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sabato 11 giugno 2022

Negazionisti climatici in televisione

Credo che Luca Mercalli abbia fatto benissimo ad alzarsi e ad andarsene. Anzi, io, al suo posto, forte di curriculum simile, non mi sarei neppure presentato per dibattere con Francesco Borgonovo e una imbarazzante Bianca Berlinguer coi suoi "si dice" (ma si dice cosa? Non sei una giornalista?). Più in generale, episodi come questo dimostrano ancora una volta il livello infimo raggiunto dal giornalismo televisivo in Rai e più in generale nella televisione italiana. 

Per come la vedo io, le trasmissioni che danno spazio ai negazionisti del climate change andrebbero abbandonate a sé stesse, gli scienziati non dovrebbero parteciparvi e lasciare che i cretini se le cantino e se le suonino da sé.

(Piccolo consiglio non richiesto: Luca Mercalli ha scritto per i tipi di Einaudi un libro bellissimo intitolato Non c'è più tempo. Come reagire agli allarmi ambientali. Se volete imparare qualcosa su questi argomenti e sapere come stanno le cose, spegnete la televisione, o almeno certe trasmissioni, e al loro posto leggete quello.)

martedì 5 aprile 2022

Strategia della tensione

Quella che vedete qui sopra è la prima pagina di Libero di questa mattina. Si notano due cose: non c'è una riga sulla sentenza della Cassazione relativa alla vicenda di Stefano Cucchi (ogni altro quotidiano, perfino il Giornale, ne ha parlato); c'è un titolone a caratteri cubitali in cui si ipotizza che un ordigno atomico russo potrebbe essere lanciato sull'Italia.

L'omissione di qualsiasi riferimento alla vicenda Cucchi non stupisce. Da che mondo è mondo le notizie non conformi alla linea vengono sempre occultate dalla stampa, almeno dalla prima pagina, e generalmente relegate in nicchie poco visibili all'interno del giornale, e non lo fa solo Libero, anche se qui questa consuetudine raggiunge da sempre il parossismo.

Il titolone sulla possibilità che un ordigno nucleare russo piova sulle nostre teste, invece, mi pare appartenga a quell'ormai consolidata maniera di fare giornalismo che a me è venuto in mente di chiamare come l'omonimo, infausto periodo storico italiano che ha contraddistinto gli anni Settanta del secolo scorso. 

Eccessi di Libero a parte, avrete infatti probabilmente notato come l'informazione, in generale, tenda a descrivere la guerra in Ucraina creando un filo ininterrotto di tensione, di inquietudine costante. Ogni giorno, ogni prima pagina di ogni quotidiano riporta a caratteri cubitali la notizia di una strage, di una carneficina, di un'imboscata: una volta in un teatro, un'altra volta in un centro commerciale, un'altra volta ancora in un quartiere di una città o in qualsiasi altro luogo. Ogni giorno viene enfatizzato un fatto truce che fa leva sulla nostra emotività e che dà il la all'indignazione o alla pietà o al dolore o a tutti questi sentimenti insieme. E alla fine si crea quel meccanismo psicologico che fa nascere nel lettore l'aspettativa relativamente a quale sarà il fatto cruento del giorno dopo.

Ora, non vorrei essere frainteso: non sto dicendo, né mi sognerei mai di pensarlo, che ciò che sta succedendo in Ucraina non sia una tragedia di dimensioni immani e non sia di una gravità inaudita, ma mi chiedo: qual è l'utilità di questa condotta giornalistica? Essere costantemente tenuti sotto "tensione", essere continuamente bombardati dalla truculenza e dall'orrore è un aiuto a comprendere meglio ciò che sta accadendo - e si tratta di vicende caratterizzate da enorme complessità - o ne è un ostacolo?

A me sembra che sia un ostacolo. Io credo che sia molto più difficile tentare di approcciarsi con una certa tranquillità ai fatti, provare ad approfondire, a farsi un'idea ponderata se ogni ora si viene sommersi da morti, sangue, bombe. Di nuovo: non sto dicendo che di queste cose non si debba parlare, dico solo che andrebbero ridimensionate e collocate gerarchicamente in posizioni più defilate, dando invece la priorità (i famosi titoloni) all'evolversi delle dinamiche politiche, militari e geografiche del conflitto.

