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domenica 19 luglio 2026

La Sardone, i morti e l'inverno

L'eurodeputata leghista Silvia Sardone: "Quando si dice che c'è un aumento dei morti in estate dovuti al caldo, bisognerebbe anche dire che c'è una diminuzione dei morti in inverno". L'affermazione di per sé non è falsa, ma va contestualizzata. Dove sta, infatti, il trucco? La Sardone, che da buona leghista nega il cambiamento climatico, presenta la cosa come un gioco a somma zero, un "pareggio" in cui i conti tornano: aumento dei morti in estate a causa del maggiore caldo = diminuzione dei morti in inverno a causa del minore freddo.

Ora, è vero che storicamente il freddo causa più decessi del caldo e che gli inverni più miti possono ridurre una parte di quella mortalità, ma il gioco non è assolutamente a somma zero. La comunità scientifica, infatti, concorda sul fatto che il saldo finale sarà ampiamente negativo: l'aumento dei morti per il caldo estivo supererà di gran lunga lo "sconto" ottenuto in inverno. Il problema della affermazione della Sardone non è il dato di partenza, ma la conclusione logica a cui vuole surrettiziamente spingere chi ascolta i suoi deliri negazionisti. È un classico esempio di cherry-picking (selezionare solo il dato che fa comodo). 

In sostanza, nel breve termine la lieve riduzione dei morti per il freddo può temporaneamente compensare l'aumento di quelli per il caldo in alcune regioni del nord Europa, ma nel medio e lungo termine l'aumento della frequenza, dell'intensità e della durata delle ondate di calore estive (specialmente nell'Europa continentale e mediterranea, come l'Italia) causerà un aumento dei decessi estivi che supererà di gran lunga i presunti "benefici" degli inverni meno freddi.

Metaforicamente, il ragionamento dell'eurodeputata si può rendere così: se una barca sta imbarcando acqua a prua, non bisogna preoccuparsi perché a poppa siamo ancora all'asciutto. Una stupidaggine sotto tutti i punti di vista, ovviamente, ma per perorare la causa del negazionismo climatico, questo e altro.

domenica 12 luglio 2026

Pietraie





Ieri ho camminato nel letto del Marecchia. Nelle foto qui sopra si vede il tratto che costeggia Santa Giustina, mentre sul viadotto corre l'A14 tra i caselli di Rimini Nord e Rimini Sud.

​Il Marecchia tecnicamente è classificato come fiume, non come torrente, quindi in teoria l'acqua dovrebbe esserci sempre, anche se con livelli diversi a seconda delle stagioni. Da qualche anno, invece, è spesso completamente asciutto, specie nel periodo estivo, e a volte questo accade persino durante le secche invernali.

​Quand'ero bambino, una cinquantina di anni fa, l'acqua c'era sempre e in estate con gli amici venivamo regolarmente a fare il bagno. Altri tempi e, soprattutto, un altro clima.

sabato 11 luglio 2026

Pubblicità Progresso

Oggi è sabato, siamo in pieno weekend. E poi è estate, le giornate sono lunghe, ci sono tante ore di luce. Quindi non dovrebbe essere troppo difficile trovare un'oretta per ascoltare Stefano Mancuso, perché ascoltare Stefano Mancuso aiuta a capire tante cose e a inquadrare meglio come funziona il mondo, e anche come funzioniamo noi.

giovedì 4 giugno 2026

Di cosa bisognerebbe parlare

Da mesi i climatologi avvertono che i mesi che abbiamo davanti saranno probabilmente i più caldi mai registrati. È molto probabile che le temperature supereranno quelle del 2024, secondo Copernicus l'estate con le temperature più alte mai registrate. Uno studio pubblicato da Nature ha mostrato che l'ondata di caldo di quell'estate provocò in Europa circa 62.800 morti. Si tratta di decessi attribuibili al calore, cioè morti che non si sarebbero verificate senza quelle temperature elevate.

L'estate che sta per iniziare è fortemente probabile che sarà ancora più calda a causa dell'effetto di El Niño, che quest'anno, secondo i modelli matematici, potrebbe prolungarsi fino a novembre. Un allarme sugli effetti di El Niño combinato col riscaldamento climatico è stato lanciato anche dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale, mentre qui c'è un articolo di SkyTg24 su questo tema fatto molto bene.

