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sabato 4 luglio 2020

Acqua, plastica e ghiacciai


Mi è caduto l'occhio su questa pubblicità, stampata sul retro di una di quelle riviste usa e getta che è possibile trovare nelle sale d'aspetto del medico o della parrucchiera. Notate anche voi qualcosa che stride in questa immagine? Probabilmente sì, anche perché salta agli occhi abbastanza facilmente: la plastica delle bottiglie col ghiacciaio sullo sfondo.

Perché stridono questi due elementi? Perché la plastica (produzione, lavorazione, trasporto, smaltimento ecc.) genera il 17% delle emissioni di CO2 che ogni anno vengono rilasciate nell'atmosfera dalle attività umane. Nel 2015, ad esempio, i dati più recenti che ho trovato, l'utilizzo della plastica ha immesso nell'atmosfera 1,8 miliardi di tonnellate di CO2, cioè di anidride carbonica, il composto responsabile del progressivo riscaldamento della Terra (effetto serra) e del conseguente scioglimento dei ghiacchiai (solo una delle molteplici disastrose conseguenze di questa assurda deriva).

Gli scienziati, sulla base di calcoli e proiezioni correlati all'attuale velocità con cui si stanno sciogliendo i ghiacciai, hanno pronosticato che fra appena cento anni l'intero arco alpino che va dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia sarà completamente privo sia di nevi che di ghiacciai. E tutto questo col contributo determinante delle bottiglie di plastica che vedete qui sopra, che una subdola pubblicità definisce "Un dono della natura."

Ironico, no?

sabato 26 marzo 2022

Microplastiche (nel sangue)

Uno studio olandese ha per la prima volta dimostrato che le microplastiche possono essere assorbite dal sangue ed entrare in circolazione nel corpo umano. In particolare, nel sangue dei soggetti analizzati sono state trovate tracce di vari polimeri (le molecole di cui è costituita la plastica), la cui parte del leone la fa il famoso/famigerato Pet (polietilene teraftalato), ossia il costituente delle normali bottiglie di plastica. 

Ricordo una conferenza di qualche tempo fa di Telmo Pievani in cui il grande biologo documentava come le microplastiche, ossia le piccole parti di plastica inferiori a un terzo di millimetro, siano ormai da tempo presenti all'interno della maggior parte delle specie di pesci marini, e avvertiva che se non si modificherà il trend attuale, nel 2050 la massa totale della plastica presente nei mari avrà superato la massa totale di tutta la fauna ittica, giungendo alla conclusione che noi Sapiens siamo la prima specie di questo pianeta a cibarsi dei rifiuti che produce.

giovedì 28 ottobre 2021

Plastica

Ho letto in questi giorni un paio di articoli sul problema della plastica e del fatto che, probabilmente, se non si modifica il trend di utilizzo di questo derivato del petrolio, a breve il nostro pianeta ne sarà letteralmente sommerso, e noi con lui. Così, a sensazione, mi sembra che questo problema sia generalmente sottovalutato, come d'altra parte tendiamo sempre a sottovalutare le grandi questioni che pensiamo non ci riguardino personalmente. Diceva Telmo Pievani, in una sua conferenza di qualche tempo fa, che tenendo questi ritmi di utilizzo, entro il 2050 la massa totale della plastica presente nei mari avrà superato la massa totale di tutta la fauna ittica. In altre parole, ci sarà nei mari più plastica che pesce. I due articoli di cui parlavo sono qui e qui.

sabato 6 ottobre 2012

Plastica e partiti

Il cavaliere questa volta sembra non avere dubbi: vuole resettare tutto, cancellare il Pdl e ripartire da zero con facce e volti nuovi. Non sembra disposto a scherzare, questa volta - la goccia che ha fatto traboccare il vaso è ovviamente la vicenda Fiorito. Insomma, il catramato sembra proprio non voglia più saperne dei suoi colonnelli, tanto che oggi Il Giornale riporta pari pari il suo sfogo: "fatico a sopportarli, quando vengono a casa mia mi viene voglia di andarmene".

Poveraccio, che pena, ma del resto come dargli torto? Provate voi ad avere a che fare con gente come Cicchitto, Gasparri, La Russa, Frattini, Lupi e compagnia bella ("bella" si fa per dire, ovviamente). Provate voi ad avere questa gente tra i piedi per anni e anni. Provate voi a organizzare summit di partito, la sera, con personaggi simili.
"Chi viene stasera alla riunione?"
"Ah, i soliti: Gasparri, Cicchitto..."
Da incubo! Quasi quasi capisco che il poveretto abbia deciso di rifugiarasi nel bunga-bunga.

Il problema è che i colonnelli non l'hanno mica presa bene. Il teleimbonitore, scrive sempre Il Giornale, vorrebbe fare piazza pulita di questi: "fuori i politici e dentro società civile e imprenditori". E quindi si è ovviamente scatenato il panico, perché a parole sono tutti favorevoli al rinnovamento, purché ovviamente si cominci dal compagno di banco. Tutta questa commedia ricorda un po' quando B. tentò, dopo quella specie di accordo-farsa con Sarkò - era il periodo in cui ancora andavano d'amore e d'accordo - di rilanciare il nucleare in Italia. A parole tutti erano d'accordo, finché si capì che si trattava di un assenso all'insegna del "not in my garden". Insomma, il nucleare andava bene purché le centrali se le prendessero le regioni vicine, come se fosse cambiato qualcosa in caso di disastro. Vabbé.

Ecco, siamo più o meno a questo punto: rinnovamento del partito va bene, ma io la mia poltrona col cazzo che la mollo: si cominci pure da qualcun altro. Qui le dietrologie si sprecano. Si racconta ad esempio di "un vorticoso giro di telefonate tra i big di via dell'Umiltà". (piccola nota a margine: non ho mai capito come faccia un partito di megalomani fondato da un megalomane ad avere la sua sede in via dell'Umiltà. Boh.) Telefonate con le quali i colonnelli cercano di tranquillizzarsi a vicenda. Già mi immagino il tenore. Qualcosa tipo:
"oh, ma hai sentito che il capo vuole segarci tutti? E adesso che si fa?"
"Ma no, dài, vedrai che si tratta solo di tatticismi, in fondo potrebbe ancora avere bisogno di noi in parlamento."
"Può darsi, però ancora mica ha smentito."

