"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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sabato 14 maggio 2011
venerdì 12 novembre 2010
Se YouTube rende inaccessibili i video

Questa mattina trovo nella mia webmail questo messaggio da parte del team di YouTube:
Gentile andreasacchini70:
Abbiamo reso inaccessibile il seguente materiale a seguito di una notifica di terze parti inviata da Mediaset secondo cui questo materiale vìola il copyright:
A L'Aquila per il tg5 c'è aria di festa.
Tieni presente che la ripetuta violazione del copyright ha come conseguenza la cancellazione del tuo account e di tutti i video caricati tramite l'account stesso. Per evitare che accada, elimina tutti i video per i quali non possiedi i diritti ed evita di caricare altri video in violazione del copyright altrui. Per ulteriori informazioni sulle norme relative al copyright di YouTube, consulta la guida Suggerimenti sul copyright.
Se una delle tue pubblicazioni è stata erroneamente identificata come lesiva del copyright, puoi presentare una contro notifica. Puoi trovare informazioni su tale procedura nel nostro Centro assistenza.
Ricorda la sezione 512(f) del Copyright Act, per cui qualsiasi persona dichiari erroneamente, ma consapevolmente, che un dato materiale è stato disattivato per sbaglio o errata identificazione potrebbe essere passibile del pagamento dei danni.
Cordiali saluti.
Il link al video era qui, e comunque, al momento, il filmato è ancora visibile utilizzando la cache di Google.
In pratica, secondo quelli di YouTube, il video che ho caricato sarebbe soggetto a copyright (Mediaset). Ma è veramente così? Vediamo. Il filmato l'avevo scaricato sul mio pc dal sito di Mediaset nel dicembre scorso; da qui, l'avevo quindi caricato tale e quale sul mio canale YouTube. Apparentemente, quindi, i diritti di copyright appartengono a Mediaset.
Il fatto è, però, che qui non si sta parlando di uno spezzone del grande fratello o di qualche trasmissione di varietà, ma di un servizio di un telegiornale, il Tg5. A me risulta che questo genere di contenuti rientrino nel cosiddetto "diritto di cronaca" e non siano soggetti a copyright. La legge (articolo 65 della legge n. 633/1941), al riguardo, mi pare parli piuttosto chiaramente.
La riproduzione o comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti utilizzati in occasione di avvenimenti di attualità è consentita ai fini dell'esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo, sempre che si indichi, salvo caso di impossibilità, la fonte, incluso il nome dell'autore, se riportato (fonte).
Anche la Corte Costituzionale, al riguardo si è già espressa piuttosto chiaramente con la sentenza 15 giugno 1972 n. 105:
Esiste un interesse generale alla informazione - indirettamente protetto dall’articolo 21 della Costituzione - e questo interesse implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee.
Insomma, a me sembra di non avere violato un bel niente. Che fare, quindi? Google mette a disposizione degli utenti che ritengono un loro video rimosso ingiustamente questa pagina, attraverso cui è possibile presentare una contronotifica in cui l'utente dichiara, sotto la sua responsabilità, che il video è libero da copyright. All'interno, però, è presente questa dicitura, che a me suona un po' strana:
Se non disponevi di tutti i diritti per pubblicare il materiale in questione, NON DEVI inviare una contro notifica. Ai sensi della sezione 512(f) del Copyright Act (Legge sul copyright), qualsiasi persona dichiari erroneamente, ma consapevolmente, che una certa attività o un dato materiale è stato eliminato o disattivato per sbaglio o errata identificazione potrebbe essere passibile del pagamento dei danni.
Cosa significa tutto questo? Io, da quello che sono riuscito a reperire in rete ho una ragionevole certezza che il video sia libero da copyright, ma non ne ho la sicurezza assoluta. Che eventuali danni dovrei pagare, quindi, qualora io fossi dalla parte del torto e il video fosse stato effettivamente non utilizzabile? Non si sa.
Ovviamente io non dò la colpa dell'accaduto a Google, il quale, probabilmente, non ha neppure la possibilità tecnica di analizzare ogni video che viene caricato dagli utenti. Penso, molto più semplicemente, che il tutto si inquadri all'interno della "guerra" che già da tempo va avanti tra YouTube e Mediaset - ne avevo già parlato qui. Una guerra da cui ho intenzione di tenermi il più alla larga possibile.
