Visualizzazione post con etichetta Franco Battiato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Franco Battiato. Mostra tutti i post

mercoledì 25 febbraio 2026

Ancora su Battiato


L'ennesimo libro su Franco Battiato. Battiato è stato un cantautore che ho amato tantissimo durante la mia giovinezza e che amo ancora oggi. Uno degli artisti più colti che abbiamo avuto in Italia, capace di unire musica, filosofia, spiritualità, letteratura. I suoi dischi li ho ascoltati e riascoltati fino a consumarli.

Per questo mi chiedo: che senso ha continuare a pubblicare libri su artisti che non ci sono più? (Operazioni simili vengono continuamente fatte su tutti i grandi cantautori degli anni Settanta, Ottanta e Novanta.)

È davvero un'esigenza culturale, un modo per approfondire e comprendere meglio la loro opera? Oppure è soprattutto un'operazione commerciale che continua a far leva su un nome che vende?

L’eredità di Battiato è immensa e parla già da sola. Boh, forse sono solo io a essere un po' diffidente.

sabato 18 ottobre 2025

Perché quella battuta di 5/4?

Tra le cose di cui sicuramente non fregherà nulla ai miei 32 lettori ci sono i motivi per cui Franco Battiato ha inserito all'interno della canzone Voglio vederti danzare una battuta di 5/4 in un brano interamente in 4/4, cosa a cui ho pensato dopo averla riascoltata casualmente alla radio. Ma partiamo dall'inizio. 

La canzone Voglio vederti danzare è inserita nell'album L'arca di Noè, pubblicato nel 1982. Questa è la copertina.

 

 

L'album uscì un anno dopo il leggendario La voce del padrone, che fu il primo vinile nella storia della musica italiana a raggiungere e superare il milione di copie vendute. L'arca di Noè si fermò invece a 550.000. All'interno di quest'album, in cui spiccano pezzi bellissimi ed evocativi come L'esodo e Clamori, c'è la già citata Voglio vederti danzare, qui in una bellissima versione dal vivo.

 


Come può accorgersi facilmente anche chi non è ferrato in musica, la canzone ha un andamento ritmico regolare in 4/4, cioè è possibile contare ripetutamente la sequenza 1-2-3-4 durante lo svolgimento del brano e i conti tornano sempre, diciamo così. Tranne in un punto, e precisamente dove il testo recita: "...e gira tutto intorno alla stanza, mentre si danza...". Ecco, sulla parola "intorno" la battuta in cui è inserita la frase si allunga di un quarto e diventa di 5/4, creando una asimmetria ritmica e uno sfasamento evidentissimi, che possono anche lasciare perplessi. Tanto è vero che in alcune cover, tipo quella di Prezioso e altri, l'asimmetria viene eliminata modificando il testo in modo che possa stare in una battuta di 4/4, evitando che tutto l'insieme perda di fluidità. Nel caso specifico, l'originale "...e gira tutto intorno alla stanza, mentre si danza..." diventa "...e gira tutta la stanza, mentre si danza...".

Ma perché Battiato ha creato questa asimmetria? Questa cosa me la chiedevo già da bambino ogni volta che ascoltavo il brano, e non sapevo come rispondere. Oggi la risposta la so. In primo luogo perché Battiato era un genio e i geni è noto che non stanno ai canoni della normalità (chi conosce il suo periodo di musica sperimentale a cavallo tra i Sessanta e i Settanta sa a cosa mi riferisco), in secondo luogo perché questa "sospensione" rende il ritmo più "etnico" e danzante, coerente col tema della canzone.

