"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
martedì 3 ottobre 2023
Nobel e novax
lunedì 17 luglio 2023
Vaccini e psicologia
domenica 18 giugno 2023
Anthony Fauci a Siena
Su La Stampa di oggi Annalisa Cuzzocrea intervista Anthony Fauci, forse il più grande immunologo vivente e consigliere scientifico di sette presidenti USA, intervenuto per una lectio sul COVID all'università di Siena.
Fauci è l'uomo che negli anni Ottanta e Novanta salvò milioni di vite grazie ai suoi studi pionieristici sull'AIDS e che ha dato un contributo determinante nella lotta al Sars-CoV-2. Un uomo che oggi, incredibilmente, deve girare scortato per le minacce di morte dei novax. Due dei passaggi più significativi dell'intervista.
lunedì 10 aprile 2023
Senza respiro
martedì 19 luglio 2022
Covid pure io
sabato 30 aprile 2022
Quanto mi secca avere sempre ragione
mercoledì 16 marzo 2022
Dad
martedì 1 marzo 2022
Altre pandemie
Giorgio Palù, presidente dell'Aifa, uno che in televisione si è visto molto poco, ha dichiarato che ci saranno altre pandemie. Detta così, sembra una delle tante frasi che ogni tanto fanno capolino nel mare magnum delle cose, più o meno credibili, che si dicono da due anni e mezzo in qua. Ma non è da prendere sottogamba. Anthony Fauci, forse il maggiore virologo vivente, già due anni fa definiva il periodo storico in cui viviamo l'"era pandemica". Con questa espressione ha voluto dire che, a differenza di quanto avveniva in passato, oggi le probabilità che si verifichino pandemie, anche a distanza ravvicinata tra loro, sono molto più alte.
La differenza con quanto accadeva in passato è che oggi lo sappiamo. Sappiamo di essere in questa situazione di pericolo ma non facciamo niente per evitare che si verifichi di nuovo. La pandemia che ci ha colpiti oggi si sapeva che sarebbe arrivata. Chi ha letto Spillover, di David Quammen, lo sa, perché Quammen, dieci anni fa, aveva fatto in quel libro una previsione in otto punti in cui descriveva la prossima pandemia che ci avrebbe colpito (sarebbe stato un coronavirus, sarebbe partito da un wet market, probabilmente dalla Cina ecc.) e li ha azzeccati tutti. L'unica incognita era solo il quando. Quammen non è un mago o un indovino, è semplicemente un giornalista scientifico che gira il mondo e studia queste cose.
Il modo in cui viviamo e abbiamo organizzato il mondo lo ha trasformato nell'ambiente ideale perché un virus faccia il salto di specie, esattamente ciò che ha fatto il Sars-CoV-2 passando dai pipistrelli all'uomo. Diciamo che, nella sfortuna, siamo stati fortunati, dal momento che il Sars-CoV-2 ha un indice di mortalità dell'1%, ma la prossima volta potrebbe non andare così bene. L'OMS, a proposito di future pandemie, già da qualche tempo sta mettendo in guardia sul fatto, molto preoccupante, che ci sono sempre più batteri (non virus), come ad esempio quello della tubercolosi, che stanno diventando resistenti a tutti gli antibiotici conosciuti. Questa cosa è nota da tempo, e in qualche modo si cerca di sensibilizzare, ma con poco successo.
Purtroppo noi umani siamo affetti da una sorta di... tara cognitiva, se così si può dire, che non ci permette di adottare provvedimenti per impedire il verificarsi di un evento avverso se poi non vediamo il risultato del provvedimento preso. È il motivo, giusto per fare un esempio, per cui un'amministrazione comunale preferisce costruire una bella fontana nella piazza del paese piuttosto che pulire i fossi per evitare un'alluvione. La fontana si vede, fa figura; la pulizia dei fossi non la nota nessuno e, se fatta, magari evita l'alluvione, ma una alluvione che non si verifica autorizza a pensare che non si sarebbe verificata neppure se i fossi non si fossero puliti, quindi perché pulirli? Siamo fatti così, siamo animali strani, noi. E la prossima pandemia, come quella attuale, farà sicuramente tesoro di questa nostra stranezza.
martedì 15 febbraio 2022
Pensioni
La notizia, in realtà, non è che la pandemia ha fatto risparmiare all'Inps 1,1 miliardi di euro solo nel 2020, come titola Repubblica. La cosa era immaginabile, dal momento che i decessi per covid riguardano per gran parte persone anziane (e, tra l'altro, quante battute idiote sono state fatte a tal proposito...). La notizia è che, a tutt'oggi, ci sono in Italia quasi 500.000 persone andate in pensione nel 1980, retaggio di una certa politica economica clientelare dei decenni passati, di cui ho già scritto qui e su cui non mi va di tornare.
