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sabato 25 luglio 2026

Imputabilità giovanile

Brevemente, cosa cambierà se il ddl "anti-maranza" diventerà legge. Prima, per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni il giudice doveva accertare caso per caso se al momento del reato avesse la capacità di intendere e di volere. Con la nuova legge questa capacità viene presunta salvo prova contraria. In altre parole, il punto di partenza cambia: il minore tra 14 e 18 anni è considerato imputabile, a meno che non si dimostri il contrario. 

Ma ciò che viene spacciato da Meloni, sui social, come una riforma epocale riguarderà (se mai il ddl diventerà legge) poche decine di casi all'anno. Per la precisione, nel 2004 le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità erano 256; nel 2024 sono scese a 60; inoltre, nel 2024 i proscioglimenti disposti dal Tribunale per i minorenni per lo stesso motivo sono stati soltanto 4. 

A prescindere dal fatto che tutti i pedagogisti, gli esperti e le maggiori organizzazioni che si occupano di diritti dell'infanzia (UNICEF, Save the children ecc.) si sono mostrati molto critici verso l'impostazione di questo ddl, sostenendo che l'imputabilità automatica non ha alcuna efficacia nel combattere la delinquenza giovanile e che nell'adolescenza lo sviluppo cognitivo ed emotivo è troppo variabile per essere trattato mediante una presunzione generale, il punto vero, alla fine, è che si tratta di uno dei tanti provvedimenti di questo governo che sono sostanzialmente fuffa mediatica: un grande cancan e grandi annunci per niente. 

La delinquenza giovanile si contrasta investendo in prevenzione, scuola, servizi sociali, sostegno alle famiglie e opportunità educative. Il problema è che investire in educazione è una soluzione che richiede risorse, strutture, pianificazione, progetti e quindi, giocoforza, tempi lunghi, con risultati che si misurano su tempi generazionali, mentre la politica e il consenso hanno come metro temporale le prossime elezioni. Fare un disegno di legge per aumentare la punibilità con un articolo di quattro righe è molto più facile, immediato e a livello di propaganda molto più efficace e redditizio, ma non sposta una virgola a livello di soluzione del problema.

Alla fine, comunque, tutto fa brodo pur di non parlare di benzina e gasolio ormai ben oltre i due euro e di tutti gli altri problemi veri che attanagliano il Paese e che sono ancora tutti lì, esattamente com'erano quando questo governo è entrato in carica.

giovedì 30 aprile 2026

Cambiamenti

Leggo che la Meloni ha condannato fermamente il sequestro dei 211 attivisti della Global Sumud Flotilla da parte di Israele e ha chiesto il loro immediato rilascio. Poi, perplesso, ho controllato su un altro paio di siti per verificare e in effetti pare l'abbia detto davvero. Ho quindi pensato a cosa potrebbe essere successo nel lasso di tempo trascorso tra la precedente spedizione della Flotilla, considerata un ostacolo alla pace e a cui il governo non avrebbe pagato neppure i biglietti per il volo di ritorno, e quella attuale.

Non so, magari la signora che urla si sta rendendo conto che appoggiare incondizionatamente un criminale di guerra come Netanyahu comincia a non pagare più come un tempo, anche alla luce della crescente indignazione generale verso quello che Israele sta continuando a fare a Gaza (anche se non se ne parla più) e verso i crimini di guerra che sta commettendo l'IDF in Libano. E magari questo cambio di tono potrebbe in qualche modo essere correlato alla sepoltura sotto 15 milioni di voti al referendum, oppure alla fine che ha fatto il suo grande amico Orbán (un altro che ti raccomando).

Poi, intendiamoci, la Meloni con Netanyahu non romperà mai, così come non romperà con l'altro criminale di guerra che sta alla Casa Bianca, ma credo si stia rendendo conto che in certi ambiti le cose sono cambiate, e anche parecchio.

venerdì 3 aprile 2026

Proroghe

La proroga del taglio delle accise fino al primo maggio costerà alle casse dello Stato circa mezzo miliardo di euro. Come verranno reperiti questi soldi? Giorgetti ha detto che 200 milioni arriveranno dall'aumento dell'IVA, 300 milioni dai fondi ETS (sono proventi delle quote sulle emissioni di CO₂). Il meccanismo relativo all'IVA sui carburanti è abbastanza paradossale. Quando il prezzo alla pompa sale aumenta anche il gettito IVA, che è proporzionale al prezzo, quindi lo Stato incassa di più. Col decreto sulle accise lo Stato usa quindi una parte di questo extra gettito per finanziare il taglio delle accise. Qual è il paradosso? 

In Italia il prezzo della benzina è composto dal prezzo industriale più le accise. Sulla somma di questi due valori si applica l'IVA (22%), che in sostanza è una tassa sulla tassa perché viene calcolata anche sulla accise, che di fatto sono già tasse. Lo Stato, quindi, fino al primo maggio non farà altro che rinunciare all'extra gettito generato dagli aumenti per tagliare le accise: fondamentalmente si tratta di una partita di giro. Ma la domanda è un'altra. 

