Visualizzazione post con etichetta Il_Fatto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il_Fatto. Mostra tutti i post

lunedì 11 aprile 2011

Il Fatto nelle scuole? Non si può

Quelli de Il Fatto hanno lanciato una campagna di informazione andando nelle scuole, ovviamente su invito, per parlare di attualità e di quei fatti che in genere si fa di tutto per tenere da una parte.

Ovviamente quelli del Giornale non l'hanno presa bene per niente, tanto è vero che stamattina è comparso un bell'articolo dal titolo molto eloquente: "Propaganda senza limiti: e Il Fatto dà lezioni anche nelle scuole...". Tra le altre cose, all'interno vi si legge: "Un incubo. Provate a immaginare: tornate a scuola, la mattina arrivate in classe, spalancate la porta e davanti a voi seduto in cattedra c'è Marco Travaglio". Già, Travaglio; un bell'incubo, non c'è che dire. Forse se andasse Sallusti, chissà, l'impatto con i poveri studenti potrebbe essere meno traumatico. Sarebbe interessante provare.

"Ma il Fatto è un quotidiano schierato ferocemente contro il Cavaliere, un foglio che fa politica tutti i giorni e attacca, con colpi sotto la cintura, tutto ciò che è in odore di berlusconismo". Provate a ribaltare questa frase così: "Ma il Giornale è un quotidiano schierato a favore del Cavaliere, un foglio che fa politica tutti i giorni e attacca, con colpi sotto la cintura [vi dice niente Boffo?, ndr], tutto ciò che è in odore di antiberlusconismo". Non trovate che suoni bene?

In realtà, e quelli del Giornale lo sanno molto bene, il quotidiano di Padellaro e Travaglio racconta dei fatti, e li racconta anche quando non hanno a che fare con Berlusconi e coinvolgono personaggi che stanno dall'altra parte. Provate a chiedere ai vari D'Alema, Vendola ("a lui non farei amministrare neppure un condominio", scrisse Travaglio sulle vicende della sanità pugliese), Di Pietro quando appoggiò la candidatura a De Luca in Campania e compagnia bella. Il Fatto? "Niente a che vedere con l’imparzialità che dovrebbe avere chi sale in cattedra".

Bene, per non sbagliare mandiamo pure Il Giornale.

sabato 26 marzo 2011

Una boiata pazzesca


Bruno Tinti, sul Fatto di oggi, spiega perché la responsabilità civile dei magistrati non sta né in cielo né in Terra.

mercoledì 9 marzo 2011

C'è casta e casta

La casta si salva. Sempre e comunque. A prescindere dal colore della casacca che talvolta viene indossata. Come successo ieri alla Camera dove si doveva decidere sulle richieste di procedere dei magistrati e quindi sul destino processuale di due ex ministri, Pietro Lunardi e Alfonso Pecoraro Scanio, e sull’ex parlamentare Vittorio Sgarbi.

Non vi viene un moto di ilarità, sovente accompagnato da sforzi di vomito, quando sentite il politico di turno apostrofare i magistrati come "casta"?

(via ilfattoquotidiano.it)

sabato 22 gennaio 2011

Si può fare


Sarà anche un covo di giustizialisti forcaioli (c'è qualcosa di male?). Ma con pochissima pubblicità e zero sovvenzioni statali il Fatto Quotidiano fa introiti senza pesare sui bilanci pubblici. Qualcun altro può dire altrettanto?

mercoledì 1 dicembre 2010

Maroni, le intercettazioni...


Chissà come sarà contento il ministro Maroni, che si vanta dei successi dello stato contro la criminalità (successi ottenuti soprattutto grazie alle intercettazioni telefoniche), di sapere che da domani le aziende che se ne occupano non ne faranno più perché lo stato non le paga.

venerdì 26 novembre 2010

Il comune di Desio sciolto per mafia (e Libero?)

L'intera giunta comunale di Desio, comune brianzolo alle porte di Monza, si è sciolta - il comune è stato commissariato - a causa delle inchieste sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Brianza. "Undici consiglieri del centrosinistra e sei della Lega questa mattina hanno rassegnato le dimissioni", scriveva ieri il Fatto Quotidiano.

