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mercoledì 27 luglio 2011

Dimissioni?

Leggo di una petizione, da inoltrare via internet al Parlamento Europeo, per chiedere le dimissioni di Borghezio. Non si corre il rischio, in questo modo, di amplificare e dare ancora maggiore risalto alle farneticazioni (copyright Calderoli) del tipo?

In certi casi non è l'indifferenza l'arma più efficace?

lunedì 29 ottobre 2007

Cosa c'entrano la stupidità e la crudeltà con l'arte?

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


(fonte immagine: liberoblog)

Quando mi sono imbattuto nella notizia ho pensato (anzi, sperato) che si trattasse di una delle tante bufale che girano in rete, ma mi sono purtroppo dovuto ricredere.

Per farla breve, è online una petizione per chiedere che all'"artista" Guillermo Vargas venga impedito di esporre la sua "opera" alla Biennale Centroamericana 2008. Per opera si intende (o almeno il presunto artista intende) un cane malato, legato davanti a una parete bianca e lasciato deliberatamente morire d'inedia.

Non mi sembra il caso di dilungarmi, vi lascio solo alcuni link sulla vicenda in caso desideriate approfondire. Qui trovate l'articolo del Giornale che ne parla, qui invece l'articolo sul Nacion.com, il quotidiano della Costa Rica che ha divulgato la vicenda (traduzione in inglese qui).

Ovviamente - come ho già segnalato qui sopra - una tale barbarie non poteva non dare luogo a una petizione online per chiedere che al cretinetti ideatore della pensata venga impedito di mostrare la sua... scusate non mi sento di chiamarla opera d'arte. In ogni caso la petizione è qui, e al momento in cui scrivo ha quasi raggiunto le 150.000 firme.

Come sapete, raccomando sempre di non divulgare ad amici e conoscenti catene di S.Antonio e appelli vari che piovono nelle caselle di posta. Questo è forse uno dei pochi casi, invece, in cui la segnalazione della petizione è sicuramente cosa buona.


Aggiornamento 01/11/2207.

Paolo Attivissimo, nella puntata del 30/10/2007 (podcast qui) del disinformatico, precisa alcune cose in merito a questa vicenda. Secondo le sue indagini il cane in questione sarebbe effettivamente stato esposto legato come "opera d'arte", ma non sarebbe morto di fame; anzi, sarebbe addirittura riuscito a scappare. Tutta la vicenda, compresa la petizione, sarebbe quindi un tentativo (ben riuscito) dell'autore della furbata per farsi pubblicità.

Questo, a mio parere, non toglie niente alla "bassezza morale" dimostrata dall'individuo, e se la suddetta petizione riuscirà nell'intento di impedirgli l'accesso alla Biennale Sudamericana 2008, sarà comunque stata utile.


Aggiornamento 06/11/2007.

Beh, che dire, quando si prende una mezza cantonata (come pare sia capitato a me), bisogna ammetterlo. Paolo Attivissimo pubblica infatti altri dettagli su questa storia nel suo blog (qui), dove potete anche leggere alcune mie puntualizzazioni pubblicate nei commenti.

sabato 27 ottobre 2007

Due petizioni

Vorrei segnalare due petizioni piuttosto importanti che sono online in questo periodo. Una riguarda tutti; l'altra, invece, in particolare chi gestisce un blog o un sito internet (ma sarebbe comunque cosa buona che fosse sottoscritta anche dai semplici utenti).

La prima si chiama Giustizia e Legalità in Calabria, ed è volta a sostenere quei magistrati che sono vittime di attacchi e delegittimazioni (anche da parte delle stesse istituzioni) per essersi spinti troppo "in là" nelle loro indagini (vedi il recente caso De Magistris del quale ho parlato anch'io). Da notare che questa, nel momento in cui scrivo, ha raggiunt0 la ragguardevole cifra di 67.600 adesioni.

