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martedì 3 ottobre 2023

Nobel e novax

Che i novax, compreso qualche operatore sanitario, ragliassero scompostamente alla notizia era da mettere in conto. Ma è solo rumore di fondo. Mentre questi ragliano, i due scienziati che con le loro intuizioni hanno reso possibile lo sviluppo di vaccini a mRNA efficaci contro il covid vincono il premio Nobel per la medicina.

Secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Infectious Deseases, questi vaccini, specie durante la prima ondata pandemica, hanno permesso di salvare la vita a 20 milioni di persone nel mondo (un milione in Europa).

Intanto gli altri ragliano.

lunedì 17 luglio 2023

Vaccini e psicologia

Ho scovato per caso questo video di Dario Bressanini in cui si parla di vaccini. Per la precisione, si affronta il tema di come approcciarsi a chi è contrario al loro uso. È rivolto principalmente ai refrattari al vaccino contro il Sars-CoV-2 ma il discorso vale anche per i refrattari a tutti i tipi di vaccini.

Uno degli aspetti interessanti che spiega Bressanini è che, generalmente, la contrarietà ai vaccini non nasce da ragioni di tipo ideologico ma dalla paura. Nella stragrande maggioranza dei casi chi non si vaccina lo fa per timore dei vaccini, perché teme possibili effetti collaterali, effetti a lungo termine, oppure teme che possano essere causa di infarti, tumori e chi più ne ha più ne metta, e l'errore che generalmente si fa quando si cerca di spiegare le cose a un novax è utilizzare dati e numeri per dimostrare che il timore dei vaccini non ha nessun senso.

La paura, infatti, è un sentimento irrazionale (vabbe', tutti i sentimenti lo sono), mentre dati e numeri afferiscono alla razionalità. Quando si contrappone la razionalità dei dati e dei numeri all'irrazionalità della paura l'effetto che si ottiene è quello dell'acuirsi della contrapposizione, non un suo appianamento. E allora qual è l'approccio da utilizzare? Il dialogo, possibilmente tranquillo, con cui tentare di farsi spiegare quali sono i motivi che generano timore e paura.

Naturalmente il risultato non è garantito (sì, sto pensando ai tanti Red Ronnie che vivono tra noi), ma tentare non nuoce.

domenica 18 giugno 2023

Anthony Fauci a Siena

Su La Stampa di oggi Annalisa Cuzzocrea intervista Anthony Fauci, forse il più grande immunologo vivente e consigliere scientifico di sette presidenti USA, intervenuto per una lectio sul COVID all'università di Siena. 

Fauci è l'uomo che negli anni Ottanta e Novanta salvò milioni di vite grazie ai suoi studi pionieristici sull'AIDS e che ha dato un contributo determinante nella lotta al Sars-CoV-2. Un uomo che oggi, incredibilmente, deve girare scortato per le minacce di morte dei novax. Due dei passaggi più significativi dell'intervista.




lunedì 10 aprile 2023

Senza respiro


 
Senza respiro è un saggio del giornalista e divulgatore scientifico David Quammen pubblicato alla fine dell'anno scorso. Quammen è colui che nel 2012 scrisse il celebre Spillover, nel quale descrisse con sette anni di anticipo la pandemia da Covid-19 che tre anni fa ha messo in ginocchio mezzo mondo. La descrisse riassumendone le caratteristiche in otto punti (sarebbe stata generata da un coronavirus, sarebbe partita da un wet market cinese, il virus avrebbe fatto il salto di specie da un animale all'uomo ecc.). Li azzeccò tutti e otto. Quammen non è né un mago né un indovino, è semplicemente un divulgatore che gira in mondo per studiare i virus e i batteri e i modi in cui nascono e dilagano le epidemie.
 
Per gli scienziati che studiano queste cose non è stata una sorpresa lo scoppio della pandemia; sulle riviste scientifiche, nei circoli accademici se ne parlava già da anni. Si sapeva che noi Sapiens, col nostro comportamento nei confronti dell'ambiente, stavamo da tempo creando tutte le condizioni affinché il disastro si verificasse. Ma la cosa grave è che ancora oggi, pur con tutto quello che ci è costato in termini umani ed economici questa pandemia, non stiamo facendo niente per cercare di evitare che il disastro si ripeta. Non abbiamo cambiato atteggiamento. Continuiamo a disboscare, a spostare animali selvatici da un ambiente all'altro (il commercio di animali esotici è il quarto business più lucroso al mondo dopo armi, droga e traffico di esseri umani); continuiamo a consumare indiscriminatamente risorse naturali. 

