come ce le raccontiamo, aggiungendo alcune considerazioni sul tramonto dell'impero americano.
Una lettura dei fatti sicuramente interessante e alternativa alle narrazioni di Corriere, Repubblica e compagnia bella a cui siamo abituati.

domenica 17 agosto 2025

Cari europei

Col senno di poi, non sarebbe stato meglio da parte dell'Europa tenere aperta fin dall'inizio anche una via diplomatica per la risoluzione della controversia tra Russia e Ucraina? 

Probabilmente sì, come scrive Tiziana Ferrario in questo articolo. Magari poi non sarebbe servito e si sarebbe proseguito comunque con la guerra, ma almeno tentare. Invece si è scelto di esecrare ogni via negoziale in nome della guerra e della vittoria finale sulla Russia (come se fosse possibile sconfiggere la Russia), col risultato che oggi, tre anni dopo, le richieste di Putin sono molto più pesanti rispetto a quelle di Istambul del 2022 (allora la Russia si limitava a chiedere la neutralità dell'Ucraina e lo stop all'avanzamento della Nato, oggi aggiunge rivendicazioni territoriali) e Trump nell'incontro di ieri in Alaska ha già dichiarato di essere disposto a concedergliele.

Ma noi no. Col nostro tipico approccio infantile e irrazionale alle vicende della storia, tipo bollare come filo-putiniano chiunque suggerisse di tentare di parlarci, abbiamo raggiunto lo splendido risultato di essere arrivati ai negoziati (perché adesso non c'è altra via che il negoziato) in condizioni molto peggiori rispetto a tre anni fa. E c'è pure chi sbatte i piedi, come fanno appunto i bambini, perché 'sta cosa non gli garba.

domenica 3 agosto 2025

Not one inch eastward

L'espressione "Not one inch eastward", che significa "Non un centimetro a est" (la frase completa è: "La Nato non si espanderà un centimetro a est rispetto alla sua posizione attuale") fu pronunciata dal segretario di stato americano James Baker, sotto la presidenza USA di Bush padre, il 9 febbraio 1990 durante un incontro con l'allora presidente russo Michail Gorbačëv al Cremlino. L'incontro tra i due avvenne circa quattro mesi dopo la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, e servì a definire gli sviluppi geopolitici successivi alla caduta del muro. In quell'incontro (riassumo) il segretario di stato americano prese l'impegno con Gorbačëv che la Nato non si sarebbe allargata oltre il confine della Germania ovest, mentre il presidente russo si impegnò a garantire una riunificazione pacifica delle due Germanie (nella Germania est stazionavano allora 600.000 soldati russi).

Perché è importante questo fatto? Perché diede l'avvio, nonostante le ripetute rassicurazioni, all'espansione della Nato verso est, e questa espansione è ciò che molti considerano la principale causa che ha portato la Russia a invadere l'Ucraina.

Le due narrazioni rispetto all'allargamento della Nato a est, quella della Nato e quella della Russia, divergono qui: per la Nato non fu data alcuna rassicurazione in questo senso ai russi, per i russi queste rassicurazioni furono promesse e poi disattese. Chi ha ragione?  

Il professor Alessandro Orsini, qualche giorno fa, durante la presentazione di un suo libro ha riassunto in mezzora l'intera storia in maniera molto particolareggiata a partire dalla caduta del muro fino all'invasione dell'Ucraina. Siccome Orsini è inviso all'opinione pubblica per le sue posizioni ritenute filo-russe (il Corriere della Sera lo inserì addirittura in una ridicola lista di proscrizione di presunti propagandisti russi), ho ascoltato attentamente la sua lezione e mano a mano che faceva affermazioni fermavo il video e andavo a controllare e a verificare la correttezza di tali affermazioni. Ne ho isolate tre e di tutte e tre ho trovato precisi riscontri in rete. Qui, qui e qui le fonti relative all'incontro tra Gorbačëv e Baker del 9 febbraio 1990; qui la fonte sulla telefonata tra il ministro degli esteri tedesco dell'epoca, Hans-Dietrich Genscher, e il suo omologo russo Eduard Shevardnadze, telefonata nella quale il primo forniva al secondo le medesime rassicurazione che Baker aveva dato in precedenza a Gorbačëv. 