Ho mandato ChatGPT in giro per il web alla ricerca di dichiarazioni del cantautore che spiegassero le ragioni di questa scelta ma è tornata a mani vuote. La relativa pagina Wikipedia afferma che "la canzone svolge una funzione di celebrazione della danza in chiave etnica e sottolinea lo spirito dello 'spostamento' tra Est e Ovest." Alla fine, ciò che è sicuro è che non si tratta di un errore né di una imprecisione, è una scelta stilistica voluta la cui spiegazione stava solo nella mente geniale del grande cantautore.

domenica 1 gennaio 2023

Un anno intenso

L'anno appena terminato è stato per me velocissimo e intensissimo, ricco di accadimenti inusuali. Il più inusuale in assoluto è stato sicuramente la fine del mio matrimonio. Niente di eccessivamente traumatico, si è trattato di una separazione tranquilla, consensuale e amichevole. Era da tempo che le cose non funzionavano più e piuttosto che continuare con l'accanimento terapeutico abbiamo deciso di comune accordo di staccare la spina. Dopo tanti anni la cosa dispiace, naturalmente, ma non avrebbe avuto senso fare finta che tutto andasse bene quando non era così.

Questo è stato anche l'anno in cui nostra figlia più grande, Michela, è andata a convivere col fidanzato (Francesca era già andata a vivere per conto suo qualche anno fa perché aveva bisogno dei suoi spazi), quindi la casa si è ulteriormente svuotata. In più, il mese scorso è venuta a mancare Sissi, una delle due micie che abitano qui con noi dal 2007. Adesso è rimasta Birba, sua sorella. Anche lei è molto anziana e piena di acciacchi ed è probabile che non vivrà ancora a lungo, ma finché ci sarà ci faremo compagnia.

Tra le inusualità del 2022 appena chiuso c'è poi la temperatura di questo periodo, che a me non smette di stupire. È da parecchi giorni che qua dalle mie parti la massima arriva a 12 e a volte 13 gradi. Ancora oggi pomeriggio ce n'erano 11. Ho abbastanza anni da ricordarmi molti capodanni passati, ma di temperature simili non ho memoria. Ci sono precise ragioni che spiegano perché qua in Europa abbiamo un inverno sostanzialmente mite mentre di là, nell'America del nord, sono alle prese con uno degli inverni più terribili della storia recente, e naturalmente quelli de Il Post (il cielo li abbia in gloria) hanno spiegato come solo loro sanno fare i motivi.

Stamattina strimpellavo un po' il pianoforte e nel mio eterno peregrinare tra le note mi sono imbattuto in questa vecchia canzone di Battiato che mi pare abbia una certa attinenza col tempo che passa. Anche Battiato è uno che il cielo dovrebbe avere in gloria. 

Buon 2023 a tutti voi.


sabato 12 novembre 2022

Franco (Battiato)



Ho scoperto solo adesso che in Spagna esiste un movimento giovanile i cui membri aggiungono ad ogni scritta inneggiante al dittatore fascista Francisco Franco il cognome del grande cantautore.

Bello :-)

martedì 2 agosto 2022

Il violinista del diavolo

Sto leggendo un libro (Note, l'invenzione della musica), scritto da Alberto Angela, sulla storia della musica. Tra i tanti aneddoti interessantissimi qui raccontati, c'è quello, famoso, secondo cui il grande Niccolò Paganini (immagine qui sotto) era considerato "il violinista del diavolo".
Scrive Angela: "A cavallo tra Settecento e Ottocento comparve forse il più grande violinista di tutti i tempi, Niccolò Paganini. Il suo talento fu talmente strabordante da dare adito a leggende che lo attribuivano a cause sovrannaturali, addirittura a un patto con il diavolo. Paganini, che aveva un aspetto pallido ed emaciato a causa della sifilide e vestiva sempre di nero, giocò parecchio su questa leggenda per alimentare il suo mito. Da allora, nei racconti popolari, il violino è tradizionalmente associato al diavolo, che per tessere le sue trame e traviare gli uomini si avvale del suo suono ipnotico e incantatore. Anche la settecentesca sonata di Giuseppe Tartini, Il trillo del diavolo, sarebbe nata dal sogno di un patto con Satana."