Quando la signora che oggi è a capo del governo era all'opposizione e faceva campagna elettorale, si divertiva a confezionare video (sono ancora reperibili su youtube) in cui lei si recava al distributore, tirava fuori 50 euro dal portafoglio e si lamentava con furore, a favore di videocamera, che solo metà di quei 50 euro andavano nel serbatoio, l'altro metà erano tasse e si trattava di un abominio. "Le accise vanno abolite!" strillava.

Domanda: se per diminuire (non tagliare: diminuire!) le accise per due mesi il governo ha dovuto trovare un miliardo di euro raschiando i fondi di tutti i barili che è riuscito a trovare, la signora indignata che andava al distributore come pensava di abrogarle una volta che fosse andata al governo? Non sapeva che nessuno, oggi, può azzardarsi a toglierle perché crollerebbe lo Stato? 

Le ipotesi sono due. La prima: non lo sapeva. Se fosse vero, la cosa sarebbe abbastanza grave ma non stupirebbe (stiamo sempre parlando di una con la maturità alberghiera). La seconda: lo sapeva ma contava sul fatto che la stragrande maggioranza di chi la segue sa poco o niente e abbocca a quasi tutto. Diciamo che la seconda ipotesi mi sembra la più realistica. Detto in altre parole: se nel 2022 avete votato la Meloni perché avete creduto alle palle sull'abolizione delle accise, beh, un po' ve la siete cercata.

sabato 7 marzo 2026

Dimenticarsi i limiti


"I figli sono delle mamme e dei papà, e uno Stato che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti. Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti."

Questa è la chiusa del post indignato con cui la presidente del consiglio, evidentemente a corto di cose più urgenti di cui occuparsi, se la prende con la magistratura (tutta) perché una giudice di un tribunale ha deciso l'allontanamento della madre dai figli all'interno dell'ormai tristemente famoso caso della famiglia nel bosco.

Al di là della evidente strumentalizzazione politica della vicenda, che solo chi ha il prosciutto sugli occhi non vede, l'assurdità giuridica di ciò che ha scritto è palese. Se infatti è ovvio che i figli sono dei genitori (qui, ovviamente, l'espressione è da intendersi non nel senso di possesso ma di responsabilità e cura: sempre meglio precisare), quando i genitori per qualsiasi motivo non sono in grado di prendersi cura dei figli è previsto dalla legge che sia qualcun altro a farlo al posto loro, che di volta in volta può essere una comunità protetta, altri parenti, un'altra famiglia, un istituto di accoglienza. L'affidamento di minori a una di queste strutture alternative alla famiglia di origine non viene disposto da un tribunale perché la magistratura "ha dimenticato i suoi limiti", una stupidaggine da qualsiasi parte la si guardi, ma perché in quella data circostanza è interesse preminente del minore venire affidato a una struttura alternativa.

Tutti quelli (tanti) che hanno sciacallato mediaticamente e politicamente su questa tragica vicenda, dimenticano di dire che ciò che è successo a questa famiglia non è un caso eccezionale e isolato. Secondo i dati più recenti dei servizi sociali e dell’Istituto degli Innocenti, attualmente in Italia circa 33.000 minori vivono fuori dalla famiglia di origine (in affido familiare o in comunità). Considerando anche i minori stranieri non accompagnati si arriva a 42.000, che equivale a un tasso di affidamenti di circa 3,4 minori ogni 1.000 residenti: tra i più bassi in Europa. Alla faccia della magistratura che dimentica i suoi limiti.

Un rapporto sulla giustizia minorile (dati 2022-2024) indica che i tribunali per i minorenni hanno emesso nel periodo preso in esame 4.608 limitazioni della responsabilità genitoriale, 7.307 decadenze della responsabilità genitoriale (cioè perdita della potestà), 4.082 affidamenti in comunità, alcune centinaia di allontanamenti urgenti previsti dal codice civile. In Italia l’allontanamento di un minore dalla famiglia non può essere deciso liberamente dai servizi sociali: la decisione spetta sempre a un giudice, il quale basa le sue ordinanze in ossequio al principio cardine del diritto italiano secondo cui il bambino deve restare nella propria famiglia quando possibile. Quando questo non è possibile - e lo stabilisce un tribunale, non la Meloni o Salvini - il minore viene affidato ad altri, sempre nel suo maggiore interesse possibile.

Alla luce di tutto questo, chi "ha dimenticato i suoi limiti" non è la magistratura, che cerca di adempiere come meglio può ai suoi spesso delicatissimi compiti, ma sono certi politici imbarazzanti, che invece di cercare miseramente di raccattare briciole di consenso sciacallando su tragedie come questa, di cui tutti sparlano senza sapere niente, sarebbe meglio si occupassero di cose più urgenti. E ce ne sono tante di cose piu urgenti di cui occuparsi. Tantissime.

Ancora la famiglia nel bosco

La presidente del consiglio che mentre il mondo crolla non trova di meglio da fare che vergare post indignati sulla famiglia nel bosco non deve né stupire né irritare. Chi si stupisce o si irrita non ha ancora capito niente di lei e del suo modo di intendere la politica e la comunicazione politica. Lo scopo del suo agire da quando, ormai quasi quattro anni fa, è andata al governo di questo disgraziato Paese è solo uno: il consenso. Nient'altro. E per inseguirlo e cercare di mantenerlo ogni mezzo è lecito, compreso quello, ormai abusato, di cercare di raccattarne qualche briciola sull'onda emotiva generata da questa o quella vicenda balzata alle cronache.

