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mercoledì 29 luglio 2026

Si continua nel silenzio

Non ne parla più nessuno, ma ciò non significa che lo sterminio dei palestinesi sia terminato e che le violenze, le prevaricazioni, gli omicidi e i soprusi dei coloni israeliani in Cisgiordania, simpaticamente definiti "escursionisti" dai telegiornali di regime, siano terminati.

Si smette semplicemente di parlarne.

mercoledì 1 luglio 2026

Passare oltre

Mi sarebbe piaciuto che il grande rilievo mediatico che è stato dato alla ridicola diatriba tra i lefebvriani e il papa, fosse stato dato anche al resoconto del cardinale Pizzaballa sulla situazione nella striscia di Gaza. Invece non ne ha parlato quasi nessuno. D'altra parte, fare prime pagine su intere città rase al suolo, tendopoli immense, odori nauseabondi e bambini morsi dai topi non è interessante.

E poi, come è noto, di quel massacro e di quell'inferno siamo responsabili anche noi, meglio passare oltre e parlare di cose più interessanti.

domenica 14 giugno 2026

Tra i due

Per un De Gregori che non sceglie, non prende parte, non si sbilancia, c'è un Roger Waters che (da sempre) sceglie, prende parte, si sbilancia, molto spesso con toni ruvidi, duri, poco inclini alla diplomazia. Toni che possono piacere o non piacere, ma lui è cosi: prendere o lasciare. Il grande musicista inglese ha riscritto e pubblicato qualche giorno fa una versione totalmente inedita di Comfortably Numb (una delle ballate più belle di The Wall) interamente dedicata alla Palestina e alla situazione a Gaza, una versione realizzata con la collaborazione della musicista palestinese Mona Miari.

Le strofe cantate da Mona Miari sono in arabo (sottotitolate in inglese nel video) e raccontano in modo straziante il dolore di chi ha visto la propria casa distrutta e i propri affetti cancellati dalle macerie. Le modifiche apportate al brano da Waters hanno quasi completamente stravolto il senso della canzone originaria. Se nel 1979 cantava "I have become comfortably numb" ("Sono diventato piacevolmente insensibile/addormentato") per criticare il cinismo della società, in questa versione 2026 urla "I'll never become comfortably numb". Diventa cioè un manifesto politico: l'impegno a non voltarsi mai dall'altra parte e a non cedere all'indifferenza davanti al dramma dei civili palestinesi.  Da notare che, nelle sue parti cantate, Waters ha impostato il brano come una sorta di lettera aperta in cui l'Occidente chiede scusa alla popolazione di Gaza per gli anni di silenzio e apatia di fronte ai conflitti nella regione.




Vale a questo punto la pena di dire due parole su questo capolavoro. Comfortably Numb è una delle tante perle contenute in quello scrigno di piccoli capolavori che è The Wall, concept album uscito nel 1979 e considerato, dopo The Dark Side Of The Moon, una delle vette qualitative della loro produzione musicale. È uno dei brani più iconici e profondi della storia del rock. Nel contesto del concept album ideato da Roger Waters la canzone affronta temi legati all'alienazione, al trauma infantile e all'apatia protettiva. Il brano è strutturato come un dialogo psicologico e clinico tra due personaggi (interpretati dalle diverse voci di Waters e David Gilmour) e tocca tre filoni tematici principali: l'isolamento e il muro psicologico, il cinismo dello show business, la nostalgia dell'infanzia. 

Questa è la versione originale del 1979, riproposta durante il celebre Live 8 del 2005. In quella storica occasione i Pink Floyd si riunirono dopo anni di dissidi e di scontri. Fu l'ultima volta. Piccola nota tecnica: l'assolo di David Gilmour che chiude il pezzo è uno dei più iconici e celebri della storia del rock.



