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mercoledì 12 novembre 2008

"Ne prendo atto" è tutto quello che sa dire?

Ieri ha fatto capolino la notizia che la Cassazione ha ritenuto non sufficienti (o non valide, non è ancora ben chiaro) le firme raccolte durante l'ultimo VDay. In pratica, dicono i giudici, nessuno dei tre quesiti referendari per i quali erano state chieste le firme avrebbe raggiunto la soglia minima di 500.000 adesioni necessarie per legge.

Le versioni sui reali motivi sono contrastanti; secondo alcune fonti non basterebbero le firme, secondo altre le firme sarebbero più che sufficienti e i motivi sarebbero da ricercare in quelli che in gergo si definiscono "vizi formali", addebitabili alle modalità tecniche con cui sarebbero state raccolte le suddette firme. Altro fattore - secondo alcuni - che potrebbe aver contribuito al "flop" potrebbe essere la presenza in commissione di valutazione della Cassazione del giudice Corrado Carnevale, noto per l'accanimento nell'attaccarsi ai cavilli.

Insomma, ancora i motivi reali non sono del tutto chiari. Quello che invece è chiaro è che Beppe Grillo non ha dimostrato, almeno finora, un gran senso di responsabilità. Chi, come il sottoscritto, si è recato a suo tempo in piazza a firmare penso si aspettasse un qualcosa di più del misero "Mi rimetto alla decisione della Cassazione, non voglio neppure discuterla, ne prendo atto" messo oggi, lì sul suo blog, a mo' di risposta . Una risposta che oltre a non essere di nessun chiarimento, induce a pensare che lo stesso Grillo non si presenterà neppure in Cassazione (com'è suo diritto, essendo promotore del referendum) per contestare la decisione.

Forse le centinaia di migliaia di persone che sono scese in piazza a firmare, dimostrando che una larga fetta della popolazione all'occorrenza è disposta ad alzarsi dalla sedia per un gesto concreto, meritavano qualcosa di più.

martedì 6 maggio 2008

Lo sfogo dell'avvocato Vassalle

Il 25 aprile ho seguito in streaming via internet, tramite C6tv, alcune fasi del V2-Day di Grillo in piazza San Carlo a Torino. Tra i tanti - noti e meno noti - che sono intervenuti sul palco a parlare, mi ha particolarmente colpito l'intervento di uno sconosciuto (almeno finora) avvocato: Roberto Vassalle.

Questo battagliero legale, forte di questa sentenza del tribunale di Mantova del 2004 - che ha a sua volta aperto la strada ad altre sentenze di questo tipo - da tempo assiste moltissimi di coloro che sono stati truffati dalle banche nella nota vicenda dei bond argentini.

Mi ha molto colpito - dicevo - e anche fatto riflettere il suo intervento. Primo perché molte cose di quelle che ha detto non le sapevo, secondo perché ho interpretato il suo intervento come una sorta di gesto liberatorio (dopo tante porte chiuse e reticenze, la possibilità finalmente di parlare e di essere ascoltato), e terzo perché ancora non mi sembra possibile - e concepibile - che nel nostro paese il sistema dell'informazione funzioni per la maggior parte in questo modo.

Quando ho visto il suo intervento in diretta ho sperato che qualcuno lo mettesse poi su youtube. E infatti così è stato:


lunedì 28 aprile 2008

La stampa resista a internet (altrimenti viene fuori la verità)

Il buon Napolitano (foto), quello - ricorderete - dei discorsi soporiferi di fine anno, ha lanciato un monito ai rappresentanti della carta straccia stampata: bisogna fare attenzione a internet!

Eh sì, bisogna fare molta attenzione, resistere, perché altrimenti si corre il rischio che qualcosa venga allo scoperto. E' infatti molto pericoloso che il cittadino possa liberamente usufruire della rete per informarsi e, perché no, informare a sua volta. E' pericolosissimo perché appunto la rete è (ancora) uno strumento libero, difficilmente controllabile e censurabile, e quindi lontano anni luce dal modo di intendere le notizie tipico di chi c'è dietro a tv e giornali.

L'esempio più eclatante (solo l'ultimo di una serie infinita) l'abbiamo avuto proprio venerdì scorso, 25 aprile, con quello che è successo a Torino e in qualche centinaio di piazze italiane ed estere: nessuno (o quasi) ne ha parlato prima, nessuno (o quasi) ne ha parlato dopo. Perché? 1.300.000 firme raccolte in una mattina e un pomeriggio non meritano almeno un trafiletto? A volte mi viene il magone; specialmente quando al mattino presto parto col furgone per andare a consegnare i giornali alle edicole. Perché so che quelli che leggeranno quei giornali sapranno solo una piccola parte di quello che devono sapere, e oltretutto una parte accuratamente selezionata e scelta a tavolino.

Eppure, se ci pensate bene, il concetto espresso da Napolitano ("Una stampa libera capace di investire nel rapporto con i lettori e capace di esprimere liberta' e indipendenza e' un elemento di democrazia") non è affatto sbagliato, anzi è perfettamente in sintonia con lo spirito della manifestazione organizzata da Grillo. Ma dove lo vedete voi un sistema informativo libero e indipendente? Qui? O forse qui? Secondo voi il fatto che ormai ogni italiano sappia che una certa parte di parlamentari è composta da gente con grossi problemi giudiziari è merito di giornali e telegiornali "ufficiali"?

Eh sì, caro presidente, a internet bisogna proprio fare attenzione.

venerdì 25 aprile 2008

Vendetta, tremenda vendetta... :-)


Beh, non c'è che dire, se la sono proprio presa a male! I giornali, intendo. L'immagine qui sopra è una schermata dei principali titoli che GoogleNews aggrega oggi, in queste ore, sotto il tag "Beppe Grillo".

