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giovedì 15 maggio 2025

Nel mio piccolo

Nel mio piccolo posso testimoniare che quanto rinfacciato ieri da Elly Schlein a Meloni, devo dire anche con una certa efficacia retorica, è perfettamente vero.

Lo scorso marzo sono stato obbligato - ne avevo scritto qui - a sottopormi a un intervento chirurgico pagandolo di tasca mia in una struttura privata e sborsando diverse migliaia di euro. Tutto questo nonostante fossi in lista nel pubblico da sei mesi e nonostante ogni medico da me consultato avesse segnalato sulla richiesta l'urgenza. A un certo punto non ho potuto più aspettare e ho dovuto pagare, ottenendo la data dopo una settimana.

Detto questo, per onestà va segnalato che lo smantellamento del SSN non inizia con questo governo, anche se questi ci hanno messo su un carico da 90, ma è iniziato tanti anni fa e avallato chi più chi meno da ogni governo di ogni colore. Ma questo non consola. Stiamo inesorabilmente andando verso una sanità basata sul censo, e prima ne prenderemo tutti coscienza, meglio sarà.

giovedì 17 settembre 2020

Visite a pagamento

Ieri mi sono sottoposto a una visita specialistica di controllo in un ambulatorio privato, pagando una discreta somma (circa il triplo di ciò che ho sempre pagato nelle strutture pubbliche per la medesima visita). Mi sono rivolto a un ambulatorio privato perché, causa Covid (così mi hanno detto quando ho tentato di prenotarla), nella struttura pubblica non c'era possibilità, almeno nel breve periodo. La prima data disponibile sarebbe stata in primavera.

Ora, che la sanità privata sia più efficiente e veloce (e costosa) di quella pubblica non è una novità, ciò che è certo è che l'esplodere della pandemia ha sicuramente aggravato questa situazione. Ma la domanda è: chi non può permettersi una sanità privata, come fa? Semplice: non si cura, come già facevano 12 milioni di italiani ben prima che arrivasse la pandemia.

Ma in Italia, è noto, il problema più grosso che abbiamo è quello dei migranti.

lunedì 2 gennaio 2012

Cose vergognose

Secondo Al Bano, su don Verzé "sono state scritte cose vergognose". Bah, a me non sembra di aver letto cose di questo genere. Anzi, leggo dappertutto che il San Raffaele, fondato proprio dal tipo, è una eccellenza in Italia.
Se poi per "cose vergognose" Al Bano intende quello che hanno scritto molti giornali, e cioè che il prete affarista se n'è andato lasciando un buco di quasi un miliardo di euro, beh, forse un tantino gli posso anche dare ragione.

sabato 30 ottobre 2010

Condannato il "macellaio" della clinica Santa Rita

Capita spessissimo di venire a conoscenza di fatti di cronaca nera particolarmente eclatanti senza che poi si conosca l'epilogo. Ricordate lo scandalo della clinica milanese Santa Rita (ne ho parlato qui e qui)? Quanto ne hanno parlato i media? La storia è semplice e terribile: alcuni medici operavano i pazienti senza che ci fosse alcun bisogno, solo per avere i rimborsi dalla regione.

Molti di questi pazienti hanno riportato lesioni gravissime. Scrive Repubblica: "Secondo la Procura milanese, i medici imputati dal 2005 al 2007 avrebbero eseguito 83 interventi nella migliore delle ipotesi completamente inutili, effettuando decorticazioni e sezioni, soprattutto di polmoni e mammelle, unicamente per chiedere il massimo dei rimborsi".

La "mente" di questa specie di associazione a delinquere, il professor Pier Paolo Brega Massone, è stato ieri condannato in primo grado a 15 anni e mezzo di galera, mentre altri suoi "colleghi" a sei e nove anni. Certo, per qualcuno saranno pochi, magari per qualcun altro troppi. Però una condanna è arrivata. Oggi come oggi non è poco.

mercoledì 29 settembre 2010

lunedì 20 settembre 2010

Messina 2

Il primo caso, del quale si sono occupati ampiamente i media, si è verificato il 28 agosto scorso. Due medici del Policlinico di Messina si sono presi a pugni perché non sono riusciti ad accordarsi sulla modalità con cui eseguire il parto - a causa della scazzottata il neonato ha subito danni cerebrali.