E in effetti, ancora, di smentite neanche l'ombra. Insomma, questa volta il catramato sembra deciso ad andare avanti nella sua opera di pulizia. Ovviamente, se ci pensate, il malumore dei colonnelli è giustificato e giustificabile, almeno dal loro punto di vista. Anche perché non stiamo parlando di parlamentari eletti, ma di yes-men nominati direttamente da lui e scelti tra i più fedeli alla causa. Gente che è stata disposta ad andare in tv a coprirsi di ridicolo pur di assecondare le "battaglie" del capo; gente che non ha esitato a mettere ai voti, in parlamento, il fatto che B. fosse convinto che Ruby era davvero la nipote di Mubarak, esponendoci così al ludibrio planetario; gente che non ha esitato a raccontare, sui giornali, le più invereconde balle, a falsificare pure i dati nudi e crudi quando si trattava di avallare porcate come il bavaglio, le intercettazioni, i processi brevi, lunghi, medi, le prescrizioni altrettanto, i lodi Alfano e tutta quella serie di leggi e leggiucole che avevano lo scopo unico di salvare le chiappe al capo.

Però Berlusconi fa bene, lo dice pure il vispo Sallusti, quello delle dimissioni-farsa dal Giornale rientrate il giorno dopo: "Fuori i mercanti, i Batman e chi non ci azzecca. Questo è ovvio. Ma soprattutto si torni al partito di plastica, leggero, unito, motivato". Si torni al partito di plastica? Ma come? Ma se la maggiore e più diffusa critica al Pdl, in tutti questi anni, è stata proprio quella di essere un partito di plastica! Un partito finto, un giocattolo in mano al teleimbonitore e da lui utilizzato solo per farsi i comodacci suoi. E adesso che B. è stanco del suo giocattolino e vorrebbe liberarsene, Sallusti lo implora di tornare a quello. Non dimetterti, zio Tibia, non dimetterti, rimani pure alla guida del Giornale. Quello è il tuo posto. E pazienza, pazienza se il grande Indro, ancora per qualche anno, continuerà a rivoltarsi nella tomba.

lunedì 18 giugno 2007

Un esercito di maiali vola verso oriente

La recente questione - che sta tenendo banco parecchio in rete in questi giorni - della inutile crociata lanciata da Epolis per tentare di censurare un sito tedesco inneggiante al partito dei pedofili - che in realtà, oltre a non raggiungere il suo scopo ha contribuito a dargli ancora più visibilità -, è uno di quei moltissimi casi in cui pensando di agire nel giusto, si rischia in realtà di ottenere l'effetto opposto a quello cercato e di distogliere l'attenzione da quello che è il nocciolo del problema.

Sia ben chiaro, a me sta benissimo che un sito con palesi contenuti (immagini comprese) di questo tipo venga oscurato: solo che è inutile. Il caso di Epolis, poi, è ancora più controverso, in quanto il sito in questione non è palesemente pedofilo, né contiene al suo interno immagini o contenuti che possano automaticamente far pensare alla pedofilia intesa nel senso "classico".

Le mie figlie fino a qualche anno fa giocavano con una specie di coperta di plastica verde alimentata a batteria, dalla quale, dai vari buchi presenti sulla superficie, usciva - mi pare - una specie di fungo di plastica che andava colpito con un piccolo martelletto per farlo rientrare nel proprio buco. Una volta chiuso un buco lui rispuntava da un altro e così via. Era questione di velocità e riflessi. La questione del tentativo di oscuramento del sito di cui parlavo prima mi pare per analogia come quel gioco. In internet esistono circa 4.000.000 di pagine web che in modo più o meno esplicito e a vari livelli fanno riferimento a contenuti pedo-pornografici. Ha senso quindi oscurare un sito solo?

Ma non è di questo in particolare che volevo parlare (se non altro perché non avrei niente di nuovo da aggiungere al fiume di parole scritte al riguardo su ogni sito in questi giorni), quanto, come dicevo prima, al fatto che episodi come questi rischiano di sviare l'attenzione dal vero nocciolo del problema: e cioè che la pedofilia è un problema che non riguarda solo internet. Anzi. Dati alla mano, infatti, è ormai assodato che la maggior parte delle atrocità di questo tipo avviene fuori da internet, nel mondo reale, spesso addirittura in ambito familiare.

Quindi, va bene cercare di contrastare il più possibile il fenomeno anche in rete, ma facendolo in modo serio e con cognizione di causa assieme ad un minimo di conoscenza delle dinamiche della rete, non oscurando un sito per due giorni finché non viene ospitato su un altro server diventando nuovamente visibile. Infatti, mentre leggiamo su La Stampa che il ministro Gentiloni - in vena di caccia alle streghe su internet - si felicita con la Polizia Postale per l'oscuramento del sito (sito che sarà nuovamente visibile dall'Italia due giorni dopo e che comunque è parzialmente sempre rimasto conservato nella cache di Google), i pedofili, quelli veri, continuano tranquillamente nella loro aberrante attività, online e fuori.

A tal proposito, sempre La Stampa pubblica oggi un articolo sull'argomento dal quale veniamo a sapere che l'equivalente di una città italiana di 80.000 abitanti, ogni anno prende il suo bell'aereo e si reca in America Latina o nel sudest asiatico a comprare per pochi euro bambini per i propri capricci sessuali. Ovviamente senza nessun bisogno di internet: è sufficiente l'aereo. Tra questi la "crema" della nostra società: padri di famiglia con figli (ovviamente non al seguito), imprenditori, medici, architetti, insegnanti, ecc.

