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lunedì 16 marzo 2026

Differenze


La Russia "invade" l'Ucraina, oppure "aggredisce" l'Ucraina. Israele "entra" in Libano, un verbo che evoca l'immagine di chi bussa a una porta e viene fatto accomodare. Poi poco importa che l'IDF, "entrando" in Libano, dal 2 marzo a oggi, 16 marzo, abbia fatto 880 morti di cui almeno 110 bambini e circa 67 donne. Poco importa che siano stati uccisi finora 38 tra medici, paramedici e infermieri e che i feriti siano oltre 2.100. Poco importa che la situazione umanitaria sia critica, con circa 1 milione di persone (quasi il 20% della popolazione libanese) costrette ad abbandonare le proprie case, in particolare nel sud del Paese e nei sobborghi meridionali di Beirut.

Poco importa. Ciò che importa è che Israele "entra" (hanno usato questo verbo anche il Corriere e altri), la Russia invade/aggredisce. Quando il doppio standard si nasconde anche nella sintassi.

venerdì 17 ottobre 2025

Ucraina, la guerra e la storia


Ci sono due modi per approcciarsi alle vicende complesse della nostra epoca: leggere gli articoli dei quotidiani o (meglio) leggere i libri che trattano delle suddette vicende. A questo proposito ho appena terminato questo interessantissimo saggio scritto dallo storico Franco Cardini e dal generale Fabio Mini, che negli anni 2000 ha ricoperto l'incarico di capo di Stato maggiore del comando Nato per il sud Europa. 

La parte più interessante del libro è la prima, quella scritta da Cardini, che indaga le cause storiche che hanno condotto al tragico epilogo dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Come ormai tutti dovrebbero sapere, la guerra russo-ucraina (in realta guerra russo-americana) non inizia il 24 febbraio del 2022, bisogna tornare indietro almeno fino al colpo di mano ucraino in funzione antirussa del 2014, come data di inizio. Ma i prodromi di quello che sarebbe successo cominciarono a prendere forma già negli anni Novanta del secolo scorso, quando - e qui Bill Clinton ci mise molto del suo - furono progressivamente disattese le rassicurazioni sul non allargamento a est della Nato fornite da tutti i paesi europei alla Russia dopo il crollo dell'Unione Sovietica, rassicurazioni riassunte dalla dichiarazione del 17 maggio 1990 dell'allora segretario Nato Manfred Wörner: "Il fatto che noi siamo pronti a non schierare un esercito della Nato fuori dal territorio tedesco offre all'Unione Sovietica una stabile garanzia di sicurezza".

Poi, come si sa, o come almeno sa chi ha voglia di approfondire un po' andando oltre l'infantile invaso-invasore, le cose andarono diversamente. Questo ovviamente non significa giustificare ciò che ha fatto la Russia, sia ben chiaro, significa solo provare a sviscerare una vicenda complessa vecchia di secoli per cercare di capire come si è arrivati alla guerra che da tre anni insanguina l'Europa orientale. Una guerra in cui la Nato, quella Nato che secondo Papa Francesco abbaiava alle porte della Russia, ha responsabilità evidentissime. Se si vuole, e chiunque lo può fare, si può andare oltre l'ormai stucchevole ritornello dell'aggressore e dell'aggredito (se vogliamo restare su questo piano: quanti Paesi sovrani ha aggredito la Nato negli ultimi 70 anni?), basta avere voglia di farlo.

lunedì 15 settembre 2025

Eastern Sentry

In risposta ai droni di cartone russi arrivati sulla Polonia qualche giorno fa, la Nato lancia l'operazione di difesa Eastern Sentry. Alle operazioni parteciperanno Danimarca, Francia, Regno Unito, Germania, ognuna delle quali fornirà attrezzature militari diverse: F-16, Rafale, Eurofighter. Ovviamente - è notizia di poco fa - anche l'Italia parteciperà mettendo a disposizione altri due caccia Eurofighter, perché quando c'è da contribuire a fare una stupidaggine noi ci siamo sempre, fino in fondo. Il tutto mentre Russia e Bielorussia lanciano la loro esercitazione congiunta Zapad 2025. 

Prima o poi succederà qualcosa di irreparabile, e quando la frittata sarà fatta li voglio vedere i titoli di Corriere e Repubblica, quelli della guerra sine die fino alla vittoria finale sulla Russia.

