"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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venerdì 28 ottobre 2011
Al 5,5%
Indipendentemente dal fatto se piaccia o no, Pd e IdV dovranno farci i conti. E magari chiedersi dove hanno sbagliato.
martedì 18 ottobre 2011
La colpa è sempre di qualcun altro

Il Pdl ha vinto di un soffio le regionali in Molise. Quelli del Pd danno la colpa a Grillo, invece di chiedersi perché molti lo hanno preferito a loro.
sabato 4 settembre 2010
Contestazioni a ruota libera
Nei giorni scorsi il bersaglio è stato Marcello Dell'Utri, contestato in quel di Como mentre tentava di presentare i presunti diari patacca di Mussolini. Oggi è toccato a Renato Schifani, attuale presidente del Senato, contestato da un gruppo di "grillini" a Torino, alla festa del Pd, al grido di "fuori la mafia dallo Stato".
In questo secondo caso si è fatto sentire il capo del suddetto Stato, Napolitano, il quale senza tanti giri di parole ha deplorato la "gazzarra" dicendosi amareggiato per il comportamento di "gruppi, sia pur minoritari, incapaci di rispettare il principio del libero e democratico confronto" (chissà se Napolitano è al corrente che esiste anche il libero e democratico diritto di contestare?). Nel frattempo si è fatto vivo Beppe Grillo, considerato in pratica il "mandante" di tutta l'operazione, il quale ha detto: "Questo è solo l'inizio. Devono rendersi conto che è finita. Che si blindino con i poliziotti antisommossa, chiamino Maroni e l'esercito. Paghino la gente che va ai comizi per applaudirli. Oppure se ne vadano a casa". E ancora: "Io non sono l'autore o il sobillatore, io interpreto quello che vedo e che sento: la gente non ce la fa più" [...] "gli italiani sono stanchi di farsi prendere per il culo" (detto per inciso, condivido in toto).
A questo punto, come è naturale che sia, scattano le reazioni, e qui c'è qualche sorpresa (anzi, a ben pensarci non si tratta di nessuna sorpresa). Il gesto di contestazione è stato infatti praticamente condannato da tutti, destra e sinistra appassionatamente. Fassino ha preso le distanze lì per lì - era sul palco con Schifani. Il buon Bersani, invece, ha in seguito telefonato personalmente a Schifani per solidarizzare. L'unica pecora nera, in mezzo al gregge di pecore bianche ossequianti e dispiaciute, è stato, indovinate un po'?, il solito Di Pietro, il quale ha detto: "Sono semplicemente difensori della legalità, della democrazia e degli onesti cittadini. E' ora di dire basta a questa ipocrisia imperante. Siccome molti si sono ritrovati ad avere, dalla mattina alla sera, importanti incarichi quali la presidenza del Senato o altre cariche istituzionali, si ritengono immuni da ogni critica".
Questo è un po' il quadro della vicenda, che certamente non finirà qui e della quale sentiremo parlare anche nei prossimi giorni. Ah, dimenticavo; a beneficio dei "garantisti cascasse il mondo" tipo Cicchitto, che subito hanno cominciato a starnazzare e a tirare fuori il clima d'odio di certa sinistra e blablabla, faccio presente che sempre oggi, nella civilissima Irlanda, Tony Blair è stato pesantemente contestato con lanci di uova, scarpe e ortaggi vari alla presentazione del suo nuovo libro. Il tutto condito con scontri e incidenti con le forze dell'ordine.
In questo secondo caso si è fatto sentire il capo del suddetto Stato, Napolitano, il quale senza tanti giri di parole ha deplorato la "gazzarra" dicendosi amareggiato per il comportamento di "gruppi, sia pur minoritari, incapaci di rispettare il principio del libero e democratico confronto" (chissà se Napolitano è al corrente che esiste anche il libero e democratico diritto di contestare?). Nel frattempo si è fatto vivo Beppe Grillo, considerato in pratica il "mandante" di tutta l'operazione, il quale ha detto: "Questo è solo l'inizio. Devono rendersi conto che è finita. Che si blindino con i poliziotti antisommossa, chiamino Maroni e l'esercito. Paghino la gente che va ai comizi per applaudirli. Oppure se ne vadano a casa". E ancora: "Io non sono l'autore o il sobillatore, io interpreto quello che vedo e che sento: la gente non ce la fa più" [...] "gli italiani sono stanchi di farsi prendere per il culo" (detto per inciso, condivido in toto).
