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mercoledì 23 novembre 2011

Democrazia delle alluvioni


Prima Roma, poi Genova, adesso Messina. I disastri sono geograficamente democratici, verrebbe da dire.

(fonte immagine: ansa.it)

venerdì 4 novembre 2011

Genova per noi


Mi pare che il commento più azzeccato a quello che sta succedendo a Genova in questi minuti, sia quello di Leonardo. E' anche il più ovvio, lo so, ma ormai abbiamo imparato - purtroppo - che le cose più ovvie sono quelle a cui generalmente si dà meno peso.

(fonte immagine: repubblica.it)

sabato 12 marzo 2011

Sciacalli nucleari

Chicco Testa, ex presidente di Legambiente, convertito sulla via di Damasco al nucleare, ha dichiarato ieri che le centrali nucleari nipponiche hanno "tenuto botta", e "chi trae spunto da questa tragedia per fare polemica sul nucleare è uno sciacallo".

Ora, non è questione di fare polemiche più o meno impregnate di sciacallaggio, è questione di prendere atto di alcune cose. In primo luogo è vero, le centrali nucleari giapponesi hanno "tenuto botta", come dice Testa, nel senso che non sono crollate. La cosa mi pare fosse ampiamente prevedibile. Penso che sia abbastanza normale, specialmente in un paese come il Giappone, che le centrali siano state costruite in modo da reggere a terremoti come questo.

Vorrei far notare, però, che il sisma non è stato da questo punto di vista completamente privo di conseguenze.

Un'esplosione si è verificata nella centrale nucleare giapponese di Fukushima. Uno dei quattro edifici che compongono la centrale è stato distrutto. Lo riferisce l'emittente giapponese Nhk.

Già in precedenza, all'esterno della centrale erano state rilevate tracce di cesio radioattivo considerate un indicatore di una fusione. Le autorità avevano ordinato l'evacuazione della zona entro un raggio di dieci chilometri dalla centrale, nota anche come Fukushima Daiichi. Le autorità prevedevano di far rilasciare all'esterno vapore radioattivo per ridurre la pressione sul reattore e prevenire un disastro. Il terremoto di ieri, seguito da uno tsunami, ha danneggiato l'alimentazione della centrale bloccando il funzionamento del dispositivo di raffreddamento.

Il terremoto ha bloccato il sistema di raffreddamento anche in una seconda centrale nucleare a Fukushima. E anche in questo caso, le autorità hanno ordinato l'evacuazione della popolazione entro un raggio di tre chilometri dall'impianto, noto come Fukushima 2 o Fukushima Daini.

Il primo ministro giapponese Naoto Kan ha perlustrato in elicottero l'area. Le autorità nucleari nipponiche hanno informato l'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) di aver dichiarato una situazione di emergenza all'impianto di Fukushima Daiichi e di aver diramato un'allerta per l'impianto di Fukushima Daini.

Certo, anche nel nostro paese, notoriamente ad elevatissimo rischio sismico, le ipotetiche centrali di cui parla il governo da un po' di tempo sarebbero costruite seguendo rigorosi criteri antisismici, ma non penso che tutti siano disposti a prendere come tranquillizzante questa rassicurazione. Né penso sia giusto bollare come sciacallo chi si permette di farlo notare.

venerdì 11 marzo 2011

30.000 volte L'Aquila


E' sempre difficile capire esattamente la portata di un disastro come quello che ha colpito il Giappone. Enzo Boschi ce ne dà un'idea in questa intervista rilasciata al Corriere.

(fonte immagine: lastampa.it)

domenica 7 novembre 2010

Indignazione solo per la Domus?

Pare che Napolitano si sia incavolato parecchio per la storia del crollo della Domus dei Gladiatori, a Pompei. "Chi ha da dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie" (chissà se a Bondi fischiano le orecchie?).

Ora, intendiamoci, che ci si indigni per il degrado del patrimonio archeologico del nostro paese è giusto. Occorre però ricordare che in Italia non crollano solo i siti archeologici, ma, a causa anche del dissesto idrogeologico del nostro paese, si staccano colline intere dopo un po' di pioggia. E, com'è accaduto - è solo l'ultimo episodio - pochi giorni fa in Toscana, spesso ci scappano i morti.

