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giovedì 4 giugno 2026

Di cosa bisognerebbe parlare

Da mesi i climatologi avvertono che i mesi che abbiamo davanti saranno probabilmente i più caldi mai registrati. È molto probabile che le temperature supereranno quelle del 2024, secondo Copernicus l'estate con le temperature più alte mai registrate. Uno studio pubblicato da Nature ha mostrato che l'ondata di caldo di quell'estate provocò in Europa circa 62.800 morti. Si tratta di decessi attribuibili al calore, cioè morti che non si sarebbero verificate senza quelle temperature elevate.

L'estate che sta per iniziare è fortemente probabile che sarà ancora più calda a causa dell'effetto di El Niño, che quest'anno, secondo i modelli matematici, potrebbe prolungarsi fino a novembre. Un allarme sugli effetti di El Niño combinato col riscaldamento climatico è stato lanciato anche dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale, mentre qui c'è un articolo di SkyTg24 su questo tema fatto molto bene.

Ecco, sarebbe utile, ogni tanto, trovare notizie come questa su qualche prima pagina o su qualche telegiornale, invece di vederle relegate (quando appaiono) in trafilettini a pagina 24. Purtroppo è noto che, in generale, la climatologia non riscuote molto successo tra le italiche genti, le quali al massimo consultano l'app meteo sullo smartphone per vedere se pioverà. Quando invece si entra nello spinoso campo del cambiamento climatico l'obiezione principale dei negazionisti è che "in estate ha sempre fatto caldo". Notevole, no?  Sarebbe come dire che "le persone sono sempre morte" se improvvisamente l'aspettativa di vita di una popolazione diminuisse di dieci anni.

venerdì 13 febbraio 2026

Marcia trionfale

Continua la marcia trionfale di Trump nella direzione di annullare tutto ciò che di buono gli USA avevano fatto in passato riguardo alla questione climatica. Ieri è stato fatto un altro passo in questa direzione con l'annullamento dell’endangerment finding, un grosso regalo all'industria automobilistica e alle aziende che si occupano di estrazione di combustibili fossili, i principali responsabili del disastro climatico entro cui ci muoviamo.

Trump è un anziano signore che probabilmente non camperà ancora molto. Quindi ha buon gioco a fregarsene delle generazioni future, delle politiche ambientali a lungo termine. Il suo orizzonte temporale si limita all'oggi e del domani chi se ne frega. Riguardo alle questioni climatiche, il suo approccio si colloca tra menefreghismo e ignoranza, difficile dire quale delle due componenti sia preponderante. Trump non è un politico, è un uomo d'affari e fa i suoi affari. I politici veri hanno visioni, progetti, sono consapevoli del modo in cui funziona il mondo e si preoccupano di ciò che verrà. Trump fa altre cose.

domenica 11 gennaio 2026

A pensare male...


Notare il trucco semantico del Corriere della Sera. Messa giù così sembra che negli ultimi 100 anni un'ondata di freddo come quella di questo periodo sia capitata poche volte. Ma "questo secolo" inizia nel 2001, non 100 anni fa. Chi ha suppergiù la mia età (sono nato nel 1970) sa benissimo che negli anni '70 e '80, ma anche '90, del secolo scorso freddi del genere erano del tutto normali, si presentavano regolarmente ogni anno e duravano a volte mesi, non una settimana.

Poi, con l'impennata delle temperature dovuta al riscaldamento climatico, negli ultimi trent'anni abbiamo cominciato ad avere inverni generalmente sempre più miti, tanto che oggi si fanno titoloni su titoloni per una settimana di freddo che ai tempi in cui ero giovane io era assolutamente normale. Però vuoi non farlo un po' di clickbait?

sabato 10 gennaio 2026

Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai


Tempo fa Siu, un'affezionata lettrice di questo blog, mi aveva segnalato questo libro in un commento a un post e mi aveva incuriosito. È un libro interessantissimo ma che lascia l'amaro in bocca, e lo lascia in particolar modo a me, che tra qualche mese diventerò nonno con la consapevolezza che la mia nipotina sarà costretta a vivere nel malridotto pianeta che gli avrò lasciato. 