A questo punto, come è naturale che sia, scattano le reazioni, e qui c'è qualche sorpresa (anzi, a ben pensarci non si tratta di nessuna sorpresa). Il gesto di contestazione è stato infatti praticamente condannato da tutti, destra e sinistra appassionatamente. Fassino ha preso le distanze lì per lì - era sul palco con Schifani. Il buon Bersani, invece, ha in seguito telefonato personalmente a Schifani per solidarizzare. L'unica pecora nera, in mezzo al gregge di pecore bianche ossequianti e dispiaciute, è stato, indovinate un po'?, il solito Di Pietro, il quale ha detto: "Sono semplicemente difensori della legalità, della democrazia e degli onesti cittadini. E' ora di dire basta a questa ipocrisia imperante. Siccome molti si sono ritrovati ad avere, dalla mattina alla sera, importanti incarichi quali la presidenza del Senato o altre cariche istituzionali, si ritengono immuni da ogni critica".
Questo è un po' il quadro della vicenda, che certamente non finirà qui e della quale sentiremo parlare anche nei prossimi giorni. Ah, dimenticavo; a beneficio dei "garantisti cascasse il mondo" tipo Cicchitto, che subito hanno cominciato a starnazzare e a tirare fuori il clima d'odio di certa sinistra e blablabla, faccio presente che sempre oggi, nella civilissima Irlanda, Tony Blair è stato pesantemente contestato con lanci di uova, scarpe e ortaggi vari alla presentazione del suo nuovo libro. Il tutto condito con scontri e incidenti con le forze dell'ordine.
mercoledì 28 luglio 2010
L'obbligo di rettifica?

Voi cosa dite, il Giornale pubblicherà oggi le precisazioni al suo articolo chieste ieri dal Movimento 5 stelle?
giovedì 29 aprile 2010
Grillo all'assemblea degli azionisti Telecom
Come forse saprete già, Beppe Grillo da un po' di anni si presenta alle assemblee degli azionisti Telecom forte delle deleghe ricevute da decine di migliaia di piccoli azionisti.
E lui ci va.
E lui ci va.
giovedì 25 marzo 2010
mercoledì 24 febbraio 2010
Pensieri seri alle (5) stelle

Beppe Grillo è riuscito a raccogliere le firme necessarie per presentarsi, col suo Movimento 5 Stelle, alle prossime regionali in Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Visto com'è messo il Pd e vista la recente mezza delusione dell'IdV dopo la vicenda De Luca in Campania, non posso escludere niente.
domenica 24 gennaio 2010
giovedì 7 gennaio 2010
Se 350.000 vi sembrano pochi
Al di là del fatto che Beppe Grillo può essere simpatico o meno, una fatto è incontrovertibile: le procedure le ha rispettate, la legge d'iniziativa popolare, prevista dalla nostra Costituzione, è stata presentata alla Commissione Affari Costituzionali del Senato e 350.000 persone, tra cui lo scrivente, l'hanno firmata.
Ieri il comico ha incontrato Schifani a Reggio Emilia, durante le celebrazioni per la giornata nazionale della bandiera, e gli ha chiesto due semplici cose: in quale cassetto del Senato sta facendo la muffa quella legge e quando Schifani ha intenzione di farla discutere. Schifani tra le altre cose ha detto: Per quanto riguarda la legge proposta da Grillo scriverò al presidente della Commissione Affari istituzionali per sollecitare l'iter di questo disegno di legge, che è già all'ordine del giorno della Commissione. Il presidente del Senato non può portare in aula un ddl se la Commissione non ha completato il proprio iter. Avrei spiegato a Grillo che i ddl ad iniziativa popolare, non avendo una matrice politica, possono correre il rischio in Parlamento di non essere spinti dai gruppi parlamentari.
Insomma, è chiaro, no? Se una proposta di legge viene dal popolo può aspettare, non c'è fretta; quelle invece che hanno "una matrice politica" hanno ovviamente la precedenza.
martedì 6 ottobre 2009
Movimento a 5 stelle
Non ho letto ancora tutti i punti del programma, ma mi pare che alcuni di questi siano particolarmente innovativi. Mi riferisco per esempio alla proposta di introdurre i primi rudimenti della lingua inglese fin dall'asilo, l'abolizione di province e prefetture, l'introduzione di forme di class action a difesa dei cittadini sullo stile di quelle americane, l'abolizione delle sovvenzioni statali alle scuole private, solo per citarne alcuni. Tra i requisiti per potersi candidare in queste liste c'è ovviamente quello dell'obbligo della fedina penale pulita, vecchio cavallo di battaglia del comico genovese. Per adesso sono solo tre le regioni in cui saranno presenti le liste: Emilia Romagna, Piemonte e Campania.