Un pochino di indignazione, magari nei ritagli di tempo, anche per queste tragedie non sarebbe male.

martedì 2 novembre 2010

Maltempo


Ora, intendiamoci, l'ondata di maltempo che ha investito il nord Italia sarà stata sicuramente eccezionale. Ma siamo in Italia, tra i primi 10 paesi più industrializzati del mondo. E se basta una pioggia, sia pure eccezionale, per provocare tre vittime, forse è il caso di lasciare da parte il ponte sullo stretto e spendere risorse per qualcosa di più utile. Non trovate?

mercoledì 6 ottobre 2010

martedì 14 settembre 2010

Numeri dell'altro mondo

Nel 2006 la Fao si era data l'obiettivo di dimezzare il tasso di mortalità per fame nel mondo, portandolo dagli 854 milioni di allora a 400 entro il 2015. Nel 2009 il numero di quelli che morivano di fame è arrivato a un miliardo 300 milioni. Quest'anno siamo a 900 e rotti milioni. La Fao parla di risultato incoraggiante.

mercoledì 18 agosto 2010

Tragedie di serie A e tragedie di serie B

‘Lo tsunami in Asia – ha aggiunto Barra – attirò l’attenzione perché c’erano degli occidentali coinvolti. Nell’opinione pubblica si pensa che se la gente del Pakistan muore di alluvioni sia un fatto normale, l’attenzione sale solo se sono coinvolti dei nostri connazionali’.

“Purtroppo – ha continuato l’esponente della Croce rossa – l’opinione pubblica è un po’ isterica, e ha bisogno di vedere le vittime: non ho visto servizi approfonditi in televisione su questo dramma, non ho visto inviati sul posto”.


(via inviatospeciale.com)

giovedì 1 luglio 2010

Trivellazioni

Sull'onda del disastro ambientale del Golfo del Messico, di cui non parla già più nessuno, il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo (foto), ha annunciato ieri nuove norme che proibiscono nei nostri mari trivellazioni petrolifere entro le 5 miglia dalla costa.

Ora, come è noto, nel Mediterraneo in generale, e nell'Adriatico in particolare, le trivellazioni per l'estrazione del petrolio sono piuttosto diffuse, e, a detta di molte associazioni ambientaliste, anche di una certa potenziale pericolosità.

Sotto un certo punto di vista, quindi, le precauzioni annunciate dalla Prestigiacomo possono in linea di principio anche essere condivisibili. Però, considerando che 5 miglia nautiche sono l'equivalente di 10 km terrestri scarsi, cosa fa pensare al ministro che una trivellazione oltre quel limite sia meno pericolosa di una entro?

sabato 5 giugno 2010

Foto terribili dalla costa della Louisiana


Pare che l'ennesimo tentativo, dopo una serie di fallimenti, stia dando qualche risultato. Il disastro, comunque, è colossale. 46 giorni di fuoriuscita incontrollata di greggio hanno provocato quello che solo le immagini, e non le parole, raccontano bene.

venerdì 28 maggio 2010

Oil reaches Louisiana shores


Dicono di essere finalmente riusciti a bloccare la fuoriuscita di petrolio. Ma ormai è difficile che il danno fatto sia reversibile. Perlomeno in tempi brevi...

(fonte immagine e galleria: The Big Picture)

domenica 2 maggio 2010

La British Petroleum: "non c'è più niente da fare"

La cosa che più impressiona di questo disastro, non è il disastro in sé. In fondo ogni volta che succedono cose simili si dice sempre che si tratta del più grave incidente nel suo genere. No, quello che impressiona (almeno a me) è la lotta impari che si svolge tra l'uomo e i guai che combina. Soprattutto alla luce della consapevolezza che questi sforzi resteranno comunque per gran parte vani.

Non serviranno infatti i km di barriere di plastica, gli incendi in mare aperto, i solventi gettati negli imbocchi dei canali per cercare di sciogliere il petrolio che sta arrivando. Così come sarà perfettamente inutile sparare coi cannoni per cercare di allontanare, spaventandoli, gli uccelli marini che popolano tutto l'ecosistema delle coste della Louisiana e del delta del Mississippi. E che hanno il destino segnato.

Ecco, è questo che fa impressione.

(fonte immagine: The Big Picture)

martedì 26 gennaio 2010

Tragedie e torpore

Penso che siate al corrente tutti, magari anche solo per averlo sentito di sfuggita, della tragedia successa a Favara. E' vero che ormai a queste cose non fa più caso nessuno, visto che sono disastri ormai all'ordine del giorno, però questa volta sono rimaste sotto le macerie due bambine; e la prossima volta? Insomma, due conti, bene o male, con queste cose ci toccherà farli prima o poi. Perché mi pare che non basti più la scusante patetica e anche irritante, che si è sentita in vari tiggì, della "zona degradata". Sì, è successa la tragedia, ma sapete com'è, la zona era degradata - come se questa fosse una sorta di giustificazione.