Tra un De Gregori che non sceglie e un Roger Waters che sceglie, io preferisco il secondo.

martedì 26 maggio 2026

Erri De Luca

Ho ormai imparato da tempo che anche le persone che stimo possono sorprendermi e deludermi e l'elenco che potrei fare sarebbe piuttosto lungo. Una volta l'atteggiamento che assumevo nei loro confronti era di rottura, nel senso che se si trattava di uno scrittore non leggevo più i suoi libri, se era un cantautore smettevo di ascoltarlo e così via. Poi, col tempo, ho imparato a prendere di ogni persona il buono e a lasciare andare ciò che non mi piace. All'elenco di cui sopra si è aggiunto oggi Erri De Luca, il quale ha dichiarato di essere fieramente sionista e che a Gaza non c'è alcun genocidio. 

Ora, intendiamoci, il sionismo in sé non è necessariamente negativo, è la sua degenerazione, semmai, a esserlo, e Israele questa degenerazione se non l'ha portata al parossismo poco ci manca. Per quanto riguarda il genocidio, credo sia inutile stare a cavillare sui lemmi. Vogliamo usare un altro termine (massacro, pulizia etnica, sterminio ecc.)? Va bene, usiamo un altro termine in attesa che un organo ufficiale si pronunci sul termine esatto. Ma la sostanza non cambia, mentre invece De Luca, rifiutandosi di etichettare come genocidio ciò che e in corso a Gaza, sembra quasi volerne sminuire la gravità.

Quindi, anche se lo scrittore in questione mi è caduto abbastanza sotto i piedi, non credo che andrò nella mia libreria a prendere gli unici suoi due libri che ho letto per buttarli al macero. Libri che - va detto - non mi hanno neppure cambiato più di tanto la vita.

domenica 10 maggio 2026

Roberto Scaini all'inferno


Roberto Scaini è un medico riminese che fa parte di Medici senza frontiere. Ogni tanto lascia il suo lavoro e va nell'inferno di Gaza ad aiutare come può i palestinesi che non sono ancora stati massacrati dall'esercito israeliano. Questa mattina Il resto del Carlino pubblica una sua intervista che occupa un paio di trafiletti a pagina 15, mentre invece dovrebbe trovarsi in prima pagina con titoli a caratteri cubitali, prima pagina occupata invece dall'asfissiante vicenda Stasi/Sempio. Purtroppo del genocidio dei palestinesi non frega niente a nessuno. Se ne parlava poco prima, durante la sua fase più cruenta e "rumorosa", non se ne parla più adesso che lo sterminio prosegue a "bassa intensità".

La riporto qui di seguito integralmente. Così, giusto per ricordare che una delle pagine storiche più vergognose scritte da noi occidentali si sta ancora scrivendo.

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La Striscia di Gaza non è più sexy, ha perso appeal. È scivolata nel silenzio, fuori dalle aperture dei telegiornali e dalle prime pagine. È arrivato il tempo di altre guerre. Ma chi è stato lì, chi ha lasciato fra gli ultimi quella terra a fine febbraio, dopo le nuove restrittive norme di registrazione imposte da Israele alle organizzazioni non governative internazionali, sa che la catastrofe ha solo cambiato tono di voce. Roberto Scaini, medico riminese e operatore umanitario di Msf, conferma che i bombardamenti continuano. Che i pazienti ricoperti di scabbia soffrono come gli amputati. E che le bombe sono solo un modo più rumoroso di uccidere. A Gaza si continua a morire di freddo, di malattia. Anche di nostalgia. Secondo le stime disponibili, dal cessate il fuoco sono state uccise almeno 460 persone e un centinaio erano bambini. Con il suo racconto di un orrore dimenticato troppo in fretta, Scaini oggi sarà protagonista del Festival Vicino/Lontano e del Premio Terzani di Udine in corso a Udine.

Dottore, l'inferno di Gaza si è addolcito o siamo diventati miopi?

«La chiamerei assuefazione. È successo con altre tragedie, penso all'epidemia di Ebola che a un certo punto ha smesso di essere notizia. A Gaza i riflettori si sono spenti anche per interessi politici, chi ha raccontato quelle atrocità ha sempre dato fastidio».

E gli accordi di pace?

«Una bugia enorme. La tregua di fatto non c'è mai stata. Certo gli attacchi sono meno intensi, ma non sono mai cessati. Come i soprusi sulla famosa linea gialla che si sposta in maniera arbitraria e senza preavviso spingendo la popolazione verso la costa: due milioni di persone in pericolo, ammassate in uno spazio troppo esiguo».

