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martedì 14 aprile 2026

Tra locomotiva e calesse

Non so se qualcuno si è mai chiesto perché la Spagna è una locomotiva e noi un calesse scassato trainato a fatica da un ronzino. Questo è uno dei motivi. 

A partire dal rimbalzo post-pandemia, il PIL della Spagna ha continuato a mantenersi su valori costanti prossimi al 3% (noi siano attorno al solito zero virgola e probabilmente il prossimo anno saremo in recessione). Sapete perché la Spagna viaggia a questi ritmi? Perché ha fatto riforme strutturali come il salario minimo, la riforma del mercato dell'energia per migliorare competitività e costi e l'utilizzo mirato dell'immigrazione (ogni anno fa entrare circa 600.000 immigrati). Oggi è entrato in vigore un nuovo decreto di regolarizzazione. 

"Elma Saiz, la ministra spagnola per l’Inclusione, la sicurezza sociale e la migrazione, l’ha definito una delle pietre miliari del governo del primo ministro socialista Pedro Sánchez: permetterà infatti di regolarizzare circa 500mila immigrati irregolari o richiedenti asilo che potranno quindi vivere e lavorare regolarmente in Spagna, pagare le tasse e contribuire al sistema di previdenza sociale spagnolo."

Si chiama Politica con la P maiuscola, cioè lungimiranza, visione nei confronti delle prossime generazioni, programmi a lunga scadenza. 

Il salario minimo, che la Meloni rifugge come la peste, esiste in quasi tutti i paesi d'Europa. In Spagna fu addirittura introdotto a metà degli anni '60 quando era ancora sotto il franchismo, e da allora nessuno si è azzardato a toccarlo. Anzi, è stato a più riprese migliorato nel corso degli anni. Nel 1980, con l'approvazione dello Statuto dei Lavoratori, il salario minimo è stato blindato come un diritto fondamentale, stabilendo che il governo debba consultarsi con i sindacati e le associazioni datoriali per fissarne l'importo ogni anno. Quest'anno è stato aumentato del 3,1% rispetto al 2025 portandolo a 1424,50 € mensili.

È un altro pianeta, la Spagna. E soprattutto ha ben altra classe dirigente. Là l'immigrazione è una risorsa, qua blaterano di blocchi navali e fanno i centri in Albania per soddisfare la pancia di milioni di analfabeti funzionali che poi votano i signori che abbiamo al governo; là il salario minimo ce l'hanno da più di mezzo secolo, noi abbiamo ancora la schiavitù a 500 €/mese. Là nessuno blatera di stupidaggini populiste come il ponte sullo stretto, ma si investe in maniera mirata nelle infrastrutture viarie, ferroviarie e digitali.

La differenza tra una locomotiva e un calesse trainato da un ronzino è tutta qui.

giovedì 13 aprile 2023

È un'emergenza (per il governo)

Il governo delibera lo stato di emergenza nazionale per sei mesi a causa dell'afflusso dei migranti. Un fenomeno che dura ormai da qualche decennio e che, prevedono gli studiosi, durerà almeno altri vent'anni viene ancora affrontato come una emergenza, invece che come realtà storica. 

Secondo uno studio dell'ONU, da qui al 2050 un miliardo di persone migrerà dal posto in cui risiede per l'impossibilità di viverci a causa dei cambiamenti climatici, una situazione potenzialmente esplosiva che sta da tempo allarmando anche gli Stati Uniti

Chissà se prima o poi qualche governo si deciderà ad affrontare il più grave problema mondiale di oggi in modo serio? Il che significa abbandonare il concetto di emergenza e cominciare a pensare in termini di evoluzione storica nel lungo periodo, e agire di conseguenza, ammesso che si sia ancora in tempo.

domenica 12 marzo 2023

Almeno il gesto

Il consiglio dei ministri-sceneggiata a Cutro è già acqua passata. Non è servito a niente, naturalmente, come del resto era ampiamente prevedibile e come non porterà mai niente di concreto una gestione dell'epocale fenomeno delle migrazioni improntata esclusivamente a una visione emergenziale ed elettorale. Ma viviamo nell'epoca storica della visibilità multimediale e la politica, oggi, si fa anche (soprattutto?) a favore di telecamere e immagini. I messaggi che la politica vuole fare passare all'opinione pubblica, in altre parole, sono veicolati, oggi come non mai, dai gesti, più che dai discorsi e dai proclami.

