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mercoledì 23 aprile 2025

L'unico non ipocrita

In quella grande e imbarazzante fiera dell'ipocrisia che sono le amorevoli dichiarazioni post mortem verso il papa da parte di personaggi che fino al giorno prima lo dileggiavano o lo avversavano apertamente, va dato atto a Netanyahu di essere stato l'unico coerente. Il governo israeliano ha sempre disprezzato questo papa per aver continuamente denunciato - l'unico in occidente a farlo con ammirevole ostinazione - il genocidio dei palestinesi in corso a Gaza. 
Al criminale di guerra Netanyahu va dato atto di non aver nascosto ipocritamente il risentimento verso Bergoglio dietro false dichiarazioni di cordoglio ma di essere rimasto in silenzio, un silenzio che più eloquente non potrebbe essere. Riconoscergli questo non vuol dire edulcorare il suo status di criminale di guerra, intendiamoci, significa solo evidenziare come anche i criminali a volte possono avere una loro coerenza. Niente di più, niente di meno.

martedì 22 aprile 2025

Chi vuole sapere altro come fa?

Temo che per almeno un mesetto sarà piuttosto difficile riuscire a sapere qualcos'altro oltre ai continui, nuovi dettagli sulla morte del papa ed elezione del successore. Stamattina tutto ciò che esulava dall'argomento del giorno era relegato sui giornali nelle ultime due-tre pagine. Per i siti stesso discorso. In TV non ne parliamo. Ieri mia mamma, fervente cattolica, a un certo punto ha spento la televisione sbottando: "Basta, non se ne può più".
L'argomento è importante, certo, di grande rilievo, ma i media - tutti - non dovrebbero trattare la vicenda esclusivamente in chiave acchiappa-clic e acchiappa-introiti, ma dovrebbero pensare anche ai tanti, forse la maggior parte, che oltre alla dipartita del papa vorrebbero continuare a sapere cos'altro succede nel mondo.

lunedì 21 aprile 2025

Francesco

Chi mi legge da più tempo sa che raramente ho espresso critiche nei confronti di papa Bergoglio. Certo, l'ho fatto, specie in occasioni di sue uscite che definire infelici è un eufemismo. Ma sono molti di più i post in cui ho plaudito alle sue posizioni sulle storture del capitalismo, sulle disuguaglianze, sulle guerre, i migranti, i detenuti, gli ultimi insomma. Gli riconosco anche di essere stato l'unica personalità mediaticamente autorevole in Europa ad alzare la voce su Gaza e a esaltare il disarmo come unico mezzo per raggiungere la pace, così come gli riconosco il coraggio di essere andato controcorrente rispetto all'infantile e puerile ritornello dell'aggressore e aggredito nella guerra russo-ucraina.

Ho sempre apprezzato le sue convinzioni progressiste così diverse da quelle dei suoi predecessori (specialmente gli ultimi due), convinzioni che gli hanno sempre attirato gli strali delle frange più conservatrici della chiesa e di quella compagine politica che oggi sciaguratamente è al governo. Poi vabbe', era un papa e faceva il papa, e sui temi etici (aborto, eutanasia, omosessualità ecc.) io ero agli antipodi rispetto a lui e ci sta. Diciamo che, pur da ateo, ho apprezzato molto dei suoi dodici anni di pontificato. Mi auguro che il prossimo non me lo faccia rimpiangere troppo.

martedì 28 maggio 2024

La "frociaggine" del papa

Alla fine sembra che quell'espressione papa Francesco l'abbia usata davvero. Dal Vaticano si affrettano a metterci una pezza dicendo che il papa non conosce benissimo la lingua italiana e quindi, probabilmente, non era a conoscenza della valenza offensiva dell'espressione. Boh, non so, magari sarà anche così; comunque sia, era difficile pensare che l'espressione in questione non avrebbe sollevato un putiferio.