Ecco, sarebbe utile, ogni tanto, trovare notizie come questa su qualche prima pagina o su qualche telegiornale, invece di vederle relegate (quando appaiono) in trafilettini a pagina 24. Purtroppo è noto che, in generale, la climatologia non riscuote molto successo tra le italiche genti, le quali al massimo consultano l'app meteo sullo smartphone per vedere se pioverà. Quando invece si entra nello spinoso campo del cambiamento climatico l'obiezione principale dei negazionisti è che "in estate ha sempre fatto caldo". Notevole, no?  Sarebbe come dire che "le persone sono sempre morte" se improvvisamente l'aspettativa di vita di una popolazione diminuisse di dieci anni.

domenica 11 gennaio 2026

A pensare male...


Notare il trucco semantico del Corriere della Sera. Messa giù così sembra che negli ultimi 100 anni un'ondata di freddo come quella di questo periodo sia capitata poche volte. Ma "questo secolo" inizia nel 2001, non 100 anni fa. Chi ha suppergiù la mia età (sono nato nel 1970) sa benissimo che negli anni '70 e '80, ma anche '90, del secolo scorso freddi del genere erano del tutto normali, si presentavano regolarmente ogni anno e duravano a volte mesi, non una settimana.

Poi, con l'impennata delle temperature dovuta al riscaldamento climatico, negli ultimi trent'anni abbiamo cominciato ad avere inverni generalmente sempre più miti, tanto che oggi si fanno titoloni su titoloni per una settimana di freddo che ai tempi in cui ero giovane io era assolutamente normale. Però vuoi non farlo un po' di clickbait?

sabato 10 gennaio 2026

Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai


Tempo fa Siu, un'affezionata lettrice di questo blog, mi aveva segnalato questo libro in un commento a un post e mi aveva incuriosito. È un libro interessantissimo ma che lascia l'amaro in bocca, e lo lascia in particolar modo a me, che tra qualche mese diventerò nonno con la consapevolezza che la mia nipotina sarà costretta a vivere nel malridotto pianeta che gli avrò lasciato. 

Lo so, il cambiamento climatico è un tema palloso che non scalda i cuori, anzi spesso infastidisce, irrita, fa sbuffare perché mette in discussione il nostro stile di vita, la nostra identità, le azioni che compiamo ogni giorno, e nessuno vuole interferenze nella propria vita, nessuno vuole sentirsi dire che mangiare carne e utilizzare gli aerei sono i due comportamenti che da soli scaricano la metà delle emissioni di CO2 nell'atmosfera del pianeta. Per capire quanto il cambiamento climatico sia un tema fastidioso basta vedere come vengono trattati gli attivisti climatici e il dileggio che viene riservato a Greta Thunberg, considerata qualcosa meno di una povera cretina che si fa manipolare dalle lobby ecologiste.

Il libro di Motterlini non è però un libro sul clima in senso stretto, ma sulle nostre teste: su come funzionano male quando si tratta di capire problemi complessi, lenti, globali, e su come questi limiti cognitivi, amplificati da interessi economici, ideologie e disinformazione, ci rendano incapaci di reagire in modo adeguato alla crisi climatica. La mia nipotina vivrà su un pianeta dove milioni di persone saranno costrette a migrare e spostarsi per fare fronte agli eventi climatici estremi e alla carenza di cibo provocati dal surriscaldamento del pianeta; un mondo che avrà a che fare con scioglimento di ghiacci e innalzamento dei mari, scarsità d'acqua e siccità, insicurezza alimentare, senza contare l'impatto sulla salute umana dovuto all'aumento delle temperature e delle ondate di calore (negli anni dal 2022 al 2024 in Europa 181.000 decessi sono stati causati dalle ondate di calore, un aumento del 23 per cento rispetto agli anni precedenti).

La tesi di fondo del libro è semplice e inquietante: non è vero che non sappiamo cosa sta succedendo, lo sappiamo benissimo (la documentazione scientifica in questo senso è sterminata). Quello che manca non sono i dati, le ricerche o le evidenze scientifiche, ma la capacità collettiva di tradurle in decisioni coerenti e concrete - per rendersene conto basta guardare i risultati dei simposi annuali sul clima: roboanti dichiarazioni di intenti sempre non vincolanti. Il disastro è sotto i nostri occhi eppure continuiamo a rimandare, minimizzare, razionalizzare. Non perché siamo stupidi, ma perché siamo umani. E non vuole essere una giustificazione, sia chiaro.