Che a Meloni, Salvini e soci della gente che muore in mare non freghi assolutamente nulla è palese e si sa da sempre, e il fatto che nel periodo in cui il governo è stato in trasferta laggiù la signora sedicente mamma e cristiana non abbia trovato cinque minuti per andare su quella spiaggia, da dove ogni giorno continuano ad affiorare cadaveri, o per fare una visita nel palazzetto dello sport pieno di bare per gran parte occupate da bambini, veicola un messaggio chiaro che oltretutto - va detto - ha una sua coerenza. Di chi muore in mare alla Meloni non fregava niente prima, quand'era all'opposizione, continua a non fregare niente neppure ora che guida un governo.

mercoledì 22 febbraio 2023

Arrivi

Dal 1° gennaio sono sbarcate in Italia 12.372 persone, 7.400 solo nel mese di febbraio in corso. Nello stesso periodo dello scorso anno furono 4.701 mentre l'anno precedente 3.820. Meno del 10 per cento di queste persone sono arrivate tramite navi umanitarie, le famigerate ONG, le restanti tramite navi delle autorità italiane o in maniera autonoma con barconi e barchini, come è sempre stato e sempre sarà. Dalle parti del governo, che ha preso buona parte dei voti da gente che ancora si fa incantare da slogan stupidi tipo stop agli sbarchi, silenzio di tomba. Salvini è impegnato a strillare contro le farine di insetti e la signora Meloni va in Ucraina a cercare di ricucire con Zelensky le voragini aperte da quella scheggia impazzita del suo alleato (almeno formalmente) Berlusconi. Su tutto il resto, sbarchi compresi, silenzio.

domenica 8 gennaio 2023

Porti (in)sicuri

Se dipendesse dal governo, alle navi umanitarie che salvano persone nel Mediterraneo sarebbero assegnati anche i porti sicuri di Bolzano, oppure del Brennero, magari Aosta. La nuova strategia anti-migranti del governo è infatti chiara: non possiamo impedire alle navi di farli sbarcare? Bene, li facciamo sbarcare il più lontano possibile. Ecco quindi comparire i porti di Ancona, Ravenna, Livorno, in modo che le navi sono obbligate a coprire tre o quattro volte il tragitto rispetto al porto più vicino, ci mettono il triplo dei giorni e nel frattempo stanno alla larga dal Mediterraneo centrale, evitando così di salvare altre persone. Tutto questo fa scena, teatro, soddisfa la pancia di chi ha votato questa gente e tutti sono contenti. 

Fuori dalle sceneggiate, però, c'è la realtà, i dati e i numeri, i quali dicono - ormai lo sanno anche i sassi - che appena il 10-12 per cento dei salvataggi in mare vengono effettuati dalle ong, il restante 90 per cento sono salvataggi effettuati dalla nostra guardia costiera, dalle navi della guardia di finanza, carabinieri, polizia, oppure da mercantili di passaggio. Oppure ancora, si tratta di barche/barchini/barconi che autonomamente riescono ad arrivare sulle nostre coste.

Ma l'ordine del governo è di stendere un velo di silenzio su tutto questo, non si deve sapere che la stragrande maggioranza di chi è in balia delle onde viene salvata dalla nostra guardia costiera. D'altra parte, da che mondo è mondo, i fallimenti si cerca sempre di occultarli in ogni modo possibile.

lunedì 7 febbraio 2022

Il papa e i lager

Mi è piaciuto quel dire che in Libia ci sono i lager senza mezze parole, senza usare termini più dolci per edulcorare, come fanno tanti, la questione. Lo ha fatto un papa in prima serata su una televisione nazionale e la cosa mi è piaciuta. La questione dei lager in Libia si tende generalmente a farla passare sotto traccia, perché è sempre bello pensare che il mondo funzioni bene, un po' per non impressionarci e un po', forse, anche per evitare l'imbarazzo di dover ammettere che quei campi di concentramento sono finanziati anche da noi.

