Visualizzazione post con etichetta medicina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta medicina. Mostra tutti i post

sabato 9 novembre 2019

Omeopatia


Ho appena terminato di leggere questo bel saggio di Roberto Burioni, Omeopatia, bugie, leggende e verità. La prima impressione che ho avuto è che si tratta di un libro che non servirà a niente, nel senso che chi crede a questa pseudo-medicina e ne fa uso difficilmente leggerà libri come questo e, anche in caso qualcuno lo leggesse, dubito che leggerlo servirebbe non dico a fargli cambiare idea ma anche solo a insinuargli qualche tarlo. È un po' come per i vaccini, dal momento che, è noto, gli antivaccinisti non si smuovono neppure davanti alle evidenze.

Diciamo che questo saggio ha una sua validità in senso storico, perché permette di conoscere (Burioni è un ottimo divulgatore) nel dettaglio la storia di questa "medicina": il fondatore, l'epoca in cui è nata, il contesto sociale, la sua evoluzione ecc. Segnalo un paio di cose, tra le tante, che mi hanno colpito.

L'omeopatia nacque attorno al 1800 da un'intuizione del medico tedesco Samuel Hahnemann. A quell'epoca una delle malattie più letali in circolazione in vaste aree del mondo era la malaria, di cui nessuno, per lungo tempo, riuscì a capire le cause e, conseguentemente, neppure a trovare una cura. Solo nel 1880, in Algeria, un medico francese, Alphonse Laveran, scoprì e isolò il batterio responsabile delle febbri malariche, il plasmodio. In realtà, già da molto tempo prima (ma in Europa non lo sapeva nessuno) gli indigeni del Sudamerica avevano scoperto una cura facendo essiccare la corteccia dell'albero della china, la quale contiene un alcaloide, il chinino, dalle elevate proprietà "febbrifughe".

Hahnemann venne a sapere questa cosa dagli scritti di un medico scozzese, William Cullen, che spiegava in che modo il chinino contrastava efficacemente le febbri malariche. Hahnemann, però, non era convinto di quelle spiegazioni e un giorno ebbe l'idea di fare un esperimento, che consistette nell'ingurgitare grandi dosi di estratti di corteccia di chinino. Si accorse con meraviglia che l'ingestione massiccia di questa sostanza gli provocava i medesimi sintomi della malaria: febbre, brividi e spossatezza, e da qui postulò, per fantasiosa analogia, che ciò che provocava i sintomi di una malattia sarebbe stato anche in grado di elimunarla. In sostanza, il simile cura il simile (il termine omeopatia significa questo).

Proseguendo questi esperimenti, però, si imbatté inevitabilmente in altre sostanze che non erano innocue come il chinino, che al massimo provocava febbre e un po' di stanchezza, ma molto più pericolose (mercurio, arsenico, belladonna, ipecacuana ecc.), sostanze che provocavano seri problemi al paziente e in molti casi lo spedivano direttamente al creatore (sapete com'è: se si ingurgita l'arsenico...). Da qui l'idea di cominciare a diluire le sostanze progressivamente fino a renderle innocue, nella convinzione che più fossero diluite e maggiore fosse il loro potere terapeutico. Oggi queste cose fanno ridere, ma è su questo ridicolo e assurdo principio che ancora, duecento anni dopo la sua invenzione, si regge l'omeopatia odierna.

L'altra cosa degna di nota è che, paradossalmente, all'epoca di Hahnemann l'omeopatia otteneva più risultati degli altri rimedi medici. Questa cosa si spiega, in realtà, col fatto che nel periodo in cui visse il medico tedesco la medicina era a livelli infinitamente più arretrati rispetto a quelli di oggi e le poche "cure" disponibili, principalmente i famigerati salassi, uccidevano più persone di quante ne guarissero. Le cure omeopatiche, invece, non contenendo nulla non uccidevano nessuno (non guarivano neppure, naturalmente), e quindi le normali remissioni spontanee delle malattie (ogni malattia ne ha una certa percentuale) venivano attribuite alle cure omeopatiche.

Insomma, all'epoca l'omeopatia poteva avere un senso, oggi non più. Sarà per questo che il fatturato dell'omeopatia, in Italia, si aggira attualmente attorno ai 300 milioni di euro all'anno: più le cose non hanno senso e più diamo loro credito.

lunedì 20 febbraio 2012

Renato Dulbecco

Morto Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina nel 1975. Dispiace sempre quando se ne va uno di quelli che hanno contribuito al progresso della scienza e dell'umanità. Specialmente pensando a quanta gente, che invece l'umanità continua a fare regredire, rimane ancora qua. Pace e amen.

sabato 7 gennaio 2012

Grandi uomini

Fino al 1921 il diabete era una malattia incurabile. Poi arrivarono due medici, Fredrick Banting e Charles Best, che riuscirono a isolare e produrre l'ormone dell'insulina.
Qualcuno spieghi a Bagnasco che sono questi i grandi uomini, non quelli che si inginocchiano davanti a Dio.

giovedì 24 novembre 2011

Lanzetta contro tutti


Quando uno legge la vicenda giudiziaria di Marco Lanzetta, uno dei chirurghi italiani più noti e apprezzati nel mondo, istintivamente è portato a pensare che quello che gli è accaduto sia un'eccezione. Anzi, spera profondamente che sia un'eccezione.

