lunedì 15 febbraio 2010

La storia si allarga?



Sarà mica che lo scandalo della Protezione Civile è solo il punto di partenza?

Condannare sempre la violenza

Tra le tante reazioni ai fatti di cronaca di Milano, a parte quelle demagogiche della lega, spicca quella del grande Gasparri, il quale ha dichiarato: "Non possiamo tollerare - dice ancora Gasparri - vere e proprio guerre etniche nelle nostre città. Si proceda alla revoca di ogni tipo di permesso e alla espulsione immediata di chi alimenta violenze. Servono risposte drastiche e immediate, coerenti con le norme volute dal centro-destra. Tolleranza zero per i violenti che non hanno il diritto di devastare le nostre città."

Giusto, giustissimo; chissà se la tolleranza zero vale anche per i tifosi - italiani - che una domenica sì l'altra pure si divertono a devastare le nostre città.

Fatti di Milano, l'importante è buttarla in politica

In buona parte dipende dal fatto che siamo già da tempo in clima pre-elettorale - le regionali, come si sa, sono alle porte. Ma è difficile pensare che non sarebbe stato così anche se non lo fossimo. Insomma, non è una novità che di qualcunque cosa accada nel nostro paese si cerchi immediatamente la sfaccettatura politica.

Mi riferisco ovviamente ai fatti accaduti sabato notte a Milano, a proposito dei quali mi pare sia il caso di fare qualche considerazione. Innanzitutto, cosa che pochi mi pare abbiano detto, c'è da considerare che Milano è una metropoli, ed è in larga parte multietnica; episodi come questo sono purtroppo, inevitabilmente, da mettere in conto in quanto mi pare caratteristici di ogni agglomerato urbano con queste caratteristiche. Ma quello che più fa irritare, come scrivevo nel titolo del post, è che, lungi dall'utilizzare questo fatto di cronaca come spunto per porsi delle domande, inevitabilmente si sia buttato il tutto in politica.

Ha cominciato naturalmente la lega, secondo cui questo episodio è la prova provata del fallimento delle politiche di integrazione tanto care al centrosinistra - poi, vabbè, ha anche biascicato cose come "andarli a prendere casa per casa, appartamento per appartamento, citofono per citofono", ma dalla lega non è che ci si possa aspettare qualcosa di più "elevato". Ha replicato Bersani e il centrosinistra chiedendo chi sia che da una quindicina d'anni governa non solo la regione Lombardia, ma anche la provincia di Milano. Non mi sembra sinceramente una domanda così campata per aria. Chi sta sul territorio, chi vive lì, sa benissimo quale è e quale è sempre stata la situazione di via Padova, il luogo dove la rissa si è trasformata in tragedia.

Storica zona di immigrazione dal Sud, questo quartiere di Milano. Palazzi di ringhiera, dove si ammassava la forza lavoro del boom economico, famiglie siciliane, pugliesi, calabresi. Case senza bagno (all’epoca) e ragazzini nei cortili. Padri in fabbrica. Falck, Breda. Erano gli anni Cinquanta e Sessanta: di quell’epoca, oggi, rimangono gli anziani, le vedove e i pochi cittadini che dicono «usciamo solo per fare la spesa e poi rimaniamo in casa». Gente che si è ritirata di fronte allo spaccio, la prostituzione, l’abusivismo.

Via Crespi, Arquà, Clitumno, Marco Aurelio: potrebbero essere il posto ideale per un seminario di studio sulla totale assenza di governo dell’immigrazione. Spiega il parroco di San Giovanni Crisostomo, don Piero Cecchi: «La gente non era pronta a un’immigrazione così veloce e numerosa ». Ora ci sono troppe fratture da ricucire. (fonte)

Insomma, campagna elettorale a parte, non mi sembra che la polveriera di via Padova e zone limitrofe fossero dei perfetti sconosciuti a quelli che oggi strillano e delirano di rastrellamenti casa per casa, e che oltretutto sono stati e sono al governo della città. Cos'è, facevano per caso affidamento sulle ronde?

La verità, semplice nei fatti quanto complessa nella soluzione, è che quella zona di Milano, come chissà quante altre in Italia, era una polveriera ed è arrivata la famosa scintilla che l'ha fatta esplodere. Una polveriera di cui tutti erano perfettamente a conoscenza e sulla quale molti di quelli che concorrono alle prossime regionali faranno grosse speculazioni elettorali. Naturalmente, poi, passate le elezioni tutto resterà perfettamente com'è adesso.

domenica 14 febbraio 2010

Dimissioni? Se lo chiede lui...