Questo episodio, semmai, avrà avuto se non altro il merito di farmi decidere una volta per tutte di abbandonare YouTube - è già da tempo che ci penso, anche in seguito ad episodi tipo questo - e di caricare i miei video da qualche altra parte (ho ad esempio già da tempo un account attivo su divshare.com).
mercoledì 10 novembre 2010
Google e Marchionne
I dipendenti di Google, dal prossimo primo gennaio avranno un aumento di stipendio del 10% più un bonus di 1.000 $. "Siete voi ciò che rende grande quest'azienda", ha detto il CEO Eric Schmidt.
Non sembra anche a voi di sentire parlare Marchionne?
Non sembra anche a voi di sentire parlare Marchionne?
lunedì 27 settembre 2010
Dati in pasto a Google

Stavo pensando: per fare le ricerche uso Google, per navigare uso Google Chrome e il mio blog è hostato su blogger.com che è di Google. Non è che gli sto dando in pasto troppi dati? (l'immagine della torta che vedete oggi in home page è per il 12° compleanno).
lunedì 6 settembre 2010
sabato 17 luglio 2010
Digiti "Vatican" e viene fuori "pedofilo.com". Mai sentito parlare di Googlebombing?

Al momento, dando in pasto il termine "Vatican" a Google si ottiene il risultato che vedete nell'immagine qui sopra. La fantasia dei giornalisti per capire cosa sia successo si è ovviamente subito scatenata. Repubblica, ad esempio, correttamente (per questa volta) ammette che "Non si tratta quasi certamente di un attacco hacker".
Non ha dubbi invece il Corriere, secondo cui "Google [è] sotto attacco degli hacker", anche se nel prosieguo dell'articolo si legge: "il problema [...] potrebbe essere stato causato da un attacco all'algoritmo che permette al motore di ricerca di indicizzare i contenuti in base alla loro attinenza".
In realtà, almeno da quello che si intuisce a prima vista, non c'è stato nessun "attacco" all'algoritmo di Google. Semplicemente questo algoritmo è stato utilizzato da qualcuno per "piegarlo", diciamo così, al suo volere, che nello specifico è semplicemente quello di mettere in correlazione il Vaticano con la pedofilia - c'è semmai da chiedersi come sia potuto venire in mente una cosa del genere agli ideatori.
Insomma, dovrebbe trattarsi, salvo diversa interpretazione che i vertici di Google vorrano dare nelle prossime ore, del classico Googlebombing, una tecnica che è stata usata nel corso del tempo in vari paesi anche come forma di protesta (celebre nel 2006 l'associazione tra i termini "miserabile fallimento" e Berlusconi).
Nessun hacker (semmai "cracker"), quindi, e nessun mistero. C'è solamente qualcuno che sa come funziona l'algoritmo di indicizzazione dei siti di Google. Ce ne fossero...
giovedì 20 maggio 2010
"Gògol" (perché stupirsi?)
Non si capisce il motivo per cui moltissimi siti e blog stiano rilanciando il "Gògol" (con l'accento sulla prima "o") di Berlusconi alla conferenza stampa internazionale di ieri col presidente egiziano. Scusate, è stato proprio lui a dire che di internet non capisce un tubo... E d'altra parte stiamo parlando di un arzillo 74enne, totalmente a digiuno di nuove tecnologie, che invece di starsene a casa e portare a spasso i nipotini "governa" un paese che nel campo dell'Information Technology è dietro pure al Montenegro.
Dico, c'è da stupirsi se non sa neppure come si pronunci Google?
sabato 15 maggio 2010
Che colpa ne ha Google se lasciate le reti Wifi aperte?

Non si capisce tutto il casino sorto attorno alla notizia che Google, durante il servizio di mappatura del suo Street View, avrebbe raccolto illecitamente dati personali dalle reti Wifi trovate aperte agli utenti.
Ora, intendiamoci, se le cose stanno come ce le raccontano, Google non ci ha certo fatto una gran figura (eventuali illeciti a parte), ma quanti sono gli utenti che non si curano di criptare, magari anche alla bell'e meglio, la propria rete Wifi? Qualche anno fa il buon Attivissimo aveva fatto un esperimento in proposito, nella zona di Lugano, e i risultati sono stati sconfortanti. E qui da noi? Siamo sicuri che andrebbe meglio?