Lo so, il cambiamento climatico è un tema palloso che non scalda i cuori, anzi spesso infastidisce, irrita, fa sbuffare perché mette in discussione il nostro stile di vita, la nostra identità, le azioni che compiamo ogni giorno, e nessuno vuole interferenze nella propria vita, nessuno vuole sentirsi dire che mangiare carne e utilizzare gli aerei sono i due comportamenti che da soli scaricano la metà delle emissioni di CO2 nell'atmosfera del pianeta. Per capire quanto il cambiamento climatico sia un tema fastidioso basta vedere come vengono trattati gli attivisti climatici e il dileggio che viene riservato a Greta Thunberg, considerata qualcosa meno di una povera cretina che si fa manipolare dalle lobby ecologiste.

Il libro di Motterlini non è però un libro sul clima in senso stretto, ma sulle nostre teste: su come funzionano male quando si tratta di capire problemi complessi, lenti, globali, e su come questi limiti cognitivi, amplificati da interessi economici, ideologie e disinformazione, ci rendano incapaci di reagire in modo adeguato alla crisi climatica. La mia nipotina vivrà su un pianeta dove milioni di persone saranno costrette a migrare e spostarsi per fare fronte agli eventi climatici estremi e alla carenza di cibo provocati dal surriscaldamento del pianeta; un mondo che avrà a che fare con scioglimento di ghiacci e innalzamento dei mari, scarsità d'acqua e siccità, insicurezza alimentare, senza contare l'impatto sulla salute umana dovuto all'aumento delle temperature e delle ondate di calore (negli anni dal 2022 al 2024 in Europa 181.000 decessi sono stati causati dalle ondate di calore, un aumento del 23 per cento rispetto agli anni precedenti).

La tesi di fondo del libro è semplice e inquietante: non è vero che non sappiamo cosa sta succedendo, lo sappiamo benissimo (la documentazione scientifica in questo senso è sterminata). Quello che manca non sono i dati, le ricerche o le evidenze scientifiche, ma la capacità collettiva di tradurle in decisioni coerenti e concrete - per rendersene conto basta guardare i risultati dei simposi annuali sul clima: roboanti dichiarazioni di intenti sempre non vincolanti. Il disastro è sotto i nostri occhi eppure continuiamo a rimandare, minimizzare, razionalizzare. Non perché siamo stupidi, ma perché siamo umani. E non vuole essere una giustificazione, sia chiaro.

Motterlini mostra con chiarezza quanto i nostri bias cognitivi - l’avversione alle perdite, la preferenza per il presente, l’illusione del controllo, il conformismo - giochino contro di noi. Il cambiamento climatico è il nemico perfetto: non ha un volto, non arriva all’improvviso, non colpisce tutti nello stesso momento. Così il cervello lo archivia come un problema lontano, astratto, sempre rimandabile a domani, mentre invece è prossimo, imminente, anzi ci siamo pienamente dentro. Ed è qui che l’amaro in bocca diventa più intenso. Perché se il problema fosse solo convincere i negazionisti, potremmo illuderci che basti spiegare meglio la scienza. Invece il libro ci dice che il vero ostacolo siamo noi, anche noi che ci consideriamo informati, sensibili, razionali. Sapere non basta, e questo è forse l’aspetto più sconfortante.