Lei è stato laggiù due volte.

«Nel 2024 e a novembre dello scorso anno, con l'obiettivo di rimanere due mesi che poi sono diventati quattro. Faccio il medico di base e ho dovuto farmi sostituire, ma non potevo salutare tutti e tornare a casa».

E non è cambiato niente.

«Esatto. Il famoso Board of peace doveva prendere piede il giorno dopo, ma settimana dopo settimana l'anno è finito e non si è visto nessuno. D'altra parte dove sarebbero andati questi tecnocrati? Non c'è un posto in cui dirigersi, a Gaza, è tutto distrutto».

Qual era il primo pensiero che le passava per la testa quando apriva gli occhi?

«Cercare di fare il massimo con pochissimo in quel disastro immenso. Gaza è una trappola e questo la rende diversa da altri conflitti, nessuno può scappare. In altri contesti definiamo la nostra immaginaria linea rossa da non oltrepassare, ma lì stavamo esattamente sotto le bombe».

Ci è arrivata l'eco delle esplosioni. Forse il silenzio di un bambino che ha smesso di piangere per fame fa più paura.

«Il silenzio calato su Gaza è irreale, ipnotico come una nevicata. L'aria è piena di pulviscolo e i fantasmi scavano tra le macerie. Sembra impossibile in una località di mare animata da una cultura chiassosa, lo dico in senso positivo, come quella di tutto il Medio Oriente. Gli strilli dei bambini che giocano, il richiamo degli ambulanti. Non c'è più nulla. Una situazione post-apocalittica».

Voi di Medici senza frontiere accusate Israele di utilizzare l'acqua come arma di punizione contro i palestinesi. Distrugge le infrastrutture idriche a Gaza e impedisce l'ingresso di rifornimenti. Come fate a operare in queste condizioni?

«Grazie ai desalinizzatori, in un anno abbiamo distribuito milioni di litri di acqua potabile. Ma adesso non si può importare più nulla, nemmeno le medicine. I farmaci per la tiroide sono finiti da un pezzo, la situazione alimentare è disastrosa. È stato pubblicato in questi giorni un report drammatico: il 90% delle donne gravide erano malnutrite e hanno partorito bambini prematuri che non trovano assistenza perché le terapie intensive sono scomparse. Quanto si può andare avanti così? Non lo so, si vive alla giornata».

E quelle belle immagini dei camion umanitari carichi di cibo?

«Per il cibo bisogna pagare. I video della propaganda mostrano i mercati pieni come gli scaffali della Coop ma io ho visto i bambini portati via di peso dai genitori senza soldi mentre guardavano in lacrime le scatolette di tonno».

E voi lì, impotenti.

«In lacrime anche noi. Se smetti di commuoverti devi cambiare lavoro. Sono rimasto straziato dai piccoli che facevano lo scivolo sul tetto collassato di una casa. Il gioco, che salvezza. Ma dov'è la giustizia? Quel tetto sembrava di pongo, i piani crollati stratificazioni geologiche. Si è normalizzato l'assurdo. Sembra normale vedere la gente raccogliere la plastica per ricavarci gocce di carburante, ma normale non è. Gaza è stata Rimini, con il suo traffico di alberghi e runner sul lungomare. Ora quel lungo viale che porta alle spiagge è pieno di zombie».

lunedì 27 aprile 2026

Un giorno tutti diranno di essere stati contro


Questo libro è allo stesso tempo un pugno nello stomaco e una profezia. Racconta quella strana amnesia collettiva che colpisce l'umanità: quando le atrocità finiscono (anche se il genocidio a Gaza non è mai finito, prosegue solo a un'intensità diversa), improvvisamente nessuno era d'accordo, nessuno ha guardato, nessuno ha sostenuto il sistema. Ma l'autore ci dice che la realtà, mentre accade, è fatta di silenzi e complicità (il nostro governo ha molto da rimproverarsi in questo senso). 

