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lunedì 16 marzo 2026

Differenze


La Russia "invade" l'Ucraina, oppure "aggredisce" l'Ucraina. Israele "entra" in Libano, un verbo che evoca l'immagine di chi bussa a una porta e viene fatto accomodare. Poi poco importa che l'IDF, "entrando" in Libano, dal 2 marzo a oggi, 16 marzo, abbia fatto 880 morti di cui almeno 110 bambini e circa 67 donne. Poco importa che siano stati uccisi finora 38 tra medici, paramedici e infermieri e che i feriti siano oltre 2.100. Poco importa che la situazione umanitaria sia critica, con circa 1 milione di persone (quasi il 20% della popolazione libanese) costrette ad abbandonare le proprie case, in particolare nel sud del Paese e nei sobborghi meridionali di Beirut.

Poco importa. Ciò che importa è che Israele "entra" (hanno usato questo verbo anche il Corriere e altri), la Russia invade/aggredisce. Quando il doppio standard si nasconde anche nella sintassi.

martedì 2 dicembre 2025

Il risveglio di Tajani

L'aggressione dei tre attivisti italiani in Cisgiordania da parte dei coloni israeliani ha provocato la veemente e indignata reazione dell'ineffabile Tajani, il quale ha dichiarato che l'aggressione è "inaccettabile" e il fatto in sé è "gravissimo". Poi si è calmato e ha belato qualcosa al governo israeliano, chiedendo cortesemente (guai disturbare) che queste aggressioni non si ripetano più, ché non sta bene.

Ci sono voluti tre italiani presi a bastonate da quei simpatici ragazzi che occupano illegalmente dal 1967 la Cisgiordania per fare uscire dal letargo il ministro Tajani. Adesso che abbiamo la sua attenzione su questa situazione, prima che si assopisca di nuovo e torni ad abbracciare il sonno dei giusti potrebbe anche dire qualcosa sul fatto che i coloni israeliani occupano illegalmente quelle terre da 60-70 anni, sottoponendo a violenze, soprusi, prevaricazioni i legittimi abitanti. 

Breve riassunto per Tajani e i tanti smemorati che pullulano su queste lande.

L’espansione di insediamenti (colonie/“settlements”) da parte degli israeliani in Cisgiordania è iniziata dopo la guerra del 1967, quando quel territorio fu occupato da Israele. Nel corso dei decenni il numero di insediamenti e di coloni è cresciuto considerevolmente: entro il 2024-2025 si stimano circa 500.000 coloni nella Cisgiordania occupata (più altri nella parte di Gerusalemme Est). Secondo Wikipedia, "la violenza settaria e gli attacchi da parte di coloni contro Palestinesi nella Cisgiordania sono documentati da almeno gli anni 2000, con seri monitoraggi internazionali che iniziano formalmente nel 2006. Tra il 2010 e il 2019, ad esempio, secondo l’agenzia umanitaria dell’ONU per i Territori Occupati, sono stati registrati migliaia di attacchi da parte di coloni: almeno 2.955 incidenti, oltre 22 Palestinesi uccisi, e più di 1.258 feriti. Dal 2022 in poi i dati mostrano un marcato aumento degli attacchi: nel 2023 è stato il “record” per numero di incidenti di violenza da coloni nella Cisgiordania. Dal 2024 al 2025 la frequenza delle aggressioni è aumentata ulteriormente: secondo dati recenti, gli attacchi sono diventati quasi quotidiani — con mediamente diversi incidenti al giorno."

Ecco, questa è la situazione in quelle zone: una popolazione che occupa illegalmente territori non suoi, da decenni fa oggetto di vessazioni, intimidazioni, soprusi, violenze i legittimi abitanti di quella terra, mentre Tajani e molti di quelli che l'hanno preceduto dormivano il sonno dei giusti.

lunedì 14 luglio 2025

La dottrina della morte


Mi sono chiesto spesso quali sono i motivi della risposta sproporzionata (eufemismo con cui si usa indicare il genocidio in corso dei palestinesi) che Israele sta infliggendo alla popolazione di Gaza in risposta all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Una dei motivi di questa risposta, ne parla Lucio Caracciolo qui, si chiama Dottrina Dahiya. 

È una strategia di guerra asimmetrica, elaborata dal generale israeliano Gadi Eizenkot durante la Guerra del Libano del 2006, che prevede esplicitamente l'uso di una forza sproporzionata per distruggere infrastrutture civili di regimi ritenuti ostili a Israele.

Scrive Wikipedia: Il primo annuncio pubblico della dottrina è stato fatto dal generale Gadi Eizenkot, comandante del fronte settentrionale dell'IDF, nell'ottobre 2008. Ha detto che ciò che è accaduto nel quartiere Dahya (anche traslitterato come Dahiyeh e Dahieh) di Beirut nel 2006 sarebbe: “accaduto in ogni villaggio da cui sono stati sparati colpi in direzione di Israele. Eserciteremo un potere sproporzionato contro [loro] e causeremo danni e distruzioni immensi. Dal nostro punto di vista, queste sono basi militari. [...] Questo non è un suggerimento. È un piano che è già stato autorizzato. [...] Danneggiare la popolazione è l'unico mezzo per frenare Nasrallah.

