Visualizzazione post con etichetta vaccini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vaccini. Mostra tutti i post

martedì 3 ottobre 2023

Nobel e novax

Che i novax, compreso qualche operatore sanitario, ragliassero scompostamente alla notizia era da mettere in conto. Ma è solo rumore di fondo. Mentre questi ragliano, i due scienziati che con le loro intuizioni hanno reso possibile lo sviluppo di vaccini a mRNA efficaci contro il covid vincono il premio Nobel per la medicina.

Secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Infectious Deseases, questi vaccini, specie durante la prima ondata pandemica, hanno permesso di salvare la vita a 20 milioni di persone nel mondo (un milione in Europa).

Intanto gli altri ragliano.

lunedì 17 luglio 2023

Vaccini e psicologia

Ho scovato per caso questo video di Dario Bressanini in cui si parla di vaccini. Per la precisione, si affronta il tema di come approcciarsi a chi è contrario al loro uso. È rivolto principalmente ai refrattari al vaccino contro il Sars-CoV-2 ma il discorso vale anche per i refrattari a tutti i tipi di vaccini.

Uno degli aspetti interessanti che spiega Bressanini è che, generalmente, la contrarietà ai vaccini non nasce da ragioni di tipo ideologico ma dalla paura. Nella stragrande maggioranza dei casi chi non si vaccina lo fa per timore dei vaccini, perché teme possibili effetti collaterali, effetti a lungo termine, oppure teme che possano essere causa di infarti, tumori e chi più ne ha più ne metta, e l'errore che generalmente si fa quando si cerca di spiegare le cose a un novax è utilizzare dati e numeri per dimostrare che il timore dei vaccini non ha nessun senso.

La paura, infatti, è un sentimento irrazionale (vabbe', tutti i sentimenti lo sono), mentre dati e numeri afferiscono alla razionalità. Quando si contrappone la razionalità dei dati e dei numeri all'irrazionalità della paura l'effetto che si ottiene è quello dell'acuirsi della contrapposizione, non un suo appianamento. E allora qual è l'approccio da utilizzare? Il dialogo, possibilmente tranquillo, con cui tentare di farsi spiegare quali sono i motivi che generano timore e paura.

Naturalmente il risultato non è garantito (sì, sto pensando ai tanti Red Ronnie che vivono tra noi), ma tentare non nuoce.

sabato 4 febbraio 2023

Alcune cose dette da Andreoli


Vittorino Andreoli ha senz'altro il dono della originalità e anche della stravaganza, se così si può dire. I suoi capelli bianchi e lunghi e le ciglia foltissime, che danno la (falsa) impressione di trovarsi davanti a un 83enne un po' trasandato, ne fanno uno di quei personaggi che riconosci subito. Cioè, tu lo vedi e dici: Ma quello è Andreoli! Tra le tante cose che mi hanno colpito di lui, la maggiore è sicuramente la vivacità e la lucidità. Ha tenuto un'ora e mezza di lezione con una verve e una energia che, forse, molti docenti universitari con metà dei suoi anni non hanno più.

Come avevo scritto in un post precedente, sabato scorso ho assistito a una sua interessantissima conferenza alla Biblioteca Malatestiana di Cesena. Mentre parlava ho preso un po' di appunti. Impossibile riportare tutto, e comunque gran parte delle cose che ha detto sono allargamenti di concetti che un anonimo lettore di questo blog ha riportato nei commenti qui e qui.
 
Personalmente, tra le tante cose che ha detto, mi ha colpito la sua convinzione secondo cui, oggi, si tende a psichiatrizzare tutto e troppo, anche in ambito scolastico e giovanile, e questa cosa detta da uno psichiatra fa sicuramente un certo effetto. Un adolescente ha un problema? Subito dallo psicologo! Perché? Un adolescente non ha un babbo, una mamma, un nonno con cui parlare, prima di andare da uno psicologo? Il dialogo nelle famiglie che fine ha fatto? È stato per caso esautorato dai cellulari dietro cui si nasconde ogni familiare? Fa riflettere questa cosa, se ci si pensa. Tramite le chat e i social parliamo per ore con perfetti sconosciuti che magari stanno dall'altra parte del mondo e non parliamo più all'interno della famiglia. 

Molto interessante, poi, l'analisi dei fenomeno novax e dei negazionisti del covid visti da un punto di vista psichiatrico. Alla luce della psiche, chi nega l'evidenza, come appunto i novax che negano l'utilità dei vaccini o addirittura i negazionisti del covid, cioè quelli che pensano che la malattia non esista, dà sfogo a un bisogno difensivo. È una persona che ha paura, e per eliminare la paura elimina quelle che secondo lei ne sono le cause, arrivando fino al punto di negare la razionalità. Questa analisi non vuole naturalmente essere una forma di giustificazione delle idee di queste persone, è appunto solo una analisi che spiega questi comportamenti dal punto di vista della nostra psiche.
 
Meritano un cenno anche alcune considerazioni sulla vecchiaia, argomento particolarmente caro al relatore, come si intuisce. La nostra civiltà, nell'arco di nemmeno due generazioni, ha raddoppiato la lunghezza della vita. Ancora nel primo dopoguerra l'aspettativa media era di poco superiore ai quarant'anni, oggi è quasi ottanta. Il problema è che adesso siamo pieni di vecchi e non sappiamo cosa farcene, e se in terapia intensiva c'è un solo respiratore ci si domanda: lo diamo a un giovane o un vecchio? Beh, i protocolli prevedono di darlo a un giovane. Ma è la domanda a essere sbagliata, dice Andreoli, perché in una società sana, attenta e progredita ci dovrebbero essere respiratori per tutti, giovani e vecchi. Ma il problema dell'invecchiamento esiste ed è oggi drammatico, e le considerazioni di Andreoli mi fanno venire in mente quanto dice Umberto Galimberti, e cioè che in realtà la tecnologia e la scienza medica non hanno allungato la vita, ma hanno allungato la vecchiaia. È una provocazione, naturalmente, ma che serve a fare riflettere su questi problemi.
 
Alla fine della conferenza mi sarebbe piaciuto andare dal professore e stringergli la mano, perché io mi sento sempre riconoscente nei confronti delle persone che sanno e che aiutano a pensare e a capire le cose, ma c'era ressa e ho lasciato perdere. Magari la prossima volta.

domenica 16 gennaio 2022

Parabole discendenti

Da appassionato di scienza, confesso che mi dispiace molto vedere un premio Nobel per la medicina fare la fine che ha fatto Luc Montagnier. Ciò che mi rattrista non sono tanto le sue strampalate dichiarazioni sui vaccini anti-covid, cose talmente assurde che probabilmente anche Red Ronnie avrebbe qualche remora a esternare, o sull'aids; mi dispiace vedere uno scienziato che abdica al primo imperativo di ogni scienziato: mettere ciò che dichiara al vaglio della comunità scientifica per essere verificato.