​El Akkad è nato al Cairo, in Egitto, nel 1982, ma è cresciuto a Doha, in Qatar. Da adolescente si è trasferito in Canada, dove vive tuttora. Questa identità "di confine" (egiziano-canadese) gli permette di guardare all'Occidente e al Medio Oriente con lucidità, non appartenendo totalmente a nessuno dei due mondi. Prima di diventare un romanziere di successo è stato per dieci anni un inviato di punta per il The Globe and Mail. Ha seguito da vicino, come inviato sul campo, alcuni degli eventi più drammatici del nostro secolo: la guerra in Afghanistan, le rivolte della Primavera Araba in Egitto e le proteste di Ferguson negli Stati Uniti.

Questo libro è, in sostanza, un grande atto d'accusa, poetico e tagliente al tempo stesso, all'ipocrisia occidentale nei confronti di ciò che succede a Gaza.

venerdì 27 febbraio 2026

Fari spenti

Mentre il panem et circenses si è spostato dalle olimpiadi a Sanremo, continuano a uscire regolarmente i rapporti dell'Unrwa (qui l'ultimo, di qualche giorno fa) sullo sterminio dei palestinesi che non si è mai fermato. I palestinesi a Gaza continuano a morire per fame, malattie, freddo, mentre in Cisgiordania i coloni israeliani e l'esercito di Netanyahu continuano indisturbati a violentare e uccidere la popolazione locale e ad allargare l'occupazione di terre non loro. Però se qualcuno osa dire che gli israeliani che fanno queste cose sono criminali assassini è antisemita.

Qualche giorno fa il cardinale Pizzaballa, che era tra i papabili nella successione a Francesco, nell'indifferenza generale ha detto che la comunità internazionale permette a Israele di fare quello che alla Russia viene negato. Nessuno ha commentato questa verità che certifica il nostro ormai leggendario doppio standard morale. D'altra parte c'è Sanremo.

venerdì 30 gennaio 2026

Hundred year longer

Tramite Il blog dell'Alligatore sono venuto a conoscenza di questo struggente pezzo di Billy Bragg, un cantautore che ho amato molto nella mia giovinezza. Lo ripubblico qui per ricordare che, anche se non ne parla più nessuno, lo sterminio dei palestinesi è ancora in corso. Il calo di attenzione mediatica è dovuto a un fenomeno chiamato compassion fatigue (stanchezza della compassione), che si verifica quando l'attenzione del pubblico e dei media cala per mancanza di novità clamorose o improvvise.

In realtà la situazione sul campo è ancora drammatica. I rapporti delle Nazioni Unite e delle principali ONG continuano a descrivere una situazione di carestia imminente, collasso del sistema sanitario e un numero di vittime civili che continua a salire, mentre nel frattempo Israele ha riconosciuto - aveva sempre negato che l'entità dell'orrore avesse cifre simili - la sostanziale correttezza del conteggio dei morti stilato da vari organismi internazionali in più di tre anni di sterminio sistematico.

Ma adesso è il momento di Minneapolis, fino a quando passerà anche lui.


martedì 2 dicembre 2025

Il risveglio di Tajani

L'aggressione dei tre attivisti italiani in Cisgiordania da parte dei coloni israeliani ha provocato la veemente e indignata reazione dell'ineffabile Tajani, il quale ha dichiarato che l'aggressione è "inaccettabile" e il fatto in sé è "gravissimo". Poi si è calmato e ha belato qualcosa al governo israeliano, chiedendo cortesemente (guai disturbare) che queste aggressioni non si ripetano più, ché non sta bene.

Ci sono voluti tre italiani presi a bastonate da quei simpatici ragazzi che occupano illegalmente dal 1967 la Cisgiordania per fare uscire dal letargo il ministro Tajani. Adesso che abbiamo la sua attenzione su questa situazione, prima che si assopisca di nuovo e torni ad abbracciare il sonno dei giusti potrebbe anche dire qualcosa sul fatto che i coloni israeliani occupano illegalmente quelle terre da 60-70 anni, sottoponendo a violenze, soprusi, prevaricazioni i legittimi abitanti. 

Breve riassunto per Tajani e i tanti smemorati che pullulano su queste lande.