E, com'era logico aspettarsi, la risposta dei giornali al cattivone di turno che indice un referendum per l'abolizione delle amate prebende, non s'è fatta aspettare.

Ecco quindi, ad esempio, che Panorama tira fuori un bell'articolo - di una originalità unica, non c'è che dire - sul giro d'affari che ruota attorno alla cosiddetta "antipolitica" (il giro d'affari che ruota invece attorno alla politica per una volta lo lasciamo stare). Il Giornale - non sapendo più cosa scrivere contro Grillo - rispolvera gli inizi della sua carriera, accusandolo di essere un ladro di battute. Non poteva mancare, ovviamente, il Messaggero dell'imprenditore Caltagirone (da poco apparentato con Pierfendy), il quale - anche lui in uno slancio di originalità quasi commovente - rispolvera la storia trita e ritrita di quanto guadagna Grillo col suo blog.

E vabbé, non è che ci sia poi tanto da stupirsi: quando si va attorno a qualcuno dei cosiddetti "poteri forti" (tentando di portar via loro il becchime) questi giustamente se la prendono.

Una cosa sembrano non aver capito questi signori: e cioè che così facendo non fanno altro che fare ancora più pubblicità all'iniziativa del comico genovese. Senza contare il fatto che a moltissime persone di Grillo non frega un beneamato: frega molto di più andare a firmare per togliersi di torno questo tipo di informazione.

E, in fondo, visti certi episodi di alta conoscenza di grammatica e sintassi della lingua italiana, non è che eventualmente ci perdiamo un granché.


Aggiornamento 14,08

Visto che la tv, naturalmente, ha ben altro a cui pensare, segnalo a chi fosse interessato che tutto il V-Day è visibile in streaming via internet su C6TV.

giovedì 24 aprile 2008

Nel silenzio più totale (com'era facilmente prevedibile) arriva il 2° V-Day di Beppe Grillo

Domani pomeriggio, salvo contrattempi, farò un giretto giù in quel di Rimini (precisamente qui), e ne approfitterò per fare una bella passeggiata in centro. Per l'occasione andrò a firmare per i tre quesiti referendari proposti da Beppe Grillo nel suo secondo V-Day.

Non so se vi siete accorti, ma nessuno (e intendo proprio nessuno, almeno finora) sta parlando o ha parlato della cosa. Silenzio assoluto e totale. Il tutto è ovviamente più che comprensibile, visto che uno dei tre quesiti referendari chiede esplicitamente l'abolizione delle (laute) sovvenzioni statali (cioè nostre) all'editoria; ma visto che, almeno da parte mia, i tre quesiti sono fondamentalmente condivisibili (i distinguo a dopo), mi sembra giusto spiegare perché li condivido.

Prima di tutto una breve ma doverosa premessa. Non ho subìto un lavaggio del cervello da parte di Beppe Grillo: sono perfettamente in grado di pensare e di valutare le cose con la mia (seppur non brillantissima) testa. Non meravigliatevi di questo: lo puntualizzo solamente perché mi è capitato di essere stato apostrofato come "grillino", "seguace della setta di Beppe Grillo" e altre cretinate simili. E questo da quando ho pubblicamente sostenuto, e sottoscritto, anche il V-Day precedente. Quindi, se non fosse sufficientemente chiaro, non penso che Grillo sia un guru, non ho la sua immagine sul mio comodino, il suo adesivo appiccicato alla macchina o idiozie simili.

Il fatto che lo apprezzi come comico è totalmente irrilevante, e non è certo questo a darmi l'input per andare a firmare i quesiti proposti. Anzi, chi legge regolarmente questo blog sa benissimo che più di una volta ho espresso dubbi sul suo modo di fare e di agire. I tre quesiti li sottoscrivo per il semplice fatto che mi trovano sostanzialmente d'accordo, e sarei andato a firmarli anche se li avesse proposti Giuliano Ferrara, uno di quei personaggi la cui sola vista mi provoca l'orticaria. Qui, poi, non c'entra niente l'antipolitica di cui spesso si parla a vanvera: ritengo infatti che un certo numero di persone che sottoscrivono dei quesiti che condividono affinché si trasformino in referendum (o in proposta di legge, come nel V-Day precedente) siano la politica come dovrebbe essere: una scelta libera e non vincolata. Che è esattamente l'opposto - anche se naturalmente sono due cose diverse - dell'andare a mettere una croce su una lista politica anonima e preparata a tavolino da altri.

Bene. Adesso che mi sono tolto questo sassolino, veniamo ai famosi quesiti. Il testo esatto di ognuno lo trovate cliccando sul relativo link nell'home page dell'iniziativa (qui).

Il primo quesito lo condivido in toto, o almeno i punti a) e b) della prima parte (sulle altre ho qualche dubbio, devo ancora approfondire). L'abolizione delle sovvenzioni pubbliche ai giornali di partito ritengo sia un'istanza sacrosanta. Non è più tollerabile che soldi pubblici (anche miei) siano utilizzati per finanziare Il Campanile di Mastella o Il Foglio di Ferrara. I giornali - e qui il discorso si allarga anche a quelli apartitici - devono vendere in base alla qualità, alla capacità di fare giornalismo e di suscitare interesse tramite articoli, inchieste e reportage. Se una testata suscita interesse vende di più, attrae più investimenti pubblicitari e può avere buone possibilità di "camminare con le proprie gambe", senza dover gravare sul già disastrato bilancio statale (e in definitiva sulle nostre tasche).