Nessuno impedisce a Montagnier di esternare pubblicamente le cose che pensa, ma la scienza ha dei canoni di funzionamento precisi e rigorosi, e questi canoni prevedono l'obbligo, per ogni scienziato che pensa di aver scoperto qualcosa, di pubblicare su riviste scientifiche autorevoli ciò che pensa di avere scoperto, tutto questo al fine di mettere a disposizione della comunità scientifica il risultato dei suoi studi o dei suoi esperimenti per essere verificato. Se non si fa questo, e Luc Montagnier non lo fa, chiunque (Red Ronnie o Enrico Montesano compresi) può alzarsi la mattina, dire la prima stupidaggine che gli viene in mente e pretendere che venga assunta come verità scientifica.

No, non funziona così; soprattutto non funziona così per Luc Montagnier, considerato ormai un pària della comunità scientifica, che da scienziato sa benissimo cos'è il metodo scientifico e quali sono i suoi meccanismi. Non stupisce, a questo punto, che personaggi simili divengano idoli dei no-vax, dal momento che le sue dichiarazioni sono perfettamente in linea con le loro e vengono addirittura da un premio Nobel per la medicina (Montagnier è stato uno dei due scienziati che per primi, nel 1983, isolarono il virus che provoca l'aids). Ma non è così che funziona.

sabato 15 gennaio 2022

Melandri e il covid volontario

La vicenda ha fatto scalpore perché, a differenza di Djokovic (prima della diatriba sul suo ingresso in Australia non avevo la più pallida idea di chi fosse), Marco Melandri è un personaggio sportivo abbastanza celebre qui in Italia. In realtà, Melandri a parte, nel mondo delle persone comuni non toccate dal prestigio della notorietà l'idea di ammalarsi volontariamente di covid in modo da ottenere il green pass senza dover passare dal vaccino ha una certa diffusione. 

Poi, certo, nella maggior parte dei casi rimane a livello di idea, di tentazione intima che magari si tende a tenere per sé nel timore di venire etichettati come cretini, ma le cronache ci hanno spesso messo a conoscenza di un certo numero di casi reali. Per rendersene conto è sufficiente aprire Google e digitare "covid party". Da parte mia, era sinceramente difficile pensare che la stupidità umana potesse raggiungere tali estensioni, ma evidentemente aveva ragione Einstein quando la paragonava all'infinitezza dell'universo (c'è qualche dubbio sulla paternità ensteiniana di tale aforisma ma facciamo finta che).

Non credo ci sia molto da aggiungere. In realtà ci sarebbe tanto, ma forse non vale la pena.

mercoledì 12 gennaio 2022

Cacciari novello Socrate

Cacciari, sorprendendo un po' tutti, fa la terza dose di vaccino, giustificandosi col fatto che i filosofi obbediscono alle leggi anche se le ritengono folli, così come disse Socrate prima di bere la cicuta. Mi ha fatto venire in mente il Salvini dell'anno scorso, il quale, dopo aver lisciato per benino il pelo dei no-vax, senza troppo clamore è andato pure lui a vaccinarsi. 

Naturalmente Cacciari e Salvini non li metto sullo stesso piano; Cacciari è un filosofo con una bibliografia pressoché sterminata e una grande cultura, Salvini sa a malapena con cosa si è ingozzato la sera prima. Tuttavia può succedere che un grande filosofo e un grande cazzaro da bar possano, in determinati e specifici casi, essere accomunati dalla stessa paraculaggine.

mercoledì 29 dicembre 2021

Terza dose

Sono tornato a casa adesso dopo aver fatto la terza dose di vaccino in un hub di Rimini, quello sulla via Consolare. Appena arrivato, mi ha colpito la lunghissima fila di macchine di quelli in attesa di tampone. Dentro ogni macchina, persone che cercavano di ingannare il tempo consultando i propri smartphone, oppure ascoltando la radio, oppure, arresi al tedio e alla noia, appoggiando il capo al poggiatesta, come soldati in battaglia che gettano le armi e alzano bandiera bianca. Tutto questo mentre la fila avanzava a una velocità che se fosse stata equivalente al passo d'uomo si sarebbe potuta definire elevata. 

Ho pensato che una buona rappresentazione del concetto di tortura potrebbe essere appunto il trovarsi imprigionati in un'automobile senza potersi muovere, nel freddo di fine dicembre, coi vetri appannati e la macchina davanti che fa respirare a quella dietro i suoi fumi di scarico, in attesa che arrivi qualcuno con un abbigliamento tipo palombaro pronto a infilare un arnese nelle vie aeree superiori. Ho immaginato che il fiume umano in attesa di farsi tamponare non fosse composto esclusivamente da persone refrattarie ideologicamente ai vaccini ma anche da persone che per qualsiasi motivo non si possono vaccinare, ma mi chiedevo, riguardo ai primi: possibile che si preferisca sottoporsi ogni due giorni a questa tortura quando vaccinandosi una volta sola si risolverebbe il problema? 

Anche per vaccinarsi c'era un po' di ressa, ma niente di eccessivamente difficoltoso. Ho parcheggiato la macchina, sono entrato e nell'arco di mezzoretta ho fatto tutto e sono uscito. Mentre ero in attesa guardavo il personale sanitario presente nella struttura: gli addetti che accoglievano le persone e davano informazioni sui percorsi, quelli dell'accettazione, gli infermieri, i medici: in tutto, svariate decine di persone, e pensavo a queste svariate decine di persone moltiplicate per tutti gli hub vaccinali d'Italia. In pratica, l'equivalente di un esercito, messo in campo per tentare di averla vinta su un nemico con cui giochiamo ad armi impari, come credo sia ormai chiaro. Sia perché si tratta di un nemico che combatte con armi più efficaci, veloci e subdole delle nostre, sia perché - va detto - gli stiamo offrendo, inconsciamente o meno, un certo numero di agevolazioni. Da un lato lo combattiamo, dall'altro gli forniamo chance, la tipica ambivalenza di noi umani.

domenica 28 novembre 2021

Il continente orizzontale e gli effetti a lungo termine del vaccino

Vi siete mai chiesti perché, qualche secolo fa, noi europei siamo andati a scoprire le americhe attraversando l'oceano e non è stato il contrario? Cioè, perché siamo stati noi europei, con le nostre navi, ad andare dagli amerindi (e a perpetrare quello che è considerato il maggiore genocidio della storia umana) e non sono stati loro a venire qua da noi? La domanda è stata posta da un aborigeno della Nuova Guinea a uno dei più grandi antropologi viventi: Jared Diamond, che nel 1997 pubblicò Armi, acciaio e malattie, opera che gli valse il premio Pulitzer per la saggistica e che mi rammarico di non avere ancora letto - ma recupererò a breve. La risposta alla domanda potrebbe sembrare banale: perché noi europei conoscevamo l'arte della navigazione, conoscevamo le armi, tecnologicamente eravamo molto superiori agli amerindi che popolavano da circa quindicimila anni il continente americano. Tuttavia si tratta di una risposta che in realtà non soddisfa pienamente la domanda e che, a sua volta, ne fa nascere un'altra: se c'era questa differenza, questo divario tecnologico e culturale tra le due civiltà, quali ne erano le cause? 