Ma questa non è la normalità in un Paese che aspiri a definirsi democratico e civile. L'attacco sistematico di un governo nei confronti di un altro ordine dello Stato, o di singoli esponenti di questo ordine, specie in presenza di sentenze non gradite, è un'anomalia. Gigantesca. Un'anomalia che purtroppo non siamo più in grado di vedere e riconoscere come tale perché ormai sdoganata e resa normale a partire dai tempi tragici del berlusconismo. È un corto circuito che molti non sono più in grado di riconoscere come tale.

Chi è a capo di un governo non attacca chicchessia strumentalmente, aggrappandosi a singole sentenze per screditare un'altra istituzione e perorare la propria causa. Chi è a capo di un esecutivo parla dell'attualità, di cosa succede nel mondo, di cosa ha intenzione di fare e come muoversi il governo di cui è a capo rispetto a tutto ciò che si muove intorno. Dopo quasi quattro anni di governo, un presidente del consiglio che sia tale prova magari a tracciare un bilancio di quanto fatto finora rispetto a ciò che aveva promesso in campagna elettorale: pressione fiscale, sbarchi, accise sui carburanti, lavoro, sanità, progresso (inteso in senso pasoliniano: stare meglio di una popolazione). Ma forse è questo il motivo per cui è meglio deviare sulla famiglia nel bosco.

giovedì 19 febbraio 2026

Speronare

Vado a memoria, ma credo che il significato del verbo speronare io l'abbia imparato ai tempi delle medie. Non a scuola ma in televisione. All'epoca trasmettevano un cartone animato che si chiamava Capitan Harlock: una sorta di pirata (buono) intergalattico che comandava un'astronave chiamata Arcadia. Sempre se non ricordo male, questa astronave aveva tra le tante armi in dotazione una specie di rostro/lama gigantesca, posizionata a prua, che serviva a speronare le astronavi nemiche nei combattimenti ravvicinati.

Funzionava così: l'astronave comandata da Harlock avanzava verso una astronave nemica e, quando era a poca distanza da quest'ultima, dalla plancia di comando Harlock spingeva un pulsante e la gigantesca rostro/lama fuoriusciva dalla prua dell'astronave speronando quella nemica. Attenzione, particolare importante: l'astronave di Capitan Harlock procedeva a marcia avanti, non in retromarcia come la Sea Watch III comandata da Carola Rackete. Non a caso la gigantesca rostro/lama era posizionata a prua, non a poppa, altrimenti Capitan Harlock avrebbe dovuto avventarsi sulle navi nemiche avanzando a marcia indietro, situazione che se ci si pensa genera una certa ilarità. 

Ecco, tutto questo per dire che io ho imparato il significato del verbo speronare alle scuole medie, Meloni e Salvini non l'hanno ancora imparato. Ma non disperiamo, hanno davanti ancora un anno e mezzo di legislatura.

sabato 7 febbraio 2026

Parlateci di Bibbiano



Adesso che, nell'indifferenza più o meno generale, sono sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di appello che ha demolito quasi integralmente il castello accusatorio del cosiddetto caso Bibbiano, sarebbe bello che tutti i politici di destra e dei Cinquestelle (Alessandro di Battista compreso) che all'epoca, siamo a cavallo tra il 2019 e il 2020, avevano a lungo sciacallato sulla vicenda, tornassero nel piccolo paese in provincia di Reggio Emilia a chiedere scusa a tutti. Ma ovviamente non lo faranno mai, figurarsi. 

Scrive Avvenire:

C’era una volta il partito di Bibbiano, c’erano i mostri gender che rubavano i bambini, c’erano alcuni politici – i nomi sono fin troppo noti – che mostravano dal palco delle feste di partito minorenni colpevoli solo di essere nati in una famiglia vulnerabile, e che con il caso Bibbiano non c’entravano nulla, raccontando di averli strappati dalle mani delle assistenti sociali infedeli. Non era così. Ora l'impianto accusatorio contro il presunto sistema illecito di affidi di minori nella val d'Enza reggiana è crollato. E un giorno ci renderemo conto quanto male abbia inoculato questo assurdo polverone nel nostro sistema di protezione dei minori fuori famiglia che già mostrava, e tuttora mostra, non poche fragilità. Non sono stati screditati soltanto servizi sociali e giudici minorili, ma – quel che più dispiace – sono i bambini e le loro famiglie ad aver riportato danni gravissimi «con conseguenze non calcolabili». Non solo, nell’impianto accusatorio sono state disseminate «erronee individuazioni delle fattispecie di reato» e valutazioni segnate da «debolezza sotto il profilo scientifico e metodologico degli elaborati delle consulenti tecniche del pubblico ministero». Lo si legge nelle 1.650 pagine di motivazioni diffuse dal Tribunale di Reggio Emilia che spiegano perché, dei 14 imputati coinvolti dal 2019 in una delle inchieste più clamorose degli ultimi anni, con coinvolgimenti politici serviti solo per esacerbare i toni e confondere le valutazioni, alla fine ne siano stati condannati solo tre.