No, perché se invece le cose stessero diversamente, se cioè casi come il suo fossero effettivamente la regola, beh, ho paura che non ci sarà più niente in grado di risollevare le sorti di questo nostro disgraziato paese.

domenica 23 ottobre 2011

E non è cinismo

Se le cose sono andate veramente così; se il povero Luca è morto davvero perché i suoi genitori l'hanno voluto curare con l'omeopatia (che equivale a non curarlo), avrò solo il dispiacere per la morte di Luca. Nessuna compassione per il dolore dei genitori. E' non è cinismo, questo.

lunedì 3 ottobre 2011

Steinman non ha visto il Nobel


Mi hanno sempre appassionato e affascinato gli uomini che col loro lavoro hanno contribuito, e contribuiscono, al progresso dell'umanità. Allo stesso modo in cui non ho mai sopportato gli uomini che spendono la vita a diffondere chiacchiere e superstizione contribuendo alla regressione della suddetta umanità (no, non sto pensando solo a Ratzinger & c., non preoccupatevi). Ecco perché mi è dispiaciuto moltissimo quanto accaduto.

Ralph Steinman, lo vedete nel cerchietto, ha vinto assieme ad altri due scienziati il premio Nobel per la Medicina 2011. Per una di quelle incredibili circostanze della vita, Steinman è morto 3 giorni prima di sapere di avere vinto il Nobel. I tre scienziati hanno avuto il prestigioso riconoscimento grazie ad alcuni importanti studi riguardanti il sistema immunitario, e, ironia della sorte, il povero Steinman è stato vinto da un cancro al pancreas che stava curando da ben 4 anni con una terapia basata sulle sue scoperte.

(fonte immagine: lastampa.it)

martedì 16 agosto 2011

mercoledì 27 aprile 2011

Testamento biologico: guai a chi manca

Fa quasi tenerezza la lettera inviata da Berlusconi ai suoi yesmen nell'imminenza del voto in Parlamento della legge sul testamento biologico. "Ti chiedo dunque, ancora una volta, impegno e partecipazione, sicuro che, come sempre, saprai conciliare l'etica della convinzione con quella della responsabilità".

Eh già, sono decisioni difficili da prendere, così come è difficile, anche per i parlamentari, conciliare le proprie convinzioni personali con la responsabilità di garantire al governo una maggioranza. E così, il poveretto di turno deve scegliere se votare o meno quella che magari ritiene in cuor suo essere una porcata (come effettivamente è) in nome della "responsabilità" di governo.

E' interessante anche il passaggio in cui il teleimbonitore prima afferma che sul fine vita "non si dovrebbe legiferare", poi lamenta il fatto che i tribunali "adducendo presunti vuoti normativi, pretendono in realtà di scavalcare il Parlamento e usurparne le funzioni". In realtà, quelli che l'omino della pubblicità chiama "presunti vuoti normativi" sono effettivi vuoti normativi, per il semplice fatto che il nostro paese è uno dei pochi a non avere una legge che regoli il fine vita (e poi, scusate, se in Parlamento si sta approvando la legge, vuole dire che tale legge ancora manca, o mi sbaglio?).

In ogni caso, deliri a parte, la chiamata alle armi del capo è importante (per lui). La legge in discussione, infatti, se mai dovesse passare con la formulazione attuale farebbe fare salti di gioia a tutto l'entourage vaticano, e sarebbe l'emblema perfetto di cosa intende questo governo col termine "liberale". Sintetizzando brutalmente, il cardine su cui è imperniato tutto il ddl sta infatti nel considerare l'idratazione e l'alimentazione artificiale come "pane e acqua", e come tali non rinunciabili (checché ne dica l'interessato). Un ddl che lo stesso Veronesi ha più volte definito incostituzionale.

Ma tant'è...

lunedì 21 marzo 2011

La fecondazione assistita diventa peccato

A volte capita di imbattersi in notizie che non sai come prendere. Rimani spiazzato. Non sai se metterti a ridere o metterti a piangere. Magari pensi anche a uno scherzo. E invece nessuno scherzo, è tutto vero. Dunque, la Penitenzieria apostolica, il dicastero vaticano dei "problemi di coscienza" - guai a voi se ridete - ha organizzato un corso, rivolto a 750 sacerdoti, per prepararli ad affontare le nuove forme di peccato che si affacciano nella società.