Anche altri papi hanno toccato spesso la questione dell'immigrazione, lo ha fatto Ratzinger e anche Wojtyla, ma sono sempre stati discorsi generici, quasi dovuti, in ossequio obbligato a quel "ero forestiero e mi avete accolto" su cui un papa non potrebbe sorvolare neppure se volesse; prese di posizione tranquille inserite quasi sempre in discorsi più ampi in cui venivano analizzati altri problemi. 

Invece Bergoglio, rappresentante di tutto ciò che è massimamente distante da me, è andato in televisione a dire che a un centinaio di chilometri da noi ci sono lager non molto diversi dai tanti che hanno tristemente costellato la storia del Novecento. Poi sulle implicazioni non mi dilungo, ma per una volta: bravo papa Bergoglio.

sabato 9 ottobre 2021

Muri

Da un certo punto di vista fa sorridere che alcuni degli Stati che meno di 25 anni fa esultavano per l'abbattimento del muro di Berlino, simbolo della famosa Cortina di ferro, oggi vogliano alzare altri muri. Che poi, pensandoci (ma figuratevi se Orbán è in grado di arrivarci), qual è l'utilità di un muro che per sua natura non può essere infinito? L'Ungheria di Orbán, la stessa Ungheria che tra l'altro ebbe un ruolo determinante nel collasso di quello di Berlino, ne vuole costruire uno di 175 chilometri. Secondo Orbán cosa succederà al 176esimo chilometro? Succederà che i migranti che arriveranno si infileranno tutti lì. Stessa cosa per gli altri.

E un paese come il nostro, con duemila chilometri di costa, cosa farà? Ne costruirà uno che va da Milano Marittima, dove Salvini ama gozzovigliare tra discinte fanciulle e mojito, a Lecce? La stupidità dei muri è tutta qui. Il fallimento del muro di Trump dovrebbe insegnare qualcosa, magari un modo diverso e serio di gestire questo immenso problema, ammesso che sia ancora possibile gestirlo senza esserne travolti. C'è un Occidente, lo stesso Occidente che rappresenta il 20% della popolazione umana e che consuma l'80% delle risorse del pianeta, che si sta blindando, che capisce il rischio che sta correndo e che cerca goffamente di correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Ammesso, come dicevo, che non sia già troppo tardi.


giovedì 30 settembre 2021

Mimmo Lucano e Luca Traini

Giacomo Galanti, su Huffingtonpost, fa notare che la pena inflitta a Mimmo Lucano è superiore a quella inflitta a Luca Traini, condannato a dodici anni di reclusione per strage (alcuni anni fa, a Macerata, sparò a dei migranti ferendone sei). 

La sentenza che condanna Mimmo Lucano a tredici anni di reclusione per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e altri capi d'imputazione mi ha abbastanza sorpreso. Ho letto che qualche esponente di sinistra ha parlato di sentenza politica, scimmiottando il refrain classico di una certa destra.

Personalmente non penso si tratti di una sentenza politica, si tratta di una sentenza emessa da un tribunale dopo un regolare (fino a prova contraria) processo. È una sentenza di primo grado, quindi suscettibile sia di essere confermata in appello, sia di essere ribaltata. Se venisse confermata anche in appello, a me personalmente dispiacerebbe, ma ne prenderei atto.

venerdì 14 maggio 2021

Perché vengono?

Ieri notte, a fine turno, chiacchieravo con alcuni colleghi (sì, sì, lo so, devo smettere di farlo) e si parlava della notevole ripresa degli sbarchi di persone di questo ultimo periodo. Uno di questi colleghi, che abita in un piccolo paesino in collina qua attorno, si lamentava del fatto che da qualche tempo queste persone hanno cominciato a spuntare anche lì dove abita lui, dove fino ad ora non si erano mai viste, e si chiedeva quale potrebbe essere la soluzione per arginare il fenomeno, visto che tutte quelle messe in campo finora (comprese le pagliacciate delle navi bloccate al largo da Salvini) non hanno funzionato.

