sabato 11 settembre 2021

Genitori

Scrive Antonio Scurati nel libro La fuga di Enea che "i concetti di paternità e maternità, nel loro significato più alto, non coincidono affatto con la mera generazione biologica." 

Mi ha fatto venire in mente Umberto Galimberti quando dice che non si è genitori perché si è copulato col partner e si è messo al mondo un figlio, ma si è genitori perché si sta attenti ai bisogni dei figli, ci si prende cura di loro, si risponde alle loro domande, si dà loro affetto, e questo lo può fare chiunque, non necessariamente i genitori biologici. Essere genitori è qualcosa che va ben al di là della biologia.

Mi vengono in mente tutti gli anni di assurde e feroci discussioni sulle diciture Genitore 1 e Genitore 2 al posto di papà e mamma nei moduli di iscrizione scolastica. Anni di sterili discussioni attorno al dito e neppure una parola sulla Luna, dove per Luna, restando all'interno della metafora, si intende il gravissimo problema delle carenze educative nei confronti dei figli nella società di oggi, carenze dovute a molteplici fattori tra cui, uno dei più importanti, la necessità che entrambi i genitori lavorino per assicurare il sostentamento alla famiglia, con tutto ciò che ne consegue relativamente alla qualità dell'educazione.

È che noi siamo così: amiamo scannarci sui dettagli più insignificanti e marginali e le discussioni attorno al cuore dei problemi le rinviamo a data da destinarsi. Generalmente, mai.

venerdì 10 settembre 2021

Salvini e le varianti del virus


Ogni tanto qualche lettore di questo blog mi fa notare nei commenti che io parlo troppo di Salvini, che dovrei lasciarlo perdere, che non dovrei metterlo alla berlina per ogni cazzata che dice. In realtà i post in cui parlo di lui non sono tantissimi, anche perché se dovessi scriverne uno per ogni stupidaggine che dice occuperei tutto il mio tempo libero, e nella vita ho anche altre cose da fare. 

Però, santo cielo, come si fa a passare sopra a cose come questa? Il virus - tutti i virus, non solo il covid-19 - non produce varianti come reazione al vaccino. Il virus è una macchina biologica cieca, non ha intenzioni, non pianifica nulla, il virus "non fa niente per", come dice il biologo ed evoluzionista Telmo Pievani, l'unico cosa che fa è replicarsi in maniera assolutamente casuale. Stop. E quelle che noi chiamiamo varianti non sono nient'altro che "errori" di duplicazione, che nascono proprio a causa dell'elevatissimo numero delle suddette replicazioni.

Dire che il virus genera varianti per difendersi dal vaccino è un messaggio pericoloso, incosciente e stupido, proprio perché insinua nelle persone l'idea che il vaccino sia a questo punto inutile, mentre invece è l'esatto contrario: più le persone si vaccinano, meno il virus circola (quindi è minore il numero di replicazioni), minori sono le probabilità che si sviluppino errori, cioè nuove varianti.

Io non so se Salvini sia così ignorante da non sapere questa cosa o, peggio, la sappia ma faccia finta di ignorarla per calcoli politici suoi fin troppo chiari (non sono un mistero per nessuno le sue reiterate lisciate di pelo ai no-vax). Dico solo che, in un caso o nell'altro, si tratta di dichiarazioni - ripeto - stupide, incoscienti e pericolose, specie in questo periodo in cui il governo sta valutando se imporre a tutti l'obbligo vaccinale, tra l'altro in un clima sociale già abbastanza "caldo" su questo fronte.

Abbiamo bisogno di tutto, in questo periodo così delicato, tranne che di qualcuno che soffi irresponsabilmente sul fuoco.

giovedì 9 settembre 2021

40 anni di IT


40 anni fa, come oggi, un signore si sedette alla sua scrivania e cominciò a scrivere quello che è considerato uno dei suoi romanzi più universalmente noti e apprezzati. Quella che vedete nell'immagine è la copia che tengo nella mia libreria, datata marzo 1990 e che acquistai al prezzo di 18.500 lire dell'epoca. Lo lessi per la prima volta ai tempi delle superiori.

