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mercoledì 9 luglio 2025

Genitori amici dei figli?

Mentre ascoltavo questo breve intervento di Nicola Donti mi rendevo conto che, come genitore, in questo senso un pochino ho mancato. Che il rapporto genitori-figli non debba essere caratterizzato dall'amicizia credo sia noto a tutti. Lo dicono e lo scrivono da sempre Umberto Galimberti, Paolo Crepet, Vittorino Andreoli, Claudia Denti, Massimo Ammaniti e tanti altri.

Neppure i professori dovrebbero essere "amici" dei loro studenti, perché l'amicizia prevede sempre che vi sia un rapporto tra pari. Ma i genitori e gli insegnanti non possono essere messi su un piano relazionale paritario con i loro figli e i loro allievi perché ciò andrebbe a detrimento dell'autorevolezza, la cui mancanza, come scrivono gli esperti di sviluppo infantile, genera difficoltà nel porre limiti, insicurezza psicologica nei figli, mancanza di rispetto nei confronti sia dei genitori che degli insegnanti. E mi pare che di questo le cronache siano, purtroppo, ampiamente testimoni.

domenica 19 marzo 2023

Vittime della storia

Nella puntata di oggi pomeriggio di Mezz'ora in più ho stoicamente ascoltato la signora Roccella. Mentre la ascoltavo mi è venuto in mente il verso di Battiato che recita: "L'etica è una vittima incosciente della storia". Ora, io non so dire se la signora Roccella e la sua visione ideologica e identitaria del concetto di famiglia saranno vittime coscienti o incoscienti della storia, ma sul fatto che ne saranno vittime credo non ci sia discussione. Peccato che l'attesa allungherà solo i disagi di chi, oggi e nel prossimo periodo, rimarrà ostaggio di questa visione.

martedì 25 ottobre 2022

Matrimoni (economici)


Leggendo queste pagine, tratte dal saggio di Corrado Augias I segreti di Londra, che sto leggendo in questi giorni, mi è tornata alla mente una conferenza di Umberto Galimberti, ascoltata qualche tempo fa, che trattava dell'evoluzione storica del concetto di famiglia. Vi si diceva che, storicamente, il matrimonio come lo conosciamo oggi, ossia la libera unione di due persone che si scelgono per amore, è una conquista recentissima che nel nostro paese risale alla prima metà del Novecento. 

Per tutto il lunghissimo arco di tempo precedente, il matrimonio è stato sempre inteso come un contratto di tipo economico. Le unioni venivano infatti stabilite dalle famiglie per suggellare accordi dinastici, territoriali, lavorativi, familiari, di prestigio sociale. Come scrive lo stesso Augias, innamoramento, attrazione e amore erano visti come fastidiosi e pericolosi inciampi per il semplice motivo che l'inevitabile loro scemare poteva portare alla fine del matrimonio.

Tra l'altro, il matrimonio basato sulla libera scelta di due persone che si amano è prerogativa tipicamente occidentale. Ci sono tantissime zone del mondo dove ancora vige il matrimonio imposto dalle famiglie per motivi economici. In Turchia, ad esempio, ancora oggi in molte celebrazioni matrimoniali lo sposo conosce la sposa (entrambi scelti dalle famiglie) il giorno stesso delle nozze. 

In pratica, ciò che a noi oggi sembra un'assurdità è stata la regola per secoli, da quando l'istituto del matrimonio è stato inventato, e in buona parte del mondo è ancora così. Tutto questo anche per fare notare l'assurdità di espressioni, oggi molto in voga, come "famiglia naturale" basata sul matrimonio. Non c'è niente di naturale nell'istituto familiare come lo intendiamo oggi qui in occidente (papà e mamma che si sposano, possibilmente in chiesa, e generano prole). Si tratta semplicemente di un prodotto culturale, e basta mettere un attimo il naso fuori dal nostro piccolo ombelico per rendersi conto che forse niente come il matrimonio è appunto un prodotto culturale che con la natura non ha niente a che vedere.

venerdì 10 giugno 2022

Il capofamiglia

Le missive indirizzate al capofamiglia, fatte recapitare dalla Lega nelle cassette della posta dei residenti a Verona in vista del voto di domenica prossima, sono un eloquente esempio di cosa è la Lega: un insieme ben amalgamato di ignoranza e di retaggi culturali e sociali che affondano le radici in un ormai anacronistico patriarcato.