Insomma, prima di arrabbiarsi con Google per violazione della privacy, arrabbiamoci con noi stessi per avergliene dato la possibilità.
lunedì 12 aprile 2010
Le motivazioni della sentenza Google-Vividown
Il tribunale di Milano ha depositato e rese pubbliche le motivazioni che hanno determinato la condanna di tre alti dirigenti di Google per violazione della privacy. E' l'atto finale di una vicenda giudiziaria che si trascina dal 2006, anno in cui un bambino autistico venne dileggiato e fisicamente oltraggiato da alcuni compagni di scuola che pubblicarono poi la registrazione su Google Video, dove rimase per due mesi prima che venisse rimossa in seguito all’intervento della polizia postale.
Sono sincero, non ho avuto voglia (né tempo) di leggermi tutte le 111 pagine del documento (pdf qui); riporto quindi, molto brevemente, le impressioni e i pareri che ho trovato in giro. Mi pare che i commenti più interessanti siano quelli di Zambardino e di Gilioli. Il primo scrive:
Anche l'analisi di Gilioli, come dicevo, mi pare abbastanza interessante:
Insomma, alla fine sembra la solita storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda della parte da cui lo si guarda.
Altri articoli: Punto Informatico, ZeusNews, Guido Scorza. Per i palati fini e i cervelli raffinati ci sono invece le dichiarazioni di Gasparri.
Sono sincero, non ho avuto voglia (né tempo) di leggermi tutte le 111 pagine del documento (pdf qui); riporto quindi, molto brevemente, le impressioni e i pareri che ho trovato in giro. Mi pare che i commenti più interessanti siano quelli di Zambardino e di Gilioli. Il primo scrive:
Il succo della vicenda e di ciò che se ne può pensare, è così riassumibile:
a) La sentenza condanna Google solo per le infrazioni relative alla privacy, non per l’accusa di diffamazione, perché a seguito del ritiro della querela della persona offesa non si è potuto andare avanti su questo punto.
b) Il ragionamento del giudice – siamo in sede di motivazioni – è che Google avrebbe dovuto informare i suoi utenti del fatto che se si pubblica il video che riguarda una terza persona, il consenso di quel terzo è necessario perché non ci sia reato.
Per il giudice questo non è avvenuto e soprattutto il trattamento del video attraverso l’indicizzazione, le classifiche di popolarità e il potenziale inserimento dei programmi pubblicitari di Google indica una “conoscenza” del video e questo complica la posizione dei responsabili.
Nonostante neghi la possibilità di un controllo preventivo, qui è come se il giudice chiedesse che “l’hoster attivo” (è scritto così nel testo) si faccia carico di rendere edotto tutto il suo potenziale pubblico della normativa sulla privacy.
Anche l'analisi di Gilioli, come dicevo, mi pare abbastanza interessante:
Secondo me – lasciando perdere alcune digressioni ideologiche sul Web che il giudice poteva tranquillamente risparmiarsi – è importante che (contrariamente a quanto si pensava) non sia stato stabilito il precedente in base al quale le piattaforme di condivisione hanno l’obbligo di visionare preventivamente il materiale: la responsabilità di Google viene infatti circoscritta a una presunta carenza e genericità, nelle “condizioni di servizio” accettate dall’utente, degli obblighi riguardanti il rispetto della privacy altrui.
Insomma i dirigenti di Google sarebbero colpevoli di non aver messo in guardia abbastanza chiaramente gli uploader sugli obblighi derivanti dalla legge sulla privacy in Italia (la privacy violata è quella del ragazzino vittima di bullismo, di cui nel video emerge la patologia). Il tutto, secondo il giudice, sarebbe il frutto di una policy aziendale spregiudicata, finalizzata ad acquisire pubblico e pubblicità sul proprio sito.
Insomma, alla fine sembra la solita storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda della parte da cui lo si guarda.
Altri articoli: Punto Informatico, ZeusNews, Guido Scorza. Per i palati fini e i cervelli raffinati ci sono invece le dichiarazioni di Gasparri.
venerdì 9 aprile 2010
Google oggi
Il dato più impressionante, che io non sapevo, è che attualmente Google utilizza più di 450.000 server sui quali gira Linux.