Riduttivamente classificato come romanzo horror è in realtà una lunga saga corale in cui sono presenti molti dei temi che contraddistingueranno la maggior parte delle opere di King: l'influenza dei traumi dell'infanzia nella vita adulta, le amicizie infantili e adolescenziali, la grettezza dell'animo umano nascosta dietro le sembianze di una ridente cittadina. Fu a partire da questo romanzo che molti critici cominciarono ad accostare Stephen King a Charles Dickens per la sua capacità di narrare l'infanzia e l'adolescenza.

A parte la saga de La torre nera, con le sue 1230 pagine è probabilmente l'opera in cui la bulimia e l'"elefantìasi letteraria" (cit.) di King sono più evidenti, non certo a scapito della sua qualità.

Un nuovo Illuminismo


A volte penso che al nostro paese servirebbe un nuovo Illuminismo. È vero, è carente in tante cose, ma mai come oggi credo che servirebbe una rivoluzione che rispecchi ciò che accadde in Francia e in Inghilterra all'inizio del Settecento: una rivoluzione che rimetta alla base le idee, i dubbi, lo scetticismo, il senso critico, la capacità di anteporre il ragionamento alla pancia. Una rivoluzione di cui personaggi come quello qui sopra sarebbero le prime vittime.

Confusione e Montale

Stamattina c'è casino, qui al lavoro. Moltissime pubblicazioni da distribuire e poco personale: sarà una lunga giornata, una giornata di urla, confusione, conflitti, incomprensioni. Mi cade l'occhio su un libro di poesie di Montale e vorrei leggerne alcune, per volare in altri posti, fuori da questo magazzino.
A volte mi sembra che questo blog assomigli più a un social che a un blog, ammesso che tra le due cose ci sia differenza. Tendo con una certa regolarità a vergate pensieri brevi, slegati fra loro, come si usa fare su facebook o Twitter. Pensiero legati solo dalla loro illogicità e da cui scaturisce la mia soggettività, una soggettività complessa che ancora contempla ampie zone incomprensibili pure a me.
Ma forse è meglio che torni al lavoro.

mercoledì 8 settembre 2021

Il maschio è inutile?

In realtà il maschio, dal punto di vista biologico, non è che sia totalmente inutile, sarebbe ingeneroso, a qualcosina serve anche lui, ma è un qualcosa di molto limitato e circoscritto. La parte del leone, nell'evoluzione, l'ha sempre fatta e la farà sempre la femmina. In questo interessantissimo video, che mi ha segnalato Siu nei commenti a un mio post di qualche giorno fa, l'evoluzionista e biologo Telmo Pievani smonta, con la sua verve divulgativa strepitosa, almeno due dei numerosissimi luoghi comuni con cui la società ci ammorba da quando veniamo al mondo: (1) che il maschio sia il sesso forte e (2) che comportamenti sessuali diversi dall'eterosessualità siano contro natura. 

Ogni volta che sentite qualcuno che a qualsiasi titolo fa riferimento alla natura (cose come famiglia naturale, comportamenti contro natura, leggi di natura e simili) porgetegli la domanda: Tu lo sai cosa succede in natura? Quindi linkategli questo video, magari a partire dal minuto 16 circa (ma anche la parte precedente è interessantissima). Poi, una volta che il vostro interlocutore l'avrà guardato, riprendete la discussione.


Questa dignitosa vita

Io sono per l'eutanasia. Legale, libera, civile. E lo sono - credo e spero - con ragione e per compassione. Ne peroro, dunque, la causa in qualità di individuo, di cittadino e anche di scrittore. Ogni vita è degna di essere raccontata (non solo le vite straordinarie di santi o eroi). Questa dignitosa vita qualunque deve poter essere raccontata in qualsiasi modo (non solo coi versi sublimi dei poemi antichi ma anche con la lingua familiare della prosa, prossima alla lingua quotidiana).