Quammen lo dice chiaramente nella chiusa del libro: il Covid-19 non sarà l'ultima pandemia che vedremo nel ventunesimo secolo. Ce ne sono state in passato, ce ne saranno altre in futuro. 

Il libro è comunque interessantissimo. Racconta e spiega cosa sono i virus, come agiscono, in quali modi obbediscono all'imperativo darwiniano di riprodursi e diffondersi. Spiega perché noi umani siamo così vulnerabili nei loro confronti (uno dei motivi è che i virus sono su questo pianeta da quasi quattro miliardi di anni, la nostra specie da appena duecentomila, quindi il nostro sistema immunitario non ha difese contro di essi). Ma è interessante perché spiega cosa è un coronavirus (in sostanza è un filamento di RNA circondato da una capsula di proteine), come agisce, da quanto tempo lo conosciamo. 

Ma è un libro, questo, che dovrebbero leggere soprattutto i tanti novax e complottardi assortiti che durante la pandemia hanno ammorbato coi loro deliri il dibattito pubblico, perché spiega come è nato il vaccino, perché ci è voluto così poco tempo per averlo, quanti milioni di vite ha permesso di salvare e tutto il resto. In alcuni parti è molto tecnico e, forse, più adatto a un pubblico che abbia già qualche competenza scientifica su questi temi (io che non ne ho, qualche difficoltà l'ho trovata), ma nel suo complesso è alla portata di tutti e imprescindibile per chi è interessato a questi temi.

martedì 19 luglio 2022

Covid pure io

Era da tempo che mi girava attorno (qualche collega positivo, una figlia che l'ha avuto una decina di giorni fa ecc.) e oggi, alla fine, ha infettato anche me. Un lato positivo? Me ne starò una settimana chiuso in casa a smaltire la pila di libri in attesa. In più, i prossimi giorni - dicono - la canicola darà il meglio di sé e non dovrò andare nel magazzino-forno in cui lavoro. Ho fatto varie ipotesi relativamente a dove posso averlo contratto e l'unica spiegazione che mi sono dato è che qualche collega, magari asintomatico, me l'abbia trasmesso, dal momento che ho una vita sociale pressoché inesistente ed esco di casa solo per andare al lavoro (la figlia che l'ha avuto abita per conto suo, quindi da lei non l'ho preso).
E niente, comincio la mia settimana di reclusione.

sabato 30 aprile 2022

Quanto mi secca avere sempre ragione

Un mio collega (un altro) è positivo al covid. Ha 39 di febbre e accusa malesseri importanti (ossa, muscoli, affanno respiratorio). Oltre a essere novax da sempre è anche un negazionista della prima ora, uno di quelli, cioè, che affermano che il virus non esiste, è un complotto e blablabla. Intendiamoci, mi spiace che stia male e spero si rimetta al più presto, ma non nego di provare una lievissima forma di piacere, quel piacere che nasce dal poter dire: "Te l'avevo detto, io." Che poi, alla fine, pensandoci, quel "te l'avevo detto io" non significa niente, dal momento che si ammalano (anche se statisticamente in misura minore) persone vaccinate e attente. 

Quindi, alla fine, tutto si riduce a quel "Quanto mi secca avere sempre ragione" pronunciato da Jeff Goldblum in Jurassic park.

mercoledì 16 marzo 2022

Dad

Stamattina mia figlia maggiore, educatrice in una scuola media, ha fatto lezione da casa in dad perché uno dei due bambini che segue è positivo al covid. Ogni tanto, dalla cucina, ascoltavo quello che si dicevano. A un certo punto ho sentito il bambino che diceva: "Maestra, ti vedo, ma sei lontana..." 
Boh, non so, sicuramente la dad avrà avuto una qualche utilità nel cercare di lenire gli effetti di questa pandemia, non lo discuto, ma non c'è niente di naturale e di umano in tutto ciò.

martedì 1 marzo 2022

Altre pandemie

Giorgio Palù, presidente dell'Aifa, uno che in televisione si è visto molto poco, ha dichiarato che ci saranno altre pandemie. Detta così, sembra una delle tante frasi che ogni tanto fanno capolino nel mare magnum delle cose, più o meno credibili, che si dicono da due anni e mezzo in qua. Ma non è da prendere sottogamba. Anthony Fauci, forse il maggiore virologo vivente, già due anni fa definiva il periodo storico in cui viviamo l'"era pandemica". Con questa espressione ha voluto dire che, a differenza di quanto avveniva in passato, oggi le probabilità che si verifichino pandemie, anche a distanza ravvicinata tra loro, sono molto più alte.

