Ho terminato ieri questo libro-inchiesta su Wojtyla. Come specificano i due giornalisti che l'hanno scritto, non si tratta di un libro "contro" Giovanni Paolo II, ma "su" Giovanni Paolo II. Voi sapete che il papa polacco è stato tra i più amati della storia recente della chiesa. E per molti versi questo amore e questa venerazione sono stati giustificati e condivisibili, dal momento che il predecessore di Ratzinger è stato indubbiamente una forte personalità, un leader carismatico e trascinatore di folle. Inoltre, a lui va riconosciuto il merito di avere avuto un ruolo determinante nella caduta del blocco comunista sovietico alla fine degli anni '80.
Ma assieme agli indiscutibili meriti, vanno annoverate anche le moltissime "ombre" che hanno contraddistinto i 27 anni del suo pontificato, molte delle quali non sono sicuramente conosciute dalla folta schiera di fedeli che all'indomani della sua morte si riversò in piazza San Pietro al grido di "santo subito!". Mi riferisco, sintetizzando brutalmente (se avete la possibilità procuratevi il libro, ne vale la pena), alla copertura della lunga serie di scandali finanziari che hanno visto per protagonista lo IOR e il cardinale Marcinkus, amico intimo di Wojtyla. Il Vaticano in più occasioni si fece scudo della propria extraterritorialità quando la procura di Milano chiese ad esempio di poter indagare il potente e discusso cardinale quando si scoprì che una tranche della famosa maxitangente Enimont transitò attraverso la banca vaticana. Senza dimenticare poi i finanziamenti segreti (spesso frutto di denaro della mafia riciclato) che IOR e Banco Ambrosiano (Roberto Calvi) facevano affluire senza sosta, col beneplacito del papa, nelle casse di Solidarnosc, il sindacato cattolico polacco a capo del quale c'era Lech Walesa.
Tra i punti più controversi del suo pontificato, poi, non vanno dimenticati la copertura (sempre con la storia dell'extraterritorialità vaticana) del fondatore dei Legionari di Cristo, il vescovo Marcial Maciel, tossicomane, presunto pedofilo e padre di una certa quantità di figli segreti avuti da relazioni clandestine. E poi il profondo disprezzo di Wojtyla nei confronti della Teologia della Liberazione, una corrente cattolica dell'america latina che intendeva la chiesa anche come mezzo per mettersi al servizio dei più poveri e combattere le feroci repressioni attuate dai vari dittatori in molti paesi sudamericani (Wojtyla che benedice pubblicamente il sanguinario dittatore cileno Pinochet sul terrazzo del palazzo del governo, è in questo senso l'immagine più emblematica e terribile).
Altro punto controverso è l'"oscurantismo" che ha contraddistinto tutto il suo pontificato; una repressione feroce di qualunque movimento, idea, ambizione che in qualche modo intendesse portare una sorta di rinnovamento, attualizzazione o modernizzazione della dottrina cattolica. Aborto, omosessualità, ammissione delle donne al sacerdozio e al diaconato, diritto alla comunione per i divorziati risposati; tutti temi che Wojtyla non ha mai voluto prendere neppure in considerazione. Alla fine degli anni '90 varie associazioni cattoliche americane fecero pervenire a Giovanni Paolo II una petizione firmata da 2.500.000 persone con la quale si chiedeva di rivedere la posizione della chiesa cattolica sul sacerdozio delle donne. Wojtyla non la prese neppure in considerazione, e le sue uniche parole a chi gli chiedeva spiegazioni furono: "la Chiesa non è democratica".
Buona santificazione.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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domenica 5 febbraio 2012
domenica 28 febbraio 2010
Avatar? Sì, ma...