La figura del capofamiglia, tanto cara alla Lega, non esiste infatti più da quando, nel 1975, è stato riformato il Diritto di famiglia con la legge n. 151, che ha riequilibrato i diritti tra uomo e donna all'interno del nucleo familiare e ha spazzato via la figura appunto del capofamiglia, eredità dall'antico paterfamilias del diritto romano.

Una ignoranza, quella tipica leghista, non solo relativa agli articoli del codice civile attuale che regolano e definiscono il concetto di famiglia, ma anche relativa alla composizione dei nuclei familiari odierni. Secondo l'Istat, infatti (dati 2020), oggi il 33,3 per cento delle famiglie censite nel nostro paese è composto da una persona sola, la quale persona, da oggi, può fregiarsi del titolo di capofamiglia.

giovedì 2 giugno 2022

Parlare di sesso a scuola

Salvini se n'è uscito qualche giorno fa con una delle sue innumerevoli stupidaggini, confondendo (volutamente? Molto probabile) pornografia ed educazione sessuale. Non sto a riportare la vicenda, ne hanno già parlato benissimo, tra gli altri, la sempre brava Gwendalyne e Paolo Attivissimo.

Mi limito solo a fare presente, collegandomi al tema in questione, che qua in famiglia l'argomento sesso non è mai stato tabù e con le nostre figlie ne abbiamo sempre parlato liberamente fin da quando ci siamo accorti che l'argomento cominciava a destare la loro curiosità. E l'abbiamo fatto spiegando loro le cose chiaramente e senza ricorrere ad artifici retorici o espedienti metaforici di qualche tipo.

Per il semplice motivo che il sesso, nonostante gli atavici retaggi sociali di una certa cultura cattolica improntata alla sua demonizzazione, fa parte della vita, ed è giusto che venga spiegato esattamente come si spiegano tutti gli altri aspetti che ne fanno parte, nella convinzione che conoscenza è da sempre sinonimo di consapevolezza. 

L'educazione sessuale andrebbe fatta nelle scuole? Si, andrebbe fatta, in maniera seria e nelle modalità adatte e studiate in rapporto alle diverse fasce d'età. Famiglia e scuola sono luoghi preminenti per parlare di queste cose ai ragazzi, non certo YouPorn.

giovedì 28 aprile 2022

Doppio cognome

Quando ho letto della sentenza della Consulta, che certifica il diritto di assegnare a un figlio entrambi i cognomi dei genitori o anche solo quello della madre, la prima cosa che ho pensato è stata: finalmente! E poi mi sono chiesto i motivi per cui si sia dovuto aspettare il 2022 perché si muovesse qualcosa in questo senso. Ma d'altra parte siamo pur sempre anche il paese dei Pillon, che infatti non l'ha presa bene, ho letto.

Naturalmente adesso tocca al legislatore dare forma di legge alle indicazioni della Corte costituzionale, e qui potrebbero nascere i problemi perché, è noto, il Parlamento non si è notoriamente mai mostrato particolarmente sollecito a tradurre in concretezza legislativa le spinte dei supremi giudici su vari altri argomenti. Vedremo.

giovedì 30 settembre 2021

Amalia Signorelli

Come ho già scritto più volte su queste pagine, mi sono sempre risultate estremamente affascinanti le persone con una competenza, in qualsiasi campo. Da qualche tempo sto seguendo su YouTube, con un certo interesse, Amalia Signorelli, che è stata (è morta qualche anno fa) una accademica e una delle maggiori antropologhe italiane. Perché amo le persone competenti e preparate? Perché, nella stragrande maggioranza dei casi, dicono cose che vanno contro il senso comune, smontano i pregiudizi, le convinzioni stantie, le idee sedimentate e spesso incancrenite con cui amiamo trastullarci e dalle quali ci sentiamo confortati.