Da questi due principi discende la rivoluzione culturale del romanzo moderno che apre il racconto della vita e del mondo alle persone comuni, agli umili, agli anonimi, agli "ultimi", sia elevandoli a protagonisti della narrazione sia interpellandoli come potenziali lettori. Il romanzo, diceva Milan Kundera, è il "paradiso degli individui". Ogni singola vita - per quanto possa apparire insignificante - vi è ammessa, al pari di ogni altra, a godere dello splendore del racconto.

Cosa c'entra questo con l'eutanasia? C'entra perché il romanzo esprime i valori fondamentali della civiltà occidentale moderna. Attraverso secoli di lotte sanguinose - spesso "guerre civili" intestine - le democrazie liberali dell'Occidente hanno affermato contro teocrazie e totalitarismi che i loro valori supremi sono racchiusi nel concetto di libertà individuale e di dignità personale, entrambe intangibili di fronte allo Stato e alla Chiesa. Noi europei d'Occidente abbiamo imparato ad amare e a rispettare la singola vita non in quanto "sacra" - concessa da un Dio - e non in quanto sussunta a una laica entità superiore - Stato, Popolo o Nazione - ma in quanto libera, assoluta, sovrana su se stessa. L'individualismo occidentale che ne discende è, per questi motivi, forse la forma più alta di amore e di rispetto della vita che l'umanità abbia mai sperimentato. Ogni nostro valore, ogni nostro amore, anche ogni nostro dolore trae il proprio senso alla luce, tenue ma tenace, di questa idea. La conseguenza ultima di ciò è che ogni individuo deve poter scegliere liberamente, non solo come e dove vivere, ma anche quando porre fine alla propria esistenza in base alla sua personale, irriducibile, inalienabile concezione della dignità di essa.

Io sono per l'eutanasia perché sono per la vita. Rigetto con forza e, permettetemelo, con sdegno, gli slogan dei militanti contrari a ogni forma di "aiuto a morire" che si proclamano "pro-life", difensori della vita e depositari del suo significato ultimo. No, non è così. Chiunque si opponga alla facoltà dell'individuo di decidere della propria vita, lo fa in nome di un principio cui quella vita viene subordinata, togliendole così pienezza, libertà, sovranità e dignità. Nella società aperta, nelle democrazie liberali chiunque deve poter parlare del proprio Dio ma nessuno deve poter legiferare in nome di Dio. Siamo noi, noi che viviamo sotto un cielo disertato da Dio, a glorificare la vita di un amore disperato, assoluto, struggente, proprio perché non crediamo in un'altra vita ultraterrena, e la nostra perorazione a favore dell'eutanasia, del diritto individuale a concluderla in modo dignitoso, legale, civile, condiviso, in modo pietoso, è l'ultima, più estrema manifestazione di quell'amore.

Io sono per l'eutanasia e non solo per quelle situazioni limite di cui si occupano i media. Le corsie dei nostri ospedali, lontane dai riflettori, straripano di casi comuni, noti a noi tutti, il cui il moribondo è ostinatamente sottoposto a indicibili sofferenze fisiche e psicologiche per prolungare inutilmente di qualche mese la sua esistenza fino al punto di smarrire nella sua conclusione tutte le ragioni che ce l'avevano fatta amare, finanche al punto di smarrire i tratti di quel volto che per noi aveva incarnato il supremo amore. Quante volte, estenuati, schiantati, disperati, ci siamo segretamente augurati la morte di un padre, di un amico, di un fratello terminale e poi ne abbiamo portato il rimorso per tutta la vita? Quante volte dovremo ancora farlo? Quante volte i nostri cari sono morti molte volte prima di morire perché uno Stato vigliacco e ipocrita non legifera sulla ampia, democratica, sovrana possibilità che l'individuo, segnato da una diagnosi senza scampo, o da una qualsiasi altra forma d'intollerabilità dell'esistenza, non rimanga costretto a scegliere tra una fine tormentosa, la solitudine terribile del suicidio o la supplica a noi superstiti a compiere un atto compassionevole che agli occhi della legge ci bolla come omicidi? No. Io sono per l'eutanasia. Io spero nel giorno in cui un figlio e un padre, due amici, due fratelli, ancora entrambi pienamente se stessi, possano, fianco a fianco, dopo aver bevuto per l'ultima volta insieme il caffè mattutino, prepararsi per l'ultimo viaggio, il viaggio per cui non serve bagaglio. 