Sul quesito che chiede l'abolizione dell'ordine dei giornalisti non mi dilungo. Trovo anche questo sostanzialmente condivisibile, anche se penso che la sua abolizione non rappresenti la panacea di tutti i mali che affliggono il giornalismo e l'informazione in generale.

Il terzo, invece, quello che chiede l'abolizione della legge Gasparri, lo quoto in pieno. La legge Gasparri è quell'abominio che ha consentito, e che consente ancora, che rete4 continui ad occupare abusivamente frequenze non sue. E tutto ciò nonostante una serie infinita di sentenze, che vanno dal Consiglio di Stato alla Corte Costituzionale, che riconoscono di fatto questo abuso (quella recente della Corte di Giustizia Europea è solo l'ultima). Una legge che ha consentito di tramutare un regime di trasmissione temporaneo in "temporaneamente definitivo", in barba a qualsiasi sentenza. Una priorità che era stata inserita anche nel programma di governo dell'Unione, nel 2006, e che è stata (come tutto il resto) regolarmente disattesa.

Questi, grosso modo, sono i motivi per i quali domani andrò ad apporre la mia firma su tutti e tre i referendum abrogativi.

giovedì 10 gennaio 2008

Su Beppe Grillo mi sono sbagliato?

Probabilmente questo titolo avrà incuriosito più di un lettore. Non so esattamente se effettivamente mi sono sbagliato e, se anche fosse, riguardo a "cosa" mi sono sbagliato. Fatto è che da un po' di tempo alcune cose che fa il comico genovese mi lasciano perplesso.

La prima di queste è il recente video (qui) in cui annuncia il prossimo V-Day, quello del 25 aprile 2008 che avrebbe come obiettivo l'eliminazione dei finanziamenti pubblici agli organi di stampa. L'intento, così come le motivazioni, sono in larga parte condivisibili; è fuor di dubbio, infatti (ne ho scritto spessissimo anch'io in questo blog), che una buona parte dei media (giornali, tv, ecc...) tendono per la maggior parte a raccontarci quello che vogliono e sono ben lungi dal fornire un tipo di informazione veritiera e soprattutto utile.

Ma, a mio giudizio, Beppe pecca - e molto in questo caso - di eccessiva generalizzazione. Non tutti i giornali sono così e non si può fare di ogni erba un fascio. Esistono anche testate "scomode" che pubblicano spesso inchieste altrettanto scomode; inchieste a cui lui stesso, tra l'altro, ogni tanto attinge (penso ad esempio a quella de Il Secolo XIX sui mancati introiti dalle slot machine, ripresa dal comico stesso in questo articolo sul suo blog).

Insomma, mi sembra un'iniziativa un tantino campata per aria, fatta senza una vera cognizione di causa e anche un po' demagogica. Naturalmente, anche se la cosa (almeno a me) dispiace, non è che in fondo stupisca più di tanto. Io, come saprete, sono uno di quelli che è andato a firmare al V-Day scorso perché ero (e sono tuttora) pienamente d'accordo coi punti previsti nella legge popolare che è stata recentemente depositata in Senato. Ma ciò non toglie che non sappia, al contempo, che lo stesso promotore Grillo è uno che ha dato spesso dimostrazione di avere pochi rivali in quanto ad approssimazione e pressapochismo in quello che dice.

A tutto questo va aggiunto un articolo apparso oggi sul blog di Alessandro Gilioli, de L'Espresso, che, se riporta i fatti come veramente sono andati (cosa della quale, ovviamente, non ho nessuna ragione di dubitare), un po' di amaro in bocca lo lascia. Brevemente (l'articolo completo è qui), Gilioli ha contattato il comico genovese chiedendogli un'intervista da pubblicare su L'Espresso. L'argomento, naturalmente, riguardava il prossimo V-Day contro quella che Beppe Grillo (e non solo) definisce la "casta" dei giornalisti. Inizialmente lo stesso Grillo accetta di farsi intervistare (pur con alcune titubanze e solo via e-mail) dal giornalista dell'Espresso, poi, passati alcuni giorni senza che Gilioli abbia avuto risposta alle domande inviate, la doccia fredda: Grillo gli comunica per telefono che non risponderà a domande che ritiene "offensive e indegne".

A me, sinceramente (se sono effettivamente quelle riportate dal giornalista nell'articolo), le domande paiono invece pertinenti e sensate, niente di offensivo e indegno. Anzi. Beh, che dire? Dispiace un po' questa cosa, se non altro perché in questo modo Beppe Grillo ha dimostrato di comportarsi alla stessa maniera di molti esponenti della casta che dice di voler combattere. Insomma, uno che si fa promotore di una rivoluzione non può pretendere di andare avanti a monologhi, ma deve accettare il confronto pubblico. Non può urlare al mondo di essere stato censurato e rifiutare un'intervista ad un prestigioso settimanale il quale, oltre offrirgli un certo numero di pagine, fornisce ogni possibile garanzia sulla trascrizione integrale della suddetta intervista, senza tagli e rimaneggiamenti.

Torno quindi al titolo del post: su Beppe Grillo mi sono sbagliato?

giovedì 20 dicembre 2007

I telegiornali sono attendibili?

I telegiornali sono attendibili? Io ovviamente ho una mia idea in proposito; idea che si è rafforzata dopo aver letto qualche tempo fa questo libro di Travaglio. Ma cosa si intende esattamente col termine "attendibile"? Se leggiamo ciò che riporta il dizionario troviamo come prima definizione "degno di fede", "credibile". Quindi, ovviamente, banalizzando, se un tiggì è attendibile riporta le cose come realmente sono, altrimenti no.