La chiacchierata tra lei e Corrado Augias che ripubblico qui sotto risale a qualche anno fa, e precisamente al periodo immediatamente precedente alla approvazione della legge che regolamenta le unioni civili, la cosiddetta legge Cirinnà. Come forse ricorderete, all'ultimo momento fu stralciato dalla legge l'articolo che prevedeva la possibilità di adozione del figlio del partner per le coppie omosessuali, perché signora mia, scherziamo, mica possiamo permettere uno scempio simile! E ve li immaginate quei poveri bambini come potrebbero crescere? 

In realtà, come è dimostrato dall'esperienza di tutti i paesi in cui le copie omosessuali possono adottare figli (in Inghilterra questa possibilità esiste da più di vent'anni), il sesso dei genitori non c'entra assolutamente niente con l'equilibrio della crescita della prole, perché i figli hanno come bisogni primari e assolutamente inderogabili quelli di essere amati, seguiti; hanno bisogno di risposte ai loro bisogni, cure, attenzioni, e queste cose non c'entrano niente col sesso di chi gliele da.

La chiacchierata tra Amalia Signorelli e Corrado Augias abbraccia questo tema e anche altri, come l'annoso discorso sulla famiglia naturale (anche qui, quanti pregiudizi...) e il ruolo della religione nella determinazione dei convincimenti collettivi. 

Ma ciò che più affascina della professoressa Signorelli sono la chiarezza e l'immediata simpatia che suscita il suo eloquio. Non sembra una docente universitaria di antropologia, di primo acchito sembra più la vicina di casa con cui si chiacchiera mentre si falcia l'erba.


sabato 11 settembre 2021

Genitori

Scrive Antonio Scurati nel libro La fuga di Enea che "i concetti di paternità e maternità, nel loro significato più alto, non coincidono affatto con la mera generazione biologica." 

Mi ha fatto venire in mente Umberto Galimberti quando dice che non si è genitori perché si è copulato col partner e si è messo al mondo un figlio, ma si è genitori perché si sta attenti ai bisogni dei figli, ci si prende cura di loro, si risponde alle loro domande, si dà loro affetto, e questo lo può fare chiunque, non necessariamente i genitori biologici. Essere genitori è qualcosa che va ben al di là della biologia.

Mi vengono in mente tutti gli anni di assurde e feroci discussioni sulle diciture Genitore 1 e Genitore 2 al posto di papà e mamma nei moduli di iscrizione scolastica. Anni di sterili discussioni attorno al dito e neppure una parola sulla Luna, dove per Luna, restando all'interno della metafora, si intende il gravissimo problema delle carenze educative nei confronti dei figli nella società di oggi, carenze dovute a molteplici fattori tra cui, uno dei più importanti, la necessità che entrambi i genitori lavorino per assicurare il sostentamento alla famiglia, con tutto ciò che ne consegue relativamente alla qualità dell'educazione.

È che noi siamo così: amiamo scannarci sui dettagli più insignificanti e marginali e le discussioni attorno al cuore dei problemi le rinviamo a data da destinarsi. Generalmente, mai.

sabato 10 aprile 2021

Figli sì o figli no?

Ogni tanto mi capita di imbattermi in discussioni intorno a questo tema: una donna che genera figli è più "completa" di una che, per i più disparati motivi (compreso la scelta volontaria di non volerne avere), non ne genera? Oppure: la vita di una donna che mette al mondo dei figli ha più senso di una che non lo fa?

Il tema è delicato, naturalmente, perché va a toccare la sfera della soggettività, dell'identità, dei valori e anche della visione della vita e del retaggio culturale che è proprio di ogni persona, aspetti sui quali io non mi sogno neppure di mettere becco. In linea generale, ed è abbastanza ovvio che sia così, chi ha figli tende a considerare inconcepibile l'idea che si possa non averne; chi invece non ne ha (qui mi riferisco ovviamente a chi non ne ha per libera scelta) ritiene che la vita abbia comunque perfettamente senso e pari dignità di chi ne ha.