L'articolo de La Stampa fa riferimento a una conferenza, che si è tenuta a Milano giovedì scorso, in cui Daniela Bernacchi, direttore generale di Intervita, ha fatto un pò il (triste) resoconto di uno studio svolto dall'associazione sul tema dello sfruttamento sessuale infantile nel mondo: "Vite Invisibili". I dettagli non li sto a riportare, se volete li trovate nella pagina che ho linkato.

Rimane il fatto difficilmente contestabile che purtroppo la pedofilia, pur servendosi ampiamente della rete per "organizzarsi" (siti, chat line, ecc...) è un fenomeno che affonda le sue radici nella vita reale: ed è lì, maggiormente, che va combattuto. Cominciando ad esempio a stare alle costole di questi 80.000 signori, mandando la polizia in quelle imprese che con la scusa del turismo offrono in realtà veri e propri tour sessuali.

Oscurare un sito (per quanto, ripeto, giusto sia), di fronte a queste situazioni ha la stessa valenza che chiudere un foro in uno scolapasta.

sabato 1 luglio 2017

Quand'ero ragazzino



Quand'ero ragazzino era molto in voga un gioco composto - vado a memoria - da un specie di tappeto verde di plastica morbida con dei buchi. Il tappeto era di un certo spessore e dai buchi, attraverso un meccanismo a molla, spuntavano delle teste di personaggi (o erano animali? Boh!) che il giocatore doveva ricacciare nelle rispettive cavità utilizzando un martelletto di plastica, dalla forma simile a quello di legno utilizzato dai giudici nelle aule di tribunale. Il gioco era naturalmente complicato dal fatto che ogni volta che si colpiva una testa ne spuntava un'altra da un'altra parte, all'infinito, e finiva praticamente solo quando si fosse stancato il giocatore.
E niente, questo vecchio passatempo mi è tornato in mente oggi.

sabato 21 gennaio 2017

L'artista dal cappotto scuro

L'uomo infilò il coltello sporco di sangue in un sacchetto di plastica nero. L'aveva portato con sé proprio per quel motivo: nascondere l'arma del delitto mettendola al riparo da sguardi indiscreti per poi liberarsene una volta uscito dal palazzo. Si incamminò verso l'uscita dell'appartamento, afferrò la maniglia della porta e la aprì. Si girò un attimo per concedersi di gettare un ultimo sguardo alla ragazza distesa a terra in un lago di sangue, come un pittore che si fermi a contemplare la sua opera una volta ultimata. Anche lui, a suo modo, era un pittore, un artista. Era un artista della morte. Chiuse la porta dietro di sé e si incamminò nel lungo corridoio che portava alla tromba delle scale. Su quel corridoio si affacciavano altre porte, altri appartamenti. Dietro ad alcune di queste porte c'era silenzio, dietro ad altre si udivano voci; dall'interno dell'ultimo appartamento arrivava la voce soffusa di una annunciatrice - forse veniva da una radio, forse da una tv - che annunciava pioggia in serata e durante la notte. L'uomo scese velocemente le scale, il sacchetto col coltello nascosto nella parte interna del cappotto scuro, arrivò alla porta, la aprì. Una volta sulla strada, si tolse velocemente i guanti, quelli che aveva indossato per non lasciare impronte mentre eseguiva la sua opera, li gettò in un cestino dell'immondizia che trovò sul suo cammino, sotto i portici del centro storico. Andando ancora più avanti si imbatté in un cassonetto. Si fermò. Si guardò attorno per assicurarsi che nessuno badasse a lui. Lo aprì e vi gettò dentro il sacchetto nero di plastica con al suo interno il coltello. Poi se ne andò.
"Scusi, lei, sa mica dirmi che ore sono?" gli chiese l'anziana signora appena arrivata, trafelata, sotto la pensilina. Aveva due borse della spesa in mano che appoggiò per terra mentre riprendeva fiato. "Aspetta anche lei il 126?" La seconda domanda della donna con le borse della spesa all'uomo dal cappotto scuro ottenne la stessa risposta della prima: silenzio. La donna ristette. Pensò alla maleducazione di quell'uomo e provò un moto di rabbia. Poi decise di tornare alla carica ancora. "Sa, io prendo l'autobus a questa fermata tutti i giorni ma mi pare di non averla mai vista. È nuovo di queste parti?" Silenzio. Quando la donna stava per rinunciare definitivamente, l'uomo dal cappotto scuro lentamente si girò, impassibile, la squadrò, incrociò i suoi occhi, poi disse: "Sì, sono nuovo." L'anziana donna rimase turbata dall'espressione impassibile e fredda dell'uomo, e anche dalla freddezza della risposta, ma nonostante questo azzardò, pur con una notevole dose di titubanza, un'altra domanda: "Che mestiere fa, se non sono indiscreta? Sa, così, a prima vista, mi dà l'idea di un poliziotto in borghese o qualcosa di simile..." L'uomo dal cappotto scuro accennò a qualcosa che assomigliava a un sorriso, si prese un po' di tempo poi rispose: "Non sono un poliziotto, sono un artista, un pittore." La donna ebbe un moto di meravigliata sorpresa. "Davvero? E cosa dipinge di solito?" L'uomo ghignò. "Amo le nature morte." La donna rabbrividì, brividi che lentamente si trasformarono in paura, una paura di cui lei non riusciva a stabilire la causa.
Arrivò il 126. Il conducente aprì le porte, la donna raccolse le sue borse della spesa e si affrettò a salire a bordo. L'uomo dal cappotto scuro rimase immobile. Il conducente chiuse le porte e si avviò. "Che strano tipo, quello che era vicino a lei sotto la pensilina," disse il conducente dell'autobus rivolgendosi alla signora con le borse della spesa. "Stranissimo," rispose lei, "direi quasi inquietante. Mi ha detto che è nuovo di queste parti, è un artista, un pittore, dipinge nature morte." Il conducente del bus stava per rispondere ma restò zitto e alzò il volume della radio, da cui stavano dando la notizia di una ragazza ritrovata morta in un appartamento lì della zona. La ragazza era stata uccisa con una decina di coltellate. Sulla parete bianca della stanza in cui era adagiato il corpo, qualcuno aveva disegnato con un tratto nero lo schizzo di una natura morta.