A parte questo, probabilmente nemmeno Brin e Page, all'epoca, immaginavano di arrivare a tanto...
A parte questo, probabilmente nemmeno Brin e Page, all'epoca, immaginavano di arrivare a tanto...
mercoledì 24 marzo 2010
giovedì 25 febbraio 2010
Google condannata, insieme al buon senso
Correva l'anno 2006, e io scrivevo questo breve post. Me la sono presa con quei ragazzi, con i genitori, ma non mi è mai venuto in mente, neppure per un minuto, di incolpare Google per quel fattaccio. Ieri un giudice ha deciso diversamente. Non ho molto da aggiungere rispetto a tutto quello che si è scritto e si sta scrivendo in rete in queste ore; soprattutto non do giudizi, perché prima voglio aspettare le motivazioni della sentenza, cosa che richiederà dai 60 ai 90 giorni.Nell'immediato mi limito a prendere atto principalmente di due o tre cose. La prima, che pochi mi sembra abbiano evidenziato, è che si tratta di una sentenza di primo grado; manca ancora l'appello e l'eventuale Cassazione, quindi mi pare che sia un po' presto per fasciarsi la testa. In secondo luogo c'è da registrare che il giudice ha negato la diffamazione e ha condannato Google "semplicemente" per la violazione della privacy. Cosa vuol dire questo? Che Google non è stato considerato come un editore, come fa giustamente notare Luca De Biase, ma semplicemente un fornitore di servizi web che ha violato le regole sulla privacy. Ecco quindi che la soluzione potrebbe essere molto semplice: Google inserisca nelle sue pagine un bottone, come avviene adesso quando l'utente dichiara che non sta violando il copyright, in cui obbliga chi immette qualche video a dichiarare che ciò che carica non viola la privacy altrui.
Mi rendo conto, però, che questi sono ragionamenti a naso. Finché non saranno note le motivazioni, anche per vedere se il giudice ha tenuto o meno in considerazione questi aspetti, si tratterà solo di chiacchiere e ipotesi. Al di là di questo, però, non si può non rilevare come questa sentenza, quali che siano le motivazioni, ha sancito abbastanza chiaramente che Google è responsabile di ciò che combinano gli utenti. Questo concetto è sinonimo a mio avviso di una certa arretratezza culturale rispetto alle nuove tecnologie. La cosa era già nota, intendiamoci, ma vederla applicata a una sentenza penale crea una certa inquietudine. Anche perché se passa il principio che un fornitore di servizi - in questo caso servizi internet - è responsabile di ciò che combinano gli utenti, domani qualcuno potrebbe incolpare Telecom perché un utente ne molesta un altro per telefono; qualcun altro potrebbe incolpare un'azienda di trasporti pubblici perché su un suo autobus un utente ne ha molestato un altro (questo esempio è un po' forzato, ma è solo per rendere l'idea), e si potrebbe continuare. Insomma, non mi sembra un bel segnale. E naturalmente all'estero se ne sono già accorti.
mercoledì 10 febbraio 2010
mercoledì 13 gennaio 2010
Google saluta Pechino?
La connivenza più o meno palese tra Google e il regime cinese era cosa stranota. Ora, dopo quello che è successo, nell'aria aleggia l'ipotesi che il motore di ricerca più famoso del mondo, volontariamente o meno, possa abbandonare il mercato cinese, che significherebbe rinunciare a un business valutato attorno ai trecento milioni di dollari e, soprattutto, significherebbe lasciare campo libero al concorrente Baidu.
Vedremo come andrà a finire. Va ricordato che Google non è un ente di beneficenza, è un'azienda che mira a far profitti. Ecco perché, nonostante i buoni propositi, occorrerà tenere d'occhio gli sviluppi della vicenda. Se poi, alla fine, farà quanto ha dichiarato, la speranza è che altre aziende nelle stesse condizioni facciano altrettanto. Sarebbe uno smacco non da poco per un paese ha fatto della censura di stato un modo di governare.