La risposta di Bertolaso a chi da giorni lo pressa con la questione delle dimissioni è emblematica del trend attuale: "pronto a lasciare subito l'incarico se Berlusconi lo riterrà opportuno". Certo, formalmente la cosa non fa una piega, ma a una più approfondita analisi non si può non notare come l'iniziativa privata debba necessariamente passare al vaglio dell'entità superiore, anche quando si tratta di farsi da parte.

I maligni obietteranno che la dichiarazione di Bertolaso è funzionale a quanto aveva già detto Berlusconi nelle ore successive allo scandalo ("Bertolaso non si tocca!"), e quindi, implicitamente, Bertolaso può aver voluto dire che non ha intenzione di andarsene. Ma il punto non è questo: il punto è da quale angolatura si vuole inquadrare la questione. Se infatti la si guarda sotto il profilo dell'opportunità è ovvio che Bertolaso dovrebbe, almeno fino a che la magistratura non avrà fatto chiarezza, farsi da parte. Se invece si inquadra la vicenda dal punto di vista dell'"andazzo", diciamo così, è più che naturale che Bertolaso non solo non dovrebbe andarsene, ma dovrebbe fare il possibile per restare dov'è.

Lo avevo già scritto e lo ripeto: Berlusconi non darà mai il consenso alle dimissioni di Bertolaso se non altro per coerenza (Berlusconi coerente? Vabbè...). Insomma, com'è possibile che chi ha ben due processi sul groppone autorizzi le dimissioni a chi ha solo un generico avviso di garanzia? E come la mettiamo allora coi vari Cosentino (una richiesta di arresto) e Dell'Utri (ha recentemente dichiarato che a lui la carica di Senatore serve per non andare in galera)? Capite anche voi che la cosa stona un pochino. E penso questo nonostante sia convinto che Bertolaso abbia una certa responsabilità in tutta la vicenda; responsabilità, però, che va al di là della semplice e riduttiva questione dei massaggi al centro benessere - quello mi sembra più che altro gossip. Una responsabilità che lui stesso ha ammesso quando ha dichiarato "qualcosa può essere sfuggito al mio controllo".

Non è una cosa da poco. Bertolaso era pienamente responsabile di quello che facevano i suoi immediati sottoposti, e in particolare i 4 alti funzionari ministeriali, ora agli arresti, che si occupavano dell'assegnazione degli appalti per le grandi opere. Insomma, se di "leggerezza" si è trattato non mi pare leggerezza di poco conto. Altro che i presunti festini a base di allegre massaggiatrici brasiliane. Poi ci sarebbe tutta la questione sulle competenze della Protezione Civile, che nel corso degli anni si sono allargate a dismisura fino a far rientrare nel novero delle emergenze eventi come i recenti campionati di nuoto a Roma, la monnezza a Napoli o il prossimo Expò a Milano. Ma qui la cosa diventerebbe troppo lunga - se volete approfondire vi rimando a questo ottimo editoriale di stamattina di Scalfari.

In merito a quest'ultimo aspetto, mi limito solo a segnalare che il famoso decreto fortemente voluto da Bertolso e Berlusconi sulla trasformazione della Protezione Civile in una s.p.a., che comporterebbe un ulteriore alleggerimento dei controlli, delle regole, dei limiti con la scusa delle emergenze che in realtà emergenze non sono, pare si stia fortemente ridimensionando. Letta, giusto oggi, ha dichiarato che probabilmente non se ne farà più niente, e anche Berlusconi pare essere dello stesso avviso, almeno per il momento. Sarà la contingenza?

La storiella "meglio degli altri"

La notizia è scivolata via in mezzo al marasma di numeri e cifre sull'andamento della nostra economia che quotidianamante i giornali ci vomitano addosso. Eppure la gravità dell'ultimo dato sul pil, quel -4,9% per ritrovare il quale occorre tornare a 39 anni fa, la dice lunga sulla veridicità della canzoncina, che oramai sembra più un disco rotto, del "da noi è andata meglio che altrove".

E' vero. l'Italia ha retto meglio di altri l'urto della crisi - se non altro ha evitato il rischio di bancarotta che oggi ha ad esempio la Grecia -, ma è un dato di fatto, come spiegava molto bene ieri Giannini su Repubblica, che la nave Italia a livello di produzione è ferma, insabbiata, impaludata. Anzi, alla luce dei dati sul pil sta paurosamente retrocedendo.

