"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
mercoledì 23 aprile 2025
L'unico non ipocrita
martedì 22 aprile 2025
Chi vuole sapere altro come fa?
lunedì 21 aprile 2025
Francesco
Chi mi legge da più tempo sa che raramente ho espresso critiche nei confronti di papa Bergoglio. Certo, l'ho fatto, specie in occasioni di sue uscite che definire infelici è un eufemismo. Ma sono molti di più i post in cui ho plaudito alle sue posizioni sulle storture del capitalismo, sulle disuguaglianze, sulle guerre, i migranti, i detenuti, gli ultimi insomma. Gli riconosco anche di essere stato l'unica personalità mediaticamente autorevole in Europa ad alzare la voce su Gaza e a esaltare il disarmo come unico mezzo per raggiungere la pace, così come gli riconosco il coraggio di essere andato controcorrente rispetto all'infantile e puerile ritornello dell'aggressore e aggredito nella guerra russo-ucraina.
Ho sempre apprezzato le sue convinzioni progressiste così diverse da quelle dei suoi predecessori (specialmente gli ultimi due), convinzioni che gli hanno sempre attirato gli strali delle frange più conservatrici della chiesa e di quella compagine politica che oggi sciaguratamente è al governo. Poi vabbe', era un papa e faceva il papa, e sui temi etici (aborto, eutanasia, omosessualità ecc.) io ero agli antipodi rispetto a lui e ci sta. Diciamo che, pur da ateo, ho apprezzato molto dei suoi dodici anni di pontificato. Mi auguro che il prossimo non me lo faccia rimpiangere troppo.
martedì 28 maggio 2024
La "frociaggine" del papa
lunedì 7 febbraio 2022
Il papa e i lager
Mi è piaciuto quel dire che in Libia ci sono i lager senza mezze parole, senza usare termini più dolci per edulcorare, come fanno tanti, la questione. Lo ha fatto un papa in prima serata su una televisione nazionale e la cosa mi è piaciuta. La questione dei lager in Libia si tende generalmente a farla passare sotto traccia, perché è sempre bello pensare che il mondo funzioni bene, un po' per non impressionarci e un po', forse, anche per evitare l'imbarazzo di dover ammettere che quei campi di concentramento sono finanziati anche da noi.
Anche altri papi hanno toccato spesso la questione dell'immigrazione, lo ha fatto Ratzinger e anche Wojtyla, ma sono sempre stati discorsi generici, quasi dovuti, in ossequio obbligato a quel "ero forestiero e mi avete accolto" su cui un papa non potrebbe sorvolare neppure se volesse; prese di posizione tranquille inserite quasi sempre in discorsi più ampi in cui venivano analizzati altri problemi.
Invece Bergoglio, rappresentante di tutto ciò che è massimamente distante da me, è andato in televisione a dire che a un centinaio di chilometri da noi ci sono lager non molto diversi dai tanti che hanno tristemente costellato la storia del Novecento. Poi sulle implicazioni non mi dilungo, ma per una volta: bravo papa Bergoglio.
lunedì 27 dicembre 2021
L'inverno demografico
Ci sta che papa Bergoglio veda come una tragedia il calo demografico che sta portando al declino questa parte di mondo. Dal punto di vista dottrinale i reiterati appelli alle famiglie a prolificare come conigli è infatti perfettamente in linea con gli insegnamenti dottrinali, dal momento che nella Bibbia Dio benedice Noè e i suoi figli e dice loro: "Andate, moltiplicatevi e riempite la terra."
Il problema è che la Terra è già fin troppo piena e la raccomandazione data da Dio è stata già da tempo esaurientemente soddisfatta. Qualche numero per dare un po' l'idea. Quando Colombo arrivò nelle Americhe la popolazione umana mondiale contava circa 500 milioni di individui. Nel 1800 il primo raddoppio: un miliardo di individui. I due miliardi si sono raggiunti agli inizi del Novecento. Tre miliardi nel 1960 e quattro miliardi nei primi anni Settanta del secolo scorso. Con questo trend, nel 2025 saremo otto miliardi e nel 2080 dieci miliardi.
