Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post

domenica 6 novembre 2022

Cassetti

Stamattina ho messo in ordine alcuni cassetti in cui non mettevo le mani da anni. Tra le tante cianfrusaglie trovate mi è capitata in mano una foto/cartolina molto vecchia che ritrae la Pensione Sacchini.

Quando io ero piccolo, i miei genitori gestivano una piccola pensione a conduzione familiare a Viserbella, a pochi passi dal mare. In quella pensione ci ho trascorso alcune estati della mia infanzia e ne ho dei bellissimi ricordi. Rivedere quella foto mi ha fatto tornare alla memoria quegli anni: i clienti affezionati che tornavano ogni estate, mia madre che faceva le camere e serviva in sala; mio padre che si occupava dell'amministrazione e teneva i contatti con i fornitori; la cuoca Diana che preparava sempre cibi succulenti. 

Quella piccola pensione, con le sue 15 camere disposte su tre piani, era il mio regno, e io il suo re.

martedì 26 luglio 2022

Vittorio De Scalzi

Mi spiace che se ne sia andato Vittorio De Scalzi. I New Trolls mi fanno sempre venire in mente mio zio Mauro, che li adorava. Ricordo, quando ero bambino, che salivo sulla sua Citroën Due Cavalli verde e trovavo le loro musicassette sparse dappertutto. Un bel periodo della mia fanciullezza.

venerdì 20 maggio 2022

Vangelis (un ricordo)

Leggere della dipartita di Vangelis mi è dispiaciuto. Stimavo il grande compositore greco non solo e non tanto per la quantità di colonne sonore di film composte, molte delle quali indimenticabili (amo di più, in assoluto, quella che accompagna 1492, la scoperta del paradiso), ma per un ricordo che mi torna alla mente ogni volta che ascolto qualcosa di lui.

Da bambino andavo spesso, la domenica pomeriggio, a trovare mio zio Luigi, giù a Rimini, assieme ai miei e a mio fratello. Lui, il fratello di mio babbo, era appassionatissimo di musica e aveva ogni parete della sua camera, escluse ovviamente porte e finestra, ricoperta di vinili, accatastati in qualche modo su scansie. Io, mentre i grandi stavano di là nella sala a fare le chiacchiere, amavo intrufolarmi nella sua camera, dove accendevo l'impianto stereo a basso volume, tiravo fuori qualche 33 giri e lo ascoltavo. Un giorno mi imbattei in questo disco:

 

 

Rimasi per un po' a guardare la copertina e mi chiesi chi fosse (o cosa fosse) questo Vangelis, e lì per lì immaginai potesse trattarsi di un disco di musica da chiesa (nella mia ingenuità di bambino avevo fatto l'associazione Vangelis = Vangelo), finché mi decisi e lo misi sul piatto del giradischi per ascoltarlo. Scoprii allora il compositore Vangelis, me ne innamorai e non lo lasciai più.

Oggi quel disco ce l'ho nella mia cdteca assieme ad altri suoi ed è uno di quelli a cui tengo di più e che ancora, a distanza di tanti anni (fu pubblicato nel 1976), mi emoziona.


giovedì 3 marzo 2022

Fiabe

Nel libro Le ossa parlano, di Antonio Manzini, a un certo punto viene citata e riassunta Il soldatino di stagno, una delle fiabe più tristi dell'universo, e a me, improvvisamente, è tornato in mente il ricordo dolce e bellissimo di quando mia madre la leggeva a me e a mio fratello. 
I libri fanno anche questo.

sabato 11 dicembre 2021

Long way

Una nuova canzone di Eddie Vedder è sempre un avvenimento piacevole, per me.

Long way.

Oggi pomeriggio, mentre la ascoltavo camminando, pensavo a quando ero giovane e, guidando, sceglievo sempre i percorsi più lunghi e diversi per tornare a casa. Un po' perché mi piaceva guidare, cosa che adesso detesto, ma soprattutto perché mi piaceva l'idea di uscire dalla routine del solito percorso e provare qualcosa di diverso. 

Santarcangelo - Poggio Berni, ad esempio, un rettilineo di quattro chilometri di Santarcangiolese. Volete mettere quanto fosse più bello imboccare la Trasversale Marecchia, attraversare San Martino dei Mulini e poi la Marecchiese fino a Ponte Verucchio, quindi, una volta attraversato il Marecchia, calare giù verso Torriana, svoltare a Trebbio, salire sulle colline e attraversare la vecchia stradina in mezzo ai campi fino a casa? Non c'è paragone coi quattro sterili chilometri di rettilineo della Santarcangiolese.