La cosa più divertente (ammesso che ci sia qualcosa di comico) è il modo in cui quelli di Libero hanno dato la notizia. Ecco qua:


Uno stringato articoletto di otto righe in cui non compare mai la parola "mafia" o "'ndrangheta". Sembra che il prefetto abbia commissariato il comune e 17 assessori su trenta si siano dimessi così, probabilmente perché non avevano di meglio da fare.

Meglio di Libero sono riusciti a fare quelli del Giornale, visto che la notizia sul sito non compare proprio. Loro, si sa, sono ancora fermi alla raccolta di firme contro Saviano.

mercoledì 24 novembre 2010

Due casi umani

La vicenda scoperta da quelli del Fatto (Bondi che sistema l'ex marito della sua compagna e il figlio di quest'ultimo), mi pare che abbia qualche analogia con la vicenda di Ruby Rubacuori.

Dopo la famosa telefonata in questura per reclamare la liberazione della finta nipote di Mubarak, infatti, Berlusconi disse: "Io sono una persona di cuore e quindi mi occupo dei problemi delle persone".

Bondi, più o meno, è sullo stesso tenore: "Sono solo intervenuto per risolvere due casi umani. È la tragedia di un uomo che era disoccupato e senza lavoro". Ora, non penso sia necessario ricordare che l'Italia è zeppa di minorenni che vengono tradotti in questura senza che nessuno interceda telefonicamente per loro; così come non penso sia necessario ricordare che in Italia ci sono alcuni milioni di disoccupati senza alle spalle un ministro che li sistemi in qualche ministero.

La domanda è molto più semplice: quando questa gente si toglierà dalla scatole una volta per tutte?

venerdì 29 ottobre 2010

La matematica dei lodi

"...un algoritmo complicatissimo che non si capiva bene se fosse reiterabile ma non retroattivo, o retroattivo ma non reiterabile, o reiattivo e retroterabile, tenendo presenti la variante Mills, l’equazione Mediaset, la prescrizione Mediatrade, la radice quadra di Fini costruita sull’ipotenusa di Napolitano che produce una spinta dal basso verso Casini diviso Cuffaro moltiplicato Bersani fratto Di Pietro meno Bossi. I due poveracci [Alfano e Ghedini, ndr] stavano per esultare con il classico “eureka!”, ma l’urlo liberatorio gli s’è strozzato in gola".

Lo spettacolare editoriale di stamattina di Travaglio sul Fatto. :-)

martedì 28 settembre 2010

Tra Bossi e il debito pubblico

Mentre qua ci si trastulla dietro alle cretinate di Bossi e alla casa a Montecarlo di Fini, in Europa hanno a che fare con cose più serie. Naturalmente non ne parla nessuno (occorre spulciare i siti specializzati) per non disturbare il quieto vivere e il famoso "da noi va tutto bene" che propaganda continuamente il governo. Per farla breve, l'Italia rischia di essere sanzionata dall'UE per eccessivo debito pubblico.

Non si tratta di una sanzione da poco, ma di una multa che potrebbe avere effetti devastanti sulla nostra economia. Scrive wallstreetitalia.com: "Tremonti aveva cercato di far passare la tesi secondo cui si sarebbe tenuto conto anche del debito privato, oltre che di quello dello stato espresso in Cct e Bpt, debito che e' il terzo piu' alto del mondo e il piu' alto d'Europa. Ma i tedeschi, che ormai sono gli unici 'cani da guardia' di quel che rimane della traballante costruzione europea, non ci stanno. Il debito e' solo quello sovrano, sostiene la Germania".

Secondo i parametri della UE, il debito pubblico degli stati membri dovrebbe assestarsi attorno al 60% del Pil. Il nostro è praticamente il doppio, ed è aumentato da marzo 2009 per l'equivalente di tre volte l'ultima finanziaria di Tremonti (25 miliardi). Massì, ridiamo con Bossi, che è meglio.