Oggi un altro caso. Stessa situazione, stesso ospedale. Se non fosse per la tragicità della vicenda ci si potrebbe anche scherzare su.

sabato 17 luglio 2010

Sei gay? Non puoi donare il sangue


Nuovo traguardo di civiltà raggiunto dal nostro paese. Un ospedale milanese si associa a un policlinico e in virtù di questo "sodalizio", da un giorno all'altro, nega la possibilità di donare sangue a un donatore gay abituale.

"Stamattina sono andato a donare il sangue, come da otto anni a questa parte, come oltre venti donazioni già fatte. Le infermiere, gentili e simpatiche come sempre, mi danno da compilare il solito foglio con domande su eventuali contatti con sangue infetto, sulle abitudini sessuali, su viaggi all'estero, nell'attesa della visita con la dottoressa responsabile". Tocca alla responsabile informare Gabriele delle nuove direttive: "Mi guarda dritto negli occhi ma è un po' titubante. 'Gabriele è già da un po' che volevo parlarti ma non ho avuto occasione. Come sai ci siamo uniti al Policlinico, adesso dipendiamo da loro. Le direttive del Policlinico sono chiare, non possiamo accettare donatori omosessuali. Io non sono d'accordo, ma devo rispondere a dei superiori. Mi dispiace tantissimo. Io oggi non me la sento e non posso farti donare".

Capito no? A un omosessuale si proibisce di donare il sangue quando "nel 44,4% dei casi, la trasmissione del virus è avvenuta con un rapporto eterosessuale; nel 23,7% dei casi, invece, c'è stato un rapporto omosessuale o bisessuale. Un trend che trova conferma anche nei dati dell'OMS, a livello mondiale". Per i puttanieri incalliti, invece, nessun problema. Daniele si cercherà un altro ospedale. Io, se potessi, mi cercherei un altro paese.

lunedì 18 gennaio 2010

Contratto Novartis-Ministero

Non so quanti di voi abbiano seguito la vicenda Novartis-ministero-influenza - io ho scritto qualcosa qui e qui. La novità di oggi è che altreconomia.it è venuta in possesso del famoso contratto tra il ministero della Salute e la nota multinazionale farmaceutica. Si tratta del famoso contratto "segreto" sul quale pure la Corte dei Conti ebbe difficoltà a mettere il naso.

Ecco alcuni degli articoli salienti così come riportati nel sito (le versione integrale in pdf è qui):

- art. 1: vengono definiti i cosiddetti "sforzi commercialmente ragionevoli" attorno ai quali ruota l'intero contratto; Novartis è sì obbligata a produrre e a rispettare il contratto ma solo fino a quando ciò sia "ragionevole". Se ci riesce bene; altrimenti lo Stato paga ugualmente: vedi 3.1;

- art. 2.2 e 2.7: Il ministero riconosce di non acquisire alcun diritto sui marchi commerciali e Novartis non concede alcuna licenza sui diritti di proprietà intellettuale; il ministero non è altresì autorizzato ad apportare modifiche alla confezione né a oscurare marchi su di essa;

- art. 3.3: qualora il ministero si trovi nell'impossibilità a ritirare il prodotto Novartis potrà rivenderlo ad altri clienti o fatturare al ministero quanto non ritirato, con la possibilità di rivenderlo comunque dopo 90 giorni;

- art. 4.2, 4.3, 4.5: la responsabilità di Novartis è limitata al difetto di fabbricazione: escluso il danno di altro tipo derivante dalla semplice assunzione del vaccino;

- art. 4.6: il ministero è tenuto a indennizzare Novartis in conseguenza di danni provocati dal vaccino, salvo ove tali danni siano provocati da un difetto di fabbricazione;

- art. 5.2 e 5.5: il prezzo per ciascuna dose di vaccino è pari a 7 euro. Totale: 168 milioni di euro più iva. Il ministero dovrà pagare entro 60 giorni dall'emissione della fattura, su un conto corrente del Monte dei Paschi di Siena;

