lunedì 31 maggio 2021

Måneskin

Lo so, sarò impopolare, ma a me i Måneskin non dispiacciono. Non ne sono un cultore né un fan sfegatato come potevo esserlo da giovane di gruppi come gli Iron Maiden o i Led Zeppelin o i Deep Purple, ma i loro pezzi che ho ascoltato finora mi piacciono. Li apprezzo anche per il fatto che sono ormai uno dei pochi gruppi mainstream a fare rock, e a me il rock è sempre piaciuto. 
Ok, adesso massacratemi pure. :-)

sabato 29 maggio 2021

Curiosità storiche medievali

Segnalo qui di seguito alcune delle curiosità storiche a mio parere più interessanti che ho trovato nel libro Donne, madonne, mercanti e cavalieri, di Alessandro Barbero. I sei personaggi descritti dall'autore (nell'ordine: fra' Salimbene da Parma; Dino Compagni, mercante di Firenze; Jean de Joinville, nobile cavaliere crociato; Caterina da Siena, mistica toscana; Christine de Pizan, prima donna scrittrice della storia e prima femminista; Giovanna d'Arco, eroina e rivoluzionaria francese) vivono nel periodo compreso tra il 1200 e il 1400, e le loro vicissitudini sono interessanti perché permettono di aprire delle "finestre" da cui è possibile capire come era fatta la società medievale dell'epoca.

Una di queste curiosità l'avevo già menzionata qui e riguarda l'origine del termine penitenziàgite, quindi non sto a tornarci sopra. 

Altra curiosità: la locuzione "Roma ladrona" non è stata inventata dalla Lega di bossiana memoria (quella Roma ladrona in cui tra l'altro la lega ha poi dimostrato di trovarsi perfettamente a proprio agio), ma era un pensiero comune già all'epoca di Caterina da Siena. Con una differenza: era riferito al governo della Chiesa, non a quello dell'Italia. Siamo nella seconda metà del 1300 e la Chiesa sta vivendo uno dei periodi più drammatici della sua storia. La sede del papato è infatti da circa settant'anni ad Avignone, in Francia, non a Roma, e il lungo protrarsi di questa situazione crea nella società dell'epoca crescenti polemiche, generate dalle pressanti richieste di parte della società affinché il papa torni a Roma.

In realtà tali richieste erano avanzate appunto da una parte della società, l'altra pensava che, tutto sommato, più la Chiesa se ne stava lontana da Roma e meglio era, memore della sua "rapacità" e dell'attaccamento maggiore alle cose materiali piuttosto che a quelle spirituali, atteggiamento non molto dissimile da quello attuale, viene da osservare. Il concetto di Roma ladrona, inteso all'epoca come Chiesa ladrona, nasce quindi in questo periodo, il 1300. C'è da aggiungere che Caterina da Siena, all'epoca molto influente negli ambienti ecclesiastici in quanto ritenuta in possesso della facoltà di dialogare direttamente con Dio (era una mistica e il misticismo è questo), fu colei che maggiormente si prodigò affinché il papa tornasse a Roma, e purtroppo i suoi sforzi alla fine ebbero successo (il "purtroppo" è una considerazione mia). Certo, il ritorno del papato a Roma dopo settant'anni di esilio avignonese non fu indolore, c'è infatti tutta la storia dei due papi, uno ad Avignone e uno a Roma (Gregorio XI e Urbano VI), che si scomunicheranno a vicenda perché entrambi consideravano se stessi il vero papa e l'altro un impostore, diatriba che provocherà il primo scisma della chiesa cattolica, che durerà parecchi decenni e che spaccherà la cristianità occidentale.

Altra curiosità riguarda il sacramento della confessione, il quale in epoca medievale era preso molto più seriamente rispetto ad oggi. Scrive Alessandro Barbero nel capitolo relativo a Giovanna d'Arco: "Giovanna era diversa dagli altri: per esempio andava sempre a messa, non solo la domenica. Ogni messa da morto che c'era al paese lei lasciava il lavoro - perché stava a casa a filare, come tutte le brave bambine - e andava a sentire messa. E ancora: si confessava il più possibile. La Chiesa all'epoca considerava la confessione un sacramento estremamente serio, e insegnava ai cristiani che bisognava confessarsi una volta all'anno, a Pasqua; poi basta, perché non era un sacramento da prendere sottogamba e confessarsi più spesso non era visto di buon occhio."