Perché questo preambolo? Occorre fare un passo indietro. Se avete seguito un pò gli avvenimenti di questo ultimo periodo, vi sarete accorti che i giornali hanno dato un certo risalto a questo articolo pubblicato qualche giorno fa dal New York Times. Qui viene fatta un'analisi piuttosto impietosa del "sistema Italia". Il nostro viene sostanzialmente presentato come un paese in declino, in cui c'è malessere diffuso, e vengono elencate tutta una serie di situazioni - di cui peraltro siamo già a perfetta conoscenza - tipo i costi della politica, la disaffezione della gente verso la stessa, la fuga dei cervelli, l'economia caludicante, i trentenni e quarantenni ancora coi genitori, ecc...

Nel suddetto articolo, alcuni paragrafi vengono anche dedicati a Beppe Grillo, il quale viene dipinto come l'alfiere dell'antipolitica (si parla anche del V-Day e delle firme raccolte). Ecco il paragrafo relativo così com'è pubblicato dal NYT:

“Basta! Basta! Basta!” Beppe Grillo, a 59-year-old comic and blogger with swooping gray hair, howled in an interview. The word means “enough,” and he repeated it to make his point to Italy’s political class clear.

In recent months, Mr. Grillo has become the defining personification of Italy’s foul mood. On Sept. 8, he gave that mood a loud voice when he called for a day of rage, to scream across Piazza Maggiore in Bologna an obscenity politely translated as “Take a hike!”

A few thousand people were expected. But 50,000 jammed into the piazza, and 250,000 signed a petition for changes like term limits and the direct election of lawmakers. (Voters now cast their ballots for parties, which then choose who serves in Parliament, without the voters’ consent.)

His message was enough inaction and excess (Italian lawmakers are the best paid in Europe, driven around by the Continent’s largest fleet of chauffeured cars), enough convicted criminals in Parliament (there are 24), enough of the same, tired old faces.

“The whole kettle of fish stinks to high heaven!” he yelled. “The stench rises from the sewers and swirls around and you can’t cope.”

Mr. Grillo leans to the political left, but he spares neither side in his sold-out shows and popular blog. The problem, he said, is the system itself.

Ed ecco come ne hanno parlato Repubblica (qui):

Che, invece, ha allineato [l'articolo del NYT, ndr] una sequenza di elementi a noi tutti molto noti. L'invecchiamento della popolazione, il calo demografico, i cervelli costretti a emigrare, il sistema politico bloccato, la fatica di fare riforme, il peso del debito pubblico, il distacco dei cittadini dalla classe politica, simbolizzato da Beppe Grillo.

E Corriere (qui):

Un malessere che spiega, secondo il giornale americano, l'ascesa di Beppe Grillo «il personaggio che più di ogni altro identifica lo stato d'animo degli italiani»

Insomma, mi pare che sia Repubblica che Corriere abbiano interpretato correttamente ciò che ha voluto dire il prestigioso giornale americano. Ovviamente di ciò hanno parlato anche alcuni telegiornali, e, tra questi, uno si è particolarmente distinto. Il video del servizio, al momento ancora su youtube, è qui.

Ora, ognuno può trarre le conclusioni che vuole. Conclusioni che comunque la si pensi non possono prescindere da elementi inoppugnabili, tra cui un articolo ancora presente in rete (quello del NYT) e un servizio televisivo (presente in rete anch'esso).

Faccio a questo punto due brevissime considerazioni. Attraverso la rete (Grillo ne ha parlato qui) è piuttosto facile venire a conoscenza di queste cose. E' facile cioè scoprire magagne e cose che qualcuno vuole darci da intendere che magari non corrispondono a realtà. La rete è trasparente. Se una cosa che sentiamo raccontare ci puzza, è sufficiente un minuto di ricerca per scoprire come stanno realmente le cose.

Ora, però, mettiamoci nei panni di chi non la utilizza. Prendiamo ad esempio il simpatico vecchietto in pensione, che non ha il pc e che prende da decenni il telegiornale come fosse la bibbia (magari paga pure il canone). Cosa apprende da un servizio simile? Che gli italiani hanno messo i politici (Beppe Grillo compreso) sotto accusa ritenendoli i maggiori responsabili del declino del paese. Due castronerie in una: (a) Beppe Grillo un politico e (b) corresponsabile del famoso declino.

Il nostro amico pensionato (che non ha altre fonti a cui attingere) potrebbe quindi pensare: "Guarda un po' quel Grillo: pareva il liberatore della patria e invece neppure gli italiani hanno fiducia in lui...". Attenzione non sto dicendo che non sia vera questa cosa, non fraintendetemi. Può darsi benissimo, infatti, che veramente - a parte quelli che hanno partecipato al V-day - la maggioranza della popolazione non si fidi di Grillo, ma non è questo il punto. Il punto è che un telegiornale (e non uno qualsiasi) ha distorto (volutamente?) una notizia.

Mi chiedo quindi - e chiudo - due cose: quante sono le notizie e i fatti che ci vengono presentati "modificati" rispetto alla realtà? E' verosimile che si debba applicare ad essi (i tiggì) il principio che ciò che raccontano sono bufale fino a prova contraria?

In definitiva, come rispondereste voi al titolo di questo post?

sabato 15 dicembre 2007

Scatoloni

(fonte immagine: www.beppegrillo.it)

Ieri Beppe Grillo è approdato in Senato, dove ha consegnato a Marini (foto) le firme raccolte al V-Day (video 1 e 2). Come ricorderete, io sono uno dei tanti che si è recato in uno dei gazebo allestiti dagli organizzatori per la raccolta delle firme per la presentazione della legge popolare (i tre punti qui).