Questo interessantissimo aneddoto mi ha fatto venire in mente una canzone di Franco Battiato di qualche anno fa in cui viene citato. È la stupenda Lode all'inviolato, a cui dedicai anche questo video.


domenica 15 maggio 2022

E ti vengo a cercare


Letto in un fiato tra ieri oggi. Un libro bellissimo e coinvolgente che narra la storia di vita e professionale del cantautore che forse più di ogni altro ha inciso e influito sul mio modo di ascoltare musica e anche di fare (nel mio piccolo) musica.

Un libro che mi ha coinvolto non tanto e non solo perché mi ha consentito di conoscere aneddoti, curiosità e storie del cantautore probabilmente più geniale, eclettico,  poliedrico, colto e raffinato che la nostra musica d'autore abbia mai avuto, ma perché, ascoltando io Battiato da quando avevo 11 anni (fui folgorato a quell'epoca, come tanti, da quell'assoluto capolavoro che si chiama La voce del padrone), mi ha permesso di ripercorrere e rivivere pezzi della mia vita, ognuno legato a un suo album che Scanzi ha saputo descrivere mirabilmente.

Uno dei passi più belli del libro: "Devo ribadirlo: gli anni che vanno dal 1988 al 1994 sono quelli che, in assoluto, preferisco di Battiato. È un bello scegliere con lui, perché come scegli, scegli sempre bene. In questa cerniera tra Ottanta e Novanta lo avverto però proprio superiore. A tutto: anche a se stesso. Una sorta di anima ipersenziente che vede anche quello che gli altri non vedono. Erano anni d'oro per quei cantautori che erano riusciti a salvarsi (o addirittura migliorarsi) in quegli appiccicosi anni Ottanta. De André, Fossati, Conte. E non solo loro. In questa (neanche troppo) ristretta cerchia di eletti, Franco Battiato era il più alieno. Il più trascendente. Non di rado quello che ti dava più vertigini, perché ti costringeva ad andare sempre oltre la mera dimensione terrena. La vita è quasi sempre una iattura insopportabile, ma essere stati contemporanei di Battiato era e resta una fortuna davvero enorme."

Mi manchi, maestro.


martedì 18 gennaio 2022

Buchi di memoria

Non credo capiti solo a me di svegliarmi al mattino con in testa una canzone. Stamattina, in macchina, canticchiavo una vecchia canzone di Battiato. Non ne ricordo il titolo e non ho voglia di andarlo a cercare, ma ricordo il nome dell'album: Patriots (mi pare), che risale ai primi anni Ottanta. È una canzone con un testo abbastanza provocatorio, come del resto lo sono molti testi di Battiato. Il verso che canticchavo recita: "L'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è..."
Mi verrà in mente.

venerdì 7 gennaio 2022

Caro Battiato

Non guardo la tv da anni, come probabilmente i miei 32 lettori sapranno già, e quindi ho saputo della trasmissione Caro Battiato solo il giorno dopo, trasmissione che ho poi recuperato qui su RaiPlay. Mi ha colpito una cosa detta da Jovanotti in un suo breve intervento, e cioè che le canzoni di Battiato allargano la mente. Non in chissà quale senso filosofico, ma nel senso che Battiato è stato il primo a inserire nella musica leggera concetti fino al suo arrivo sconosciuti, come ad esempio il misticismo, oppure certi riferimenti alla cultura araba e mediorientale. Ma anche termini fino ad allora sconosciuti, come ad esempio Tozeur, i dervisci, i "ciuffi d'isotopi in mano", i mullah immobili e i passaggi a livello nel deserto, le danze sufi, la dinastia dei Ming e cose di questo genere.

Riguardo a Tozeur, ad esempio (la canzone si chiama I treni di Tozeur), ricordo che da giovane, quando la ascoltai per la prima volta, non sapevo cosa fosse e quindi la andai a cercare sulla enciclopedia della Esso che all'epoca davano in omaggio ai distributori di benzina dopo un certo numero di pieni. Scoprii quindi che Tozeur è una piccola città della Tunisia. Insomma, il fatto che Battiato inserisse nei suoi testi cose sconosciute sollecitava la curiosità e la voglia di soddisfarla.