Nel mio piccolo, ho provato a spiegargli che il problema, ammesso che di problema si tratti, non ha soluzione. Semplicemente, non ha soluzione. Perché la storia insegna che da che mondo è mondo la gente si è sempre spostata per tutto il globo terracqueo (e noi italiani in questo non abbiamo niente da imparare da nessuno, nemmeno oggi), e quando questi spostamenti avvengono perché l'alternativa è morire di fame o guerra nel posto in cui si nasce, figurarsi. 

Umberto Eco, più vent'anni fa, quando già si vedevano i prodromi di quanto sarebbe avvenuto, aveva perfettamente descritto la situazione che è sotto gli occhi di tutti, e oggi è parere della maggior parte degli studiosi che questo fenomeno, che noi ci illudiamo pateticamente di limitare costruendo muri e bloccando navi, si protrarrà almeno per i prossimi cinquanta o sessant'anni, quando l'Europa sarà nella sua interezza di fatto un meticciato (lo è già oggi, anche se pochi vogliono ammetterlo).

La domanda da farsi, invece di pensare a soluzioni per arginare un fenomeno inarginabile, sarebbe sulle cause che hanno prodotto questa situazione e, domanda ancora più intelligente, sarebbe come riuscire a convivere con questo epocale fenomeno e come gestirlo senza farsi troppo male. Ma sono domande su cui si tende a glissare, perché le risposte in genere risultano abbastanza scomode.

sabato 24 aprile 2021

C'entra l'economia

Le 130 vittime dei naufragi di ieri al largo della Libia non sono da addebitare al razzismo. In generale, il razzismo c'entra poco coi drammi che da anni si consumano al centro del Mediterraneo. C'entra sempre l'economia. Se nello stesso punto in cui sono affondati i barconi fosse precipitato un aereo di linea, avremmo avuto i soccorsi di mezza Europa in loco nel giro di un paio d'ore. I migranti, invece, nonostante l'allarme naufragio fosse stato lanciato da due giorni, sono stati abbandonati al loro destino dall'Europa e dalla Libia.

La differenza di trattamento la fa l'economia: i migranti che arrivano in Europa sono visti come un costo, non come una risorsa, e siccome la società che abbiamo costruito tende a usare il denaro come parametro a cui rapportare tutto, compresa la vita, ecco che i migranti, inutili dal punto di vista economico, vengono abbandonati al loro destino.

Più o meno vent'anni fa, ricorderete, fu varata la famosa/famigerata Bossi-Fini, e il punto cardine del provvedimento era che l'ingresso in Italia degli stranieri fosse vincolato al possesso di un contratto di lavoro, altrimenti arrivederci e grazie. Cioè, se tu straniero hai un valore economico, bene, altrimenti puoi tornartene a casa, ché del tuo valore umano non frega niente a nessuno. 

Tutto legittimo e in linea coi nostri valori esclusivamente monetari, certamente, un po' meno in linea con altri valori di cui l'Europa ama riempirsi la bocca (umanità, diritti umani, solidarietà ecc.), salvo poi accantonarli frettolosamente quando entrano in contrasto con l'unico che conta realmente.

domenica 5 luglio 2020

Da Salvini al Pd

Se la Ocean Viking fosse stata tenuta al largo per due settimane da Salvini, col suo carico di disperati, e per due settimane avesse ricevuto solo dinieghi alle reiterate richieste di un porto per sbarcare, quest'ultimo, Salvini, sarebbe (giustamente, intendiamoci) stato messo in croce sette volte. Adesso al governo non c'è Salvini, c'è il PD, e in queste due settimane non ho visto né letto di sollevazioni indignate di alcun genere, né ho visto staffette di parlamentari del centrosinistra in visita sulla nave come accadeva ai tempi in cui queste cose le faceva il leader leghista. La prima considerazione che mi viene in mente è che, evidentemente, il PD certe cose le può fare; la seconda è che sempre il PD, nella gestione delle emergenze legate all'immigrazione, è forse peggiore di chi c'era prima al governo.