Alla luce di questi numeri, che vedono oggi un pianeta talmente pieno di esseri umani da essere vicino al collasso (molti studiosi ipotizzano che la sovrappopolazione potrebbe paradossalmente essere una delle cause della nostra estinzione), io questo "inverno demografico" di cui parla il papa non lo vedo.
Sì, certo, esiste a livello locale nel senso che nel ricco e opulento Occidente non si fanno più figli, ma nel molto più grande resto del mondo la tendenza è esattamente opposta, e la crescita esponenziale degli ultimi due secoli sta lì a dimostrarlo. Cioè, va bene predicare la natalità in ossequio agli insegnamenti dottrinali, ma forse occorrerebbe avere una visione più larga, più "ecumenica", se vogliamo, che tenga conto di come vanno le cose a livello globale, non solo locale.
E poi, boh, non so, questi reiterati e incessanti appelli dei cattolici a fare figli mi danno l'idea del materialismo più bieco, che mi pare strida non poco con la spiritualità di cui amano sempre parlare.
sabato 30 ottobre 2021
Il buon Biden può fare la comunione (e anche Berlusconi)
Bergoglio e Biden si sono incontrati, ieri, e nei novanta minuti di chiacchierata è stato sciolto, tra gli altri, il doloroso nodo riguardante l'accesso al sacramento della comunione da parte del presidente USA. Bergoglio, alla fine, ha confermato che sì, si può fare, e Biden, tutto contento, a favore di telecamere ha dichiarato che per il papa è un buon cattolico e può quindi continuare a ricevere il sacramento. D'altra parte, qualche tempo fa fu lo stesso papa Francesco a dichiarare che lui la comunione non l'ha mai negata a nessuno, ed era francamente difficile ipotizzare che potesse interrompere la consolidata consuetudine cominciando proprio da un presidente degli Stati Uniti. Sarebbe difficile anche immaginare la scena: l'incontro, le strette di mano, gli abbracci, le foto, lo scambio dei regali, i convenevoli di rito, le chiacchiere e poi zac: no, tu la comunione non la puoi fare! Alla fine, come da prassi consolidata ad ogni latitudine del globo, la realpolitik ha avuto la meglio. E poi ormai si sa, papa Ciccio è uno di larghe vedute, ha approcci tendenzialmente progressisti alle umane vicende, quindi la controversia non poteva che avere questo esito. Se al suo posto ci fosse stato uno più reazionario, tipo il suo predecessore Ratzinger, o addirittura un Wojtyla, l'assoluzione non sarebbe forse stata così scontata.
La faccenda della comunione al cattolico Biden è cominciata all'inizio dell'estate, quando l'ala più conservatrice della chiesa cattolica americana approvò a larga maggioranza un documento sulla "coerenza eucaristica" in cui si chiedeva la scomunica del neoeletto presidente americano a causa delle sue posizioni a favore del diritto all'aborto. La faccenda fece parecchio rumore e irritò pure le alte gerarchie vaticane qua in Italia, le quali, senza troppi giri di parole, intimarono ai prelati USA di chiuderla lì e poche storie. Ieri il papa ha messo definitivamente la parola fine alla vicenda, con buona pace dei prelati oltranzisti americani. C'è da dire che la spaccatura nella chiesa americana sugli atteggiamenti da assumere nei confronti dei politici favorevoli all'aborto non nasce con l'arrivo di Biden ma ha radici piuttosto antiche. Nel 2009, ad esempio, fu negata la comunione a Patrick Kennedy, deputato democratico e nipote del più noto JFK, sempre a causa delle sue posizioni pro-aborto.