Altri dettagli su Il Fatto Quotidiano.

venerdì 28 maggio 2010

Il Fatto Quotidiano si scuserà con Daniele Sensi?

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


Siccome, come ho già scritto altre volte, a me non dà assolutamente nessun fastidio fare le pulci anche a chi ho sempre elogiato e ritengo essere una spanna sopra tutti gli altri, spero che Il Fatto Quotidiano, o magari lo stesso Furio Colombo, rettifichino quanto è stato pubblicato oggi su Daniele. E non sarebbe male se magari chiedessero anche scusa.


Aggiornamento 18,10.

Furio Colombo ha rettificato e si è pubblicamente scusato con Daniele. Anche tra i giornalisti ci sono ancora dei galantuomini.

giovedì 29 aprile 2010

Schifani chiede 720.000 euro al Fatto Quotidiano

Il Fatto Quotidiano dovrà versare 720.000 euro di risarcimento al presidente del Senato Renato Schifani. Questo, naturalmente, in caso Padellaro e soci dovessero perdere la causa civile intentata dallo stesso Schifani per diffamazione. Perché Schifani ritiene di essere stato diffamato? Perché il Fatto, a cavallo tra il 2009 e il 2010, pubblicò alcuni articoli in cui si parlava del suo passato di avvocato in quel di Palermo.

Uno degli articoli incriminati è questo, in cui si racconta di quando Schifani, siamo nei primi anni '90, prese le difese di un boss della mafia. Il Fatto Quotidiano è un piccolo giornale appena nato; non prende sovvenzioni pubbliche dallo stato e campa unicamente con le copie che vende e con gli introiti pubblicitari. Questo, naturalmente, non lo autorizza a scrivere balle. E infatti nell'articolo in cui è riportata la notizia si legge: "La somma richiesta è superiore al nostro capitale sociale, ma noi non ce ne lamentiamo. Schifani, al pari di qualsiasi altro cittadino, se si ritiene diffamato ha il diritto di rivolgersi al Tribunale per veder riconosciute le proprie ragioni". Poi, però, arriva un piccolo affondo del Fatto piuttosto interessante, che mette in evidenza come Schifani abbia preferito una causa civile piuttosto che un'azione penale (la diffamazione è un reato espressamente previsto dal nostro codice penale). Scrive infatti il Fatto: "...ci saremmo aspettati almeno una querela penale che, da una parte, avrebbe consentito al pubblico ministero di svolgere autonomamente indagini sui fatti contenuti negli articoli in maniera più ampia rispetto a quanto si può fare in sede civile. E che, dall'altra, sarebbe potuta sfociare, in caso di un nostro rinvio a giudizio, in un dibattimento pubblico senz'altro interessante per chi vuol conoscere i trascorsi della seconda carica dello Stato".

La faccenda andrà per le lunghe - la prima udienza è prevista per ottobre -, ma sarà interessante seguirne gli sviluppi, soprattutto nel caso in cui il giudice alla fine dovesse dare ragione al Fatto, magari spiegando che tutto quello riportato negli articoli incriminati corrisponde a verità. La vicenda non ha avuto molta eco in giro; la cosa abbastanza curiosa è che tra quei pochi che ne hanno parlato c'è Il Giornale. Sì, avete capito bene, Il Giornale, quello che pochi giorni fa è stato querelato da Emergency per come ha trattato tutta la vicenda del rapimento dei tre operatori in Afghanistan, e sempre quello che è stato recentemente condannato a risarcire 344.000 euro a Di Pietro per diffamazione. Peccato che Il Fatto non abbia le spalle coperte allo stesso modo.

martedì 20 aprile 2010

Perché faccio il tifo per il vulcano

È bene che ogni tanto la natura, indifferente, imparziale e moralmente amorale, ricordi all’uomo, che nella sua demenziale ubris, sta diventando la bestia più stupida del Creato, non è il padrone del mondo. Il vulcano islandese esplose già, con la stessa violenza, due secoli fa ma nessuno se ne accorse tranne i pochi abitanti di quelle terre lontane, mentre oggi sta mandando in tilt l’intero pianeta.