Il programma è naturalmente solo abbozzato, per adesso, e, sul solco di quanto accaduto con le liste civiche, verrà modificato e discusso online direttamente dagli utenti e dai sostenitori. Piccola riflessione. C'era bisogno del partito di Grillo? Di primo acchito verrebbe da rispondere di no: ce ne sono già tante di liste, di programmi, di movimenti. Ma se è vero che, nonostante quello che molti sostengono, siamo in democrazia, perché non dare la possibilità a chiunque di fondare un proprio partito e di concorrere alle future competizioni elettorali? Sì, lo so, conosco già l'obiezione di molti: Beppe Grillo è un comico, non è serio, non potrà mai essere un buon politico. Può darsi. Poi magari uno decide di dare un'occhiata per vedere quali sono i "buoni politici" e vede i Gasparri, i Fassino, i D'Alema, i Cicchitto, i Bondi, i Berlusconi, i Binetti... e pensa che in fondo un Grillo potrebbe anche farci la sua porca figura.
mercoledì 16 settembre 2009
giovedì 13 agosto 2009
A proposito della querela in rete
Beppe Grillo ha lanciato, qualche giorno fa, tramite il suo blog, un'iniziativa che mi pare sia piuttosto interessante: fornire patrocinio legale agli utenti internet vittime di querela per diffamazione.Io ho dei buoni avvocati e molte querele, preferirei non averle, ma fa parte del gioco. Quasi sempre le ho vinte. La maggior parte dei blogger non ha soldi, e neppure l'abitudine a essere querelata da un potente che può usare, talvolta anche a carico dello Stato, avvocati di grido. L'intera Rete è a rischio querela, tutta la verità che è presente in Rete è un attacco al Regime. Non si può querelare la Rete, ma la si può limitare, porre restrizioni idiote presenti in Cina e in Birmania, come hanno fatto e stanno facendo. Si può anche colpirne qualcuno per educarne cento. Per questo voglio creare un pool di avvocati della Rete a disposizione dei querelati.
Chiedo a tutti gli avvocati che mi leggono che vogliono difendere gratuitamente i blogger di inviarmi i loro riferimenti. Li inserirò in una lista sul blog. Per i casi più complessi metterò a disposizione i miei avvocati, che ormai vantano una certa esperienza. Nel blog sarà disponibile a settembre un'area di aiuto per i blogger querelati con i fatti da sapere per difendersi, gli studi legali cui rivolgersi e l'elenco delle cause in corso contro le pubblicazioni in rete.
No, non preoccupatevi, non mi sono beccato nessuna querela (ancora). E' che la vicenda mi pare interessante e volevo fare un paio di riflessioni.
La querela è una pratica piuttosto in uso in ambito giornalistico; meno, molto meno, tra chi scrive in rete per diletto (vedi blogger e affini). Eppure non sono mancati, anche nel recente periodo, episodi di questo genere, anche se non riferiti specificatamente alla diffamazione. Quello ad esempio che in misura maggiore è rimasto nella memoria collettiva, specialmente degli utenti della rete, è l'elevato numero di querele intentate poco meno di un anno fa da Gigi Moncalvo contro molti blogger, ma anche semplici commentatori di questi, in merito alle critiche a una sua trasmissione radiofonica. Secondo Wikipedia, i querelati all'epoca furono in totale circa 150.
E' opinione comune, personalmente abbastanza condivisibile, che la querela sia ormai uno strumento che col passare del tempo ha perso la sua valenza di difesa dell'onore e del prestigio personale di chi la presenta, per trasformarsi - spesso, ma non sempre - in una sorta di strumento intimidatorio verso qualcuno, magari qualche voce scomoda. E ciò è in massima parte dovuto al fatto che presentare una querela non costa nulla, mente riceverla può invece creare qualche problema. Di carattere economico, certo, ma anche per tutto quello che attiene il trovarsi invischiati dall'oggi al domani in una cosa apparentemente più grande di se stessi, nella quale non si sa bene come muoversi, cosa fare, ecc... C'è da dire che sono state presentate, a livello legislativo, nel corso del tempo, diverse proposte per modificare in senso meno restrittivo l'istituto della querela. Penso ad esempio alla omessa rettifica come condizione per proporre querela, alla fissazione di un tetto massimo per il risarcimento del danno morale e altre cose, ma tutto è sempre rimasto lettera morta. Segno evidentemente che, a qualcuno, un po' più in alto, continua a stare bene così com'è.