Ma conosco l'obiezione: se non si mettono le truculenze in prima pagina, se non si fanno i titoloni sangue-morti-bombe, chi li compra i giornali? E, sul web, chi clicca sui titoloni generando introiti? Quante copie in più avrà venduto, Libero, con la paura irrazionale e irrealistica (e anche sciacalla, diciamolo) generata da quel titolo? E quanti clic in più avrà totalizzato sul suo sito? Non si sa. Si sa solo a quanto poco è servito per capire qualcosa in più e tentare di fare chiarezza.

venerdì 12 marzo 2021

AstraZeneca e la paura

Stamattina Repubblica titola a tutta pagina "AstraZeneca, paura in Europa", sulla falsa riga di altri quotidiani e in ossequio a quello che è diventato oggi il giornalismo: una corsa acchiappa-clic che sfrutta e monetizza il sensazionalismo irrazionale, le paure indotte e le bufale, forte del fatto che larghissima parte del popolo si ferma ai titoli e, per pigrizia, incapacità o tutte e due le cose insieme, non approfondisce. Se ci pensate, è lo stesso meccanismo sapientemente utilizzato in politica da Salvini e anche altri: indurre una paura infondata e irrazionale (nel suo caso i migranti) e lucrare politicamente su quella.

Per fortuna, in mezzo a questo mare di disinformazione prezzolata tipicamente italiana (nessun altro sito o quotidiano in Europa usa questi toni allarmistici), esistono ancora poche e lodevoli eccezioni che, pur nel loro piccolo, si sforzano di raccontare i fatti per quello che sono, senza sofisticazioni e adulterazioni interessate. Un ottimo esempio sono i ragazzi de Il Post, che in questo chiaro ed esauriente articolo spiegano come stanno le cose con il famoso/famigerato vaccino anti-covid AstraZeneca e perché, allo stato attuale, non abbiamo motivo di preoccuparci.

Per la cronaca, a mia moglie è stata somministrata qualche giorno fa la prima dose del pericolosissimo vaccino di cui tanto si parla e gli unici due effetti collaterali sono stati mal di testa e 37° di febbre per alcune ore. Lo so, un caso non fa testo, ma se lo si inserisce all'interno dei milioni di casi simili che non fanno testo, qualcosa alla fine significa.

martedì 24 marzo 2020

Dove sono le ONG?

Se lo chiedono Annalisa Chirico, prestigiosissima firma del Foglio di Ferrara, il giornale preferito dal mio pescivendolo, e Bruno Vespa, entrambi, Vespa e la Chirico, evidentemente a corto di cose più importanti da fare in questi periodi di quarantena obbligata. In fondo, avranno pensato, anche in presenza di una malattia che uccide svariate centinaia di persone al giorno c'è spazio per polemizzare, no? E quale boccone più ghiotto delle tanto vituperate ONG, quelle che ci riempiono di clandestini che non servono a niente mentre adesso che potrebbero fare qualcosa di utile si sono eclissate?

Quindi queste ONG sono davvero sparite dalla circolazione? No, ma a differenza di Vespa e la Chirico lavorano nel silenzio, non polemizzano inutilmente sui social. Medici senza frontiere, ad esempio, ha proprio personale dislocato in vari ospedali del lodigiano, compreso quello di Codogno, da dove tutto è cominciato. Qui e qui ci sono rapporti dettagliati sulle loro attività a supporto del personale sanitario locale.

Anche Emergency di Gino Strada non si è eclissata, come pensano Vespa e la Chirico, ed è scesa in campo principalmente nel milanese. "Emergency ha messo a disposizione delle autorità sanitarie italiane le competenze acquisite negli ultimi anni con l'epidemia di Ebola del 2014/2015 in Sierra Leone. L'Ong fondata da Gino Strada e sua moglie Teresa Sarti ha messo in campo molte iniziative utili a partire da quella di Milano: 'In risposta all’appello fatto dal Comune nell’ambito della piattaforma Milano Aiuta, abbiamo attivato un servizio per le richieste di trasporto di beni (alimentari, farmaci o altri beni di prima necessità) per gli over 65, coloro a cui è stata ordinata la quarantena e le persone fragili a rischio movimento'".