Quando ho letto di questa cosa sono andato immediatamente con la memoria a quando, da piccolo, andavo a catechismo, con don Natale che raccomandava di confessarsi più spesso che si poteva per poter essere in grazia di Dio e potersi accostare senza problemi all'Eucarestia. Tra l'altro la confessione era la pratica che maggiormente detestavo, perché l'idea di essere costretto a raccontare a terzi i cavoli miei mi risultava estremamente fastidiosa, e credo che in definitiva sia stato uno dei motivi, forse il maggiore, che mi ha fatto allontanare dalla Chiesa. Non l'unico, certo, ma uno dei maggiori. Magari mi sarebbe andata meglio se fossi vissuto ai tempi di Caterina da Siena, chissà.

Altra curiosità, ma questa credo sia nota a tutti, è che la società medievale era profondamente patriarcale e maschilista e la donna era considerata più o meno come oggi la considerano Pillon o Adinolfi: casa, lavoro duro e figli. Stop. Nessun diritto, nessuna possibilità di emancipazione sociale né alcuna altra prerogativa. Caterina da Siena, ad esempio, era la ventiduesima figlia e altri né sarebbero arrivati dopo di lei. Si può quindi facilmente immaginare come fosse la vita della donna dell'epoca. I matrimoni erano naturalmente combinati dalle famiglie ed erano celebrati esclusivamente sulla base di motivazioni economiche, sociali, territoriali, dinastiche e religiose. A questo proposito, forse non tutti sanno che il matrimonio inteso come libera scelta, fatta da due persone che decidono di stare insieme sulla base di motivazioni amorose e sentimentali, anche a costo di cozzare contro i desideri delle rispettive famiglie, è relativamente recente. Formalmente risale alla metà del 1700, praticamente è realtà da cinque o sei decenni, come spiega Umberto Galimberti in questo suo breve ma istruttivo intervento. E solo in occidente, tra l'altro, in gran parte del resto del mondo è così ancora oggi. Chissà se i vari movimenti ultra-cattolici pro-famiglia sono al corrente che per secoli, fino a due o tre generazioni fa, l'istituto matrimoniale si è retto esclusivamente su motivazioni di tipo economico? 

Piccolo consiglio non richiesto: se avete possibilità e voglia, date una letta al libro di Barbero che ho citato. È un saggio molto agile, poco più di un centinaio di pagine, è uscito in questi giorni ed è facilmente reperibile anche in edicola. Aiuta a capire com'era la società del passato e, di conseguenza, a capire meglio la nostra.

Vietato dimagrire

Da qualche tempo sono dimagrito. Non che prima fossi eccessivamente in sovrappeso (da giovane lo sono stato, poi mi sono rimesso in riga), ma avevo comunque alcuni chili di troppo che mi davano qualche problema. In genere io sono uno che quando si pone un obiettivo lo persegue con una certa costanza, anche a costo di qualche sacrificio, e chi, come lo scrivente, è amante della buona tavola sa benissimo che i sacrifici culinari sono più sacrifici degli altri.

Insomma, com'è e come non è, da qualche tempo ho raggiunto quello che si usa comunemente definire peso forma, che nel mio caso corrisponde più o meno a 71 chili. Ciò mi ha permesso di smettere di russare (sono sempre stato un buon concertista notturno) e di affrontare meglio i turni lavorativi di otto/nove ore in piedi.

C'è però un problema: mia madre, la quale, ogni volta che mi vede, mi rimprovera di essere troppo magro e mi chiede reiteratamente se stia bene. Per lei il fatto che io sia dimagrito non è semplicemente una preoccupazione tra le tante ma una vera ossessione, e mi chiedo perché.

Una possibile risposta che mi sono dato è che in mia madre sia rimasta radicata, più o meno inconsciamente, l'idea che essere magri equivalga ad avere problemi di salute, retaggio di certe convinzioni passate. Ai tempi della sua giovinezza, infatti, quando c'era poco e a volte risultava difficoltoso anche riuscire a mettere insieme il pranzo e la cena, essere "in carne" veniva vista come una condizione associata a un certo grado di benessere e quindi a una buona salute. Viceversa, essere eccessivamente magri era una condizione che veniva associata a penuria, miseria, quindi a carenze alimentari che generavano problemi di salute.

Ora che sono dimagrito e che sto bene, uno dei prossimi obiettivi che mi sono prefissato è quello di convincere mia madre che sono perfettamente in salute, cosa che temo richiederà molto più impegno ed energie di quelli spesi per dimagrire.

giovedì 27 maggio 2021

Si poteva evitare

Trovo abbastanza stucchevole tutta la retorica all'insegna del "si poteva evitare". Di per sé è una specie di tautologia che non significa nulla. È logico che si poteva evitare. Anche la Seconda guerra mondiale si poteva evitare se alle prime intemperanze territoriali di Hitler in Europa per ricostituire la grande Germania si fossero messi subito i paletti, invece di lasciare fare.