Ora, è vero che Favara, oltre a tutto il resto, paga il prezzo di una situazione amministrativa surreale, di cui sono responsabili tutti, che si trascina da più 30 anni, ma è anche vero che nella medesima situazione ci sono un terzo degli edifici che in Italia si trovano nei centri storici delle città. Scriveva Sergio Rizzo, sul Corriere, un paio di giorni fa:

Scorrendo un recente dossier del Wwf si scopre che dal 1994 sono stati riempiti di costruzioni 3,5 milioni di ettari, dei quali due milioni di terreni agricoli: come Lazio e Abruzzo messi insieme. Ormai è impossibile tracciare un cerchio di 10 chilometri di diametro «senza intercettare una zona costruita». Un fatto che indigna la Coldiretti: «In Italia i centri storici sono degradati perché si preferisce cementificare le campagne dove negli ultimi 40 anni è scomparso quasi un terzo del territorio agricolo». L’architetto e urbanista Aldo Loris Rossi ha calcolato che un terzo del patrimonio immobiliare italiano sia a rischio. Circa 40 milioni di vani, realizzati tra la fine della seconda guerra mondiale e il 1975: case tirate su senza alcuna precauzione asismica, pur essendo in zone dove la terra trema, o semplicemente costruite male. Un periodo durante il quale abbiamo assistito a un’espansione edilizia senza precedenti, proseguita selvaggiamente negli ultimi quindici anni, nonostante la popolazione sia rimasta sostanzialmente stabile. Al punto che oggi il 20% del patrimonio abitativo è vuoto: calcolo, naturalmente, per difetto, se si considerano le case abusive che continuano a spuntare come i funghi. l’Italia del piano casa e delle new town di Silvio Berlusconi è un Paese dove ci sono 120 milioni di vani abitativi, due per ogni residente. Neonati compresi. Un Paese che negli ultimi quindici anni ha approvato due devastanti condoni edilizi, che hanno regolarizzato costruzioni spesso realizzate senza osservare le minime regole di sicurezza strutturale. Soltanto in Sicilia, nei dieci anni intercorsi fra un condono e l’altro sono apparse 70.047 case abusive.

Insomma, il problema è sempre quello: le cose si sanno ma nessuno fa niente. Le tragedie accadono, si ripetono a ritmo costante; i politici vengono dopo, ipocritamente, a omaggiare le vittime ma la situazione non cambia. Della sicurezza e della prevenzione non frega niente a nessuno. Il sindaco del paese, subito dopo la tragedia, ha dichiarato: "effettueremo ulteriori esami approfonditi insieme ai tecnici e al genio civile per conosere la situazione esatta della zona." Ma come? Non potevano farli prima? In 30 anni non hanno avuto tempo? Evidentemente no; forse, chissà, non era conveniente.

Meglio pensare al ponte sullo stretto.

lunedì 25 gennaio 2010

Bertolaso for president



Non so a voi, ma a me sentire Bertolaso criticare la gestione post-sisma degli americani ad Haiti ha fatto un certo effetto.

La vera chicca, poi, è stata l'affermazione "Troppi show per la tv" (da che pulpito...). Ma a parte tutto questo, qualcuno alla fine ha capito che cavolo ci è andato a fare là?

martedì 19 gennaio 2010

Bertolaso ad Haiti

Come sapete io non sono prevenuto verso niente e verso nessuno. Leggo adesso che Berlusconi ha deciso di inviare Bertolaso ad Haiti "per verificare con le autorità locali, i rappresentanti delle organizzazioni internazionali e degli altri Paesi coinvolti nella organizzazione dei soccorsi, tutte le iniziative che il Governo Italiano potrebbe adottare per fornire ulteriori contributi alla soluzione del dramma". Niente di male, mi viene da pensare. Quando però leggo del paragone tra quanto fatto in Abruzzo ("abbiamo fatto un record mondiale") e i problemi organizzativi che ci sono là, non posso fare a meno di pensare che le situazioni sono un tantino differenti e non so quindi quanto il paragone possa reggere.

In Abruzzo i morti sono stati poco più di 300; là ancora non esiste un bilancio definitivo e si calcola, semmai si riuscirà ad arrivare a una cifra certa, che alla fine saranno svariate centinaia di migliaia - senza contare l'intensità del sisma che ad Haiti è stata doppia rispetto all'Abruzzo. Per carità, visto cosa sta succedendo là non mi sento di escludere a priori che anche Bertolaso possa essere di qualche utilità, ma non riesco a non vedere in tutta questa storia un certo non so che di propagandistico.

lunedì 18 gennaio 2010

Haiti e il patto col diavolo

Quando succedono tragedie come quella di Haiti è normale farsi delle domande. Anzi, principalmente una domanda: perché? Perché un terremoto di quella intensità? Perché proprio lì? (se fosse successo in Giappone quanti morti ci sarebbero stati? due? tre?). Per le persone che ragionano le risposte sono ovviamente razionali; vengono dai ricercatori, dagli scienziati, dai geologi, i quali spiegano scientificamente le dinamiche del terremoto e perché si è verificato proprio in quel determinato posto. Accanto alle risposte razionali molti, purtroppo, affiancano quelle irrazionali, quelle suggerite da una certa propaganda religiosa che fa leva sulla maggiore o minore propensione delle persone a credere a queste cose. Voi direte: ma perché tutto questo preambolo?