La differenza con quanto accadeva in passato è che oggi lo sappiamo. Sappiamo di essere in questa situazione di pericolo ma non facciamo niente per evitare che si verifichi di nuovo. La pandemia che ci ha colpiti oggi si sapeva che sarebbe arrivata. Chi ha letto Spillover, di David Quammen, lo sa, perché Quammen, dieci anni fa, aveva fatto in quel libro una previsione in otto punti in cui descriveva la prossima pandemia che ci avrebbe colpito (sarebbe stato un coronavirus, sarebbe partito da un wet market, probabilmente dalla Cina ecc.) e li ha azzeccati tutti. L'unica incognita era solo il quando. Quammen non è un mago o un indovino, è semplicemente un giornalista scientifico che gira il mondo e studia queste cose.

Il modo in cui viviamo e abbiamo organizzato il mondo lo ha trasformato nell'ambiente ideale perché un virus faccia il salto di specie, esattamente ciò che ha fatto il Sars-CoV-2 passando dai pipistrelli all'uomo. Diciamo che, nella sfortuna, siamo stati fortunati, dal momento che il Sars-CoV-2 ha un indice di mortalità dell'1%, ma la prossima volta potrebbe non andare così bene. L'OMS, a proposito di future pandemie, già da qualche tempo sta mettendo in guardia sul fatto, molto preoccupante, che ci sono sempre più batteri (non virus), come ad esempio quello della tubercolosi, che stanno diventando resistenti a tutti gli antibiotici conosciuti. Questa cosa è nota da tempo, e in qualche modo si cerca di sensibilizzare, ma con poco successo.

Purtroppo noi umani siamo affetti da una sorta di... tara cognitiva, se così si può dire, che non ci permette di adottare provvedimenti per impedire il verificarsi di un evento avverso se poi non vediamo il risultato del provvedimento preso. È il motivo, giusto per fare un esempio, per cui un'amministrazione comunale preferisce costruire una bella fontana nella piazza del paese piuttosto che pulire i fossi per evitare un'alluvione. La fontana si vede, fa figura; la pulizia dei fossi non la nota nessuno e, se fatta, magari evita l'alluvione, ma una alluvione che non si verifica autorizza a pensare che non si sarebbe verificata neppure se i fossi non si fossero puliti, quindi perché pulirli? Siamo fatti così, siamo animali strani, noi. E la prossima pandemia, come quella attuale, farà sicuramente tesoro di questa nostra stranezza.

martedì 15 febbraio 2022

Pensioni

La notizia, in realtà, non è che la pandemia ha fatto risparmiare all'Inps 1,1 miliardi di euro solo nel 2020, come titola Repubblica. La cosa era immaginabile, dal momento che i decessi per covid riguardano per gran parte persone anziane (e, tra l'altro, quante battute idiote sono state fatte a tal proposito...). La notizia è che, a tutt'oggi, ci sono in Italia quasi 500.000 persone andate in pensione nel 1980, retaggio di una certa politica economica clientelare dei decenni passati, di cui ho già scritto qui e su cui non mi va di tornare.

martedì 1 febbraio 2022

Fumatori no vax

Maurizio, con una leggera ironia, fa notare la eufemistica incongruenza dei fumatori no vax, che da oggi avranno l'obbligo di mostrare il green pass per andare in tabaccheria a comprare le sigarette :-)

domenica 16 gennaio 2022

Parabole discendenti

Da appassionato di scienza, confesso che mi dispiace molto vedere un premio Nobel per la medicina fare la fine che ha fatto Luc Montagnier. Ciò che mi rattrista non sono tanto le sue strampalate dichiarazioni sui vaccini anti-covid, cose talmente assurde che probabilmente anche Red Ronnie avrebbe qualche remora a esternare, o sull'aids; mi dispiace vedere uno scienziato che abdica al primo imperativo di ogni scienziato: mettere ciò che dichiara al vaglio della comunità scientifica per essere verificato.