Il brutto ceffo che vedete qui a fianco è lo scrivente, immortalato ieri sera, da Francesca, con gli appositi occhiali per la visione dei film in 3D, ovviamente prima di entrare in sala per vedere Avatar (trailer ufficiale qui). La prima cosa che mi sento di dire è questa: chi scarica dai circuiti p2p una copia, magari pure di scarsa qualità, di questo film vuol dire che non ha capito niente, e comunque rinuncia in partenza alla sua parte migliore. Eh sì, perché il suo bello, il motivo per cui maggiormente vale la pena spendere i soldi del biglietto è la sua spettacolarità e coinvolgimento, determinati proprio da questo tipo di tecnologia che ti consente non solo di vedere il film, come siamo già abituati, ma di "viverlo", di farne quasi parte - a volte ho pure avuto la sensazione di "intralciare" lo svolgimento di alcune scene.A me è piaciuto molto, nonostante mi aspettassi qualcosa di più dopo l'idea che mi ero fatto ascoltando i pareri entusiasti di amici e conoscenti. E' piaciuto meno, inspiegabilmente, a chi era con me (qualcuno ha detto che si è perfino annoiato). Probabilmente ciò è dovuto al fatto che chi non è particolarmente sensibile alla bellezza degli effetti speciali si è trovato a fare i conti con una storia e una trama che non sono certo il massimo dell'imprevedibilità. Il film, tra l'altro molto lungo (circa 160 minuti senza intervallo tra il primo e secondo tempo), è infarcito infatti di richiami e riferimenti stranoti presenti in tantissimi altri film: la cultura dei pellerossa, il messaggio ecologista, la distruzione forsennata e cieca della natura in nome del denaro, dell'interesse e del profitto. Il tutto all'interno di una narrazione regolare, senza sbavature e senza imprevisti, che se non fosse appunto per gli straordinari effetti digitali risulterebbe pesantina, perlomeno per i meno amanti del genere.
domenica 28 giugno 2009
[libri] Baudolino - Italiano, lezioni semiserie [/libri]
In questi giorni ho finito di leggere un paio di libri: Baudolino, di Umberto Eco, e Italiano, lezioni semiserie, di Beppe Severgnini. Riporto qui di seguito alcune impressioni.
Il libro di Eco (immagine qui a fianco) l'avevo iniziato un bel po' di tempo fa e ho terminato di leggerlo il giorno prima di partire per le vacanze. Non so se esista un tempo "accettabile" per leggere un libro, né so, eventualmente, quale parametro adottare per definire tale termine. Se esiste, io l'ho sicuramente oltrepassato.
E' il primo libro che ho preso in mano di Eco, ed è pure il primo romanzo che ho letto ambientato nel medioevo, e devo dire che la lettura, se si esclude il finale, non è stata in generale molto stimolante, anzi, a tratti si è rivelata pure faticosa. L'ho infatti abbandonato e poi ripreso parecchie volte e tutte le volte mi ripromettevo di abbandonarlo di nuovo per sempre. Non so, sarà stato il miscuglio iniziale di latino, latino volgare mischiato al genovese e ad altri idiomi a farmi questo scherzo. E pensare che in fondo le avventure narrate dal protagonista hanno, a tratti, suscitato anche ilarità, vere e proprie risate: gli aneddoti, le situazioni, i paradossi, tutto ha concorso a rendere il romanzo (in alcune sue parti) anche divertente.
Se si tolgono però queste parti, tutto il resto l'ho trovato abbastanza pesante. Anche perché la molteplicità delle avventure e delle situazioni narrate dal protagonista al suo interlocutore (Niceta), spesso non sono concatenate le une con le altre, non hanno un filo logico, o almeno io non l'ho trovato.
Italiano, lezioni semiserie, invece, l'ho divorato in due giorni. Si tratta di un godibilissimo libro di Beppe Severgnini, scrittore e noto giornalista del Corriere della Sera, che si è divertito a elencare i maggiori "crimini" che abitualmente vengono commessi dai "malavitosi della sintassi" ai danni della lingua italiana: l'errato uso delle declinazioni verbali, i terribili (e temibili) congiuntivi, la prolissità, l'uso irragionevole e inutile degli inglesismi nella lingua italiana. In più, una serie di nozioni sull'uso corretto della punteggiatura, degli articoli, delle parentesi; il tutto trattato con arguzia, sarcasmo e una giusta dose di ironia.
Insomma, un libro adatto a chi ha poca dimestichezza con l'italiano, certamente, ma anche e soprattutto - ahimè, mi ci metto anch'io - a chi ha sempre pensato di scrivere in maniera decente.