(Massimo Fini questa mattina)

domenica 4 aprile 2010

I numeri del Fatto


Alla fine dell'estate scorsa, mi pare fosse il mese di settembre, usciva il primo numero de Il Fatto Quotidiano. Ieri mattina il direttore, Antonio Padellaro, ha fatto una specie di bilancio di questi mesi di attività, fornendo alcune cifre e dati. "Nel mese di marzo il Fatto Quotidiano ha venduto in edicola una media di 66 mila copie [giornaliere, ndr], tredicimila in più rispetto al mese precedente. Poiché gli abbonamenti sono circa 40 mila, i conti sono presto fatti. Quello che (nella previsione più ottimistica) doveva essere un giornale da 15 mila copie, oggi ne vale dieci volte tanto".

Più di centomila copie giornaliere, tra edicola e abbonamenti online, per un giornale che non ha ancora un anno di vita non sono poche. Come termine di paragone si può citare ad esempio il ben più blasonato Corriere della Sera, che mi pare viaggi - vado a memoria - sulle 600.000 copie. C'è poi il mitico Giornale della famiglia Berlusconi (circa 200.000 copie). Ma c'è una differenza non da poco: questi qui sono sulla piazza da molti decenni, il Corriere addirittura da più di un secolo, e prendono laute sovvenzioni dallo stato (e nonostante questo sono in calo costante di vendite). Il Fatto, invece, proprio per essere il più "libero" possibile ha rinunciato fin dalla sua nascita a qualsiasi forma di finanziamento pubblico, campando esclusivamente con le copie che riesce a vendere e con le inserzioni pubblicitarie.

No, non prendete questo articolo come una "marchetta" al giornale in cui scrive anche Travaglio, ma come una felice analisi di un affezionato lettore.

martedì 16 marzo 2010

"C'è una scuola di pensiero..."

Ecco qua! Alla faccia di tutti quelli - ignoranti! - che sostengono che prescrizione e assoluzione sono due cose diverse. Beccatevi la "scuola di pensiero"!



(trascrizione intervista qui)

giovedì 7 gennaio 2010

I soliti comunisti, donna Assunta?

Questa mattina Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un'interessante intervista a donna Assunta Almirante, moglie di Giorgio Almirante, fondatore del MSI. Nell'intervista, la signora dice senza mezzi termini quello che probabilmente molti nostalgici di quel movimento pensano ancora oggi, e che trova conferma in quello che sta succedendo nei rapporti burrascosi tra Fini e Berlusconi.


L’esordio è perentorio: "Gianfranco avrebbe fatto meglio a restare a casa sua, in via della Scrofa 39, nel suo partito. Che cosa c’ha guadagnato a svendere il partito a Berlusconi? Nulla, solo di diventare suo subalterno”.
Donna Assunta Almirante, nel giorno dell’Epifania, sfoglia i giornali con rabbia. Ce l’ha con "questa classe politica che sta portando l’Italia ad un livello di degrado morale mai visto perché è incompetente e inadeguata al ruolo". “Sono tutti dei nominati – tuona dal divano del suo appartamento ai Parioli, a Roma – pieni di presunzione e minacciano pure di cambiare la Costituzione come se loro fossero in grado di scriverne una migliore. Ma mi facciano il piacere!"


I soliti comunisti, donna Assunta?

"Macché! Ce l’ho con i miei. E con i loro. Con i miei che adesso non rispondono neanche al telefono se li chiami (a parte La Russa, che per me c’è sempre) perché chissà chi si credono di essere diventati. E anche con i loro. Perché Bersani e Franceschini, mi si consenta, non sono proprio all’altezza.
Ma pensi che sono due giorni che provo a chiamare Matteoli e non risponde. Ma le pare normale? Io arrivo al Papa e non arrivo a loro? Ma andiamo! E lo sa perché questo succede? Perché sono dei nominati, perché nessuno si è mai dovuto sudare nulla, mentre io cittadina devo aver diritto a scegliere i miei rappresentanti e di votarli, invece questo diritto non ce l’ho per cui dico agli italiani: non andate più a votare, non legittimate più questa classe politica che ci ha tolto ogni valore e che sta portando il paese allo sfascio anche dal punto di vista economico".