Beh, ora quelle firme sono a destinazione. Questo naturalmente non significa niente, almeno a livello pratico, in quanto, come scrive lo stesso Grillo sul suo blog: [...]"le tre proposte di legge, nel pieno rispetto dell’iter costituzionale-parlamentare, potrebbero essere subito affossate dalle commissioni parlamentari senza neppure una discussione in aula".[...]

E vabbè, non è che si potesse pretendere chissaché. La cosa più importante penso sia quella di aver contribuito a far capire a lorsignori che una certa parte di italiani è schifata all'idea che persone condannate in via definitiva per reati anche piuttosto gravi, tra i quali corruzione, truffa, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, tangenti e frode fiscale, stia lì a legiferare.

Ora non resta che aspettare e vedere come evolve la cosa.

martedì 9 ottobre 2007

Petizione di Anti Digital Divide

Chiunque si interessa un pò di ciò che succede nel mondo dell'informazione e segue i fatti che accadono, avrà sicuramente notato che fino all'8 settembre, giorno del V-Day di Beppe Grillo, nessuno ne ha fatto parola. O, meglio, nessuno dei media tradizionali (essenzialmente stampa e tv).

Poi, visto che il successo della manifestazione non poteva essere taciuto per ovvi motivi, tutti ci si sono gettati a pesce. Ma non nel senso di riportare correttamente la cronaca dell'evento e magari approfondire qualcuno dei temi oggetto della manifestazione (la critica fatta con cognizione di causa è sempre ben accetta), ma nel senso di attaccare l'ideatore, Grillo, e la stessa internet, colpevole di aver fatto da elemento trainante nel mettere insieme un milione e mezzo di persone bypassando i canali tradizionali.

Tutto ciò è sfociato in una serie di articoli pubblicati su molti quotidiani nazionali in cui si insultano platealmente e pesantemente gli utenti della rete, senza distinzioni, rei soltanto - come ho detto prima - di essere stati capaci di organizzarsi da sé.

L'associazione antidigitaldivide.org ha organizzato una petizione con lo scopo di portare all'attenzione degli internauti questi articoli (a confronto dei quali le battute di Grillo sono caramelle) e per chiedere ai giornalisti (giornalisti?) autori quantomeno delle rettifiche. Ovviamente è inutile sperarci, ma già il fatto che questi articoli vengano fatti conoscere è sicuramente positivo.

Riporto qui sotto un estratto del testo della petizione:
Questa petizione è scritta dall'associazione Anti Digital Divide per reagire agli attacchi offensivi e diffamatori ai danni della rete e di chi la utilizza, perpetrati dai giornalisti Filippo Facci, Paolo Granzotto, Giampiero Mughini con la complicità delle testate, il Giornale, Libero e la trasmissione Televisiva Porta a Porta. A seguire sono riportati gli stralci di articoli e un video in cui i giornalisti affermano che la rete è il peggio del nostro paese, i naviganti sono dei subacculturati, sono i bruti e gli informi di Nietzsche, ignoranti nell'anima, invidiosi sociali ecc ecc. Queste offese sono arrivate dopo che la rete ha dimostrato di essere in grado di superare e scavalcare i mezzi di stampa tradizionali e organizzare una manifestazione nazionale, che ha coinvolto più di un milione di persone, senza che giornali e TV ne parlassero. Molti giornalisti nel giudicare il V-day, evento che senza internet non sarebbe stato possibile, hanno dato più importanza ai vaffanculo e alle battute che alle centinaia di migliaia di persone coinvolte ed ai temi affrontati. Hanno parlato di mancanza di stile, di forma, per poi usare pesanti parole e offese molto gravi contro i manifestanti e la rete. Si è parlato per giorni della BATTUTA Prodi-Alzheimer, come di una cosa gravissima, per poi non accorgersi che tra i naviganti della rete, pesantemente offesi, ci sono migliaia di malati, anche di Alzheimer, che grazie alla rete possono fare molte cose che altrimenti gli sarebbero precluse. Nella rete ci sono milioni di persone che, GRATUITAMENTE, mettono a disposizione la loro conoscenza, preparazione, offrono il proprio aiuto, organizzano eventi, manifestazioni, per tutelare i diritti delle persone. Quindi le offese ai danni di chi naviga in rete sono da ritenersi estremamente gravi rispetto alla battuta di un comico.
Il testo completo della petizione, compresi i link agli articoli oggetto della stessa, lo trovate qui, mentre la pagina di antidigitaldivide.org che ne parla è qui. Rammento sempre, per correttezza e per chi avesse intenzione di sottoscriverla, che le petizioni online non hanno valore legale, ma solamente simbolico e statistico.

mercoledì 26 settembre 2007

Grillo e V-Day, anche la Chiesa dice la sua

Nel variegato ed eterogeneo campionario di coloro che, nel bene o nel male, hanno parlato di Grillo dopo l'8 settembre, mancava ancora una voce: quella della Chiesa. Non che la cosa fosse fonte di preoccupazione (almeno da parte mia), per carità, ma, visto il ritmo con cui si susseguono le esternazioni delle alte sfere ecclesiali su ogni aspetto delle questioni che riguardano la società (fecondazione assistita, eutanasia, politica, tasse, ecc...), questo silenzio avrebbe potuto generare qualche perplessità.