Mi pare di notare un parallelo con quanto accadde a Giorgia Meloni mesi fa, quando cadde vittima dello scherzo telefonico organizzato dai due comici russi. In pratica, uno dei due buontemponi riuscì a ottenere un dialogo telefonico con lei spacciandosi per un politico di alto rango di un paese sudafricano. Nel colloquio, che Meloni credeva sarebbe rimasto privato, la pdc denunciava stanchezza verso il conflitto russo-ucraino e necessità di arrivare al più presto a un negoziato che accontententasse entrambe le parti. In pubblico, invece, la linea era sempre stata, e lo è ancora, quella della belligeranza a oltranza fino alla vittoria finale.

In entrambi i casi (anche il contesto in cui Bergoglio ha pronunciato la frase dello scandalo era privato e privo di giornalisti) si nota la discrepanza tra ciò che si dice in pubblico e ciò che si pensa realmente, con grande rammarico di chi, me compreso, aveva sempre riconosciuto a questo papa una evidente linea progressista, sicuramente più progressista dei suoi due predecessori, nell'approccio a queste tematiche, a cominciare dal celeberrimo "chi sono io per giudicare un gay?" enunciato all'indomani del suo insediamento al soglio di Pietro.

Che il papa fosse a conoscenza o meno della valenza offensiva dell'espressione, espressione che lo mette sullo stesso piano di un Vannacci qualsiasi e provoca i tweet esultanti di Pillon (figurarsi!), credo comunque che a questo punto delle pubbliche scuse sarebbero il minimo, anche se oramai il danno è fatto, un danno anche difficilmente rimarginabile, a mio avviso. In ogni caso, mi pare che l'episodio in questione dimostri inequivocabilmente come l'omosessualità, per la Chiesa, sia ancora un problema apertissimo.

lunedì 7 febbraio 2022

Il papa e i lager

Mi è piaciuto quel dire che in Libia ci sono i lager senza mezze parole, senza usare termini più dolci per edulcorare, come fanno tanti, la questione. Lo ha fatto un papa in prima serata su una televisione nazionale e la cosa mi è piaciuta. La questione dei lager in Libia si tende generalmente a farla passare sotto traccia, perché è sempre bello pensare che il mondo funzioni bene, un po' per non impressionarci e un po', forse, anche per evitare l'imbarazzo di dover ammettere che quei campi di concentramento sono finanziati anche da noi.

Anche altri papi hanno toccato spesso la questione dell'immigrazione, lo ha fatto Ratzinger e anche Wojtyla, ma sono sempre stati discorsi generici, quasi dovuti, in ossequio obbligato a quel "ero forestiero e mi avete accolto" su cui un papa non potrebbe sorvolare neppure se volesse; prese di posizione tranquille inserite quasi sempre in discorsi più ampi in cui venivano analizzati altri problemi. 

Invece Bergoglio, rappresentante di tutto ciò che è massimamente distante da me, è andato in televisione a dire che a un centinaio di chilometri da noi ci sono lager non molto diversi dai tanti che hanno tristemente costellato la storia del Novecento. Poi sulle implicazioni non mi dilungo, ma per una volta: bravo papa Bergoglio.

lunedì 27 dicembre 2021

L'inverno demografico

Ci sta che papa Bergoglio veda come una tragedia il calo demografico che sta portando al declino questa parte di mondo. Dal punto di vista dottrinale i reiterati appelli alle famiglie a prolificare come conigli è infatti perfettamente in linea con gli insegnamenti dottrinali, dal momento che nella Bibbia Dio benedice Noè e i suoi figli e dice loro: "Andate, moltiplicatevi e riempite la terra."

Il problema è che la Terra è già fin troppo piena e la raccomandazione data da Dio è stata già da tempo esaurientemente soddisfatta. Qualche numero per dare un po' l'idea. Quando Colombo arrivò nelle Americhe la popolazione umana mondiale contava circa 500 milioni di individui. Nel 1800 il primo raddoppio: un miliardo di individui. I due miliardi si sono raggiunti agli inizi del Novecento. Tre miliardi nel 1960 e quattro miliardi nei primi anni Settanta del secolo scorso. Con questo trend, nel 2025 saremo otto miliardi e nel 2080 dieci miliardi. 

Alla luce di questi numeri, che vedono oggi un pianeta talmente pieno di esseri umani da essere vicino al collasso (molti studiosi ipotizzano che la sovrappopolazione potrebbe paradossalmente essere una delle cause della nostra estinzione), io questo "inverno demografico" di cui parla il papa non lo vedo.