Ammesso che la vita abbia un senso (la questione meriterebbe riflessioni a parte, quindi lascio stare), io tendo a trovarmi in sintonia con chi ritiene che non siano i figli a darglielo, che non sia l'essere madre (o padre, il discorso ha una sua plausibilità anche per gli uomini) a dare alla vita patente di completezza. Il senso che ogni persona dà alla propria vita credo sia definito da ciò che ognuno sente liberamente di voler fare, da ciò che riesce a realizzare, dai comportamenti che decide di attuare come riflesso delle proprie convinzioni e idee.

Alla luce di questo, mi riesce estremamente difficile comprendere perché una vita senza figli non debba avere senso o non possa essere completa, e tendo, correndo naturalmente il rischio di sbagliare, a pensare che questa idea sia niente di più che il lascito di un certo retaggio culturale piuttosto che un'idea fondata su basi razionali. La società odierna è figlia di una cultura storica di stampo patriarcale che ben conosciamo. Uno dei pilastri del fascismo, ad esempio, è stato quello di concedere alla donna una qualche considerazione sociale solo nella misura in cui partoriva prole, e questa idea non è sparita con la fine del fascismo ma, in maniera più o meno latente, è viva ancora oggi.

Si tratta di una visione che continua a essere mantenuta in vita, oggi che il fascismo non c'è più, almeno formalmente, dalla politica e dalla Chiesa, entrambi uniti con una sole voce a deplorare il gravissimo problema della denatalità e della catastrofe incombente come conseguenza, ed entrambi impegnati con solerzia a predicare le gioie insite nel fare figli (se non ricordo male, c'è pure un rituale che vede il papa ricevere e benedire pubblicamente, una volta all'anno, una famiglia numerosa in Vaticano).

Davanti a questo scenario, questi rituali e questa incessante propaganda, tutti volti a sottendere che la vita ha senso solo nella misura in cui si generano figli, è tutto sommato normale che tale idea abbia una vasta diffusione e sia largamente condivisa e accettata, che sia ancora metabolizzata come psiche collettiva, e temo che la strada da fare per uscire da questo modo di pensare sia ancora lunga e impervia.

giovedì 11 marzo 2021

Figlie che se ne vanno

Domani Francesca, mia figlia minore, se ne andrà di casa e andrà ad abitare altrove, per conto suo. Non lontano da qui, ma comunque in un altro posto. Era da tempo che lo desiderava, che avvertiva questo bisogno di staccarsi, di prendere il volo, di avere una sua indipendenza. Ha messo tutte le sue cose in scatoloni di cartone, le ha caricate in macchina e le ha portate via. Qui non ha lasciato niente di suo, neppure una penna, quasi a voler simboleggiare con questo gesto il bisogno ormai improcrastinabile di tagliare con un percorso per iniziarne uno completamente nuovo. In uno di questi scatoloni ha messo i suoi diari, li ha osservati e poi ha detto: "In questi anni ho scritto quattro diari, ormai scrivo più io di Stephen King", e poi ha sorriso. 

Fa un effetto strano pensare che un figlio se ne va, e noi che restiamo magari ci metteremo un po' ad abituarci all'idea che da ora in avanti in casa saremo in tre e non più in quattro. Ma d'altra parte è normale che sia così, ci siamo passati tutti, no? 

In bocca al lupo, Fra.

lunedì 3 agosto 2020

Educazione e centro estivo

Venerdì mia figlia maggiore, pedagogista, ha fatto il suo ultimo giorno come educatrice nel centro estivo comunale qui vicino a casa, in cui aveva a che fare con bambini tra i quattro e i cinque anni. "Allora, come ti è sembrata l'esperienza, in generale?" le chiedo. 
"A parte qualche difficoltà iniziale, molto bella. Ma ho notato alcune cose che mi sono dispiaciute." 
"Tipo?" 
"Alcuni bambini sono già abbastanza maleducati a quell'età." 
"Davvero?" 
"Sì. Uno di questi, ad esempio, quando aveva bisogno di me mi chiamava con un 'Ehi!' Ci ho messo un po' a fargli capire che quando ha bisogno si deve rivolgere a me col termine 'maestra'. Non per una forma di particolare deferenza nei miei confronti, o almeno non solo per quello, ma anche perché i bambini devono imparare che nella vita ci sono gerarchie da conoscere per capire i ruoli di ognuno. E poi, alla fine, anche per una questione di educazione, certo." 
"Ha imparato?" 
"Sì, sono riuscita a farglielo imparare." 
"E poi?" 
"Un'altra cosa che mi ha dato fastidio è che molti bambini non hanno alcuna dimestichezza con l'ABC dell'educazione, cose tipo per favore, per piacere, grazie. Un bambino, ad esempio, ogni volta che voleva qualcosa si limitava a formule come 'voglio il pennarello!', 'voglio i fogli!' e così via. E quando gli facevo notare che ogni volta che si chiede una cosa occorre sempre accompagnare la richiesta con una formula di cortesia, rispondeva: 'I miei genitori non me l'hanno mai detto, a casa nostra non si usa'." 