Nessuno impedisce a Montagnier di esternare pubblicamente le cose che pensa, ma la scienza ha dei canoni di funzionamento precisi e rigorosi, e questi canoni prevedono l'obbligo, per ogni scienziato che pensa di aver scoperto qualcosa, di pubblicare su riviste scientifiche autorevoli ciò che pensa di avere scoperto, tutto questo al fine di mettere a disposizione della comunità scientifica il risultato dei suoi studi o dei suoi esperimenti per essere verificato. Se non si fa questo, e Luc Montagnier non lo fa, chiunque (Red Ronnie o Enrico Montesano compresi) può alzarsi la mattina, dire la prima stupidaggine che gli viene in mente e pretendere che venga assunta come verità scientifica.

No, non funziona così; soprattutto non funziona così per Luc Montagnier, considerato ormai un pària della comunità scientifica, che da scienziato sa benissimo cos'è il metodo scientifico e quali sono i suoi meccanismi. Non stupisce, a questo punto, che personaggi simili divengano idoli dei no-vax, dal momento che le sue dichiarazioni sono perfettamente in linea con le loro e vengono addirittura da un premio Nobel per la medicina (Montagnier è stato uno dei due scienziati che per primi, nel 1983, isolarono il virus che provoca l'aids). Ma non è così che funziona.

sabato 15 gennaio 2022

Melandri e il covid volontario

La vicenda ha fatto scalpore perché, a differenza di Djokovic (prima della diatriba sul suo ingresso in Australia non avevo la più pallida idea di chi fosse), Marco Melandri è un personaggio sportivo abbastanza celebre qui in Italia. In realtà, Melandri a parte, nel mondo delle persone comuni non toccate dal prestigio della notorietà l'idea di ammalarsi volontariamente di covid in modo da ottenere il green pass senza dover passare dal vaccino ha una certa diffusione. 

Poi, certo, nella maggior parte dei casi rimane a livello di idea, di tentazione intima che magari si tende a tenere per sé nel timore di venire etichettati come cretini, ma le cronache ci hanno spesso messo a conoscenza di un certo numero di casi reali. Per rendersene conto è sufficiente aprire Google e digitare "covid party". Da parte mia, era sinceramente difficile pensare che la stupidità umana potesse raggiungere tali estensioni, ma evidentemente aveva ragione Einstein quando la paragonava all'infinitezza dell'universo (c'è qualche dubbio sulla paternità ensteiniana di tale aforisma ma facciamo finta che).

Non credo ci sia molto da aggiungere. In realtà ci sarebbe tanto, ma forse non vale la pena.

mercoledì 12 gennaio 2022

Cacciari novello Socrate

Cacciari, sorprendendo un po' tutti, fa la terza dose di vaccino, giustificandosi col fatto che i filosofi obbediscono alle leggi anche se le ritengono folli, così come disse Socrate prima di bere la cicuta. Mi ha fatto venire in mente il Salvini dell'anno scorso, il quale, dopo aver lisciato per benino il pelo dei no-vax, senza troppo clamore è andato pure lui a vaccinarsi. 

Naturalmente Cacciari e Salvini non li metto sullo stesso piano; Cacciari è un filosofo con una bibliografia pressoché sterminata e una grande cultura, Salvini sa a malapena con cosa si è ingozzato la sera prima. Tuttavia può succedere che un grande filosofo e un grande cazzaro da bar possano, in determinati e specifici casi, essere accomunati dalla stessa paraculaggine.

mercoledì 29 dicembre 2021

Terza dose

Sono tornato a casa adesso dopo aver fatto la terza dose di vaccino in un hub di Rimini, quello sulla via Consolare. Appena arrivato, mi ha colpito la lunghissima fila di macchine di quelli in attesa di tampone. Dentro ogni macchina, persone che cercavano di ingannare il tempo consultando i propri smartphone, oppure ascoltando la radio, oppure, arresi al tedio e alla noia, appoggiando il capo al poggiatesta, come soldati in battaglia che gettano le armi e alzano bandiera bianca. Tutto questo mentre la fila avanzava a una velocità che se fosse stata equivalente al passo d'uomo si sarebbe potuta definire elevata. 