Sull'altro versante, c'è da dire che la massiccia diffusione di internet ha dato e dà la possibilità a chiunque disponga di un semplice pc di poter senza nessuna difficoltà pubblicare qualsiasi cosa. E - va detto - non sono pochi quelli che abusano di questa opportunità, magari pubblicando con troppa leggerezza cose per le quali la querela forse è anche troppo poco.
Personalmente, come dicevo prima, nonostante mi stia paurosamente avvicinando al duemillesimo post pubblicato in questo blog (senza contare il mio sito internet e le varie malefatte letterarie che semino via Twitter o Facebook), e nonostante abbia scritto abbastanza spesso cose piuttosto fastidiose, nessuno si è ancora fatto vivo. Va bene, il mio non è certamente quello che si dice il blog dai grandi numeri, ma neppure Settolo, probabilmente, si aspettava una querela da parte di Moncalvo. Quando ho attivato questo mio piccolo spazio, ormai tre anni fa, avevo già da tempo cominciato a scrivere alcune cose sul mio sito internet, e questa esperienza mi ha permesso di intraprendere la "carriera" di blogger tenendo sempre presente alcuni punti fermi, primo tra tutti la documentazione. Prima di scrivere qualunque cosa, infatti, cerco sempre di documentarmi al meglio, e lo potete facilmente verificare dalla moltitudine di link alle fonti che trovate nei miei articoli. Inoltre, cosa più importante, cerco sempre di specificare quando ciò che scrivo è un'opinione mia oppure un fatto accertato.
Come capite bene anche voi, però, queste sono precauzioni che reggono o possono avere una loro utilità se chi propone querela non lo fa per scopi diversi per la quale la stessa è stata concepita, nel qual caso non c'è santo che tenga. Ecco perché, come dicevo all'inizio, l'idea di Grillo non mi sembra affatto male.
Se a qualcuno interessa, Daniele Marescotti, dello staff di peacelink.it, ha pubblicato nel 2005 una piccola guida adatta allo scopo, che può risultare molto utile per evitare guai a chi maneggia lo strumento "blog". La trovate qui.
lunedì 20 luglio 2009
Ma il Partito Democratico è veramente... democratico?
Insomma, diciamocela tutta: perché Beppe Grillo non può candidarsi alle primarie del PD? Perché non lo vogliono? Cosa temono? All'inizio viene rifiutato perché non si trova un circolo disposto a tesserarlo, poi si fa avanti il "Martin Luther King", in provincia di Avellino, che lo iscrive con la tessera numero 40. I vertici nazionali, però, continuano a dire, appellandosi a una non meglio precisata norma dello statuto del partito, che l'iscrizione non è valida.
Le motivazioni addotte dall'apparato dirigente e da esponenti molto in vista sono le più variegate (e ridicole), la maggior parte delle quali sembrano voler evidenziare come il Pd non sia qualcosa che assomigli a un veicolo a motore. Poi ce ne sono alcune surreali, tipo quella di Enrico letta:
Io non so se Grillo abbia sputato addosso al Pd; semmai lo ha più volte pesantemente criticato, quello sì. Ma come fa Letta a dire che il Pd "è un partito serio"? Dove sarebbe questa presunta serietà? In Veltroni che riabilita Craxi definendolo un grande statista e migliore innovatore di Berlinguer? In Fassino che dice che è giusto respingere i barconi con gli immigrati? Nella Binetti che dice che l'omosessualità può sfociare facilmente nella pedofilia? O forse la serietà sta nel non aver avuto mai il coraggio, per connivenza e convenienza, di risolvere, negli anni in cui ha governato, quel maledetto conflitto di interessi che ha consentito a Berlusconi di continuare a fare il bello e cattivo tempo con tv e giornali al seguito? Gli elettori non sono stupidi. Quale credete che sia il motivo per cui alle ultime europee il Pd ha rischiato il tracollo?