Il libro di Eco (immagine qui a fianco) l'avevo iniziato un bel po' di tempo fa e ho terminato di leggerlo il giorno prima di partire per le vacanze. Non so se esista un tempo "accettabile" per leggere un libro, né so, eventualmente, quale parametro adottare per definire tale termine. Se esiste, io l'ho sicuramente oltrepassato.E' il primo libro che ho preso in mano di Eco, ed è pure il primo romanzo che ho letto ambientato nel medioevo, e devo dire che la lettura, se si esclude il finale, non è stata in generale molto stimolante, anzi, a tratti si è rivelata pure faticosa. L'ho infatti abbandonato e poi ripreso parecchie volte e tutte le volte mi ripromettevo di abbandonarlo di nuovo per sempre. Non so, sarà stato il miscuglio iniziale di latino, latino volgare mischiato al genovese e ad altri idiomi a farmi questo scherzo. E pensare che in fondo le avventure narrate dal protagonista hanno, a tratti, suscitato anche ilarità, vere e proprie risate: gli aneddoti, le situazioni, i paradossi, tutto ha concorso a rendere il romanzo (in alcune sue parti) anche divertente.
Se si tolgono però queste parti, tutto il resto l'ho trovato abbastanza pesante. Anche perché la molteplicità delle avventure e delle situazioni narrate dal protagonista al suo interlocutore (Niceta), spesso non sono concatenate le une con le altre, non hanno un filo logico, o almeno io non l'ho trovato.
Italiano, lezioni semiserie, invece, l'ho divorato in due giorni. Si tratta di un godibilissimo libro di Beppe Severgnini, scrittore e noto giornalista del Corriere della Sera, che si è divertito a elencare i maggiori "crimini" che abitualmente vengono commessi dai "malavitosi della sintassi" ai danni della lingua italiana: l'errato uso delle declinazioni verbali, i terribili (e temibili) congiuntivi, la prolissità, l'uso irragionevole e inutile degli inglesismi nella lingua italiana. In più, una serie di nozioni sull'uso corretto della punteggiatura, degli articoli, delle parentesi; il tutto trattato con arguzia, sarcasmo e una giusta dose di ironia.Insomma, un libro adatto a chi ha poca dimestichezza con l'italiano, certamente, ma anche e soprattutto - ahimè, mi ci metto anch'io - a chi ha sempre pensato di scrivere in maniera decente.
lunedì 6 aprile 2009
[libri] Inchiesta sul Cristianesimo [/libri]
Ho appena terminato di leggere questo libro (Mondadori, € 18,50), scritto da Corrado Augias e Remo Cacitti. Corrado Augias, probabilmente molti di voi lo conosceranno già, è un giornalista di Repubblica, mentre Remo Cacitti è un docente universitario di storia del Cristianesimo.Il libro racconta l'evoluzione e soprattutto la trasformazione del Cristianesimo dalle origini fino ad arrivare a oggi. La struttura narrativa è piuttosto avvincente perché è basata sul metodo domanda-risposta. In pratica Augias si immedesima nei panni del lettore e pone le domande allo storico.
Questo libro, come spiega l'autore nell'introduzione, non ha niente a che vedere con la questione "fede", anzi ne prescinde completamente. Lo scopo è quello di cercare di capire l'evoluzione di quella che è attualmente una delle religioni più diffuse sul pianeta esclusivamente da un punto di vista storico, analizzando documenti e inserendo tale evoluzione via via nel proprio contesto temporale.
Si scopre così, ad esempio, che Gesù (prendendo per buono il fatto che sia veramente esistito) non ha mai detto di voler fondare una religione o una Chiesa, così come non ha mai detto di voler istituire nessuna gerarchia ecclesiastica, e soprattutto non si è mai sognato di confondere la spiritualità con l'esercizio del potere temporale o politico. Come si arriva, dunque, e come avviene la trasformazione di quella che agli inizi non era nient'altro che una piccola corrente del giudaismo nella più grande e seguita religione del mondo, ancora perfettamente in salute dopo più di 20 secoli?
Beh, com'era facilmente prevedibile ci hanno messo lo zampino gli uomini. Tanti. Ma forse quello che più di ogni altro ha lasciato la sua idelebile impronta nella svolta da religione spirituale a religione civile è Costantino. Dopo di lui, il suddetto "zampino" degli uomini ha operato nel corso dei secoli una serie di traformazioni, adattamenti e rimaneggiamenti che hanno consentito a questa religione di adattarsi alle varie epoche storiche e di sopravvivere fino a oggi.