In pratica, i mostri non erano né gli assistenti sociali, che hanno svolto impeccabilmente i loro compiti, né i giudici minorili che sovrintendevano alla gestione dei singoli casi. I mostri sono stati tutti coloro, politici e media, che hanno miserevolmente utilizzato la vicenda per i propri, altrettanto miserevole, scopi. È una delle tante, troppe vicende che dovrebbe spingerci a riflettere sul livello etico e morale in cui è precipitata la nostra società.

(Nella seconda immagine in alto si vede Salvini nel pieno della sua campagna di sciacallaggio su Bibbiano. La signora al suo fianco si chiama Maricetta Tirrito, che Salvini esibì al a una manifestazione definendola "madre coraggiosa", per essere stata una vittima assieme a sua figlia dei servizi sociali di Bibbiano. Si scoprì poi che la "signora" non era di Bibbiano e la bambina mostrata sul palco non era sua figlia. Nel febbraio 2025 la "signora" in questione è stata condannata a otto anni di reclusione con le accuse di circonvenzione di incapace, autoriciclaggio, falso ideologico e abuso edilizio in relazione a una struttura per anziani che gestiva nel frosinate. In pratica derubava gli anziani ospitati nella sua RSA abusiva sottraendo loro beni e proprietà.)

Da oggi nessuno parlerà più di Bibbiano, c'è da scommetterci.

lunedì 2 febbraio 2026

È tentato omicidio (lo dice il governo)

All'indomani degli scontri di Torino, la signora urlante ha immediatamente vergato sui suoi social un vibrante post di condanna di quanto accaduto, in particolare riguardo all'aggressione e pestaggio del poliziotto da parte di un gruppo di delinquenti. Fin qui niente di male, la solidarietà nei confronti del poliziotto è sacrosanta e unanime. Nel post, però, la signora urlante, che io sapevo avere la maturità alberghiera e non una laurea in giurisprudenza, si spinge oltre. Ecco cosa scrive:


Chiaro, no? La signora con la maturità alberghiera ha già capito qual è il tipo di reato che si è configurato e ha già intimato alla magistratura, evidentemente non in grado di valutare da sé cosa fare, di procedere per tentato omicidio, cosa che a detta di numerosi avvocati penalisti non sta né in cielo né in terra. Non perché il fatto non sia grave, ma perché il diritto e l'emotività stanno su due piani diversi e nell'aggressione del poliziotto il tentato omicidio non c'entra niente, tanto è vero che delle tre persone fermate solo una è stata indagata per lesioni gravi, gli altri per il reato di devastazione. 

Ora, in un Paese mediamente normale, un capo di governo che spieghi alla magistratura cosa fare (la magistratura è l'ordine che esercita il potere giudiziario, il governo il potere esecutivo e i due poteri sono separati: credo lo insegnino già alle scuole medie) sarebbe quanto meno invitato a tacere e a occuparsi delle cose di cui ha una qualche competenza (poche, nel caso della signora urlante), ma siamo in Italia ed è noto che ognuno, capi di governo compresi, può fare e dire quello che gli pare. E poi, col referendum alle porte, come lasciarsi sfuggire l'ennesima occasione per un altro po' di propaganda anti-magistratura?

domenica 25 gennaio 2026

Marginalità

Pare che questa volta la signora urlante si sia incazzata veramente con Trump (la sospetta forma dubitativa "pare" è d'obbligo perché, specie quando si ha a che fare con la nostra capa di governo, è sempre difficile stabilire se ciò che enuncia urbi et orbi corrisponde a ciò che pensa realmente). L'incazzatura nasce da quanto ha detto lo squinternato inquilino della Casa Bianca relativamente al contributo fornito dalle truppe Nato nel ventennale pantano Afghanistan, cioè che sarebbe stato un supporto limitato e circoscritto alle retrovie. Apriti cielo! 

In realtà, almeno in questo caso, pare che lo squinternato tycoon non abbia tutti i torti, anche se la questione è ovviamente complessa. Si trova su youtube una interessantissima lezione di Dario Fabbri totalmente dedicata alla guerra in Afghanistan in cui, in due ore, il noto analista geopolitico approfondisce vari aspetti di quel conflitto, aspetti poi confluiti in maniera più ampliata nel libro Geopolitica Umana. Per capire bene la questione occorre distinguere tra il piano geopolitico-strategico (quello di cui parla Fabbri) e il piano simbolico-politico (quello della polemica su Trump). 

È oggi largamente assodato che gli USA non volevano alleati nella fase iniziale dell'invasione e consideravano gli europei (Italia inclusa) militarmente marginali. Ma non li volevano sul serio, ritenevano che quella fosse una faccenda seria, delicata, di pertinenza esclusivamente americana, e la presenza di eventuali comprimari costituisse più un intralcio che una utilità. I contingenti Nato, però, appellandosi al famoso art. 5, che è quello dei moschettieri del Re (Tutti per uno, uno per tutti), non sentirono ragioni e nonostante le resistenze americane si gettarono lancia in resta nella mischia. Visto che però ormai erano lì, il contingente italiano fu stanziato a Herat, un'area effettivamente periferica rispetto al cuore strategico dell’Afghanistan: Kandahar, Helmand, confine pakistano, aree, queste, saldamente sotto controllo americano.