venerdì 12 dicembre 2025

Plastica e cervello

Nel corso del tempo ho scritto parecchi post sul problema della plastica che soffoca il nostro pianeta e soffoca noi. Ne aggiungo un altro, anche se non servirà a niente, solo per segnalare questo breve intervento con cui Telmo Pievani riassume gli ultimi studi appena pubblicati sulle maggiori riviste scientifiche al mondo. In questi lavori si evidenzia come le microplastiche e soprattutto le nanoplastiche facciano ormai parte del nostro organismo, cervello compreso. Ebbene sì: le parti più piccole delle microplastiche presenti nell'ambiente, e ormai entrate nel ciclo alimentare di noi esseri umani, riescono a superare la barriera emato-encefalica e si depositano nel nostro cervello.

Un biologo di cui non ricordo il nome disse tempo fa che Homo Sapiens è la prima specie apparsa sul pianeta a cibarsi dei rifiuti che produce. Ed è sempre la stessa specie che poi strilla all'abuso perché qualcuno, appiccicando i tappi alla bottiglie, tenta di fare qualcosa.


martedì 28 ottobre 2014

(...)

Lascio Francesca a scuola di danza e faccio per ripartire, quando mi sento bussare al vetro. È un uomo con una borsa di plastica, tipo quelle della spesa. Abbasso il finestrino.
"Scusa, vai in su?"
"Sì."
"Non è che mi daresti uno strappo fino a Vergiano?"
Lo squadro un po', mi sembra un tipo a posto, lo faccio salire. Si siede e mi ringrazia.
"Come va il lavoro?" mi chiede.
"Non mi lamento" rispondo. "Tu che lavoro fai?" chiedo io.
"Ho sempre fatto il muratore, ma adesso non c'è più lavoro. L'ultima volta ho lavorato quattro mesi: maggio, giugno, luglio e agosto. Mi hanno pagato solo i primi due, poi basta."
Mi mostra la borsa di plastica. "Fortunatamente qui alla Caritas mi danno qualcosa da mangiare, altrimenti sarebbe nera."
Lo guardo: è sulla cinquantina, molte rughe, mani grosse, tipo contadino. Vorrei dirgli qualcosa, ma che cazzo gli dico? Il viaggio è breve, da Spadarolo a Vergiano sono 5 minuti di macchina. Prima di arrivare al posto dove mi ha chiesto di lasciarlo fa in tempo a dirmi che domattina ha un colloquio di lavoro e che spera vada bene, anche se non ha molta fiducia. Scende, mi ringrazia del passaggio e mi saluta. Contraccambio il saluto e gli lascio un in bocca al lupo per il colloquio di domattina. Se ne va con la sua borsa, con dentro un paio di pacchi di pasta.
C'è un sacco di gente che è nella merda, sapete? E non come modo di dire. È nella merda per davvero. E quando ti ci imbatti, non ci resti bene. Non ci resti bene per niente.
Spero che quel colloquio gli vada bene, domattina.

lunedì 14 ottobre 2019

Bottiglie e tovaglioli

Ricordo che, da bambino, a pranzo e a cena mia madre metteva sulla tavola una caraffa riempita con l'acqua del rubinetto della cucina. A volte comprava, qui al negozio di fianco a casa, anche l'acqua minerale, che il negoziante vendeva in bottiglie rigorosamente di vetro. Se poi, una volta consumata l'acqua, si riportavano al negozio le bottiglie vuote, invece di gettarle nella spazzatura, il negoziante restituiva qualche lira, il famoso vuoto a rendere.

Naturalmente le bottiglie di vetro venivano poi riutilizzate dalla ditta che imbottigliava l'acqua minerale e il ciclo si perpetuava. Discorso analogo per il vino in bottiglia che beveva mio padre (il Tavernello nel tetrapack sarebbe arrivato molto ma molto dopo). Anche i tovaglioli in tavola erano di stoffa, spesso abbinati alla tovaglia, e si riutilizzavano per più giorni. Poi andavano in lavatrice assieme alla tovaglia, mentre ora si disboscano foreste per pulirsi la bocca dai residui di ragù.

Mi è venuta in mente questa cosa ieri sera mentre gettavo l'immondizia. Il cassonetto giallo per la raccolta della plastica era strapieno e qualcuno aveva già cominciato a lasciare bottiglie e contenitori vari all'esterno. Chissà, forse una volta c'era più attenzione a queste cose, magari ci si teneva di più, c'era una maggiore etica di natura, poi è arrivata la plastica e ha seppellito tutto.

giovedì 19 marzo 2009

Perché tutto questo casino sulle parole del Papa?

Non so se qualcuno è rimasto meravigliato, ieri, dai titoloni dei giornali dedicati all'uscita del Papa sulla questione dei profilattici ("non si può superare [l'epidemia di aids, nda] con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi"). Io no, per niente. Scusate, ma secondo voi cosa avrebbe dovuto dire? Non è mica una novità che la chiesa condanni da sempre l'uso dei preservativi.

Non sono stupito perché ormai di tutto ciò che dice e che propaganda la chiesa non mi stupisce più niente. E come potrebbe essere diversamente, dopo che abbiamo assistito al suo rifiuto di sottoscrivere il documento internazionale che depenalizzava nel mondo il terribile "reato" di omosessualità, oppure dopo le prese di posizione nei confronti del padre di Eluana?

Semplicemente, com'è ormai ampiamente assodato, la chiesa vive su un altro pianeta; il mondo va in una direzione e lei in un'altra. Il problema è che pur andando per la sua strada continua a rompere le scatole anche a chi non vuole averci niente a che fare. Quella frase sui preservativi, in particolare, è un insulto a tutti quelli che sono costantemente in prima linea per cercare di mettere un freno al dilagare di questo flagello, che specie nel continente africano ha raggiunto livelli da apocalisse.