Questa domanda spiazza Diamond, il quale comincia a pensare e a cercare di elaborare una risposta avvalendosi di studi, ricerche storiche e antropologiche. Finché giunge a una conclusione, a una risposta che non è sicura, cioè non è scientificamente provato che il motivo sia questo, diciamo che si tratta di una ipotesi, una traccia, che però trova un certo consenso all'interno della comunità scientifica. La risposta, secondo Diamond, sta nel fatto che l'Europa è territorialmente disposta sull'asse orizzontale est-ovest mentre il continente americano è disposto sull'asse verticale nord-sud. In altre parole, l'Europa è disposta geograficamente nel senso della latitudine, è "stesa", si potrebbe dire, l'America è disposta nel senso della longitudine. Questa risposta mi ha sorpreso perché, pur avendoci pensato un po', non sono riuscito a cogliere il collegamento tra la disposizione geografica del continente europeo rispetto a quello americano e la sua superiorità tecnologica. La spiegazione la dà Telmo Pievani a partire dal min. 35 circa della conferenza che posto qui sotto. Non la sto a riscrivere, se vi incuriosisce la potete ascoltare - dura circa un quarto d'ora - direttamente dal video. Segnalo anche, a partire dal min. 50 circa, alcune riflessioni molto attuali sul tema sempre abbastanza spinoso e controverso della globalizzazione.




***

Uno dei maggiori motivi di timore riguardo ai vaccini anti-covid è quello che riguarda i suoi possibili effetti collaterali a lungo termine. Molti dicono: Ok, io mi vaccino, ma come posso avere la certezza che fra dieci o vent'anni non insorgeranno problemi causati dal vaccino? La domanda è sensata, naturalmente, perché gli effetti collaterali a breve termine ormai li conosciamo tutti, quelli a lungo termine non li conosce nessuno. Qualche tempo fa aveva risposto a questa domanda uno dei più noti farmacologi italiani, Silvio Garattini, dicendo che i vaccini a mRNA sono sicuri perché si degradano - nell'organismo non ne rimane traccia - dopo uno o due giorni dalla somministrazione e, in linea generale, chi fa queste domanda chiede l'impossibile, perché con questo criterio non si potrebbe porre in commercio nessun farmaco.

La risposta più esauriente alla domanda, però, la dà Giacomo Moro Mauretto, studente di biologia evoluzionistica all'università di Padova, che qualche anno fa ha avviato un progetto di divulgazione scientifica tramite il canale Youtube Entropy for Life. Vi lascio il video qui di seguito. Dura poco più di una ventina di minuti ed è uno dei più chiari, esaustivi e scientificamente documentati che ho trovato sulla spinosa questione. L'intervento di Mauretto non si limita a esaminare la vicenda dei molto improbabili effetti collaterali a lungo termine del vaccino, ma, un po' provocatoriamente, si domanda perché pochi o pochissimi si interroghino con eguale petulanza circa gli effetti a lungo termine del covid, ma anche sui suoi effetti a breve termine. Perché ci si spaventa per possibili effetti futuri dei vaccini e non della malattia? Ah, un'altra cosa: perché il vaccino spaventa e le cinture di sicurezza della macchina no?


sabato 27 novembre 2021

La variante è nata là (e dove, se no?)

Non è un caso che la variante del SARs-CoV-2 di cui si parla in questi giorni sia arrivata dal sud Africa e sia nata da quelle parti. Così come non è stato un caso che la variante precedente, la Delta, sia nata in India e sia arrivata qua. Non è un caso perché le probabilità di mutazioni sono direttamente proporzionali alla circolazione del virus. Qua in Europa la percentuale media di vaccinazione è abbastanza elevata (in Italia è circa dell'85%), in Africa è attorno al 7% e in India grosso modo siamo lì. Teoricamente è possibile che una variante nasca anche qua, ma è molto meno probabile.

Dubito che il blocco degli arrivi dal sud Africa deciso dal governo serva a qualcosa, se non come misura emergenziale. Come puoi chiudere le frontiere in un mondo globalizzato? L'Africa è un continente povero, ci sono poche cure, pochi vaccinati ed è normale che il virus, là, si sbizzarrisca a giocare alla roulette delle varianti. Poi sale su un aereo, si fa la sua trasvolata nelle cellule di un ignaro turista o di un rappresentante di commercio e sbarca qua nella parte ricca del mondo. Siccome il virus è democratico e non guarda lo status economico di chi lo ospita, comincia quindi a fare qua quello che faceva là: si replica.

Cosa significa tutto questo? Significa che non ha senso che qua ci imbottiamo di vaccini se la metà povera del mondo non si vaccina a sua volta. È una barzelletta. Se il virus avesse una coscienza e qualche capacità intellettiva, si sbellicherebbe dal divertimento vedendo il modo in cui gli stiamo spianando la strada e continuiamo ad agevolarlo. Sorriderebbe e direbbe: Guarda che manica di coglioni, si dannano per vaccinarsi in un posto e dall'altra parte mi lasciano libero di fare quello che mi pare.

Sembra che la modifica ai vaccini per renderli efficaci contro questa nuova variante richiederà qualche mese. Nel frattempo, lo scaltro SARs-CoV-2 continuerà la sua allegra roulette delle varianti nei continenti dove può circolare liberamente e, quando noi avremo finalmente modificato i vaccini per la variante Omicron, un altro turista salirà su un altro aereo e saremo punto e a capo. Possiamo andare avanti così per sempre? Possiamo anche, ma è profondamente stupido. Eppure lo stiamo facendo; se ci limiteremo a elargire paternalisticamente i nostri sovrappiù di vaccini ai paesi poveri, da questo incubo non usciremo. Eppure non è un concetto difficile da capire, è probabilmente più difficile (e soprattutto economicamente non conveniente) da risolvere.

venerdì 26 novembre 2021

I vaccini e il babau

Il babau è il mostro immaginario che dalla notte dei tempi si utilizza per intimorire i bambini e attenuare le loro bizze. È stato ampiamente utilizzato anche in una certa letteratura di genere horror. Ricordo ad esempio un vecchissimo racconto di Stephen King, di cui mi sfugge il titolo, inserito in una raccolta chiamata Scheletri, in cui c'era questo bambino che, in procinto di addormentarsi nel suo lettino, notava la porta del rispostiglio socchiusa, si alzava per chiuderla e tornava di corsa a letto. Poi, dopo un po', accendeva la luce e la porta era ancora socchiusa. Chi c'era nel piccolo ripostiglio che la apriva una volta spenta la luce? Poteva essere solo il babau. 