Tra questi nuovi peccati, cosa ci vanno a infilare? Ma la fecondazione assistita, no? Dico, scherziamo? Non si vorrà mica permettere a una coppia che non può avere figli di rivolgersi a un medico? Gravissimo! Guai! Piuttosto stanno senza, questi ignobili peccatori che non sono altro.

Ma c'è anche un altro fatto gravissimo che sta allarmando le alte sfere vaticane: l'esodo dalla confessione. E' terribile, il 60% dei credenti snobba questo sacramento, dice una ricerca fatta dalla Università Cattolica del Sacro Cuore. E' gravissimo: sempre più persone ne hanno le scatole piene di andare a raccontare al prete i fatti propri. Non si capisce, sinceramente, il motivo.

Non è per caso che a quelli del Vaticano viene il dubbio che inserendo la fecondazione assistita tra i nuovi peccati il ricorso alla confessione calerà ancora? Ve l'immaginate quante donne, dopo essersi macchiate della terribile colpa di aver voluto diventare mamma, andranno a confessare il terribile misfatto al confessore?

domenica 6 febbraio 2011

"There's nothing in it!"


Ieri e oggi, in diverse parti del mondo gruppi di persone si sono radunate davanti a delle farmacie ingurgitando massicce dosi di farmaci omeopatici. Come dimostrazione reale del “there’s nothing in it!”. Ne parlano Attivissimo e Medbunker.

sabato 31 luglio 2010

Il rispetto secondo il Vaticano


"L'utilizzazione dell'embrione umano - dichiara mons. Sgreccia a Radio Vaticana- riceve un giudizio completamente negativo non solo della morale cattolica ma di chiunque rispetti l'individuo umano, la persona umana".

Chissà se mons. Sgreccia ritiene degne dello stesso rispetto tutte le persone che si potrebbero curare qualora questi test dovessero dare i risultati sperati e attesi?

martedì 18 maggio 2010

Condannati i genitori che tolsero l'insulina alla figlia

La vicenda, all'epoca, fece parecchio scalpore, e anche qui nel mio blog ci fu un'accesa discussione. Mi riferisco alla morte di una ragazzina diabetica, avvenuta in seguito alla decisione dei genitori di sospendere la terapia ufficiale a base di insulina per seguire i consigli di una "curatrice" che le prescrisse degli integratori.

Oggi è arrivata la sentenza di primo grado: tre anni e sei mesi al padre, due per la madre, entrambi condannati per omicidio colposo. Il pm, invece, aveva chiesto 22 anni per il padre e 14 per la madre (l'accusa ipotizzata era omicidio volontario). Inutile dire che se fosse dipeso da me, avrei dato l'ergastolo.

Mi riallaccio a questo fatto per segnalare una notizia di qualche giorno fa che arriva dall'Inghilterra: la British Medical Association chiede al governo che vengano tolti i fondi pubblici agli ospedali che praticano la stregoneria, ossia le cure omeopatiche.

lunedì 4 gennaio 2010

Acquisti allegri (di vaccini)



Non so se sia di qualche consolazione in fatto che il flop delle vaccinazione per la "terribile" H1N1, con conseguente spreco di soldi pubblici, abbia coinvolto altri paesi oltre al nostro. Al momento l'unica cosa a cui penso sono le grasse risate che si staranno facendo quelli della Novartis e aziende farmaceutiche varie; perché loro ormai i soldi dai vari governi se li sono buscati, e adesso gli stessi governi non sanno come disfarsi dell'enorme mole di vaccini acquistati e non utilizzati rimasti sul groppone.

Dopo questa esperienza, pensate se un giorno dovesse arrivare veramente una pandemia grave: in quanti sarebbero a prenderla sul serio?

giovedì 26 novembre 2009

Bloccata la Ru486

Al di là delle singole e legittime posizioni di ogni persona in merito a una materia per certi versi molto delicata, io penso che la decisione del governo di stoppare la commercializzazione della pillola abortiva per un'ulteriore indagine conoscitiva, e in particolare per verificare se sia compatibile con quanto dispone la 194, sia un'emerita stupidata.