Checché ne dica il Papa, infatti, è unanimemente concordato da tutti gli operatori sanitari del mondo che il profilattico è allo stato attuale uno dei rimedi più efficaci nel contrastare l'aids. Compare nell'ABC Aproach, un programma di lotta all'Aids sottoscritto ad esempio dagli Stati Uniti, e anche l'UNAIDS, la maggiore organizzazione per la lotta all'aids che fa capo all'ONU, mette il profilattico tra i maggiori deterrenti alla diffusione della malattia.

Ecco perché le parole irresponsabili del Papa (e in particolare quel "anzi aumentano i problemi") rappresentano semplicemente un affronto a chi si spende ogni giorno per cercare di combattere l'espandersi della malattia; e infatti tra quelli che in misura maggiore si sono risentiti delle sue parole, oltre ai governi Francese e Tedesco, c'è Michel Kazatchkine, il direttore esecutivo del Fondo mondiale per la lotta contro l'Aids, che ha definito semplicemente incredibili queste dichiarazioni, che a suo avviso equivalgono alla negazione dell'epidemia.

Questa è la chiesa oggi. E, da un certo punto di vista, spero che Ratzinger o chi per lui continuino a fare dichiarazioni tipo questa. Saranno così sempre di più le persone che apriranno gli occhi e se ne allontaneranno.

“Non usatelo, Dio non vuole”. Dio? Quanto vale quel dio e quanto valgono le parole di papa Ratzinger contro l’uso dei preservativi? Mille morti? Diecimila? E quanti futuri ammalati nel mattatoio Africa, un milione? Dieci milioni?
Ma in quale orribile Dio crede questo papa tedesco? Un Dio capace di barattare l’uso di un sacchetto di plastica (il terribile “preservativo”) con la sofferenza di donne, uomini, bambini disidratati dal male, uccisi lentamente, notte dopo notte, mese dopo mese, nei tuguri e nei cronicari, tra la polvere dei villaggi?

Il solo dio capace di tanta vanitosa crudeltà è l’uomo. Peggio ancora se bianco. E ricco. E padrone delle vite altrui. E servilmente servito, nutrito, riscaldato. E talmente tormentato dall’ossessione sessuale, di maschio padrone dei mostri notturni, da attribuirla alla propria proiezione celeste, come se da quella siderale distanza, un qualunque dio si chinasse a controllare, oltre ai sentimenti di uomini e donne, anche le tecniche dell’amore, le posizioni, le intenzioni, frugando tra le lenzuola fino all’ultima verifica, al confine tra i sommersi e i salvati: il lattice del preservativo.

E’ lo stesso dio dis/umano che permette la fame, la guerra, la malattia. L’infelicità dei nati storpi. Le multiple ignoranze e crudeltà che consentono di lapidare una donna, riabilitare un tale Williamson, il vescovo che se ne frega dell’Olocausto, e poi naturalmente di fulminare gli omosessuali, sterminare i miscredenti, bruciare, imprigionare, distruggere. Ma che trova sempre il tempo - tra le fiamme del mondo, quando viene sera - di scendere tra noi, controllare quel pezzetto di plastica (“guai a voi”), sfilarlo, e poi godersi le conseguenze, declinate in milioni di pianti e vite.

(Pino Corrias su voglioscendere.it)

sabato 31 ottobre 2015

Il terribile gender si manifesta a Massa Carrara

Una coppia di genitori toglie la loro figlia da una scuola primaria di Massa Carrara. Motivo? La presenza, a loro dire, del terribile gender, una bufala ormai conclamata ma ancora capace di terrorizzare schiere di genitori (non tutti, ovviamente, solo quelli maggiormente refrattari all'uso del normale raziocinio e capacità di discernimento propri di ogni persona, come ad esempio molti cattolici). La bimba è stata quindi tolta da quella scuola primaria e affidata a una scuola paritaria cattolica. Ma come si manifestava in quella scuola il terribile gender? Sotto quali sembianze si celava il terribile mostro? Era nascosto niente di meno che tra le pieghe del famoso progetto Liber* Tutt*, patrocinato dal Ministero delle Pari Opportunità con lo scopo di inculcare nei bambini i primi anticorpi contro le discriminazioni. In particolare, sotto accusa sono finite due fiabe, una in cui si racconta di una principessa che salva un principe rinchiuso in una torre e l'altra in cui si racconta di un bambino che gioca con le bambole. È una cosa terribile, non trovate anche voi? Bene, allora vi racconto una storia.
Quando ero bambino, età delle elementari o giù di lì, i miei genitori gestivano durante il periodo estivo una piccola pensione a conduzione familiare a Viserbella, sul mare. Questa pensione confinava con un'altra e il confine era delimitato da una rete. Ebbene, io passavo gran parte delle mie giornate a giocare con la figlia dei titolari della pensione vicina. Spesso i miei non volevano che andassi di là da lei e allora ci mettevamo a giocare attaccati alla rete. Sapete qual era il nostro gioco preferito? Le torte! Immaginavamo di essere due massaie in cucina che preparavano delle torte. E le preparavamo davvero, utilizzando i sottovasi in plastica dei vasi dei fiori come padelle e riempiendoli con la sabbia bagnata. Per decorare queste torte usavamo i rametti strappati a una siepe lì vicino. Poi immaginavamo di metterle in forno a cuocere e, ultimata la cottura, ce le passavamo sollevando la rete quel tanto necessario a consentirne il passaggio. Era un gioco da maschi? Era un gioco da femmine? Sapete la verità? Non ce n'è mai fregato assolutamente niente, né a noi né ai nostri genitori. Noi pensavamo a divertirci e a inventare nuovi giochi e quel problema non ce lo siamo mai posto.
Per quanto riguarda la questione delle bambole, io non ci ho mai giocato da piccolo, ma non per chissà quale motivo, semplicemente perché ho un fratello. Se invece che un fratello avessi avuto una sorella, i miei genitori le avrebbero comprato delle bambole e io sicuramente ci avrei giocato, così come mia sorella avrebbe giocato coi miei camioncini e le mie macchinine, come del resto capita in tutte le famiglie con due o più figli dal sesso differente. È la cosa più normale del mondo, ed è solo nella mente bacata di genitori poveri di intelletto (sì, Adinolfi, dico anche a te!) che può nascere l'idea che tutto ciò possa rappresentare un pericolo per i bambini, tanto da toglierli da una scuola.
Sapete qual è il vero pericolo a cui vanno incontro i bambini, oggi? L'ottusità e l'ignoranza dei grandi spacciate da senso di protezione dei figli da pericoli immaginari; e lì, purtroppo, c'è ben poco da fare.

