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mercoledì 26 novembre 2025

Affetto


Quando leggo titoli come questo penso al lettore medio di Libero, che magari lo acquista pure e quindi ci spende dei soldi, e mi viene spontaneo un moto di affetto nei suoi confronti. Mi verrebbe istintivamente da abbracciarlo e mi piacerebbe provare a spiegargli che in fondo non è colpa sua se viene preso per i fondelli da anni senza rendersene conto. Poi però mi passa.

(La vicenda del riconoscimento dei matrimoni gay è spiegata bene qui; se magari volete girare l'articolo a qualche vostro conoscente che legge Libero...)

lunedì 8 settembre 2025

Succede


Succede che a Venezia vince alcuni premi il film The voice of Hind Rajab, diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania. Il lungometraggio racconta la tragedia della bambina palestinese di sei anni rimasta intrappolata in una macchina e uccisa senza pietà dai soldati israeliani.

Succede che quelli del Foglio, forse il giornale più filo-sionista che abbiamo in Italia, letto peraltro da quattro gatti, commenta la notizia nel modo che vedete qui sopra (per i forti di stomaco l'"articolo" è qui). Chiaro il sotteso del pezzo, no? Morire non è tutta questa tragedia, se si deve poi vivere subendo le regole di certe culture.

Naturalmente il pezzo in questione non poteva non sollevare una certa dose di indignazione anche tra i lettori del giornale, i quali lettori evidentemente cascano dal pero, dal momento che il Foglio è da sempre questa roba qua, fin dai tempi di Giuliano Ferrara. È il giornale su cui scrivono quelli come Camillo Langone, l'integralista cattolico che intima ai padri di non mandare le figlie all'università ma di tenerle in casa a fare figli per risolvere il problema della denatalità (a Langone ho dedicato parecchi post nel corso degli anni, oggi sono pentito di aver sprecato così il mio tempo).

Ecco, nel nostro paese abbiamo giornali gestiti da disadattati su cui scrivono evidentemente altrettanti disadattati. Giornali che campano grazie ai contributi elargiti dallo Stato (altrimenti ciao) ma che qualcuno, inspiegabilmente, compra.

giovedì 31 luglio 2025

Il cherry picking di Rampini

C'è stato un periodo in cui non mi dispiaceva l'idea di abbonarmi al Corriere della Sera e bypassare così il paywall per leggere integralmente gli articoli, ma non mi sono mai deciso. Poi, quasi due anni fa, è iniziato il genocidio a Gaza e il Corriere ha scelto di seguire la linea dell'omertà, della minimizzazione, se non a volte della giustificazione e lì il mio proposito di abbonamento si è definitivamente spento. 

A dare il colpo di grazia alle mie frequentazioni internettiane del quotidiano su cui in epoche di gloria scrissero Calvino, Buzzati, Montale, Moravia, Pasolini, Montanelli, Biagi (solo per citarne alcuni) è arrivato Federico Rampini a sproloquiare di clima.

lunedì 7 aprile 2025

La nostra (dis)informazione

Fa sempre un po' tenerezza il modo propagandistico e parziale in cui nel nostro paese vengono raccontate le cose, anche se ormai dovremmo esserci abituati. Ulteriore testimonianza di questo andazzo è il modo in cui giornali e media in genere hanno raccontato le due piazze di questo ultimo periodo, quella pro-Europa di Michele Serra e quella pentastellata di sabato scorso contro il riarmo. La prima ha avuto coperture urbi et orbi da parte di tutti i media, i quali hanno dato largo spazio agli interventi di ogni partecipante, compresa quello molto infelice di Vecchioni, il tutto condito da un profluvio di immagini scattate dall'alto a testimonianza dell'enorme partecipazione. 

La seconda, pur avendo avuto eguale se non maggiore successo, è stata raccontata parlando solo della influencer napoletana e evitando accuratamente di postare foto dall'alto per evitare il colpo d'occhio. Lo scopo era chiarissimo: dare l'idea che la partecipazione era bassa e che il livello della manifestazione era tarato sulla famosa influencer. Il livello della manifestazione è stato invece molto più elevato, dal momento che tra gli intervenuti c'erano personalità del mondo della cultura e della società civile del livello di Alessandro Barbero, Tomaso Montanari, Marco Travaglio, l'economista Jeffrey Sachs, Mario Tozzi, Barbara Spinelli (figlia di Altiero Spinelli, uno degli estensori del Manifesto di Ventotene), e poi Alex Zanotelli, Massimo Wertmuller e altri.