Bene. A colmare la lacuna ci hanno pensato ieri l'Avvenire e mons. Betori. Il primo con due articoli (questo e questo) intrisi di luoghi comuni e di concetti già ampiamente sentiti e risentiti dai detrattori di Grillo, e il secondo (Betori) con questa bella uscita tramite la quale afferma che "i Vescovi non hanno intenzione di cavalcare l'onda dell'antipolitica", dimenticando che l'antipolitica non la fa Grillo ma semmai quelli che stanno dentro il palazzo (coi quali mi pare che i vescovi "cavalchino" eccome, invece).

Ma non mi voglio dilungare eccessivamente su quanto dice (legittimamente, ci mancherebbe) Betori. Analizzo solo due o tre passaggi del primo dei due scritti pubblicati dall'Avvenire, che non mi vedono molto d'accordo.

Davide Rondoni, l'autore dell'articolo ("Se il comico diventa banale rivela che non sa tenere la scena"), si lancia in tutta una serie di considerazioni sulla banalità, scontatezza, prevedibilità e modestia di una battuta che avrebbe fatto lo stesso Grillo su Ratzinger. Battuta che tra l'altro mi sono dovuto cercare, perché l'Avvenire, seguendo una riprovevole tendenza comune a molti media, non solo non riporta, ma addirittura non linka neppure (ma è così difficile mettere un link?). Googlando un pò, comunque, ho trovato la famosa battuta, che dovrebbe essere questa:
"Non voglio parlare male del Papa che ormai è un amministratore delegato tedesco che gestisce due milioni di lavoratori in nero".
Ecco qua: questa è la terribile battuta (che ovviamente va presa per quello che è, vista la fonte) che ha fatto infuriare il Rondoni, il quale, oltretutto, non si accorge (non si accorge?) che l'articolo che ha scritto è infarcito delle stesse banalità, scontatezze e cose già strasentite e note che attribuisce a Grillo. Ma - e questo è sacrosanto - ognuno ha il diritto di scrivere quello che vuole, almeno finché resta nell'alveo dei pensieri personali e delle proprie idee. Il discorso cambia un pochino quando da questo alveo si esce e si cominciano a sparare castronerie che non stanno né in cielo né in terra. E di alcune di queste il Rondoni ci ha ampiamente deliziato. Vediamo:
"Un comico divenuto famoso grazie alla tv (governata dai partiti) e poi da questa esiliato per aver dato del ladro a chi gli passava un cachet non proprio da fame."
Beh, che dire? Fa piacere sapere che Rondoni sia a conoscenza dell'importo del cachet di Grillo quando, addirittura alla fine degli anni '70, faceva trasmissioni tipo Luna Park o Fantastico. Manca solo che pubblichi i suoi 730 di quel periodo con dati e cifre, ma si sa, all'Avvenire i link e i riferimenti sono qualcosa di molto aleatorio. In ogni caso, a prescindere dalla lottizzazione politica della Rai (che c'è tuttora), il cachet di Grillo era comunque una cosa concordata tra le parti, a differenza dell'8 per mille che riceve la Chiesa Cattolica dai contribuenti italiani: 8 per mille per una larghissima percentuale versato invece inconsapevolmente dai suddetti contribuenti.
"Segue, dunque, campagna anti-tv e antipartiti. Per poi godere oggi, proprio grazie a tv e partiti, di una strabordante popolarità."
Strabordante popolarità "grazie a tv e partiti"? Forse Rondoni dimentica che Grillo è dal 1986 che non mette più piede in tv, allontanato da quando si permise di dare del ladro a Craxi, allora Presidente del Consiglio. Penso che non ci sia nessuno (tantomeno Rondoni) che non sappia che l'allontanamento dalla tv equivale automaticamente e inesorabilmente al dimenticatoio (a riprova basta vedere quello che la gente è disposta a fare pur di andarci). Grillo la notorietà l'ha mantenuta sfruttando canali paralleli alla tv, quali l'intensa e costante attività live in teatri e palazzetti e l'uso intelligente della tanto vituperata internet, la "terribile" internet, che un giorno sì e l'altro pure i nostri politici cercano con ogni mezzo di mettere a tacere (succede sempre così: quando una cosa non riescono a imbrigliarla e a piegarla al loro volere cercano di farla tacere).

Insomma, a mio giudizio Rondoni avrebbe controbattuto in modo migliore e più efficace alla provocazione di Grillo semplicemente ignorando la battuta. Non perché non fosse suo diritto replicare, anzi, ma perché così facendo ha contribuito a dare ancora più visibilità a una battuta (se vogliamo anche modesta) che più di quello non è.

Io sono uno di quelli che è andato a firmare perché la proposta di legge popolare di cui si è fatto portavoce Grillo sia presentata e discussa in Parlamento. Dopo tutto quello che ho sentito a partire dall'8 settembre in poi, comprese le prese di posizione di Betori e stampa affiliata, sono sempre più convinto di aver fatto cosa giusta. L'unica cosa che mi rincuora un pò è che, fortunatamente, anche all'interno della Chiesa stessa, anche se molto più in basso, c'è qualcuno più lungimirante di Betori e soci.

mercoledì 12 settembre 2007

La vergogna e i Casini


Le parole che leggete nell'immagine qui sopra sono state pronunciate da Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, a commento della manifestazione del V-Day di Bologna. Eccole per intero come riportate dal Corriere:
"È la più grande delle mistificazioni. Una manifestazione di cui dovremmo vergognarci perché è stato attaccato Marco Biagi che invece andrebbe santificato - ha detto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini a margine del workshop Ambrosetti di Cernobbio -. Si vergognino anche quei politici che, pur di stare sull’onda del consenso popolare, hanno mandato a Grillo e alla sua manifestazione dei messaggi di adesione".
Ovviamente, come è sacrosanto e inalienabile diritto di ognuno, Casini ha espresso una sua legittima opinione. Secondo lui, quindi, tutti quelli che hanno partecipato direttamente o indirettamente alla manifestazione si dovrebbero vergognare (me compreso), perché - a suo dire - in suddetta manifestazione sarebbe stato attaccato Marco Biagi, noto giuslavorista e consulente del lavoro ucciso dalle Brigate Rosse sotto il governo Berlusconi.