lunedì 2 marzo 2020

L'inferno di Lesbo e noi

C'è un campo profughi sull'isola di Lesbo, Grecia, attrezzato per ospitare 3.500 persone, che attualmente ne ospita quasi 20.000, ed è facile immaginare cosa ciò comporti. È il passaggio obbligato per le ondate migratorie che cercano di arrivare in Europa tramite la rotta balcanica e quest'isola greca è tristemente nota per l'elevato tasso di suicidi giovanili. Ci sono bambini e ragazzi che, sfiancati dalla lunga permanenza al freddo e agli stenti, si gettano dai muri, dagli alberi, oppure provano a spaccarsi la testa contro le pietre che si trovano in terra, come testimoniano i pediatri di Medici senza frontiere che lì in quell'inferno fanno ciò che possono. Il campo si chiama Moria, nome che non potrebbe essere più appropriato. A complicare ulteriormente le cose ci si è messo anche Erdogan, che in questi giorni ha aperto le frontiere e il confine tra la Grecia e la Turchia è preso d'assalto dalla moltitudine di profughi siriani che fuggono dalla recrudescenza della guerra civile in Siria.

Di questo dramma qua da noi arriva poco o niente, presi come siamo dal coronavirus e dalle incazzature generalizzate relative alla sospensione di alcune partite del campionato di calcio. E la cosa, in fondo, ha una sua ratio, almeno a livello psicologico. È noto infatti che le persone sono istintivamente portate a relazionarsi emotivamente in misura maggiore con ciò che accade nelle immediate vicinanze, meccanismo psicologico in virtù del quale se siamo colpiti da un lutto familiare ci disperiamo e ne portiamo gli strascichi per lungo tempo, se se ne va il nostro vicino di casa ci dispiace ma domani o al massimo dopodomani è tutto passato, se ogni minuto nel mondo muoiono venti bambini di stenti, peccato, ma in fondo la cosa non ci riguarda.

Però, forse, qualche riflessione sul tipo di mondo che abbiamo costruito sarà il caso di cominciare a farla. Se in questo benedetto pianeta siamo oggi più di sette miliardi - i demografi prevedono che nel 2050 arriveremo a dieci - e noi occidentali, che siamo poco meno di un miliardo, per tenere questo tenore di vita utilizziamo l'80% delle risorse della terra, lasciando agli altri sei miliardi e mezzo il 20%, c'è qualcosa che non va, o no? E vogliamo andare avanti così, fregandocene di ciò che succede fuori dal nostro orticello e pensando che i sei miliardi di persone lasciate fuori a spartirsi le nostre briciole se ne staranno lì buone? Ciò che non riusciamo a capire, io credo, è che siamo arrivati a un livello di squilibrio planetario che non è più possibile ignorare. La storia del mondo, e anche la fisica, insegnano che un sistema eccessivamente squilibrato non può durare in eterno, prima o poi si riequilibra, e se non cominciamo a darci da fare noi per rimetterlo un po' in riga, prima o poi lo farà da sé, e quando lo farà da sé saranno dolori. Non credo che ci sarà permesso ancora per molto ignorare milioni e milioni di persone che premono alle frontiere degli USA e dell'Europa dalle parti più povere del pianeta. Più in generale, non possiamo più permetterci di ignorare che ciò che sta succedendo impatterà sulle nostre vite.

C'è una soluzione? Sì, e gran parte degli economisti e degli scienziati l'hanno individuata: noi occidentali dovremo giocoforza decrescere, non ci sono storie. Il problema è che di questa cosa non vogliamo assolutamente sentire parlare, perché nessuno vuole abbassare il proprio tasso di benessere. Nessuno vuole abbassare gli "standard", anche se questi standard sono responsabili della catastrofe verso cui ci stiamo avviando. Troppo pessimista? Magari sì, anzi un po' ci spero. Ma i dati ci mettono davanti una realtà che è da stupidi fingere di ignorare. E che noi, stupidamente, continuiamo a ignorare.

sabato 25 gennaio 2020

Emilia-Romagna Coraggiosa?