La terza e ultima dichiarazione di Orsini che ho provato a verificare riguarda ciò che successe il 7 settembre 2023. In quella data l'ex segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, durante un'audizione alla Commissione affari esteri del Parlamento europeo dichiarò che Putin aveva cercato di trattare per evitare che si arrivasse al tragico epilogo dell'invasione e, in maniera implicita, che l'allargamento della Nato a est era una delle cause della guerra. Per la precisione, le sue parole furono le seguenti (fonti: qui e qui): "Nell’autunno del 2021 Vladimir Putin voleva la promessa per cui la Nato non si sarebbe mai più ampliata, ci ha inviato una proposta di trattato che abbiamo deciso di non firmare". In sostanza, Stoltenberg ammette che la Russia, prima di invadere l'Ucraina, aveva provato a negoziare ma la Nato aveva rifiutato quel negoziato. Intendiamoci, la Nato aveva legittimamente ogni diritto di rifiutare le condizioni chieste da Putin qualora le avesse ritenute inaccettabili, ma il punto è un altro: l'ammissione da parte di Stoltenberg che Putin aveva inviato una bozza di accordo smentisce la narrazione secondo cui i russi non hanno mai tentato di negoziare. In un contesto in cui le cose stavano precipitando, e si sapeva che stavano precipitando, un atteggiamento responsabile della Nato sarebbe stato quello di dire: Ok, le pretese di Putin sono inaccettabili, ma prima di sbarrare immediatamente la porta, magari proviamo a sederci a un tavolo, parliamone per vedere cosa si può modificare, se si può limare qualcosa. Invece no, l'atteggiamento della Nato in questo frangente è stato di immediata chiusura.

Alcune precisazioni, onde evitare di essere frainteso. Dopo la caduta del muro la Nato aveva tutto il diritto di allargarsi a est, così come gli stati diventati indipendenti avevano tutto il diritto di guardare a ovest. E sa il cielo quanto queste aspirazioni fossero legittime dopo la tanto agognata liberazione dall'opprimente giogo russo. Quello che si contesta alla Nato è l'aver disatteso le promesse e le rassicurazioni date alla Russia dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Rassicurazioni che furono date da tutti i leader europei di allora e poi non mantenute. L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, cioè l'aggressione a uno stato sovrano da parte di un altro stato, è un atto che va contro ogni convenzione internazionale ed è da condannare, non ci piove. Così come non ci sono dubbi sul fatto che Putin è un criminale di guerra per ciò che sta facendo in Ucraina. Ma proviamo a immaginare di invertire le parti: se al posto della Russia ci fossero stati gli USA, come si sarebbero comportati? Avrebbero fatto qualcosa di diverso dalla Russia, vedendo che eserciti e nazioni ostili si avvicinavano progressivamente ai loro confini? Quando nel 1962 l'Unione Sovietica piazzò i suoi missili nucleari a Cuba, missili che avrebbero potuto raggiungere Washington in un quarto d'ora, cosa fece Kennedy? Blocco navale immediato e intimazione ai russi di rimuoverli immediatamente. Lì si fu veramente a un passo dalla terza guerra mondiale nucleare e fece bene Kennedy a muoversi in questo modo, perché capiva che quei missili erano una minaccia gravissima alla sicurezza dell'America. Esattamente come per Putin i missili della Nato ai confini della Russia vengono visti come una minaccia alla sua sicurezza. Se, ipoteticamente, il Messico decidesse oggi di ospitare missili russi o di un'altra potenza sul suo territorio, quanto credete che impiegherebbe Trump (o chiunque ci fosse al suo posto) a invadere il Messico, rovesciare il governo e mettere al suo posto un governo amico? La Russia fa la stessa identica cosa. Perché sia la Russia che gli USA sono imperi, e la sicurezza, o la sua percezione, per gli imperi è questione vitale. Quindi non si vuole qui giustificare ciò che sta facendo la Russia, che ha commesso atti che non hanno alcuna giustificazione sul piano del diritto internazionale, si prova solo a contestualizzare gli avvenimenti per capire meglio ciò che succede. Capire e giustificare sono due cose diverse, anche se noi facciamo generalmente una fatica immane a rendercene conto.

venerdì 25 luglio 2025

Chi ci va, poi, a combattere?

A me piace leggere sempre i pro e i contro delle cose, e questo ovviamente vale anche per la questione del riarmo europeo e italiano e per la questione dell'aumento delle spese militari per difenderci. Leggendo e ascoltando le due campane, quelle favorevoli e quelle contrarie - quelle favorevoli si possono leggere ovunque, su qualsiasi media mainstream - a me convincono di più quelle contrarie. 