Sì, certo, esiste a livello locale nel senso che nel ricco e opulento Occidente non si fanno più figli, ma nel molto più grande resto del mondo la tendenza è esattamente opposta, e la crescita esponenziale degli ultimi due secoli sta lì a dimostrarlo. Cioè, va bene predicare la natalità in ossequio agli insegnamenti dottrinali, ma forse occorrerebbe avere una visione più larga, più "ecumenica", se vogliamo, che tenga conto di come vanno le cose a livello globale, non solo locale.  

E poi, boh, non so, questi reiterati e incessanti appelli dei cattolici a fare figli mi danno l'idea del materialismo più bieco, che mi pare strida non poco con la spiritualità di cui amano sempre parlare.

sabato 30 ottobre 2021

Il buon Biden può fare la comunione (e anche Berlusconi)

Bergoglio e Biden si sono incontrati, ieri, e nei novanta minuti di chiacchierata è stato sciolto, tra gli altri, il doloroso nodo riguardante l'accesso al sacramento della comunione da parte del presidente USA. Bergoglio, alla fine, ha confermato che sì, si può fare, e Biden, tutto contento, a favore di telecamere ha dichiarato che per il papa è un buon cattolico e può quindi continuare a ricevere il sacramento. D'altra parte, qualche tempo fa fu lo stesso papa Francesco a dichiarare che lui la comunione non l'ha mai negata a nessuno, ed era francamente difficile ipotizzare che potesse interrompere la consolidata consuetudine cominciando proprio da un presidente degli Stati Uniti. Sarebbe difficile anche immaginare la scena: l'incontro, le strette di mano, gli abbracci, le foto, lo scambio dei regali, i convenevoli di rito, le chiacchiere e poi zac: no, tu la comunione non la puoi fare! Alla fine, come da prassi consolidata ad ogni latitudine del globo, la realpolitik ha avuto la meglio. E poi ormai si sa, papa Ciccio è uno di larghe vedute, ha approcci tendenzialmente progressisti alle umane vicende, quindi la controversia non poteva che avere questo esito. Se al suo posto ci fosse stato uno più reazionario, tipo il suo predecessore Ratzinger, o addirittura un Wojtyla, l'assoluzione non sarebbe forse stata così scontata.

La faccenda della comunione al cattolico Biden è cominciata all'inizio dell'estate, quando l'ala più conservatrice della chiesa cattolica americana approvò a larga maggioranza un documento sulla "coerenza eucaristica" in cui si chiedeva la scomunica del neoeletto presidente americano a causa delle sue posizioni a favore del diritto all'aborto. La faccenda fece parecchio rumore e irritò pure le alte gerarchie vaticane qua in Italia, le quali, senza troppi giri di parole, intimarono ai prelati USA di chiuderla lì e poche storie. Ieri il papa ha messo definitivamente la parola fine alla vicenda, con buona pace dei prelati oltranzisti americani. C'è da dire che la spaccatura nella chiesa americana sugli atteggiamenti da assumere nei confronti dei politici favorevoli all'aborto non nasce con l'arrivo di Biden ma ha radici piuttosto antiche. Nel 2009, ad esempio, fu negata la comunione a Patrick Kennedy, deputato democratico e nipote del più noto JFK, sempre a causa delle sue posizioni pro-aborto.

Ma la comunione non crea problemi solo ai politici e ai presidenti americani, ma anche nostrani. Nel 2010, ad esempio, in occasione dei funerali di Raimondo Vianello il povero Silvio Berlusconi si lagnò pubblicamente col vescovo di Tempio Pausania a causa del divieto di poter accostarsi al sacramento in quanto divorziato, e chiese al prelato sardo di intercedere presso il papa affinché si ponesse fine a questo incomprensibile divieto. Il problema è che all'epoca al soglio pontificio non c'era quel bonaccione di Bergoglio, che - dice - non ha mai negato la comunione a nessuno, ma c'era Benedetto XVI, il pastore tedesco. Tutt'altra pasta. Non è dato sapere se il povero vescovo si avventurò nella mission impossible di intercedere per Berlusconi presso Ratzinger, ma si può ipotizzare cosa gli avrebbe risposto Ratzinger, conoscendolo. Berlusconi, notoriamente refrattario all'osservanza di ogni regola (figurarsi quelle religiose), si presentò quindi al funerale di Raimondo Vianello e si mise in fila come tutti per la comunione. Il povero don Walter se lo trovò davanti e gliela diede. La cosa mandò su tutte le furie i divorziati cattolici di tutta Italia, naturalmente, i quali si chiesero perché lui sì e loro no. Risposta ovvia: lui era Berlusconi e loro no. Il povero prete, assediato dalle polemiche, si difese come poté: "Me lo sono trovato davanti, cosa dovevo fare?" Diciamo che anche qui ha vinto la realpolitik.