Naturalmente, anche se Harat, zona ovest dell'Afghanistan, era tutto sommato marginale rispetto al cuore del conflitto, non significava che fosse meno pericolosa e il tributo di sangue dei soldati italiani sta lì a dimostrarlo. Le ragioni di fondo di questa marginalizzazione va ricercata nel modo di ragionare tipico degli imperi. Gli USA non hanno mai amato condividere la guerra vera e gli alleati sono tollerati semmai successivamente, per stabilizzare, legittimare, ricostruire. Nella fase iniziale post-11 settembre Washington non voleva intralci, caveat politici, catene di comando multiple e agli italiani (e ad altri europei) fu detto in sostanza: "Voi state fuori, se abbiamo bisogno vi chiamiamo". Questo non per disprezzo personale, come evidenzia Fabbri nel suo libro, ma per logica imperiale. Per la dottrina strategica americana il contributo dei "clientes" era secondario in quanto la vera guerra era condotta da forze speciali, aviazione, intelligence, il resto serviva più a copertura politica che a necessità militare.

Quindi, caso più unico che raro, forse per la prima volta in vita sua lo squinternato ha detto qualcosa di (parzialmente) vero. Per quanto riguarda la ventennale vicenda Afghanistan, dopo quasi cinque lustri dall'invasione americana sono tanti gli studiosi che ancora si interrogano sul senso di quella guerra e, ancora di più, sul senso della nostra presenza là.

sabato 24 gennaio 2026

Scarcerazioni

Le reazioni scomposte di Salvini, Meloni e soci alla notizia della liberazione di Jacques Moretti sono emblematiche delle modalità con cui da sempre costoro si rapportano al loro elettorato: agire sull'emotività e sulla pancia. Salvini è il più lapidario (anche perché da sempre refrattario a qualunque considerazione che vada al di là di una esclamazione): "Vergogna!" 

La signora urlante, invece, ha proposto qualcosa di leggerissimamente più articolato ma altrettanto ridicolo: "Sono indignata. Considero la scarcerazione un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di capodanno e alle loro famiglie". Poi, continuando nella indefessa opera di scavarsi la fossa del ridicolo da sola, aggiunge (tenetevi forte!): "Il governo italiano chiederà conto alle autorità elevetiche di quanto accaduto!"

Ora, se si prova a riemergere da questa infuocata ondata di indignazione da bar e si analizza la vicenda dal punto di vista dei fatti, si scoprono un po' di cose.

Il "signore" in questione è stato scarcerato provvisoriamente, avverbio accuratamente evitato perché avrebbe minato irrimediabilmente la struttura retorica veicolo dell'indignazione, non perché sia stato liberato, ma perché qualcuno ha pagato la cauzione disposta da un giudice elvetico. La cauzione è stata disposta di quell'entità (200.000 franchi) non in base all'umore con cui il giudice si è svegliato una mattina, ma dopo attenta valutazione dei reali pericoli di fuga dell'imputato e sulla base degli esami della relazione esistente tra l'imputato e la persona che materialmente ha pagato la cauzione.

Per quanto riguarda Jacques Moretti, egli non è affatto libero: ha obbligo di firma due volte al giorno, non può uscire dal paese indicato dal giudice, è stato privato del passaporto e rimarrà in questa situazione fino all'avvio del processo. Giova ricordare a ministri e capi di governo dall'indignazione facile (gli stessi ministri e capi di governo che hanno messo il maggiore trafficante di esseri umani su un aereo di stato e l'hanno accompagnato gentilmente a casa) che la custodia cautelare non è un anticipo di pena, è un istituto con lo scopo di impedire il pericolo di fuga di un inquisito, l'eventuale reiterazione di un reato, la possibilità di inquinamento di prove a suo carico. Caduti questi tre presupposti, un giudice può disporre la revoca della suddetta custodia cautelare fino alla celebrazione del processo. 

Per quanto riguarda l'intenzione della signora urlante di chiedere conto della scarcerazione alle autorità elvetiche, credo non valga neppure la pena commentare. A meno che naturalmente non ci si trovi in un bar pieno di elettori di Meloni e Salvini.

venerdì 2 gennaio 2026

Promesse

Dal primo gennaio è scattata una lunga serie di rincari che incideranno in modo diretto e indiretto sulle spese delle famiglie: sigarette, gasolio, assicurazioni, autostrade, tasse di soggiorno. Sono poi stati introdotti due nuovi balzelli, uno sulle transazioni finanziarie e uno, i famosi 2 euro, sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da paesi extra-UE. Quindi aumenteranno i costi di mobilità, consumi e servizi. 

Il governo Meloni è entrato in carica a ottobre del 2022 e da allora le entrate totali e la pressione fiscale sono aumentate rispettivamente di 1 punto e di 1,3 punti percentuali di PIL: ai valori di oggi significa che sono più alte di circa 28 e 22 miliardi di euro. Nel 2025 la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il suo massimo storico: 42,8% del PIL.
Non male per un governo che nel 2022 vinse le elezioni con la solenne promessa di abbassare le tasse.