Grillo, nonostante tutto, ha un seguito fortissimo, è popolare, è critico, ha carisma e, soprattutto, un programma. Non basato sulle chiacchiere, ma su punti concreti, fattibili. E' curioso, poi, che un partito che ha la parola "democratico" nel nome precluda a priori, appellandosi a fumosi e contorti regolamenti interni, il diritto di candidarsi di qualcuno. A meno che la spiegazione di tutto non stia nelle parole del presidente del circolo di Paternopoli che lo ha iscritto:
Le motivazioni addotte dall'apparato dirigente e da esponenti molto in vista sono le più variegate (e ridicole), la maggior parte delle quali sembrano voler evidenziare come il Pd non sia qualcosa che assomigli a un veicolo a motore. Poi ce ne sono alcune surreali, tipo quella di Enrico letta:
"Il Pd è un partito serio e nessuno si può permettere di passarci sopra e di sputarci addosso".
Io non so se Grillo abbia sputato addosso al Pd; semmai lo ha più volte pesantemente criticato, quello sì. Ma come fa Letta a dire che il Pd "è un partito serio"? Dove sarebbe questa presunta serietà? In Veltroni che riabilita Craxi definendolo un grande statista e migliore innovatore di Berlinguer? In Fassino che dice che è giusto respingere i barconi con gli immigrati? Nella Binetti che dice che l'omosessualità può sfociare facilmente nella pedofilia? O forse la serietà sta nel non aver avuto mai il coraggio, per connivenza e convenienza, di risolvere, negli anni in cui ha governato, quel maledetto conflitto di interessi che ha consentito a Berlusconi di continuare a fare il bello e cattivo tempo con tv e giornali al seguito? Gli elettori non sono stupidi. Quale credete che sia il motivo per cui alle ultime europee il Pd ha rischiato il tracollo?
Grillo, nonostante tutto, ha un seguito fortissimo, è popolare, è critico, ha carisma e, soprattutto, un programma. Non basato sulle chiacchiere, ma su punti concreti, fattibili. E' curioso, poi, che un partito che ha la parola "democratico" nel nome precluda a priori, appellandosi a fumosi e contorti regolamenti interni, il diritto di candidarsi di qualcuno. A meno che la spiegazione di tutto non stia nelle parole del presidente del circolo di Paternopoli che lo ha iscritto:
"Il caso Grillo costituisce un precedente molto grave - afferma Forgione - chi ha infatti la legittimazione a decidere chi tesserare e chi no? Beppe Grillo non è iscritto a nessun altro partito e ha una fedina penale pulita, quindi perché negargli la tessera? Non vogliamo che il Pd si trasformi in un partito burocratico. Se ci chiamiamo Partito democratico dobbiamo tenere porte e finestre aperte, altrimenti potevamo continuare a chiamarci Ds, Margherita, o Pci, o Pcus".
mercoledì 15 luglio 2009
Grazie a Grillo abbiamo capito cosa non è il Pd
Un merito, Beppe Grillo, l'ha sicuramente avuto: quello di farci capire quali sono le tre cose che il Pd non è sicuramente. Nell'ordine, quindi, stando a quanto hanno dichiarato alcuni suoi illustri esponenti, si può cominciare a escludere: un taxi (Fassino), un autobus (Bersani), un tram (Melandri). Il Pd, quindi, non è niente che assomigli o che abbia le caratteristiche di un veicolo a motore; si possono quindi cominciare ad analizzare tutte le possibili alternative. Già, ma quali? Cosa è il Pd? Boh, vallo a sapere...Non me ne vogliano i militanti e i sostenitori, ma a me pare che il Pd nazionale possa tranquillamente essere equiparato a uno stagno, anche maleodorante. Una cosa informe. Né carne né pesce. Non si capisce che direzione voglia prendere, cosa voglia fare, quali siano i suoi programmi. Non si è ancora capito se è opposizione o silenziosa connivenza a questa maggioranza di indefinibili e indifendibili. E sono in molti a non averlo capito, visto che è passato dal 33% delle politiche 2008 al 22 delle recenti europee. Difficile trovare un partito che abbia fatto peggio.
Ecco, Beppe Grillo ha avuto il merito, probabilmente, di aver lanciato un masso in questo stagno fatto da un establishment di soggetti inutili che, oltre all'impossibilità di potersi scegliere i candidati grazie alle liste bloccate, sono l'unico vero ostacolo alla crescita di questo partito. Scusate, ma a nessuno dice niente il fatto che Debora Serracchiani, alle ultime europee, dove era possibile scegliere il candidato, abbia superato Berlusconi nella sua circoscrizione, nel nordest? Possibile che questo partito non abbia ancora capito che la gente, i sostenitori e i militanti non ne possono più dei D'Alema, dei Rutelli e dei Fassino?