Io sono per l'eutanasia perché tenere la mano al morente, finché è ancora se stesso, è la forma più alta di pietà di cui siamo capaci. È il nostro destino. È il gesto ultimo in cui si ricapitola l'essenza dell'umano.

28 settembre 2019

(Dal libro La fuga di Enea. Salvare la città in fiamme. Antonio Scurati)

Commenti spam

Ogni volta che qualcuno lascia un commento ai post in questo blog ricevo una notifica da Gmail. Mi sono accorto, casualmente, che la suddetta Gmail, per motivi a me misteriosi, classifica come spam i commenti di tre miei lettori abituali: Max, Giorgio Giorgi e Franco Battaglia. Nonostante io continui a contrassegnare come non spam le suddette mail, Gmail continua a fare di testa sua. Niente di grave, naturalmente; anche se in maniera saltuaria ogni tanto controllo i commenti tramite la bacheca di blogger e lì li vedo tutti. L'unico disagio, se così si può dire, è che non ricevendo la notifica di Gmail per i commenti che lei considera spam, magari può capitare che li veda anche con notevole ritardo e di conseguenza ritardi anche a rispondere. Questa cosa è abbastanza fastidiosa ma non sono ancora riuscito a capirne la causa, né come risolverla.

martedì 7 settembre 2021

Alessandro Barbero e il Green pass

Confesso che vedere Alessandro Barbero schierarsi nelle file dei docenti contrari all'obbligo del Green pass per poter accedere alla vita universitaria mi ha abbastanza sorpreso. Diciamo che non me l'aspettavo. Tuttavia non ritengo questa sua posizione, con la quale ovviamente non concordo, sufficiente a fare diminuire la stima e l'ammirazione che nutro nei suoi confronti (tutt'al più si può parlare di una scalfittura), perché ciò che ho imparato leggendo i suoi libri e ascoltando le sue lezioni e le sue conferenze, cosa che naturalmente continuerò a fare, è qualcosa che rimane lassù, in alto, ben al riparo dagli effetti di una posizione con cui non concordo. 

Anche nei confronti di Massimo Cacciari vale lo stesso discorso. Come forse qualcuno ricorderà, il noto filosofo si è recentemente lasciato andare a dichiarazioni non molto lontane da quelle dei teorici di una (per me) inesistente dittatura sanitaria. Anche lì ho storto il naso, sono rimasto sorpreso, perché mai avrei pensato di ascoltare certe cose da chi non ho mai sentito esternare un concetto meno che intelligente. Eppure, evidentemente, può succedere, e sto lentamente cominciando a imparare e a mettere in conto - da questo punto di vista il covid ha rappresentato e rappresenta un discrimine di importanza notevole - che anche persone di cui nutro altissima stima possono lasciarsi andare a quelle che a mio parere sono stupidaggini, senza che questo influisca più di tanto sul pregresso.

lunedì 6 settembre 2021

Strade tortuose


55° libro di quest'anno. Non ho la più pallida idea di cosa parli. L'ho scelto solo perché l'ha scritto Antonio Scurati, l'autore di M. Il figlio del secolo, che tra l'altro non ho neppure letto. 
A volte le strade che ci avvicinano ai libri sono piuttosto tortuose.

Lonesome Dove

Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1...