- art. 8.3: le cause di "forza maggiore" che limitano le responsabilità di Novartis vengono estese a situazioni che dovrebbero invece essere garantite da Novartis, come "epidemie e pandemie", "atti di qualsiasi autorità pubblica", "atti di enti sopranazionali (ivi compreso l'Oms");

- art. 9.3: nel caso in cui il vaccino non sia consegnato per mancato ottenimento dell'autorizazzione all'immisione al commercio e/o di prove cliniche positive, il ministero riconosce forfettariamente a Novartis a titolo di partecipazione ai costi la cifra (al netto dell'Iva) di 24 milioni di euro;

- art. 10.1: le parti si impegnano a mantenere assoluto riserbo sulle informazioni riservate;

Così, a occhio, scorrendo questi pochi articoli, mi pare che il governo abbia stipulato a scatola chiusa con l'azienda farmaceutica un accordo in cui tutte le tutele sono a suo carico e le eventuali varie responsabilità tutte a carico dello stato. Sarebbe bello che un giorno qualcuno prendesse l'iniziativa di indagare su tutta la vicenda, magari istituendo una commissione d'inchiesta. Anche perché i punti oscuri e controversi non sono certo solo questi.

lunedì 4 gennaio 2010

Acquisti allegri (di vaccini)



Non so se sia di qualche consolazione in fatto che il flop delle vaccinazione per la "terribile" H1N1, con conseguente spreco di soldi pubblici, abbia coinvolto altri paesi oltre al nostro. Al momento l'unica cosa a cui penso sono le grasse risate che si staranno facendo quelli della Novartis e aziende farmaceutiche varie; perché loro ormai i soldi dai vari governi se li sono buscati, e adesso gli stessi governi non sanno come disfarsi dell'enorme mole di vaccini acquistati e non utilizzati rimasti sul groppone.

Dopo questa esperienza, pensate se un giorno dovesse arrivare veramente una pandemia grave: in quanti sarebbero a prenderla sul serio?

giovedì 24 dicembre 2009

Il regalo di Natale di Obama



Forse non è esattamente quello che voleva Obama. Ci sono limiti, deroghe, compromessi come quello della probabile esclusione dall'assicurazione delle spese per abortire. Ma la riforma, pur suscettibile di ulteriori modifiche nel rush finale, è praticamente cosa fatta. 31 milioni di americani, che finora ne erano scoperti, avranno garantita l'assistenza medica.

Queste sono le cose per cui va celebrato il nuovo corso intrapreso dal presidente nero - che finalmente comincia a mantenere qualcosa di quanto promesso -, non le sciocchezze su un premio Nobel per la pace che - diciamolo - non sta né in cielo né in terra. Ciò che lascia un po' di amaro in bocca è che mentre negli Stati Uniti si sta compiendo una riforma che può essere paragonata all'istituzione della Social Security, voluta da Roosevelt nel '35, da noi, per ora, non si riesce ad andare oltre il processo breve.

lunedì 21 dicembre 2009

L'influenza che non c'è più

Come mai non si parla più della famosa influenza? Qualcuno ci ha fatto caso? A sentire giornali e tiggì pareva che fosse imminente uno delle più grandi e terribili pandemie della storia. Chissà, forse l'allarme era esagerato. E i vaccini?

Ad oggi, dato che secondo quanto dice l’Oms, il picco dovrebbe essere stato superato, le persone che risultano vaccinate sono poco più 689.000. In pratica è stata usata una dose ogni 70. Se a questo ci aggiungiamo alcuni scandali come quello denunciato dalle Iene, con decine di scatoloni stipati e trasportati in condizioni non di sicurezza, si capisce lo spreco immenso di risorse a cui stiamo assistendo.
L’Italia non è l’unica nazione che deve fare i conti con un vaccino che nessuno vuol fare. Addirittura pare che in Germania, dove soltanto il 5% della popolazione si è vaccinata, sembra che il Ministero della Salute stia contrattando con alcuni Paesi dell’Est, in special modo l’Ucraina, per rivendere milioni di dosi inutilizzate, in modo almeno di recuperare un po’ di quei soldi letteralmente “gettati dalla finestra”.
Secondo i dati del Ministero del Welfare, solo il 14% degli operatori sanitari si è vaccinato. Ad essi sono seguite solo l’11% delle donne incinte e pochi malati cronici. Tant’è che, con oltre un mese di anticipo, il Ministro Sacconi ha firmato l’ordine di estendere il vaccino a tutti, quindi anche alle persone non malate, agli anziani e a tutti coloro che avrebbero dovuto aspettare la fine di gennaio, se non addirittura febbraio, per potersi vaccinare. (fonte)