Ogni tanto ripenso a questo dialogo con mia figlia. Naturalmente non generalizzo, voglio pensare che i casi di cui mi ha parlato occupino una parte minoritaria dell'insieme. Tuttavia non posso fare a meno di pensare che se molte famiglie, per prime, abdicano al ruolo principale che spetta a loro, e cioè insegnare l'educazione e il rispetto, poi non ci si può lamentare di quello che si legge nelle cronache di tutti i giorni. La famiglia è il primo mattone su cui i bambini costruiscono sé stessi, viene ancora prima della scuola, e se già quello è un mattone che si sbriciola, non c'è granché da sperare.

sabato 28 marzo 2020

Dinamiche familiari ai tempi del coronavirus

Prima non ci si vedeva mai, o almeno mai tutti insieme, tranne qualche rara volta per cena. Ognuno aveva infatti impegni, orari e ritmi differenti, senza contare che mia figlia maggiore è stata sei mesi in Austria per il programma Erasmus ed è fortunatamente rientrata un attimo prima che scoppiasse tutto il cancan pandemico.

Ora ci si vede tutti i giorni, tutti e quattro, a colazione, pranzo e cena, eccetto i giorni in cui io lavoro. La cosa ha ormai assunto una propria normalità, adesso, ma i primi tempi questa sorta di riunione/ritrovamento sembrava piacevolmente strana, e ce lo si diceva. Quando tutto questo sarà finito e ognuno tornerà (si spera) alla vita di prima, può darsi che tra tutti i disagi e i patimenti creati dalla pandemia, ci si ricorderà anche di questi momenti piacevoli.

lunedì 4 novembre 2019

È normale avere due mamme?

Spezzone di dialogo tra due uomini captato per caso oggi di fronte alla biblioteca.

"Ieri sera, alla TV, hanno trasmesso una fiction in cui una bambina aveva due mamme. Francesca [immagino sia la figlia] mi ha chiesto: 'Babbo, ma è normale?' Io le ho risposto no, non è normale. Scusa, eh, ma a una bambina di sei anni cosa dovevo dire, che è normale?"

"Non lo so, forse anche io le avrei risposto allo stesso modo, magari provando un po' a spiegare..."

Siccome ero di passaggio, non ho udito il resto della conversazione tra i due. Mentre camminavo mi sono però domandato cosa avrei risposto io al posto di quel padre, e credo che avrei detto che il concetto di normalità è sempre relativo e, specie nell'ambito familiare, ha ben poco senso usarlo.

Io, adulto, so benissimo che famiglia è ogni luogo in cui una o più persone si prendono cura dei figli, rispondono alle loro domande, soddisfano i loro bisogni, danno loro affetto e protezione, e tutto questo indipendentemente dal sesso, ma non sono altrettanto sicuro che una bambina di sei anni, cresciuta in una famiglia cosiddetta "normale" (dio, quanto odio questo termine!), possa capire.

Eppure sì, credo che si debba comunque parlarne in questi termini. Magari lì per lì la bambina non capirà, lo troverà incomprensibile, forse sopraggiungerà un po' di turbamento, però incomincerà a rendersi conto che la realtà non è sempre e solo quella che viene raccontata e in cui si cresce, ma ha più forme e più sfaccettature, e quando, una volta cresciuta, si imbatterà in una di queste sfaccettature, diversa da quella in cui è cresciuta o che le è stata inculcata, avrà già gli strumenti per valutarla e affrontarla.