L'elenco completo delle organizzazioni non governative scese in campo a fianco dei medici italiani è qui, con buona pace di Bruno Vespa, di Annalisa Chirico e tutta la folta schiera di quelli che, obbligati a stare in casa, invece di leggere un libro preferiscono attivare polemiche idiote anche in tempi drammatici come questo.

domenica 15 aprile 2012

Sviste

Libero e Giornale sono gli unici due quotidiani che stamattina non scrivono una riga in prima pagina su Piazza della Loggia. Deve sicuramente trattarsi di una svista.

lunedì 12 marzo 2012

Chi deve nominare Falcone e Borsellino

Non volevo tornare sopra a questa storia, di cui già parlano, spesso a sproposito, giornali e siti internet vari. Ma non si possono leggere cose come questa e fare finta di niente.

Non nominare il nome di Falcone (e Borsellino) invano. Dovrebbe essere questo il primo comandamento di un magistrato. Ma sono in tante le toghe, Ingroia e Caselli in testa, che in queste ore si lasciano andare alla bestemmia, quella di sostenere che i due pm eroi si stanno rivoltando nella tomba per la sentenza Dell'Utri.

Chi scrive questa cosa è Sallusti nel suo pistolotto odierno. Ora, chi volesse rinfrescare un po' la memoria al tipo che dirige il Giornale, potrebbe ricordargli che Gian Carlo Caselli, negli anni in cui era procuratore a Palermo, ha assicurato alla giustizia mafiosi del calibro di Bagarella, Spatuzza e Brusca, solo per citare i più noti.

Per quanto riguarda Antonio Ingroia, invece, l'altro che secondo Sallusti non dovrebbe nominare Falcone, basta solo ricordare che è attualmente uno dei più noti magistrati antimafia in servizio a Palermo e che iniziò la sua carriera proprio nel pool di Falcone e Borsellino, espressamente voluto da quest'ultimo.

Alla luce di quanto sopra, secondo voi, Falcone e Borsellino avrebbero più piacere di essere nominati da Caselli e Ingroia o di essere citati in un editoriale di zio Tibia?

mercoledì 25 gennaio 2012

Terremoti mediatici


Il questo momento l'home page di corriere.it è in gran parte dedicata, con titoli leggermente sul catastrofico, alle scosse sismiche che stamattina sono state avvertite nel nord Italia. Certo, si è trattato di scosse di una certa entità che sono state distintamente avvertite da ampie fasce di popolazione.
Però, a pensarci bene, ci sono stati ben pochi danni, nessun ferito e un po' di paura. Non oso pensare a cosa avrebbero fatto quelli del Corriere se per caso ci fosse scappato il morto.

sabato 21 gennaio 2012

sabato 31 dicembre 2011

Capodanno col botto


Il botto, ovviamente, è quello del Giornale, passato stamattina, definitivamente, dalla categoria dei quotidiani di (dis)informazione a qualcosa di simile a Cronaca Vera.

giovedì 29 dicembre 2011

Oroscopi e smentite


Scusate se torno ancora sopra all'argomento, ma la chicca del Corriere di oggi non è da lasciarsi scappare. In home page compare infatti, bello in vista, il mega-link all'oroscopo del 2012. Nella stessa home page, scorrendo la pagina verso il basso, è linkato invece l'articolo che racconta le panzane astrologiche del 2011. Ho mandato una twittata a De Bortoli per segnalare questa genialata. Vediamo che succede.

domenica 27 novembre 2011

Nuove dinamiche dell'informazione politica

Per certi versi (per altri no) è divertentissimo vedere come sono cambiate le dinamiche dell'informazione dopo l'uscita di scena del tipo delle cene eleganti. Sintetizzando brutalmente, i vari house organ che facevano capo - lo fanno ancora, per la verità - al teleimbonitore, se ricordate si scagliavano a spron battuto contro chi diceva: per risollevarsi e riacquistare fiducia da parte dei mercati se ne deve andare.

Adesso che è palese che il problema non era lui - i mercati ci prendono a pesci in faccia come e più di prima - i suddetti house organ gongolano: avete visto che avevamo ragione? Ovviamente è inutile spiegare a questi signori che il nostro problema non era solo la borsa e lo spread, ma anche la credibilità internazionale. E sfido chiunque a dimostrare che qui non ci abbiamo guadagnato.