Ma la comunione non crea problemi solo ai politici e ai presidenti americani, ma anche nostrani. Nel 2010, ad esempio, in occasione dei funerali di Raimondo Vianello il povero Silvio Berlusconi si lagnò pubblicamente col vescovo di Tempio Pausania a causa del divieto di poter accostarsi al sacramento in quanto divorziato, e chiese al prelato sardo di intercedere presso il papa affinché si ponesse fine a questo incomprensibile divieto. Il problema è che all'epoca al soglio pontificio non c'era quel bonaccione di Bergoglio, che - dice - non ha mai negato la comunione a nessuno, ma c'era Benedetto XVI, il pastore tedesco. Tutt'altra pasta. Non è dato sapere se il povero vescovo si avventurò nella mission impossible di intercedere per Berlusconi presso Ratzinger, ma si può ipotizzare cosa gli avrebbe risposto Ratzinger, conoscendolo. Berlusconi, notoriamente refrattario all'osservanza di ogni regola (figurarsi quelle religiose), si presentò quindi al funerale di Raimondo Vianello e si mise in fila come tutti per la comunione. Il povero don Walter se lo trovò davanti e gliela diede. La cosa mandò su tutte le furie i divorziati cattolici di tutta Italia, naturalmente, i quali si chiesero perché lui sì e loro no. Risposta ovvia: lui era Berlusconi e loro no. Il povero prete, assediato dalle polemiche, si difese come poté: "Me lo sono trovato davanti, cosa dovevo fare?" Diciamo che anche qui ha vinto la realpolitik.
Tornando a Biden e ai suoi problemi con la comunione, c'è da tenere in considerazione che tra una quindicina di giorni si riunirà la conferenza episcopale degli USA per decidere, tra le altre cose, come comportarsi nei confronti dei cosiddetti politici "pro-choice", e qui dovrà decidere se sconfessare la sue posizioni o sconfessare il papa, oppure riuscire in qualche modo dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Visto l'andazzo, alla fine anche qui è probabile che avrà la meglio la realpolitik.
domenica 22 novembre 2020
Voce nel deserto
mercoledì 21 ottobre 2020
Il papa e le unioni civili
martedì 28 aprile 2020
La CEI "esige"
Non ricordo prese di posizione altrettanto dure della CEI quando Salvini sventolava rosari, madonne e crocifissi o quando respingeva navi con centinaia di disperati sopra, anche in questi frangenti ricordo solo gli appelli accorati del papa. Ma magari ricordo male.
giovedì 19 dicembre 2019
Prima l'uomo
lunedì 11 aprile 2016
Consiglio d'Europa, interruzione di gravidanza e dintorni
Là in Europa hanno comunque parecchio fiato da sprecare, dal momento che qua in Italia, specie in certe zone del sud, ci sono percentuali di medici obiettori che oscillano tra l'80 e il 90% del totale - e non saranno certo le loro reprimende a cambiare le cose.
Però la Meloni dice che a Strasburgo "sono ridicoli" e che "In Italia non è troppo difficile abortire: è difficile avere un bambino". Una scemenza di queste dimensioni ce la si poteva aspettare da un Gasparri, un Calderoli o qualcuno di simile, invece è arrivata dalla Meloni, che tutti sappiamo non essere mai stata una grande maître à penser, per carità, ma difficilmente immaginavamo potesse toccare tali vette di sciatteria e insulsaggine. C'è riuscita benissimo.
Ci sarebbe da spendere una parola anche sul commento di Beatrice Lorenzin, ministra della Salute, riassumibile in un laconico "sono stupita". Non si preoccupi, ministra, anche noi siamo stupiti che lei occupi il ruolo che occupa, ma piano piano ci siamo abituati. Abbiamo la fortuna di vivere in un paese dove bene o male ci si abitua a tutto.
Due Kit Carson
Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...
-
Sto leggendo un giallo: Occhi nel buio, di Margaret Miller. A un certo punto trovo una frase, questa: "Qualche minuto più tardi la luc...
-
Domani il grande Antonino Zichichi compirà 96 anni. Mi è sempre stato simpatico, Zichichi, forse un po' anche a causa di quei tratti som...
-
Pensavo a Cesare, il micio tigrato che per anni è stato la "mascotte" della stazione di Colleferro. Chiunque passasse di lì, speci...