martedì 1 febbraio 2022
Fumatori no vax
Maurizio, con una leggera ironia, fa notare la eufemistica incongruenza dei fumatori no vax, che da oggi avranno l'obbligo di mostrare il green pass per andare in tabaccheria a comprare le sigarette :-)
domenica 16 gennaio 2022
Parabole discendenti
Da appassionato di scienza, confesso che mi dispiace molto vedere un premio Nobel per la medicina fare la fine che ha fatto Luc Montagnier. Ciò che mi rattrista non sono tanto le sue strampalate dichiarazioni sui vaccini anti-covid, cose talmente assurde che probabilmente anche Red Ronnie avrebbe qualche remora a esternare, o sull'aids; mi dispiace vedere uno scienziato che abdica al primo imperativo di ogni scienziato: mettere ciò che dichiara al vaglio della comunità scientifica per essere verificato.
Nessuno impedisce a Montagnier di esternare pubblicamente le cose che pensa, ma la scienza ha dei canoni di funzionamento precisi e rigorosi, e questi canoni prevedono l'obbligo, per ogni scienziato che pensa di aver scoperto qualcosa, di pubblicare su riviste scientifiche autorevoli ciò che pensa di avere scoperto, tutto questo al fine di mettere a disposizione della comunità scientifica il risultato dei suoi studi o dei suoi esperimenti per essere verificato. Se non si fa questo, e Luc Montagnier non lo fa, chiunque (Red Ronnie o Enrico Montesano compresi) può alzarsi la mattina, dire la prima stupidaggine che gli viene in mente e pretendere che venga assunta come verità scientifica.
No, non funziona così; soprattutto non funziona così per Luc Montagnier, considerato ormai un pària della comunità scientifica, che da scienziato sa benissimo cos'è il metodo scientifico e quali sono i suoi meccanismi. Non stupisce, a questo punto, che personaggi simili divengano idoli dei no-vax, dal momento che le sue dichiarazioni sono perfettamente in linea con le loro e vengono addirittura da un premio Nobel per la medicina (Montagnier è stato uno dei due scienziati che per primi, nel 1983, isolarono il virus che provoca l'aids). Ma non è così che funziona.
sabato 15 gennaio 2022
Melandri e il covid volontario
La vicenda ha fatto scalpore perché, a differenza di Djokovic (prima della diatriba sul suo ingresso in Australia non avevo la più pallida idea di chi fosse), Marco Melandri è un personaggio sportivo abbastanza celebre qui in Italia. In realtà, Melandri a parte, nel mondo delle persone comuni non toccate dal prestigio della notorietà l'idea di ammalarsi volontariamente di covid in modo da ottenere il green pass senza dover passare dal vaccino ha una certa diffusione.
Poi, certo, nella maggior parte dei casi rimane a livello di idea, di tentazione intima che magari si tende a tenere per sé nel timore di venire etichettati come cretini, ma le cronache ci hanno spesso messo a conoscenza di un certo numero di casi reali. Per rendersene conto è sufficiente aprire Google e digitare "covid party". Da parte mia, era sinceramente difficile pensare che la stupidità umana potesse raggiungere tali estensioni, ma evidentemente aveva ragione Einstein quando la paragonava all'infinitezza dell'universo (c'è qualche dubbio sulla paternità ensteiniana di tale aforisma ma facciamo finta che).
Non credo ci sia molto da aggiungere. In realtà ci sarebbe tanto, ma forse non vale la pena.
mercoledì 12 gennaio 2022
Cacciari novello Socrate
mercoledì 29 dicembre 2021
Terza dose
Sono tornato a casa adesso dopo aver fatto la terza dose di vaccino in un hub di Rimini, quello sulla via Consolare. Appena arrivato, mi ha colpito la lunghissima fila di macchine di quelli in attesa di tampone. Dentro ogni macchina, persone che cercavano di ingannare il tempo consultando i propri smartphone, oppure ascoltando la radio, oppure, arresi al tedio e alla noia, appoggiando il capo al poggiatesta, come soldati in battaglia che gettano le armi e alzano bandiera bianca. Tutto questo mentre la fila avanzava a una velocità che se fosse stata equivalente al passo d'uomo si sarebbe potuta definire elevata.
Ho pensato che una buona rappresentazione del concetto di tortura potrebbe essere appunto il trovarsi imprigionati in un'automobile senza potersi muovere, nel freddo di fine dicembre, coi vetri appannati e la macchina davanti che fa respirare a quella dietro i suoi fumi di scarico, in attesa che arrivi qualcuno con un abbigliamento tipo palombaro pronto a infilare un arnese nelle vie aeree superiori. Ho immaginato che il fiume umano in attesa di farsi tamponare non fosse composto esclusivamente da persone refrattarie ideologicamente ai vaccini ma anche da persone che per qualsiasi motivo non si possono vaccinare, ma mi chiedevo, riguardo ai primi: possibile che si preferisca sottoporsi ogni due giorni a questa tortura quando vaccinandosi una volta sola si risolverebbe il problema?