A rafforzare questa mia convinzione, tra le altre cose, il fatto che questa decisione è il frutto delle pressioni di Lega e Pdl. Se a questo si aggiunge la soddisfazione di Buttiglione e Gasparri, non serve aggiungere altro.

mercoledì 28 ottobre 2009

Se Cl sta in corsia

L'episodio, curioso e inquietante allo stesso tempo, è accaduto all'ospedale di Melzo, comune in provincia di Milano. Lì, tre donne che stavano facendo una visita preliminare in vista di un'interruzione di gravidanza, si sono sentite riprendere ad alta voce, in malomodo, dal primario di ginecologia con epiteti tipo "Assassine" e simili. Scrive Repubblica:

Avevano deciso di abortire. Ma una volta all’ospedale, per gli accertamenti preliminari all’interruzione di gravidanza, il primario, obiettore di coscienza, le ha umiliate nel corridoio del reparto, davanti al personale e alle degenti. «Assassina, sta uccidendo suo figlio», ha urlato Leandro Aletti, responsabile di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Melzo e noto antiabortista, simpatizzante di Comunione e liberazione, a ciascuna delle tre donne, dai 27 ai 36 anni, che avevano scelto quella struttura pubblica per abortire.

Ora, si può discutere finché si vuole del fatto se l'Italia sia una democrazia più o meno compiuta. Ma fino a quando in strutture pubbliche opereranno medici e personale che anteporranno le loro (legittime, intendiamoci) battaglie personali ai diritti delle persone, saremo sempre un paese di serie b.

venerdì 28 agosto 2009

Il testamento biologico e il "libero convincimento" dei senatori

Le bordate lanciate dal nuovo esponente di punta del Pd, e cioè quel Gianfranco Fini intervenuto l'altro ieri alla festa dei democratici a Genova, erano troppo pesanti per qualcuno, e difficilmente si poteva pensare che non arrivasse una replica. Ma cos'aveva detto Fini di così grave da meritare addirittura l'onore di una replica congiunta da due dei senatori più "in" che bazzicano a Palazzo Madama? Vediamo di approfondire un pochino.

In realtà l'intervento di Fini alla festa del Pd a Genova ha toccato parecchi temi, tra cui l'immigrazione clandestina, l'eccessiva sudditanza del Pdl alle istanze della Lega ed altri, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso (e il travaso di bile di qualcuno) sono probabilmente state le sue parole sulla questione del testamento biologico. Parole semplici, chiare e - almeno da parte mia - totalmente condivisibili.

"Credo che non si tratti di favorire la morte ma di prendere atto dell'impossibilità di impedirla, affidando all'affetto dei familiari e alla scienza dei medici la decisione". Per questo il presidente della camera, Gianfranco Fini, ribadisce che farà "il possibile per correggere alla Camera un testo che difetta nel rispetto di questo principio".

Ospite della festa del Pd di Genova, Fini sottolinea di non voler fare "alcuna crociata contro i cattolici, per i quali ho il massimo rispetto ma - sostiene - chi dice che su queste questioni decide la Chiesa e non il Parlamento per me è un clericale. Per me spetta al Parlamento decidere".

Questo perché "ogni cittadino e ogni parlamentare deve rispondere alla sua personale coscienza. Su questioni relative alla vita e alla morte non ci può essere un vincolo di maggioranza o di partito".

Cosa c'è di sbagliato in quello che ha detto? Niente. Fini ha solamente ribadito due concetti molto importanti: (1) la scelta su come e quando morire spetta solo alla singola persona e (2) le leggi in Italia le fa il Parlamento e non la Chiesa, se è vero, come è vero, che la nostra Costituzione dice che viviamo in uno stato laico. Tutto questo mentre, praticamente in contemporanea, un altro ministro, Sacconi, auspicava al Meetenig di Rimini l'approvazione della "leggina" costruita ad hoc per Eluana Englaro, quella famosa porcata fortunatamente bloccata in extremis da Napolitano.

Puntuale, come dicevo, è arrivata la replica congiunta dei Senatori Quagliarello e Gasparri - quello che a me fa venire l'orticaria.

La legge sul testamento biologico approvata a Palazzo Madama è frutto del libero convincimento dei senatori, i quali non solo non possono essere tacciati in alcun modo di clericalismo, ma hanno avuto la possibilità di esprimersi nella libertà della loro coscienza anche rispetto ai gruppi di appartenenza, anche quando, come nel caso del PdL, all'esito di una lunga, approfondita e laica discussione si era giunti all'individuazione di una linea largamente maggioritaria.

Ora, nessuno mette in dubbio che il disegno di legge così com'è concepito sia il "frutto del libero convincimento dei senatori", come dice Gasparri, ma il punto è un altro: siamo sicuri che questo convincimento sia in linea con quanto pensa la maggioranza degli italiani? Qui, al contrario, il dubbio viene, e molto. Sondaggi ufficiali in merito non mi pare che esistano, ma sondaggi singoli effettuati da varie associazioni di rilevazione vanno tutti nella stessa direzione: la maggioranza degli interpellati vuole decidere autonomamente come morire (qui Aduc e qui Corriere, solo per segnalarne un paio).