La seconda, invece, fa riferimento alla vicenda di cui ho parlato in un post precedente, ed è sottoscrivibile qui. Il motivo di questa petizione può essere riassunto perfettamente con le parole di Quintarelli:
"Se io metto un link a una pagina sul sito X e domani il padrone del sito X mette del contenuto illecito, come posso io esserne ritenuto responsabile? L'unico modo per essere certamente in regola e' non linkare nessuno".
Mi pare che non siano neccessari ulteriori chiarimenti.

martedì 9 ottobre 2007

Petizione di Anti Digital Divide

Chiunque si interessa un pò di ciò che succede nel mondo dell'informazione e segue i fatti che accadono, avrà sicuramente notato che fino all'8 settembre, giorno del V-Day di Beppe Grillo, nessuno ne ha fatto parola. O, meglio, nessuno dei media tradizionali (essenzialmente stampa e tv).

Poi, visto che il successo della manifestazione non poteva essere taciuto per ovvi motivi, tutti ci si sono gettati a pesce. Ma non nel senso di riportare correttamente la cronaca dell'evento e magari approfondire qualcuno dei temi oggetto della manifestazione (la critica fatta con cognizione di causa è sempre ben accetta), ma nel senso di attaccare l'ideatore, Grillo, e la stessa internet, colpevole di aver fatto da elemento trainante nel mettere insieme un milione e mezzo di persone bypassando i canali tradizionali.

Tutto ciò è sfociato in una serie di articoli pubblicati su molti quotidiani nazionali in cui si insultano platealmente e pesantemente gli utenti della rete, senza distinzioni, rei soltanto - come ho detto prima - di essere stati capaci di organizzarsi da sé.

L'associazione antidigitaldivide.org ha organizzato una petizione con lo scopo di portare all'attenzione degli internauti questi articoli (a confronto dei quali le battute di Grillo sono caramelle) e per chiedere ai giornalisti (giornalisti?) autori quantomeno delle rettifiche. Ovviamente è inutile sperarci, ma già il fatto che questi articoli vengano fatti conoscere è sicuramente positivo.

Riporto qui sotto un estratto del testo della petizione:
Questa petizione è scritta dall'associazione Anti Digital Divide per reagire agli attacchi offensivi e diffamatori ai danni della rete e di chi la utilizza, perpetrati dai giornalisti Filippo Facci, Paolo Granzotto, Giampiero Mughini con la complicità delle testate, il Giornale, Libero e la trasmissione Televisiva Porta a Porta. A seguire sono riportati gli stralci di articoli e un video in cui i giornalisti affermano che la rete è il peggio del nostro paese, i naviganti sono dei subacculturati, sono i bruti e gli informi di Nietzsche, ignoranti nell'anima, invidiosi sociali ecc ecc. Queste offese sono arrivate dopo che la rete ha dimostrato di essere in grado di superare e scavalcare i mezzi di stampa tradizionali e organizzare una manifestazione nazionale, che ha coinvolto più di un milione di persone, senza che giornali e TV ne parlassero. Molti giornalisti nel giudicare il V-day, evento che senza internet non sarebbe stato possibile, hanno dato più importanza ai vaffanculo e alle battute che alle centinaia di migliaia di persone coinvolte ed ai temi affrontati. Hanno parlato di mancanza di stile, di forma, per poi usare pesanti parole e offese molto gravi contro i manifestanti e la rete. Si è parlato per giorni della BATTUTA Prodi-Alzheimer, come di una cosa gravissima, per poi non accorgersi che tra i naviganti della rete, pesantemente offesi, ci sono migliaia di malati, anche di Alzheimer, che grazie alla rete possono fare molte cose che altrimenti gli sarebbero precluse. Nella rete ci sono milioni di persone che, GRATUITAMENTE, mettono a disposizione la loro conoscenza, preparazione, offrono il proprio aiuto, organizzano eventi, manifestazioni, per tutelare i diritti delle persone. Quindi le offese ai danni di chi naviga in rete sono da ritenersi estremamente gravi rispetto alla battuta di un comico.
Il testo completo della petizione, compresi i link agli articoli oggetto della stessa, lo trovate qui, mentre la pagina di antidigitaldivide.org che ne parla è qui. Rammento sempre, per correttezza e per chi avesse intenzione di sottoscriverla, che le petizioni online non hanno valore legale, ma solamente simbolico e statistico.

domenica 22 luglio 2007

Petizione contro l'oscuramento dei blog

Aniceweb mi segnala l'avvio di una petizione online contro l'oscuramento preventivo di siti internet e blog in seguito a querela per diffamazione. Il tutto trae ispirazione dalla nota vicenda della chiusura del blog di Piero Ricca dietro querela presentata da Emilio Fede.