Tutto questo è stato beatamente ignorato. Per i media la manifestazione è stata all'insegna della tiktoker napoletana. Prendiamo atto, così come prendiamo atto, o almeno dovremmo, che quando stigmatizziamo l'informazione di regime russa o di qualsiasi altra autocrazia, per certi aspetti dovremmo cominciare a guardare alcune analogie con la nostra.

martedì 11 aprile 2023

Cosa ci vogliono fare mangiare


Vorrei dire un paio di cose al titolista di Panorama (e magari per conoscenza a Belpietro):

1) Nessuno ci vuole fare mangiare niente, dal momento che la carne coltivata è attualmente in fase di progetto e non esiste.

2) Quando anche fosse messa in commercio, e prima o poi lo sarà, non ci sarà alcun obbligo di consumarla. Sarà infatti messa in vendita come opzione, chi la vorrà la comprerà, chi non la vorrà continuerà ad acquistare la normale carne che ha sempre consumato.

3) Chi ci guadagnerà è presto detto: le aziende che investiranno in questo tipo di mercato. Allo stesso modo in cui un'azienda che produce telefonini guadagna coi telefonini, un'azienda che fabbrica ombrelli guadagna con la vendita degli ombrelli, un'azienda che produce pannelli solari guadagna con la vendita di pannelli solari. Tutto molto semplice, mi pare, no? 

L'intento di copertine simili è chiaro: suscitare una reazione emotiva (in questo caso paura) nelle persone predisposte a farsi abbindolare per mancanza di spirito critico e poca o nulla conoscenza delle cose, che poi è il target medio di chi legge questa roba.

mercoledì 20 luglio 2022

Il titolista di Panorama



Credo che il titolista di Panorama abbia bisogno di un ripasso di ortografia. "Perché" va infatti scritto con l'accento acuto, non grave; "dà", declinato come terza persona del presente indicativo del verbo dare, vuole l'accento, non l'apostrofo, che si usa al limite nella forma imperativa.

Mi si accuserà di eccessiva pignoleria, e forse è vero. Ma un conto sarebbe se questi errori li facessi io scrivendo sul mio piccolo blog di campagna coi miei 32 lettori, altro conto è la copertina di un settimanale a tiratura nazionale tra i più diffusi. Anche perché, parlare di argomenti complessi come la demografia e i vaccini senza sapere scrivere correttamente, potrebbe generare in chi eventualmente leggesse qualche dubbio sull'autorevolezza con cui vengono trattati.

domenica 27 marzo 2022

Tra batteria e chitarra


Una svista ci sta, può capitare. Magari uno è sopra pensiero, un attimo distratto e zac, ecco l'errore. Ma, nel caso specifico, se si ha l'accortezza di guardare un attimo la foto si capisce bene che Taylor Hawkins non sta suonando una chitarra. E ci si arriva anche senza essere musicisti. 

Una svista, dicevo, ci sta, il problema è che i giornali e i siti informativi traboccano di errori/sviste simili. Il buon Paolo Attivissimo ci ha quasi costruito un blog intero raccogliendo queste perle, in cui si trovano errori di ortografia, obbrobri linguistici, inesattezze storiche, strafalcioni geografici, scientifici e chi più ne ha più ne metta. E allora, forse, il problema è un po' più grave di una svista e riguarda la qualità del giornalismo di oggi (sistema di lavoro, criteri con cui vengono assunti i giornalisti nelle redazioni, competenze ecc.).

A margine, stavo pensando che, in fondo, sotto alcuni aspetti non è neppure una svista così grave, ed è perfino palusibile che, errore giornalistico a parte, ci siano realmente persone che effettivamente non conoscono la differenza tra una chitarra e una batteria. 

Prendete ad esempio un ragazzino di oggi che cresce ascoltando solo Sfera Ebbasta et similia e che magari ascolta questa "musica" (la chitarra elettrica non esiste più e il resto è quasi tutto costruito artificialmente con campionatori e computer) guardando i videoclip su YouTube. Se gli vai a spiegare che una volta la musica si faceva con strumenti veri e che ogni strumento aveva un suo ruolo e produceva un certo suono, potrebbe anche stupirsi.

domenica 14 marzo 2021

È morto a causa del vaccino?

La schermata che vedete qui sopra è tratta da Il resto del Carlino, uno dei quotidiani più diffusi in Emilia-Romagna e nelle Marche. Se il titolo fosse stato "Insegnante muore dopo essere andato dal gommista a cambiare le gomme alla sua auto", chi l'avesse letto cosa avrebbe pensato? Probabilmente a un errore del giornalista, oppure a un suo delirio causato da abbondanti libagioni. In ogni caso, nessuno avrebbe messo in correlazione la visita dal gommista con la successiva morte dell'insegnante. 