I motivi sono parecchi, ma quello principale è che non ho ancora trovato nessuno che mi spieghi in maniera seria e documentata chi è il nemico contro cui dobbiamo difenderci. È una domanda semplice, ma evidentemente la risposta non lo deve essere altrettanto, dal momento che nessuno è in grado di fornirla con criteri di serietà e senza il ricorso a bufale/barzellette tipo quella che i russi vorrebbero invaderci.

martedì 20 maggio 2025

Sanzioni

Un'altra notte di ordinario massacro a Gaza, ormai stupisce pure che se ne dia notizia. Nel frattempo l'Europa, bella baldanzosa, si appresta a varare un nuovo pacchetto di sanzioni per la Russia, il 17° dall'invasione. Perché, dice la Kallas, dobbiamo dare una risposta sempre più forte a Putin. 

Si hanno notizie di sanzioni a Netanyahu? potrebbe chiedersi legittimamente qualcuno. No, dall'inizio del genocidio zero sanzioni, perché è vero che Israele sta sterminando un popolo intero ma in fondo Netanyahu è un amico, bisogna capirlo. Metti che poi se ne abbia a male... non sta bene, su. E poi un mostro da sanzionare già ce l'abbiamo, basta lui.

domenica 13 aprile 2025

Ieri e oggi

Ieri era quasi estate, oggi è quasi inverno. Ieri sono andato a camminare con la maglietta a maniche corte, oggi diluvia ed è freddo. Il meteo agisce per cesure nette, non per progressioni morbide; forse una volta era morbido, ora non più. Il tedio delle domeniche piovose lo combatto in vari modi, ad esempio scrivendo sciocchezze su Facebook, ma da Facebook mi sto progressivamente allontanando e ci scrivo sempre meno. Preferisco leggere, e tra ieri e oggi ho divorato questo ottimo thriller psicologico di Claire Douglas, che mi è capitato in mano per caso e mi ha ipnotizzato.



Stamattina, invece, mi sono incantato a seguire la splendida lezione di Dario Fabbri che metto qui sotto. Vi si spiega la genesi della guerra russo-ucraina non dal punto di vista delle vicende storiche che nel corso dei secoli hanno condotto al tragico epilogo dell'invasione, ma seguendo un approccio psicologico-antropologico della storia di quelle popolazioni. In pratica Fabbri, più che concentrarsi sulla storia, tenta di entrare nelle teste dei russi e degli ucraini per spiegare la loro psicologia collettiva e come questa dirige il loro agire. Un approccio interessantissimo e sicuramente originale. 

Comunque stasera verranno a cena qui da me e mia moglie le nostre figlie. In fondo le domeniche piovose non sono così male.


lunedì 7 aprile 2025

La valenza del pregresso


Condivido totalmente lo sfogo di Roberto Mercadini. Solo un appunto. Quando si narra il pregresso di un fatto, qualsiasi fatto, ci sono due possibilità. La prima è che il racconto degli avvenimenti che hanno condotto al fatto in questione abbia finalità di giustificazione. La seconda è che abbia finalità di mera spiegazione, che venga cioè esposto per cercare di fare capire i motivi che l'hanno provocato. C'è differenza tra le due situazioni, anche se è una differenza sottile che spesso si fatica a cogliere.

Il caso della guerra russo-ucraina è emblematico in questo senso. È infatti pacifico che la Russia ha invaso l'Ucraina violando il diritto internazionale. Allo stesso modo è pacifico che sono molteplici e complesse le vicende che hanno portato al tragico epilogo dell'invasione. Il punto dirimente sta nelle finalità con cui vengono utilizzate queste vicende. Se vengono portate a mo' di giustificazione è sbagliato; se vengono portate per cercare di capire (non giustificare) il contesto in cui è maturata l'invasione, ben vengano.

Non c'è niente da fare, riuscire a cogliere questa differenza è difficile.

sabato 15 marzo 2025

Rilevazioni


La butto lì. Da tre anni ci hanno ormai talmente ammorbato con l'invaso e l'invasore, con la favola di Cappuccetto rosso e il lupo cattivo, con la guerra fino alla vittoria finale e balle varie assortite, che la maggioranza degli italiani, presi per sfinimento, ha cominciato a mandare a quel paese l'aggredito.

sabato 8 marzo 2025

Per chi si tifa?

Mi sono imbattuto in questa bellissima lezione di storia di Alessandro Barbero interrogato da Marco Travaglio, in cui il grande storico riassume in un'oretta l'enorme mole di vicende complesse che hanno portato alla situazione di oggi e alla guerra tra Russia e Ucraina. Guerra che non è iniziata nel 2022, come molti pensano, e neppure nel 2014, ma molto molto prima. 

A partire dal minuto 12, più o meno, c'è una interessante riflessione di Barbero sulla "partigianeria" che da sempre è tratto peculiare dell'essere umano.  