Ho letto molti libri sulla stupidità umana. Tra i tanti ne ricordo uno di Stefano Mancuso nel quale il grande scienziato paragona la nostra specie a un bambino. Dal punto di vista evolutivo Homo Sapiens (lasciamo stare le infinite ironie che si potrebbero fare sul nome che ci siamo affibbiati da soli) è una specie giovanissima: ha meno di 300.000 anni, che sulla scala evolutiva della vita sono tipo un battito di ciglia. Ma, pur essendo giovanissimi, l'evoluzione ci ha dotati di un cervello di dimensioni estremamente grandi, più grandi rispetto a quelle di ogni altro animale presente sul pianeta. Scriveva Mancuso che un cervello del genere dentro la capoccia di una specie così giovane è l'equivalente di un martello in mano a un bambino di due anni.

Lasciate libero di girare per casa un bambino di due anni con un martello in mano e tornate dopo mezza giornata per vedere cosa rimane della casa. Ecco, noi siamo nel mondo come quel bambino di due anni con in mano il martello. Poi, certo, abbiamo anche scritto la Divina commedia e scolpito la Pietà, ma allo stesso tempo abbiamo ormai distrutto il pianeta e siamo già dentro la sesta estinzione di massa, che a differenza delle precedenti è interamente provocata da noi.

Però siamo Homo Sapiens (e vogliamo sconfiggere la Russia).

domenica 17 agosto 2025

Cari europei

Col senno di poi, non sarebbe stato meglio da parte dell'Europa tenere aperta fin dall'inizio anche una via diplomatica per la risoluzione della controversia tra Russia e Ucraina? 

Probabilmente sì, come scrive Tiziana Ferrario in questo articolo. Magari poi non sarebbe servito e si sarebbe proseguito comunque con la guerra, ma almeno tentare. Invece si è scelto di esecrare ogni via negoziale in nome della guerra e della vittoria finale sulla Russia (come se fosse possibile sconfiggere la Russia), col risultato che oggi, tre anni dopo, le richieste di Putin sono molto più pesanti rispetto a quelle di Istambul del 2022 (allora la Russia si limitava a chiedere la neutralità dell'Ucraina e lo stop all'avanzamento della Nato, oggi aggiunge rivendicazioni territoriali) e Trump nell'incontro di ieri in Alaska ha già dichiarato di essere disposto a concedergliele.

Ma noi no. Col nostro tipico approccio infantile e irrazionale alle vicende della storia, tipo bollare come filo-putiniano chiunque suggerisse di tentare di parlarci, abbiamo raggiunto lo splendido risultato di essere arrivati ai negoziati (perché adesso non c'è altra via che il negoziato) in condizioni molto peggiori rispetto a tre anni fa. E c'è pure chi sbatte i piedi, come fanno appunto i bambini, perché 'sta cosa non gli garba.

domenica 3 agosto 2025

Not one inch eastward

L'espressione "Not one inch eastward", che significa "Non un centimetro a est" (la frase completa è: "La Nato non si espanderà un centimetro a est rispetto alla sua posizione attuale") fu pronunciata dal segretario di stato americano James Baker, sotto la presidenza USA di Bush padre, il 9 febbraio 1990 durante un incontro con l'allora presidente russo Michail Gorbačëv al Cremlino. L'incontro tra i due avvenne circa quattro mesi dopo la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, e servì a definire gli sviluppi geopolitici successivi alla caduta del muro. In quell'incontro (riassumo) il segretario di stato americano prese l'impegno con Gorbačëv che la Nato non si sarebbe allargata oltre il confine della Germania ovest, mentre il presidente russo si impegnò a garantire una riunificazione pacifica delle due Germanie (nella Germania est stazionavano allora 600.000 soldati russi).

Perché è importante questo fatto? Perché diede l'avvio, nonostante le ripetute rassicurazioni, all'espansione della Nato verso est, e questa espansione è ciò che molti considerano la principale causa che ha portato la Russia a invadere l'Ucraina.

Le due narrazioni rispetto all'allargamento della Nato a est, quella della Nato e quella della Russia, divergono qui: per la Nato non fu data alcuna rassicurazione in questo senso ai russi, per i russi queste rassicurazioni furono promesse e poi disattese. Chi ha ragione?  

Il professor Alessandro Orsini, qualche giorno fa, durante la presentazione di un suo libro ha riassunto in mezzora l'intera storia in maniera molto particolareggiata a partire dalla caduta del muro fino all'invasione dell'Ucraina. Siccome Orsini è inviso all'opinione pubblica per le sue posizioni ritenute filo-russe (il Corriere della Sera lo inserì addirittura in una ridicola lista di proscrizione di presunti propagandisti russi), ho ascoltato attentamente la sua lezione e mano a mano che faceva affermazioni fermavo il video e andavo a controllare e a verificare la correttezza di tali affermazioni. Ne ho isolate tre e di tutte e tre ho trovato precisi riscontri in rete. Qui, qui e qui le fonti relative all'incontro tra Gorbačëv e Baker del 9 febbraio 1990; qui la fonte sulla telefonata tra il ministro degli esteri tedesco dell'epoca, Hans-Dietrich Genscher, e il suo omologo russo Eduard Shevardnadze, telefonata nella quale il primo forniva al secondo le medesime rassicurazione che Baker aveva dato in precedenza a Gorbačëv. 