Mi capitava la stessa cosa da bambino quando leggevo i fumetti. Adoravo in particolare Topolino, Paperino, Zio Paperone e compagnia bella, tutti quelli della famiglia Disney insomma, e divoravo tonnellate di fumetti. Siccome le storie erano spesso ambientate in posti a me sconosciuti e a volte vi comparivano personaggi a me altrettanto sconosciuti, andavo spesso a cercare informazioni relativamente ad essi. Ricordo ad esempio che una volta chiesi a mia madre dove fosse il Klondike, la mitica terra in cui zio Paperone faceva il cercatore d'oro e cominciava ad accumulare la sua immensa fortuna. Oppure ricordo quando cercai sull'enciclopedia cosa fossero i cosacchi, perché c'era una storia in cui Paperino era un cosacco al servizio dello zar di Russia. E via di questo passo.

Perché mi interessava cercare il significato di questi termini? Perché adoravo i fumetti di Topolino e Paperino e quindi, di conseguenza, tutto ciò che era contenuto in essi mi incuriosiva. Se il Klondike fossi stato costretto a studiarlo in una noiosa lezione di geografia a scuola, invece di conoscerlo in un fumetto di Paperino, probabilmente sarebbe passato inosservato. Tutto questo succede perché l'interesse per le cose è direttamente proporzionale alla fascinazione che le cose suscitano in noi, e questo spiega perché a scuola abbiamo sempre studiato con maggiore fervore - almeno per me è stato così - le materie dei professori più carismatici e coinvolgenti rispetto alle materie dei professori che non sopportavamo.

In seconda media ricordo che mi innamorai perdutamente della professoressa di italiano e storia e, guarda caso, in italiano e storia avevo ottimi voti (in storia meno, a dire il vero, ma facciamo finta che sia così). La professoressa di francese, invece, non la sopportavo, e infatti in francese avevo parecchi problemi. Per Battiato vale lo stesso discorso: è stato uno dei cantautori della mia vita e quindi mi affascinava tutto ciò che raccontava nelle sue canzoni. Questo vale sempre, per ogni cosa e in ogni ambito.

Ah, se vi siete persi la trasmissione, recuperatela, anche solo per vedere Gianni Morandi che canta Mesopotamia :-)

lunedì 18 ottobre 2021

Michela e Battiato

Mia figlia maggiore, 25 anni, gira per casa ascoltando sul cellulare E ti vengo a cercare, L'era del cinghiale bianco, No time no space, I treni di Tozeur, La cura e altre. Poi fa: "Ma che belle canzoni ha scritto, Battiato? Peccato che se ne sia andato, vero?" "Sì, è proprio un peccato".


martedì 18 maggio 2021

Omaggio

Un mio piccolo e insignificante omaggio a uno dei più grandi cantautori italiani.

Franco Battiato

Difficile scrivere qualcosa quando se ne va uno dei miti della tua vita, perché è come se se ne andasse un pezzo di te.
Grazie di tutto, "maestro", e io ho un milione di motivi per ringraziarti.

sabato 13 marzo 2021

Quarant'anni de La voce del padrone

Quarant'anni fa, come oggi, usciva La voce del padrone, probabilmente l'album più famoso di Franco Battiato. Sicuramente l'opera musicale che ho ascoltato di più in vita mia e a cui sono più legato. Quando fu pubblicato io avevo 11 anni e lo scoprii per caso grazie a mio zio Mauro, il quale veniva a trovarci abbastanza spesso con la sua Due Cavalli verde, all'interno della quale io amavo intrufolarmi di nascosto per ascoltare le musicassette che lasciava in giro per la macchina. Un giorno ne trovai una, mi pare fosse una vecchia BASF, con su scritto a penna solo "Battiato" e provai ad ascoltarla. Da lì nacque tutto.