Ricordo ancora una volta che le petizioni online di questo tipo non hanno alcun valore legale, ma solamente statistico, ma vale comunque la pena segnalarle se non altro per diffondere la voce tramite il passa parola in rete.

Chi è interessato può firmare qui.

venerdì 13 luglio 2007

Parole e fatti

Beppe Grillo di parole ne dice tante, e ogni tanto nella foga di dire e di voler fare capita che inciampi in qualche castroneria. Non dovuta però a malafede, ma a superficialità e leggerezza.

Superficialità che però gli si perdona, perché oltre a chiacchierare tanto è anche uno che fa (per rendersene conto basta spulciare un pò il suo blog).

Martedì ha presentato in Cassazione una richiesta di legge popolare che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (qui).

I punti principali di questa richiesta di legge sono tre:
  • NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento - Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.

  • DUE LEGISLATURE. No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento - Nessun cittadino italiano può essere eletto in parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.

  • ELEZIONE DIRETTA. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito - I candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.
Ovviamente una cosa del genere non verrà minimamente presa neppure in considerazione. E se anche si dovessero raggiungere le 50.000 firme necessarie per validare la richiesta, la legge probabilmente non verrà neppure discussa (i cassetti del Parlamento sono pieni di proposte di legge scomode che giacciono in una sorta di letargo dal quale probabilmente non verranno mai svegliate).

Trovo comunque che il gesto vada apprezzato. In fondo se ci pensiamo bene quali sono le due cose che maggiormente fanno girare le scatole a chi si interessa un pò di politica (oltre alla questione stipendi e privilegi)? Il fatto che in Parlamento legiferino persone condannate in via definitiva per reati contro il patrimonio e il fatto che da decenni ci siano sempre le stesse facce che continuano imperturbabili a passarsi il testimone dell'inerzia più assoluta.

E allora, anche se come ho detto la proposta non diventerà mai legge, andiamo comunque l'8 settembre prossimo a fare una firmetta.

Non si sa mai.

domenica 1 aprile 2007

IPRED2, the final countdown

Si avvicina nel silenzio più totale il 24 aprile, data in cui al Parlamento Europeo verrà votata la famigerata direttiva che, se approvata, sancirà praticamente la definitiva vittoria delle corporazioni sui diritti (digitali) dei cittadini

Una delle cose che - fin da quando ho messo le mani su un pc - più mi ha affascinato di internet, è stata la possibilità di reperire informazioni, leggere notizie, documentarmi praticamente su ogni campo del sapere. La possibilità cioè di scaricare documenti, libri interi, canzoni, musica e ogni altra sorta di "informazione digitale" reperibile che in qualche modo appagasse il mio bisogno di conoscere qualcosa.

Nel mio caso il processo è stato bi-direzionale, nel senso che di questo vorticoso scambio di documenti e informazioni non sono stato (e non sono) solo fruitore, ma - diciamo così - "distributore". Vuol dire che oltre a consultare e utilizzare documentazione e informazioni prodotte da altri, a mia volta produco e distribuisco liberamente dei contenuti (gli articoli che trovate in questo blog, gli howto che pubblico sul mio sito, i miei libri scaricabili liberamente, ecc...). Questo è lo scopo originario per cui è nata internet: lo scambio di informazioni.

E questo è quello che è stato fino a che internet è rimasto appannaggio di pochi o comunque fino a che non ha raggiunto livelli di diffusione importanti. Da quel preciso momento qualcosa è cambiato: chi sta ai piano alti ha cominciato a preoccuparsi del fatto che i comuni mortali potessero liberamente scambiarsi informazioni "bypassando" le vie ufficiali. Insomma è venuto meno quel senso di controllo e monitoraggio delle attività dei cittadini così caro ai regnanti e governanti di ogni epoca storica.