Anche per vaccinarsi c'era un po' di ressa, ma niente di eccessivamente difficoltoso. Ho parcheggiato la macchina, sono entrato e nell'arco di mezzoretta ho fatto tutto e sono uscito. Mentre ero in attesa guardavo il personale sanitario presente nella struttura: gli addetti che accoglievano le persone e davano informazioni sui percorsi, quelli dell'accettazione, gli infermieri, i medici: in tutto, svariate decine di persone, e pensavo a queste svariate decine di persone moltiplicate per tutti gli hub vaccinali d'Italia. In pratica, l'equivalente di un esercito, messo in campo per tentare di averla vinta su un nemico con cui giochiamo ad armi impari, come credo sia ormai chiaro. Sia perché si tratta di un nemico che combatte con armi più efficaci, veloci e subdole delle nostre, sia perché - va detto - gli stiamo offrendo, inconsciamente o meno, un certo numero di agevolazioni. Da un lato lo combattiamo, dall'altro gli forniamo chance, la tipica ambivalenza di noi umani.
sabato 4 dicembre 2021
La società irrazionale
lunedì 29 novembre 2021
Discordanze
Da una parte l'OMS parla di rischi molto alti riguardo alla nuova variante, dall'altra Burioni minimizza e tranquillizza. Due messaggi contraddittori che arrivano da fonti autorevoli. Continua così l'andazzo che ci trasciniamo dietro da quando è scoppiata la pandemia: voci diverse e contrastanti tra gli stessi scienziati che non fanno altro che confondere ulteriormente una platea che è già confusa di suo. È fisiologico, nella scienza, che ci siano voci e posizioni diverse e perfino contrastanti, perché la scienza è così che funziona, ma questa discordanza deve restare in ambito accademico, non mediatico.
Negli USA, ad esempio, è molto difficile trovare virologi senza guinzaglio che parlano a ruota libera su giornali e tv contraddicendosi tra loro, là c'è Anthony Fauci che fa conferenze stampa in tv o rilascia dichiarazioni sulla stampa dopo essersi riunito e consultato con la comunità scientifica, e parla per tutti con una voce sola, come si dovrebbe fare per cercare di limitare al minimo la confusione in questo delicato periodo. In questa cosa, ma anche in altre, gli americani sono molto più avanti di noi.
domenica 28 novembre 2021
Il continente orizzontale e gli effetti a lungo termine del vaccino
Vi siete mai chiesti perché, qualche secolo fa, noi europei siamo andati a scoprire le americhe attraversando l'oceano e non è stato il contrario? Cioè, perché siamo stati noi europei, con le nostre navi, ad andare dagli amerindi (e a perpetrare quello che è considerato il maggiore genocidio della storia umana) e non sono stati loro a venire qua da noi? La domanda è stata posta da un aborigeno della Nuova Guinea a uno dei più grandi antropologi viventi: Jared Diamond, che nel 1997 pubblicò Armi, acciaio e malattie, opera che gli valse il premio Pulitzer per la saggistica e che mi rammarico di non avere ancora letto - ma recupererò a breve. La risposta alla domanda potrebbe sembrare banale: perché noi europei conoscevamo l'arte della navigazione, conoscevamo le armi, tecnologicamente eravamo molto superiori agli amerindi che popolavano da circa quindicimila anni il continente americano. Tuttavia si tratta di una risposta che in realtà non soddisfa pienamente la domanda e che, a sua volta, ne fa nascere un'altra: se c'era questa differenza, questo divario tecnologico e culturale tra le due civiltà, quali ne erano le cause?
Questa domanda spiazza Diamond, il quale comincia a pensare e a cercare di elaborare una risposta avvalendosi di studi, ricerche storiche e antropologiche. Finché giunge a una conclusione, a una risposta che non è sicura, cioè non è scientificamente provato che il motivo sia questo, diciamo che si tratta di una ipotesi, una traccia, che però trova un certo consenso all'interno della comunità scientifica. La risposta, secondo Diamond, sta nel fatto che l'Europa è territorialmente disposta sull'asse orizzontale est-ovest mentre il continente americano è disposto sull'asse verticale nord-sud. In altre parole, l'Europa è disposta geograficamente nel senso della latitudine, è "stesa", si potrebbe dire, l'America è disposta nel senso della longitudine. Questa risposta mi ha sorpreso perché, pur avendoci pensato un po', non sono riuscito a cogliere il collegamento tra la disposizione geografica del continente europeo rispetto a quello americano e la sua superiorità tecnologica. La spiegazione la dà Telmo Pievani a partire dal min. 35 circa della conferenza che posto qui sotto. Non la sto a riscrivere, se vi incuriosisce la potete ascoltare - dura circa un quarto d'ora - direttamente dal video. Segnalo anche, a partire dal min. 50 circa, alcune riflessioni molto attuali sul tema sempre abbastanza spinoso e controverso della globalizzazione.
sabato 27 novembre 2021
La variante è nata là (e dove, se no?)