Mi rendo conto che l'argomento è complesso e muove certe corde che sono sempre un po' spinose, ma sono convinto, anche sulla base della mia esperienza di padre di due figlie ormai grandi, che sia il modo migliore di affrontare l'argomento coi figli.

venerdì 9 dicembre 2011

Libertà di scelta, però...

Ogni tanto capitano quei casi di cronaca sui quali anche io faccio fatica ad avere una posizione netta, chiara. Uno di questi è quello della sedicenne incinta di Trento di cui parlano i giornali oggi. Tecnicamente i genitori hanno sbagliato a rivolgersi al tribunale (spero anzi che non siano stati consigliati da un avvocato, perché vorrebbe dire che forse ha sbagliato mestiere). L'aborto è infatti, a certe condizioni, un diritto, non certo un dovere. E quindi è logico che nessun giudice potrà mai imporlo o ordinarlo.
Dall'altra parte, però, mi metto anche nei panni dei genitori della ragazza. Insomma, diciamo che io sarei per lasciare la libertà di scelta a lei. Però...

giovedì 8 settembre 2011

Anche Babbo Natale, confronto a questi, aveva una sua logica

Vi ricordate i Fede, i Belpietro, i Sallusti (quello che ancora ieri scriveva "Inizia finalmente e per davvero il dimagri­mento dell’infernale macchina della po­litica"), i vari spaventapasseri di entrambi gli schieramenti che andavano belli belli in tv a dire che finalmente con questa manovra anche la politica pagava e faceva sacrifici?

Poi, leggendo qua e là, si scopre che nottetempo (certe cose si fanno con discrezione) una manina ha modificato l'unica norma che poteva assomigliare a un sacrificio per la casta: quella che prevedeva il taglio del 50% delle indennità per i parlamentari col doppio lavoro. L'hanno portata al 20, e solo per la parte che eccede i 90.000 euro. In compenso, però, un punto percentuale di IVA l'anno aumentato, che in soldoni significa un aumento di 385 euro l'anno per una famiglia media - una a caso: quella dello scrivente - di quattro persone.

Bello, no?

sabato 2 luglio 2011

Chiuso per ferie


Il tenutario del blog e famiglia si concedono qualche giorno di meritato relax qui. Ci si risente tra una settimana, giorno più giorno meno.

domenica 5 giugno 2011

Voce di uno che grida nel deserto

Quello che ha detto oggi il papa nell'ippodromo di Zagabria non deve stupire. A tal proposito trovo anzi piuttosto inutili le varie diatribe che si sono aperte un po' dappertutto in rete.

Per il semplice fatto che stiamo parlando appunto del papa, massimo rappresentante di una chiesa e un tipo di cultura che sono rimasti ancorati irrimediabilmente a un tempo ormai andato di cui nessuno, o quasi, sente più nostalgia; e quindi dove sta la sorpresa nel sentire i suoi strali contro le coppie di fatto? Sorpresa ci sarebbe stata, semmai, nel caso avesse detto qualcosa di diverso.

Dove sta la sorpresa nel sentire - siamo nel 2011, pieno terzo millennio - che la famiglia vera è quella fondata esclusivamente sul matrimonio (cattolico, naturalmente) e tutto ciò che esula da questa condizione è male?

Certo, ad avere un po' di pazienza e di voglia si potrebbe prendere da una parte questo caro vecchietto e provare magari a spiegargli che per famiglia si potrebbe intendere, volendo, qualsiasi unione, con o senza figli, che contempli un legame di tipo affettivo. Magari si potrebbe provare a spiegargli che dire "dovete fare figli senza aver paura" è facile. Farlo per davvero è una cosa diversa, perché le incognite sono tante, e se una coppia decide di non averne non sempre (anzi quasi mai) è per egoismo, ma per mancanza di possibilità.

Insomma, si potrebbero spiegare tante cose, cose reali, della vita concreta di tutti i giorni, al vecchio Ratzinger, ma dubito che capirebbe. E così non resta che farsi una ragione delle sue parole; sopportare con pazienza e magari annuire controvoglia, come si fa con quelle persone di una certa età che ripetono sempre le stesse cose e che per amore del quieto vivere si sopportano appunto con pazienza.

sabato 3 luglio 2010

Settimana di respiro

Da oggi, e per tutta la prossima settimana, sarò in ferie dal lavoro. Una settimana di stacco e di meritata pausa, anche dal pc.