In questo contesto sono cominciate le prime - chiamiamole così - "repressioni digitali", i primi tentativi cioè di mettere sotto controllo le attività online degli utenti. Di questa attività di monitoraggio abbiamo gli esempi più plateali in moltissimi paesi del mondo (specialmente quelli sotto regime dittatoriale), dove internet è controllata dallo stato e non è possibile scambiarsi opinioni non approvate dal governo.

Noi (apparentemente) questo problema non ce l'abbiamo: difficile (ma non impossibile) infatti che qualcuno venga a romperci le balle per quello che scriviamo. Il problema che più angustia i nostri governanti, infatti, fa riferimento a una dimensione del problema eticamente un tantino meno elevata: il copyright. Questo è quello che fa perdere il sonno ai nostri governanti, e questo è il motivo per cui sono nati i tanti sistemi digitali con l'obiettivo apposito di tentare di tutelarlo: Palladium (ora NGSCB), TC, DRM e via di seguito. Su pressione delle major dell'industria discografica è stato chiuso Napster, il precursore degli attuali sistemi peer-to-peer, sono state (inutilmente) promulgate leggi, intentati processi, cause giudiziarie, citazioni, richieste di risarcimenti milionarie. Il tutto apparentemente in difesa appunto di quel copyright davanti al quale si stracciano le vesti produttori, discografici, politici e governanti.

Bene. In questo contesto ha preso forma già da qualche tempo una direttiva chiamata IPRED2, un progetto che mira ad inasprire le pene per i reati di violazione di proprietà intellettuale. Cosa significa in pratica?

Con l'approvazione di questa direttiva verrà attuata una (se possibile) ancora più pesante blindatura dei contenuti e dell'hardware. Già adesso questo processo è in atto (provate, solo per fare un esempio, ad acquistare legalmente un brano su iTunes e ad ascoltarlo su un qualsiasi player multimediale che non sia l'iPod: questo è il DRM): con l'approvazione del provvedimento si potrebbe arrivare a una situazione difficilmente sostenibile. La maggior parte delle norme contenute nel testo in discussione, infatti, sono il frutto delle pressioni che le lobby dell'industria discografica e dell'intrattenimento esercitano sui governi. E' previsto ad esempio che i provider vengano investiti del ruolo di veri e propri "sceriffi della rete" (ricordate il caso dei 4000 utenti rintracciati da Telecom?), mentre i detentori dei diritti potranno affiancare le forze di Polizia nella caccia ai "criminali della rete".

Tra i nostri politici, che notoriamente di tecnologia e comunicazione ci capiscono ben poco (tranne quando fa loro comodo), l'unico che ha preso a cuore la questione è Fiorello Cortiana, dei Verdi, che ha indirizzato una lettera di "protesta" al Parlamento Europeo con l'intento di sensibilizzare chi dovrà decidere affinché "gli interessi dei cittadini prevalgano su quelli delle corporazioni".

Chiunque, comunque, può contribuire (anzi è caldamente invitato) a far sentire la propria voce al riguardo. Tutto fa brodo per tentare di impedire l'approvazione della direttiva. Ecco alcuni modi:
  • firmare la petizione: è online una petizione (qui) tramite la quale si cerca di bloccare l'approvazione di questo disegno di legge. Ricordo (come ho già scritto in un altro articolo) che le petizioni online non hanno valore né legale né giuridico, ma solamente simbolico (rappresentano comunque un buon metro di valutazione del livello di interesse al problema)
  • scrivere un'e-mail: è possibile scrivere un'e-mail alla redazione di Punto Informatico all'indirizzo pi@deandreis.it. Come soggetto va indicato il termine appello, mentre nel corpo del messaggio è sufficiente inserire nome, cognome e città di residenza
  • informare: giornali e tv non ne parlano (mi pare ovvio), ma se avete un sito internet o un blog potete segnalare la cosa. Se non l'avete potete inviare qualche e-mail a qualcuno - che magari sapete essere sensibile a queste problematiche - dei vostri contatti. Se credete potete linkare questo articolo o altri che trovate in rete sull'argomento, oppure direttamente quello della petizione
Insomma, il computer è mio e deve fare quello che dico io, non quello che decidono al posto mio major e multinazionali del software. E abbiamo un unico modo per raggiungere l'obiettivo: far sentire la nostra voce.

mercoledì 28 marzo 2007

Petizione auto a idrogeno. Sì, però...