Dire "si poteva evitare" dopo una qualsiasi tragedia non ha alcuna utilità, se non, forse, a livello emotivo. E neppure si può contare su una sua valenza consolatoria o lenitiva, presente semmai di fronte all'ineluttabilità di una tragedia, non alla sua evitabilità. Ma a noi la retorica sempre un po' fine a sé stessa piace, via.

mercoledì 26 maggio 2021

Valori

Se, come sembra, sarà confermata l'ipotesi del "forchettone", la tragedia della funivia del Mottarone si inserirà nel solco delle molte tragedie che regolarmente riempiono le cronache nostrane, che è quello del tutti sapevano e nessuno ha fatto niente. I responsabili dell'impianto di risalita sapevano che i freni di emergenza erano stati disabilitati perché creavano problemi; i responsabili della manutenzione del ponte Morandi sapevano perfettamente che i tiranti erano da anni ridotti a grissini; i responsabili dello stabilimento in cui lavorara Luana sapevano benissimo che la protezione all'orditoio era stata tolta per farlo andare più veloce e aumentare la produzione, e si potrebbe continuare.

Cosa accomuna queste e tutte le tragedie che hanno riempito le cronache degli ultimi lustri? Il fatto che il profitto viene prima della vita umana. È stato così per i freni della funivia (davano problemi, quindi bisognava spesso tenere fermo l'impianto per la manutenzione, quindi maggiori costi e minori entrate); è stato così per il ponte Morandi (meno manutenzione significava minori costi e maggiori profitti); è stato così per l'orditoio di Luana (senza protezione l'orditoio produceva di più).

Ogni tanto sarebbe cosa buona che ci si fermasse a riflettere sul modo in cui abbiamo organizzato e impostato la società in cui viviamo, su quali valori l'abbiamo plasmata, sul fatto che la vita è oggi ormai decisamente insignificante rispetto alle strutture economiche che la governano. A me viene sempre da sorridere quando sento cose come gli stranieri vengono qua a distruggere i nostri valori. Quali valori? Così, per sapere.

martedì 25 maggio 2021

Penitenziàgite


Sto leggendo questo gustosissimo saggio di Alessandro Barbero. Nel capitolo dove si parla di fra' Salimbene da Parma ci sono alcuni cenni relativi a Gherardino Segalelli. Costui fu il frate che nel tardo 1200 fondò il movimento degli Apostolici, denominazione nata dalla volontà dei suoi seguaci di essere in tutto e per tutto uguali ai dodici apostoli. 

Il movimento fu bollato come eretico dalla Chiesa perché, tra le altre cose, teorizzava un rapporto diretto tra il fedele e Dio, un po' come i protestanti, per intenderci, e da ciò ne conseguiva una sostanziale inutilità di una struttura di mediazione come la Chiesa. Cosa gravissima e imperdonabile, naturalmente, tanto che Segalelli fu mandato al rogo senza tanti complimenti e il suo movimento ferocemente perseguitato.

Ma l'aspetto curioso della faccenda è che Segalelli era un povero ignorante e da questa ignoranza nacque, quasi casualmente, il termine penitenziàgite, notissimo a chi ha letto Il nome della rosa, di Umberto Eco, perché era lo "slogan" con cui fra' Salvatore accoglieva chiunque incontrasse (piccolo suggerimento non richiesto: chi non l'ha letto, lo legga). 

Cosa c'entra l'ignoranza di Segalelli col termine che usualmente usava Salvatore? Scrive Barbero: "Gherardino Segalelli era talmente analfabeta che quando andava in giro e voleva esortare la gente che lo ascoltava, avrebbe voluto dire 'fate penitenza', che in latino si rende con 'penitentiam agite', ma siccome il latino lo masticava male veniva fuori 'penitenziàgite'!" Il termine sarà poi adottato anche dai dolciniani, a cui apparteneva Salvatore.

lunedì 24 maggio 2021

Vecchiaia e società

"L'uso di trucchi e stratagemmi per contrastare l'avanzare del tempo è quindi una pratica antichissima, ma la nostra civiltà ne ha fatto un'ossessione. Su di essa prospera un'industria molto fiorente; non solo ospedali e aziende farmaceutiche che si occupano della salute, ma una vera e propria fabbrica dell'eterna giovinezza che costruisce profitti sull'illusione di fermare il tempo solo per sé, lasciando tutti i non-provilegiati in balìa del dominio di Chrónos. Il sogno di rimanere giovani in eterno non obnubila solo miliardari o stelle del cinema. La follia si è ormai insinuata in molti strati della società. Ogni sacrificio è ben accetto pur di ridare a volti e corpi ormai consunti un'eterna freschezza e cancellare qualsiasi segno che ci ricordi il nostro destino ineluttabile. Vorrebbero, all'opposto di quello che ha fatto Rembrandt coi suoi autoritratti, vedere nello specchio, via via che passano gli anni, un'immagine di sé sempre più giovane e fresca. Sognano di fare girare al contrario la moviola della vita.