Letteratura a parte, in senso più lato questo sostantivo viene usato ancora, a volte, per indicare persona o cosa che abbia fama di essere terribile. Come i vaccini anti-covid, ad esempio. Adesso poi che l'Ema ha dato il via libera alla somministrazione del Pfizer (manca solo il benestare dell'Aifa) ai piccoli dai 5 agli 11 anni, apriti cielo! Già il vaccino è un babau per gli adulti, che però sono appunto adulti, hanno le spalle larghe, possono combattere meglio contro questo brutto mostro, ma signora mia, i nostri piccoli, così fragili e indifesi? Chi li proteggerà dal babau-vaccino? E poco importa che i dati dell'ISS dicano che solo in Italia 5800 bambini sotto gli 11 anni hanno dovuto fare esperienza di ricovero in ospedale a causa del Sars-CoV-2, di questi 119 sono finiti in terapia intensiva e 19 sono morti in questa fascia di età. Volete mettere quanto sia più spaventoso il babau?

martedì 23 novembre 2021

Cacciari e il vasaio

La filosofia, ama ripetere Umberto Galimberti, non è un sapere. I filosofi non sono sapienti. Sapienti sono gli scienziati, i sacerdoti, chiunque abbia una competenza di qualsiasi tipo in un dato ramo della conoscenza umana. Il filosofo è come un vasaio, che picchia con le nocche delle dita sul bordo del vaso per capire se è di bronzo o di qualche altra lega meno nobile. Fuor di metafora, i filosofi sono quelli che hanno il compito di problematizzare le opinioni correnti, metterle sulla graticola, esaminarle, per vedere se stanno in piedi, se hanno un fondamento oppure no. Mi è venuta in mente questa cosa mentre leggevo le ultime dichiarazioni di Cacciari relativamente a green pass e vaccini anti-covid. Massimo Cacciari è un filosofo che ho sempre apprezzato, ascolto spesso sue conferenze su youtube e recentemente ho anche letto uno della sterminata mole di libri che ha scritto: Occidente senza utopie, un po' difficilino, a tratti, ma molto interessante. In generale, raramente l'ho sentito dire cose meno che intelligenti. Questo è il motivo per cui le esternazioni che da qualche tempo palesa riguardo a tutto ciò che ruota intorno alla pandemia mi lasciano parecchio perplesso.

Leggo, ad esempio, nell'articolo che ho linkato: "La nuova stretta sul Green pass è gravissima, intollerabile e anticostituzionale. Se lo Stato vuole l’obbligo vaccinale se ne deve assumere la piena responsabilità, anche degli effetti avversi. [...] quando vai a vaccinarti sottoscrivi una dichiarazione in cui elimini ogni responsabilità dello Stato e delle case farmaceutiche."  Gli aggettivi "gravissima" e "intollerabile", riferiti alla imminente stretta del governo sui green pass, sono giudizi soggettivi, quindi niente da dire in merito. Cacciari la giudica negativamente, come è suo diritto, altri la possono giudicare positivamente. Ma che sia incostituzionale non lo può dire. Ogni costituzionalista che si è espresso da un anno e mezzo in qua su questo, ha detto che non c'è nulla di incostituzionale in tutte le misure che sono state prese per tentare di arginare la pandemia. L'ultimo in ordine di tempo è stato Giovanni Maria Flick, che non sarà un filosofo ma è Presidente emerito della Corte costituzionale e magari su questi argomenti può essere un po' più ferrato di Cacciari. In una intervista rilasciata un paio di giorni fa a La Stampa, Flick ha detto chiaramente che "non esiste alcun limite costituzionale a una legge sull’obbligatorietà del vaccino. Anzi, la Costituzione permette di coniugare, come sancito dall’articolo 2, i diritti inviolabili di ciascuno con i doveri di solidarietà. E non esistono diritti senza doveri, non esiste una vera libertà che non tenga conto della libertà altrui e degli interessi sociali quali la salute collettiva e la sicurezza." Spiace che Cacciari non riesca a fare suo il concetto, di per sé abbastanza banale, secondo cui l'interesse collettivo viene prima di quello personale, non mi sembra così difficile da afferrare.

Altra palese sciocchezza riguarda la sottoscrizione, da parte di chi si vaccina, di una specie di liberatoria che esimerebbe case farmaceutiche e Stato da responsabilità in caso di effetti collaterali molto gravi provocati dal vaccino anti-covid. In realtà, chi si vaccina non sottoscrive alcuna liberatoria, si limita ad apporre la sua firma su un consenso informato riguardo a ciò che sta facendo, consenso che per legge è obbligatorio sottoscrivere ogni volta che si fa un vaccino di qualsiasi tipo, compreso quello annuale contro la normale influenza. Come ha già sentenziato la Corte costituzionale con la sentenza n. 118/2020, lo Stato è responsabile dei danni provocati da vaccinazioni, sia relativamente a quelle obbligatorie e sia relativamente a quelle fortemente consigliate (come è quella contro il covid). Per quanto riguarda le case farmaceutiche, una recente sentenza della Cassazione (n. 12225/2021) ha stabilito che le case farmaceutiche sono sempre responsabili per i danni derivanti da prodotto difettoso, "una responsabilità civile che implica la possibilità di ottenere risarcimento anche per i danni da vaccino covid".

Abbandonati i panni del costituzionalista, Cacciari indossa quindi quelli del virologo, come se di virologi non ne avessimo già a sufficienza in circolazione. "Mi chiedo perché continuiamo a vaccinarci con questo vaccino? I vaccinati contagiano e vengono contagiati." Beh, continuiamo a vaccinarci con questo vaccino perché abbiamo questo vaccino, è molto semplice. Riguardo al fatto che i vaccinati si possono contagiare e possono a loro volta trasmettere il contagio ho già parlato qui e non ci torno sopra. Mi limito a ribadire che, dati alla mano, chi è vaccinato si contagia meno, in maniera meno grave (ha molte meno probabilità di finire in qualche terapia intensiva) e, soprattutto, ha molte meno probabilità di contagiare qualcun altro. Il fatto che, cronache e numeri alla mano, i paesi in cui la diffusione del vaccino è più estesa la pandemia sia più contenuta e provochi molti meno danni, dovrebbe tagliare la testa al toro. Dice poi Cacciari: "Dovremmo iniziare a pensare ad una strategia di convivenza con il virus. Oppure dobbiamo continuare a vaccinarci per sempre?" Che con questo virus dovremo convivere ancora per parecchio tempo si sa già, lo ripetono fin dall'inizio tutti gli scienziati. E saremo obbligati a conviverci finché non si farà la famosa "azione killer": vaccinare tutto il mondo nel più breve tempo possibile. Finché non faremo questo, e finora non lo stiamo facendo, saremo sempre costretti a rincorrere le varianti con modifiche ai vaccini per ogni specifica variante, in una ridicola rincorsa al virus. Il guaio è che la velocità con cui il virus muta è molto maggiore della nostra nel preparare i richiami per quella specifica mutazione, e noi saremo sempre costretti a rincorrerlo, oltretutto spendendo molti più soldi, risorse ed energie di quelli che servirebbero a vaccinare tutti, una volta sola, nel più breve tempo possibile. 