In realtà di promesse ne fece tante: ponte sullo stretto, fantasmagorico piano casa, 25 miliardi per le imprese, abbattimento delle liste di attesa nella sanità, abrogazione delle accise sui carburanti (le hanno appena aumentate), abrogazione della legge Fornero (Salvini autorizzava gli italiani a spernacchiarlo qualora, a un anno dall'insediamento del governo, la legge Fornero non fosse stata abrogata: è ancora saldamente al suo posto ed è stata peggiorata). Quelli del Post hanno raccolto in un elenco le 10 promesse mancate più clamorose tra le tante tradite. 

La fortuna di questo governo, e in generale più o meno di tutti i governi, è che il consenso oggi viene attribuito su basi sentimentali e ideologiche, non razionali. Se venisse attribuito coi criteri della razionalità, se cioè la gente votasse i governi a partire dal grado di realizzazione di quanto promesso, questi qui non avrebbero mangiato neppure il panettone del 2022.

mercoledì 17 dicembre 2025

Pensioni e chiacchiere

Mentre la signora urlante inonda i suoi social di armi di distrazione di massa: contumelie contro i giudici, l'imam di Torino, la famiglia nel bosco ecc., il governo ha depositato emendamenti alla legge di bilancio che, per le pensioni anticipate, allungano gradualmente la finestra di attesa per poter andare a riposo (ad esempio passando da 3 a 6 mesi), e portano i requisiti contributivi a 43 anni e 9 mesi entro il 2035. Detto in termini più semplici: con la finanziaria il governo sta rendendo molto più difficile andare in pensione stringendo ancora di più i paletti della legge Fornero.

La riforma Fornero, che risale al 2011 e che Salvini da almeno 10 anni promette di abrogare (per i gonzi che ancora ci credono), non ha fissato solo un’età pensionabile alta: ha soprattutto introdotto meccanismi automatici che ancora oggi governano il sistema. I tre pilastri principali sono:

1. Collegamento all’aspettativa di vita. L’età pensionabile e i requisiti contributivi aumentano automaticamente se aumenta la speranza di vita.

2. Sistema contributivo (pro rata). La pensione dipende sempre più da quanto versi, non da quando vai in pensione.

3. Riduzione delle "uscite facili". Le pensioni anticipate esistono, ma con requisiti severi (molti anni di contributi).

In più, la riforma Fornero prevede che se non si interviene con una legge che blocca gli automatismi l’età pensionabile sale da sola. Negli ultimi anni è capitato che questi automatismi siano stati bloccati, ad esempio durante il covid o altri periodi di crisi. Ora si discute se lasciarli ripartire o se bloccarli di nuovo, e l'orientamento del governo è di farli ripartire.

Uno potrebbe dire che in questo progressivo innalzamento dell'età pensionabile non c'è niente di male, in fondo anche la vita si allunga sempre di più. Vero. Ma questo governo ha vinto le elezioni, nel 2022, con la promessa di abrogare ("superare") la legge Fornero. Era uno dei punti cardine del programma elettorale insieme all'impegno di bloccare gli sbarchi, abbassare le tasse e altre promesse ovviamente rimaste lettera morta.

Ora, intendiamoci, chiunque avesse all'epoca anche solo vaga contezza della situazione in cui versa il nostro (non solo nostro) sistema previdenziale sapeva benissimo che quelle promesse erano fandonie, perché la legge Fornero è la struttura portante che regge il nostro sistema pensionistico, e lo sapevano benissimo anche Meloni, Salvini e Giorgetti. Ma sapevano altresì che all'elettore medio di destra si può promettere anche la luna e quello ci crede. 

Ecco, adesso che Salvini, Meloni e soci non solo non hanno abrogato la legge Fornero, che rimane saldamente al suo posto, ma l'hanno addirittura potenziata, a me piacerebbe andare da qualcuno di quelli che li hanno votati, credendo così di poter andare in pensione prima, e chiedere loro un commento.

domenica 14 dicembre 2025

Garlasco e la separazione delle carriere

Leggo che nel discorso di chiusura del circo Barnum di Atreju la signora urlante ha intimato ai presenti di votare sì al referendum della giustizia della prossima primavera "perché non ci possa più essere una vergogna come quella di Garlasco". Bello. Peccato che la separazione delle carriere non c'entri niente col caso Garlasco, in quanto gli errori venuti alla luce, di cui si parla massicciamente da qualche mese, non dipendono dal rapporto PM–giudice.

Le principali criticità del caso Garlasco riguardano indagini iniziali lacunose (contaminazione della scena, reperti non raccolti o raccolti male), errori tecnici e scientifici (DNA, impronte, perizie contrastanti), scelte investigative discutibili (piste abbandonate, altre privilegiate), valutazioni probatorie controverse nei vari gradi di giudizio. Ma tutto questo è avvenuto a monte del processo. Se anche fosse stata in vigore la separazione delle carriere, sul piano tecnico delle indagini non sarebbe cambiato niente in quanto la separazione non avrebbe influito in alcun modo sulle modalità di preservazione di una scena del crimine, su come si esegue una perizia, su come si interpreta un dato scientifico.
 