Uno degli aspetti - tra i tanti - sicuramente più interessanti, riguarda la presunta ispirazione divina alla base dei testi (Bibbia) che sono giunti fino a noi. Non so se a qualcuno di voi è mai capitato (a me parecchie volte): quando si discute con qualche fervente credente e gli si chiede ragione di questa sua fede, quasi sempre ci si imbatte nell'argomentazione che la Bibbia è stata scritta per ispirazione divina e quindi non si può non dargli credito.
Peccato che questa presunta attendibilità storica, dovuta appunto alla componente divina, sia smentita dai fatti e dagli storici stessi. Cacitti lo dice chiaramente in una delle risposte che dà ad Augias. Fatto 100 l'insieme dei testi e degli scritti che sono giunti fino a noi, soltanto una piccola percentuale di questi è stata selezionata e ritenuto attendibile (e soprattutto utile) per rappresentare il messaggio divino della salvezza, il resto è stato accantonato. E la famosa ispirazione divina, altro non è che il consensus ecclesiae, cioè quello che la Chiesa (quindi gli uomini) riteneva fosse di tale ispirazione.
Se a questo si aggiunge che la Chiesa cattolica ha ufficializzato il "canone" in maniera definitiva solo nel XVI secolo, e cioè ben 14 secoli dopo i fatti, si capisce bene come la storia dell'ispirazione divina stia in piedi come un tavolo con due gambe.
Chi vuole sfogliare online l'introduzione può farlo qui.
sabato 13 dicembre 2008
[libri] Il Bavaglio, La Casta [/libri]
Purtroppo, almeno per quel che mi riguarda, il tempo da dedicare ai libri si è considerevolmente ridotto. Nei ritagli di tempo, comunque, leggere rimane uno dei miei passatempi preferiti. Ho letto in rapida successione i due libri che vedete nel titolo, e quindi, senza a stare a scrivere un post per ognuno, faccio una breve recensione di entrambi utilizzandone uno unico.
Il Bavaglio.

E' un libro scritto a quattro mani da Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo. E' uscito nello scorso mese di giugno pubblicato dalla casa editrice Chiarelettere, e attraverso un'analisi critica, accurata e documentata, fa un po' il punto sulle tre leggi vergogna che il governo ha messo in campo in ambito giustizia subito dopo essersi insediato. E cioè:
Il libro, pur essendo in alcuni punti piuttosto "tecnico", specialmente quando va ad analizzare le tempistiche, le modalità e i dettagli delle vicende processuali che narra, è in generale scorrevole e di facile lettura e comprensione. E' uno di quei libri che merita di essere letto, specialmente da chi pensa (e sono tanti) che la combriccola al governo stia veramente lavorando per noi.
La Casta.

La Casta è uno di quei libri che, a differenza di quanto ho fatto finora con tutti quelli che ho recensito, vi consiglio caldamente di non leggere. Perché? Molto semplice: perché è un libro che fa male! E fa male specialmente a quei cittadini che pagano le tasse e le pagano tutte, perché spiega in dettaglio dove vanno a finire, e come vengono spesso letteralmente buttati nel cesso, i soldi che noi diamo allo stato. Il libro-inchiesta, scritto da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, è uscito per Rizzoli a maggio del 2007 ed è diventato in brevissimo tempo uno dei libri più letti e più venduti nel nostro paese. Racconta in modo estremamente documentato gli sprechi a livello di stato, province e comuni dei soldi pubblici.
Sarebbe riduttivo se provassi qui a fare un riassunto o a riportare qualche episodio in particolare, perché dovrei fare una selezione terribile. Il libro è suddiviso in capitoli, ognuno dei quali analizza in dettaglio un aspetto particolare di quella ingorda e insaziabile macchina succhiasoldi che è diventata la politica: si va dagli stipendi dei politici ai loro privilegi, dagli affitti a prezzi altissimi dei palazzi della politica nel centro di Roma alle spese assurde per il loro abbellimento e la loro manutenzione. Dal numero spropositato e assolutamente ingiustificato delle auto blu agli affitti a prezzi stellari di aerei a carico dello stato (noi) per scarrozzare lorsignori; dalle baby (e laute) pensioni a cui hanno diritto pochi privilegiati allo scandalo dei rimborsi elettorali, assolutamente sproporzionati alle somme spese dai singoli partiti.