Invogliato da questo bel post del sempre ottimo Leonardo Tondelli, salvo ripensamenti dell'ultima ora credo che domani voterò Emilia-Romagna Coraggiosa, la lista pro Bonaccini capitanata da Elly Schlein, bolognese doc ed ex parlamentare europea. Ho letto il relativo programma e le proposte e li ho trovati tutti più che condivisibili.

Piccola curiosità: Elly Schlein è la ragazza che qualche giorno fa ha atteso Salvini all'uscita di un ristorante di San Giovanni in Persiceto, chiedendogli i motivi per cui né lui né alcun altro esponente leghista si siano mai presentati, nel corso degli anni, ad alcuno degli incontri tenuti in Europa per definire gli accordi di Dublino sull'immigrazione. Ventidue riunioni europee tutte disertate dalla Lega.

La risposta di un impotente Salvini la potete vedere da voi, risposta che è solo l'ennesima conferma di come a Salvini non freghi nulla del problema dell'immigrazione, perché se gliene fregasse qualcosa il primo passo che farebbe sarebbe di andare là dove si prendono le decisioni, cosa che invece non ha mai fatto. Del resto, politicamente è molto più redditizio fare migliaia di tweet pieni di altrettanti vuoti slogan, piuttosto che mettersi seriamente a tavolino per cercare di risolvere i problemi.

Non gli frega nulla di immigrazione così come non gli frega nulla dell'Emilia-Romagna, di cui non conosce niente, e neppure della Calabria, se non nel limite in cui questi due temi sono funzionali al potenziamento della sua carriera politica. Tutto qua.

sabato 4 gennaio 2020

Zalone e i migranti

Mentre guardavo il film di Checco Zalone sui migranti, oggi pomeriggio, pensavo che il fenomeno dell'immigrazione è diventato in questi ultimi anni una specie di miniera d'oro. Lo è per molti cantanti che hanno scritto pezzi sul tema, per il cinema (il film di Zalone sta battendo ogni record di incassi) e lo è soprattutto per la politica: partiti e personaggi politici con pochissimi scrupoli hanno accumulato e continuano ad accumulare consensi altissimi, in Italia ma anche altrove, sfruttando opportunamente la paura (immotivata) del fenomeno.

Riguardo al film, cosa dire? È certamente istruttivo, se così si può dire, in quanto la descrizione del viaggio che intraprendono i migranti che partono dall'Africa subsahariana per arrivare in Europa (deserto, lager libici, attraversamento del Mediterraneo) è tutto sommato ben resa e non sarebbe male che qualche leghista lo guardasse giusto per aprire un po' gli occhi sul fenomeno. Per il resto, si avverte sempre quel leggero stridore che nasce quando si costruisce un film che ha dichiarati intenti comici su una tragedia che nella realtà di comico ha ben poco.

sabato 21 dicembre 2019

Meno Papeete e più ricollocamenti

Qualcuno ha mai visto la signora Lamorgese? Si sa che voce abbia? Credo che pochi lo sappiano, dal momento che non mi risulta abbia account su alcun social, non si scrofani di Nutella, hamburgers e mojito e non passi tutto il giorno a fare dirette facebook o dare in pasto ragazze al suo esercito di leoni da tastiera su Twitter o Instagram. Mi pare si veda rarissimamente anche in televisione e nei talk-show (sottolineo il mi pare, dal momento che la tv non la guardo).

In questo silenzio, dalla data del suo insediamento al posto del peggior ministro della storia repubblicana, la signora Lamorgese ha ricollocato in Europa cinque volte i migranti che ricollocava l'impresario della paura, mantenendo oltretutto un trend costante, anzi addirittura in crescita. E tutto questa senza strepiti, ultimatum, stupide dirette facebook e ignobili sceneggiate aventi per protagonisti dei poveri cristi tenuti prigionieri su navi, alla fine tutti regolarmente sbarcati - era importante la sceneggiata per il pubblico, il resto andasse come andasse.