Il leitmotiv principale dei sostenitori del sì è che un giudice totalmente separato dal PM sarebbe più "terzo", ma nel caso Garlasco ci sono state assoluzioni e condanne, ribaltamenti di sentenze e giudici che non si sono affatto allineati alle richieste dell’accusa. Insomma, se c'è un fatto di cronaca che più di altri non può essere preso come casus belli per perorare la causa della separazione delle carriere è proprio quello di Garlasco, e la signora urlante ha utilizzato proprio quello per la sua propaganda. Ma tanto l'elettore medio dei fratellini d'Italia figuriamoci se potrà mai capire questo tipo di inganno.

giovedì 11 dicembre 2025

La bellezza dello smog

Tra le pieghe della recente manovra finanziaria si trova un taglio del 75% ai fondi che ogni anno vengono destinati per combattere lo smog nella Pianura padana. Uno magari dice: Vabbe', che sarà mai? Invece la cosa è grave e per chi, come lo scrivente, in questa specie di camera a gas ci vive è ancora più grave. Per la precisione, se erano previsti 105 milioni di euro per il 2026 e il 2027 e 110 milioni per il 2028, ora per il 2026 saranno assegnati 35 milioni, per il 2027 20 milioni e per il 2028 25 milioni. Passando così da un totale di 320 milioni di euro a 80 milioni circa.

 

Per chi non lo sapesse, la Pianura padana è una delle aree più densamente popolate in Europa, è sede di gran parte delle attività produttive e industriali del nord Italia e ci vivono circa 20 milioni di persone (quasi 1/3 della popolazione italiana). È uno dei posti più inquinati d'Europa, sia per la concentrazione di attività produttive e sia per la particolare composizione geografica (è chiusa per tre lati da Alpi e Appennini e ha un solo sbocco sul Mare Adriatico). Più di un terzo delle persone che vivono nella valle e nelle aree circostanti respirano aria con livelli di particolato quattro volte oltre il limite delle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità. La Pianura padana detiene il triste primato di morti premature e numero di decessi per 100.000 abitanti a causa della concentrazione del suddetto particolato nell'atmosfera.

I tagli sono ancora più incomprensibili perché, come spiega Legambiente, arrivano proprio nel momento in cui si cominciano a vedere i primi risultati positivi dopo anni di politiche ambientali e interventi mirati messi in campo proprio grazie a quei fondi. Evidentemente qualcuno, dalle parti di palazzo Chigi, ha pensato che se milioni di persone tornano a vivere nella loro confortevole camera a gas, in fondo non è così grave. Magari quei soldi servono per necessità più impellenti, come finanziare i centri di detenzione in Albania, il ponte sullo stretto, il riarmo. E chi siamo noi per mettere in dubbio queste priorità?

venerdì 18 luglio 2025

Solo parole

Dopo quasi due anni di genocidio sistematico, l'esercito israeliano colpisce una chiesa cattolica a Gaza, la chiesa della Sacra Famiglia, e come d'incanto la bella addormentata si sveglia e si indigna. Chissà dove è stata nei due anni precedenti. Due cose è interessante notare. 

La prima è che fino a che era vivo papa Francesco, che telefonava tutte le sere a padre Gabriel, Israele non aveva mai toccato quella parrocchia. Adesso che Bergoglio non c'è più e quella parrocchia è tornata nell'oblio, ecco le bombe. Magari è un caso, magari no, chissà.

L'altra cosa da notare è che appena il giorno prima delle parole indignate di Meloni e Tajani (un altro che si è svegliato con due anni di ritardo), il governo aveva dato indicazioni di votare contro la risoluzione europea che doveva comminare sanzioni a Israele per violazione dei diritti umani. Per dire il valore di quelle parole.

giovedì 15 maggio 2025

Nel mio piccolo

Nel mio piccolo posso testimoniare che quanto rinfacciato ieri da Elly Schlein a Meloni, devo dire anche con una certa efficacia retorica, è perfettamente vero.

Lo scorso marzo sono stato obbligato - ne avevo scritto qui - a sottopormi a un intervento chirurgico pagandolo di tasca mia in una struttura privata e sborsando diverse migliaia di euro. Tutto questo nonostante fossi in lista nel pubblico da sei mesi e nonostante ogni medico da me consultato avesse segnalato sulla richiesta l'urgenza. A un certo punto non ho potuto più aspettare e ho dovuto pagare, ottenendo la data dopo una settimana.

