lunedì 31 maggio 2010

Come la mettiamo con la stampa estera?

L'opposizione, si sa, è quello che è, ma quelle rare volte in cui dimostra di essere tale occorre dargliene atto. A proposito del famigerato ddl intercettazioni, che in queste ore è stato nuovamente rinviato in commissione giustizia al Senato per esaminare alcuni emendamenti, c'è un'interessante osservazione di tale Giovanni Legnini (Pd), il quale, tra le altre cose, tutte abbastanza sensate, si chiede:

E che cosa ne sarà di questa nuova categoria di atti che in virtù delle disposizioni processuali sarà pubblica ma non sarà pubblicabile sulla stampa? Quali saranno le nuove modalità diffusive di informazioni non pubblicabili ma di enorme interesse per l’opinione pubblica? E che succederà quando tali atti pubblici ma non pubblicabili saranno pubblicati dalla stampa straniera?

Sarebbe interessante sentire la risposta di Gasparri, Quagliariello o qualcuno di quelli lì.

Le donne che amano i preti si fanno sentire

Ha varcato i confini nazionali la lettera aperta, diretta a Ratzinger, con la quale alcune donne chiedono di rivedere l'obbligo del celibato dei preti. La prima versione di questo testo è stata pubblicata sul sito cattolico ildialogo.org, per essere poi ripresa dal Guardian e da altre testate estere.

Le donne che hanno pubblicato questa lettera aperta hanno avuto, o hanno in corso, una relazione con un parroco. "Chi scrive è un gruppo di donne, di ogni parte d’Italia, che ha vissuto o vive tutt’ora l’esperienza di una relazione con un prete o religioso. Siamo abituate a vivere nell’anonimato quei pochi momenti che il prete riesce a concedere e viviamo giornalmente i dubbi, le paure e le insicurezze dei nostri uomini, supplendo alle loro carenze affettive e subendo le conseguenze dell’obbligo al celibato".

In sostanza, queste donne argomentano l'incongruenza di tale vincolo imposto dalla chiesa ai parroci, tenuto conto anche del fatto - continuano - che non vi è traccia nelle sacre scritture di qualcosa che giustifichi il celibato elevandolo a valore sacro. Per adesso pare che Ratzinger non si sia fatto sentire. Io penso invece che queste donne una risposta la meritino.

La legge sull'omofobia può aspettare

Il ragazzo gay che è stato massacrato per questo motivo fuori da un locale romano, chiede, con un messaggio a Berlusconi, che venga approvata la legge contro l'omofobia. Qualcuno bisognerebbe che gli spiegasse, poveretto, che non è una cosa urgente e che nel nostro paese ci sono priorità che vanno rispettate. Prima, ad esempio, c'è la manovra economica; poi ci sono le intercettazioni e il bavaglio alla stampa.

Finite le "emergenze", forse si potrà mettere mano anche alla legge sull'omofobia. Sempre che il Vaticano sia d'accordo, si intende...

domenica 30 maggio 2010

L'anacronismo del copyright oggi


Ieri pomeriggio ho caricato nel mio canale su Youtube un video, creato da me, contenente una traccia audio dei Genesis chiamata Many too many. Terminato il caricamento, come è prassi ormai nota mi arriva la solita e-mail da parte dell staff di Google che mi avvisa che la traccia audio potrebbe essere protetta da copyright. Poco male, penso io, visto che quella notifica mi arriva regolarmente ogni volta che faccio la stessa operazione.

Questa volta, però, dopo poco un'altra e-mail mi avvisa che è stato disattivato l'audio del video che ho caricato a causa dello stesso problema. Cancello quindi il video in questione e modifico l'originale, che è ancora sul pc, sostituendo la prima traccia audio con un'altra, sperando così di "ingannare" l'algoritmo di Google per il riconoscimento dei file protetti da copyright. Niente da fare; questa volta viene addirittura oscurato il video. Siccome ho perso una mezza giornata per mettere insieme la musica e le immagini, e visto che il risultato non mi sembra poi così male, capite da voi che la cosa mi ha un po' scocciato. Ho lasciato quindi perdere Youtube e ho caricato il medesimo video, che trovate qui sotto, su Divshare, sul quale avevo già un account. Il problema è quindi risolto e potete vedere il video esattamente come se l'avessi caricato su Youtube.