Ho pensato che una buona rappresentazione del concetto di tortura potrebbe essere appunto il trovarsi imprigionati in un'automobile senza potersi muovere, nel freddo di fine dicembre, coi vetri appannati e la macchina davanti che fa respirare a quella dietro i suoi fumi di scarico, in attesa che arrivi qualcuno con un abbigliamento tipo palombaro pronto a infilare un arnese nelle vie aeree superiori. Ho immaginato che il fiume umano in attesa di farsi tamponare non fosse composto esclusivamente da persone refrattarie ideologicamente ai vaccini ma anche da persone che per qualsiasi motivo non si possono vaccinare, ma mi chiedevo, riguardo ai primi: possibile che si preferisca sottoporsi ogni due giorni a questa tortura quando vaccinandosi una volta sola si risolverebbe il problema? 

Anche per vaccinarsi c'era un po' di ressa, ma niente di eccessivamente difficoltoso. Ho parcheggiato la macchina, sono entrato e nell'arco di mezzoretta ho fatto tutto e sono uscito. Mentre ero in attesa guardavo il personale sanitario presente nella struttura: gli addetti che accoglievano le persone e davano informazioni sui percorsi, quelli dell'accettazione, gli infermieri, i medici: in tutto, svariate decine di persone, e pensavo a queste svariate decine di persone moltiplicate per tutti gli hub vaccinali d'Italia. In pratica, l'equivalente di un esercito, messo in campo per tentare di averla vinta su un nemico con cui giochiamo ad armi impari, come credo sia ormai chiaro. Sia perché si tratta di un nemico che combatte con armi più efficaci, veloci e subdole delle nostre, sia perché - va detto - gli stiamo offrendo, inconsciamente o meno, un certo numero di agevolazioni. Da un lato lo combattiamo, dall'altro gli forniamo chance, la tipica ambivalenza di noi umani.

sabato 4 dicembre 2021

La società irrazionale

Il rapporto annuale del Censis fotografa quella che viene definita "La società irrazionale". Il 5,9% degli italiani interpellati, circa 3 milioni di persone, è convinto ad esempio che il covid non esista. Non è che lo sottovaluta, lo minimizza, pensa che sia niente di più di una influenza o simili: no, non esiste proprio, è una invenzione. Il 10,9% pensa che il vaccino sia inutile, il 31,4% pensa che sia sperimentale e noi cavie su cui testarlo. Poi, dopo il covid, c'è tutto il repertorio fantastico già tristemente noto di cui ogni tanto parlano le cronache: il 5,8% degli italiani che pensa che la Terra sia piatta, il 10% convinto che sulla Luna non ci siamo mai andati; il 20%, un italiano su dieci, che pensa che la tecnologia 5G sia un sofisticato strumento per il controllo delle persone. C'è poi un sorprendente 40% di italiani che crede al Great Reset, un complotto europeo, scientemente studiato a tavolino, che ha come obiettivo la sostituzione etnica degli italiani e degli europei autoctoni con lo strumento dell'immigrazione.

In termini assoluti, chi crede a questi complotti rappresenta una percentuale tutto sommato minoritaria rispetto a una ben più cospicua maggioranza che pensa razionalmente e che è in grado di "vedere" la realtà così com'è. In realtà il pensiero magico, il pensiero religioso, il complottismo, la capacità di immaginare cose che non esistono e tutta la serie di comportamenti collegabili alla sfera dell'irrazionalità sono perfettamente umani, sono caratteristiche peculiari della nostra specie e, evolutivamente parlando, sono quelle cose che hanno contribuito a fare sì che noi Sapiens diventassimo i signori assoluti del pianeta (che poi questo sia stato un bene o un male, è un'altra faccenda).

Sulle cause di questa dilagante irrazionalità non c'è naturalmente convergenza di punti di vista. Molti ricercatori, scienziati, psicologi ritengono che il ricorso al pensiero magico sia causato da problemi contingenti come la crescente insicurezza, riscontrabile ad esempio nel fatto che oggi un titolo di studio non è più sufficiente a garantire un lavoro stabile e ben retribuito; c'è poi l'incertezza nel futuro, gli stipendi sempre più bassi, la povertà dilagante, tutti fattori che hanno concorso a produrre la società irrazionale di cui parla il Censis e a cercare rifugio nel pensiero magico.