Travaglio batte Napolitano
M'era sfuggita questa cosa. Ricordate il discorso di fine anno di Napolitano che da quest'anno, per la prima volta, è stato visibile in streaming su YouTube? L'esperimento è andato bene, tanto è vero che la stampa il giorno dopo si è profusa all'unisono a celebrare il boom di contatti: ben 34.000 - al momento in cui scrivo manca poco a 40.000.
Trvaglio, col suo passaparola, in questa puntata ha raggiunto e superato i 400.000, e sul suo canale, settimanalmente, viaggia a occhio sulla media dei 200.000. Beh, in realtà la cosa è facilmente spiegabile, ma mi pareva interessante farlo notare.
Trvaglio, col suo passaparola, in questa puntata ha raggiunto e superato i 400.000, e sul suo canale, settimanalmente, viaggia a occhio sulla media dei 200.000. Beh, in realtà la cosa è facilmente spiegabile, ma mi pareva interessante farlo notare.
lunedì 11 gennaio 2010
10.000 euro al minuto
Sgarbi diffida YouTube. Non è il primo, intendiamoci, e non sarà certo l'ultimo. ROMA (9 gennaio) - Diecimila euro al minuto: tanto valgono le immagini di Vittorio Sgarbi ospite di tramissioni tv della Rai, ritrasmesse «in violazione del diritto di immagine» da Youtube. Lo sostengono i legali del critico d'arte, che hanno diffidato il portale di video chiedendo di rimuovere immediatamente dal web «immagini fisse o in movimento di programmi video della Rai in cui compare Sgarbi»: da Anno Zero a Porta a Porta, da Confronti a Domenica in, dall'Istruttoria al Caso Englaro.
Se i portali diffidati dai legali di Sgarbi non interverranno, dice ancora l'avvocato Giampaolo Cicconi, faremo ricorso al Tribunale di Camerino (competente perché Sgarbi risiede a San Severino Marche) per «violazione dei diritti di utilizzazione e sfruttamento economico dell'immagine» del critico, con la richiesta di una somma «non inferiore a 10 mila euro» per ogni minuto o frazione di minuto di diffusione diretta o indiretta.
Ora, non ho intenzione di approfondire la cosa perché sinceramente non me ne frega niente. Così, a naso, potrei dire che non so quanto possa essere fondata questa richiesta, visto che si tratta di spezzoni di trasmissioni televisive e quindi i diritti dovrebbero essere delle varie Rai, Mediaset e simili. Comunque sia, facciamoci un favore, un'opera comune, uno sforzo collettivo: Google cancelli tutti i video di Sgarbi e gli utenti smettano di caricarli.
A volte basta poco per farsi del bene.
mercoledì 30 dicembre 2009
Napolitano su YouTube

Non so quanto la cosa vi possa interessare, ma da quest'anno, in ossequio a una svolta tecnologica senza precedenti che sta investendo ogni settore delle istituzioni, il discorso soporifero di Napolitano di fine anno sarà trasmesso in diretta streaming anche su YouTube.
sabato 12 dicembre 2009
Il browser Chrome gira su Linux

Il browser targato Google, Chrome, ha rilasciato in questi giorni la versione beta per i sistemi Linux. Avevo già scritto qualcosa su questo software quando uscì la beta per Windows, quindi non sto a tornarci sopra coi dettagli tecnici. La novità principale rispetto agli altri browser in circolazione è rappresentata, come spiegava PI, dalla gestione separata delle tab, ognuna con una sua macchina virtuale e un suo spazio di memoria. Questo ha indubbiamente molti vantaggi, primo fra tutti una maggiore stabilità, ma allo stesso tempo si traduce in una maggiore richiesta di risorse in termini di memoria del pc.
Le due schermate che vedete qui di seguito rappresentano la differenza tra la richiesta di risorse rispettivamente di Chrome e Firefox tenendo 4 schede aperte per ogni sessione.


Beh, certo, va considerato che pc vecchiotti come il mio, che ancora girano con 512 MB di Ram, non sono più molto diffusi. Certo è, comunque, che la differenza tra le due applicazioni si vede. A parte questo piccolo inconveniente, Chrome è comunque un software open source che fa più che egregiamente il suo lavoro. Ha il blocco dei popup, la possibilità di navigare in incognito, finestre di allerta in caso ci si imbatta in siti fraudolenti; in più consente di settare in profondità i vari parametri relativi alla privacy e alla gestione degli script. Unico neo, che non è di poco conto per chi è abituato a Firefox: non esistono estensioni in quantità industriale come per quest'ultimo, anche se qualcosa in questo senso si sta comunque velocemente muovendo.