Due brevi riflessioni. Per prima cosa non me la prendo con Google, il quale non fa altro che seguire le direttive imposte da chi nel caso specifico detiene i diritti del pezzo in questione, e cioè la Warner Music Group. Me la prendo con l'anacronismo di questa forma di copyright rispetto all'era tecnologica che stiamo vivendo. Se il video che ho caricato viene oscurato, si presume che ciò avvenga perché i detentori del diritto di copyright pensano che in qualche modo la mia azione possa danneggiare l'artista o la stessa major. Ma in che modo ciò avverrebbe? Chi ascolta sul mio blog il video si divide infatti sicuramente in almeno due categorie: chi conosce già i Genesis e quindi, giocoforza, il pezzo in questione, e chi invece non conosce né il pezzo né, tantomeno, i Genesis (male, molto male).

Nel primo caso è difficile che l'ascolto, o al limite anche il download del brano, provochi danni all'autore. Per il semplice motivo che è altamente probabile che il disco l'ascoltatore ce l'abbia già - se è un fan dei Genesis non può infatti non avere And Then There Were Three. E se invece chi ascolta non conosce i Genesis e la canzone magari gli piace? Magari si interessa della cosa; potrebbe perfino decidere di andarsi a comprare l'album. Poi l'album gli piace e magari ne compra un altro. Poi può capitare che i Genesis vengano in tournée in Italia e li vada pure a vedere. Vi rendete conto che razza di danno ha provocato l'aver messo online quel video pur non essendo titolare dei diritti del pezzo?

Vabbé, questo è, c'è poco da fare. Comunque sia, il travagliato video di Many too many è questo.

Ci sono voluti 19 anni


Ma alla fine è successo.

Il quartier generale racconta/28


Che la manovra finanziaria di cui tanto si parla in questi giorni non piaccia a opposizione, sindacati, ricercatori, parzialmente Confindustria e lavoratori statali, è cosa più o meno nota. Che per alcuni aspetti, e per motivi diversi, non piaccia neppure a illustri esponenti della stessa maggioranza che l'ha partorita (Bondi, Calderoli e Formigoni, solo per fare alcuni esempi), è un po' meno noto. Ma chi alla fine l'affosserà definitivamente sarà l'ultracasta dei magistrati. I magistrati? Proprio loro, quelli che guadagnano stipendi che viaggiano attorno agli 80.000 euro l'anno e che proprio non ne vogliono sapere di vederseli decurtati.

Ma chi lo dice? Lo dice il Giornale, naturalmente, attraverso il suo editorialista di punta, il mitico Alessandro Sallusti. Ma come, dirà qualcuno, anche di domenica? Eh, certo. I paladini dell'informazione mica vanno in vacanza. E così ecco che anche oggi troviamo in edicola il Giornale col titolone di prima pagina che vedete in alto: "I giudici arrestano la finanziaria". Oh perbacco! Ma andiamo a vedere nel dettaglio che cosa il buon Sallusti ha scritto per quelli che hanno avuto la fortuna di potersi accaparrare una copia del prestigioso quotidiano da sfogliare sotto l'ombrellone.

la finanziaria non è stata firmata né da Berlusconi né da Napolitano, sì è stata firmata ma solo da uno, no forse lo sarà presto da entrambi. Insomma, non si capisce nulla, se non una cosa: ha ragione il premier quando si lamenta che in questo Paese comandare e decidere è impossibile, tanti sono i lacci e i lacciuoli imposti da una Costituzione ormai fuori dal tempo e da poteri che vivono e operano in eterna invasione di campo. Primi fra tutti il Quirinale e quello giudiziario.

Come forse avrete letto, in questi ultimi due o tre giorni c'è stata un po' di confusione sulla firma in calce a questa bendetta finanziaria. Sallusti, invece di chiarire un po' le cose, la aumenta se possibile ancora di più col suo "Insomma, non si capisce nulla". In realtà si capirebbe benissimo, basterebbe spiegare che tutta la confusione è stata originata da Berlusconi quando ha dichiarato che la finanziaria l'avrebbe firmata dopo il parere dei tecnici del Quirinale che la stavano vagliando. Cosa questa che, oltre a essere fuori dalla normale prassi - i provvedimenti arrivano sul tavolo del Capo dello Stato già firmati dal presidente del Consiglio -, aveva provocato pure le ire dello stesso Quirinale. La questione della firma, e relativa successiva confusione, è tutta qui, ma Sallusti per spiegarla avrebbe dovuto ammettere che la confusione è stata originata proprio da Berlusconi. Capite anche voi che la cosa non era fattibile: meglio continuare a buttarla in caciara.