Un capitolo a parte riguarda la pubblica amministrazione e gli enti locali, in particolare le province, che a tutti gli effetti nient'altro sono se non dei giganteschi carrozzoni perfettamente inutili, mantenuti da noi, utilizzati ormai solo come parcheggi per amici degli amici e politici trombati che trovano qui una seconda giovinezza. Insomma, sono profondamente diviso: da una parte mi piacerebbe che lo leggeste, dall'altra vorrei che lo lasciaste perdere per non rovinarvi il fegato.
Fate un po' voi.
Il Bavaglio.

E' un libro scritto a quattro mani da Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo. E' uscito nello scorso mese di giugno pubblicato dalla casa editrice Chiarelettere, e attraverso un'analisi critica, accurata e documentata, fa un po' il punto sulle tre leggi vergogna che il governo ha messo in campo in ambito giustizia subito dopo essersi insediato. E cioè:
- il lodo Alfano.
- la legge che mette dei grossi paletti alla magistratura in tema di ricorso alle intercettazioni telefoniche (quella che nelle intenzioni doveva servire a bloccare la diffusione delle intercettazioni tra Berlusconi e Saccà) e che mette altrettanti paletti ai giornalisti circa ciò che possono pubblicare o meno (le intercettazioni sono tra l'altro tornate in auge questi giorni in vista della imminente discussione in parlamento della riforma della giustizia).
- la legge che sospende per un anno tutti i processi di primo grado con pena massima fino a dieci anni e che siano stati commessi prima del mese di giugno 2002 (il provvedimento che doveva servire a bloccare il processo Mills).
Il libro, pur essendo in alcuni punti piuttosto "tecnico", specialmente quando va ad analizzare le tempistiche, le modalità e i dettagli delle vicende processuali che narra, è in generale scorrevole e di facile lettura e comprensione. E' uno di quei libri che merita di essere letto, specialmente da chi pensa (e sono tanti) che la combriccola al governo stia veramente lavorando per noi.
La Casta.

La Casta è uno di quei libri che, a differenza di quanto ho fatto finora con tutti quelli che ho recensito, vi consiglio caldamente di non leggere. Perché? Molto semplice: perché è un libro che fa male! E fa male specialmente a quei cittadini che pagano le tasse e le pagano tutte, perché spiega in dettaglio dove vanno a finire, e come vengono spesso letteralmente buttati nel cesso, i soldi che noi diamo allo stato. Il libro-inchiesta, scritto da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, è uscito per Rizzoli a maggio del 2007 ed è diventato in brevissimo tempo uno dei libri più letti e più venduti nel nostro paese. Racconta in modo estremamente documentato gli sprechi a livello di stato, province e comuni dei soldi pubblici.
Sarebbe riduttivo se provassi qui a fare un riassunto o a riportare qualche episodio in particolare, perché dovrei fare una selezione terribile. Il libro è suddiviso in capitoli, ognuno dei quali analizza in dettaglio un aspetto particolare di quella ingorda e insaziabile macchina succhiasoldi che è diventata la politica: si va dagli stipendi dei politici ai loro privilegi, dagli affitti a prezzi altissimi dei palazzi della politica nel centro di Roma alle spese assurde per il loro abbellimento e la loro manutenzione. Dal numero spropositato e assolutamente ingiustificato delle auto blu agli affitti a prezzi stellari di aerei a carico dello stato (noi) per scarrozzare lorsignori; dalle baby (e laute) pensioni a cui hanno diritto pochi privilegiati allo scandalo dei rimborsi elettorali, assolutamente sproporzionati alle somme spese dai singoli partiti.
Un capitolo a parte riguarda la pubblica amministrazione e gli enti locali, in particolare le province, che a tutti gli effetti nient'altro sono se non dei giganteschi carrozzoni perfettamente inutili, mantenuti da noi, utilizzati ormai solo come parcheggi per amici degli amici e politici trombati che trovano qui una seconda giovinezza. Insomma, sono profondamente diviso: da una parte mi piacerebbe che lo leggeste, dall'altra vorrei che lo lasciaste perdere per non rovinarvi il fegato.