Detto questo, per onestà va segnalato che lo smantellamento del SSN non inizia con questo governo, anche se questi ci hanno messo su un carico da 90, ma è iniziato tanti anni fa e avallato chi più chi meno da ogni governo di ogni colore. Ma questo non consola. Stiamo inesorabilmente andando verso una sanità basata sul censo, e prima ne prenderemo tutti coscienza, meglio sarà.

venerdì 18 aprile 2025

Missione compiuta

"Missione compiuta" è il titolo più divertente che ho letto sui quotidiani di stamattina relativamente all'incontro di ieri tra la nostra Presdelcons e il buzzurro presidente USA. Il titolo è ovviamente di Libero. Non è male neppure la prima pagine del Giornale: "Meloni convince Trump". A fare che non si sa, ma intanto lo convince. Al di là della retorica mediatica di regime, se si guarda il succo dell'incontro si scopre che in realta, salamelecchi a parte, di concreto c'è ben poco

In pratica l'unico risultato ottenuto da Meloni è la promessa di Trump di venire a Roma non si sa quando per fare due chiacchiere con la von der Leyen, niente di più e niente di meno, e una promessa fatta da Trump, conoscendo il tipo, eleva a credibili anche quelle dei marinai. Sui dazi Trump resta inflessibile e non si muove di una virgola, per ora, e dall'incontro l'unico ad averci guadagnato sembra proprio lui, dal momento che ha ottenuto da Meloni l'impegno di arrivare al 2% del Pil in armamenti e l'impegno di acquistare sempre più massicciamente il GNL americano. Nient'altro.

Ovviamente la Meloni non aveva alcuna autorizzazione a trattare sui dazi, dal momento che nelle trattative sul commercio internazionale l'Europa si muove collegialmente come entità unica (almeno lì) e i singoli paesi non hanno voce in capitolo, ma poteva comunque aspettarsi qualche cenno non ufficiale in tal senso dal buzzurro, qualcosa che autorizzasse a immaginare possibili ammorbidimenti. Niente da fare.

Tra l'altro, titoli come "L'incontro ha avuto successo" e simili non hanno alcun senso, dal momento che i risultati di questi bilaterali si vedono sul lungo periodo e non certo nell'immediato. Occorre poi tenere presente che la parte pubblica di questi incontri è generalmente minima rispetto alla parte privata, a ciò che cioè i leader si dicono in realtà dietro le quinte lontano dalle telecamere. In questo senso la famosa presa a pesci in faccia di Zelensky da parte di Trump a favore di telecamere fu un'eccezione notevole. Di solito le stoviglie i leader se le tirano in privato, non in pubblico.

Comunque sia, missione compiuta. Tutti contenti.

venerdì 21 marzo 2025

Tecniche consolidate


La tecnica è ormai rodata e consolidata e i risultati sono in genere garantiti. Si tira una bomba (metaforica, ovviamente) in Parlamento, si dà origine a una cercata e voluta bagarre, quindi si ricorre al vittimismo. Nello specifico il caso è quello ormai arcinoto del documento di Ventotene, in cui la premier non ha preso il testo per intero inquadrandolo nel contesto storico in cui fu scritto ma ha estrapolato ad arte alcune parti distorcendone il senso col solo obiettivo di dare vita al suo show.

C'è uno scopo alla base di tutta questa messinscena? Sì, creare un diversivo per tentare di nascondere le immense rogne all'interno della maggioranza sulla politica estera e anche la marea di problemi irrisolti e promesse mancate di questo governo, di cui cominciano ad accorgersi in tanti, compresi molti aficionados.

sabato 1 marzo 2025

L'arte del defilarsi

A parecchie ore dalla vile aggressione di Trump a Zelensky in mondovisione, una scena mai vista alle nostre latitudini e che rappresenta uno spartiacque nella storia, l'unica che non ha ancora preso una posizione chiara è la signora al governo. È rimasta così, un po' nell'ombra, un po' equivoca, con la paraculaggine tipica di chi non può schierarsi apertamente né con Zelensky, quindi con l'Europa, né con il gangster a capo dell'America. 

Che la signora Meloni in Europa non conti niente è cosa nota, dato che negli anni ha sempre detto tutto e il contrario di tutto, e probabilmente, conscia di questa sua irrilevanza, ha ritenuto non fosse grave non riuscire a dire una parola in difesa di Zelensky ma tentare di uscire un po' dal cul-de-sac con l'idea ridicola di un vertice "riparatore" USA-UE. Un'idea talmente ridicola che solo una premier ridicola poteva partorire.

martedì 11 febbraio 2025

Ammissioni

Il presidente del Consiglio di un governo minimamente serio si presenterebbe in televisione, magari da Vespa, ché lì non si corrono grossi rischi, e direbbe: Abbiamo messo in campo la sceneggiata dei centri per migranti in Albania quando sapevamo fin dall'inizio che sarebbero stati un buco nell'acqua. Sono costati un vagone di soldi pubblici che magari si sarebbero potuti spendere in maniera più proficua e per indorare la pillola vi abbiamo raccontato che tutta la sceneggiata avrebbe costituito un deterrente alle partenze.

(Come se un disperato che parte dalla Nigeria, attraversa il deserto - se riesce ad attraversarlo -, viene preso a legnate per uno o due anni in un lager libico e se sopravvive prova ad attraversare il Mediterraneo su una bagnarola di cartone, avesse timore di finire qualche giorno in Albania.)

Ecco - proseguirebbe il presidente del Consiglio di cui sopra - siccome non possiamo più nascondere il fallimento per non scavarci ancora di più la fossa del ridicolo da soli, sono costretto ad ammettere che il progetto è fallito. Mi spiace.

Naturalmente, aspettarsi una pubblica ammissione del genere da parte del presidente del Consiglio di questo governo è pura utopia. Si fa giusto per immaginare per un attimo di essere un paese normale guidato da un governo normale.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...