A ottobre ci saranno il congresso e le primarie del Pd: avete per caso letto il programma di qualcuno dei candidati? Uno straccio di linea congressuale da seguire? No, perché non esiste nessun programma, mentre Beppe Grillo ce l'ha eccome. Discutibile finché si vuole, ma sicuramente concreto e basato su idee e progetti innovativi. Ecco la differenza, ed ecco il motivo delle reazioni scomposte dei vertici di quello che rimane di questo partito. Reazioni dettate da una sola ragione: la paura.
sabato 13 giugno 2009
Tfr, quella volta ci ho visto giusto
Non mi capita spessissimo di parlare di cose personali, qui, ma questa volta faccio volentieri un'eccezione perché forse questa può interessare qualcuno dei miei affezionati lettori.
Come forse molti di voi ricorderanno, nel primo semestre del 2007 i lavoratori dipendenti privati hanno dovuto scegliere, tramite il sistema del silenzio-assenso (che evito di commentare) e in ossequio alla legge varata nel 2005 sulla riforma della previdenza complementare, se mantenere il proprio tfr in azienda o se conferirlo, tutto o in parte, ai fondi pensione. Se ricordate, all'epoca la campagna mediatica fu quasi asfissiante: governo, banche, sindacati, confindustria, tutti a cantare le lodi e i meravigliosi vantaggi che avrebbero avuto i lavoratori nel mettere il proprio gruzzoletto nei fondi pensione.
Basandomi anche su quanto consigliato all'epoca da Beppe Grillo, del quale si può dire tutto tranne che non abbia una certa dimestichezza con questi temi, decisi, non senza qualche titubanza, di lasciare tutto il mio tfr in azienda. E lo feci nonostante le molte sirene che appunto invogliavano a trasferirlo nel cosiddetto risparmio gestito, i fondi pensione, quelli che, a seconda del tipo di scelta (o non scelta), sarebbero stati poi gestiti o dall'Inps o da qualche fondo privato.
Oggi si scopre che il 2009 - lo scrive il Corriere qui - è stato l'anno nero per quanto riguarda il rendimento dei fondi pensione, i quali sono arrivati a perdere fino al 25% del loro valore. E non solo i fondi pensione, ma pure quelli aperti istituiti dalle banche o dalle assicurazioni se la stanno passando piuttosto brutta. Chi non ci ha rimesso niente, invece, sono guarda un po' quelli che hanno preferito lasciare il tfr in azienda. Scrive infatti il Corriere:
Ovviamente non sta scritto da nessuna parte che le cose, magari quando la crisi economico-fianziaria ce la seremo lasciata alle spalle, non possano cambiare, che non ritorni a esserci una rivalutazione importante anche dei fondi pensione, ma allo stato attuale posso comunque dire di aver fatto la scelta migliore.
Come forse molti di voi ricorderanno, nel primo semestre del 2007 i lavoratori dipendenti privati hanno dovuto scegliere, tramite il sistema del silenzio-assenso (che evito di commentare) e in ossequio alla legge varata nel 2005 sulla riforma della previdenza complementare, se mantenere il proprio tfr in azienda o se conferirlo, tutto o in parte, ai fondi pensione. Se ricordate, all'epoca la campagna mediatica fu quasi asfissiante: governo, banche, sindacati, confindustria, tutti a cantare le lodi e i meravigliosi vantaggi che avrebbero avuto i lavoratori nel mettere il proprio gruzzoletto nei fondi pensione.
Basandomi anche su quanto consigliato all'epoca da Beppe Grillo, del quale si può dire tutto tranne che non abbia una certa dimestichezza con questi temi, decisi, non senza qualche titubanza, di lasciare tutto il mio tfr in azienda. E lo feci nonostante le molte sirene che appunto invogliavano a trasferirlo nel cosiddetto risparmio gestito, i fondi pensione, quelli che, a seconda del tipo di scelta (o non scelta), sarebbero stati poi gestiti o dall'Inps o da qualche fondo privato.