Sempre da Wikipedia: Alcuni analisti hanno sostenuto che Israele abbia implementato una tale strategia durante la guerra di Gaza del 2008-2009, seguendo la dottrina contenuta nel rapporto Goldstone, il quale concludeva che la strategia israeliana era "progettata per punire, umiliare e terrorizzare una popolazione civile". La commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite del 2009 sul conflitto di Gaza fa diversi riferimenti alla dottrina Dahya, definendola come un concetto che richiede l'applicazione di una "distruzione diffusa come mezzo di deterrenza" e che implica "l'applicazione di una forza sproporzionata e la creazione di grandi danni e distruzioni alle proprietà e alle infrastrutture civili, e sofferenze alle popolazioni.

Scopro solo oggi che morte e sofferenza possono essere codificate da una dottrina.

domenica 22 giugno 2025

Bernard-Henry Lévy

Ogni domenica La Stampa ospita pregevoli articoli del noto filosofo francese Bernard-Henry Lévy, figura di spicco del movimento Nouveaux Philophes, il quale movimento ha tra i suoi punti cardine una feroce critica al marxismo. Il pregevole articolo di stamattina titola: Perché Israele ha ragione ad agire ora: i tiranni non possono avere l'atomica

In questo pregevole articolo il noto filosofo cerca di rispondere all'interrogativo che tanti si pongono da quando Israele ha aggredito l'Iran per fermare il suo progetto nucleare (motivazione ufficiale, ma sotto c'è ben altro). Innanzitutto Lévy cerca di rispondere a chi teme che questa aggressione sarà una ulteriore fonte di destabilizzazione di tutto il Medioriente (e non solo) dicendo che la suddetta regione è già destabilizzata da tempo da Hamas, da Hezbollah, dagli Houthi e dall'Iran stesso. Al che nasce spontanea una domanda: se questa area era già fortemente destabilizzata prima della nuova guerra scatenata da Israele, l'aggiunta di un nuovo conflitto aumenterà questa destabilizzazione o la placherà? Lévy non ha dubbi: la placherà. È noto infatti che i pompieri quando corrono a spegnere un incendio lo fanno buttando benzina sul fuoco, non certo acqua. Tra l'altro, a proposito di destabilizzazioni, il filosofo sembra non sapere, anche se in realtà lo sa benissimo, che le destabilizzazioni e i casini che da sempre regnano in quelle regioni, storicamente li abbiamo creati per la maggior parte noi. C'è un bellissimo libro dello storico tedesco Wolfgang Reinhard, uscito qualche anno fa: Storia del colonialismo, in cui si descrivono le conseguenze di 600 anni di espansione europea anche in quelle zone, una espansione che ha portato certamente vantaggi dal punto di vista della diffusione delle tecnologie, dell'industria, delle strutture statali, ma al tempo stesso, specialmente con la successiva decolonizzazione, ha creato immensi problemi politici e sociali. L'instabilità che secondo Lévy è da addebitare ad Hamas, Hezbollah, Houti ecc. è quindi, in realtà, una instabilità sovrastrutturale, che si innesta però su cause storiche che il filosofo si guarda bene dal menzionare.

Ma alla domanda principale (perché Israele può avere l'atomica e l'Iran no?) Lévy risponde in modo chiarissimo: "La prima ragione è che esiste una differenza sostanziale tra una democrazia e una tirannia, e un'arma non significa la stessa cosa né ha la stessa importanza negli arsenali dell'una o dell'altra." Seconda ragione: "Un'arma nucleare dissuasiva fatta per non essere utilizzata e un'arma offensiva il cui scopo dichiarato è la disintegrazione di un Paese confinante si chiamano nello stesso modo, hanno lo stesso nome, ma indicano due realtà diverse. L'Iran è una tirannia e il suo programma nucleare non ha mai avuto altro obiettivo se non quello di cancellare Israele dalla faccia della terra. Motivo in più per cui ciò che è concesso agli uni (Francia, Gran Bretagna ecc.) non potrebbe esserlo a quest'altra (la Repubblica Islamica)."