La domanda implicita del libro diventa quindi personale: che cosa sto facendo - che cosa stiamo facendo - davvero, al di là delle buone intenzioni, per non lasciare a chi verrà dopo di noi un pianeta più fragile, più ingiusto, più inospitale? Scongeliamo i cervelli non i ghiacciai non offre soluzioni facili, né ricette consolatorie, ma ha il grande merito di spostare il problema nel posto giusto: dentro di noi, nei meccanismi con cui decidiamo, votiamo, consumiamo, scegliamo cosa ignorare. Questo non è un libro catastrofista, ma realista. Gli scienziati che ormai da decenni si sgolano per avvertire che stiamo arrivando al punto di non ritorno non lo fanno perché sono catastrofisti, ma perché sono realisti. Le accuse di catastrofismo sono uno dei pretesti classici per continuare a non fare niente. Sempre.

giovedì 31 luglio 2025

Il cherry picking di Rampini

C'è stato un periodo in cui non mi dispiaceva l'idea di abbonarmi al Corriere della Sera e bypassare così il paywall per leggere integralmente gli articoli, ma non mi sono mai deciso. Poi, quasi due anni fa, è iniziato il genocidio a Gaza e il Corriere ha scelto di seguire la linea dell'omertà, della minimizzazione, se non a volte della giustificazione e lì il mio proposito di abbonamento si è definitivamente spento. 

A dare il colpo di grazia alle mie frequentazioni internettiane del quotidiano su cui in epoche di gloria scrissero Calvino, Buzzati, Montale, Moravia, Pasolini, Montanelli, Biagi (solo per citarne alcuni) è arrivato Federico Rampini a sproloquiare di clima.

lunedì 28 luglio 2025

800.000 anni

Il livello di CO2 presente oggi nell'atmosfera terrestre è il più alto degli ultimi 800.000 anni. Qualcuno, legittimamente, potrebbe chiedersi: Come è possibile poter fare questi calcoli dal momento che in quell'epoca remota non esistevano strumenti di rilevazione? Beh, se è per questo, 800.000 anni fa non esistevamo neppure noi, dal momento che la nostra specie ne ha qualcosa meno di 300.000. Tuttavia oggi abbiamo gli strumenti per vedere e studiare il clima e l'atmosfera di epoche così lontane e rapportarli a quelli odierni.

È uno degli argomenti di cui parla il climatologo Luca Mercalli in questa bellissima lezione apparsa sul canale youtube di divulgazione scientifica Lucy. Dura appena mezz'ora, ma in questa mezz'ora il noto climatologo riesce magnificamente a condensare la storia del clima da quelle epoche remote al 2003 e a oggi. Perché il 2003? Perché nell'estate di quell'anno per la prima volta nella storia alcune grandi città del nord tra cui Forlì, Bologna, Milano e altre superarono la temperatura di 40° e in quell'estate, sempre per la prima volta nella storia, si ebbero quasi due mesi consecutivi di caldo con temperature elevatissime.

Come suggerimento, io terrei sottomano il link a questa lezione e lo manderei a tutti quelli che vi mostrano le prime pagine di Libero o del Giornale dove si dice che i cambiamenti climatici e gli aumenti delle temperature ci sono sempre stati. Che poi niente, lasciate stare, va'. Come dicono a Roma: Quelli so' de coccio. Tutta fatica sprecata.


giovedì 20 luglio 2023

Perculiamoli

In questi giorni di caldo torrido si fanno vivi, più agguerriti che mai, i No Caldo, denominazione coniata da Alessandro Gilioli per indicare i negazionisti del riscaldamento globale (o, in subordine, il riscaldamento globale c'è ma l'uomo non c'entra niente).

Siccome con queste persone dati e numeri non contano niente, rimane il perculamento, e Mario Tozzi in questo campo se l'è sempre cavata discretamente :-)

C'è da segnalare, a margine, che i No Caldo hanno da qualche giorno un nuovo guru, il meteorologo di La7 Paolo Sottocorona, che secondo loro si sarebbe espresso avallando le loro tesi. Ovviamente non è vero niente (i No Caldo non hanno ancora imparato la differenza che corre tra meteo e clima), ma a loro figurarsi se importa.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...