Dall'altra parte della barricata le cose non vanno ovviamente meglio. Stamattina, ad esempio, Scalfari inizia il suo consueto editoriale della domenica così:

La crisi dei debiti sovrani dell'Europa - di tutta l'Europa, Germania compresa -

Se ci pensate, è lo stesso ritornello che abbiamo sentito fino allo sfinimento da Emilio Fede e soci finché al governo c'era il tipo di Arcore.

lunedì 14 novembre 2011

5 in ginnastica

Com'era facilmente prevedibile, gli house organ di casa non sono certo rimasti con le mani in mano. D'altra parte, quello che ha osato prendere il posto del teleimbonitore non penserà mica di cavarsela così a buon mercato? Insomma, qualche scheletro nell'armadio deve averlo pure lui. Per adesso hanno scoperto che aveva 5 in ginnastica.

Ma non vi preoccupate: non è finita qui.

domenica 13 novembre 2011

La gazzarra

Aldo Cazzullo, stamattina, sul Corriere, se la prende con quelli che ieri sera hanno festeggiato dopo le dimissioni del teleimbonitore, accusandoli di irresponsabilità e mancanza di coraggio. Caro Cazzullo, nessuno, tanto meno la maggioranza di quelli che festeggiavano, pensa che con l'uscita di scena di Berlusconi siano finiti i guai. Anzi.

Ma visto che il responsabile principale della situazione in cui ci troviamo è lui, così come lui è stato l'ostacolo principale che ha impedito di provare a porvi rimedio, non ci vedo niente di male a festeggiare la sua uscita di scena come una liberazione. D'altra parte è normale festeggiare quando finisce un ventennio, no?

lunedì 24 ottobre 2011

Il quartier generale racconta/68

I due articoli più divertenti che ho trovato, stamattina, a commento di quello che è successo ieri alla chiusura del vertice europeo, sono quelli di Pigi Battista sul Corriere e del leggendario Sallusti sull'altrettanto leggendario Giornale.

"Una pagina umiliante. Un colpo inflitto alla credibilità della politica", si scalda il Pigi in chiusura del suo editoriale, dimenticando che la pagina umiliante per noi e per la credibilità della nostra politica non deriva certo dai risolini di ieri di Francia e Germania, ma dura ormai da 18 anni, da quando cioè è entrato sulla scena il teleimbonitore col suo carico di balle e promesse mai mantenute.

Ma il pezzo più divertente è come al solito quello di Sallusti, il quale paragona metaforicamente il risolino di Sarkò (e della Merkel) alla famosa testata di Zidane ai mondiali di calcio del 2006. La metafora è ben studiata e adattissima ai lettori del Giornale, che per la maggior parte è gente che non sta tanto lì a cercare di capire e interpretare un titolo.

Ovviamente, entrambi i prodi articolisti, non avendo altro a cui aggrapparsi, cercano di argomentare col classico "senti chi parla", alludendo alle difficoltà in cui anche gli altri si dibattono. "La Francia [...] non è messa meglio di noi", tuona infatti l'indignato Sallusti. Naturalmente sono tutte balle. E' sufficiente guardare il rapporto debito/Pil - che ovviamente né Pigi né Sallusti si azzardano, guarda caso, a menzionare - dei nostri cugini paragonato al nostro per capire come stanno le cose e chi è messo meglio.

Ma ai lettori del Giornale probabilmente non importa niente di saperlo.

lunedì 17 ottobre 2011

Suonati a ruota libera

Pazienza Novella 2000 o Chi, ma che anche il Corriere debba dare spazio all'ennesimo suonato che predice l'ennesima fine del mondo, la dice lunga su molte cose.

domenica 16 ottobre 2011

La potevano raccontare solo così




Non ho mai avuto il minimo dubbio che i soliti noti l'avrebbero raccontata in questo modo. Intendo ovviamente la "manifestazione" di ieri, a Roma, dei cosiddetti "indignati". Non ho mai avuto il minimo dubbio che Libero, Il Giornale e La Padania avrebbero, strumentalmente e ipocritamente, fatto di ogni erba un fascio.

