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venerdì 15 maggio 2026

La democrazia non esiste


Se tra i miei 32 lettori c'è qualcuno che si reca al seggio elettorale di malavoglia, magari pensando che in fondo votare non serva a niente e che la nostra sia una democrazia formale piuttosto che sostanziale, allora è meglio che eviti questo libro.

Si tratta infatti di un saggio provocatorio (lo si vede già dal titolo) in cui Piergiorgio Odifreddi mette in discussione l’idea di democrazia così come viene raccontata nelle società contemporanee. La sua tesi, semplificando molto, è che la "democrazia pura" praticamente non esista nella realtà. E non esiste perché i sistemi democratici sono per loro natura pieni di disuguaglianze, condizionamenti economici, manipolazioni mediatiche, limiti strutturali. Il potere, quindi, non viene esercitato attraverso i meccanismi democratici che tutti conosciamo, ma semmai da élite economiche, finanziarie, politiche, culturali, più che dal "popolo" in senso pieno. Ovviamente non sta dicendo che è meglio una dittatura, cerca solo di mostrare i limiti interni delle democrazie reali e la distanza tra ideale democratico e funzionamento concreto delle società moderne.

In questo libro Odifreddi, col suo stile matematico e logico, smantella pezzo per pezzo il mito del sistema perfetto, dimostrando come la volontà dei cittadini venga costantemente resa vana, filtrata e annacquata dagli stessi ingranaggi istituzionali. L'autore fa notare che il volere dei cittadini, prima di trasformarsi in azione, deve subire una serie di passaggi a maglie sempre più strette: viene filtrato dai partiti, dal parlamento, dal governo e infine dal presidente della Repubblica. A ogni singolo snodo, la distanza tra il popolo e il potere effettivo aumenta, riducendo il voto a una sorta di "cambiale in bianco a scadenza quinquiennale" priva di qualsiasi vincolo di mandato. Una volta espresso il voto, l'elettore rimane passivo e impotente per l'intera legislatura. Con esempi chiari e inoppugnabili l'autore mostra come, sul piano puramente teorico, le preferenze collettive vengano manipolate o distorte attraverso dinamiche che sono sotto gli occhi di tutti, come ad esempio l'avallo obbligato di candidati scelti dai segretari di partito, leggi truffa "maggioritarie" che consegnano il paese a minoranze elette, listini bloccati senza possibilità di scegliersi i propri candidati, "cambi di casacca" dei voltagabbana, che in parlamento finiscono per costituire l'unica vera maggioranza assoluta.

​Molto interessante, tra gli altri, il capitolo sulla (finta) separazione dei poteri. La democrazia moderna, scrive l'autore, soffre infatti di un grave deficit strutturale nella suddetta separazione. Invece di avere un legislativo che fa le leggi e un esecutivo che le applica, si assiste ogni giorno a un ribaltamento sistematico, e il governo in carica non fa eccezione. In pratica, oggi è il governo che propone in prima persona le leggi dall'esterno, imponendole alle camere attraverso il ricatto, spesso reiterato, del voto di fiducia. Openpolis, ad esempio, ha calcolato che da ottobre 2022 il governo Meloni ha varato 130 decreti legge, una media di tre al mese, un numero maggiore di quasi tutti quelli precedenti, compresi il Conte II e il governo Draghi attivi nel periodo pandemico. In pratica siamo una repubblica parlamentare solo formalmente.

​Il volume è ricco di esempi reali, tratti dalla vita politica nel nostro Paese a partire dal dopoguerra a oggi, con cui si dimostra l'imperfezione strutturale del sistema democratico. È un libro lucido, cinico al punto giusto e supportato da una ferrea logica, che toglie il velo di ipocrisia dai nostri rituali elettorali. Questo, ovviamente, non significa che si può smettere di andare a votare (col risultato poi di trovarsi al governo gentaglia come quella che abbiamo oggi); significa che è possibile andare a votare con un po' di consapevolezza in più.

martedì 17 marzo 2026

Da dove viene il velo

Leggo nel libro Dizionario della stupidità, di Piergiorgio Odifreddi, una cosa che non sapevo: il velo ha origini cristiane, non islamiche. A supporto della sua tesi Odifreddi cita san Paolo, il quale, nella prima lettera ai Corinzi, scrive: "Una donna che prega senza velo manca di riguardo al proprio capo". A san Paolo segue poi Tertulliano, filosofo e apologeta cristiano vissuto a cavallo tra il secondo e terzo secolo dopo Cristo, che estende la prescrizione in generale. Nella sua opera chiamata Ornamenti delle donne, (De cultu feminarum) scrive infatti: "Dovete piacere soltanto ai vostri mariti. Dio vi comanda di velarvi per non mostrare la testa". Siamo attorno al 197 d.C., l'Islam arriverà circa cinque secoli dopo.