Stanno facendo parecchio rumore negli USA, e non solo, alcune dichiarazioni rilasciate da Pat Robertson e riportate dai maggiori media americani e non solo (qui la CNN). Il signore in questione è un telepredicatore evangelista piuttosto noto negli Stati Uniti; è quello ad esempio che aveva dichiarato che il tristemente famoso uragano Katrina, che provocò nel 2005 più di 1800 vittime devastando la Louisiana, era una punizione divina. Con Haiti adesso ha fatto la stessa cosa, sostenendo che la tragedia che ha provocato centinaia di migliaia di vittime è il risultato di un patto col demonio stipulato dagli abitanti dell'isola per liberarsi dal dominio francese - Haiti è una ex colonia. Ora, voi riderete, ma non c'è molto da ridere. Il fatto che questa gente abbia tutto questo seguito è a mio avviso molto preoccupante. Qualcuno dirà: vabbè, si sa che in America queste cose sono considerate piuttosto normali. Il problema è che queste cose non succedono solo là. Forse pochi se lo ricordano, ma all'indomani del terremoto in Abruzzo in una seguita trasmissione della maggior emittente radiofonica cattolica, Radio Maria, si disse che il sisma del 6 aprile era voluto dal Signore per far sì che la popolazione colpita partecipasse alla sua passione.

Questa gente qua a me fa paura. Intendiamoci, ognuno è libero di credere a quello che vuole, ma, se ci pensate bene, quale può essere il motivo per cui si cerca di indurre la gente a pensare che esista un rapporto causa-effetto tra il verificarsi di una tragedia e la religione? A mio parere la cosa è facilmente spiegabile col fatto che molti di quelli che a vario titolo hanno responsabilità religiose sono perfettamente consci che la prima domanda che si pone anche un credente di fronte a eventi di questo genere è: come può Dio permettere tutto questo? Siccome la paura più grossa di chi ha responsabilità religiose è quella che il gregge cominci ad avere dubbi, allora si ribalta il tavolo, si dà da intendere che la tragedia sia una conseguenza. Una volta il patto col diavolo, una volta la punizione divina, una volta una sorta di partecipazione al dolore del Signore. Qualunque pretesto va bene purché finalizzato a far scomparire i dubbi e tenere buoni i "fedeli". Naturalmente questa è una mia opinione, intendiamoci, e come tale va presa.

E' fuor di dubbio però che questo tipo di ragionamento è proprio dell'uomo antico. Nell'antichità, infatti, quando ancora l'uomo non aveva raggiunto la conoscenza che permette di spiegare il succedersi delle cose, è stato concepito il concetto di colpa. Succede un terremoto? Evidentemente chi ne è stato colpito ha fatto qualcosa. Si verificava un'alluvione? Volontà di Dio per punire chissà chi da chissà che cosa. Sulla questione della paura la Chiesa, e non solo lei, ci ha costruito un impero che rimane saldamente ancorato a questo concetto ancora oggi. Tanto è vero che ancora oggi si usa la paura dell'inferno come pretesto per tenere al guinzaglio i credenti. Ti comporti bene e fai quello che predica la Chiesa? Bene, hai un posto assicurato in paradiso. Sei un peccatore? Preparati pure per l'inferno. Badate, non parlo per sentito dire. Vengo da una famiglia fortemente cattolica, e anche io, prima di scappare a gambe levate dopo aver scoperto la fregatura, ho frequentato l'ambiente per parecchi anni.

Il problema è che adesso non siamo più nel medioevo, non siamo più nell'antichità. Ecco perché quando sento questa gente, questi predicatori che utilizzano i media per seminare la paura mi incazzo. Perché non si può stare a sentire certe cose e far finta di niente. Non è possibile che certa gente campi prendendo a calci l'intelligenza altrui - perché loro sanno benissimo come stanno le cose - nell'indifferenza generale. Questo è il motivo per cui ce l'ho a morte con la religione, perché atrofizza il pensiero. Il terremoto di Haiti è perfettamente spiegabile dal punto di vista scientifico, così come quello in Abruzzo. Anche a me piacerebbe che venisse un bel terremoto, oppure un gigantesco tsunami che inghiotta e si porti via una volta per tutte la paura, la superstizione e la religione.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...