Motterlini mostra con chiarezza quanto i nostri bias cognitivi - l’avversione alle perdite, la preferenza per il presente, l’illusione del controllo, il conformismo - giochino contro di noi. Il cambiamento climatico è il nemico perfetto: non ha un volto, non arriva all’improvviso, non colpisce tutti nello stesso momento. Così il cervello lo archivia come un problema lontano, astratto, sempre rimandabile a domani, mentre invece è prossimo, imminente, anzi ci siamo pienamente dentro. Ed è qui che l’amaro in bocca diventa più intenso. Perché se il problema fosse solo convincere i negazionisti, potremmo illuderci che basti spiegare meglio la scienza. Invece il libro ci dice che il vero ostacolo siamo noi, anche noi che ci consideriamo informati, sensibili, razionali. Sapere non basta, e questo è forse l’aspetto più sconfortante.

La domanda implicita del libro diventa quindi personale: che cosa sto facendo - che cosa stiamo facendo - davvero, al di là delle buone intenzioni, per non lasciare a chi verrà dopo di noi un pianeta più fragile, più ingiusto, più inospitale? Scongeliamo i cervelli non i ghiacciai non offre soluzioni facili, né ricette consolatorie, ma ha il grande merito di spostare il problema nel posto giusto: dentro di noi, nei meccanismi con cui decidiamo, votiamo, consumiamo, scegliamo cosa ignorare. Questo non è un libro catastrofista, ma realista. Gli scienziati che ormai da decenni si sgolano per avvertire che stiamo arrivando al punto di non ritorno non lo fanno perché sono catastrofisti, ma perché sono realisti. Le accuse di catastrofismo sono uno dei pretesti classici per continuare a non fare niente. Sempre.

sabato 13 dicembre 2025

Rampini e gli scienziati-sacerdoti

Il punto focale della contrapposizione tra Federico Rampini e la scienza è che la scienza, che a differenza di Rampini non ha la verità in tasca, si corregge da sé. Rampini no. Se una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo, Nature, ritira un suo articolo lo fa perché nel suddetto articolo possono essere trovate, anche successivamente alla pubblicazione, delle imprecisioni, imprecisioni che tra l'altro risultano oggi già emendate. L'articolo in questione è infatti pronto per essere ripubblicato ed è già leggibile in rete, si attende solo che venga sottoposto a revisione paritaria (la cosiddetta "peer review"). La pratica della revisione paritaria è il pilastro su cui poggia la ricerca scientifica e permette di discriminare un articolo con fondamenta scientifiche da uno che non ne ha, accreditando il primo e screditando il secondo. Se poi vogliamo andare nel dettaglio, non è neppure stata Nature a ritirare l'articolo incriminato, sono stati gli stessi tre scienziati che l'hanno prodotto. 

Quindi, quando Rampini parla di "scandalo" e delira di scienziati che si atteggiano a sacerdoti con lo scopo di rieducare l'umanità (?); quando afferma che gli scienziati pubblicano "dati falsi e truccati", ponendosi tra l'altro nello stesso solco del negazionismo climatico trumpiano, dice delle emerite stupidaggini.

Poi, per carità, casi di scienziati che per interesse o altri motivi hanno pubblicato falsità esistono: persone scorrette esistono in ogni ambito del sapere umano. Ma i meccanismi che si è dato l'ambito scientifico (la peer review è uno di questi) per metterli alla porta e isolarli sono validissimi, e sarebbe un'ottima cosa che anche nell'ambito del giornalismo venissero adottati. La scienza è perfettamente in grado di scovare i suoi errori e di correggerli; si può dire lo stesso di Rampini? Mah.

giovedì 31 luglio 2025

Il cherry picking di Rampini

C'è stato un periodo in cui non mi dispiaceva l'idea di abbonarmi al Corriere della Sera e bypassare così il paywall per leggere integralmente gli articoli, ma non mi sono mai deciso. Poi, quasi due anni fa, è iniziato il genocidio a Gaza e il Corriere ha scelto di seguire la linea dell'omertà, della minimizzazione, se non a volte della giustificazione e lì il mio proposito di abbonamento si è definitivamente spento. 

A dare il colpo di grazia alle mie frequentazioni internettiane del quotidiano su cui in epoche di gloria scrissero Calvino, Buzzati, Montale, Moravia, Pasolini, Montanelli, Biagi (solo per citarne alcuni) è arrivato Federico Rampini a sproloquiare di clima.

lunedì 28 luglio 2025

800.000 anni

Il livello di CO2 presente oggi nell'atmosfera terrestre è il più alto degli ultimi 800.000 anni. Qualcuno, legittimamente, potrebbe chiedersi: Come è possibile poter fare questi calcoli dal momento che in quell'epoca remota non esistevano strumenti di rilevazione? Beh, se è per questo, 800.000 anni fa non esistevamo neppure noi, dal momento che la nostra specie ne ha qualcosa meno di 300.000. Tuttavia oggi abbiamo gli strumenti per vedere e studiare il clima e l'atmosfera di epoche così lontane e rapportarli a quelli odierni.