E allora, se non è colpa di Berlusconi, di chi è? Ma del Quirinale, no? Che diamine! Assieme a quel ferrovecchio chiamato Costituzione ("tanti sono i lacci e i lacciuoli imposti da una Costituzione ormai fuori dal tempo e da poteri che vivono e operano in eterna invasione di campo. Primi fra tutti il Quirinale e quello giudiziario"). Chissà in cosa consiste, secondo Sallusti, l'"eterna invasione di campo"? Che sia perché il Capo della Stato, qualche volta (poche per la verità), si rifiuta di firmare qualcuna delle porcate che più o meno regolarmente gli sottopongono? E il potere giudiziario? Che sia perché ci sono ancora dei magistrati che, autolesionisticamente, ancora accettano di fare il loro dovere provando a correre dietro a qualche ladrone di governo? O forse perché la Consulta ancora si permette di bocciare qualcuna delle porcate più grosse che riescono misteriosamente a passare il vaglio del Quirinale (vedi lodo Alfano)? Mah, bisognerebbe chiedere a Sallusti se sono queste le invasioni di campo a cui si riferisce. Ma andiamo avanti.

La questione è nota. I magistrati si sono ribellati all’idea di vedere decurtate le proprie retribuzioni sopra un certo, non irrilevante, reddito. Hanno minacciato lo sciopero manco fossero metalmeccanici che campano con 1.200 euro al mese.

I magistrati hanno minacciato l'agitazione perché "le retribuzioni dei magistrati vengono colpite tre volte: con il blocco dei meccanismi di progressione economica, con il blocco dell'adeguamento alla dinamica dei contratti pubblici e, addirittura, con un prelievo forzoso sugli stipendi. Sono interventi incostituzionali e palesemente punitivi nei confronti dei magistrati", dice l'ANM. Qui, naturalmente, si può essere d'accordo o meno con le proteste, ma vale la pena segnalare, come scrive l'AdnKronos, che la medesima protesta è stata fatta dai medici, che hanno lo stipendio allineato a quello dei magistrati, per gli stessi motivi. Però dei medici a Sallusti non importa niente: in fondo mica sono loro che danno fastidio alla politica.

La cosa paradossale è che i veri poveri cristi, quelli che il lavoro l’hanno perso o l’hanno precario, sono i primi paladini di questa casta intoccabile, egoista ed egocentrica.

Qui il Sallusti rasenta il comico. Definisce infatti una "casta intoccabile, egoista ed egocentrica" la magistratura, mica la politica. Guarda a caso, però, i magistrati sono quelli che devono sempre rispondere delle loro azioni davanti al CSM, e, sempre per puro caso, i magistrati italiani sono quelli che tra i paesi europei presi in esame dal rapporto Cepej ricevono più sanzioni e richiami di tutti gli altri. Quanti richiami e sanzioni ricevono i politici? Cosa ci fa Cosentino in Parlamento nonostante un ordine di cattura per camorra da parte della procura di Napoli? Quante volte la giunta per le autorizzazioni del Parlamento ha acconsentito che su un parlamentare venissero svolte indagini da parte della magistratura? E quante volte no? Ecco, secondo Sallusti, però, gli intoccabili sono i magistrati.

E sono anche egoisti, per giunta. In pratica sono loro che pensano solo ai soldi, mica i politici. Sono i magistrati, infatti, che con una certa regolarità votano alla chetichella provvedimenti per autoaumentarsi lo stipendio, mica i politici. Alla fine del 2006, alla vigilia delle elezioni politiche di aprile, il governo Berlusconi, in questo appoggiato naturalmente dal centrosinistra (quando è ora di fare cassa si va sempre d'amore e d'accordo), ha fatto una leggina per estendere i finanziamenti pubblici ai partiti anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere (fino ad allora cessavano alla caduta del governo). Il risultato è che i partiti che avevano diritto ai rimborsi elettorali durante il precedente governo Prodi, continuano ancora oggi a prenderli come se quella legislatura fosse ancora in corso, e li prenderanno fino al 2011 sommando a questi quelli della legislatura attuale. Anche questo, naturalmente, a Sallusti non interessa. Si tratta di bazzecole insignificanti. Gli egoisti sono i magistrati e basta. D'altra parte 50 miliardi di euro all'anno, il costo della corruzione in Italia recentemente certificato dalla corte dei conti, esiste perché ci sono i magistrati corrotti, mica i politici in combutta con gli imprenditori.