In realtà questa impostazione non è nuova. Già Marx, ad esempio, a metà del 1800, faceva questo discorso relativamente alla religione, forse la massima espressione dell'irrazionalità, con la famosa frase in cui la definiva "oppio dei popoli". Con questa espressione Marx non intendeva dire che la religione fosse una droga, come molti comunemente credono, ma intendeva assegnare ad essa una valenza consolatoria. Siccome era convinto che la società capitalista era marcata da una profonda ingiustizia (una "valle di lacrime"), quanti la abitavano avevano bisogno di conforto e consolazione, e lo trovavano nella religione. Se ci si pensa, qualsiasi ricorso all'irrazionalità ha forti motivazioni di questo genere. Perché le bufale, i complotti, il pensiero magico, il pensiero religioso sono così diffusi e allettanti? Perché sono rassicuranti, offrono consolazione, consentono di poter trovare (e potersi creare) punti di riferimento e appigli a cui aggrapparsi nell'incertezza generale dilagante. 

Sulla sindrome dei complotti Umberto Eco ha scritto pagine bellissime e forse ancora ineguagliate. In alcune di queste, ad esempio, spiegava che i complotti non sono per definizione immaginari. La storia è piena di complotti reali, a partire da quello per uccidere Giulio Cesare in qua. Ma come si distingue un complotto reale da uno immaginario? Quello reale viene smascherato subito, quello immaginario è destinato a perpetuarsi negli anni e a volte nei secoli. Il fatto ad esempio che a distanza di vent'anni si parli ancora del complotto undicisettembrino secondo il quale gli americani si sarebbero buttati giù da soli le torri gemelle per avere il pretesto per invadere l'Afghanistan; il fatto che dopo più di cinquant'anni si parli ancora del complotto che vuole che sulla Luna non ci siamo mai andati; il fatto che a distanza di quasi un secolo dai quei terribili fatti ci siano ancora i negazionisti dell'Olocausto, e altri, sono la migliore dimostrazione che non si trattava di complotti (purtroppo, nel caso dell'Olocausto).

Con la faccenda di oggi del covid, i negazionisti e i complottari avranno conferma o smentita dei loro deliri utilizzando lo stesso parametro indicato da Eco: il tempo. Se fra dieci o venti o cento anni si parlerà ancora della pandemia come di un gigantesco complotto, sarà la prova provata che non si trattava di un complotto. Sempre ammesso che, nel frattempo, i suddetti complottari non siano già stati fatti fuori dal tempo o da quello che pensavano fosse un complotto.

lunedì 29 novembre 2021

Discordanze

Da una parte l'OMS parla di rischi molto alti riguardo alla nuova variante, dall'altra Burioni minimizza e tranquillizza. Due messaggi contraddittori che arrivano da fonti autorevoli. Continua così l'andazzo che ci trasciniamo dietro da quando è scoppiata la pandemia: voci diverse e contrastanti tra gli stessi scienziati che non fanno altro che confondere ulteriormente una platea che è già confusa di suo. È fisiologico, nella scienza, che ci siano voci e posizioni diverse e perfino contrastanti, perché la scienza è così che funziona, ma questa discordanza deve restare in ambito accademico, non mediatico.

Negli USA, ad esempio, è molto difficile trovare virologi senza guinzaglio che parlano a ruota libera su giornali e tv contraddicendosi tra loro, là c'è Anthony Fauci che fa conferenze stampa in tv o rilascia dichiarazioni sulla stampa dopo essersi riunito e consultato con la comunità scientifica, e parla per tutti con una voce sola, come si dovrebbe fare per cercare di limitare al minimo la confusione in questo delicato periodo. In questa cosa, ma anche in altre, gli americani sono molto più avanti di noi.

domenica 28 novembre 2021

Il continente orizzontale e gli effetti a lungo termine del vaccino

Vi siete mai chiesti perché, qualche secolo fa, noi europei siamo andati a scoprire le americhe attraversando l'oceano e non è stato il contrario? Cioè, perché siamo stati noi europei, con le nostre navi, ad andare dagli amerindi (e a perpetrare quello che è considerato il maggiore genocidio della storia umana) e non sono stati loro a venire qua da noi? La domanda è stata posta da un aborigeno della Nuova Guinea a uno dei più grandi antropologi viventi: Jared Diamond, che nel 1997 pubblicò Armi, acciaio e malattie, opera che gli valse il premio Pulitzer per la saggistica e che mi rammarico di non avere ancora letto - ma recupererò a breve. La risposta alla domanda potrebbe sembrare banale: perché noi europei conoscevamo l'arte della navigazione, conoscevamo le armi, tecnologicamente eravamo molto superiori agli amerindi che popolavano da circa quindicimila anni il continente americano. Tuttavia si tratta di una risposta che in realtà non soddisfa pienamente la domanda e che, a sua volta, ne fa nascere un'altra: se c'era questa differenza, questo divario tecnologico e culturale tra le due civiltà, quali ne erano le cause? 