Era un percorso molto più lungo, un percorso irrazionale e incomprensibile, diremmo coi paradigmi di oggi, ma molto più divertente e "avventuroso". A volte la tentazione ce l'ho ancora, ma è cambiato lo spirito. Oggi non vedo l'ora di tornare a casa.


venerdì 11 dicembre 2020

Il prof di chimica

Sono venuto a sapere poco fa della morte del mio professore di chimica delle superiori. Mi è dispiaciuto. Ricordo che, alla lontana, eravamo in qualche modo parenti e lui mi chiamava bonariamente "nipote", anche se in realtà si trattava di un tipo di parentela molto più distante che adesso non saprei neppure definire esattamente. 
Faceva quello che poteva per aiutarmi ad arrivare al sei, ma neppure tutta la sua magnanimità poteva alcunché contro la mia refrattarietà alla comprensione della materia. Ricordo un compito in classe sulle ossidoriduzioni in cui, con visibile dispiacere, mi appioppò un bel due, aggiungendo di essere stato largo. Le ossidoriduzione furono sempre la mia bestia nera. Ma con tutta la chimica in generale non sono mai andato d'accordo. 
Addio prof, lei è stato fin troppo buono con me.

venerdì 8 maggio 2020

Vent'anni di Iloveyou

Il sempre attento Paolo Attivissimo segnala, in questo bell'articolo sul suo blog, la ricorrenza dell'attacco informatico chiamato Iloveyou, dal titolo di una mail truffaldina che esattamente vent'anni fa fece disastri in mezzo mondo. Mentre leggevo il post di Paolo pensavo che nel 2000, quando esplose Iloveyou, io non ero ancora informatizzato, se così si può dire, cioè non avevo ancora messo le mani su un pc.

Il primo lo acquistai un anno dopo, nel 2001; Windows 2000 era appena stato collocato in pensione e i pc nuovi venivano venduti con preinstallato Windows Xp, uno dei più longevi (e bacati) sistemi operativi di tutta la storia dell'informatica, tanto che una certa quota di utenza lo utilizza ancora oggi nonostante Microsoft abbia interrotto ormai da anni il rilascio degli aggiornamenti.

Quel pc fisso, che assemblai con l'aiuto di un amico in quanto io ero totalmente a digiuno di collegamenti, aveva, ricordo, 512 MB di RAM e un disco fisso da ben 40 GB, due parametri che oggi fanno quasi sorridere ma che all'epoca facevano del mio pc l'equivalente informatico di una Ferrari. Niente prese usb, mi pare, ma un bel lettore di floppy disk, oggi pura archeologia informatica. Credo ci fosse nella dotazione anche un masterizzatore di cd, ma non sono sicuro.

Di adsl, all'epoca, neppure a parlarne, in quanto la mia zona sarebbe stata coperta solo nel 2007. Con cosa navigavo, quindi, all'epoca? Sfruttando la linea del telefono fisso alla velocità di 56K (se non sapete cosa sia, qui trovate un'ottima spiegazione), e utilizzando una specie di router preistorico (in realtà era un modem analogico) che permetteva una navigazione lentissima convertendo il segnale della linea telefonica fissa da analogico a digitale e viceversa.

All'epoca non esistevano tariffe flat come siamo abituati ora, e quindi navigare aveva un costo notevole, un po' come telefonare, senza contare che con la navigazione a 56K il pc non era perennemente collegato alla rete, come succede ora con l'adsl, ma ogni volta che si voleva utilizzare internet bisognava collegarsi e poi, una volta terminata la navigazione, scollegarsi. Naturalmente, quando il modem era collegato alla rete il telefono diventava muto, cosa questa che è stata all'origine di non poche litigate con mia moglie (all'epoca i cellulari erano ancora lontani), e vabbe'. Ah, volete sentire il suono caratteristico di un modem a 56K che si collegava a internet? Eccolo qui. Ecco, quando mia moglie sentiva questa sequenza di suoni gracchianti e incomprensibili cominciava ad alzare gli occhi al cielo.