L’espansione di insediamenti (colonie/“settlements”) da parte degli israeliani in Cisgiordania è iniziata dopo la guerra del 1967, quando quel territorio fu occupato da Israele. Nel corso dei decenni il numero di insediamenti e di coloni è cresciuto considerevolmente: entro il 2024-2025 si stimano circa 500.000 coloni nella Cisgiordania occupata (più altri nella parte di Gerusalemme Est). Secondo Wikipedia, "la violenza settaria e gli attacchi da parte di coloni contro Palestinesi nella Cisgiordania sono documentati da almeno gli anni 2000, con seri monitoraggi internazionali che iniziano formalmente nel 2006. Tra il 2010 e il 2019, ad esempio, secondo l’agenzia umanitaria dell’ONU per i Territori Occupati, sono stati registrati migliaia di attacchi da parte di coloni: almeno 2.955 incidenti, oltre 22 Palestinesi uccisi, e più di 1.258 feriti. Dal 2022 in poi i dati mostrano un marcato aumento degli attacchi: nel 2023 è stato il “record” per numero di incidenti di violenza da coloni nella Cisgiordania. Dal 2024 al 2025 la frequenza delle aggressioni è aumentata ulteriormente: secondo dati recenti, gli attacchi sono diventati quasi quotidiani — con mediamente diversi incidenti al giorno."

Ecco, questa è la situazione in quelle zone: una popolazione che occupa illegalmente territori non suoi, da decenni fa oggetto di vessazioni, intimidazioni, soprusi, violenze i legittimi abitanti di quella terra, mentre Tajani e molti di quelli che l'hanno preceduto dormivano il sonno dei giusti.

venerdì 14 novembre 2025

Assopimenti

Anche se quella tragedia è sparita dai radar con l'arrivo del cessate il fuoco, non significa che adesso là va tutto bene. Abbiamo vissuto il cessate il fuoco con un atteggiamento di sollievo? Certo. Ma io sospetto che il sollievo non derivi tanto dall'immaginare che i massacri siano finiti - e non sono mai finiti - ma derivi dall'avere finalmente una scusa per non doverne parlare più.

martedì 14 ottobre 2025

Lucidità

Credo che il commento più lucido sul surreale comizio di Trump al parlamento israeliano sia quello di Marie Gouze.

sabato 11 ottobre 2025

Tregua

Chi cerca di capire e di interpretare gli avvenimenti del mondo basandosi su quanto dicono e scrivono gli esperti e gli studiosi (in questo caso di geopolitica), non capisce bene cosa ci sia da festeggiare riguardo al raggiungimento della tregua tra Hamas e Israele. C'è sollievo, ovvio. Si vedono le immagini dall'alto delle centinaia di migliaia di sfollati palestinesi che tornano a casa loro e queste immagini commuovono. Sfollati che tornano perché immaginano che durante questa tregua nessuno gli sparerà più addosso mentre sono in fila per un piatto di minestra e nessuno bombarderà più le loro case. Quelle case che non esistono più, dal momento che il 90 per certo del territorio di Gaza è raso al suolo. Letteralmente.

Ma la tregua raggiunta, che non si sa quanto durerà, è il primo passo di altri cento che ci sono da fare prima di essere sicuri che si arrivi a qualcosa di definitivo. Siamo all'uno per cento del percorso da fare.

Personalmente gioirò quando Netanyahu sarà tradotto in galera per il resto della sua vita per ciò che ha fatto, assieme ai suoi ministri della destra religiosa radicale che non hanno firmato gli accordi e si rifiutano di farlo. Festeggerò quando si comincerà ad andare oltre il primo punto di partenza che è questa tregua, estremamente fragile e dagli esiti incerti. Festeggerò quando la Cisgiordania sarà liberata dalle violenze brutali dei coloni israeliani, che la occupano illegalmente da decenni in barba a ogni risoluzione ONU. Festeggerò quando finalmente i palestinesi potranno vivere nel loro territorio senza essere circondati da ogni lato dai carri armati israeliani. Ma ce n'è di strada da fare, ancora.