Questa domanda spiazza Diamond, il quale comincia a pensare e a cercare di elaborare una risposta avvalendosi di studi, ricerche storiche e antropologiche. Finché giunge a una conclusione, a una risposta che non è sicura, cioè non è scientificamente provato che il motivo sia questo, diciamo che si tratta di una ipotesi, una traccia, che però trova un certo consenso all'interno della comunità scientifica. La risposta, secondo Diamond, sta nel fatto che l'Europa è territorialmente disposta sull'asse orizzontale est-ovest mentre il continente americano è disposto sull'asse verticale nord-sud. In altre parole, l'Europa è disposta geograficamente nel senso della latitudine, è "stesa", si potrebbe dire, l'America è disposta nel senso della longitudine. Questa risposta mi ha sorpreso perché, pur avendoci pensato un po', non sono riuscito a cogliere il collegamento tra la disposizione geografica del continente europeo rispetto a quello americano e la sua superiorità tecnologica. La spiegazione la dà Telmo Pievani a partire dal min. 35 circa della conferenza che posto qui sotto. Non la sto a riscrivere, se vi incuriosisce la potete ascoltare - dura circa un quarto d'ora - direttamente dal video. Segnalo anche, a partire dal min. 50 circa, alcune riflessioni molto attuali sul tema sempre abbastanza spinoso e controverso della globalizzazione.




***

Uno dei maggiori motivi di timore riguardo ai vaccini anti-covid è quello che riguarda i suoi possibili effetti collaterali a lungo termine. Molti dicono: Ok, io mi vaccino, ma come posso avere la certezza che fra dieci o vent'anni non insorgeranno problemi causati dal vaccino? La domanda è sensata, naturalmente, perché gli effetti collaterali a breve termine ormai li conosciamo tutti, quelli a lungo termine non li conosce nessuno. Qualche tempo fa aveva risposto a questa domanda uno dei più noti farmacologi italiani, Silvio Garattini, dicendo che i vaccini a mRNA sono sicuri perché si degradano - nell'organismo non ne rimane traccia - dopo uno o due giorni dalla somministrazione e, in linea generale, chi fa queste domanda chiede l'impossibile, perché con questo criterio non si potrebbe porre in commercio nessun farmaco.

La risposta più esauriente alla domanda, però, la dà Giacomo Moro Mauretto, studente di biologia evoluzionistica all'università di Padova, che qualche anno fa ha avviato un progetto di divulgazione scientifica tramite il canale Youtube Entropy for Life. Vi lascio il video qui di seguito. Dura poco più di una ventina di minuti ed è uno dei più chiari, esaustivi e scientificamente documentati che ho trovato sulla spinosa questione. L'intervento di Mauretto non si limita a esaminare la vicenda dei molto improbabili effetti collaterali a lungo termine del vaccino, ma, un po' provocatoriamente, si domanda perché pochi o pochissimi si interroghino con eguale petulanza circa gli effetti a lungo termine del covid, ma anche sui suoi effetti a breve termine. Perché ci si spaventa per possibili effetti futuri dei vaccini e non della malattia? Ah, un'altra cosa: perché il vaccino spaventa e le cinture di sicurezza della macchina no?


sabato 27 novembre 2021

La variante è nata là (e dove, se no?)

Non è un caso che la variante del SARs-CoV-2 di cui si parla in questi giorni sia arrivata dal sud Africa e sia nata da quelle parti. Così come non è stato un caso che la variante precedente, la Delta, sia nata in India e sia arrivata qua. Non è un caso perché le probabilità di mutazioni sono direttamente proporzionali alla circolazione del virus. Qua in Europa la percentuale media di vaccinazione è abbastanza elevata (in Italia è circa dell'85%), in Africa è attorno al 7% e in India grosso modo siamo lì. Teoricamente è possibile che una variante nasca anche qua, ma è molto meno probabile.

Dubito che il blocco degli arrivi dal sud Africa deciso dal governo serva a qualcosa, se non come misura emergenziale. Come puoi chiudere le frontiere in un mondo globalizzato? L'Africa è un continente povero, ci sono poche cure, pochi vaccinati ed è normale che il virus, là, si sbizzarrisca a giocare alla roulette delle varianti. Poi sale su un aereo, si fa la sua trasvolata nelle cellule di un ignaro turista o di un rappresentante di commercio e sbarca qua nella parte ricca del mondo. Siccome il virus è democratico e non guarda lo status economico di chi lo ospita, comincia quindi a fare qua quello che faceva là: si replica.