Fate un po' voi.
lunedì 22 settembre 2008
venerdì 29 febbraio 2008
[libri] I figli non crescono più [/libri]
Fin da giovane ho letto libri di tutti i tipi: romanzi, racconti, saggi, narrativa e altri. "I figli non crescono più" è il primo che ho letto scritto da uno di quelli che, un po' irrispettosamente, vengono chiamati "strizzacervelli", ossia uno psichiatra. L'autore è Paolo Crepet, medico e psichiatra plurilaureato, autore tra gli altri di numerosi saggi e libri sui giovani e sul loro rapporto con i genitori e la società.Il libro è scorrevole, scritto bene e alla portata di tutti, e, come si intuisce dal titolo, esamina un po' i motivi (non solo economici) per cui i giovani oggi tendono a rimanere tra le mura domestiche (i famosi "bamboccioni" di Padoa-Schioppa) il più possibile. Da esperto del ramo, l'autore fornisce anche molte indicazioni sul comportamento che dovrebbero adottare i genitori di fronte a certe situazioni che inevitabilmente si presentano nel difficile percorso di educazione e crescita dei figli. E qui arrivano i primi problemi.
Non propriamente problemi, ma constatazioni - provate di persona - di come spesso tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare, come si suol dire. Voglio cioè semplicemente dire che i consigli illustrati sono sicuramente ottimi, ma purtroppo, spesso, di ben difficile applicazione. Faccio solo un esempio, preso appunto da un aspetto trattato nel libro, che in prospettiva mi riguarda da vicino.
A un certo punto, in un capitolo, Crepet parla dell'arcinoto problema dell'omologazione dei giovani, omologazione intesa nel senso di avere tutti lo stesso zainetto firmato, le scarpe della stessa marca e cose di questo genere. Chi, come me, ha i figli che vanno in scuole diverse sa benissimo quanto sia vera questa cosa, quanto sia imperante tra i giovani questa cultura del "gregge". E soprattutto di come sia faticoso riuscire a farne fronte. L'autore racconta in proposito una sua esperienza personale: in questo caso una mamma che gli confida il suo timore che non comprando al proprio pargolo l'ennesimo zainetto di marca - cosa che regolarmente fanno tutti gli altri genitori - il piccolo possa soffrirne, possa crescere diverso.
Crepet spiega a questa mamma che obiettivo dell'educare non è avere tutti gli stessi figli, magari seguendo la logica di un'azienda che li vorrebbe tutti clienti di uno stesso zainetto, ma educare significa anche valorizzare la diversità, inculcando l'idea che, vissuta positivamente, questa diversità/rifiuto dell'omologazione rappresenti un valore aggiunto e una ricchezza, naturale prosieguo di un certo modo di vedere la naturale evoluzione dell'uomo che contempla l'impossibilita evidente di replicarci identici.
Concetti sublimi, esemplari, certo, ma mettevi nei miei panni: come lo spiego a mia figlia? Con cose tipo: "Non ti preoccupare, sei l'unica della tua classe che ancora è senza cellulare, ma cerca di guardare il lato positivo di questa cosa"? L'abbiamo fatto, e la risposta è stata di indicarle quale fosse questo lato positivo. Tombola! Insomma, ecco che si torna al famoso "tra il dire e il fare...": insegnamenti bellissimi che però vanno a cozzare palesemente con la realtà. E che ti fanno venire anche qualche dubbio (stiamo facendo bene? abbiamo sbagliato qualcosa? ecc...).
In ogni caso, tornando al libro, se vi capita di rimediarlo da qualche parte dateci una letta, probabilmente vi farà venire qualche leggero senso di colpa e vi inculcherà l'idea di non essere granché come genitori o educatori, ma ne sarà comunque valsa la pena.
lunedì 7 gennaio 2008
[libri] Google, un mondo da scoprire [/libri]
Oddio, non è che questo sia un libro vero proprio, quanto piuttosto una sorta di manuale, una specie di "howto" su quello che è il più famoso e utilizzato motore di ricerca del pianeta.La prima cosa che si scopre leggendo questo libro - cosa che chi lo utilizza quotidianamente sul web più o meno ha già scoperto - è che Google non è solo un motore di ricerca, anzi. Si potrebbe quasi azzardare che agli esordi, forse, era esclusivamente un motore di ricerca, ora è quasi un mondo a sé stante, per alcuni addirittura una filosofia. Questo libro, in pratica, non è altro che un elenco esaustivo di tutte (o quasi) le funzionalità aggiuntive integrate (quelle che si trovano cliccando su "altro" nell'home page) in quello che comunemente, in maniera riduttiva, si definisce motore di ricerca.