Festeggerò quando anche l'Europa risponderà dei due anni di connivenza silenziosa con lo sterminio dei palestinesi. La donnetta urlante a capo del nostro governo è già salita sul carro dei vincitori (vincitori di cosa?) dichiarando che per il raggiungimento di questa tregua l'Italia ha svolto "un lavoro silenzioso". Falso. L'unico lavoro silenzioso che ha fatto l'Italia è stato supportare in tutto e per tutto il genocidio dei palestinesi per due anni. Nient'altro. Festeggerò anche quando questa fabbricatrice seriale di menzogne se ne sarà andata a casa e, in un sussulto di dignità e orgoglio, la maggioranza degli italiani rassegnati e sfiduciati manderà al governo qualcuno che sia veramente degno di rappresentarli. Ma anche qui c'è ancora il 99 per cento di lavoro da fare.

venerdì 3 ottobre 2025

Dalla parte giusta

Ovunque ci sono immagini di piazze piene. Alcuni commentatori, più o meno sempre i soliti, alzano le spalle, irridono, sfottono e dicono che le manifestazioni in piazza non servono a nulla e che anche la missione della Flotilla non è servita a nulla, e continuano una sistematica opera di delegittimazione sia delle piazze che della missione. 

Invece servono, servono eccome queste manifestazioni. Servono a riconoscere chi sta dalla parte giusta della storia da chi sta da quella sbagliata. Servono a smarcarsi e a mettere le distanze tra chi ha ancora un minimo senso di umanità da chi l'ha perduto definitivamente. Tra chi se ne frega dello sterminio del popolo palestinese e chi ritiene disumano e intollerabile che un esercito spari su bambini in fila per un pezzo di pane e un po' d'acqua. Queste manifestazioni servono a distinguere chi è morto dentro da chi ancora ha un cuore. 

È notizia di qualche giorno fa che l'organo israeliano che ha il compito di controllare l'ingresso degli aiuti a Gaza (Cogat) obbliga i donatori di alimenti a rimuovere dai loro carichi biscotti, miele e vasetti di marmellata, perché considerati troppo energetici per i bambini, quei bambini e quelle donne che stanno morendo di fame. Ecco, quelle piazze e quella missione servono a separare chi rifiuta tutto questo da chi lo accetta, chi ritiene che non si possono ammazzare centomila persone e radere al suolo un paese intero e chi invece pensa che si possa fare. Il discrimine è tutto qui, il resto è solo fumo negli occhi.

mercoledì 1 ottobre 2025

La parte con cui stare



La signora Meloni è particolarmente attiva, in questi giorni, sui suoi canali social. Oggetto dei suoi post è la missione umanitaria, e soprattutto politica, della Flotiglia. Nell'ultimo di questi post accusa addirittura i partecipanti di irresponsabilità perché rifiutandosi di invertire la rotta e tornare indietro metterebbero in pericolo la realizzazione del fantasmagorico piano di pace partorito da Trump. 

Ovviamente si tratta di una scemenza colossale, ma sappiamo bene, e soprattutto la Meloni lo sa bene, che su un certo tipo di elettorato le sue uscite hanno sempre buona presa.

Quello che effettivamente è incredibile è che questi 500 attivisti, di cui 60 sono italiani, oltre ai possibili e molto probabili attacchi militari che potrebbero arrivare dalla marina israeliana devono guardarsi dagli attacchi che arrivano dalla stampa, da una parte cospicua parte della società e dalle più alte cariche istituzionali, Mattarella compreso.

Questi atteggiamenti sono incredibili perché la scelta è tra due situazioni. Da una parte ci sono 500 attivisti che partecipano a un'iniziativa umanitaria internazionale con l'obiettivo di rompere il blocco navale israeliano (illegale, secondo la quasi totalità degli esperti) della Striscia di Gaza, rifornire di viveri e medicinali la popolazione palestinese che muore letteralmente di fame e istituire un corridoio umanitario permanente che consenta di supportare i superstiti allo sterminio portato avanti da Israele. Dall'altra parte ci sono gli autori dello sterminio. Com'è possibile non essere dalla parte dei primi?