Il nodo principale, quello che da più di un anno ormai è il fulcro delle polemiche, come avrete sicuramente capito ruota tutto attorno alla questione se il mantenimento dell'idratazione e della nutrizione (il famoso sondino) debbano essere considerati imprescindibili dalla volontà del paziente (come vorrebbe la legge così com'è scritta), oppure no. E' un nodo cruciale, come capite, che a seconda di come verrà "sciolto" determinerà in maniera incontrovertibile se siamo ancora liberi di scegliere, se l'autodeterminazione ha ancora un senso e se la libertà di coscienza in questo paese vale ancora qualcosa oppure no. Fini ha detto che farà di tutto per cambiare in questo senso il testo prima dell'ultimo passaggio in Parlamento. Non lo so come andrà a finire, ma se la legge resterà così com'è la sconfitta più grande sarà la nostra, in quanto non avremo più neppure la facoltà di decidere cosa fare della nostra carcassa.

E tutto questo, paradossalmente, grazie a un partito che si chiama Popolo della Libertà.

(fonte immagine: voglioscendere.it)

venerdì 13 febbraio 2009

Testamento biologico: meglio nessuna legge che una cattiva legge?

La recente vicenda di Eluana Englaro, ha avuto se non altro il merito - pur nella sua tragicità - di aver dato il via, finalmente, alla discussione di una legge sul testamento biologico. In pratica una legge che consentirà ad ognuno di decidere anticipatamente cosa fare della propria vita in caso ci si trovi nell'impossibilità di farlo dopo.

Il problema è che quella che dovrebbe essere una buona legge si sta invece rivelando una pessima legge, in quanto - almeno da quello che è dato sapere finora - il testo in elaborazione prevede sì la possibilità di rifiutare le cure, ma non l'idratazione e la nutrizione, che per legge dovrebbero continuare a essere somministrate comunque.

Una legge che messa così - fa notare Umberto Veronesi - è perfettamente inutile. E aggiunge:

”La legge attualmente in discussione sul testamento biologico non deve passare. Non è costituzionale, perchè abolisce di fatto il rispetto della libertà della persona. Infatti, dice: anche se tu non vuoi la nutrizione artificiale, noi te la somministriamo ugualmente”.

Insomma, l'impressione generale, se il testo definitivo dovesse confermarsi su questa linea, è quella di una gigantesca presa in giro. Presa in giro che fortunatamente, come si vede dalla tabella qui sotto, che rispecchia un sondaggio di Repubblica di queste ore, non sta passando inosservata.


venerdì 14 novembre 2008

Eluana Englaro, la Cassazione dice finalmente la parola fine

Era da un po' che volevo scrivere qualcosa sulla vicenda di Eluana Englaro (foto), ma ho sempre rimandato in quanto perfettamente conscio dei limiti insiti nel mezzo "blog" quando si tratta di affrontare queste tematiche. Perché la vicenda di Eluana è, nel bene e nel male, espressione di una serie di aspetti (vita, morte, bioetica, religione, libero arbitrio, accanimento terapeutico, ecc...) che non possono, neanche volendo, essere trattati esaustivamente nello spazio di un post. Tuttavia, come feci a suo tempo per la questione Welby, una mia idea in merito ce l'ho ed è giusto che la esprima. E questa idea è che sono (e sono sempre stato) perfettamente d'accordo col padre di Eluana nel rivendicare con giusta ostinazione il suo diritto a decidere della "vita" di sua figlia, e non solo in quanto agli effetti di legge suo unico tutore.

Perché ho messo la parola vita tra virgolette? Perché, come per quanto avvenne per Welby, lo stato in cui versa Eluana non si può definire vita, né tanto meno una sua parvenza. E non lo dico io, lo dice la sua storia, di cui vi riporto un estratto qui sotto:

Dimessa dalla rianimazione nell'aprile 1992, viene portata in un altro reparto dell'ospedale di Lecco, dove è sottoposta a una serie di stimoli, nella speranza di un sempre più improbabile "risveglio". Intanto il padre, consigliato dal primario del reparto di rianimazione Riccardo Massei, chiede un consulto a vari specialisti. Ma il verdetto è sempre lo stesso: bisogna aspettare. Il lavoro che stanno facendo all'ospedale di Sondrio - dove Eluana viene trasferita nel giugno 1992 - è ineccepibile. Poi la solita frase: "La speranza è l'ultima a morire". In realtà la speranza si riduce ben presto a zero. Infatti dopo dodici mesi è possibile fare una diagnosi definitiva e sicura di stato vegetativo permanente, ossia irreversibile. La regione superiore del cervello (corteccia), compromessa come nel caso di Eluana da un trauma oppure da un'emorragia, va incontro a una degenerazione definitiva. E con essa tutte le funzioni di cui è responsabile: dall'intelletto agli affetti, e più in generale alla coscienza. Il limite dei dodici mesi è dato per assodato a livello internazionale. Tanto che, passato quel periodo, la British Medical Association e la American Academy of Neurology sostengono la legittimità di sospendere nutrizione e idratazione artificiale. Ma non in Italia, dove la maggior parte dei medici non si azzarda ancora a dire chiaramente che tenere in vita più a lungo questi pazienti possa essere definito accanimento terapeutico. Ed ecco come vive ancora oggi Eluana: i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l'intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto. Commenta Carlo Alberto Defanti, primario del reparto di neurologia dell'ospedale Niguarda di Milano, che ha visitato Eluana alcuni anni fa: "Malgrado non soffra direttamente per il suo stato, dovrebbe essere chiaro a tutti che la sua condizione è priva di dignità. Di lei rimane un corpo privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. La sua condizione è penosa per coloro che la assistono e che hanno ormai perduto da tempo la speranza di un risveglio e per i suoi genitori, che hanno perso una figlia ma non possono elaborarne compiutamente il lutto". La macchina legale si mette in moto tra il '96 e il '97. Defanti, su richiesta del padre, stila una prognosi definitiva: "In considerazione del lunghissimo intervallo trascorso dall'evento traumatico, si può formulare una prognosi negativa quanto a un recupero della vita cognitiva". La corteccia cerebrale di Eluana è sconnessa dal resto del cervello. Per sempre. (fonte e articolo integrale qui)

Possono 17 anni trascorsi in questo stato essere definiti "vita"? A mio parere no, ecco perché condivido in pieno la sentenza della Cassazione di ieri che sostanzialmente dà il via libera all'interruzione delle cure e quindi a quella che molti continuano ostinatamente a definire vita: semplicemente perché non si può uccidere chi è già morto. Ed Eluana era già morta 17 anni fa, dopo che tutti i medici e i più accreditati specialisti internazionali avevano decretato lo stato vegetativo permanente e irreversibile.

Se c'è una cosa che a me personalmente dispiace - oltre alla vicenda stessa, naturalmente - è il fatto che il prolungarsi del tira e molla giuridico ha permesso a una moltitudine di soggetti senza alcun titolo di continuare a sputare sentenze che in realtà altro non erano che mere intrusioni di carattere esclusivamente ideologico. In definitiva, la decisione del padre la condivido perché è esattamente quanto vorrei che fosse fatto a me se mi trovassi nei panni della ragazza.

martedì 16 settembre 2008

Influenza, la pandemia si avvicina?

Puntuale e ineluttabile come l'autunno arriva l'influenza, o, meglio, l'allarme (anzi il pre-allarme) che i media all'unisono sono soliti disseminare tra la gente ogni anno in questo periodo. Il 2008 non fa ovviamente eccezione, e il tipo di influenza che ci aspetta quest'anno ci viene presentato, sempre all'unisono, come un qualcosa di apocalittico. Repubblica, ad esempio, se ne è uscita giusto ieri con un articolo di questo tenore:


Quando leggo cose tipo "La prossima pandemia è imminente, preparatevi", mi viene un po' da sorridere, perché mi torna in mente - pur coi dovuti distinguo - la trasposizione cinematografica de "L'ombra dello scorpione", in particolare la scena in cui si vede aggirarsi zoppicante, per le vie di una New York ormai decimata dal micidiale batterio sfuggito al controllo dell'uomo, un buffo personaggio con un campanaccio, un bastone e una pelandrana scura, che appunto se ne va in giro predicando a squarciagola una fantomatica conversione in vista dell'avvicinarsi della fine del mondo. Ovviamente la pandemia che (secondo loro) ci aspetta non ha niente a che vedere con tutto ciò, ci mancherebbe, ma mi è venuto naturale questo accostamento.

Riguardo alla questione influenza, poi, mi sono sempre chiesto quale sia la reale efficacia dei vari vaccini che ogni anno in questo periodo vengono fortemente "consigliati" per evitare di contrarre il virus di turno. Girovagando qua e là in rete ho trovato risultati e dati discordanti in proposito, e quindi non saprei che dire. Certo è che i giornali non ci vanno per niente leggeri nell'opera di convincimento che vaccinarsi sia cosa buona e giusta. Nell'articolo che linkavo prima, ad esempio, Repubblica scrive:
Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) il 25% della popolazione europea, uno su quattro, rischia di contrarre il virus. Due i gruppi di persone a rischio, per cui è fortemente consigliato il vaccino: gli ultra 65enni e chi soffre di malattie croniche. Altre due categorie dovrebbero essere vaccinate, ma questa scelta è dibattuta in campo medico: le donne in gravidanza e i bambini dai 6 ai 24 mesi. La prevenzione è suggerita anche a coloro che vivono a stretto contatto con persone a rischio e a tutti gli operatori sanitari.