La terza e ultima dichiarazione di Orsini che ho provato a verificare riguarda ciò che successe il 7 settembre 2023. In quella data l'ex segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, durante un'audizione alla Commissione affari esteri del Parlamento europeo dichiarò che Putin aveva cercato di trattare per evitare che si arrivasse al tragico epilogo dell'invasione e, in maniera implicita, che l'allargamento della Nato a est era una delle cause della guerra. Per la precisione, le sue parole furono le seguenti (fonti: qui e qui): "Nell’autunno del 2021 Vladimir Putin voleva la promessa per cui la Nato non si sarebbe mai più ampliata, ci ha inviato una proposta di trattato che abbiamo deciso di non firmare". In sostanza, Stoltenberg ammette che la Russia, prima di invadere l'Ucraina, aveva provato a negoziare ma la Nato aveva rifiutato quel negoziato. Intendiamoci, la Nato aveva legittimamente ogni diritto di rifiutare le condizioni chieste da Putin qualora le avesse ritenute inaccettabili, ma il punto è un altro: l'ammissione da parte di Stoltenberg che Putin aveva inviato una bozza di accordo smentisce la narrazione secondo cui i russi non hanno mai tentato di negoziare. In un contesto in cui le cose stavano precipitando, e si sapeva che stavano precipitando, un atteggiamento responsabile della Nato sarebbe stato quello di dire: Ok, le pretese di Putin sono inaccettabili, ma prima di sbarrare immediatamente la porta, magari proviamo a sederci a un tavolo, parliamone per vedere cosa si può modificare, se si può limare qualcosa. Invece no, l'atteggiamento della Nato in questo frangente è stato di immediata chiusura.

Alcune precisazioni, onde evitare di essere frainteso. Dopo la caduta del muro la Nato aveva tutto il diritto di allargarsi a est, così come gli stati diventati indipendenti avevano tutto il diritto di guardare a ovest. E sa il cielo quanto queste aspirazioni fossero legittime dopo la tanto agognata liberazione dall'opprimente giogo russo. Quello che si contesta alla Nato è l'aver disatteso le promesse e le rassicurazioni date alla Russia dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Rassicurazioni che furono date da tutti i leader europei di allora e poi non mantenute. L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, cioè l'aggressione a uno stato sovrano da parte di un altro stato, è un atto che va contro ogni convenzione internazionale ed è da condannare, non ci piove. Così come non ci sono dubbi sul fatto che Putin è un criminale di guerra per ciò che sta facendo in Ucraina. Ma proviamo a immaginare di invertire le parti: se al posto della Russia ci fossero stati gli USA, come si sarebbero comportati? Avrebbero fatto qualcosa di diverso dalla Russia, vedendo che eserciti e nazioni ostili si avvicinavano progressivamente ai loro confini? Quando nel 1962 l'Unione Sovietica piazzò i suoi missili nucleari a Cuba, missili che avrebbero potuto raggiungere Washington in un quarto d'ora, cosa fece Kennedy? Blocco navale immediato e intimazione ai russi di rimuoverli immediatamente. Lì si fu veramente a un passo dalla terza guerra mondiale nucleare e fece bene Kennedy a muoversi in questo modo, perché capiva che quei missili erano una minaccia gravissima alla sicurezza dell'America. Esattamente come per Putin i missili della Nato ai confini della Russia vengono visti come una minaccia alla sua sicurezza. Se, ipoteticamente, il Messico decidesse oggi di ospitare missili russi o di un'altra potenza sul suo territorio, quanto credete che impiegherebbe Trump (o chiunque ci fosse al suo posto) a invadere il Messico, rovesciare il governo e mettere al suo posto un governo amico? La Russia fa la stessa identica cosa. Perché sia la Russia che gli USA sono imperi, e la sicurezza, o la sua percezione, per gli imperi è questione vitale. Quindi non si vuole qui giustificare ciò che sta facendo la Russia, che ha commesso atti che non hanno alcuna giustificazione sul piano del diritto internazionale, si prova solo a contestualizzare gli avvenimenti per capire meglio ciò che succede. Capire e giustificare sono due cose diverse, anche se noi facciamo generalmente una fatica immane a rendercene conto.

venerdì 25 luglio 2025

Chi ci va, poi, a combattere?