Il primo punto da cui secondo me si potrebbe partire per cercare di chiarire un pò la vicenda è che Casini alla manifestazione non c'era. Si trovava infatti, come chiaramente riportato dal Corriere, in quel di Cernobbio in occasione di un non meglio precisato workshop Ambrosetti. Quindi il fatto che durante la manifestazione potrebbe esserci stato un qualche tipo di "attacco" a Marco Biagi, è una notizia che gli deve essere per forza arrivata per via indiretta. Probabilmente qualcuno gli avrà detto: "Guarda Pierfendi, a Bologna c'è Grillo che ha fatto questo questo e questo e ha detto questo questo e questo".

A differenza di Casini, però, che come abbiamo visto era da tutt'altra parte, qualcuno al V-Day di Bologna c'era, e visto che il diritto sacrosanto e inalienabile di esprimere le proprie opinioni vale per tutti (o almeno così dovrebbe essere), anche lui ha voluto dire la sua in proposito. Ecco un estratto delle sue parole:
“Ho trascorso l’intero pomeriggio sotto il palco e sul palco, e mai ho sentito parlare non dico “contro” Marco Biagi, ma “di” Marco Biagi. Il nome “Marco Biagi” non è mai stato citato per esteso. S’è parlato un paio di volte della legge 30 che abusivamente il governo Berlusconi intestò al professore assassinato, che non poteva più ribellarsi, mentre un ministro di quel governo lo chiamava “rompicoglioni”. E ne ha parlato Grillo per chiedere di riformarla, insieme alla legge Treu, aggiungendo che però “il vero problema non sono neppure le leggi: è che in Italia non c’è lavoro”. Lo dico perchè un amico, l’ex giudice ora assessore Libero Mancuso, che nessuno ha visto alla manifestazione, ha parlato di presunte “offese a Biagi”. Posso assicurare che se qualcuno, dal palco, avesse davvero mancato di rispetto a Marco Biagi, su quel palco nessuno di noi, nemmeno Grillo, sarebbe rimasto un minuto di più”
Queste parole sono di Marco Travaglio, giornalista e scrittore, che si trovava in piazza a Bologna invitato da Grillo come ospite insieme a Massimo Fini e ad altri esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. La citazione che ho ripubblicato qui sopra è come dicevo un estratto di questo articolo (ovviamente sempre di Travaglio) pubblicato l'altro ieri sulla versione cartacea dell'Unità.

Quindi, abbiamo da una parte le parole del Pierfendi (da Cernobbio) e dall'altra quelle di Fini che si trovava sul posto. Questo naturalmente potrebbe in teoria anche non significare niente, ma visto che probabilmente a breve dovrebbe essere disponibile il video dell'intera manifestazione (se non lo è già), avremo lì la possibilità di toglierci ogni eventuale dubbio in proposito.

Come idea mia personale trovo comunque piuttosto improbabile che chiunque dal palco abbia volutamente offeso la memoria di chi è stato ucciso dalle BR a causa di quello in cui credeva. Come lo stesso Grillo ha ricordato e scritto sul suo blog in più di un'occasione, "la mia critica è rivolta esclusivamente alla legge e non certo a chi l'ha scritta". Ma questo, come ho già detto, sarà presto chiarito definitivamente.

Rimane la questione della vergogna, in merito alla quale si potrebbe suggerire al buon Casini che prima di venici a dire a noi di vergognarci di una manifestazione che si è svolta nel più assoluto ordine, senza incidenti di sorta, in modo completamente apolitico e trasversale a qualsiasi schieramento, ispirata solo dalla voglia di far capire agli inquilini di palazzo che è stato superato il limite di guardia, prima di venirci a dire - dicevo - di vergognarci, dovrebbe forse guardarsi un pò intorno.

E magari, sempre per trovare qualcuno dei famosi motivi di vergogna, provare a guardare un pò a quello che avviene all'interno del famoso palazzo di cui lui stesso è inquilino da un discreto numero di anni. Gli esempi non mancano: tralasciando la questione ormai trita e ritrita dei parlamentari condannati per tangenti, corruzione, ecc, si potrebbe citare il caso Mele (guarda a caso deputato dell'Udc), oppure l'indulto, uno di quei provvedimenti che gli italiani non hanno ancora digerito e di cui continuiamo ancora oggi a pagare le conseguenze.

Si potrebbe continuare con la famosa storia dei portaborse pagati in nero, della droga che gira in Parlamento, delle ambulanze usate come taxi, della nota (ma sempre scandalosa) storia degli stipendi, dei benefit e dei privilegi dei parlamentari, senza contare l'altrettanto scandaloso capitolo della differenza di trattamento pensionistico tra noi (3 o 4 decenni per guadagnarcela) e loro (30 mesi).