domenica 22 gennaio 2012

Alabarda spaziale


Difficile scegliere, ma penso che l'immagine più divertente della manifestazione leghista a Milano, in corso in questi minuti, sia Borghezio che agita una alabarda celtica di plastica.
Poi, però, la fase divertente passa, specie quando si pensa che questa gente è stata al governo dell'Italia per 10 anni e tutto quello che è riuscita a portare a casa è un trilocale a Monza, come scriveva un po' di tempo fa il buon Gilioli sul suo blog.

(fonte immagine: repubblica.it)

venerdì 27 settembre 2024

100 euro (ideologici)

L'elargizione del bonus natalizio (ma la Meloni non aveva detto giusto qualche giorno fa che questo non è il governo dei bonus?) di 100 euro ai lavoratori dipendenti sposati e con almeno un figlio a carico è la dimostrazione plastica, l'ennesima, che il faro che orienta l'agire di questo governo è esclusivamente l'ideologia.

Se infatti si elargisce un aiuto economico non in base all'effettiva necessità dei potenziali beneficiari ma in base al tipo di famiglia, è evidente che si mette in campo una misura dalla forte impronta ideologica. Se si volesse effettivamente aiutare chi ha bisogno si guarderebbero i redditi, stop, non la composizione familiare. 

Tra l'altro non si capisce quale sarebbe, ideologia a parte, l'intento che si vuole perseguire: un incentivo alle coppie a sposarsi e regolarizzarsi? Dài, non scherziamo, su. Se chi ha partorito questa misura l'ha veramente fatto con questo scopo significa che è un cretino.

Ci sarebbe anche da aggiungere che una cosa di questo genere contraddice palesemente tutti i bei discorsi sul dramma della denatalità, i pressanti (e stucchevoli) inviti a fare figli ecc. I figli di una famiglia differente da quella canonica (padre e madre possibilmente sposati in chiesa e con prole) hanno una minore dignità degli altri tanto da non meritare l'aiuto economico? Abbiamo quindi figli di serie A e di serie B?

Evidentemente, sì.

domenica 2 novembre 2014

Il mio 2 novembre

Quando ero bambino, il 2 novembre i miei genitori mi portavano al cimitero di Santarcangelo. Io sbuffavo, soffiavo, non ne avevo voglia, ma mi toccava. All'entrata c'era, immancabile, il banchetto con la suora che prendeva i soldi per le offerte, e anche quello del tizio che vendeva i ceri votivi. I venditori di fiori erano invece molto più avanti: avevano - credo ce l'abbiano ancora - un negozio intero sul viale d'ingresso, quello costeggiato dai cipressi. E poi c'era la fontanella col rubinetto; lì le pie donnine riempivano i contenitori di plastica di acqua fresca dopo aver gettato quella vecchia, ché i fiori sennò si appassivano troppo presto.
Tutti andavano ai cimiteri quel giorno lì: parcheggi pieni, vigili sulla via Emilia per regolare il traffico, ressa all'entrata e all'uscita, c'era più gente a spasso tra le tombe del cimitero che tra le banchette del mercato del venerdì in piazza Ganganelli.
Si faceva il giro dei loculi dove riposavano i parenti, poi di quelli dei conoscenti, e ogni volta mi dovevo sorbire le spiegazioni su chi fossero i poveracci dietro quelle foto grigie coi bordi ingialliti dal tempo. "Questo era lo zio del nonno, ma tu sei troppo piccolo, non l'hai conosciuto; questa era la nonna di tuo cugino di Gambettola, ma è morta prima che tu nascessi, non puoi conoscerla" e via di questo passo. Ricordo che tra me e me pensavo: ma se non li conosco, che cavolo mi hanno portato a fare qui?
Il campionario umano all'interno del cimitero era il più variegato mai visto al mondo: dalla nonnina tutta vestita di nero che sgranava la sua corona come se non ci fosse un domani - e infatti, guardandola, non sembrava averne davanti ancora molti - agli uomini con la sigaretta che parlavano tra loro di calcio o macchine. Terminato l'annuale, macabro giro turistico, ci si avviava verso l'uscita. Finalmente era finita. Segno di croce e via, verso la macchina, tutti contenti per non aver mancato l'annuale appuntamento con l'ossequio ai morti, i quali, chissà, magari erano pure contenti, ma sono più propenso a credere che non gliene sia mai fregato niente del nostro giro turistico.

venerdì 29 agosto 2025

Come cambia la (velocità della) musica

Ci sono alcuni studi, allo stesso tempo interessanti e tristi, che mostrano come è cambiata la fruizione della musica con l'avvento e l'affermazione delle piattaforme digitali. Da questi studi si evince come oggi la durata media di ascolto di un brano virale su TikTok, da parte di un pre-adolescente, sia all'incirca di 20 secondi, media che sale a 2,50 minuti su Spotify. Questo spinge le case discografiche a promuovere maggiormente i brani strutturati in modo da poter catturare l'attenzione di chi ascolta nel più breve tempo possibile, il che significa brani privi di introduzioni elaborate. Si va subito alla melodia principale, che deve essere il più possibile accattivante, pena l'abbandono dell'ascolto da parte del pre-adolescente in favore del brano successivo.