Ora, è vero (ce l'hanno ripetuto fino alla nausea) che abbiamo un aggressore e un aggredito ed è altrettanto vero che le menti ordinarie tendono a ragionare su singole vicende isolate e non su schemi complessivi, ma se si guarda la storia nel suo complesso si scopre che non c'è chi abbia completamente ragione e chi completamente torto ma si tratta di una storia lunga e complessa in cui torti e ragioni sono più o meno equamente distribuiti. Come si decide da che parte stare, visto che l'essere umano per sua natura deve comunque parteggiare per qualcuno?


sabato 22 febbraio 2025

La terribile minaccia (inesistente)

Diceva ieri Macron che per difenderci dalla futura minaccia russa una volta raggiunto un cessate il fuoco l'Ue dovrà investire nell'imminente futuro 250 miliardi di euro l'anno per i prossimi 5-10 anni e organizzarsi per dispiegare 300mila soldati in più. Tutto questo per garantirsi l'autosufficienza difensiva dopo la fine del supporto americano annunciata da Trump. La storia della terribile minaccia russa che incomberebbe alle nostre porte ci viene somministrata con una certa regolarità fin dall'inizio della guerra, quando qualcuno evidentemente in preda ai fumi dell'alcol ipotizzava che le mire espansionistiche di Putin sarebbero potute arrivare fino a Lisbona.

Tutto questo nonostante lo stesso presidente russo abbia più volte ammesso di non avere il potenziale militare per poter fare una cosa simile e nonostante lo stesso ex segretario generale della Nato Stoltenberg abbia più volte dichiarato di non vedere "alcun pericolo di un attacco imminente contro qualsiasi alleato Nato [...] Questa idea che ci sia una sorta di conto alla rovescia verso la prossima guerra è sbagliata." 

Si può ipotizzare che la bufala della minaccia russa sia effettivamente una bufala anche da alcuni dati oggettivi: in tre anni di guerra la temibile Russia che dovrebbe nel prossimo futuro arrivare a Lisbona non è riuscita neppure a prendersi l'intero Donbass, mentre il territorio ucraino conquistato non arriva al 20% del totale. In più, la Russia è un paese che ha un Pil equivalente a quello della Corea del sud, che investe in armamenti un decimo di quanto investe la Nato e che ha una popolazione totale che è poco più del doppio di quella italiana e meno di un quarto della popolazione europea, mentre l'intero Paese versa attualmente in una crisi demografica spaventosa. Tutto ciò su un territorio che è per estensione il più grande del pianeta e che possiede infinite quantità di materie prime. 

Ecco, secondo Macron (e altri) un Paese del genere avrebbe qualche interesse nel prossimo futuro a occupare l'Europa, quando invece mi sembra molto più plausibile che quella della Russia sia una guerra esistenziale combattuta in chiave di difesa dall'espansionismo della Nato. 

Quindi, ricapitolando, nei prossimi anni l'Europa (Italia compresa) dovrà investire un fiume di miliardi di euro nella difesa da una minaccia che definire irrealistica è già stare larghi. Soldi che, ovviamente, verranno tolti al sociale (sanità, istruzione, lavoro ecc.), come documentava già il Rapporto Arming Europe di un anno fa, in cui si legge:

L’aumento della spesa militare da parte dei Paesi europei non è in alcun modo “coperto” dalla crescita economica, ma, avvertono gli autori, è in netto contrasto con l’economia europea caratterizzata da stagnazione e spinte inflattive. In poche parole, il rapporto Arming Europe evidenzia che la corsa agli armamenti dell’Europa non è giustificata sulla base di esigenze di sicurezza, ma potrebbe destabilizzare ulteriormente l’ordine internazionale. L’aumento della spesa militare è avvenuto, infatti, tagliando voci di spesa pubblica necessarie non solo allo sviluppo della società e del benessere, ma fondamentali anche per la sicurezza. Più precisamente nell’ultimo decennio nei Paesi europei che aderiscono alla NATO la spesa pubblica è aumentata del 20%, a fronte di un aumento della spesa militare del 46%: più del doppio. E questo a scapito dell’istruzione, i cui fondi sono aumentati solo del 12%; della protezione ambientale, il cui aumento si arresta al 10%, e della sanità, per la quale in dieci anni ci si aspetterebbe un aumento maggiore del 34%.