A me piace leggere sempre i pro e i contro delle cose, e questo ovviamente vale anche per la questione del riarmo europeo e italiano e per la questione dell'aumento delle spese militari per difenderci. Leggendo e ascoltando le due campane, quelle favorevoli e quelle contrarie - quelle favorevoli si possono leggere ovunque, su qualsiasi media mainstream - a me convincono di più quelle contrarie. 

I motivi sono parecchi, ma quello principale è che non ho ancora trovato nessuno che mi spieghi in maniera seria e documentata chi è il nemico contro cui dobbiamo difenderci. È una domanda semplice, ma evidentemente la risposta non lo deve essere altrettanto, dal momento che nessuno è in grado di fornirla con criteri di serietà e senza il ricorso a bufale/barzellette tipo quella che i russi vorrebbero invaderci.

sabato 22 febbraio 2025

La terribile minaccia (inesistente)

Diceva ieri Macron che per difenderci dalla futura minaccia russa una volta raggiunto un cessate il fuoco l'Ue dovrà investire nell'imminente futuro 250 miliardi di euro l'anno per i prossimi 5-10 anni e organizzarsi per dispiegare 300mila soldati in più. Tutto questo per garantirsi l'autosufficienza difensiva dopo la fine del supporto americano annunciata da Trump. La storia della terribile minaccia russa che incomberebbe alle nostre porte ci viene somministrata con una certa regolarità fin dall'inizio della guerra, quando qualcuno evidentemente in preda ai fumi dell'alcol ipotizzava che le mire espansionistiche di Putin sarebbero potute arrivare fino a Lisbona.

Tutto questo nonostante lo stesso presidente russo abbia più volte ammesso di non avere il potenziale militare per poter fare una cosa simile e nonostante lo stesso ex segretario generale della Nato Stoltenberg abbia più volte dichiarato di non vedere "alcun pericolo di un attacco imminente contro qualsiasi alleato Nato [...] Questa idea che ci sia una sorta di conto alla rovescia verso la prossima guerra è sbagliata." 

Si può ipotizzare che la bufala della minaccia russa sia effettivamente una bufala anche da alcuni dati oggettivi: in tre anni di guerra la temibile Russia che dovrebbe nel prossimo futuro arrivare a Lisbona non è riuscita neppure a prendersi l'intero Donbass, mentre il territorio ucraino conquistato non arriva al 20% del totale. In più, la Russia è un paese che ha un Pil equivalente a quello della Corea del sud, che investe in armamenti un decimo di quanto investe la Nato e che ha una popolazione totale che è poco più del doppio di quella italiana e meno di un quarto della popolazione europea, mentre l'intero Paese versa attualmente in una crisi demografica spaventosa. Tutto ciò su un territorio che è per estensione il più grande del pianeta e che possiede infinite quantità di materie prime. 

Ecco, secondo Macron (e altri) un Paese del genere avrebbe qualche interesse nel prossimo futuro a occupare l'Europa, quando invece mi sembra molto più plausibile che quella della Russia sia una guerra esistenziale combattuta in chiave di difesa dall'espansionismo della Nato. 

Quindi, ricapitolando, nei prossimi anni l'Europa (Italia compresa) dovrà investire un fiume di miliardi di euro nella difesa da una minaccia che definire irrealistica è già stare larghi. Soldi che, ovviamente, verranno tolti al sociale (sanità, istruzione, lavoro ecc.), come documentava già il Rapporto Arming Europe di un anno fa, in cui si legge:

L’aumento della spesa militare da parte dei Paesi europei non è in alcun modo “coperto” dalla crescita economica, ma, avvertono gli autori, è in netto contrasto con l’economia europea caratterizzata da stagnazione e spinte inflattive. In poche parole, il rapporto Arming Europe evidenzia che la corsa agli armamenti dell’Europa non è giustificata sulla base di esigenze di sicurezza, ma potrebbe destabilizzare ulteriormente l’ordine internazionale. L’aumento della spesa militare è avvenuto, infatti, tagliando voci di spesa pubblica necessarie non solo allo sviluppo della società e del benessere, ma fondamentali anche per la sicurezza. Più precisamente nell’ultimo decennio nei Paesi europei che aderiscono alla NATO la spesa pubblica è aumentata del 20%, a fronte di un aumento della spesa militare del 46%: più del doppio. E questo a scapito dell’istruzione, i cui fondi sono aumentati solo del 12%; della protezione ambientale, il cui aumento si arresta al 10%, e della sanità, per la quale in dieci anni ci si aspetterebbe un aumento maggiore del 34%.

A questo punto, forse è un po' più chiaro da dove potrebbe arrivare la vera minaccia per l'Europa.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...