Cosa significa tutto questo? Significa che non ha senso che qua ci imbottiamo di vaccini se la metà povera del mondo non si vaccina a sua volta. È una barzelletta. Se il virus avesse una coscienza e qualche capacità intellettiva, si sbellicherebbe dal divertimento vedendo il modo in cui gli stiamo spianando la strada e continuiamo ad agevolarlo. Sorriderebbe e direbbe: Guarda che manica di coglioni, si dannano per vaccinarsi in un posto e dall'altra parte mi lasciano libero di fare quello che mi pare.

Sembra che la modifica ai vaccini per renderli efficaci contro questa nuova variante richiederà qualche mese. Nel frattempo, lo scaltro SARs-CoV-2 continuerà la sua allegra roulette delle varianti nei continenti dove può circolare liberamente e, quando noi avremo finalmente modificato i vaccini per la variante Omicron, un altro turista salirà su un altro aereo e saremo punto e a capo. Possiamo andare avanti così per sempre? Possiamo anche, ma è profondamente stupido. Eppure lo stiamo facendo; se ci limiteremo a elargire paternalisticamente i nostri sovrappiù di vaccini ai paesi poveri, da questo incubo non usciremo. Eppure non è un concetto difficile da capire, è probabilmente più difficile (e soprattutto economicamente non conveniente) da risolvere.

venerdì 26 novembre 2021

Chi si spaventa


Non so se avete notato, ma tutti i titoli degli articoli che, con la consueta dose di immancabile allarmismo, parlano della pericolosità della nuova variante africana del SARs-CoV-2, si premurano di rimarcare gli effetti deleteri della suddetta variante sull'economia. Le borse giù, crollo dei listini, "la variante spaventa i mercati", scrive addirittura Repubblica. (Poi chissà, en passant si potrebbe spaventare anche la gente, ma è secondario, dato che la vita delle persone è decisamente insignificante rispetto alle strutture economiche che la governano.)

Noi umani abbiano da sempre la capacità - è una delle peculiarità della nostra specie - non solo di inventare e immaginare cose che non esistono, come il mercato, ma addirittura di umanizzarle, fino a conferire ad esse caratteristiche tipicamente umane, come quella di provare sentimenti. In fondo che cos'è quella cosa che regola le nostre vite chiamata mercato? Sono due assi cartesiani con su indicate la domanda e l'offerta; l'incrocio di esse determina il prezzo. Questo è in soldoni il mercato, e la nuova variante del covid è riuscita a spaventarlo.

I vaccini e il babau

Il babau è il mostro immaginario che dalla notte dei tempi si utilizza per intimorire i bambini e attenuare le loro bizze. È stato ampiamente utilizzato anche in una certa letteratura di genere horror. Ricordo ad esempio un vecchissimo racconto di Stephen King, di cui mi sfugge il titolo, inserito in una raccolta chiamata Scheletri, in cui c'era questo bambino che, in procinto di addormentarsi nel suo lettino, notava la porta del rispostiglio socchiusa, si alzava per chiuderla e tornava di corsa a letto. Poi, dopo un po', accendeva la luce e la porta era ancora socchiusa. Chi c'era nel piccolo ripostiglio che la apriva una volta spenta la luce? Poteva essere solo il babau. 

Letteratura a parte, in senso più lato questo sostantivo viene usato ancora, a volte, per indicare persona o cosa che abbia fama di essere terribile. Come i vaccini anti-covid, ad esempio. Adesso poi che l'Ema ha dato il via libera alla somministrazione del Pfizer (manca solo il benestare dell'Aifa) ai piccoli dai 5 agli 11 anni, apriti cielo! Già il vaccino è un babau per gli adulti, che però sono appunto adulti, hanno le spalle larghe, possono combattere meglio contro questo brutto mostro, ma signora mia, i nostri piccoli, così fragili e indifesi? Chi li proteggerà dal babau-vaccino? E poco importa che i dati dell'ISS dicano che solo in Italia 5800 bambini sotto gli 11 anni hanno dovuto fare esperienza di ricovero in ospedale a causa del Sars-CoV-2, di questi 119 sono finiti in terapia intensiva e 19 sono morti in questa fascia di età. Volete mettere quanto sia più spaventoso il babau?

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...