È uno degli argomenti di cui parla il climatologo Luca Mercalli in questa bellissima lezione apparsa sul canale youtube di divulgazione scientifica Lucy. Dura appena mezz'ora, ma in questa mezz'ora il noto climatologo riesce magnificamente a condensare la storia del clima da quelle epoche remote al 2003 e a oggi. Perché il 2003? Perché nell'estate di quell'anno per la prima volta nella storia alcune grandi città del nord tra cui Forlì, Bologna, Milano e altre superarono la temperatura di 40° e in quell'estate, sempre per la prima volta nella storia, si ebbero quasi due mesi consecutivi di caldo con temperature elevatissime.

Come suggerimento, io terrei sottomano il link a questa lezione e lo manderei a tutti quelli che vi mostrano le prime pagine di Libero o del Giornale dove si dice che i cambiamenti climatici e gli aumenti delle temperature ci sono sempre stati. Che poi niente, lasciate stare, va'. Come dicono a Roma: Quelli so' de coccio. Tutta fatica sprecata.


sabato 5 luglio 2025

Farselo spiegare da Luca Mercalli

Luca Mercalli è uno dei più noti climatologi e divulgatori scientifici italiani. Qualche giorno fa ha intrattenuto un bel dialogo con Luca Sommi da cui è nata una interessantissima lezione sulla storia dei cambiamenti climatici: la loro genesi, la loro evoluzione, le cause, gli sviluppi e gli scenari futuri. Ovviamente, tra gli argomenti toccati, c'è anche il famoso "Ha sempre fatto caldo" di cui si parla tanto in questo periodo, uno dei ritornelli più stupidi utilizzati dai negazionisti del cambiamento climatico.

Non è una lezione noiosa, anche se tratta temi scientifici, perché Mercalli, da buon divulgatore, riesce a spiegare concetti complessi con semplicità e anche ironia. Poi lui è già simpatico di suo, per cui... 

Insomma, lasciate stare Cruciani e quando volete conoscere e approfondire temi complessi ascoltate chi quei temi li studia da tutta la vita.

venerdì 4 luglio 2025

Ha sempre fatto caldo


Giuseppe Cruciani pubblica sui social una prima pagine del Corriere della Sera del 1967 che titola: "La grandine squassa Milano. A Roma si soffoca: 42°". Poi ci piazza sotto l'hashtag #EcoNazi. Il messaggio che vuole veicolare è chiaro: temperature estreme ci sono sempre state, quindi non c'è nessuna emergenza climatica e, soprattutto, le attività umane non c'entrano niente. 

Tutto preso dalla sua furia ideologica negazionista, il Cruciani evita accuratamente di menzionare il fatto che è vero che temperature estreme in passato ci sono sempre state, così come è vero che ci sono sempre stati eventi meteorologici violenti, ma ciò che è cambiato negli ultimi decenni sono la frequenza e la potenza di questi eventi. Oggi sono molto più frequenti rispetto al passato e soprattutto arrivano con molto più anticipo.

I 40° (50 in certe zone d'Europa) raggiunti recentemente sono stati registrati alla fine del mese di giugno, non alla fine del mese di luglio come riporta l'articolo citato da Cruciani. Probabilmente quella grandinata e quella temperatura hanno conquistato le prime pagine perché all'epoca erano avvenimenti molto rari, mentre oggi sono la norma rispetto al passato, tanto che molti scienziati, un po' provocatoriamente, suggeriscono di cambiare la dicitura Stato di calamità, che viene sempre tirata fuori in caso di eventi estremi, in Stato di normalità, a indicare che oggi quegli eventi e quelle temperature sono la norma, non l'eccezione. E tutto questo a causa dei cambiamenti climatici innescati (anche) dalle attività umane. Con buona pace di Cruciani e del suo furore ideologico negazionista. 