A questo punto, forse è un po' più chiaro da dove potrebbe arrivare la vera minaccia per l'Europa.

sabato 15 febbraio 2025

Svarioni

L'equiparazione fatta da Mattarella tra la Russia e il Terzo Reich mi lascia parecchio perplesso, nel senso che mi pare improponibile proprio dal punto di vista storico. In primo luogo perché noi italiani dal '39 al '43 siamo stati alleati della Germania nazista. In secondo luogo perché il contributo dell'Unione Sovietica alla sconfitta di Hitler e del Nazismo in Europa è stato decisivo e determinante. In terzo luogo perché se è vero, come è vero, che la Russia ha invaso l'Ucraina, è altrettanto vero che diversi paesi europei hanno ripetutamente invaso la Russia negli ultimi 200 anni: tre volte l'abbiamo invasa noi italiani (guerra di Crimea, intervento nella guerra civile durante la Rivoluzione d'ottobre, invasione della Federazione russa al fianco di Hitler durante la Seconda guerra mondiale); due volte gli inglesi; una volta gli americani; svariate volte i tedeschi.

Senza dimenticare il tributo pagato dall'Unione Sovietica, 25 milioni di morti, per liberare l'Europa dal Nazismo.

Mattarella queste cose non le sa? Certo che le sa, ci mancherebbe. Così come è certo che Mattarella non improvvisa mai i suoi discorsi e le sue lezioni e ogni volta che dice qualcosa sa perfettamente l'impatto e le reazioni che ciò che dice provocherà. Ecco perché questa uscita mi lascia perplesso e mi impedisce, questa volta, di aggregarmi al coro di solidarietà nei suoi confronti dopo gli attacchi del Cremlino.

giovedì 6 febbraio 2025

Trattare con l'orco

È passata velocemente, fin troppo, la notizia che Zelensky alla fine ha rotto gli indugi e si è detto pronto a sedersi a un tavolo con Putin

Non mi pare una notizia di poco conto, anzi mi sembra di una notevole rilevanza. Zelensky, e in generale la Nato, hanno ripetuto fin dal primo giorno di invasione e fino all'ossessione che con Putin non si tratta, non si negozia, non si parla. Contro la Russia si fa la guerra. Poi magari si parla, si fanno affari e si banchetta allegramente col piu grande criminale di guerra della storia recente, Netanyahu, ma non con Putin, in ossequio al nostro ormai leggendario doppio standard per il quale siamo famosi nel globo.

E guerra si è fatta, grazie all'aiuto del fiume di denaro e di armi che dal febbraio 2022 sono stati dati dall'Occidente all'Ucraina. Il problema è che l'Ucraina questa guerra l'ha persa, e l'ha persa malamente, come del resto riconosceva implicitamente lo stesso Zelensky nel novembre scorso, quando ammetteva che l'unica via per salvare il salvabile era negoziare. E come già vaticinavano i tanti che invocavano da subito la via del negoziato perché avevano capito che l'entità dei rapporti di forza non giocava in favore dell'Ucraina.

Adesso Zelensky, di fronte al disastro, chiede di sedersi a un tavolo con l'orco e nessuno dalle parti della Nato fiata. Una interessante analisi sugli altri motivi che hanno indotto Zelensky a prendere questa decisione la fa Matteo Saudino qui.

giovedì 19 dicembre 2024

Col senno di poi


Nessuna certezza, ovviamente, ma se si fosse dato retta ai tanti che fin dall'inizio avevano capito l'entità dei rapporti di forza tra le due parti e si erano spesi fin da subito per agevolare una soluzione diplomatica, quella diplomazia che oggi invoca perfino Zelensky, forse ci saremmo risparmiati centinaia di migliaia di morti e la distruzione di un paese intero. Ma, è noto, la storia non si fa coi se.

(Accuseranno anche Zelensky di filo-putinismo, adesso?)

sabato 30 novembre 2024

Col senno di poi

L'Ucraina è sfinita, come titola anche Internazionale di questa settimana, tanto che Zelensky pur di arrivare a una pace è adesso disposto a negoziare accettando per la prima volta di lasciare alla Russia i territori conquistati da quest'ultima, per tentare poi di riacquisirli col tempo per via diplomatica.

Ecco, col senno di poi, non avevano ragione i tanti che chiedevano fin dall'inizio di imboccare la via negoziale a scapito di quella bellicista, fortemente e incessantemente perseguita dalla Nato a partire dal fallimento dei negoziati di Istambul del marzo 2022? Se si fosse fatto ogni sforzo per negoziare non si sarebbe risparmiata la distruzione dell'Ucraina e un milione di morti tra soldati russi e ucraini? E per cosa? Per arrivare alla fine alle medesime conclusioni.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...