La narrazione prende avvio da metà anno '90, quando Larry Page e Sergey Brin, due amici dottorandi dell'Università di Stanford, mossero i primi passi nella concezione di un motore di ricerca che analizzasse i rapporti esistenti tra i siti web. Questa idea fu quella che sta tuttora alla base del "metodo Google", ossia l'algoritmo che, analizzando la struttura dei collegamenti tra le pagine, produceva risultati migliori di tutti gli altri motori di ricerca. Il famoso Page Rank di Google, a cui molti blogger guardano come se fosse la bibbia o le previsioni meteo, non è nient'altro che l'espressione di questo algoritmo, che si basa sull'intuizione logica che le pagine più linkate da altre pagine (specie se a loro volta con un elevato numero di collegamenti) sono quelle più importanti e ricercate.
Il resto del libro è, come dicevo prima, un elenco, corredato di spiegazioni, delle funzionalità extra e utilità del motore di ricerca: mappe, video, docs, Gmail, Picasa, Analytics, Calendar, Page Creator, ecc... Non mancano, ovviamente, alcuni cenni sull'altra faccia della "medaglia Google", ossia i problemi che ha avuto riguardo la questione della censura in Cina e in alcuni paesi sotto regime dittatoriale, fino ad arrivare alla controversa questione che da anni tiene banco in rete tra i suoi utilizzatori: la privacy (cosa se ne fa dell'oceano di dati personali immagazzinati sui suoi server?).
Comunque sia, una cosa risulta chiara spulciando a fondo le funzionalità e il "modus operandi" del portale, ed è quella di essere all'avanguardia in un "settore" che sta lentamente ma inesorabilmente avanzando: la progressiva migrazione dei dati sul web. Quando verrà l'epoca in cui i dischi fissi e le unità di immagazzinamento dati "in casa" sarà terminata, Google potrà sicuramente dire di essere stato l'antesignano di questa rivoluzione.
domenica 23 dicembre 2007
[libri] Colorado Kid [/libri]
Beh, è stata dura, ma sono riuscito a finalmente a terminare questo libro. Il problema è sempre quello: mancanza di tempo. Alcune veloci considerazioni.Il romanzo esula dal normale modo di scrivere di King, e anche dai suoi temi e argomenti preferiti (quelli che in definitiva l'hanno reso uno degli scrittori più venduti e pagati del pianeta). Brevemente, la storia narra le vicende di Stephanie McCann, una giovane ragazza appena uscita dalla scuola di giornalismo intenta a svolgere uno stage presso la sede di un piccolo quotidiano di provincia di una piccola isoletta del Maine.
Un giorno i due arzilli vecchietti, titolari del giornale, decidono di raccontarle una vecchia storia accaduta proprio lì più di 25 anni prima: la storia di un cadavere - Colorado Kid, appunto - rinvenuto per caso una mattina sulla piccola spiaggia dell'isola. Una morte misteriosa, incomprensibile, senza movente, senza alibi, con tempi e dinamica apparentemente sballati. Un mistero irrisolto da più di 25 anni, ma di cui ancora hanno memoria gli abitanti dell'isola.
I due decidono appunto un pomeriggio di raccontare tutta la storia, per filo e per segno, alla giovane "Steffi", la quale dimostrerà tutte le sue doti di intelligenza, sagacia e perspicacia, aggiungendo al tutto considerazioni e intuizioni a cui nessuno aveva pensato in precedenza e
Sono sincero, il romanzo, pur piacevole e scorrevole nella lettura, non mi ha entusiasmato. Preferisco il King abituale (quello del gotico e dell'orrore) che ho imparato ad apprezzare da giovane (e i cui influssi su di me si vedono ancora oggi, dicono molti ^^). Il King del mistero forse non è ancora maturo (per me).
venerdì 9 novembre 2007
[libri] La truffa del tempo [/libri]
Ci sono libri belli e libri brutti. Anzi, per essere più precisi, libri che piacciono e libri che non piacciono. Come tutte le cose del resto; è difficile (tranne rare eccezioni) che una cosa sia brutta in senso stretto: semplicemente può piacere o meno.Questo libro non mi è piaciuto; o meglio, come si usa spesso dire, ho fatto fatica a "sfangarlo". Niente di grave. Capita. E' che forse mi aspettavo qualcos'altro.