Perché allora esiste lo stereotipo secondo cui l'obbligo del velo per le donne deriverebbe dall'Islam? A causa di una interpretazione molto allargata della Sura 24 del Corano, la quale recita: "E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi [...] e di lasciar scendere il loro khimur sul petto...". Si parla di petto, non di capo. All'epoca di Maometto le donne arabe indossavano già una sorta di scialle o bandana (khimar), ma lo annodavano dietro la nuca lasciando scoperto il collo e l'inizio del petto. A partire da qui arrivarono le interpretazioni di alcuni teologi, secondo cui se si deve coprire il petto con il khimar, allora anche la testa (su cui poggia il velo) deve essere coperta.

Un secondo appiglio per giustificare il velo si trova in un altro passo del Corano, la Sura dei Gruppi Alleati, che recita: "O Profeta, di' alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi con i loro jilbab; questo sarà il modo migliore affinché siano riconosciute e non siano molestate". Il problema è che il termine "jilbab" indica un mantello, oppure una veste ampia, non un velo in senso stretto, e lo scopo originario era distinguere le donne musulmane libere dalle schiave (che non portavano il velo) per proteggerle dalle molestie per strada. Per i giuristi successivi, questo è diventato un obbligo generale di "modestia" nel vestire fuori casa.

Insomma, mentre nell'Islam non esiste alcun testo che letteralmente indichi l'obbligo di indossare il velo, ma vi si arrivi solo per interpretazioni teologiche successive, nei testi giudaico-cristiani l'indicazione è scritta nero su bianco. In sintesi, nel Corano non c'è un comando diretto del tipo "coprite i capelli", ma un invito alla decenza che la tradizione religiosa ha poi codificato nell'obbligo del velo che conosciamo oggi.

L'aspetto per certi versi paradossale di tutta la faccenda è che le donne occidentali, che non portano più il velo ma continuano a coprirsi il seno, seguono dunque i precetti islamici ma non quelli cristiani.

martedì 14 ottobre 2025

Zichichi


Domani il grande Antonino Zichichi compirà 96 anni. Mi è sempre stato simpatico, Zichichi, forse un po' anche a causa di quei tratti somatici che ricordano alla lontana Albert Einstein. Ha avuto una grande carriera accademica e scientifica come fisico delle particelle,  ma nel corso degli anni si è progressivamente spostato su posizioni che con la scienza cozzano non poco. È ad esempio un forte negazionista dell'impatto delle attività umane sul cambiamento climatico, ed è da sempre critico verso la teoria darwiniana dell'evoluzione.

Sul suo negazionismo circa la responsabilità dell'uomo sui cambiamenti climatici c'è poco da dire. Ne è convinta, con prove solidissime, la quasi totalità degli scienziati del pianeta, quindi l'opinione di Zichichi vale più o meno quanto la mia. Per quanto riguarda l'evoluzione darwiniana, la sua aspra critica si fonda sia sui famosi anelli mancanti, un argomento molto caro a papi, cardinali e creazionisti vari, sia sul fatto che mancherebbero solide basi scientifiche e matematiche che la dimostrano. In particolare non esisterebbe un'equazione in grado di spiegarla.

In realtà una base matematica a supporto della teoria darwiniana dell'evoluzione esiste ed è la cosiddetta legge di Hardy-Weinberg. Matematica a parte, oggi ci sono varie branche della scienza che hanno dimostrato la fondatezza della teoria darwiniana: paleontologia, biologia comparata, biogeografia, osservazioni dirette, ma soprattutto genetica e studio del DNA. Nell'epoca dell'Inghilterra vittoriana la genetica ancora non esisteva e quindi Darwin non la poteva conoscere, ma era un signore tanto intelligente e intuì cose che oggi la genetica ha dimostrato essere esatte, come ad esempio che tutti gli esseri viventi condividono un'origine comune e che le mutazioni genetiche sono la "materia prima" su cui la selezione naturale agisce.