Le mutazioni, nonostante quello che tempo fa diceva Salvini, altro virologo di un certo prestigio, non le crea il virus per aggirare i vaccini, ma si generano in maniera del tutto casuale proprio perché il virus circola e si replica; più circola e si replica e più ci sono possibilità che generi quegli errori di replicazione che noi chiamiamo varianti. Se il virus non circolasse, diminuirebbero drasticamente le probabilità di nascita di nuovi "errori", quindi di nuove varianti. Ma senza quell'azione killer di cui si sgolano inutilmente a parlare gli scienziati, saremo sempre costretti a rincorrere il virus e - qui Cacciari una cosa giusta l'ha detta - a vaccinarci per sempre. Con la conseguenza un po' paradossale che avremo sempre tanti Cacciari a chiedersi se dovremo vaccinarci per sempre. Un ipotetico Socrate-vasaio che andasse a battere le nocche delle dita sul vaso di Cacciari, temo che non troverebbe eccessive difficoltà a capire di quale tipo di lega è fatto.

sabato 20 novembre 2021

I vaccini funzionano?

Il ritornello più gettonato dai refrattari al vaccino è noto, e tira in ballo il costante aumento dei contagi nelle ultime settimane nonostante gran parte della popolazione italiana (circa l'85%) sia vaccinata. Come mai i contagi aumentano se i vaccinati sono così tanti? si chiedono i refrattari al vaccino, pensando che tale argomentazione abbia sufficiente consistenza logica da giustificare la loro scelta di non vaccinarsi o corroborare la loro idea che vaccinarsi sia inutile. 

In realtà le cose hanno una loro spiegazione, una spiegazione che tira in ballo molteplici fattori e che è quindi più complessa, ed è noto che gran parte delle italiche genti ha grosse difficoltà a rapportarsi con la complessità. Per capire un po' meglio questo apparente paradosso (aumento dei vaccinati = aumento dei contagi) occorre tenere presente alcuni fattori. Il primo di questi lo si può constatare empiricamente girando per strada, entrando nei locali, andando al lavoro, a fare la spesa, facendo cioè la normale vita di ogni giorno: gran parte delle persone ha abbandonato qualsiasi precauzione. Pochissimi, ad esempio, ormai usano la mascherina, nessuno più si igienizza le mani entrando nei locali, nei negozi, sui mezzi pubblici; soprattutto, nessuno più si preoccupa di mantenere il distanziamento fisico con le altre persone. Tutto questo nella sbagliata convinzione che, una volta che ci si è vaccinati, il problema sia risolto e si possa abbandonare ogni accortezza. Naturalmente non è così, e questo gli scienziati l'hanno rimarcato fin dall'inizio: il vaccino aiuta ma occorre comunque mantenere le precauzioni raccomandate quando ancora il vaccino non era stato trovato. A tutto questo si aggiunge il fatto che, in media, il vaccino ha il grosso della sua efficacia nei primi sei mesi dal completamento del ciclo, poi decresce fino quasi a dimezzarsi. Questa cosa, naturalmente, ancora non si sapeva quando i vaccini furono introdotti; ora si sa e le autorità sanitarie cominciano ad organizzarsi tenendo conto di questo.

Vaccini e precauzioni vanno di pari passo, sono complementari gli uni alle altre, è questo il punto indigesto di tutta la faccenda. Indossare la mascherina è fastidioso, si sa, e il ragionamento che fanno molti novax è che se questo fastidio occorre subirlo anche dopo vaccinati, che senso ha vaccinarsi? Ha senso, e a dimostrarlo ci sono i numeri (altra bestia nera delle italiche genti). Esattamente un anno fa, come oggi, avevamo una media di 40.000 contagi giornalieri (per la precisione, il 13 novembre 2020 i casi di positività al coronavirus erano 40.902). Oggi la media è attorno ai 10.000 casi, un quarto rispetto a un anno fa. Un anno fa in terapia intensiva erano ricoverate 3.170 persone, oggi sono circa 400. Un anno fa, come oggi, erano già state attivate dal governo le varie zone a colori in base alla diffusione nelle regioni del contagio e c'era già il coprifuoco dalle 22 alle 5. Oggi si può girare liberamente dove si vuole (almeno finora). Un anno fa, come oggi, morivano mediamente 500 persone al giorno, oggi siamo attorno alle 50, che tra l'altro non fanno neppure più notizia, nonostante siano l'equivalente di un ponte Morandi al giorno che crolla. Insomma, tutti i numeri dicono che la situazione generale, pur nella sua precarietà, è molto migliore rispetto a un anno fa. Dipende sicuramente da più fattori, ma quello determinante è appunto il fatto che oggi abbiamo i vaccini e un anno fa no.

Altro scoglio difficile da superare e comprendere, perché molto controintuitivo, è il fatto che oggi nelle terapie intensive sono ricoverate alcune persone che hanno completato il ciclo vaccinale e che all'aumentare dei vaccinati aumentano anche i vaccinati ricoverati. Com'è possibile, dicono sempre i novax, che il 30-35% dei vaccinati sia ricoverato in terapia intensiva? Anche questo apparente paradosso ha una spiegazione che va cercata nei numeri e nelle percentuali. Quelli del Post (che il cielo li abbia in gloria) hanno spiegato magnificamente questo paradosso qui. Riassumendo brutalmente, si parte dal dato oggettivo che nessun vaccino esistente al mondo immunizza completamente tutti quelli che lo fanno dalla malattia che deve arginare, c'è sempre una percentuale di persone su cui non ha effetto e che quindi si possono ammalare. I vaccini contro il covid non fanno naturalmente (purtroppo) eccezione, e quindi, come per tutti gli altri vaccini, una percentuale di persone vaccinate si ammala e una certa quota di questi finisce in terapia intensiva. Ciò significa che se, ipoteticamente, in Italia la copertura della vaccinazione contro il covid avesse un'estensione del 100%, avremmo comunque una certa percentuale di persone che si ammalano. Quindi è vero che i 170-180 pazienti vaccinati sono circa il 35% dei 512 oggi ricoverati, ma se questi 170-180 li rapportiamo alla totalità dei vaccinati, che in Italia sono 45,6 milioni sopra i 12 anni, ecco che la percentuale passa dal 35 allo 0.0004%. In sostanza, il paradosso di cui sopra si spiega col fatto che esistendo una piccola percentuale di persone su cui il vaccino non ha effetto, all'aumentare dei vaccinati aumenta in proporzione anche questa piccola percentuale. 

Altro aspetto che va a supporto dell'utilità dei vaccini è che, dati empirici alla mano, i vaccinati hanno molte meno probabilità di contagiarsi e, quand'anche lo fossero, sono molto meno contagiosi dei non vaccinati. Soprattutto, chi si contagia da vaccinato è estremamente improbabile che finisca intubato in terapia intensiva e la malattia si risolve senza grossi problemi e in un tempo molto minore rispetto a chi non è vaccinato. Sono stati fatti, e sono in corso tuttora, numerosi studi su questo. Uno dei più completi è stato pubblicato dal New England Journal of Medicine. In sintesi, la risposta alla domanda se i vaccini funzionino è sì, anche se le apparenze esterne inducono a pensare che sia il contrario. Che poi, a proposito di apparenze, basta guardare cosa succede in questo momento in Europa e nel mondo: senza alcuna eccezione, i paesi dove la situazione pandemica è più grave sono quelli dove la percentuali di vaccinati è più bassa e viceversa. Magari qualcosa significa.