Si ripete nella musica, insomma, il meccanismo della velocità e della parcellizzazione dell'attenzione che contraddistinguono la società di oggi in ogni ambito: si leggono i titolo degli articoli e si passa oltre, si interagisce sui social senza approfondire, ci si lascia affascinare dagli slogan spesso privi di ragionamento retrostante, si studia sant'Agostino facendoselo riassumere da ChatGPT. E non si leggono ovviamente libri, perché i due requisiti principali per poter leggere sono l'attenzione e la lentezza. Tutto è veloce, immediato, ma superficiale.

Adesso siamo arrivati anche alla musica. I servizi di streaming digitale negli ultimi anni hanno contribuito moltissimo a questo infausto cambiamento. I giovanissimi di oggi spesso non conoscono né il titolo né l'autore di ciò che ascoltano, ma cantano e condividono (e poi abbandonano) il tormentone del momento nella stessa maniera in cui si getta il contenitore di un hamburger da McDonald.  

I vecchi dinosauri come lo scrivente provano ovviamente malinconia e tristezza nell'assistere a questo cambiamento antropologico nella società. Ricordo ancora i primi vinili comprati da ragazzo, le musicassette magnetiche, poi i rivoluzionari (all'epoca) compact disk. L'acquisto di un 33 giri era un vero e proprio rituale. C'era trepidazione, attesa. Una volta acquistato si correva a casa, si toglieva il sottilissimo velo di plastica trasparente, si posizionava con cura e attenzione il disco sul piatto e si faceva partire il giradischi. Si ascoltavano e riascoltavano poi le varie tracce del 33 giri con religiosa attenzione, mentre contemporaneamente si leggevano i testi stampati sul retro della copertina del disco. L'ascolto di un disco di un cantautore era quasi un rito sacrale, non l'equivalente del consumo di un hamburger.

domenica 27 dicembre 2009

Allarmi terrorismo posticci

Per questa volta è andata bene: la prontezza di spirito dell'equipaggio e di alcuni passeggeri (e soprattutto la cilecca dell'esplosivo) ha evitato che a quest'ora si stesse qui a piangere chissà quanti morti. Mi riferisco al fallito attentato terroristico ad opera di Umar Faruk Abdulmutallab, 23 anni, nigeriano, rimasto ustionato nel tentativo di innescare l'esplosivo sull'aereo, che aveva intenzione di far esplodere il volo Amsterdam-Detroit poco prima dell'atterraggio.

A mio avviso sono almeno due gli elementi curiosi in tutta la vicenda. Il primo è che l'attentatore, per sua ammissione affiliato ad AlQaeda, è riuscito a passare i controlli aureoportuali all'imbarco nascondendo l'esplosivo nelle mutande. Scrive l'Ansa:

Il giovane incriminato aveva confessato agli inquirenti di avere trascorso un mese in un campo di addestramento di Al Qaida nello Yemen dove ha ricevuto dalla organizzazione terrorista un paio di mutande con due tasche segrete.

Nella prima era stato nascosto un pacchetto di plastica contenente circa 80 grammi di PETN (una sostanza simile alla nitroglicerina) e nell'altra una siringa con una sostanza chimica da usare come detonatore del potente esplosivo. Le due tasche erano state cucite nell'area dei testicoli per rendere improbabile una perquisizione manuale in tale aerea. Ma qualcosa non ha funzionato. Quando il nigeriano a bordo del volo diretto da Amsterdam a Detroit ha tentato di far esplodere l'ordigno, si sono sprigionate solo fiamme e fumo. L'attentatore è stato immediatamente bloccato da alcuni passeggeri e da alcuni membri dell'equipaggio che hanno anche rapidamente soffocato le fiamme usando coperte ed estintori.

Il secondo elemento è che, già nelle ore successive al fallito attentato, sono state attivate tutte una serie di restrizioni verso i voli per gli USA insieme ad un'intensificazione dei controlli in tutti gli aereoporti collegati. Misure importanti, certo, ma evidentemente tardive. In questo caso, dicevo, è andata bene, ma se l'attentato fosse andato in porto? Oltretutto, almeno a quanto risulta, il signore in questione non era uno sconosciuto, e nonostante questo non era inserito nella "no-fly list". Scrive il Corriere:

L’attentatore era su un elenco di possibili terroristi, come mai non è stato individuato alla partenza? Gli americani hanno sostenuto che non c’erano sufficienti informazioni per inserirlo nella “no fly list” che prevede un respingimento al momento del check in. Abdulmutallab era nel database Tide che contiene 500 mila nomi. Di questi meno di 4 mila finiscono nella “no fly list” e 14 mila sono soggetti ad un controllo supplementare obbligatorio al momento dell’imbarco.

Insomma, restrizioni e aumento dei controlli adesso va bene, ma forse, volendo essere un po' pignoli, non si poteva fare qualcosa prima?

sabato 10 dicembre 2016

Amazon vs PayPal

Non si è mai troppo vecchi per imparare qualcosa. Io, ad esempio, alla veneranda età di 46 anni ho scoperto che Amazon non accetta pagamenti tramite conto online di PayPal, a meno che non ci si doti di una prepagata da associare al conto; denaro di plastica, insomma. All'origine di tutto ciò sembra ci sia una storia di concorrenza tra le due aziende, o almeno così ci raccontano.
Sia come sia, il sunto di tutta la faccenda è che uno dei più grandi internet store del mondo si rifiuta di accettare denaro da uno dei maggiori portali che consentono di fare acquisti online. Fine della storia.