Riguardo alla deriva antiscientifica del Zichichi degli ultimi decenni, Piergiorgio Odifreddi curò un simpatico libro, uscito nel 2003, chiamato le Zichicche, una raccolta di articoli a commento delle uscite più controverse del grande fisico delle particelle, che anche se mette sullo stesso piano l'oroscopo e Darwin rimane comunque simpatico.

venerdì 19 settembre 2025

Tra giustificare e comprendere

Piergiorgio Odifreddi è stato crocifisso a reti unificate (presidente del consiglio compresa) ed è da giorni al centro di un caso mediatico per aver detto da Parenzo che sparare a Martin Luther King e sparare a un rappresentante MAGA sono due cose diverse.

La frase, effettivamente, messa giù così non è proprio felice, ma se a Odifreddi fosse stata data la possibilità di terminare il suo ragionamento, invece di essere immediatamente interrotto e aggredito da un'orda di lupi ringhianti con la bava alla bocca, avrebbe spiegato il senso di ciò che intendeva dire, un senso che non c'entra niente col giustificazionismo. Invece no, ormai la frittata era fatta e nell'opinione pubblica è passato il messaggio che il matematico approvava l'omicidio di Kirk.

Successivamente Odifreddi è stato chiamato da Vespa per cercare di chiarire, con calma e a buriana ormai attenuata, il senso delle sue parole. E lui ci ha pure provato ricorrendo ad argomentazioni razionali, ma a fargli da contraltare c'erano Vespa, Bocchino e Gasparri, ed è facile capire che quando un povero matematico si trova ad argomentare razionalmente di fronte a un trust di cervelli di tale levatura è destinato irrimediabilmente a soccombere.

domenica 28 maggio 2023

Odifreddi vs Dufer

Da tanto tempo stimo Piergiorgio Odifreddi per almeno un motivo: pur essendo un matematico possiede una cultura umanistica sterminata, in particolar modo storica e filosofica e ho quindi ascoltato con interesse e senza interruzioni le due ore di confronto tra lui e il filosofo Rick Dufer che ripubblico qui sotto e ne sono uscito arricchito. 

Lo spunto da cui è nato l'interessantissimo confronto riguarda la guerra in Ucraina e le diverse visioni in merito dei due interlocutori, visioni che sostanzialmente rispecchiano le due posizioni più diffuse tra l'opinione pubblica: contrari al continuo invio di armi all'Ucraina e favorevoli.

A partire da lì è cominciato il dibattito tra i due in cui si è parlato di colonialismo, capitalismo, economia, Occidente, politica estera, democrazia, visioni del mondo, storia recente e passata. Un dibattito che fatto in un talk show televisivo sarebbe finito a cazzotti, come è prassi in TV, si è svolto in maniera correttissima, con entrambi i "contendenti" che hanno parlato avvicendandosi senza sovrapposizioni né interruzioni e che, alla fine, pur restando ognuno delle proprie idee, hanno chiuso il "match" con un abbraccio virtuale. 

Bellissimo.


sabato 18 marzo 2023

Odifreddi a Misano

 
 

Ieri sera ho assistito a una conferenza di Piergiorgio Odifreddi, al teatro Astra di Misano Adriatico, in cui il noto divulgatore ha raccontato Bertrand Russell. Amo Odifreddi da sempre, ho letto alcuni suoi libri e seguo le sue conferenze e i suoi interventi su Youtube. È geniale, intelligente, colto, dissacrante, ironico.
 

Nella conferenza, tra le altre cose ha raccontato come il grande pensatore gli ha cambiato la vita, in particolare grazie al suo libro "Introduzione alla filosofia matematica", che Odifreddi comprò per caso da ragazzo su una bancarella di libri usati.

Ho scoperto recentemente che Odifreddi e Ratzinger sono stati ottimi amici, si sono frequentati per un certo periodo e addirittura hanno scritto un libro a quattro mani, che appena riesco a reperire ho intenzione di leggere.

mercoledì 6 maggio 2020

Lezione sull'infinito e sui suoi paradossi

Se siete appassionati di matematica, fisica, infinito e relativi paradossi, prendetevi un quarto d'ora e gustatevi questa lezione del sempre grande professor Piergiorgio Odifreddi.

sabato 7 marzo 2020

Dal Concordato di Worms in qua

Quello che è passato alla storia col nome di Concordato di Worms fu un patto stipulato appunto a Worms (Germania) il 23 settembre del 1122 fra il sovrano del Sacro Romano Impero Enrico V di Franconia e il papa Callisto II. Con la stipula di quell'accordo si pose fine al lungo periodo di contrasti, spesso sfociato in vere e proprie guerre, tra chiesa e impero, chiamato Lotta per le investiture. Qual è stato l'oggetto del contendere di questo lungo periodo di contrasti? La scelta e la nomina dei vescovi.