Alcune precisazioni sulla petizione per costringere le compagnie petrolifere a installare in ogni distributore di benzina uno di idrogeno

Alla fine è arrivata anche a me (ultimamente la mia casella di posta sta diventando una specie di ricettacolo di 'varie ed eventuali'). Si tratta della famosa e-mail, in circolazione già da un pò, con la quale si pubblicizza la petizione che dovrebbe costringere le compagnie petrolifere a promuovere l'uso e l'utilizzo dell'auto a idrogeno.

Ecco il testo della mail (errori ortografici compresi):





>Richiesta alla Commisione Europea (dipartimento dell'ambiente) di creare
>una
>legge che obblighi i padroni del petrolio ad installare, accanto ad ogni
>distributore di benzina, almeno un distributore ad idrogeno e di
>incominciare a produrlo utilizzando energie rinnovabili.
>
>Questa legge favorirà l'introduzione sul mercato di automobili ad idrogeno
>a
>ZERO INQUINAMENTO e ad alte prestazioni!
>
>L'auto del futuro esiste gàa ed in vari modelli!
>
>Bastano 800.000 firme per far abbasare la testa ai padroni del petrolio!
>
>Fallo per te, i tuoi amici, i tuoi parenti!
>
>Cogliamo questa opportunità e facciamola diventare un'arma , anche per le
>piccole battaglie!
>
>
>PER FIRMARE LA PETIZIONE SUL LINK QUI SOTTO:
>http://www.petitiononline.com/idrogeno/petition-sign.html
>
>per favore falla girare: è una cosa seria ed importante!


Dunque, comincio col dire che la petizione esiste realmente, e pare sia partita per iniziativa di tale Stefano Pino, imprenditore e titolare del sito automobileidrogeno.com. Mentre scrivo, i sottoscrittori hanno raggiunto quota 395mila e rotti.

Il sito di Stefano Pino è composto da alcune sezioni, in cui si parla effettivamente di questo elemento e delle sue possibili applicazioni su prototipi di automobili (alcuni di questi elencati qui). Quello che lascia un pò perplessi, però, è che la sezione "in futuro" risulti ancora in costruzione. Peccato, perché sarebbe stata a mio avviso quella più interessante da consultare, anche in riferimento alla petizione stessa. Forse però non si tratta di un caso.

La petizione stessa, infatti, presenta alcuni punti che vanno chiariti. Ne cito un paio.


Disponibilità e produzione dell'idrogeno


Innanzitutto va detto che l'idrogeno, pur essendo uno degli elementi più abbondanti nell'universo, è praticamente assente allo stato puro, sia sulla superficie terrestre che nel sottosuolo, mentre è molto raro nell'atmosfera. Oltretutto, almeno allo stato attuale, il modo più semplice ed economico per produrlo richiede l'impiego di idrocarburi fossili, il cui mercato è controllato dagli stessi "padroni del petrolio" - citati nella petizione - a cui si vorrebbe (nelle intenzioni) "fare abbassare la testa". Noto un piccolo controsenso in tutto ciò. Attualmente, quindi, se per assurdo tutte le auto circolanti venissero convertite a idrogeno, il problema della produzione ed emissione di co2 e polveri sottili sarebbe solamente "spostato" dalle auto alle industrie che lo producono.

Oggi, solo una piccola parte dell'idrogeno prodotto artificialmente viene da fonti pulite e rinnovabili, ed è quello estratto dall'acqua per elettrolisi, il procedimento mediante il quale l'acqua viene scissa in ossigeno e - appunto - idrogeno mediante il passaggio di corrente elettrica. In questo caso il processo di produzione è ambientalmente sostenibile ma economicamente svantaggioso a causa degli elevati costi da sostenere per assicurare energia elettrica sufficiente ad alimentare il processo.