Ah, dimenticavo. Lo stato italiano per acquistare 48 milioni di dosi di vaccino, per la gran parte inutilizzate, avrebbe speso secondo alcune indiscrezioni circa 200 milioni di euro. Forse è il caso di ripensare alcune cose nell'ambito del rapporto salute/business. Anche perché nel malaugurato caso che dovesse prima o poi arrivare una pandemia veramente pericolosa, dopo esperienze come questa quanti pensate che sarebbero gli italiani che farebbero uso dei vaccini?

mercoledì 18 novembre 2009

La suina e il ministro polacco

Come forse avrete notato, non ho ancora scritto niente o quasi sulla questione della influenza H1N1, meglio nota come influenza A, o suina. Il motivo è molto semplice: non ci ho capito niente neppure io, e quindi cosa potrei scrivere? vaccinatevi? non vaccinatevi? Mi sembra che ci sia già sufficiente casino, oltretutto pure con contorno di bufale, senza bisogno che ne aggiunga altro io.

Questo breve post solo per segnalare la recente uscita del ministro della sanità polacco sulla questione dei vaccini. In un video in cui è ripreso un suo discorso ufficiale in parlamento, avrebbe senza mezzi termini parlato di truffa. Da noi lo riporta Repubblica in un articolo pubblicato qualche ora fa. Vi si legge tra l'altro:

In questo clima ha colpito molto l'intervento di Ewa Kopacz, titolare del ministero della Sanità polacco, che ha denunciato pubblicamente la "truffa" ai danni dei cittadini da parte delle case farmaceutiche che producono i vaccini.
[...]
Qual è, si chiede Kopacz, "il dovere di un ministero della Sanità? Concludere accordi che facciano l'interesse dei cittadini oppure siglare accordi che facciano l'interesse delle case farmaceutiche?"
[...]
Ewa Kovacz insiste sulla questione. "Non abbiamo risultati di test clinici, nessun elenco di ingredienti e nessuna informazione sugli effetti collaterali. I vaccini sono arrivati al quarto stadio di controllo, controlli molto brevi a dire il vero, e ancora non abbiamo queste informazioni. Inoltre, il controllo sulle persone è stato molto ridotto". Dopo aver elencato i dubbi, il ministro ribadisce il suo ruolo: "Io voglio essere molto sicura nel raccomandare questo vaccino. E' una nostra competenza: durante la fase di negoziazione dobbiamo prenderci il tempo che ci serve e utilizzarlo per scoprire quanto più possibile su questo farmaco. Poi, se la commissione sulla pandemia accetterà il vaccino, allora e solo allora lo compreremo".

Ora, non ho certo intenzione, qui, di innescare un dibattito vaccino-no vaccino-sì, per carità, mi premeva solo segnalare questo intervento del ministro polacco perché mi sembra che nel caos generale di dichiarazioni sia l'unico un pochino avveduto. In sostanza il parlamentare polacco dice: attenzione, secondo il mio ministero questi vaccini non sono stati sperimentati a sufficienza; non abbiamo quindi dati completi e attendibili su eventuali effetti collaterali e in virtù di questo voglio essere molto sicura prima di raccomandarlo e, eventualmente, acquistarlo.

Badate, non è una cosa di poco conto. E' come se da noi il sottosegretario Fazio, quello che una sera sì e l'altra pure nei tiggì e ovunque continua a dire che il vaccino è sicuro, se ne uscisse e dicesse: fate attenzione perché il farmaco non l'abbiamo testato abbastanza e non possiamo garantire su eventuali effetti collaterali. Vi immaginate cosa succederebbe?

domenica 8 novembre 2009

C'è voluto Obama



Che per Obama non sia un buon periodo è noto. E' di pochi giorni fa, infatti, il deludente risultato del mini-test elettorale che dopo un solo anno di governo dei democratici ha riconsegnato due stati importanti, New Jersey e Virginia, ai repubblicani. Né ci si può illudere che la battaglia sulla riforma della sanità USA sia vinta. Il prossimo passaggio al Senato, infatti, è tutto tranne che privo di incognite. E Obama lo sa bene.