Tornando a Biden e ai suoi problemi con la comunione, c'è da tenere in considerazione che tra una quindicina di giorni si riunirà la conferenza episcopale degli USA per decidere, tra le altre cose, come comportarsi nei confronti dei cosiddetti politici "pro-choice", e qui dovrà decidere se sconfessare la sue posizioni o sconfessare il papa, oppure riuscire in qualche modo dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Visto l'andazzo, alla fine anche qui è probabile che avrà la meglio la realpolitik.

domenica 22 novembre 2020

Voce nel deserto

È quasi commovente la ostinazione con cui questo papa continua a scagliarsi, quasi quotidianamente, contro i mali del sistema economico globale, quel sistema estremamente squilibrato in cui il 20 per cento dell'umanità consuma l'80 per cento delle risorse con tutto ciò che ne consegue in termini di ingiustizia sociale, aumento della povertà, delle diseguaglianze, e che è in massima parte responsabile della migrazione di milioni di persone. 
Non è un papa comunista, come molti, ironicamente e superficialmente, lo definiscono a destra, è semplicemente un papa che a differenza dei suoi predecessori mette le persone davanti ai principî e che trova sintonia con chi si batte per tornare a un modello sostenibile di economia. Poi, certo, si tratta di appelli che non serviranno a nulla, perché il mondo si è incanalato in una strada da cui ormai non può più tornare indietro, ma fa piacere che ancora ci sia una voce autorevole che cerca di tenere alta l'attenzione su questi temi.

mercoledì 21 ottobre 2020

Il papa e le unioni civili

Quando ho letto che papa Bergoglio ha auspicato la creazione di una legge sulle unioni civili in modo da permettere agli omosessuali di godere di una copertura legale, sono rimasto un po' perplesso, per il semplice motivo che in Italia esiste già dal 2016 una legge che regola le unioni civili, legge che garantisce alle coppie di fatto, sia etero sia gay, la maggior parte dei diritti garantiti dal matrimonio. Fu stralciato un attimo prima dell'approvazione della legge l'articolo che concedeva alla coppia il diritto di adozione del figlio del partner, ma la tutela legale di cui parla Bergoglio, se non mi sono perso qualcosa, mi sembra che rientri tra i diritti della coppia sanciti appunto dalla legge del 2016. Ecco il motivo della mia perplessità.

Dettagli legulei a parte, quando ho letto di questa uscita del papa, la prima persona a cui ho pensato è stato don Livio Fanzaga. Non so se ricordate, ma don Fanzaga, attuale direttore di radio Maria, è il tipo che all'indomani della promulgazione delle unioni civili lanciò un pesante monito alla senatrice Monica Cirinnà, prima relatrice della legge, ricordandole che anche per lei, prima o poi, sarebbe arrivato il funerale. Ma, Fanzaga a parte, penso alle reazioni di certi personaggi quali Antonio Socci, Camillo Langone, Giuliano Ferrara, Mario Adinolfi, il cardinal Ruini e altri, gli esponenti più noti della parte più retriva e conservatrice del vasto mondo cattolico.

Che poi, pensandoci, a me viene un dubbio: quanto di questa uscita del papa sarà "sentita" e quanto interessata? È noto che da molto prima che venissero promulgate le unioni civili gran parte della pubblica opinione era favorevole a che si regolarizzassero le coppie di fatto, ed è altrettanto noto che da parecchi lustri la chiesa è in costante perdita di popolarità, se mi passate il termine, e di seguito, e gran parte dei motivi sono appunto da ricercare nella sua arretratezza in certi ambiti, perlopiù di carattere etico e morale, riguardo ai quali il mondo va in una direzione e la chiesa rimane al palo legata ai suoi, a mio avviso anacronistici, dettami. Ecco il motivo dei miei dubbi di cui sopra.