Oggi l'ex ministro della paura strepita e s'indigna pateticamente per i probabili processi a cui andrà incontro per sequestro di persona, abuso di potere e quant'altro, tutte cose che si sarebbe potuto evitare se magari avesse fatto meno propaganda e lavorato di più, esattamente come fa la signora Lamorgese. Ma non poteva, perché aveva una narrazione da portare avanti e da cavalcare politicamente per la marea di tontoloni che ancora crede alle sue palle, quella del prode difensore dei nostri confini da una inesistente (dati alla mano) invasione. E se a uno così togli la teatralità e la propaganda, poi magari qualcuno dei suoi seguaci c'è il rischio che mangi la foglia.

domenica 3 novembre 2019

Pubblicità e lager

Leggo sul sito di Repubblica un articolo sull'accordo (vergognoso) Italia-Libia relativo alla gestione del fenomeno migratorio. Nell'articolo si parla di cosa succede nei lager libici: lavori forzati, vessazioni, stupri di massa, torture, omicidi. Seguono alcune immagini. In una di queste si vedono persone legate a gruppi di tre per le caviglie e appese a testa in giù, dopo essere state seviziate, alle sbarre delle finestre in attesa di non si sa cosa, forse della morte. A un certo punto si apre un pop-up pubblicitario a tutta pagina e quelle persone, appese come salami dopo essere state seviziate con coltelli e bastoni, vengono coperte da una giovane e bella signorina che si dimena e balla, tra musica, luci e palo tipo lap-dance indossando un abitino discinto e altrettanto sluccicante di una nota catena di negozi di moda.

Ho pensato: Non ci dovrebbe essere un'etica nella gestione della pubblicità? Poi mi sono risposto da solo: No, perché denaro e mercato non hanno un'etica, non l'hanno mai avuta né mai l'avranno. E quello stridore, quella sensazione di ingiusto, di irrelato, di sbagliato, quel livellamento osceno di dolore, morte, povertà, consumismo, spreco, denaro, luci, non scuote più nessuno? A nessuno sembra mostruoso?

venerdì 25 ottobre 2019

Ocean Viking

C'è la nave Ocean Viking, col suo carico di naufraghi, da cinque giorni sballottata tra Lampedusa e Malta in attesa che le venga indicato un porto in cui poter fare scendere le persone a bordo, porto che nessuno sembra al momento voler concedere. Stessa musica, mi pare, che veniva suonata col governo precedente. Con una differenza: prima se ne parlava: pagine e pagine su siti, giornali, telegiornali, parlamentari che salivano a bordo delle navi bloccate al largo da Salvini; ora della cosa non frega più niente a nessuno. Finita l'indignazione, finite le passerelle; tutto passa e tutto se ne va.

mercoledì 21 settembre 2011

Tre giorni

"Tre giorni per svuota­re Lampedusa dall’onda­ta di profughi, poche setti­mane per ripristinare la normalità, più un piano di rilancio dell’isola (per dare un segnale ha com­perato in pochi minuti una villa da due milioni di euro) e uno di inden­nizzo per gli abitanti (niente tasse per un an­no)".
[...]
"Sembra un libro dei sogni, ma già due volte questo governo ha mante­nuto promesse altrettan­to azzardate: la prima per i rifiuti in Campania, la se­conda per l’emergenza terremoto in Abruzzo".

Sapete chi scriveva queste cose, il 31 marzo scorso, sull'onda dell'emergenza profughi di primavera a Lampedusa? Sallusti, ovviamente, e chi altro?

E, ovviamente, come del resto è già successo per i rifiuti in Campania e il terremoto a L'Aquila, anche la questione Lampedusa è stata brillantemente risolta. Tanto che oggi il sindaco dell'isola ha dovuto barricarsi in municipio con una mazza da baseball.

sabato 9 aprile 2011

Ma la Padania no


Questa mattina tutti i quotidiani, ma proprio tutti, mettono in prima pagina la storia della Germania che si è incavolata con noi per aver dato i permessi temporanei agli immigrati. La Padania, unico caso, no. Dà grande rilievo all'accordo tra Maroni e la Francia sui pattugliamenti per fermare le partenze, ma dello scontro Italia-Germania neppure una misera riga.

Sarà mica perché "la voce del nord" non vuole che qualche insonnolito leghista si svegli e lo interpreti come un'accusa da parte della Merkel di essere stati troppo "buoni" coi clandestini?

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...