Però questo, un anno fa, aveva promesso in campagna elettorale; e i primi risultati stanno faticosamente arrivando, comunque vada a finire. Viene da ridere pensando al nostro "governo del fare". Cioè, intendiamoci, anche il nostro finora non è rimasto con le mani in mano. Anche il nostro si è speso fino all'inverosimile per i problemi e le necessità impellenti del paese. Infatti, dopo che la Consulta ha bocciato il lodo Alfano, un provvedimento utilissimo per tutti come potete ben capire, giusto questa mattina Berlusconi ha annunciato che la prossima settimana sarà decisiva per il nostro paese e gli italiani tutti: si vedrà infatti con Fini e Bossi per verificare se esiste la possibilità di salvarsi dai suoi processi.

giovedì 15 ottobre 2009

Accordi segreti sull'influenza?

Come sapete, è partita ufficialmente la campagna di vaccinazione di massa per contrastare il più possibile la diffusione della influenza A. Il Corriere, oggi, pubblica uno strano articolo dal titolo L’accordo resta riservato E i giudici si arrendono. Vi si legge:

Le prime dosi del vaccino contro l’influen­za suina messe a disposizio­ne del ministero della Salute lunedì scorso sono già in fa­se di distribuzione alle Re­gioni. Anche se gli accordi di fornitura stipulati dal gover­no con la multinazionale far­maceutica Novartis, a comin­ciare dal costo dei 24 milioni di dosi del vaccino commis­sionato (che ammonterebbe a oltre 200 milioni di euro, ma solo secondo indiscrezio­ni), restano avvolti nel miste­ro più totale. Un buio così fit­to che neanche la Corte dei Conti, pur avendo sollevato in sede di controllo più di qualche dubbio, è riuscita a fare luce.

Dunque, se non ho capito male, il governo stipula un contratto con l'azienda farmaceutica Novartis per la fornitura di un certo numero di milioni di dosi di vaccino contro questa benedetta influenza suina. Sempre il governo, ovviamente, avrà sborsato dei soldi per acquistare questi vaccini, soldi pubblici tra l'altro, quindi anche miei e vostri. In virtù di questa cosa diciamo che dovrebbe essere un mio diritto sapere quanti soldi sono stati spesi, anche solo per curiosità.

E invece no; l'accordo è per qualche motivo segreto. Talmente segreto che neppure la Corte dei Conti è riuscita a chiarirlo. E dire che - scrive sempre il Corriere - i giudici contabili "Di perplessità però ne ave­vano, e pure parecchie."

mercoledì 22 luglio 2009

Influenza suina, una psicosi esagerata?

Sbattere nelle prime pagine notizie come i "filtri" (umani) attivati dalle compagnie aeree inglesi, o come le previsioni di Fazio di un contagio che da qui al prossimo anno potrebbe coinvolgere 4 milioni di italiani, o come ipotizzare addirittura un rinvio dell'apertura del prossimo anno scolastico, non è forse il modo migliore per affrontare un'emergenza di questo tipo, sempre ammesso che di emergenza si tratti. E infatti, dal governo, dopo l'allarme iniziale si cerca un po' di ridimensionare la cosa.

Ora, intendiamoci, nessuno dice che si può stare tranquilli e abbassare la guardia, ma forse un po' di razionalità e attenzione ai dati reali può evitare inutili allarmismi. E' vero, in alcune parti del mondo, vedi ad esempio il Messico, paese da cui è partita la pandemia, ci sono state alcune centinaia di casi di decessi, principalmente dovuti alle precarie situazioni igieniche e sanitarie di quelle zone, ma qua da noi non mi pare che esistano rischi di questo tipo. E i dati lo confermano, tanto è vero che finora in Italia ci sono stati 258 casi di contagio tutti risoltisi con la guarigione dei soggetti interessati dopo il ricovero in strutture sanitarie. E negli altri paesi europei la musica non cambia, tanto che finora su 14.000 casi accertati si sono avuti solo 14 decessi; la percentuale la potete calcolare da voi, percentuale che è analoga, tanto per fare un paragone, al tasso annuo di mortalità della normale influenza stagionale. Se poi si vanno a vedere le pandemie più famose balzate agli onori della cronaca in passato, si vede chiaramente che esiste una sproporzione tutt'altro che trascurabile tra l'allarme e gli effetti reali di queste pandemie.