Detto questo, sentito o meno che sia questo auspicio, do atto, come del resto ho già scritto più volte, a questo papa di essere rimasto una delle ultime voci di una certa autorevolezza a battere su certi temi.

martedì 28 aprile 2020

La CEI "esige"

Non ho potuto fare a meno di notare come la CEI, Conferenza Episcopale Italiana, di fronte alle misure governative anti-pandemia che prevedono la chiusura delle chiese alle funzioni religiose, "esige" (testuale) che le suddette chiese vengano riaperte e le funzioni ripristinate, laddove invece il papa, più responsabilmente (e cristianamente, a mio modesto parere), "chiede" (notate la lieve differenza tra esigere e chiedere?) prudenza e obbedienza alle disposizioni per contenere il contagio.

Non ricordo prese di posizione altrettanto dure della CEI quando Salvini sventolava rosari, madonne e crocifissi o quando respingeva navi con centinaia di disperati sopra, anche in questi frangenti ricordo solo gli appelli accorati del papa. Ma magari ricordo male.

giovedì 19 dicembre 2019

Prima l'uomo

"Bisogna mettere da parte gli interessi economici per mettere al centro la persona". Non posso fare a meno di notare come il Papa, col quale non ho nulla da spartire, sia rimasta l'unica voce massmediaticamente rilevante, oggi, a tuonare contro i guasti del capitalismo, chiedendo ripetutamente un cambio di rotta che riporti la persona al centro. Guasti già denunciati per tempo dai vari Marx, Bukowski, Kant e altri.

lunedì 11 aprile 2016

Consiglio d'Europa, interruzione di gravidanza e dintorni

Per una curiosa coincidenza, il monito con cui il Consiglio d'Europa richiama l'Italia a causa dell'impossibilità per le donne di poter ricorrere all'aborto in maniera legale, così come espressamente previsto dalla legge, arriva poche ore dopo la pubblicazione da parte di Bergoglio della sua Amoris Laetita, in cui, tra le altre cose, il finto rivoluzionario "rammenta l'obbligo morale dell'obiezione di coscienza" a chi lavori nelle strutture sanitarie. In linea di principio non ci sarebbe neppure niente di male in quest'esortazione rivolta ai medici e agli operatori sanitari cattolici, ma se Bergoglio fosse realmente il rivoluzionario descritto da tutti, invece dell'imbonitore che è realmente, dovrebbe altresì rammentare che per lo Stato corre l'obbligo di sostituire i medici obiettori con altri medici allo scopo di garantire comunque il servizio a chi ne faccia richiesta. Sì obietterà: ma questa è ingerenza della Chiesa nelle faccende dello Stato Italiano. Certo, ma dov'è la novità?
Là in Europa hanno comunque parecchio fiato da sprecare, dal momento che qua in Italia, specie in certe zone del sud, ci sono percentuali di medici obiettori che oscillano tra l'80 e il 90% del totale - e non saranno certo le loro reprimende a cambiare le cose.
Però la Meloni dice che a Strasburgo "sono ridicoli" e che "In Italia non è troppo difficile abortire: è difficile avere un bambino". Una scemenza di queste dimensioni ce la si poteva aspettare da un Gasparri, un Calderoli o qualcuno di simile, invece è arrivata dalla Meloni, che tutti sappiamo non essere mai stata una grande maître à penser, per carità, ma difficilmente immaginavamo potesse toccare tali vette di sciatteria e insulsaggine. C'è riuscita benissimo.
Ci sarebbe da spendere una parola anche sul commento di Beatrice Lorenzin, ministra della Salute, riassumibile in un laconico "sono stupita". Non si preoccupi, ministra, anche noi siamo stupiti che lei occupi il ruolo che occupa, ma piano piano ci siamo abituati. Abbiamo la fortuna di vivere in un paese dove bene o male ci si abitua a tutto.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...