Inutile ricordare che il ritornello "Ha sempre fatto caldo" è l'arma retorica per eccellenza dei negazionisti climatici, uno slogan che ha anche una sua efficacia e che fa presa sulle menti semplici perché è immediato, semplice, facilmente comprensibile. In più semplifica e banalizza un problema gigantesco e estremamente complesso. Come del resto Cruciani sa benissimo.

giovedì 20 aprile 2023

Possiamo salvare il mondo prima di cena


Sono convinto che libri come questo siano inutili perché l'emergenza climatica non è percepita come una emergenza, non è ancora diventata psiche collettiva. Anche se gli scienziati si sforzano in ogni modo da anni di sollevare questo problema; anche se ci descrivono con accurate proiezioni il mondo problematico, difficile, costoso in cui dovranno vivere i nostri figli e i figli dei nostri figli a causa nostra, non riusciamo a interiorizzare questa cosa.

E uno dei motivi è che non ci crediamo. Razionalmente siamo pure disposti ad ammettere che la situazione è grave, che i dati del disastro elaborati dagli scienziati sono esatti e preoccupanti, ma sotto sotto non ci crediamo. 

Questa tesi è supportata dall'autore del libro tramite l'utilizzo di un piccolo aneddoto.

Nel 1942 un partigiano polacco di 28 anni, Jan Karski, partì dalla Polonia occupata dai nazisti e si avventurò in una missione che lo portò prima a Londra, poi in America per informare i leader mondiali delle atrocità che i tedeschi stavano commettendo. Dopo alterne vicissitudini, il giovane Karski arrivò a Washington nel giugno del 1943. Qui incontrò il giudice della Corte suprema Felix Frankfurter, egli stesso ebreo e uno dei massimi giuristi della storia americana. Dopo aver ascoltato da Jan Karski il racconto dello sgombero del ghetto di Varsavia e degli stermini nei campi di concentramento, il giudice, dopo averci pensato su, gli rispose: "Mister Karski, un uomo come me parlando con un uomo come lei ha l'obbligo della totale franchezza. Quindi devo dirle che non posso proprio credere a quello che mi ha detto." Quando l'uomo che accompagnava Karski supplicò Frankfurter di dare credito al racconto che gli era stato fatto, il giudice rispose: "Non ho detto che questo giovanotto sta mentendo, ho detto che non sono in grado di credergli. La mia mente, il mio cuore, sono fatti in un modo che non mi permette di accettarlo."

Il giudice, quindi, non metteva in dubbio la veridicità della storia di Karski. Non contestava il fatto che i tedeschi stessero sistematicamente sterminando gli ebrei in Europa. Ammise invece non solo la propria incapacità di credere alla verità, ma anche la propria consapevolezza di quella incapacità, in definitiva lo stesso atteggiamento che adottiamo noi, o almeno gran parte di noi, di fronte al dramma del riscaldamento globale. 
 
Il libro è interessantissimo, esaustivo, completo di dati e fonti; se siete interessati a queste tematiche vi consiglio caldamente di leggerlo. Poi magari non crederete a quanto raccontato, esattamente come il giudice Frankfurter non credette al racconto di Karski, ma almeno vi sarete fatti un'idea di come stanno le cose.

Lascio qui di seguito alcune schermate prese dalle pagine del libro.


giovedì 5 gennaio 2023

Il Senato imbrattato

Il gesto è deprecabile, ovvio; qualsiasi forma di danneggiamento lo è, anche se la facciata di Palazzo Madama è stata imbrattata con normale vernice lavabile. Ma il fatto che ci si stracci le vesti e si discuta con veemenza da giorni di questa cosa, chiedendo condanne esemplari per i criminali imbrattatori, mentre sui motivi che hanno portato al discutibile gesto non dice una parola nessuno, mi pare dia la cifra del "sentire" comune riguardo a questi temi.

Avete per caso sentito un solo politico fare un minimo accenno a ciò che dal punto di vista climatico-meteorologico è in corso da settimane in Europa? Più in generale, avete mai sentito qualche politico che non sia di nicchia portare al centro del dibattito, in maniera seria e determinata, il gigantesco problema del climate change? Io no.

lunedì 4 luglio 2022

Ancora trent'anni

Secondo diversi e autorevoli studi, il ghiacciaio della Marmolada tra una trentina d'anni (probabilmente meno) non ci sarà più. In passato sono stato spesso in vacanza, durante il periodo estivo, da quelle parti e ne ho dei bei ricordi: camminate in quota, panorami mozzafiato. E lui lassù, imperioso, a guardare tutti e tutto dall'alto. 

Mi verrebbe da consigliare a chi ancora non l'ha visto di andarci almeno una volta. Consiglio rivolto con maggiore enfasi ai negazionisti del climate change e a quelli che in questi anni hanno spernacchiato e dileggiato Greta Thunberg. Andateci adesso, perché poi quando lo potrete guardare solo da vecchi .jpg del passato non sarà la stessa cosa.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...