Scampai Iloveyou perché, come detto, misi le mani sul mio primo pc un anno dopo la sua deflagrazione, quando già gli antivirus lo riconoscevano perfettamente e lo neutralizzavano. Feci comunque una discreta collezione di altri virus, di tutte le tipologie, finché un giorno mi stancai e abbandonai Windows per passare a Linux, passaggio pieno di difficoltà, allora - oggi la maggior parte dei sistemi operativi Linux è estremamente user-friendly, forse addirittura più dei vari Windows - che attuai grazie all'aiuto di Maurizio Antonelli, che con una pazienza da premio Nobel mi supportò ad ogni mia difficoltà.

Era finito l'incubo dei virus, finalmente (gli eseguibili .exe non giravano su Linux), e potei dire addio ad antivirus, antidialer, antispyware e quant'altro, navigando in tutta tranquillità. Inutile dire che, da allora, non ho più abbandonato i sistemi operativi del pinguino.

Perché questo excursus storico-informatico originato da Iloveyou? Mah. Forse perché, per dirla alla De Gregori, "vent'anni [passati] sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più." Sì, sarà per questo.

sabato 4 gennaio 2020

Ancora sulla chiusura della DIMAR

Ogni tanto mi arriva qualche commento - l'ultimo poco fa - a un post, questo, che scrissi più di dieci anni fa, post in cui parlavo della chiusura della DIMAR. Ogni volta che succede lo rileggo e... ancora mi assale quel sottile senso di malinconia.

sabato 30 novembre 2019

The Wall, quarant'anni dopo

In questi giorni cade il quarantennale dell'uscita di The Wall, dei Pink Floyd. The Wall e' l'album che mi ha fatto conoscere e amare la leggendaria band inglese capitanata da Roger Waters prima e David Gilmour poi (prima di Waters c'era Syd Barrett, uscito pero' di scena poco dopo la fondazione del gruppo per problemi di droga). Quando usci' l'album io avevo nove anni ed ero un timidissimo bambino all'ultimo anno di elementari, che se le cavava bene nei temi e male a far di conto e che di musica ancora non si interessava. I Pink Floyd li avrei conosciuti qualche anno dopo, per puro caso.

Durante il primo anno di superiori - nel frattempo un po' della timidezza delle elementari se n'era andata, ma appena un po' - divenni particolarmente amico di un tale Alberto, di cui non ricordo il cognome e neppure so che fine abbia fatto, e capitava spesso che il pomeriggio andassi a casa sua; ufficialmente per studiare, in realta' per cazzeggiare (le pagelle di entrambi fornivano ampio riscontro di questo cazzeggio improduttivo). Alberto aveva un fratello piu' grande di cui non so piu' il nome, se mai l'abbia saputo, che era appassionato di musica e che nella sala aveva un impianto stereo notevole corredato di un nutrito numero di vinili. Ogni volta che arrivavo a casa sua, aveva sul piatto questo vinile. Una volta gli chiesi di chi fosse quella musica e lui mi rispose: "Boh, non lo so, sulla copertina si vede solo il disegno di un muro, non ci sono scritte."
"Eh, ho capito," gli risposi io, "ma e' un album doppio, all'interno della copertina ci sara' scritto qualcosa, no?"
"Si', ma chi se ne frega! L'importante e' che non mi becchi mio fratello: se scopre che vado attorno ai suoi dischi..."

Insomma, come e' e come non e', a forza di ascoltare quell'album, seppure a pezzetti - Alberto selezionava solo i pezzi che piacevano a lui - ne memorizzai lentamente le tracce: Mother, Young lust, Another brick in the wall, Hey you, The trial... e non lo abbandonai piu'. Poi, naturalmente, a mo' di slavina venne tutto il resto: Wish you were here, The dark side of the moon, The final cut... e oggi, quarant'anni dopo, i Pink Floyd sono ancora li' a tenermi graditissima compagnia. Quel tipo di compagnia a cui sono collegati ricordi di una giovinezza ormai andata, che si rifanno vivi ad ogni ascolto.

martedì 5 novembre 2019

Bryan Adams

Leggo che oggi Bryan Adams spegne 60 candeline. Da giovane lo ascoltavo, mi piaceva, e in giro dovrei ancora avere un paio di album suoi. Sono andato due o tre anni fa a sentirlo dal vivo, qua a Rimini: uno spettacolo notevole, bello davvero. E lui, dal vivo, oltre a non risparmiarsi ama anche intercalare qualche chiacchiera tra una canzone e l'altra, raccontando aneddoti sulla sua carriera e facendo battute spiritose. L'esecuzione in chiave rock della mitica Romagna mia, con cui chiuse lo spettacolo, mi fece strippare. Auguri, "vecchio" rocker!