Siamo senza scampo? Governano i suoi…

"Alt! Diciamo le cose come stanno. Il Pdl è un partito senz’anima. E io mi auguro che Gianfranco se ne renda conto e torni indietro. Deve avere il coraggio di farlo, tanto è chiaro che non potrà essere il successore di Berlusconi e che non avrà mai voce in capitolo; lui è un monarca, comanda solo lui. Gianfranco ha sbagliato a chiudere il partito, doveva fare come la Lega, dare l’appoggio esterno, e questo non gli avrebbe certo impedito di fare il presidente della Camera. Ma con bel altro potere".


Alla scissione, dunque!

"Siamo tutti delusi, soprattutto i militanti. Lei non sa quanta gente mi chiama o mi ferma per strada e mi chiede: quando ce ne andiamo? Io rispondo che non posso saperlo, che conto solo sul coraggio di Gianfranco di ammettere un errore e di tornare sui suoi passi; ?Almirante gli ha lasciato un partito vero, ricco di valori morali ed economicamente solido. Mi creda, la gente lo voterebbe eccome il ritorno di An!".


I sondaggi dicono di no.

"I sondaggi sono solo porcherie. Solo Berlusconi ci crede. Meglio ognuno per la sua strada, perché An, invece, ha sempre fatto politica vera, in mezzo alla gente e per la gente quando Berlusconi vendeva mattoni. Dobbiamo tornare indietro. Posso dirle un’ultima cosa?"


Prego…

"Leggo tutti i giorni Il Fatto Quotidiano…"


Non ci posso credere.

"E’ un bellissimo giornale, faccia i complimenti al direttore Padellaro. E gli dica anche di controllare la diffusione ai Parioli, che ogni tanto l’edicolante me lo nasconde…"



Da Il Fatto Quotidiano del 7 gennaio (fonte)

venerdì 18 dicembre 2009

Obama non si lamenta

Negli Stati Uniti, lo scorso settembre fece molto scalpore un sondaggio pubblicato su Facebook: "Il presidente Obama deve essere ucciso?". Le risposte possibili erano tre: "No. Sì. Forse. Sì, se riduce la mia copertura sanitaria". Il sondaggio venne scovato da un blogger, che lo segnalò all'agenzia federale che protegge Obama, quindi i servizi segreti chiesero a Facebook di oscurare il sondaggio e aprirono un'indagine: "prendiamo questo tipo di iniziative molto seriamente" dissero.
Dopo l'episodio negli Usa non si aprì alcun dibattito sulla necessità di una nuova legislazione per evitare il ripetersi di simili situazione: le leggi già esistenti avevano funzionato alla perfezione. Anche adesso su Facebook si trova un gruppo Kill Obama con frasi che sembrano prefigurare più di un apologia di reato: "Stiamo per uccidere Obama. A decine circonderemo la capitale armati di fucili da precisione. Mister 'Hope And Change' ha appena pronunciato il suo ultimo discorso". Nei commenti si leggono frasi ingiuriose e razziste: "Uccidetelo", "Uccidete quel negro. Lo odio, è un'orrida scimmia". (fonte)


Alcune scimmie in circolazione ce le abbiamo anche noi. Sono quelle che prendono come esempio la grande democrazia americana solo quando gli fa comodo.

Stasi assolto (e la procura linciata)



Questa mattina, come vedete dalle schermate qui sopra, Libero e il Giornale se ne sono usciti entrambi con un paio di articoli in cui si evidenziava la completa assoluzione di Alberto Stasi, e nel contempo - ultimamente è l'esercizio preferito dagli house organ di casa - si dava addosso alla procura di Vigevano, rea in sostanza di aver preso un grosso granchio - il pm aveva chiesto 30 anni - e di aver voluto montare un caso e un'inchiesta su misura.