Sull'apposito sito dedicato alle estensioni per Chrome, infatti, si trovano già parecchie cose interessanti, tipo ad esempio AdThwart, l'equivalente del mitico AdBlock Plus di Firefox, ottimo per bloccare i banner pubblicitari; oppure video2file, per scaricare i video con un clic scegliendo pure la qualità e il formato desiderati.
Insomma, penso che anche gli utenti Windows più affezionati a Internet Explorer potrebbero innamorarsi piuttosto facilmente di questo software. Se volete provarlo, qui trovate i pacchetti .deb e .rpm per Linux e qui l'installer per Windows.
mercoledì 2 dicembre 2009
Zeitgeist 2009

Come ogni anno in questo periodo, Google pubblica i risultati delle ricerche che gli utenti di tutto il mondo fanno attraverso il suo motore di ricerca. Ecco le prime 10 keywords:
1. michael jackson
2. facebook
3. tuenti
4. twitter
5. sanalika
6. new moon
7. lady gaga
8. windows 7
9. dantri.com.vn
10. torpedo gratis
Questo per quanto riguarda le ricerche globali. Per quanto riguarda specificamente il nostro paese, ecco l'elenco dei termini più cercati:
1. facebook
2. youtube
3. libero
4. roma
5. meteo
6. giochi
7. yahoo
8. netlog
9. msn
10. wikipedia
Come si vede, internet e i social network la fanno da padroni. Interessante quel "meteo" al 5° posto. Sembrerebbe quasi che noi italiano siamo meteo-dipendenti, che ci piaccia sapere in anticipo, prima di uscire di casa, se pioverà o no. Ecco altri temi specifici riguardanti sempre le ricerche effettuate nel nostro paese. Qui di seguito le news più cercate:
1. terremoto abruzzo
2. sanremo 2009
3. grande fratello 9
4. elezioni sardegna 2009
5. veronica lario
6. elezioni europee 2009
7. giuramento obama
8. x factor 2009
9. michael jackson
10. alberto stasi
E qui, invece, l'elenco delle leggi su cui gli italiani hanno cercato informazioni:
1. legge 104
2. legge bersani
3. legge fallimentare
4. legge 626
5. legge sulla privacy
6. legge finanziaria 2009
7. legge 133/2008
8. legge 241/90
9. legge finanziaria 2008
10. legge brunetta
(fonte Google Zeitgeist)
mercoledì 25 novembre 2009
Google deve essere condannata
Non è un auspicio, intendiamoci, anzi, come ho già scritto più volte in passato, a mio avviso l'ultimo che dovrebbe andarci di mezzo è proprio Google. Per il semplice motivo che, al di là del fatto specifico, non può essere ritenuto responsabile un fornitore di servizi di quello che combinano gli utenti. Il ogni caso si tratta di opinione mia. Tutto questo solo per segnalare che il processo in corso contro Google ha visto oggi il pubblico ministero chiedere la condanna di 4 alti dirigenti del motore di ricerca in seguito alla vicenda, accaduta nel 2006 in un liceo torinese, del disabile vessato da alcuni idioti che avevano poi caricato il video della bravata su GoogleVideo - ne parlai all'epoca in questo mio vecchio post -.Le richieste di condanna vanno da un minimo di 6 mesi a un anno per concorso in diffamazione e violazione della privacy. Questa, naturalmente, è solo la richiesta. La sentenza è prevista per gennaio. I pm titolari dell'inchiesta hanno argomentato sostenendo che "La tutela dei diritti fondamentali non può essere calpestata sulla base soltanto del diritto d'impresa" e che Google avrebbe dovuto "lanciare un sevizio responsabile, che non può calpestare i diritti fondamentali". La difesa, invece, si muove sostanzialmente sostenendo (a mio avviso giustamente) che "il comportamento di Google è pienamente legittimo secondo il diritto italiano. Le contestazioni a Google sono del tutto infondate e si arriva a una richiesta di condanna basata di fatto su una responsabilità oggettiva di Google che nulla ha a che vedere coi fatti contestati".
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