C'è infine da aggiungere che se anche - come ipotizzato sopra - tutto il parco veicoli circolante venisse convertito all'idrogeno, il problema dell'inquinamento da co2 e polveri sottili non sarebbe eliminato, come il testo della petizione vuole fare credere, ma solamente ridimensionato. E neanche di tanto, specialmente se teniamo conto che la circolazione dei veicoli è responsabile nel suo insieme del solo 20% circa di tutto l'inquinamento prodotto, mentre il resto deriva da attività industriali e civili (fonte). Allo stato attuale, quindi, l'ipotesi di un uso massiccio e generalizzato dell'idrogeno come sostituto dei classici idrocarburi fossili è difficilmente realizzabile.


Petizioni online: mito da sfatare

La seconda imprecisione contenuta nella petizione riguarda le 800.000 firme poste come traguardo per il successo della stessa. Cosa c'entrano le 800.000 firme? E perché proprio 800.000? E perché l'eventuale raggiungimento di tante sottoscrizioni sarebbe da considerare un successo? La prima associazione che mi viene da fare per giustificare questa cifra è con la famosa petizione lanciata da Andrea D'Ambra per l'abolizione dei costi di ricarica dei telefonini, che ha effettivamente raggiunto (e superato) tale traguardo. Ma questo non significa assolutamente che se anche questa petizione raggiungesse questo risultato si metterebbe automaticamente in moto qualche non meglio precisato iter legislativo, come la petizione sembra far credere.

L'analogia con la petizione per l'abolizione dei costi di ricarica dei cellulari, infatti, non regge, per il semplice fatto che non è stato il successo della petizione di D'Ambra la causa diretta che ha provocato l'automatica eliminazione di tali costi. L'Unione Europea si è sì interessata alla questione sull'onda del successo della petizione, ma così come si è presa a cuore la questione dei telefonini, altrettanto facilmente (e altrettanto probabilmente) potrebbe fregarsene di quella di cui stiamo parlando.

E qui arriviamo al secondo punto della questione. Molti pensano che le petizioni online abbiano qualche valore giuridico, mentre invece ne sono totalmente prive. Non si tratta infatti di "firme vere", ma solo di adesioni che hanno un valore puramente simbolico e che servono al limite a valutare il grado di interesse generale attorno a un determinato problema. La sottoscrizione della petizione, quindi, non dà automaticamente il via all'attivazione di nessuna legge, né obbliga i governanti a muoversi in questo senso. Ecco il motivo per cui la frase "bastano 800.000 firme per far abbassare la testa ai padroni del petrolio", contenuta nel testo della petizione, è totalmente fuorviante e priva di senso.


Conclusioni

Allora, per cercare di tirare un pò le somme della questione, possiamo dire che la petizione in sé non è negativa in senso stretto. Un suo eventuale successo, come infatti pare stia avendo, infatti, è sicuramente un segnale inequivocabile e positivo di come la gente sia stanca della dipendenza dal petrolio e abbia un certo grado di sensibilità verso il problema dell'inquinamento delle città da pm10 e co2.

"Ma allora - direte voi - se ricevo questa e-mail come mi devo comportare? La devo fare girare o la devo ignorare?" Beh, insomma, vedete un pò voi, ognuno può decidere da sé. Chi vuole segnalare l'esistenza di questa specie di sondaggio online e al limite sottoscriverlo, non fa niente di male, anzi. Dal canto mio inviterei chi invece pensa di inoltrare a tutti gli indirizzi elettronici presenti nella sua rubrica il testo integrale della mail, a inserire due righe di premessa - al limite un link a questo articolo o ad altri presenti in rete - con le quali segnalare alcune delle inesattezze contenute nel testo della petizione.

Insomma, come spesso capita in rete, siamo davanti al classico caso in cui le buone intenzioni non sempre sono seguite dalla correttezza delle informazioni usate per pubblicizzarle.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...