Quindi niente post, aggiornamenti e articoli vari, eccetto qualche "twittata" che potrete leggere nella colonna qui a fianco. Se avrò voglia, tra una gitarella sull'Appennino qua attorno e l'altra scriverò magari qualcosa o pubblicherò qualche foto su Facebook. Se avete un account ci si vede lì, altrimenti quando tornerò a tutti gli effetti online.

Quando ci vuole ci vuole!

domenica 6 giugno 2010

Domenica...


Oggi metà Emilia Romagna (e non solo) si è riversata in spiaggia. Noi abbiamo preferito la Carpegna, passando la giornata al Parco delle Querce tra prati, ombra, pic-nic, chiacchiere, scala 40, libri e relax.

Alla fine non so chi si sia divertito di più...

domenica 2 maggio 2010

Stare a casa dopo il parto è un privilegio?

La discussione su Facebook, riguardo alle dichiarazioni della Gelmini, è abbastanza animata. Tanto vale accennarla quindi anche qui. Ma cos'ha detto di preciso il nostro ministro dell'Istruzione, che tra l'altro è da poco pure mamma? Beh, pare che per lei il tempo dedicato alla maternità, per legge riconosciuto dopo il parto, sia un privilegio a cui le donne dovrebbero rinunciare. Ma per non sbagliare riporto qui di seguito l'estratto dell'intervista rilasciata al Corriere.

Ha seguito le polemiche per le sue dichiarazioni sul fatto di potersi permettere un rientro così rapido, a differenza di altre donne meno fortunate?
La gravidanza è una cosa unica, è proprio come dicono. Uno stato di beatitudine che dà una forza incredibile, che non conoscevo. Ti senti più forte di prima. Anch’io, come la D’Amico, ho più facilità di altre donne a tornare subito a lavorare senza trascurare mia figlia. Ma non vuol dire non essere una buona mamma, dovrebbero farlo tutte.

Però le donne normali che lavorano dopo il parto sono costrette a stare a casa.
Lo giudico un privilegio.

Un privilegio? Non è un diritto?
Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.

Le reazioni, ovviamente, sono le più disparate. Eccone un paio prese dalla discussione:

Se mi paga l'asilo nido il latte artificiale i pannolini e la baby sitter che di notte si sveglia ogni tre ore se va bene ad allattarlo credo si possa fare!! E cmq i primi giorni di vita di tuo figlio nn tornano più io nn voglio perderli per nessun stipendio al mondo nemmeno il suo!!

* * *

non ci sono parole per commentare l'ennesima s*******a della MaryStar!!!!domani torno alle 8 ore lavorative e l'idea di lasciare la mia piccola per tutto questo tempo mi fa stare malissimo..........
in più così facendo la "neomamma" fa sembrare poco professionali le donne che di diritto restano coi propri figli per tutto il tempo necessario; tempo che in Italia è anche poco, rispetto ai paesi esteri dove la maternità è maggiormente tutelata.
un mio pensiero va alla sua piccolina, lasciata nelle mani di una baby sitter per garantire alla sua "mamma" una brillante carriera!!!Vabbè!!!

Da parte mia, che ovviamente mamma non sono ma che ci sono comunque passato due volte come padre, solo due telegrafiche riflessioni. La prima, che mi pare abbastanza elementare, è quella che non si capisce perché un diritto garantito dalla legge come quello di restarsene a casa col proprio figlio debba essere considerato un privilegio. E' chiaro che se una mamma ha la possibilità, e ritiene di poter tornare subito al lavoro avvalendosi magari dell'aiuto di qualche parente o di una baby-sitter, nessuno glielo impedisce. Ma chi non se lo può permettere, e usufruisce quindi del periodo previsto dalla legge, perché deve sentirsi un privilegiato?

La seconda riflessione è che mi dà una strana sensazione il fatto che un ministro parli di privilegi.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...