Naturalmente il diritto di scegliere e nominare i vescovi era l'aspetto di facciata di tutta la faccenda, la motivazione vera e più profonda di quell'annosa diatriba era l'affermazione della supremazia tra il potere temporale, l'imperatore, e il potere spirituale, il papa. Questo perché la Chiesa, allora come oggi, non è mai stata una istituzione di tipo spirituale, o almeno non solo questo, nonostante ciò che molti comunemente credono, ma da sempre è stata ed è una struttura politica, economica e temporale fortemente accentrata e gerarchizzata. E che la Chiesa abbia molto di struttura politica e poco di religioso lo dimostra, tra le altre cose, la lunga serie di patti e concordati che nella sua lunga storia ha stipulato con vari stati con lo scopo di ottenere vantaggi di tipo politico. Nel corso della sua storia la Chiesa ha stipulato accordi con Napoleone in Francia, con Francesco Giuseppe in Austria, Mussolini in Italia, Hitler in Germania, Salazar in Portogallo, Franco in Spagna, solo per citarne alcuni (sembra quasi che la Chiesa si scelga i migliori nel mazzo).

In questa ora di lezione, il professor Odifreddi spiega nel dettaglio la storia dei famosi/famigerati Patti Lateranensi, stipulati nel 1929 tra la Chiesa e Mussolini: i vantaggi ottenuti dalle parti contraenti, le modalità con cui furono definiti i dettagli dell'accordo, le conseguenze politiche e sociali per la società italiana, perché i Patti Lateranensi furono inseriti nella Costituzione, chi votò contro e chi a favore, fino ad arrivare alla loro revisione del 1984 sotto il governo Craxi. Un articolato ed esaustivo excursus storico su una delle pagine più controverse della nostra storia recente.

sabato 7 dicembre 2019

Perché non possiamo essere cristiani


Premessa: ho molti amici cattolici, sia tra i miei contatti in rete che tra quelli reali; amici e conoscenti con cui parlo o chiacchiero ogni giorno. Per motivi vari, principalmente lavorativi, sono a contatto anche con persone di religione protestante, musulmana, testimoni di Geova, e con tutti mi trovo benissimo. Capita che si parli di religione, naturalmente, che si discuta, ma sono quasi sempre discussioni tranquille in cui ognuno espone il proprio pensiero in maniera pacata. Io non sono religioso, se per religioso si intende un affiliato a una delle categorie elencate sopra, perché la mia innata curiosità, che mi obbliga a mettere sempre tutto in discussione, non mi permette di "fidarmi" di ciò che una religione, qualsiasi religione, indica come viatico per raggiungere una non meglio precisata salvezza. Se poi la religione in questione è costellata da una sovrabbondanza di dogmi che dal punto di vista razionale non hanno alcun senso, beh, è ancora più difficile che conceda ad essa qualche credito.

Essendo per natura curioso e poco "partigiano", mi è capitato in passato di leggere anche saggi di autori cristiani, come Gianfranco Ravasi, David Maria Turoldo e altri, quindi la lettura di questo saggio di Odifreddi si inserisce nel solco di quella propensione volta a sentire tutte le campane, come si suol dire.

Il saggio in questione non ha nulla a che vedere con la fede, "dono" che alcuni hanno e altri, come lo scrivente, non hanno, ma si limita ad analizzare nel dettaglio tutto ciò su cui si regge la religione cristiana, dalle sacre scritture al complesso apparato di norme, cariche, vestimenti, liturgie, formule che caratterizzano la Chiesa, prescindendo da ogni questione di fede e affidandosi alla sola analisi critica. Ne viene fuori un quadro scomposto, raffazzonato, incoerente, contraddittorio, impreciso, con norme e dettami dogmatici giunti a definizione (non definitiva, tra l'altro) dopo secoli e secoli di concilî, discussioni, litigi, lotte, guerre con morti e feriti, un quadro desunto da cosiddette "sacre" scritture che traboccano di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche, bruttezze letterarie e che non si sa su quale base possano dirsi ispirate da una divinità dal momento che, nel corso dei secoli, sono state fatte oggetto di correzioni, revisioni, aggiunte, sottrazioni, modifiche.

Mi si obietterà che non è questa la modalità con cui Bibbia e Vangeli, libri considerati sacri, vanno affrontati, e forse è vero. Non mi risulta però che siano mai state emesse avvertenze che ne prescrivano la lettura alle sole persone dotate di fede, ma sono libri che tutti possono leggere e analizzare, compresi i curiosi come lo scrivente.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...