Bruno Tinti, al di la delle chiacchiere interessate di certi giornali, prova un po' più seriamente a spiegare perché certe sentenze lasciano sconcertati e perché, nel bene o nel male, le sentenze sono sempre punti fermi.

"...e soprattutto che la sentenza che conta, quella che avrà efficacia esecutiva, quella che regolerà i rapporti tra i cittadini, è l’ultima. Perché i cittadini debbono avere delle certezze; perché ai conflitti bisogna mettere fine; perché gli imputati vanno assolti o condannati; perché senza sentenze, cui tutti debbono rispetto e obbedienza, non potremmo vivere insieme.
E’ solo per questo che ci sono i tribunali, i giudici, le sentenze definitive. Ma tutto questo non rende la sentenza definitiva "giusta" e le altre, quelle che eventualmente essa ha riformato, "sbagliate". Nessuno può saperlo. Non viviamo nel regno dei cieli, dove giustizia e verità, si dice, sono chiare come la luce del sole. Qui viviamo, nel nostro mondo, dove conoscere la "verità" è difficile, faticoso, spesso impossibile.
Non abbiamo strumenti che ci diano certezze. Solo possiamo sperare che la nostra verità, quella che gli uomini provano a scoprire, sia quanto vicino possibile alla "verità"; che la sentenza del giudice sia "giusta". Possiamo sperarlo; ma non lo sapremo mai".

Articolo integrale qui.

mercoledì 16 dicembre 2009

“Lei ha una bella faccia da stronza!”

Avete presente la lunga fila di idiozie dette ieri da Cicchitto circa i responsabili della presunta campagna d'odio che ci sarebbe in questo periodo? Bene, la frase che leggete qui sopra è stata pronunciata il 24/7/2003 da Berlusconi all'indirizzo di una signora qui di Rimini che lo contestava.

Naturalmente non è l'unica. Il Fatto, questa mattina, ha pubblicato una rassegna non esaustiva delle principali perle partorite dal premier o da esponenti della sua maggioranza negli ultimi 15 anni.

Qualcuno faccia un fischio a Cicchitto.

venerdì 2 ottobre 2009

Stavo facendo una visita per i miei calcoli


Il giorno dopo che Il Fatto ha pubblicato le percentuali e i nomi dei parlamentari assenti ieri l'altro, assenze che hanno consentito che la votazione sulle pregiudiziali di incostituzionalità presentate dall'IDV sullo scudo fiscale andasse a farsi benedire, arrivano e le prime giustificazioni. E' commovente questa cosa. Ricorda un po' quando da ragazzini si faceva "buco" a scuola ed era necessario trovare una scusa plausibile da presentare il giorno dopo. Il Fatto ne riporta un paio.

Enzo Carra ci ha spiegato [alla redazione de Il Fatto, ndr] che non poteva essere in aula perché stava facendo una visita per i suoi calcoli. Barbara Pollastrini ci ha scritto una letterina che uscirà sul giornale di domani, anche lei aveva problemi di salute. Tre deputati hanno detto di aver commesso errori "tecnici" in fase di votazione. Altri deputati, anche del Pd, ci hanno detto che abbiamo fatto bene a scrivere tutti i nomi, perché loro hanno fatto salti mortali per essere in Aula e l'assenza di altri ha vanificato il tutto. Nell'articolo di oggi ho cercato [Luca Telese, sutore dell'articolo, ndr] di mettere in evidenza che tra gli assenti c'era tutto lo staff di Franceschini, e che questo è un dato politico.

Pare che qualcuno nei commenti all'articolo de Il Fatto abbia paragonato la pubblicazione dei nomi degli assenteisti alle liste di proscrizione. Balle. E Telese lo dice chiaramente. Questa confusione e questo strillare scomposto dei tirati in casusa ha la sua ragione d'essere nel solo fatto di trovarsi in Italia, paese in cui notoriamente la classe politica ha sempre visto come un intralcio quei pochi giornalisti che fanno domande, interrogano, vogliono sapere e poi pubblicano.

Una prassi che all'estero è la regola, mentre qui da noi, a volte, è invece considerata un'azione sovversiva. Ma questo lo sapevamo già.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...