Naturalmente, per chiudere in bellezza - qualcuno sotto l'ombrellone potrebbe cominciare ad annoiarsi -, l'immancabile stoccatina contro Travaglio e Di Pietro, del quale dice: "che campa alla grande con stipendi pubblici e rimborsi elettorali". Che Di Pietro campi alla grande è fuori discussione, ma Sallusti dimentica che a volte è merito anche dei soldi che il Giornale è costretto a versare in risarcimenti per le fandonie che scrive sull'ex magistrato. Ma questo, ovviamente, Sallusti si guarda bene dallo scriverlo. In fondo è domenica anche per lui.

"Per i pedofili l'inferno sarà più duro"

Probabilmente molti di quelli che hanno letto le parole di ieri di tale mons. Scicluna, hanno archiviato il tutto come una delle tante dichiarazioni, fioccate in questo ultimo periodo da parte di più o meno importanti portavoce ecclesiastici, in merito allo scandalo chiesa/pedofilia.

Da parte mia solo alcune brevi riflessioni. La prima riguarda la presa in giro ìnsita in tutta la questione paradiso/inferno, ovviamente per chi non crede. L'idea infatti che un eventuale e ipotetico (molto ipotetico) dio distribuisca premi o punizioni a seconda che si faccia quello che dice lui o meno, è una di quelle cose che fa a pugni non solo con il buon senso e la logica, ma anche con quel livello minimo di razionalità che ogni essere umano dovrebbe avere.

Ma quanto affermato dal suddetto prelato, è un nonsenso anche per altri motivi. Non mi risulta, infatti - eventualmente correggetemi -, che nella Bibbia o nei Vangeli siano indicati diversi gradi di severità dell'inferno. O ci vai o non vi vai. Non è che se la fai meno grossa avrai una pena più blanda e se la fai più grossa più pesante. O vogliamo credere veramente che esista una sorta di 41bis anche per l'inferno? Suvvia.

Altra cosa. Il monsignore pensa veramente che la sua minaccia spaventi qualcuno dei preti che si è macchiato di tale infamia? A quelli che fanno queste cose non frega niente già in partenza della questione paradiso/inferno. O vogliamo credere che un prete pedofilo pensi che, eventualmente, abbia ancora qualche chance di guadagnarsi il paradiso? Ma manco per niente. La realtà è che la chiesa, di fronte all'enormità dello scandalo che la coinvolge non sa che pesci pigliare, è un po' come se fosse allo sbando. E allora, per cercare di rabbonire un po' il gregge, ridà vigore e nuova linfa alla favoletta dell'inferno e del paradiso che ci raccontava il prete quando eravamo bambini.

Appunto, quando eravamo bambini.

Burning rope

Non so quante siano le rockband di un certo livello che hanno visto cambiare così spesso, nel corso del tempo, componenti e musicisti. La cosa non preoccupa più di tanto, comunque. I Genesis hanno infatti prodotto capolavori di tale livello che risulta secondario questo elemento.

Questa qui sotto è Burning rope (ascoltate il tema musicale che parte dal min. 3,30, dà i brividi), l'anno è il 1978 e l'album è il leggendario And Then There Were Three.

Buona domenica.

sabato 29 maggio 2010

Otto episodi in nove mesi

Voi salireste su un mezzo pubblico guidato da un omosessuale? Io sì. Voi vi fareste operare da un chirurgo omosessuale? Io sì. Voi salireste su un aereoplano condotto da un pilota omosessuale? Io sì. Voi non vi sentireste ugualmente tutelati se un carabiniere della gazzella di pattuglia fosse omosessuale? Io sì. Alcuni capolavori scritti da Elton John sono meno capolavori perché è omosessuale? No, i capolavori sono capolavori.

Voi picchiereste uno che esce da un locale solo perché è omosessuale? Io no.

"Era ritenuto" un grande dittatore?



Lo confesso: certe "perle" a volte scappano anche a me.

Passerelle

Correva il mese di maggio 2023 e la signora del popolo, dopo la prima delle due disastrose alluvioni che misero in ginocchio l'Emilia-Ro...