Poi, ovvio, sappiamo tutti, e lo sanno bene anche gli attivisti, che poche decine di tonnellate di cibo e medicinali sono una goccia nel mare di quella disperazione, ma l'iniziativa prima ancora che umanitaria è politica e serve a dire al mondo (Europa in particolare): Signori, mentre voi da due anni non muovete un dito contro il genocidio dei palestinesi, e anzi ne siete in larga parte anche complici, noi cerchiamo di porre un argine alla vostra ignavia. 

Com'è possibile non stare da questa parte senza se e senza ma?

martedì 23 settembre 2025

Alle radici del Sionismo estremista

La storia in generale è complessa, si sa. La storia del Sionismo e di come dai primi ebrei arrivati in Palestina alla fine dell'Ottocento si sia arrivati allo sterminio dei palestinesi in corso oggi, è forse ancora più complessa. I ragazzi di Nova Lectio, uno dei canali Youtube a mio avviso più interessanti in circolazione, hanno provato a condensare la storia del Sionismo in una ventina di minuti, e secondo me hanno fatto un ottimo lavoro.

lunedì 22 settembre 2025

Percezioni

Riporto questo post di Alessandro Gilioli che ho letto su Facebook. Gilioli è uno dei motivi per cui ancora rimango sulla piattaforma di Zuckerberg.

Qual era la percezione di Israele, fuori da Israele, prima dello sterminio in corso e qual è ora? Ma soprattutto quale era la percezione nel mondo degli ebrei (dopo duemila anni di discriminazioni e l'Olocausto) e quale è ora? Come può incidere, nella storia, nel futuro, questo radicale cambio di percezione? Ne verrà chiesto il conto a qualcuno? In buona sostanza, chi ha distrutto la stima di milioni di persone verso gli ebrei - il popolo che ha dato al mondo tra gli altri Spinoza, Freud, Arendt, Kafka, Benjamin, Roth, Bellow, etc etc etc?  
Personalmente a me interessa più questo - storicamente parlando - delle vetrine spaccate da quattro coglioni o infiltrati, ma sicuramente sbaglio.

venerdì 19 settembre 2025

Superiorità


Quando la mattanza sarà finita, tutti i palestinesi saranno stati massacrati e i pochi superstiti deportati; quando su quella lunga distesa di cadaveri e macerie sorgerà la Dubai mediterranea con spiagge, piscine e stabilimenti balneari, voglio vedere chi, in Europa, avrà ancora il coraggio di dire che noi siamo una civiltà superiore perché abbiamo inventato i diritti umani, la democrazia, le varie convenzioni di Ginevra, l'ONU, il diritto internazionale umanitario.

Sono tutte maschere che noi usiamo quando ci fa comodo e che mettiamo ipocritamente da parte quando i carnefici siamo noi. Non abbiamo niente di superiore rispetto a nessuno. Non l'abbiamo mai avuto.

martedì 16 settembre 2025

Disarmati

Guardavo poco fa le immagini che arrivano da Gaza in queste ore, e non so cosa dire, come commentare. Mi sento disarmato, impotente di fronte alla portata di ciò che sta facendo Israele. Con l'inizio dell'operazione di terra l'esercito israeliano sta mettendo in atto la soluzione finale per completare lo sterminio dei palestinesi. Lo so, la locuzione "soluzione finale" richiama un'altra grande tragedia del secolo scorso nella quale quelli che oggi sono i carnefici erano le vittime. È un'espressione troppo forte? Non credo, se si guardano le immagini dello sterminio in corso.

Ogni tanto penso a questa pagina della nostra storia, a come verrà riportata sui libri, e penso a tutti quelli che la studieranno e si chiederanno come è stato possibile che tutto ciò sia accaduto senza che nessuno abbia mosso un dito. E non trovo risposta. 

Matteo Saudino, in questo breve video, racconta sinteticamente ciò che sta succedendo accompagnando il tutto con alcune amare riflessioni.

mercoledì 27 agosto 2025

Fenomenologia di Molinari

Se prendessimo per buona l'affermazione di Molinari, il suo abbandono di uno studio televisivo dopo essersi trovato con un fucile puntato alla schiena sarebbe un abbandono volontario. Ci sono livelli di malafede e disonestà intellettuale, nel grande mondo dell'informazione, riguardo a ciò che succede a Gaza, che fanno rabbrividire.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...