Questi, forse, sono i veri motivi per cui un paese e un popolo si dovrebbero vergognare, e non quello di aver partecipato a una manifestazione probabilmente contraddistinta da una vena populistica e goliardica, ma i cui motivi vanno ricercati in molti degli aspetti che ho appena elencato qui sopra, e dei quali molti italiani (come è dimostrato) non ne possono davvero più.

lunedì 10 settembre 2007

Indovinello

Piccolo indovinello facile facile. Guardate l'immagine qui sotto:



Ieri sera, nella fascia oraria che va dalle 19 alle 21, mi sono sorbito tutti questi tiggì facendo una sorta di zapping "acrobatico". Volevo verificare una cosa che sospettavo e della quale ho trovato puntuale conferma, che è poi l'indovinello che vi sottopongo.

Tutti questi tiggì (chi più chi meno) hanno dedicato un servizio o detto almeno due parole sul V-Day di Beppe Grillo. Tutti. Tutti tranne uno che ha fatto totalmente finta di niente. Ecco l'indovinello: qual'è il tg che ha fatto finta di niente?

Tocca a voi. Via con le risposte!

sabato 8 settembre 2007

Ho fatto il mio dovere :-)

Sono rientrato adesso (18,50) da Santarcangelo. Ho saputo infatti solo ieri che un banchetto per l'adesione al V-Day era presente anche in piazza Ganganelli (mi sono così risparmiato la trasferta fino a Rimini). Purtroppo ho dimenticato la fotocamera a casa e non ho potuto immortalare l'"evento" :-(

Un cartello avvisava che i moduli ufficiali per apporre la firma erano esauriti e che quindi la mia (e quella delle persone in coda con me) avrebbe avuto solamente valore statistico, anche se sarebbe stata consegnata ugualmente a Beppe Grillo.

I ragazzi che raccoglievano le firme al banchetto sono stati molto gentili e prodighi di informazioni. E non c'erano né confusione, né urla, né cori da stadio: una raccolta di firme tranquilla ma determinata, oserei dire.

venerdì 7 settembre 2007

La vigilia del V-Day

Alla fine è arrivato. Il Vaffanculo Day (termine recentemente sdoganato anche dalla cassazione) ideato dal "comico" Beppe Grillo sbarcherà domani nelle piazze di tutta Italia e in molte piazze del mondo: Parigi, Tokyo, New York, Denver, ecc. Un evento praticamente (e volutamente) ignorato (tranne poche eccezioni) da stampa e tv, ma notissimo tra gli utenti di internet e anche tra i diretti interessati.

Ieri mattina ho appeso il volantino alla macchina del caffé, in agenzia, ed ho avuto conferma di questa cosa. In pochi infatti sapevano dell'iniziativa (e casualmente proprio chi non utilizza internet). Sabato pomeriggio (o sera, vedrò) andrò anch'io a Rimini, in Piazza Tre Martiri, a fare la mia firma a sostegno dell'iniziativa. Un'iniziativa che riassumo brevemente per chi non sapesse di cosa si tratta.

Parlamento Pulito non è nient'altro che il nome di una proposta di legge popolare depositata dallo stesso Beppe Grillo in Cassazione il 12/07/2007 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Le richieste contenute in questa proposta sono sostanzialmente tre:
  1. No ai 25 condannati in Parlamento. Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva.
  2. Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento per più di 2 legislature (regola valida retroattivamente).
  3. No ai parlamentari eletti dai segretari di partito. I candidati devono essere scelti direttamente dal popolo con la preferenza diretta.
La proposta di legge verrà accolta e presa in considerazione se verranno raccolte almeno 50.000 firme autenticate.

Non mi piace fare appelli per tentare di convincere qualcuno a fare qualcosa. Con questo post voglio solo segnalare che c'è questa cosa e spiegare un pochino di cosa si tratta, poi ognuno si regolerà di conseguenza. Mi limito solo a un paio di considerazioni.

Su Beppe Grillo si è detto di tutto e di più, e su di lui mi pare non esistano mezze misure: o si ama o si odia. Ha indubbiamente il pregio di essere un "sovversivo" e di aver saputo utilizzare internet per bypassare con successo l'ostracismo televisivo che gli è stato imposto in virtù del suo essere considerato personaggio "scomodo". La maggior parte delle battaglie che conduce sono senz'altro - a mio parere - condivisibili. Penso a Shareaction, a Parlamento Pulito e a Schiavi Moderni, il libro-denuncia sul fenomeno del precariato nel nostro paese.

Le critiche invece che più spesso gli vengono mosse sono principalmente quelle di fare del facile populismo, aggiunto a una certa approssimazione e imprecisione nei suoi monologhi, specie quando affronta tematiche di tipo scientifico e/o economico (va tenuto comunque presente che Grillo è solo un comico con diploma di ragioniere). Famose, a tal proposito, sono ad esempio le famose cantonate prese parlando delle radiazioni dei telefonini che cuocerebbero le uova, oppure delle firme necessarie ad abolire i costi di ricarica dei telefonini, solo per citarne un paio.

Ad ogni modo credo che l'iniziativa Parlamento Pulito sia valida. L'unica cosa che fa girare le scatole di tutta la questione è che una legge di questo tipo sia partita per iniziativa di un comico "scomodo" che si è preso la briga di sensibilizzare le masse su questo tema. Il fatto che in Parlamento, l'organo legislativo supremo del nostro paese, non possano mettere piede persone che si sono macchiate di reati anche gravi, dovrebbe infatti appartenere all'ordine naturale delle cose e non essere richiesto a gran voce da una sollevazione popolare.

Ma ormai, si sa, da noi le cose funzionano così. A meno che non si provi a cambiarle domani.

Studiare per amore

Questo saggio è incantevole ed entusiasmante. Non è un manuale su come studiare, è esattamente il contrario e l'ho trovato particolarmen...