Per fare un piccolo paragone, la famosa storiella che ci raccontano che noi ne siamo usciti meglio di altri è come i vecchi 45 giri in vinile: c'è il lato "a" e il "b". Ecco, a noi continuano a farci sentire solo il primo.

We are the world (for Haiti)

Premesso che a me dànno sempre piuttosto da pensare questo genere di iniziative musical/attiviste pro qualcosa o qualcuno, mi pare che rispetto alla versione dell'85, quella USA for Africa per intenderci, questa sia molto più melensa. Altra differenza sostanziale (almeno per me): nella vecchia versione ricordo di aver riconosciuto subito gran parte dei musicisti che vi presero parte all'epoca - i vari Bruce Springsteen, Paul Simon, Stevie Wonder, Tina Turner, lo stesso Michael Jackson. Qua invece, eccetto poche eccezioni, la quasi totalità dei partecipanti mi è sconosciuta.

Sarà la nuova generazione dei cantanti americani che avanza. O forse, molto più banalmente, sono io che invecchio.

p.s.
la finale rap è assolutamente da evitare.

E di cosa ci meravigliamo poi?

Luca De Biase riporta i dati dell'Osservatorio di Pavia sul tempo concesso dai vari tiggì a maggioranza e opposizione.

Solo su Tg3 il governo e l'opposizione hanno lo stesso tempo. Su Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto, non c'è paragone. Negli altri telegiornali della Rai i quattro partiti dell'opposizione hanno meno di un terzo del tempo, riporta Marco Mele del Sole. Mentre sui telegiornali della Mediaset, che appartiene al capo del governo e della maggioranza, la parte politica del proprietario ottiene quote comprese tra il 60 e l'80% del tempo. Se poi si moltiplica tutto questo per l'audience, si vede che la grandissima parte degli italiani sono martellati dai messaggi della maggioranza. Ricordando che una quota superiore alla metà degli italiani ottiene le notizie solo dai telegiornali si trova conferma alla convinzione che in queste condizioni la partita del consenso non è facile per l'opposizione.

No, solo per dire che dopo non ci si può lamentare se in Italia siamo messi così.

Adelante adelante!

Passa correndo lungo la statale
un autotreno carico di sale.
Da Torino a Palermo,
dal cielo all'inferno,
dall'Olimpico al Quirinale.
Da Torino a Palermo,
dal futuro al moderno,
dalle fabbriche alle lampare.


Ci sono molti modi per vedere e raccontare questo nostro amato e disgraziato paese. Anche quello di immaginarsi alla guida di un autotreno carico di sale che lo attraversa. Una delle canzoni più belle di quel geniaccio di De Gregori (testo qui).

Buona domenica.

sabato 13 febbraio 2010

Dove sta la linea di confine fra attacco e intimidazione?

Vergognatevi! E’ il delicato invito che il presidente Berlusconi ha rivolto ai magistrati fiorentini "colpevoli" di aver scoperchiato quello che (pur con le cautele imposte dal principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza) sembra essere l’ennesimo maleodorante intruglio di corruzione e malaffare, con relativo spreco di denaro pubblico e conseguente impoverimento della collettività.

Per favore, basta con gli insulti. Che i magistrati non debbano inseguire il consenso, meno che mai gli applausi, è sacrosanto. Ma pretendere rispetto è un’altra cosa. E se invece del rispetto dovuto (che è la regola di tutte le democrazie) i magistrati ricevono fango perché stanno facendo il loro dovere (ricorrendone i presupposti in fatto e diritto l’azione penale – in Italia – è obbligatoria; e la legge uguale per tutti), c’è poco da stare allegri.

Intendiamoci, le critiche sono sempre benvenute: aiutano a sbagliare di meno. Ma le aggressioni non sono critiche. Dire che i magistrati sono una metastasi, un cancro da estirpare, sostenere che sono pazzi, antropologicamente diversi dal resto della razza umana, persecutori politicizzati e via offendendo, arrivando infine a prescrivere la vergogna come terapia, non è certo criticare. La canzone ormai è vecchia e sembra piuttosto un disco rotto. Ma anche se le note sono scassate, c’è sempre uno sciame di chansonniers (epigoni del "capo") pronti a esibirsi. Lo spartito è sempre lo stesso, ma gli obiettivi cambiano.