Oggi si scopre che il 2009 - lo scrive il Corriere qui - è stato l'anno nero per quanto riguarda il rendimento dei fondi pensione, i quali sono arrivati a perdere fino al 25% del loro valore. E non solo i fondi pensione, ma pure quelli aperti istituiti dalle banche o dalle assicurazioni se la stanno passando piuttosto brutta. Chi non ci ha rimesso niente, invece, sono guarda un po' quelli che hanno preferito lasciare il tfr in azienda. Scrive infatti il Corriere:
A fronte di questi dati il Tfr (trattamento di fine rapporto, cioè la vecchia «liquidazione») ha visto una rivalutazione netta lo scorso anno del 2,7% cui si aggiunge lo 0,3% del primo trimestre del 2009.
Ovviamente non sta scritto da nessuna parte che le cose, magari quando la crisi economico-fianziaria ce la seremo lasciata alle spalle, non possano cambiare, che non ritorni a esserci una rivalutazione importante anche dei fondi pensione, ma allo stato attuale posso comunque dire di aver fatto la scelta migliore.
mercoledì 10 giugno 2009
Tra le cose successe oggi...
All'interno del convulso fluire degli eventi e nonostante sia stata accuratamente nascosta dai telegiornali, ha trovato qualche piccolo spazio, oggi, pure la notizia dell'audizione di Beppe Grillo da parte della Commissione Affari Costituzionali del Senato.
Indipendentemente dal fatto che stia simpatico o antipatico, che risulti a volte (anzi spesso) inattendibile, approssimativo, sguaiato nelle sue esternazioni, è indubbio che Beppe oggi ha fatto una grande cosa. Nessuno, naturalmente (me compreso), si fa grosse illusioni sul fatto che la legge di inizativa popolare che il comico ha illustrato alla Commissione avrà un seguito, ma tra quelle 350.000 firme c'è anche la mia.
E per me non è cosa da poco.
Indipendentemente dal fatto che stia simpatico o antipatico, che risulti a volte (anzi spesso) inattendibile, approssimativo, sguaiato nelle sue esternazioni, è indubbio che Beppe oggi ha fatto una grande cosa. Nessuno, naturalmente (me compreso), si fa grosse illusioni sul fatto che la legge di inizativa popolare che il comico ha illustrato alla Commissione avrà un seguito, ma tra quelle 350.000 firme c'è anche la mia.
E per me non è cosa da poco.
venerdì 22 maggio 2009
Chi per lui (Napolitano vs Grillo)

Qualche giorno fa Beppe Grillo (o chi per lui) ha rivolto, tramite il suo blog, 5 domande al Presidente della Repubblica:
- Perché ha firmato il Lodo Alfano che consente l'impunità a Silvio Berlusconi nel processo Mills?
- Perché non si è auto escluso dal Lodo Alfano dato che non risultano reati a Lei imputati?
- Perché ha firmato il Lodo Alfano in un solo giorno quando invece poteva rimandarlo alle Camere?
- Perché ha firmato il Lodo Alfano senza consultare la Corte Costituzionale per un parere preventivo?
- Perché ha firmato il Lodo Alfano sapendo che in precedenza era stato bocciato dalla Corte Costituzionale il Lodo Schifani che del Lodo Alfano è una fotocopia?
sabato 4 aprile 2009
Grillo: Perché la D'Amico si scusa?
Alla fine sono arrivate le scuse di Ilaria D'Amico. Scuse rivolte al pubblico, agli ospiti in studio, a La7, all'editore. La trasmissione l'ho vista anch'io, e l'ho vista quasi per intero. Le scuse della D'Amico, a mio avviso, ci stanno tutte perché Grillo - non si può negare - si è comportato in una maniera che definire maleducata è forse fin troppo gentile.
E questo indipendentemente dagli accordi preventivi presi prima del collegamento, anche questi contraddittori: la D'Amico dice che era stato pianificato un dibattito mentre Grillo nega, il comico ribatte poi dal suo blog che secondo gli accordi non doveva esserci la pubblicità prima del suo intervento e invece c'è stata. Insomma non è ben chiaro cosa sia successo prima, ma questo forse non importa più di tanto.
Non importa perché sul piatto della bilancia, se si vuole provare a dare un giudizio complessivo, non bisogna solo mettere questo aspetto della questione. E' vero, Grillo si è comportato malissimo dal punto di vista delle "regole" della televisione e anche della buona educazione, ma non bisogna dimenticare che quello che ha detto - pur alla sua maniera - non è nient'altro che la sacrosanta verità: sulla questione della borsa, dei finti controlli della Consob, dell'informazione che nel corso degli anni ha sistematicamente e colpevolmente omesso di fornire notizie che avrebbero salvato moltissimi risparmiatori dai vari crac finanziari.