Il primo capitolo interessante - breve storia del calendario e di tutte le vicissitudini storiche (tantissime) attraverso le quali sì è arrivati all'adozione di un calendario "universale" (che poi in realtà tanto universale non è) -, ma il resto noioso. Avete presente quando si leggono le pagine e la mente nel frattempo divaga? Ecco, più o meno è quello che è successo a me.
Il colpo di grazia è arrivato quando l'autore ha esaminato la questione tempo da un punto di vista filosofico, tirando in ballo Kant, Aristotele, Platone e i paradossi di Zenone.
Lì, sinceramente, ho divagato molto mentre leggevo.
mercoledì 31 ottobre 2007
[libri] Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) [/libri]
La cosa naturalmente ha avuto un seguito: e cioè scuole medie e superiori anch'esse infarcite di ore di religione generalmente a senso unico. Probabilmente il rigetto attuale che provo oggi verso qualsiasi cosa che contempli al suo interno dogmi, pregiudizi, sacramenti, infallibilità vere o presunte, testi sacri ispirati e compagnia bella è figlio di quella dottrina a senso unico di cui parlavo prima.
Questo breve preambolo per dire che ho appena terminato di leggere il libro con cui titolo questo post. Si tratta di un saggio scritto dal matematico Piergiorgio Odifreddi. Partendo dal versetto di apertura del Genesi - il celeberrimo "In principio Dio creò il cielo e la terra" - lo scienziato ripercorre tutto il vecchio e il nuovo testamento evidenziando con certosina perizia le contraddizioni, le falsità storiche, le incongruenze e le assurdità scientifiche di cui traboccano tali testi.
Viene evidenziato come non sia possibile sotto nessun punto di vista prendere come ispirata da Dio una tale quantità di sciocchezze, fatte di rimaneggiamenti, correzioni, adattamenti in corsa e revisioni alle quali le edizioni ufficiali CEI di tali testi cercano di dare un filo logico attraverso improbabili e a volte goffe acrobazie semantiche.
Il libro è molto scorrevole e piacevole nella lettura, tra l'altro con parecchi spunti ironici e divertenti (esposti senza quasi mai scadere nel volgare e nell'irrispettoso). L'unica critica che mi sento di muovere all'autore è forse la sua eccessiva razionalità (vabbé, è uno scienziato), il suo non concedere nulla a niente che non abbia al suo interno una spiegazione logica e razionale al di fuori di ogni ragionevole dubbio.
domenica 21 ottobre 2007
[libri] La scomparsa dei fatti [/libri]
Ho appena terminato di leggere La scomparsa dei fatti, di Marco Travaglio. Si potrebbero dire parecchie cose di questo libro; innanzitutto lo consiglio a tutti quelli che ancora pensano (qualcuno c'è sicuramente) che l'informazione in Italia sia corretta, limpida, precisa e autonoma, e che il giornalismo sia un servizio reso al cittadino.L'autore, infatti, tra le altre cose, analizza in dettaglio i metodi con cui vengono "selezionate" le notizie dalle redazioni di tg e giornali prima di essere date in pasto al pubblico. Notizie che vengono modificate, alterate geneticamente, pompate più o meno vistosamente a seconda di come - a giudizio del direttore di testata, in genere asservito a qualche corrente politica - devono essere "interpretate" dal pubblico.
Un'informazione che si permette di "interpretare" pure le sentenze di chi è stato condannato (o prosciolto) in via definitiva, e che in caso di assoluzione di qualche potente si limita a riportare la lettura del semplice dispositivo, perché magari andando a leggere le motivazioni si scopre che l'assoluzione può essere conseguenza di una decorrenza di termini, piuttosto che di una reale estraneità ai fatti imputati.
E tutto questo nell'ottica di idee - ormai divenute regola per la maggior parte della nostra informazione - che il potente possibilmente non deve essere indagato, e se anche viene indagato non dev'essere condannato, e se malauguratamente viene condannato non si deve sapere. Il tutto scritto in maniera semplice, scorrevole e a volte ironica.
Un libro per cui vale sicuramente la pena spegnere la tv un'ora prima la sera.
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Domani il grande Antonino Zichichi compirà 96 anni. Mi è sempre stato simpatico, Zichichi, forse un po' anche a causa di quei tratti som...
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Pensavo a Cesare, il micio tigrato che per anni è stato la "mascotte" della stazione di Colleferro. Chiunque passasse di lì, speci...