Così circolano tra noi individui dall'aspetto inquietante che, per nascondere i segni dell'età, li mascherano con effetti spesso più spaventosi delle rughe e dei difetti che vorrebbero celare alla vista. Pensano di realizzare il sogno di Dorian Gray e non si rendono conto di esibire in pubblico, sul loro volto, i tratti deformati e grotteschi del ritratto di sé che pensavano di aver risposto in soffitta, lontano dagli occhi di tutti. Lo stolto, quando cerca scorciatoie per fermare Chrónos, diventa spesso cieco, senza accorgersene."

(da Tempo. Il sogno di uccidere Chrónos - Guido Tonelli)

sabato 22 maggio 2021

La "patrimoniale" di Letta

Discussioni serie e ragionate su temi come la proposta di Enrico Letta di innalzare le tasse di successione, non si potranno mai fare, qui da noi. Non si potranno mai fare perché il livello generale di discussione si ferma, da sempre, al piano ideologico e raramente entra in quello del merito, e il piano ideologico si riassume nella semplice e nota equazione patrimoniale = sinistra. Ne consegue che i pareri relativi alla proposta di Letta non si formano sulla base di una sua analisi nel merito ma sulla base di ciò che si fa nella cabina elettorale.

Personalmente, non ci trovo nulla di scandaloso, indecente o sovversivo in quella che, impropriamente, viene definita "patrimoniale soft". Se infatti ci si prendesse la briga di analizzarne i punti principali, si scoprirebbe che, sostanzialmente, prevede un aumento delle tasse di successione degli immobili per i patrimoni sopra i cinque milioni di euro, che nel nostro paese riguarda l'uno per cento dei contribuenti. Si tratterebbe, oltretutto, di un lieve innalzamento di una tassa già esistente e che nel nostro paese è più bassa e genera un gettito irrisorio rispetto a quello generato dalla stessa tassa in ogni altro paese d'Europa (l'Ocse aveva già definito l'Italia una specie di paradiso fiscale, in questo senso). Insomma, tassare dell'1% i capitali arrivati in dono quando superano i cinque milioni di euro non mi sembra configuri un esproprio proletario.

Quindi non si capisce il motivo di tutto questo polverone. Anzi, rettifico, il motivo è fin troppo chiaro.

mercoledì 19 maggio 2021

Il fascismo fa audience


Qualche tempo fa lo storico Paolo Mieli, intervistato da Andrea Purgatori, si interrogava sul successo che ancora riscuote il fascismo ai giorni nostri. Successo anche televisivo, nel senso che quando vengono trasmessi documentari sul fascismo o su Mussolini (ma anche su Hitler) gli ascolti si impennano. Questo interesse per il fascismo è certificato, oltre che dalla televisione, dalla marea di pubblicazioni che escono nelle edicole relativamente a questi temi (qui sopra ne vedete due delle tante che circolano).

Mieli ipotizzava (qui, dal min. 4:30 circa) che ciò sia dovuto alla sensazione generalizzata che su Mussolini e il fascismo non si sia raccontato tutto, che ci siano non detti e cose tenute nascoste, che ci sia una verità ufficiale e, accanto questa, un'altra verità non ufficiale.

Non so se sia così. Si tratta di una ipotesi che può avere una sua plausibilità, ma io penso che il successo che ancora oggi riscuote il fascismo in certi settori della società sia dovuto ad almeno due fattori. Il primo è che, come ebbe a dire recentemente Alessandro Barbero, l'Italia è tutt'oggi piena di fascisti, persone che hanno magari avuto nonni fascisti che hanno raccontato a figli e nipoti che sotto il fascismo si stava benissimo e non c'era nessun problema. 

Il secondo motivo credo che risieda nella ignoranza storica di larghe fasce della popolazione relativamente a cosa è stato il fascismo, il quale, specie dalle generazioni più giovani, viene acquisito (quando viene acquisito) dagli scarni e superficiali programmi scolastici o, peggio ancora, dal passaparola sui social o al bar, luoghi notoriamente privilegiati nel propalare a piene mani bufale tipo i treni in orario, l'invenzione della pensioni e cose di questo genere.

Sia come sia, purtroppo siamo messi così: il fascismo piace ancora oggi a un sacco di gente, anche se è difficile farsene una ragione.

Studiare per amore

Questo saggio è incantevole ed entusiasmante. Non è un manuale su come studiare, è esattamente il contrario e l'ho trovato particolarmen...