Non è un caso che la variante del SARs-CoV-2 di cui si parla in questi giorni sia arrivata dal sud Africa e sia nata da quelle parti. Così come non è stato un caso che la variante precedente, la Delta, sia nata in India e sia arrivata qua. Non è un caso perché le probabilità di mutazioni sono direttamente proporzionali alla circolazione del virus. Qua in Europa la percentuale media di vaccinazione è abbastanza elevata (in Italia è circa dell'85%), in Africa è attorno al 7% e in India grosso modo siamo lì. Teoricamente è possibile che una variante nasca anche qua, ma è molto meno probabile.
Dubito che il blocco degli arrivi dal sud Africa deciso dal governo serva a qualcosa, se non come misura emergenziale. Come puoi chiudere le frontiere in un mondo globalizzato? L'Africa è un continente povero, ci sono poche cure, pochi vaccinati ed è normale che il virus, là, si sbizzarrisca a giocare alla roulette delle varianti. Poi sale su un aereo, si fa la sua trasvolata nelle cellule di un ignaro turista o di un rappresentante di commercio e sbarca qua nella parte ricca del mondo. Siccome il virus è democratico e non guarda lo status economico di chi lo ospita, comincia quindi a fare qua quello che faceva là: si replica.
Cosa significa tutto questo? Significa che non ha senso che qua ci imbottiamo di vaccini se la metà povera del mondo non si vaccina a sua volta. È una barzelletta. Se il virus avesse una coscienza e qualche capacità intellettiva, si sbellicherebbe dal divertimento vedendo il modo in cui gli stiamo spianando la strada e continuiamo ad agevolarlo. Sorriderebbe e direbbe: Guarda che manica di coglioni, si dannano per vaccinarsi in un posto e dall'altra parte mi lasciano libero di fare quello che mi pare.
Sembra che la modifica ai vaccini per renderli efficaci contro questa nuova variante richiederà qualche mese. Nel frattempo, lo scaltro SARs-CoV-2 continuerà la sua allegra roulette delle varianti nei continenti dove può circolare liberamente e, quando noi avremo finalmente modificato i vaccini per la variante Omicron, un altro turista salirà su un altro aereo e saremo punto e a capo. Possiamo andare avanti così per sempre? Possiamo anche, ma è profondamente stupido. Eppure lo stiamo facendo; se ci limiteremo a elargire paternalisticamente i nostri sovrappiù di vaccini ai paesi poveri, da questo incubo non usciremo. Eppure non è un concetto difficile da capire, è probabilmente più difficile (e soprattutto economicamente non conveniente) da risolvere.
venerdì 26 novembre 2021
Chi si spaventa
Non so se avete notato, ma tutti i titoli degli articoli che, con la consueta dose di immancabile allarmismo, parlano della pericolosità della nuova variante africana del SARs-CoV-2, si premurano di rimarcare gli effetti deleteri della suddetta variante sull'economia. Le borse giù, crollo dei listini, "la variante spaventa i mercati", scrive addirittura Repubblica. (Poi chissà, en passant si potrebbe spaventare anche la gente, ma è secondario, dato che la vita delle persone è decisamente insignificante rispetto alle strutture economiche che la governano.)
Noi umani abbiano da sempre la capacità - è una delle peculiarità della nostra specie - non solo di inventare e immaginare cose che non esistono, come il mercato, ma addirittura di umanizzarle, fino a conferire ad esse caratteristiche tipicamente umane, come quella di provare sentimenti. In fondo che cos'è quella cosa che regola le nostre vite chiamata mercato? Sono due assi cartesiani con su indicate la domanda e l'offerta; l'incrocio di esse determina il prezzo. Questo è in soldoni il mercato, e la nuova variante del covid è riuscita a spaventarlo.
I vaccini e il babau
Due Kit Carson
Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...
-
Sto leggendo un giallo: Occhi nel buio, di Margaret Miller. A un certo punto trovo una frase, questa: "Qualche minuto più tardi la luc...
-
Domani il grande Antonino Zichichi compirà 96 anni. Mi è sempre stato simpatico, Zichichi, forse un po' anche a causa di quei tratti som...
-
Pensavo a Cesare, il micio tigrato che per anni è stato la "mascotte" della stazione di Colleferro. Chiunque passasse di lì, speci...