All’inizio ad essere oggetto di attacchi apodittici ed indiscriminati erano solo alcuni procuratori. Ma poi – man mano che le indagini si concludevano – hanno cominciato ad essere delegittimati e offesi i magistrati giudicanti: tutte le volte che han dovuto occuparsi di processi "sgraditi" e han deciso in maniera contraria alle pretese dei diretti interessati. Poi l’attacco si è addirittura rivolto contro le Sezioni unite della Corte di Cassazione e contro la Corte costituzionale, vertici giudiziari e di garanzia del nostro sistema democratico, colpevoli di non aver deciso "a modino" in due casi che molto stavano a cuore all’eccellentissimo imputato.

Il problema dunque non è costituito da qualche procuratore. L’attacco è per così dire a geometria variabile, nel senso che può subirlo qualunque magistrato – pm o giudice, quale che sia l’ufficio o città in cui opera – ogni volta che abbia la sfortuna (non trovo altra parola) di imbattersi in vicende delicate, e le sue decisioni risultino sgradite lassù in alto. Lo prova (salvo improbabili omonimie) la vicenda del gip di Firenze che ha scritto l’ordinanza al centro dell’ultima "querelle": oggi attaccato, ieri invece (quand’era gip a Milano) osannato per l’archiviazione – gradita al premier – dell’inchiesta sul cosiddetto Lodo Mondadori.

A volte mi tormenta un paradosso: se un magistrato non subisce mai certi attacchi, è particolarmente fortunato oppure non gli farebbe male un po’ di introspezione? Paradossi a parte, in ogni caso si pongono alcune questioni che ovviamente prescindono da questo o quel caso specifico, essendo evidente la loro portata istituzionale. E’ giusto gettare pregiudizialmente fango su un magistrato solo perché indaga – per fatti specifici – dove qualcuno vorrebbe che non si mettesse il naso?

E viceversa, quando si tratta di personaggi di peso (indagati – ripeto – per fatti specifici e non certo per il loro status) giustizia giusta è, per definizione, solo quella che assolve? Ragionando in questo modo, non si sovvertono le regole fondamentali della giustizia? Non si incide sulla serenità di giudizio? Dove sta la linea di confine fra attacco e intimidazione?

La magistratura – ne sono convinto – dimostra di saper tenere la barra dritta: ma fino a quando? Entrare in simili ragionamenti (anche solo per respingere vuote accuse) costa molta fatica, ma tacere sarebbe profondamente ingiusto, posto che l’investitura popolare non dà a nessuno – neppure al premier – il diritto di offendere.


Giancarlo Caselli - il Fatto Quotidiano 13 febbraio 2010.

Notizie in pillole (43)

Il Wi-Fi muore un altro anno. Segnala Giglioli che nel prossimo decreto milleproroghe (un nome che è tutto un programma) è inserita nuovamente la norma Pisanu "ammazza Wi-Fi". Qui il testo della precedente proroga. Avanti così.


Analogie "tangenziali". Il capogruppo IdV della provincia di Milano fa notare che le modalità di arresto di Milko Pennisi, il funzionario all'urbanistica del comune di Milano filmato in flagrante mentre buscava una tangente, sono molto simili all'arresto di Mario Chiesa del '92, episodio che diede il via a tangentopoli. Che sia un segno?


Capezzone condannato per diffamazione. Pare che accusare un magistrato di "comportamenti teppistici", atteggiamento piuttosto in voga da parte di autorevoli esponenti di questo governo, sia diffamazione. Anche se l'accusa viene da Capezzone.


Not in my garden. L'astemio Sbronzo di Riace segnala questo interessante articolo sulle reazioni di alcuni presidenti di regione alla localizzazione delle prossime centrali nucleari in Italia. Ve lo riporto pari pari:

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è favorevole al ritorno dell’Italia al nucleare, ma esclude che una centrale possa nascere nel territorio regionale. «In Lombardia – ha spiegato Formigoni durante un incontro a Milano- siamo vicini all’autosufficienza quindi non c’é bisogno di centrali in questo momento».

Anche il candidato alla presidenza della Regione Veneto Luca Zaia si dice favorevole al nucleare ma non sul territorio della sua Regione che l’esponente della Lega definisce «energeticamente autosufficiente».

Anche il candidato del Pdl alla presidenza della Regione Puglia Rocco Palese è sulla stessa lunghezza d’onda: sì al nucleare, no nella mia Regione. «Sono favorevole al ritorno dell’Italia al nucleare – ha scritto Palese in una nota – ma dico no ad una centrale e ad eventuali parchi tecnologici di stoccaggio di rifiuti radioattivi in Puglia».

Comunque non vi preoccupate, sulla questione nucleare siamo solo all'inizio. Prsto ne vedremo delle belle.

Lonesome Dove

Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1...