Grillo ha rifiutato il cotraddittorio, ma quanti sono quelli che hanno pensato che se chi doveva fare il proprio dovere l'avesse fatto per davvero, forse del suddetto contradditorio non ci sarebbe neppure stato bisogno?
E questo indipendentemente dagli accordi preventivi presi prima del collegamento, anche questi contraddittori: la D'Amico dice che era stato pianificato un dibattito mentre Grillo nega, il comico ribatte poi dal suo blog che secondo gli accordi non doveva esserci la pubblicità prima del suo intervento e invece c'è stata. Insomma non è ben chiaro cosa sia successo prima, ma questo forse non importa più di tanto.
Non importa perché sul piatto della bilancia, se si vuole provare a dare un giudizio complessivo, non bisogna solo mettere questo aspetto della questione. E' vero, Grillo si è comportato malissimo dal punto di vista delle "regole" della televisione e anche della buona educazione, ma non bisogna dimenticare che quello che ha detto - pur alla sua maniera - non è nient'altro che la sacrosanta verità: sulla questione della borsa, dei finti controlli della Consob, dell'informazione che nel corso degli anni ha sistematicamente e colpevolmente omesso di fornire notizie che avrebbero salvato moltissimi risparmiatori dai vari crac finanziari.
Grillo ha rifiutato il cotraddittorio, ma quanti sono quelli che hanno pensato che se chi doveva fare il proprio dovere l'avesse fatto per davvero, forse del suddetto contradditorio non ci sarebbe neppure stato bisogno?
lunedì 23 marzo 2009
Incomprensibili silenzi
Quello che mi stupisce, oggi come allora, della vicenda del crac Parmalat, non è tanto il fatto che Grillo sapesse com'era messa l'azienda di Collecchio prima che scoppiasse lo scandalo, quanto il fatto che l'abbia più volte ripetuto in molti suoi spettacoli e la cosa non sia uscita fuori dai palazzetti.I casi sono due: o tutti quelli che hanno assistito all'epoca agli spettacoli di Grillo hanno pensato che fosse una balla, una sorta di boutade a effetto messa lì giusto per allungare un po' il monologo, oppure nei palazzetti non c'era nessuno.
martedì 2 dicembre 2008
La parabola (discendente?) di Grillo
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.Non posso negare che la cosa un po' mi dispiace, anche perché in fondo io sono sempre stato un estimatore del comico genovese da ben prima che gli venisse il pallino del blog e dell'antipolitica; ma, in tutta onestà, non posso fare finta di niente di fronte alle sue ultime uscite.
E non mi riferisco solo alla questione delle firme invalidate dalla Cassazione sul referendum relativo al finanziamento pubblico all'editoria (ma veramente vuole farci credere che i suoi avvocati non sapessero prima che erano inammissibili per vizio procedurale? Suvvia!), quanto alle ultime cantonate che ha preso pubblicando sul suo blog notizie e scoop-bufala degni delle peggiori testate generaliste contro cui spesso lancia i suoi strali (quella della palla per fare il bucato è solo l'ultima).
Ieri il Corriere ha riportato la notizia che il comico ha comprato casa a Lugano, in Svizzera, cosa che - scrive sempre il quotidiano di via Solferino - avrebbe infastidito lo stesso Grillo, il quale sperava che la notizia passasse inosservata. Ora, per carità, ognuno è liberissimo di fare ciò che vuole coi suoi soldi, ma la giustificazione «Sì, ho comprato un appartamento a Lugano perché se mi oscurano il blog sono pronto a ripartire il giorno stesso con Beppegrillo.ch o Beppegrillo.eu.», mi sa un po' di presa per i fondelli.
A meno che - cosa che io non sapevo - spostare il proprio blog su un server all'estero sia possibile solo acquistando casa nello stesso posto.
Aggiornamento 16,47.
Paolo Attivissimo segnala sul suo blog che Beppe Grillo non avrebbe acquistato una casa a Lugano, ma un semplice ufficio in cui trasferire il suo blog in caso di censura in Italia. Per quanto riguarda invece la vicenda della Biowashball, il comico genovese è tornato oggi alla carica ribadendo la bontà del prodotto; bontà già "smontata" da Raitre, da Il Salvagente e dallo stesso Attivissimo.
Ovviamente io, non avendola mai provata, non posso pronunciarmi. Se per caso c'è qualcuno che l'ha fatto e vuol dire la sua è il benvenuto.
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