sabato 6 settembre 2014

Napoli, ma anche altrove


Il mio primo motorino, un Ciao PX nero che conservo ancora nel garage, me lo regalò mio padre a 14 anni. Fin da subito, nonostante all'epoca non fosse neppure previsto per legge, mi obbligò a indossare il casco. Io sbuffavo, mi chiedevo come mai dovessi indossarlo quando tutti gli altri andavano in giro tranquillamente senza che nessuno li obbligasse a sottostare a quella tortura. Sopra il parafango posteriore c'era un piccolo alloggio di plastica; lì dentro erano sistemati il libretto di circolazione e il tagliando dell'assicurazione, in caso mi avessero fermato per controlli, cosa che capitò più volte. Non c'erano storie: se volevo usare il motorino le regole erano quelle, altrimenti a piedi (o in bicicletta).
Non ho raccontato questo con l'intento di imbastire paragoni da cui desumere che qua si sia migliori di là, intendiamoci, ma è un dato di fatto che in alcune zone del nostro paese la cultura del rispetto delle regole è più marcata e presa in considerazione che in altre. Questo ovviamente non significa che episodi simili a quello successo a Napoli non accadano anche altrove.
Chi ha buona memoria, ricorderà ad esempio il caso di Ivan Liggi, il poliziotto che alcuni fa, qui a Rimini, uccise un ragazzo che con la sua A112 non si fermò all'alt della volante. Quindi, disgrazie di questo genere è destino che capitino, indipendentemente dal contesto sociale in cui si verificano. Poi, certo, credo sia innegabile che alcuni contesti le favoriscano in maniera maggiore.

venerdì 26 giugno 2020

Una lettera dal pianeta Terra

Cari umani, non l'ho mai fatto prima, ma quest'anno ho deciso di scrivervi. Per voi inizia un nuovo anno, per me non ha importanza, di questi capodanni ne ho già visti quattro miliardi e mezzo. Duecentomila anni fa siete comparsi voi autonominati Homo Sapiens, ora siete diventati tantissimi, formicolate in 7 miliardi e mezzo sulla mia pelle, mi pungete con trivelle per succhiarmi olio che io avevo sigillato in innocue vesciche, scavate gallerie per estrarmi preziosi elementi che poi buttate come rifiuti disperdendoli per sempre e avvelenandovi da soli, abbattete le foreste che mi coprono di una verde peluria, esaurite i pesci degli oceani e sterminate le creature della mia biosfera che ci ha messo tre miliardi di anni per evolversi; asfaltate, cementate, bruciate, fumate, inquinate qualsiasi cosa passi per le vostre mani, e da un secolo a questa parte sembra non abbiate più alcun rispetto per me, mi succhiate ogni forza e mi intossicate con i vostri gas, cambiate il clima, mi fate venir la febbre che fonde i ghiacci e aumenta il livello dei mari, mi riempite di plastica, una roba che avete inventato voi, senza curarvi di riciclarla come ogni cosa che faccio io. Mai nessuna specie aveva osato tanto e danneggiato così gravemente i miei processi vitali. Avete cosparso pure la mia orbita con un sacco di ferraglia e Marte mi ha detto preoccupato che avete mandato oggetti anche sulla sua superficie. Ora state esagerando, e alcuni di voi l'hanno capito: avete battezzato Antropocene quest'epoca geologica per via della vostra invasività. Ho visto che quindicimila scienziati hanno firmato l'ennesimo appello che bene interpreta la mia sofferenza, avete capito benissimo quali siano i limiti fisici da non superare per non farmi collassare, avete convocato conferenze per rispettare clima e ambiente, ma nei fatti non siete sulla strada giusta, continuate a inseguire la crescita economica infinita sapendo che io non sono affatto infinita! Le vostre televisioni ridono e scherzano mentre io soffoco e vomito: attenti, che un mio scrollone vi spazza via come fuscelli! Ricordatevi che io non ho bisogno di voi, ma voi avete bisogno di me. Un vostro scrittore, Francois Mauriac, che avete premiato con il Nobel, ha detto: "È inutile per l'uomo conquistare la luna, se poi finisce per perdere la terra". Pensateci! Io che vedo più in là di voi, vi assicuro che per molti anni luce qui attorno non c'è posto migliore per vivere, cercate di conservarlo e di passare ancora qualche centinaio di migliaia di anni insieme a me. Ogni tanto infatti, quando non vi ammazzate o fate rumore con le vostre macchine, siete anche capaci di belle cose: ascolto con gioia la vostra musica, una novità dopo milioni di anni nei quali avevo udito solo il canto degli uccelli, osservo stupende interpretazioni della mia natura e delle mie stagioni - prima che cambiaste voi il clima - come la Primavera di un certo Botticelli, mi piace quando usate la mia pietra per costruire torri, teatri, templi, e ci sono storie che ascolto volentieri, composte con un metodo tutto vostro, unico a quanto ne so in buona parte di questa Galassia: la poesia. Mentre giro attorno al sole sorrido leggendo un tal Dante che parla del nostro gran dispensatore di energia come un carro che sbanda su una "strada che mal non seppe carreggiar Fetòn". Ecco, queste cose di voi mi divertono, e poi siete bravi a scoprire le leggi fisiche che mi fanno funzionare, a costruire apparecchi per comunicare lontano e far calcoli complessi, curare la vostra salute, generare energia con il sole senza affumicarmi. Ma accidenti, usatela bene questa conoscenza! È il vostro jolly: o saprete sbarazzarvi della stupidità, dell'arroganza, dell'indifferenza verso di me, e con un grande scatto evolutivo culturale farete della vostra civiltà un membro sostenibile del mio ambiente, oppure - l'ha scoperto uno di voi che si chiamava Darwin - l'evoluzione vi eliminerà perché non adatti, e io guarirò presto dalle vostre ferite. Però mi dispiacerebbe che dopo così tanta fatica per avervi fatto emergere falliste così miseramente. Vostra madre terra.

(da Non c'è più tempo. Come reagire agli allarmi ambientali - Luca Mercalli, Einaudi editore)

Passerelle

Correva il mese di maggio 2023 e la signora del popolo, dopo la prima delle due disastrose alluvioni che misero in ginocchio l'Emilia-Ro...