Ma gli esperti mettono in guardia anche su un altro rischio: la prossima pandemia influenzale potrebbe essere "imminente", "un rischio prossimo e ineluttabile" [e dagli!]. E se si verificasse, i sistemi sanitari dei vari paesi potrebbero essere "sopraffatti". Le previsioni dell'Oms indicano infatti fino a 2,2 milioni di ricoveri nei soli paesi occidentali industrializzati. L'appello di infettivologi e igienisti europei è diretto ai governi, affinché "agiscano in tempi brevi" con la messa a punto di piani per fare fronte a una possibile emergenza.
Anche il Corriere non scherza, rincarando la dose con il numero dei decessi annui, in Italia, a causa dell'influenza:
Solo nel nostro Paese il "mal d'inverno" uccide tra i 7.500 e gli 8.500 italiani ogni anno, con 250-500 mila morti nel mondo e un numero di persone infettate compreso fra 300 milioni e un miliardo (5-15% della popolazione globale). Nell'Ue, poi, il Centro per il controllo e prevenzione delle malattie (Ecdc) stima che le vite perse a causa dell'influenza vadano da 40 mila a 220 mila: più delle vittime della strada (40 mila decessi per incidenti nel 2001). Dei circa 8 mila italiani l'anno che ancora non sopravvivono all'influenza, 8 su 10 sono 'over 65' e circa mille muoiono per polmonite. E ancora. L'influenza rappresenta una causa primaria di assenteismo sul lavoro (10-12%) tra gli adulti, e produce costi socio-sanitari enormi. Secondo le stime, i costi diretti e indiretti dell'epidemia vanno dai 390 milioni ai 2,4 miliardi di euro per Italia, Francia e Regno Unito, dai 535 milioni ai 3,3 miliardi per la Germania, e da 275 milioni a 1,7 miliardi per la Spagna.
Eppure, nonostante queste cifre, i vaccini qui da noi non sono visti di buon occhio, come scriveva ieri La Stampa. Secondo il quotidiano di Torino, infatti,
solo un italiano su quattro adotta questo tipo di precauzione:
Gli italiani però snobbano l’influenza. A vaccinarsi contro il virus dell’inverno è solo un connazionale su 4, e il 66% non si è mai sottoposto all’iniezione preventiva. È quanto emerge da alcuni dati diffusi oggi a Vilamoura, in Portogallo, durante la Terza Conferenza europea sull’influenza. Da un sondaggio condotto nel nostro Paese per conto della European Vaccine Manifacturers da TNS Healthcare su un campione di 2 mila persone ’over 14’, risulta appunto che tre intervistati su 4 non si sono sottoposti alla puntura scudo. La ricerca, relativa alla stagione 2006-2007, evidenzia inoltre che la copertura vaccinale contro l’influenza in Italia raggiunge appena il 20% della popolazione generale. Va un pò meglio tra gli over 65, con una copertura che nell’ultimo anno si è attestata al 65%, comunque lontana dal 75% indicato dalle autorità sanitarie mondiali come target minimo e dal 95% definito quale livello ottimale. Dimenticanza, disinteresse, poca fiducia nell’efficacia della prevenzione. Sono solo alcuni dei fattori che allontanano gli italiani dalla vaccinazione antinfluenza.
Come scrivevo sopra, in rete esistono dati contrastanti in merito all'utilità e all'efficacia di questa forma di prevenzione. Accanto a chi ne sostiene l'utilità con dati e cifre, c'è infatti chi ci va molto più cauto, come ad esempio spiega in questi due articoli (1 e 2) il Centro Nazionale di Epidemiologia.