Non ho mai avuto il minimo dubbio che non avrebbero distinto, al contrario di tutti quanti gli altri, tra il 99% di manifestanti pacifici e l'1% di delinquenti che ha messo a ferro e fuoco Roma. Distinzione che perfino Berlusconi è riuscito a fare, tanto era evidente.

Ma, si sa, ci sono certi giornali e certi giornalisti che neppure di fronte ai fatti riescono ad arrendersi. Che evidentemente pensano che pure l'evidenza nuda e cruda può essere interpretata, nella consapevolezza che tanto qualcuno che la beve ci sarà sempre (e purtroppo c'è). Insomma, questi qui la potevano raccontare solo così. Mi sarei stupito del contrario.

venerdì 7 ottobre 2011

Dove (forse) farà meno danni


Che la sua trasmissione sia un flop lo si era già capito fin dagli inizi. Nonostante questo, Radio Londra è andata avanti lo stesso finché anche i vertici Rai, oggi, si sono arresi. Più di un milione di telespettatori che fugge al termine del Tg1 per evitare il barbuto contaballe è troppo anche per loro.

mercoledì 5 ottobre 2011

I meriti della legge-bavaglio

La nuova legge sulle intercettazioni potrebbe avere un merito inaspettato: far scomparire Wikipedia.

Il problema è che nessuna legge al mondo, purtroppo, farà mai scomparire certi "giornalisti".

martedì 4 ottobre 2011

E' la giustizia, bellezza...

E così Amanda e Raffaele sono stati assolti con formula piena, nella sentenza d'appello, dall'accusa di aver ucciso Meredith. Naturalmente, due tra i più prestigiosi e autorevoli quotidiani di casa nostra, Libero e Giornale, hanno immediatamente preso la palla al balzo. D'altronde era impensabile che si lasciassero scappare un'occasione così ghiotta, visto che gli odiati pm, qui, hanno perso su tutta la linea.

"Figuraccia in mondovisione per la giustizia", titola infatti Libero stamattina. "Da condannare sono i pm", gli fa eco il Giornale.

Premetto che non ho seguito la vicenda perché mi ha sempre suscitato scarso interesse, e quindi non do giudizi nel merito, anche perché per farlo occorrerebbe aspettare le motivazioni della sentenza e non limitarsi alla lettura del semplice dispositivo. Ma quello che mi premeva mettere in evidenza è la faciloneria (a parte quella fisiologica e interessata di Sallusti e Belpietro) con cui si giudica l'operato della magistratura.

Gran parte della gente che si trovava in piazza a Perugia ad assistere davanti al maxischermo alla lettura della sentenza, ha subito intonato cori gridando "vergogna!", che è anche, probabilmente, la reazione istintiva di gran parte dell'opinione pubblica che ha seguito la vicenda.

Reazione che però non tiene conto di alcuni fattori. Il primo è che questa non è una sentenza definitiva: manca ancora l'ultimo grado, la Cassazione (la procura di Perugia ha già annunciato il ricorso). Il secondo è che il processo penale funziona così. Può piacere o non piacere, ma non è la prima volta, e sicuramente non sarà l'ultima, che una sentenza d'appello ribalta quella di primo grado, in un senso o nell'altro. Se si pensa che nel nostro paese si celebrano ogni anni più di tre milioni di processi penali, è facile e immediato arrivare alla conclusione che casi come quello della Knox e Sollecito non sono mosche bianche.

Certo, farsi 4 anni di galera per poi scoprire di essere innocenti non è una cosa semplice da digerire, non lo sarebbe per nessuno. E se c'è una sconfitta per la giustizia italiana è proprio questa, come spiega Carlo Federico Grosso stamattina su La Stampa. Ma, dall'altra parte, i tre gradi di giudizio cui ha diritto ogni imputato servono proprio a garantire la possibilità di un ripensamento nei gradi successivi e ad offrire quindi le più ampie garanzie di un processo equo e giusto a tutti.

Ecco perché, prima di urlare "vergogna!", forse sarebbe il caso di fare un supplemento di riflessione, magari informarsi un po', in modo da poter valutare il tutto con maggiore cognizione di causa. Se non altro per evitare di scendere ai livelli di Libero e Giornale.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...