Detto questo, a me non importa nulla delle motivazioni di chi decide di non vaccinarsi (non mi riferisco, a scanso di equivoci, a chi non può per motivi indipendenti dalla sua volontà). Si può decidere di non vaccinarsi per ideologia, per timore, per non incorrere in effetti collaterali, per le convinzioni personali più varie, ma ciò che non si può fare è addurre il pretesto che vaccinarsi non serve a contenere la pandemia. Questo, se si è intellettualmente onesti, non si può fare.

lunedì 15 novembre 2021

Chiarezza

Roberto Burioni ha tanti difetti, specie a livello comunicativo. E a mio avviso soffre pure di una lieve forma di narcisismo. Ma ha una qualità: la chiarezza, e di questi tempi non è una brutta cosa sentire parlare in maniera chiara.

sabato 13 novembre 2021

Partendo dall'ingegnerizzazione del virus

Il sars-cov-2 è stato ingegnerizzato (manipolato, in termini più semplici)? Il sars-cov-2 è stato creato artificialmente in laboratorio? Il sars-cov-2 può essere "fuggito" incidentalmente da un laboratorio? La risposta alle prime due domande è, alla luce di ogni evidenza scientifica, no; la risposta alla terza domanda è può darsi, ma non ci sono prove di questo. Al momento l'ipotesi più probabile circa l'origine del contagio è che il sars-cov-2, un virus che circola nei pipistrelli da circa una settantina d'anni, abbia fatto il salto di specie nel famoso/famigerato wet market di Wuahn. 

Ho ascoltato, affascinato, la lezione di Telmo Pievani che pubblico qui di seguito. Le speculazioni sull'origine del virus che da un anno e mezzo tiene in scacco noi Sapiens sono solo il punto di partenza dell'intervento del noto biologo e filosofo, intervento che poi si sviluppa e abbraccia tantissimi aspetti legati alla pandemia e agli effetti sociali, filosofici e morali coi quali il virus ci ha costretti a fare i conti. Ci sono, nell'insieme, due punti fermi: il primo è che la responsabilità della sua diffusione è nostra, il secondo è che non stiamo facendo assolutamente niente per fare sì che ciò che è successo non si ripeta, nonostante là fuori ci siano almeno 250.000 virus con caratteristiche simili al sars-cov-2 che aspettano solo l'occasione propizia per dare vita a una nuova pandemia. 

Mi sono appuntato schematicamente, qui di seguito, alcuni dei concetti più interessanti espressi dallo scienziato, contrassegnandoli col minuto in cui è possibile ascoltarli col relativo approfondimento. 

  • Perché il sars-cov-2 non può essere stato manipolato in laboratorio (min. 2:50)
  • Come sono nati i vaccini a mRna, che da adesso in poi saranno lo "standard" con cui verrano elaborati e creati tutti quelli futuri, e perché si è riusciti in soli nove mesi a realizzare quelli che stiamo utilizzando oggi per combattere il coronavirus (min. 4:30)
  • Si sapeva da almeno dieci anni che sarebbe arrivato un virus con queste caratteristiche che avrebbe fatto il salto di specie. Perché non è stato fatto niente per evitare che accadesse? (min. 16:40)
  • Perché è una bufala che i virus arrivino coi migranti, e qui mi viene in mente una passata campagna mediatica fortissima del solito noto che, come è sua deprecabile usanza, ha sapientemente utilizzato questa bufala per mero tornaconto elettorale (min. 23:15)
  • Due parole sui novax e sul loro concetto di libertà (min. 30.15)
  • Perché la fiducia nella scienza, a livelli altissimi allo scoppio della pandemia, è drasticamente calata oggi e in che misura questo calo è stato favorito dalle contraddittorie dichiarazioni pubbliche di virologi e scienziati (min. 39:10)
  • Il ruolo delle fake news in tutta la vicenda coronavirus, la loro diffusione e perché, secondo Pievani, forse non è una buona idea adoperarsi per sbufalarle col metodo del debunking (min. 52:50)


Come ho già scritto altre volte, ascoltare persone competenti, autorevoli, intelligenti, di buon senso, che sanno di cosa stanno parlando in mezzo al mare magnum di bufale, stupidaggini, sentito dire che girano in ogni dove, è una esperienza gratificante, coinvolgente e affascinante. Internet dà questa possibilità, non usiamola solo per scrivere stupidaggini su qualche social, usiamola anche per accrescere la nostra cultura e imparare.

lunedì 8 novembre 2021

Antivaccinisti vintage

L'ostilità ai vaccini non nasce col covid ma ha radici antiche, talmente antiche che è contemporanea alla nascita dei vaccini stessi, e questo fatto ridimensiona, almeno in parte, il rapporto causa-effetto, ipotizzato da molti, tra internet e la disinformazione che vi regna e il proliferare dei gruppi novax.

Nel 1798 il medico inglese Edward Jenner scoprì, in maniera fortuita (le grandi scoperte che hanno fatto progredire l'umanità hanno quasi tutte carattere serendipico), quello che diventerà il primo vaccino della storia, il vaccino contro il vaiolo. Il governo inglese, visto il successo della scoperta di Jenner nel combattere quella terribile malattia, nella seconda metà dell'Ottocento approvò delle leggi che resero obbligatorio per i bambini il vaccino contro il vaiolo, prevedendo sanzioni per le famiglie che lo rifiutavano alla propria prole. 

In opposizione alle imposizioni governative, gruppi di persone sempre più numerosi cominciarono a pubblicare volantini, pubblicazioni, iniziative di sensibilizzazione contro l'obbligo vaccinale, dando vita a manifestazioni pubbliche a cui partecipavano a volte decine di migliaia di persone, che sfilavano nelle piazze esibendo striscioni, immagini irridenti Edward Jenner, addirittura bare di bambini, esattamente come i novax odierni che manifestano nelle nostre piazze. Nacquero in questo contesto le prime vere e proprie organizzazioni novax, la Anti Vaccination League e la Anti-Compulsory Vaccination League

Il governo inglese, sull'onda di queste mobilitazioni, istituì nel 1896 una commissione con l'incarico di approfondire gli studi su questo vaccino. La commissione, terminati gli studi, certificò l'efficacia della scoperta di Jenner ma, nel contempo, abrogò le sanzioni per chi rifiutava di vaccinarsi. Nel frattempo i movimenti antivaccinisti uscirono dall'Inghilterra e si diffusero negli Stati Uniti e in Canada, e poi un po' dappertutto, accompagnando per tutto il Novecento la nascita e la diffusione di ogni vaccino arrivato dopo quello contro il vaiolo.