Ogni volta che si parla di queste cose, poi, salta fuori inevitabilmente il discorso che riguarda il business dei vaccini da parte delle lobby delle aziende farmaceutiche. Nel 2005, ad esempio, l'Espresso pubblicò un reportage in cui la questione venne esaminata abbastanza compiutamente, assieme alla citazione di alcuni studi pubblicati dalle riviste Lancet e British Medical Journal in merito alla reale efficacia di questi vaccini. Ecco qui di seguito alcuni estratti dell'articolo di allora:
I suggeritori della nuova tentazione di vaccinare il maggior numero di persone sono il capo del Centro per il Controllo delle malattie del Ministero, Donato Greco, e il direttore del Centro interuniversitario di ricerca sull'influenza e responsabile della task force sulla pandemia Pietro Crovari. Cui si aggiunge una nutrita schiera di pediatri. Per la delizia delle industrie che a suon di fusioni stanno prendendo in mano il promettente business dei vaccini, in testa Glaxo, Chiron e Sanofi. E che non lesinano sostegno all'attività di società scientifiche e di associazioni, in prima linea per l'estensione gratuita del vaccino ai più piccoli.
[...]
"A dire il vero questa argomentazione suona un po' come un aut aut che l'industria fa all'autorità pubblica: se vuoi che ti produca abbastanza vaccino pandemico quando sarà il momento, se mai lo sarà, mi devi comperare tante dosi di vaccino normale da adesso in poi", commenta l'esperto di sanità pubblica e vaccini della Regione Piemonte Vittorio Demicheli: "Non mi sembra una ragione che debba indurre a un'estensione indiscriminata delle vaccinazioni. Tanto più che gli ultimi dati scientifici ridimensionano fortemente l'efficacia dei vaccini antinfluenzali attualmente in commercio". Può essere una coincidenza. Ma proprio nei giorni in cui si sente ripetere il teorema "vacciniamo il più possibile", sulla comunità scientifica piomba come un meteorite la revisione sull'efficacia del vaccino tradizionale, pubblicata dalla rivista 'Lancet' di cui abbiamo accennato. La ricerca dice, in sostanza, che sugli anziani l'efficacia del vaccino antinfluenzale è modesta: addirittura negli anziani che vivono nelle loro case (e quindi non sono molto malati o disabili) il classico vaccino trivalente non protegge dall'influenza e dalle semplici affezioni broncorespiratorie; e riesce a abbassare non più del 30 per cento i ricoveri per polmonite. Sugli anziani che vivono nelle case di riposo, invece, la copertura vaccinale parrebbe capace di ridurre le morti per influenza e polmoniti, ma solo fino al 42 per cento. Dati ben al di sotto di quelli presi a riferimento dalle politiche vaccinali degli Stati, come quello italiano che parla di un'efficacia del vaccino fino al 90 per cento nel contrastare l'influenza e del 70-90 nel ridurre le complicazioni e le morti.
Insomma, alla luce di tutto questo, pare difficile non ipotizzare che la pressante campagna terroristico/apocalittica con cui ci invitano a vaccinarci non abbia qualche secondo fine, anche se naturalmente, come dicevo, si tratta di ipotesi.

Attenzione, non vorrei che qualcuno fraintendesse il senso di questo articolo. Non sto dicendo di non vaccinarsi. E' infatti assodato che l'influenza è la causa di circa 500.000 decessi all'anno a livello planetario, rappresentando quindi, statisticamente, una delle principali cause di morte (in Italia, come scriveva il Corriere nell'articolo che ho linkato sopra, per influenza o per cause correlate il numero dei decessi è di circa 8.000 all'anno). Quello che ho voluto evidenziare è il tono, a mio parere eccessivamente apocalittico, utilizzato dai media per convincerci a farci vaccinare. Tono la cui enfasi può indurre a una frettolosa e indiscriminata corsa al vaccino, magari da parte di soggetti che non ne hanno necessità.

Come al solito, come accade per ogni cosa, l'unica soluzione è informarsi bene e agire di conseguenza.

giovedì 17 luglio 2008

Il senso del ciclismo

In principio fu Pantani. Che non fu il primo, né l'ultimo, né l'unico, ma sicuramente uno dei casi più eclatanti che contribuì non poco a tenere alta l'attenzione sul problema mai risolto della diffusione del doping in questo sport. Oggi tocca a Riccò, giovane ciclista di belle speranze. Positivo alla CERA, una sostanza nuova che molte federazioni ciclistiche non hanno ancora incluso tra quelle proibite (eccetto evidentemente l'organizzazione del Tour de France).

Chi segue un po' questo sport, a mio parere molto appassionante, sarà sicuramente rimasto deluso. Ma la consapevolezza e la convinzione che questa piaga non si risolve e non si risolverà probabilmente mai, limitano - almeno per me è così - la delusione, trasformandola in rassegnazione. Anche se si spera sempre che alla fine si risolva tutto in una bolla di sapone (magari gli esami erano sbagliati, un errore, ecc...).

La cosa che fa rabbia, è che ancora a certe cose ci si appassiona. Il ciclismo è uno sport che richiede impegno, sacrificio, fatica; e quando vedi un giovane promettente che ottiene i risultati ottenuti finora dal giovane modenese, un po' ti ci affezioni, tendi istintivamente ad elevarlo al rango di eroe nazionale, specialmente in una competizione straniera di questo prestigio. E poi invece se ne va tutto a ramengo: tutto crolla e pensi che col ciclismo hai chiuso.

Fino al prossimo Riccò.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...