Ancora oggi, a distanza di tanto tempo, penso che quest'album sia uno dei più belli e originali (all'epoca, sicuramente) della storia della musica italiana.

giovedì 12 novembre 2020

Patriots

Esattamente quarant'anni fa usciva Patriots, uno degli album più belli e meno venduti di Franco Battiato. L'anno dopo, 1981, vedrà invece la luce il leggendario La voce del padrone, primo album di un cantautore italiano a superare il milione di copie vendute. Patriots conteneva già tutti gli elementi che avrebbero poi fatto il successo travolgente de La voce del padrone, ma non se ne accorse nessuno, tutti impegnati coi vari Battisti, Baglioni con le loro nenie in stile cuore e amore che guardavano al pubblico romantico dei cuori infranti.

Battiato era già oltre. Per quei tempi era uno che veniva dal futuro, fuori da ogni schema fino ad allora conosciuto, col suo pop acustico/elettrico/elettronico a tratti facile, a tratti difficile, e quei testi provocatòri, colti, infarciti di citazioni letterarie, tanti piccoli quadretti solo apparentemente stralunati e occhieggianti al nonsense. 

Quando uscì Patriots ero ancora un imberbe ragazzetto e ricordo perfettamente che cosumai la musicassetta magnetica (pirata, tra l'altro) a forza di ascoltarlo. Per chi non abbia idea di cosa sto parlando, e immagino siano parecchi, lascio i link a tre dei pezzi più belli di quell'album: Frammenti (qui), Up patriots to arms (qui) e Prospettiva Nevski (qui).

(Segnalazione per i più temerari. Anni fa, in preda a una sorta di rapimento mistico procatomi dalla bellezza di Prospettiva Nevski, decisi di pubblicarne una mia versione accompagnandomi al pianoforte. La rovinai completamente, come del resto era naturale che sarebbe stato, ma ormai il danno era fatto e decisi di lasciarla online. Ancora oggi spero che Battiato non la veda mai. I forti di stomaco la possono ascoltare qui.)

mercoledì 8 aprile 2020

Murgia-Battiato

Ascolto Franco Battiato dalla tenera età di undici anni, quando di nascosto mi infilavo nella Due Cavalli di mio zio Mauro, accendevo il mangianastri e mandavo ad libitum il nastro Basf con su La voce del padrone, uno degli album più universalmente noti del cantautore siciliano. Non il migliore, a mio avviso, ma sicuramente il più famoso.

Da allora non ho più smesso, e disco dopo disco, cd dopo cd, musicassetta dopo musicassetta, sono riuscito a impossessarmi di quasi tutta la sua discografia, compresi gli album di musica sperimentale tipo Fetus, Pollution, Areknames e altri, pubblicati prima del 1979, quando, con l'album L'era del cinghiale bianco, avvenne la svolta popolare/leggera del cantautore.

Tra musica elettronica, lirica, d'autore e leggera, Battiato ha pubblicato nella sua carriera più di quaranta dischi (escluse raccolte, live, bootleg ecc.). Non so quale sia il livello di conoscenza di tale monumentale opera della signora Michela Murgia, ma giudicare genericamente i suoi testi come "minchiate assolute" e "citazioni su citazioni senza nessun significato reale", non mi fa propendere per una conoscenza esaustiva.

Intendiamoci, la signora Murgia ha espresso un suo giudizio e va bene, ma mi viene da pensare che fra cinquant'anni canteremo ancora Battiato, della Murgia resterà giusto questa figura barbina.

domenica 10 novembre 2019

Invito al viaggio



Ti invito al viaggio 
In quel paese che ti somiglia tanto 
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati hanno per il mio spirito l'incanto dei tuoi occhi quando brillano offuscati 
Laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà 
Il mondo s'addormenta in una calda luce di giacinto e d'oro 
Dormono pigramente i vascelli vagabondi, arrivati da ogni confine per soddisfare i tuoi desideri 
Le matin j'écoutais les sons du jardin 
Le langage des parfums des fleurs

Vi è mai capitato di svegliarvi con in testa una canzone?
Buona domenica a chi passerà di qui.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...