Un titolo messo giù in questo modo, cosa suggerisce? Che la relazione tra l'assunzione del vaccino e il decesso ci sia, sia palese. Peccato che nel relativo articolo in più di un punto sia chiaramente scritto che di questa relazione non vi è alcuna prova. Vi si legge infatti (neretto mio): "Il vaccino fatto dieci giorni fa, uno stato fisico che, per ragioni ancora da accertare, nei giorni successivi va via via scemando", e ancora: "...ora sarà necessaria un’inchiesta per capire [...] se esiste una correlazione tra la stessa [la morte] e il vaccino di AstraZeneca."

Ora, una persona mediamente intelligente e con una minima capacità di ragionamento e discernimento, non ha difficoltà a capire che un decesso che avviene dopo l'assunzione di un farmaco (oltretutto, dopo dieci giorni, come si legge nell'articolo) può essere anche frutto di una coincidenza e che non ha alcun senso, prima delle verifiche, ricorrere all'automatismo vaccino = morte. Il problema è che la maggior parte dei lettori del Carlino farà, purtroppo, questo automatismo, con tutto ciò che ne consegue quando dovrà decidere se vaccinarsi o no.

Naturalmente la correlazione non è da escludere, ma finché non sarà provata che senso ha fare un titolo di questo genere? Più in generale, che senso ha fare un articolo del genere? Diverso sarebbe stato il caso in cui, dopo tutti gli accertamenti e le indagini del caso, fosse emerso che il vaccino ha realmente causato la morte dell'insegnante, ma questa prova non c'è e, sono convinto, non ci sarà neppure al termine delle indagini, quando verranno alla luce le vere cause del decesso.

Questo articolo, come tantissimi altri in circolazione (anche Repubblica si è convertita al sensazionalismo acchiappa-clic), è l'ennesima dimostrazione di cosa è diventato il giornalismo oggi e relativi giornalisti. Quel giornalismo che poi, ipocritamente, si straccerà le vesti quando racconterà con indignazione che tantissimi italiani rifiuteranno di vaccinarsi. Quel giornalismo così bene descritto dal sempre ottimo Leonardo Tondelli in questo suo post.

domenica 25 ottobre 2020

La Svizzera nega la rianimazione agli anziani? No (per ora)

Ci sono notizie che sembrano fatte apposta per dimostrare il livello di serietà di certo giornalismo. Una di queste è quella che circola in queste ore, ripresa anche qua da noi con titoli sensazionalisti in chiave acchiappaclic, secondo cui la Svizzera, qualora la pandemia si aggravasse e le risorse sanitarie non dovessero bastare, sarebbe pronta ad abbandonare gli anziani al loro destino. Anzi, da come viene presentata la notizia da molti media, sembra che questa pratica sia già in atto. È effettivamente così? No, per ora, ma non è detto che non ci si debba arrivare, e comunque la faccenda è molto più complessa e articolata della faciloneria sensazionalistica con cui viene presentata. La spiega il sempre ottimo Attivissimo qui.

domenica 13 settembre 2020

Giornalismo


Credo che in questo paese sia ormai diventata improcrastinabile una seria riflessione collettiva su cosa è diventato oggi il giornalismo.

mercoledì 22 gennaio 2020

Datemi un "chissenefrega?" e vi solleverò il mondo (semicit.)

In un mondo non dico perfetto, ché i mondi perfetti non esistono, ma anche solo normale, Di Maio che si dimette da capo politico dei Cinquestelle sarebbe relegato in un trafilettino a pagina diciotto, dopo i necrologi e prima della cronaca locale. Stesso discorso per Meghan e Harry o per le quotidiane fesserie con cui Salvini dà nutrimento alle sue mandrie. E invece no, non c'è verso, non si riesce ad aprire un sito internet o affacciarsi a un telegiornale qualsiasi senza che ci si imbatta in questo nulla cosmico spacciato per grandi notizie. E mi sono stupito che alcuni siti abbiamo avuto il coraggio di mettere in home page (ma ci è rimasta poco) la notizia della morte di Emanuele Severino. Ottimisticamente, il 99% degli elettori leghisti, Salvini compreso, manco sa chi era. Siamo circondati da un nulla deprimente che avanza e che ricorda quello del celebre romanzo di Michael Ende. Io cerco di sfuggirgli tenendo la televisione spenta e leggendo Thomas Mann.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...