Cosa accomuna i novax di un secolo fa con quelli di oggi? Principalmente una cosa: la refrattarietà ad accettare l'evidenza, e cioè che i vaccini (quello contro il vaiolo allora, quello contro il covid oggi e tutti quelli che nel Diciannovesimo e Ventesimo secolo sono stati scoperti) sono sicuri, hanno pochi o nulli effetti collaterali e sono efficaci nel combattere le malattie per cui sono stati creati. Ma anche alcuni argomenti retorici utilizzati dagli antivaccinisti odierni ricalcano quelli utilizzati un secolo fa, come ad esempio l'idea che siano i vaccini a indurre la malattia che dovrebbero prevenire, oppure che dietro l'obbligo vaccinale ci sia un complotto superiore ordito non si sa bene da chi per limitare la libertà delle persone e altri.

Insomma, l'antivaccinismo ha radici antiche e consolidate, e se ai tempi di Edward Jenner i dubbi e le perplessità potevano avere una loro ragione di esistere, dal momento che si trattava di una scoperta nuova che l'umanità non aveva ancora conosciuto, oggi non più. Eppure...

sabato 6 novembre 2021

Da Troia ai novax

C'è un interessantissimo capitolo del saggio Il tribunale della storia, di Paolo Mieli, in cui si racconta come le varie pestilenze che nell'antichità affliggevano i popoli siano sempre state considerate castighi divini, cosa che più o meno è nota. Il capitolo prende avvio dalla terribile pestilenza che colpì l'esercito degli achei mentre assediava Troia. Perché l'esercito acheo fu colpito da quella pestilenza? La risposta va cercata sull'Olimpo e prende le mosse, secondo quanto racconta Omero, dal rapimento di Criseide, figlia di un sacerdote di Apollo, da parte di Agamennone. Apollo non gradì lo sgarbo e decise di castigare il re dell'Argolide con un'epidemia che decimò i suoi uomini. Agamennone, dopo alcune titubanze, restituì quindi Criseide al legittimo proprietario, se così si può dire, e al suo posto prese Briseide, l'amata di Achille, adducendo la motivazione "meglio l'ira di Achille che quella degli dei".
 
Dalla mitologia greca a quella biblica il passo è breve, e ciò è evidente sia nel Genesi che nell'Esodo, ma anche in tutto il resto della Bibbia, in cui "le pestilenze erano punizioni divine inflitte a chi aveva osato sfidare la volontà di Dio". Quel Dio, ad esempio, che mandò le piaghe contro il suo popolo colpevole di non essersi accontentato della manna. Oppure quell'ira divina contro il "popolo eletto", colpevole di aver profanato i santuari con immagini e pratiche immonde; ira divina che avrebbe provocato lo sterminio di un terzo dell'umanità proprio con il flagello della peste e della carestia, e si potrebbe continuare. C'è da notare che queste piaghe colpivano i popoli nel loro insieme, non i singoli peccatori, e quindi si poneva il problema dei tanti giusti che, poveretti, non c'entravano niente con chi peccava ma che si trovavano loro malgrado in mezzo al furore dell'ira divina. Le narrazioni dell'epoca volevano che i giusti avrebbero potuto scongiurare i flagelli pentendosi (di cosa, se erano giusti?), pentimento che si realizzava nel darsi da fare per convincere i peccatori a modificare il proprio comportamento e ritornare sulla retta via. Le cronache dell'epoca, tuttavia, non contemplano molti casi in cui questa via di fuga abbia funzionato.

Naturalmente anche nell'antichità c'erano persone illuminate che riuscivano ad avere intuizioni sensate. Ippocrate, ad esempio, il precursore dei medici di oggi, che visse alcuni secoli prima di Cristo, scrisse nel suo La malattia sacra, uno scritto riferito all'epidemia ateniese che si scatenò nel 430 a.C., che "nella peste non c'è niente di più divino o sacro di quel che c'è in altre malattie. Essa ha invece struttura naturale e cause razionali". Uno pensa che dai tempi della mitologia greca e biblica a oggi si siano fatti passi in avanti. E in effetti si sono fatti. Poi, certo, qualcuno che è rimasto ai tempi di Agamennone e di Mosè c'è ancora. Carlo Maria Viganò, ad esempio, arcivescovo e attuale nunzio apostolico negli USA, dice che la pandemia che ci sta flagellando è conseguenza sia del peccato originale (quello c'è sempre) che dei peccati di oggi commessi dagli uomini: eutanasia, aborto, divorzio, omosessualità, sodomia e chi più ne ha più ne metta (mi sarei aspettato un anatema anche contro la pedofilia ma qui, inspiegabilmente, ha soprasseduto). Anche nel caso di monsignor Viganò, volendo essere pignoli, si potrebbe sollevare l'obiezione biblica relativa ai tanti bravi cattolici che, pur non essendosi macchiati di alcuna delle perversioni summenzionate, vengono falciati dal covid. Ma, probabilmente, per quelli c'è sempre il peccato originale a cui aggrapparsi.

Monsignore a parte, che uno potrebbe dire: vabbe', poveretto, lasciamolo ai suoi deliri, c'è da notare che una certa parte della galassia novax è composta proprio da cattolici conservatori. Ne parla IlSole24Ore qui. Non sono tanti, intendiamoci; anzi, se si considera che sono una parte minoritaria di una galassia, quella appunto novax, che già di per sé è fortemente minoritaria rispetto ai favorevoli ai vaccini, si può dire che siano quasi trascurabili. Però ci sono. "E dentro questo micro-universo contrario a Pzifer e AstraZeneca è ben piantata una componente di cattolici ultratradizionalisti: solitamente molto attivi nelle campagne in difesa della cosiddetta famiglia tradizionale composta da uomo e donna - sposati in Chiesa e con figli concepiti e nati dentro la sacra unione - e contrari a ogni forma di assistenza sanitaria pubblica legata all'interruzione della gravidanza. Un mondo che in politica si considera vicino a Matteo Salvini e Giorgia Meloni – un tempo anche a Silvio Berlusconi - e idealmente a Donald Trump".

A proposito di Trump, mi viene in mente una conferenza di Telmo Pievani su Darwin nell'incipit della quale il biologo ed evoluzionista dice che l'evoluzione è quella cosa che, in tre miliardi e mezzo di anni, ci ha portati dall'ameba a Donald Trump: sta a noi giudicare se sia stato un progresso oppure no.

venerdì 29 ottobre 2021

Vaccini a tutti

È passato abbastanza inosservato l'appello di Gordon Brown ai signori del G20, che si riuniscono a Roma in questi giorni, affinché i vaccini contro il covid siano distribuiti anche alla metà del mondo povera. L'Africa ha vaccinato il 5% della popolazione, Europa e America oltre il 70% e qua in Occidente siamo già alla somministrazione della terza dose. Come gli scienziati si sgolano a ripetere da tempo, non ha alcun senso vaccinare solo una parte del pianeta, perché nel frattempo il virus circola e sviluppa varianti nelle zone del mondo dove la copertura vaccinale è carente, varianti che poi arrivano qua e siamo punto e a capo. Se non si fa la cosiddetta "azione killer", che non è distribuire paternalisticamente qualche dose di vaccino rimasta alla parte povera del mondo, ma farlo arrivare a tutti il prima possibile, da questa pandemia non usciremo più.