martedì 29 ottobre 2019

San Martino

All'area Campana ci sono già le giostre. Ancora non funzionano, le stanno montando, ma domani o al massimo passato domani saranno funzionanti. Le giostre arrivano sempre un paio di settimane prima dell'11 novembre, mentre invece gli stand e le bancarelle pochi giorni prima. Anche le corna sotto l'arco di piazza Ganganelli, simbolo della fiera, sono già appese. Ieri, al ritorno dal lavoro, ho visto delle persone che ci passavano sotto, poi guardavano in su e ridevano scherzosamente tra loro. La fiera di San Martino, qua a Santarcangelo, è sempre stata per i santarcangiolesi una specie di festa nazionale, un po' come un altro Natale, e l'euforia e l'atmosfera che la precedono cominciano a sentirsi nell'aria parecchi giorni prima dell'11 novembre. 

Ho dei bei ricordi, relativi alla fiera, di quando ero bambino e ci andavo con i miei e con mio fratello. Mi piacevano le giostre, le bancarelle, la gente, la confusione, il fumo dei venditori di caldarroste. Anche a scuola, all'appressarsi della fiera, si avvertiva quell'atmosfera, e ricordo che all'uscita ogni tanto si facevano vedere i giostrai che ci vendevano i biglietti a prezzi scontati.

Adesso che non sono più bambino ma ho abbondantemente superato la metà del percorso, non mi piace più niente di tutto ciò, in particolare nutro una forte avversione per la calca e il casino, e infatti è ormai da molti anni che non mi ci avventuro più. Però mi piace ricordare, quello sì.

martedì 22 ottobre 2019

Ricordi musicali



Stamattina, in magazzino, mi è capitato in mano il vinile che vedete qui sopra. E d'improvviso, come un lampo, sono scattati i ricordi. 

Ai tempi delle medie ho consumato il nastro su cui lo ascoltavo, nastro neppure originale ma registrato dall'impianto stereo di un amico di campeggio, oggi perduto chissà dove (credo che attualmente faccia il ricercatore in Canada). E quel nastro, nonostante il mangianastri stia ammuffendo da anni in un mobile giù in cantina, ce l'ho ancora.

Ho amato alla follia quell'album, conoscevo ogni passaggio di ogni canzone, i testi di ogni singolo pezzo. Guccini, all'epoca, lo consideravo una specie di dio in terra. I primi accordi sulla chitarra li ho imparati suonando suoi pezzi.

Lo si vede lì, sulla sinistra della copertina, di fianco: giovanissimo (il vinile di quel concerto al Kiwi di Piumazzo fu pubblicato alla fine degli anni Settanta), quasi irriconoscibile. E sulla destra, davanti al batterista, il mitico Augusto dei Nomadi, con quegli occhiali talmente spessi che sembrano due monocoli appaiati. È sempre stato terribilmente miope, Augusto, ma ciò che gli mancava in diottrie ce l'aveva, centuplicato, nella potenza delle corde vocali. Fino al 1992, quando un cancro ai polmoni se lo portò via.

Ricordo che di quella copertina feci un poster e lo appesi in camera mia, di fianco a quello di un Kenworth con semirimorchio che sfrecciava su una strada americana. 

Bei tempi, bei ricordi. Bello, ogni tanto, rituffarcisi dentro.

mercoledì 24 febbraio 2010

lunedì 27 luglio 2009

La Dimar chiude, e un altro pezzo di Rimini se ne va

Oggi scrivo un post triste. Triste per me, sicuramente, ma anche per tutti quelli, romagnoli o no, che hanno amato questo negozio, che non era soltanto un semplice negozio di dischi, ma era una sorta di... "filosofia".

Eh sì, perché chi si recava qui, di solito non lo faceva solo per comprare l'album dell'artista del momento (quello si trovava senza problemi in tutti i negozi di dischi), ma cercava qualcosa di particolare, difficilmente reperibile altrove. C'è stato un periodo in cui era opinione comune che fosse il negozio di dischi più fornito del mondo. Era possibile trovare di tutto: musica d'importazione, jazz, celtica, rock'n'roll, gospel, classica, blues, etnica. Si trovavano con un certa facilità pure i cosiddetti bootleg, oppure, su ordinazione, dischi ormai fuori catalogo difficilmente reperibili sul mercato. Era méta incessante di appassionati provenienti non solo da ogni parte d'Italia, ma anche dall'estero (molti svizzeri e tedeschi venivano in vacanza a Rimini con un budget appositamente dedicato a questo negozio).