Vi ricordate ad esempio l'encefalopatia spongiforme bovina, più nota come la famosa "sindrome della mucca pazza"? Quanto casino è stato fatto, quanti animali abbattuti, che livello di psicosi si è raggiunto a livello globale? Eppure i dati dicono che i contagi, in tutto il mondo, sono stati appena 183. Discorso analogo per la Sars, la malattia dei polli, o l'influenza aviaria, che nonostante tutto il panico provocato ha fatto registrare pochissimi casi in tutto il mondo (in compenso la Roche, produttrice del Tamiflu, fece affari d'oro, nonostante il farmaco si sia rivelato poi essere sostanziamente inutile).

Insomma, restare sul chi va là va bene, allarmarsi preventivamente in maniera esagerata, contribuendo a diffondere una psicosi a livello mondiale che si rivelerà come le altre volte sostanzialmente inutile, no.

lunedì 20 luglio 2009

Influenza, scuole e incertezze

Forse è il caso di fare un po' il punto della situazione, sempre ammesso che ci sia un punto a cui ricondursi. Dunque, Ferruccio Fazio, viceministro della Salute, ha ventilato ieri l'altro l'ipotesi di un rinvio dell'apertura delle scuole nel caso la diffusione dell'epidemia della nuova influenza raggiunga livelli elevati. Un ministro, la Gelmini, dello stesso governo, dice invece che non se ne parla proprio, che si tratta di un'ipotesi molto remota e comunque attualmente non allo studio.

Un altro ministro ancora, sempre dello stesso governo, Renato Brunetta, sull'ipotesi di un rinvio dell'apertura delle suddette scuole è invece categorico: "assoltuamente sì", "le scuole riapriranno normalmente". L'ultima novità in ordine di tempo è adesso che gli addetti al check-in delle compagnie aeree inglesi British Airways e Virgin Atlantic impediranno l'imbarco sui voli ai passeggeri che mostrani i sintomi dell'influenza. Pare che il personale sia deguatamente addestrato a riconoscere il contagio.

Quale contagio? Non si sa. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha allargato le braccia sostenendo di non riuscire più a tenere il conto delle persone che si ammalano, e tutto questo a causa della velocità con cui il virus si propaga.

Oggi, un altro ministro, Sacconi, ha detto che "ogni allarmismo [allarmismo che hanno contribuito a creare loro, nda] è totalmente ingiustificato. [...] Vale la regola banale ma sempre buona - ha concluso - nè sopravvalutare, nè sottovalutare".

Tutto chiaro, no?

lunedì 4 maggio 2009

La casta? Esiste ancora

Non che ci fossero dubbi in proposito, intendiamoci, ma sapete com'è. Dopo che Beppe Grillo, assieme ai giornalisti Stella e Rizzo, ne ha sdoganato il termine contribuendo a mettere in piazza parecchie delle nefandezze di cui si è macchiata la classe politica, si pensava che qualcosa fosse cambiato. Pia illusione.

L'ultima prova è arrivata alcuni giorni fa e ha a che fare col già martoriato Abruzzo, anche se la vicenda è precedente al sisma. Sempre di terremoto si tratta, per la verità, ma questa volta di natura politico-finanziaria, e si riferisce a quanto avvenuto l'anno scorso con la questione sanitopoli abruzzese, quella che ha azzerato la giunta regionale con la tradotta agli arresti, tra gli altri, di Ottaviano Del Turco.

Oggi si scopre che tra gli indagati per i quali sono stati richiesti gli arresti domiciliari, c'è un certo Antonio Angelucci, imprenditore e proprietario di diverse case di cura in Abruzzo. Ma c'è un problema, in quanto Angelucci è anche deputato del Pdl in Parlamento (qui la sua scheda alla Camera), e sapete bene che qui la magistratura si deve fermare e chiedere il permesso (c'è l'immunità parlamentare). Secondo voi il permesso è stato accordato?