Non stupisce, se ci si pensa, il poco risalto mediatico riservato all'appello dell'ex Primo ministro britannico; è un appello intelligente, e si sa che le considerazioni intelligenti non hanno mai goduto di buona stampa, sotto questi chiari di luna.

venerdì 22 ottobre 2021

Morta a causa del vaccino

Camilla, la ragazza di Sestri Levante deceduta a inizio giugno, balzata alle cronache per la presunta correlazione tra la morte e il vaccino anti-covid appena ricevuto, secondo i risultati delle perizie mediche è effettivamente morta a causa degli effetti collaterali di quest'ultimo, come scrivono il medico legale e l'ematologo nella perizia effettuata e consegnata ai pubblici ministeri che indagano sulla vicenda. Non c'è molto da aggiungere. Purtroppo può succedere, anche se in qui Italia credo sia il primo caso di cui sia stata effettivamente accertata la correlazione.

La cosa che mi ha un po' stupito è il poco rilievo che mi sembra sia stato dato alla vicenda. Abbiamo avuto mesi di terrorismo mediatico in cui ogni persona che moriva, per qualsiasi motivo, veniva collegata senza alcuna prova alla somministrazione del vaccino anti-covid, e ora che si presenta un caso in cui questa correlazione è accertata, la cosa viene quasi ignorata. Che tutto sommato va anche bene, dal momento che la triste vicenda darà sicuramente nuova linfa ai deliri della variegata galassia dei novax.

Al netto della triste vicenda, e giusto per non dare adito a dubbi, va rimarcato che i vaccini sono a tutt'oggi una delle armi fondamentali per contenere e, si spera, debellare una volta per tutte l'epidemia. Lo provano tutti i numeri, le statistiche e ogni dato empirico disponibile. Basta guardarli e saperli leggere. 

domenica 17 ottobre 2021

Resoconti dal bar

Non c'è luogo più adatto di un bar per ascoltare dal vivo, cioè dalla viva voce dei protagonisti, i deliri che di solito si leggono sui social e che, spesso, vengono poi ripresi da stampa e TV. Non ce l'ho coi bar, intendiamoci, dato che a causa della mia leggendaria pigrizia li frequento regolarmente per fare colazione prima di recarmi al lavoro. Ci sono giorni, poi, come ad esempio il sabato o la domenica mattina, in cui cappuccino e brioche costituiscono un piccolo dettaglio all'interno del rito piacevole di mettersi seduti al tavolo e immergersi nella lettura dei giornali. Ed è appunto durante questi momenti che succede di ascoltare i suddetti deliri. Tipo ieri mattina, ad esempio. Ecco la scena.

Io me ne sto seduto al tavolino per i fatti miei, intento a leggere sull'inserto Tuttolibri de La Stampa un interessantissimo articolo su Cesare Pavese, il quale aveva fin da ragazzo un grande sogno: essere un poeta. Alcune poesie le scriverà e pubblicherà, ma diventerà famoso come romanziere, più che come poeta, e nell'articolo de La Stampa si dice che tra pochi giorni uscirà un volume con le tante poesie inedite scritte durante la giovinezza.

Mentre leggo l'articolo in questione entrano tre tipi nel bar, tutti rigorosamente senza mascherina. Alla barista della cosa non può naturalmente fregare di meno, dal momento che neppure lei la indossa e, oltrettutto, fuma beatamente la sua sigaretta dietro il bancone mentre farcisce alcuni tramezzini. Dettagli. I tre si avvicinano al bancone lamentandosi ad alta voce del governo e della polizia, come il tipo alla stazione di quella vecchia canzone di Baglioni di cui non ricordo il nome. E qui, mentre leggo di Pavese, posso ascoltare l'intero coacervo di deliri dei tre, ai quali, naturalmente, si aggiungono quelli della barista, perfettamente in sintonia col terzetto. Si va dalla immancabile dittatura sanitaria ai vaccini che non funzionano; da Bill Gates (sempre presente nel repertorio del perfetto complottista) al complotto ordito dallo Stato per mandare in rovina e far fallire il paese. Ora, dove stia la logica nell'ipotizzare che uno Stato si adoperi per fare fallire sé stesso mi sfugge, ma io vado avanti col mio Pavese facendo finta di niente.

La sceneggiata-comizio prosegue, sempre permeata da una certa animosità, col più incattivito dei tre che si mette a girovagare nervosamente per il bar, tipo orso in gabbia allo zoo, lanciando anatemi contro il governo ladro, un sempreverde delle invettive anti-governative, che con le tasse si porterebbe via l'80% del suo già magro fatturato (qui l'esagitato potrebbe avere qualche ragione, se non fosse per quell'eccessivo 80%), per poi passare ai lavori usuranti e alla profonda ingiustizia insita nella metodologia con cui alcuni mestieri sono stati classificati in questo modo e altri no (il suo mestiere immagino non sia stato riconosciuto come tale) e chiudere il cerchio tornando al famigerato green pass e relativa dittatura sanitaria.

Nel frattempo la barista si avvicina al mio tavolo e porta via la tazza vuota del mio cappuccino e il piattino in cui c'era la brioche. Poi mi porta via pure Il resto del Carlino, che avevo intenzione di leggere dopo La Stampa e che si trovava sotto quest'ultimo. Le faccio presente che devo ancora leggerlo e lei replica che lo leggerò dopo, quando avrò terminato La Stampa. Non vuole vedere disordine sui tavoli e aggiunge (testuale): "Non va bene che i giornali stiano a contatto, il virus potrebbe essere sulla superficie di uno e attaccarsi a quell'altro, e quindi attaccarsi alle mani di chi lo leggerà dopo". Questa meticolosa attenzione al passaggio del virus tra quotidiani, in un posto frequentato da no vax, dove nessuno indossa la mascherina, dove non esiste un dispenser per igienizzarsi le mani e dove chi osa entrare indossandola correttamente viene pure fatto oggetto di dileggio, rappresenta forse una delle vette apicali di ridicolo in cui mi sia capitato di imbattermi da un anno e mezzo in qua.

Lascio quindi perdere Il resto del Carlino, pago quanto dovuto, inforco la mia bicicletta e me ne torno a casa, pensando a Cesare Pavese, ma anche a Bukowski, il quale diceva che l'umanità è il più divertente spettacolo del mondo e per assistere non si paga neppure il biglietto.

martedì 12 ottobre 2021

Forse un po' c'entrano anche i vaccini

Le scuole sono aperte già da un mese, le vacanze sono finite, le attività lavorative sono riprese ovunque, la gente si accalca su treni e autobus per spostarsi; insomma ci siamo rimessi in moto e la situazione epidemiologica è sostanzialmente buona. Tutta l'Italia è in zona bianca e l'indice RT è abbondantemente sotto a 1. Sarà mica un po' merito del fatto che la stragrande maggioranza degli italiani è vaccinata? Negazionisti del covid e no vax dicono di no (almeno quelli con cui, purtroppo, ogni tanto mi capita di discutere), i dati dicono di sì.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...