Un negozio che aveva per noi un qualcosa di magico. L'entrata principale non aveva quasi niente di diverso dai tradizionali negozi di dischi: la cassa all'entrata, la vetrina e la bacheca centrale con le novità del momento sulla destra. Ma la magia iniziava proseguendo oltre. Superata infatti l'entrata, si entrava nel cuore del negozio. In fondo al corridoio principale c'era infatti un piccolissimo ascensore che portava al piano superiore. Qui, camminando tra i cunicoli e le stanzette (vedi immagine) formati dalle scansie riempite di dischi fino all'inverosimile, si cercava quello che serviva.

Il sabato pomeriggio una capatina alla Dimar con gli amici era d'obbligo. Essendo ovviamente ancora tutti senza patente, si partiva da Santarcangelo col mitico "9" e si arrivava dopo mezzoretta di pullman a Rimini, in Piazza Tre Martiri - la Dimar era lì a pochi passi -. Ci si metteva d'accordo prima sul disco (ovviamente, all'epoca, in vinile) che interessava, poi, una volta a casa, si registrava per tutti sulle vecchie musicassette magnetiche (all'epoca non c'erano ancora le major discografiche che rompevano le scatole). Comprare un disco, poi, era un po' come giocare al lotto. Non c'era la possibilità del preascolto come nei moderni megastore, e il disco era incellofanato. Quindi? Si rischiava: magari si studiava un po' la copertina (come se da lì fosse stato possibile capirci qualcosa), si pensava ai dischi precedenti dello stesso artista, e alla fine comunque si acquistava.

Beh, questa cosa è finita. Ieri per la Dimar è stato l'ultimo giorno di attività. Non penso in questo caso che c'entri molto la crisi; il declino dell'attività, all'inizio lento, è infatti cominciato - leggevo su un articolo di un giornale locale - con l'avvento del cd, poi, nel corso del tempo, la tecnologia e internet hanno fatto il resto. Ora, intendiamoci, io sono fondamentalmente un tecnologico, non mi impensierisce né mi preoccupa il fatto di trovarmi nel pieno di questa era. Certo è che di fronte a questi "danni", in questo caso proprio da imputare alla suddetta tecnologia, l'amaro in bocca rimane.

giovedì 6 novembre 2008

Enzo Biagi, è già passato un anno

Da quanto ho potuto leggere spulciando il feedreader di Google, nessun quotidiano italiano si è degnato, oggi, di dedicare un trafilettino per ricordare che un anno fa, era il 6 novembre, moriva Enzo Biagi. Lo so, in fondo in fondo stava un po' sulle palle a tutti, e ben poco da spartire aveva con l'attuale concetto di informazione, ma una riga avrebbero potuto scriverla.

E' lo stesso: quelli che l'hanno sempre stimato ne conservano comunque intatto il ricordo.

domenica 2 marzo 2008

You'll be in my heart (un post scritto facendo finta che...)

Ero partito con l'intenzione di scrivere due righe sulla vicenda incredibile della commessa maltrattata alla Esselunga di Milano. Poi, all'improvviso, ho sentito una musica familiare provenire dal pc di Francesca, la quale stava guardando alcuni spezzoni di cartoni animati su youtube. Quella musica mi ha evocato alcuni ricordi.

Ricordi appunto di cartoni animati, specialmente quelli della Walt Disney, che ci tenevano compagnia quando Michela e Francesca erano piccole: Biancaneve, Cenerentola, La bella e la bestia, Alice nel paese delle meraviglie, Bambi, L'era glaciale, Spirit, ecc... Cartoni animati che, oltre a piacere ovviamente ai pargoli, piacevano anche a noi. Eccome se piacevano, bambinoni che non eravamo altro... :-)

Uno dei più belli, come storia, adattamento e colonna sonora, è stato sicuramente il rifacimento di Tarzan. Beh, facciamo finta per un giorno di vivere in un cartone animato, dimenticandoci delle brutture della vita di tutti i giorni, e godiamoci questo breve trailer.

Buona domenica.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...