Qui Lévy si àncora saldamente a tre certezze. La prima è che l'Iran era a un passo dall'atomica (non è dato sapere su quali basi appoggi questa certezza, dal momento che i maggiori analisti, compresi quelli americani, affermano il contrario); la seconda è che aveva intenzione di usarla per distruggere Israele (altra affermazione non supportata da alcuna prova. È anzi verosimile il contrario: dal momento che Israele l'atomica la possiede già, una eventuale realizzazione da parte iraniana costituirebbe semmai un deterrente al suo utilizzo per entrambi); la terza è che l'atomica è giusto che ce l'abbia una democrazia piuttosto che un regime basato su una tirannia. Qui Lévy evita accuratamente di menzionare il fatto che, storicamente, l'unico paese ad avere utilizzato la bomba atomica è stata l'America, per ben due volte, nella Seconda guerra mondiale. Poi, per carità, si può discutere se sia stato giusto o no farlo, ma sta di fatto che finora gli unici a usarla sono stati gli americani, che mi risulta siano una democrazia, almeno formalmente. Tra l'altro non si capisce su quali basi Lévy dà per scontato che una democrazia sia migliore e più affidabile di una dittatura. Certo, vivere in una democrazia è meglio che vivere sotto una dittatura, non ci piove, ma il filosofo ignora che anche la più oscena delle dittature ha sempre una legittimazione popolare e quando questa legittimazione viene meno il tiranno/dittatore viene deposto e al suo posto va un altro. Israele è una democrazia ma sta compiendo un genocidio; Hitler è stato eletto democraticamente e ha fatto ciò che ha fatto; gli Stati Uniti sono una democrazia ma nell'ultimo secolo si sono macchiati di un così elevato numero di abusi e crimini di guerra da fare impallidire qualsiasi dittatura. Per non parlare dell'Europa. Quindi, alla fine, non si capisce perché un sistema democratico meriti di avere l'atomica e una dittatura no. A meno che non si voglia istituire il teorema secondo cui la bontà o meno di un Paese è conseguente al tipo di forma di governo che sceglie di adottare. A questo punto Bernard-Henry Lévy ha ragione su tutto.

venerdì 13 giugno 2025

Israele e l'atomica

Al netto di speculazioni geopolitiche approfondite sui motivi che hanno spinto Israele a bombardare l'Iran, speculazioni di cui in rete si trova amplissima documentazione, mi sembra che la motivazione ufficiale (attacco preventivo per impedire a Teheran di avere la bomba atomica) sia quanto meno pretestuosa. Se Israele la bomba atomica ce l'ha (ha diverse testate nucleari installate su sommergibili di produzione tedesca che stazionano nel Mediterraneo orientale), perché non potrebbe averla anche l'Iran? Con quali motivazioni Israele si arroga il diritto di averla mentre altri non possono?
Detto questo, sia messo agli atti che, utopisticamente, personalmente sarei per smantellare gli ordigni nucleari in qualsiasi paese del mondo. Ma la domanda rimane.

mercoledì 23 aprile 2025

L'unico non ipocrita

In quella grande e imbarazzante fiera dell'ipocrisia che sono le amorevoli dichiarazioni post mortem verso il papa da parte di personaggi che fino al giorno prima lo dileggiavano o lo avversavano apertamente, va dato atto a Netanyahu di essere stato l'unico coerente. Il governo israeliano ha sempre disprezzato questo papa per aver continuamente denunciato - l'unico in occidente a farlo con ammirevole ostinazione - il genocidio dei palestinesi in corso a Gaza. 
Al criminale di guerra Netanyahu va dato atto di non aver nascosto ipocritamente il risentimento verso Bergoglio dietro false dichiarazioni di cordoglio ma di essere rimasto in silenzio, un silenzio che più eloquente non potrebbe essere. Riconoscergli questo non vuol dire edulcorare il suo status di criminale di guerra, intendiamoci, significa solo evidenziare come anche i criminali a volte possono avere una loro coerenza. Niente di più, niente di meno.

martedì 1 aprile 2025

Il male


È dall’inizio dell’invasione nella Striscia di Gaza che Israele prende sistematicamente di mira operatori sanitari e personale civile che opera all’interno della Striscia, violando moltissime norme del diritto internazionale. Secondo una recente stima dell’OCHA dall’ottobre del 2023 sono stati uccisi nella Striscia di Gaza circa 400 fra medici, infermieri, insegnanti e operatori umanitari, di cui almeno 76 dipendenti di organizzazioni non governative.
 

Mentre leggevo questo articolo del Post sull'ultima atrocità compiuta da Israele, cioè il massacro deliberato di un gruppo di operatori umanitari che stavano operando nel sud della Striscia, pensavo che l'esercito israeliano e Netanyahu sono il male. Se volessimo, oggi, indicare qualcosa o qualcuno che rappresentino il male nella sua accezione più ampia, dovremmo indicare questi due soggetti.

Perché se si uccidono deliberatamente - tecnicamente si tratta di una esecuzione - delle persone e si occultano i loro corpi in una fossa comune coi bulldozer, e per di più le vittime erano operatori umanitari che correvano a soccorrere feriti, chi si rende colpevole di questo orrore può solo essere definito il male.

E pure noi, la nostra Europa e il nostro Occidente coi suoi silenzi conniventi siamo parte di questo male. Se mai l'occidente ha avuto una qualche forma di superiorità morale (in realtà sappiamo bene che non l'ha mai avuta) rispetto al resto del mondo, dopo il 28 ottobre 2023 l'ha persa.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...