Tra le tante cose che ho scoperto leggendo il nuovo libro di Augias, La vita s'impara, c'è la sua gattofilia, testimoniata da questa bellissima pagina.
Gatti a parte, La vita s'impara, che non è una autobiografia ma qualcosa che le si avvicina, come dice lui, è un libro che ho apprezzato tantissimo. È il grande scrittore e giornalista, ormai novantenne, che racconta la sua vita e la contestuale storia d'Italia.
È un libro poetico, nostalgico, in cui lo scrittore, che io ho sempre adorato, si racconta senza troppi filtri. Una lettura imprescindibile per chi lo ama.
Nell'ultima puntata de La torre di Babele Corrado Augias ha avuto ospite Umberto Galimberti, filosofo che a me piace molto. Hanno parlato per un'oretta di nichilismo, giovani, insegnamento, scuola, società. Avendo letto quasi tutti i suoi libri e avendo visto millemila sue conferenze sapevo già come avrebbe risposto alle domande di Augias, ma è comunque stata una puntata molto interessante.
Sia i libri di Augias che quelli di Galimberti affollano da sempre la mia libreria, quindi è stato un po' come ritrovare in video due vecchi amici.
La puntata integrale, per chi fosse interessato, è qui.
Ho terminato poco fa questo bellissimo saggio storico di Corrado Augias. In realtà, come specifica lo stesso autore nella prefazione, "segreti" è una parola impegnativa, con tutto quello che è successo nel nostro paese in tanti secoli (per raccontarli tutti non basterebbe una biblioteca intera). L'unico segreto da svelare, che li riassume tutti, è questo: perché le cose sono andate come sono andate? Perché la storia della nostra penisola ha conosciuto così numerosi contorcimenti e passioni e sventure e occasioni mancate? E perché, al contrario, questo lembo di terra gettato di sghembo in mezzo al Mediterraneo lungo un confine pericoloso e ambiguo tra Balcani, Nordafrica, Europa, è stato popolato come pochi da una tale quantità di geni?
Scrive Augias: "I primi responsabili di queste incertezze sono gli italiani stessi che non sempre hanno ben chiaro il loro possibile ruolo. Chi sono gli italiani? Gli emigranti che sbarcarono in terre lontane con un sacco di stracci sulle spalle? Quelli che accettavano di fare, per quattro soldi, i lavori più umili e pericolosi? Oppure i brillanti architetti, i grandi stilisti, gli artisti sommi che si sono imposti all'ammirazione del pianeta? Non esiste un altro popolo - quanto meno non in Europa - che abbia toccato estremi così lontani. Questo è il nostro vero segreto che racchiude (quasi) tutti gli altri."
Il libro si snoda, spesso con le sembianze del romanzo, nel racconto di vari episodi storici (dalle cupe atmosfere della Palermo di Cagliostro all'elegante corte di Maria Luigia a Parma; dalla nascita del ghetto di Venezia alle eroiche giornate dell'insurrezione napoletana contro i nazifascisti; dall'Italia rappresentata nel romanzo Cuore, di De Amicis, a quella rappresentata ne Il piacere di D'Annunzio), indugiando in aspetti poco noti o generalmente trascurati delle vicende.
È un libro che si propone lo scopo di cercare di capire chi siamo ma che non lo raggiunge perché, come scrive l'autore nella chiusa citando Benedetto Croce: "Il carattere di un popolo è la sua storia, tutta la sua storia." [...] "Lì dobbiamo cercare questo segreto per imparare a riconoscerlo e, chissà, in un domani a correggerlo." Questo concetto, con altre parole, fu fatto suo da Francesco Guccini in Radici, quando scriveva: "...e tu ricerchi là le tue radici, se vuoi capire l'anima che hai."
Il guaio è che oggi, purtroppo, con le radici e con la storia abbiamo ormai poca o nulla dimestichezza.
Come ho già scritto più volte su queste pagine, mi sono sempre risultate estremamente affascinanti le persone con una competenza, in qualsiasi campo. Da qualche tempo sto seguendo su YouTube, con un certo interesse, Amalia Signorelli, che è stata (è morta qualche anno fa) una accademica e una delle maggiori antropologhe italiane. Perché amo le persone competenti e preparate? Perché, nella stragrande maggioranza dei casi, dicono cose che vanno contro il senso comune, smontano i pregiudizi, le convinzioni stantie, le idee sedimentate e spesso incancrenite con cui amiamo trastullarci e dalle quali ci sentiamo confortati.
La chiacchierata tra lei e Corrado Augias che ripubblico qui sotto risale a qualche anno fa, e precisamente al periodo immediatamente precedente alla approvazione della legge che regolamenta le unioni civili, la cosiddetta legge Cirinnà. Come forse ricorderete, all'ultimo momento fu stralciato dalla legge l'articolo che prevedeva la possibilità di adozione del figlio del partner per le coppie omosessuali, perché signora mia, scherziamo, mica possiamo permettere uno scempio simile! E ve li immaginate quei poveri bambini come potrebbero crescere?
In realtà, come è dimostrato dall'esperienza di tutti i paesi in cui le copie omosessuali possono adottare figli (in Inghilterra questa possibilità esiste da più di vent'anni), il sesso dei genitori non c'entra assolutamente niente con l'equilibrio della crescita della prole, perché i figli hanno come bisogni primari e assolutamente inderogabili quelli di essere amati, seguiti; hanno bisogno di risposte ai loro bisogni, cure, attenzioni, e queste cose non c'entrano niente col sesso di chi gliele da.
La chiacchierata tra Amalia Signorelli e Corrado Augias abbraccia questo tema e anche altri, come l'annoso discorso sulla famiglia naturale (anche qui, quanti pregiudizi...) e il ruolo della religione nella determinazione dei convincimenti collettivi.
Ma ciò che più affascina della professoressa Signorelli sono la chiarezza e l'immediata simpatia che suscita il suo eloquio. Non sembra una docente universitaria di antropologia, di primo acchito sembra più la vicina di casa con cui si chiacchiera mentre si falcia l'erba.
Stavo pensando che se, ipoteticamente, fosse possibile mettere uno sulle spalle dell'altro tutti quelli che ieri hanno perculato Corrado Augias per la vicenda della mail truffaldina, e una volta impilati gli si mettessero vicino, lui li guarderebbe sempre dall'alto.
L'aspetto più interessante del confronto tra Corrado Augias e Salvini di qualche giorno fa, non sta tanto nella palese sproporzione intellettuale e culturale tra i due, ma sta in quei "Due minuti!" con cui Augias stoppa in maniera ferma e decisa il suo goffo interlocutore al primo tentativo di interruzione. Perché è interessante questo passaggio? Perché, così facendo, Augias mette in difficoltà Salvini proprio sul suo terreno preferito, che è quello della gazzarra verbale tipica dei talk-show.
Il modus operandi comunicativo di Salvini, se ci avete mai fatto caso, si basa principalmente su due tecniche: confusione verbale e sapiente elusione dei temi contenuti nelle questioni che gli vengono poste. Augias, con una mossa sola, gli ha tolto da sotto i piedi entrambe queste "armi". Intimandogli il silenzio mentre parla lui gli ha tolto la possibilità di buttarla in scontro verbale; riproponendogli pari pari la questione postagli in precedenza dalla signora Berlinguer, che lui naturalmente aveva eluso nel suo solito modo, lo ha costretto a rispondere senza possibilità di scampo.
In questa modo Augias lo ha messo a nudo, permettendo a tutti di vedere il già arcinoto niente che si cela dietro ogni suo slogan.