Ed è così che qualche giorno fa, si è arrivati alla richiesta per gli arresti domiciliari già citata. Come c'era da aspettarsi, la Camera ha respinto la richiesta con 316 voti a favore, 30 contrari e 59 astenuti. Gli unici a votare per l'arresto sono stati i deputati dell'Italia dei Valori, i Radicali e qualche cane sciolto del Pd. Per il resto, Pd-Pdl-Lega Nord-Mpa-Udc hanno votato tutti contro. (fonte)

La cosa è ovviamente passata sotto il più completo silenzio. Solo l'Ansa, il 22 aprile scorso, dedicò poche righe alla vicenda, in una pagina che oggi non esiste più ma che sono riuscito a rintracciare spulciando la cache di Google (la trovate qui).

Casta? Ma dove?

martedì 28 aprile 2009

Virus e paura





Ieri, causa problemi alla linea adsl, fortunatamente risolti in serata, sono rimasto offline per tutto il pomeriggio. Verso le 21,30, al ripristino della linea da parte di Telecom, ho dato un'occhiata alle prime pegine dei maggiori quotidiani online e mi sono accorto che l'argomento principe, come d'altra parte era logico aspettarsi, era l'aggravarsi della situazione sul fronte della diffusione dell'influenza dei suini.

Tuttavia, dalle immagini che vedete qui sopra, che ho raccolto da alcuni dei maggiori quotidiani online, non sembra che i media in generale siano incanalati verso un approccio razionale ed equilibrato alla situazione. Ovviamente non dico che si debba nascondere la gravità di quanto sta succedendo, questo mai, ma, probabilmente, un approccio più "tranquillo" alla vicenda potrebbe fare la differenza tra una eventuale diffusione ingiustificata del panico anziché no.

E mi pare che questo aspetto sia stato colto molto bene dal professor Veronesi, che in un bellissimo articolo pubblicato ieri da Repubblica, del quale vi riporto qui sotto un breve estratto, ha sottolineato proprio questo aspetto della vicenda.

Questo "sistema di salvataggio" rischia di incepparsi, però, se la popolazione non segue razionalmente le raccomandazioni di comportamento, perdendosi nelle sue ansie. E qui arriviamo al secondo pericolo. Tutti capiamo bene che i media per loro natura sono alla ricerca della notizia e vivono sull'onda emotiva che questa inevitabilmente scatena. Nel caso però di un allarme di malattia, l'emotività può creare fragilità nelle strutture sanitarie e indurle ad adottare misure sproporzionate, con l'obiettivo di debellare più la paura che il virus. Ad esempio per l'influenza aviaria son stati investiti milioni di euro in farmaci che non sono mai stati utilizzati. Era forte la pressione della popolazione spaventata e a questa forza certo hanno contribuito le immagini di migliaia di polli arsi vivi che rimbalzavano da una tv all'altra. Ho vissuto in prima persona, quando ero ministro della Sanità, l'odissea dell'encefalite bovina da prione (mucca pazza) che mise il mio ministero e l'intero Paese in serie difficoltà. L'impegno maggiore per noi fu di controllare e bonificare gli allevamenti bovini, ma lo sforzo più duro fu quello di rassicurare gli italiani, sapendo che il rischio di ammalarsi risultò per loro inferiore a quello di aspirare una boccata di fumo di sigaretta o percorrere 700 metri in auto.

Insomma, allo stato attuale, del virus da noi non c'è traccia. Se andiamo avanti così, invece, il panico non tarderà ad arrivare.

giovedì 12 marzo 2009

I medici e l'obbligo (non la facoltà) di denunciare i clandestini

Alla fine la verità è venuta fuori. Tutte balle quelle che ci hanno raccontato fin dall'inizio che con l'emendamento della lega al ddl sicurezza i medici avrebbero avuto facoltà di denunciare i clandestini che vanno a farsi curare in una struttura pubblica. In realtà i medici hanno invece l'obbligo di denuncia. E questo in virtù del fatto che nel ddl sicurezza del governo l'immigrazione clandestina diventa reato, ragion per cui i medici che lavorano nelle strutture pubbliche, che sono a tutti gli effetti pubblici ufficiali, non possono fare diversamente, pena sanzioni pure per loro.

Scriveva ieri RaiNews24:

Il medico dipendente da enti pubblici o da enti convenzionati con il Ssn - spiega il segretario nazionale Fp Cgil medici, Massimo Cozza - riveste contemporaneamente, secondo il costante orientamento della giurisprudenza, la qualifica di pubblico ufficiale o di pubblico servizio. I medici del servizio sanitario nazionale, in quanto pubblici ufficiali, saranno quindi obbligati a denunciare per iscritto quando avranno notizia della clandestinita', diventato reato perseguibile di ufficio. Chi omette o ritarda di denunciare sara' punito con la multa da 30 a 516 euro. E non va dimenticato che l'obbligatorieta' della denuncia non e' solo a carico dei medici, ma anche degli infermieri e di tutto il personale della sanita' pubblica quando e' nell'esercizio delle sue funzioni.

A mio avviso il provvedimento non è sbagliato per una questione riconducibile alla discriminazione che porta in sé, o almeno non solo a quella, quanto perché di fatto il medico diventa così una sorta di sceriffo delatore. Ora - e questo nessuno penso lo metta in dubbio - per certi versi è giusto che si sappia chi ha accesso alla sanità pubblica, visto che tra l'altro la paghiamo noi, ma il provvedimento, per come è congegnato, in sostanza è come se obbligasse i medici a sostituirsi allo stato nella lotta all'immigrazione clandestina.

Io penso invece che i medici debbano fare i medici (leggi: curare) e lo stato lo stato (leggi: combattere l'immigrazione clandestina). Il problema purtroppo è proprio questo: lo stato non riesce (o non vuole, non so) a combattere questa bendetta immigrazione clandestina. E se lo stato non ce la fa ci devono pensare i medici?

A tutto questo si aggiunge un altro aspetto: se io sono un clandestino che va in giro - che ne so - con la scabbia, e so che se mi presento in un ambulatorio o un pronto soccorso verrò sicuramente denunciato, cosa faccio? Qualcuno ha messo in conto il possibile fiorire di para-ambulatori clandestini in cui questa gente andrà, forse, a farsi curare? Qualcuno ha messo in conto il ritorno di malattie magari qui da noi già scomparse da tempo? Qualcuno ha messo in conto l'aggravio di spese per la sanità pubblica nell'ipotetico caso (speriamo rimanga ipotetico) in cui debba far fronte a epidemie di queste malattie? Cosa facciamo, mandiamo l'eventuale conto a Maroni?

(fonte immagine: il manifesto)

venerdì 6 febbraio 2009

Per "sicurezza" i medici possono denunciare i clandestini

Come avrete sicuramente letto, è passata in Senato la norma che permette ai medici di denunciare i clandestini malati che si presentano nelle strutture pubbliche per essere curati. Il provvedimento, inserito nel pacchetto sicurezza del governo e fortemente voluto dalla Lega, è ora al vaglio della Camera.

In linea di principio non sono contrario all'idea. Voglio dire, sotto un certo punto di vista mi sembra più che giusto che si sappia chi ha accesso alla sanità pubblica, visto oltretutto che alla fine la paghiamo noi. Il problema è che a mio avviso questa norma cozza palesemente contro il buon senso, soprattutto se si pensa alle conseguenze che potrebbe comportare e che mi pare, leggendo qua e là, non perfettamente comprese da tutti.

Facciamo qualche esempio. Se io fossi un clandestino con una grave malattia infettiva (che ne so, la tubercolosi, la scabbia, ecc...), secondo voi mi presenterei in un pronto soccorso sapendo che il medico quasi sicuramente mi denuncerà? Se la malattia non mi ha completamente offuscato il cervello, no. Le conseguenze che ci saranno, dopo che avrò girato magari su qualche mezzo pubblico, oppure in stazione o anche solo in strada le capite anche voi.

E, secondo voi, l'aumento della spesa sanitaria pubblica causata dagli italiani che andranno a farsi curare malattie in Europa già debellate da tempo, su chi graverà?

Ah, dimenticavo... c'è anche l'art. 32 della Costituzione, casomai i leghisti l'avessero dimenticato.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...