"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
sabato 31 ottobre 2020
Banalizzazioni
Come scrive Giulio Cavalli, se dovessimo stare al gioco della puerile uscita di Salvini, il quale chiede le dimissioni di Conte e della ministra Lamorgese perché il killer di Nizza era sbarcato a Lampedusa e non era stato rimpatriato, a lui, Salvini, potremmo chiedere spiegazioni sul killer di don Malgesini, dal momento che l'uomo che l'ha ucciso non è stato rimpatriato quando titolare degli Interni era lui. E si potrebbe continuare all'indietro all'infinito, di caso in caso. Ha un senso, tutto ciò? No, se non nell'ottica di una massiccia opera di banalizzazione e di strumentalizzazione di problemi che per essere risolti hanno bisogno di tutto tranne che di banalizzazioni.
Il guaio è che se si plaude a queste cialtronate perché non si hanno gli strumenti intellettuali e culturali che consentono di capire il gioco di Salvini, è finita. È inutile, poi, stare lì a chiedersi perché stiamo declinando, perché la nostra società sta morendo e la nostra democrazia non funziona più. Le nazioni progrediscono a partire dal livello culturale, e se oggi questa asticella è scesa a un livello talmente infimo da impedirci di capire i giochetti retorico-propagandistici di un cazzaro da bar, cosa si vuole poi pretendere?
Fosse che fosse
Naturalmente non ci si illude eccessivamente che potrà accadere, ma, da quello che si legge in giro, esistono alcune probabilità che la prossima settimana il mondo si svegli senza più Trump alla guida degli USA (ammesso che finora li abbia guidati), cioè senza avere alla Casa Bianca il peggior inquilino della storia degli Stati Uniti. Potrebbe essere, se accadesse, l'unico evento positivo di questo 2020 da dimenticare.
venerdì 30 ottobre 2020
Lo amò?
Si sentiva la necessità di una analisi di Bruno Vespa, qui in veste di storico, sul fascismo? Forse sì, forse no, chissà. In realtà, da quel poco che ho letto, il suo nuovo libro muove i passi dal desiderio del suo autore di paragonare due dittature, quella del ventennio instaurata da Mussolini e quella di questi mesi instaurata dal covid. Magari sarà pure un bel libro, ben fatto; magari Vespa ci svelerà cose che ancora non si sanno del fascismo, certi non detti, può essere benissimo. È il titolo (Perché l'Italia amò Mussolini) che ha in sé quel certo non so che di... come dire... apologetico, che fa un po' storcere il naso, anche se, trattandosi di Vespa, la cosa in fondo non stupisce.
Naturalmente, la necessità di sintesi che giocoforza devono avere i titoli dei libri ci ha messo del suo. È sottinteso, infatti, che qui ci si riferisce a quella parte di Italia che lo amò. Siccome però per rendere questa idea Vespa avrebbe dovuto tirare fuori dal cilindro un titolo tipo Perché quella parte di Italia che amò Mussolini lo amò, o qualcosa di similare, titolo che avrebbe perso gran parte della sua valenza poetica (apologetica?), ecco la necessità di sintetizzare ulteriormente. In realtà, chi conosce qualcosa di storia del fascismo sa benissimo che Mussolini fu amato ma anche detestato, e godette di un consenso ampio ma non generalizzato. Cose che naturalmente Vespa sa benissimo.
giovedì 29 ottobre 2020
La linea sottile
Certi giorni, quando rientro da certe giornate lavorative, mi viene da pensare a quanto sia sottile la linea che divide il lavorare per vivere dal vivere per lavorare.
lunedì 26 ottobre 2020
Tensioni
Tendenzialmente sono di carattere abbastanza fiducioso e ho sempre considerato la tenuta sociale nel nostro paese abbastanza al riparo da rischi, anche quando nel corso del tempo, in particolari situazioni, sono comparsi segnali, qua e là, che potevano fare nascere qualche timore in questo senso. Lo sono ancora. Tuttavia non posso nascondere una certa preoccupazione per ciò che sta succedendo in queste ore nelle piazze italiane delle maggiori città.
È inutile girarci attorno: le restrizioni entrate in vigore ieri per cercare di contenere la diffusione del contagio danneggeranno apparati e categorie economiche già provati da mesi di crisi, e la storia insegna che quando le saracinesche si abbassano e all'orizzonte non si vede più alcuna prospettiva, gli scenari che vengono a crearsi non sono tranquillizzanti.
Se ci sono momenti in cui non si può tergiversare, sono proprio questi. Non sto parlando di repressione, sto parlando di interventi immediati di sostegno economico. Metà novembre (la data in cui Gualtieri ha detto che gli indennizzi e i risarcimenti verrano accreditati direttamente sui conti correnti) è troppo tardi, va fatto oggi, domani, al massimo entro questa settimana, non oltre. C'è una polveriera, là fuori, e ci siamo tutti seduti sopra.
domenica 25 ottobre 2020
Il Gianni Rodari scomunicato
Ieri decorrevano i cento anni della nascita di Gianni Rodari, forse, anzi sicuramente, il più conosciuto autore di favole per bambini. Se avete grosso modo una cinquantina d'anni, come me, e da piccoli non avete avuto qualcuno che vi abbia letto le favole di Rodari, avete perso una delle cose belle dell'infanzia. Eppure c'è una pagina della sua vita generalmente poco conosciuta, e cioè la scomunica inflittagli dal Vaticano alla fine degli anni Quaranta. Com'è possibile, si chiederà qualcuno, che un innocuo autore di fiabe per bambini sia stato scomunicato dalla chiesa?
C'entra un suo libro, Manuale del pioniere, e soprattutto c'entra la sua adesione al partito Comunista verso la metà degli anni Quaranta, come recita questo estratto tratto da Gianni Rodari - Una biografia, di Marcello Argilli: "Proprio sulle pagine di questo settimanale [Il pioniere, nda] prese inconsapevolmente vita il nucleo poetico più originale di Rodari e il suo rapporto speciale con i bambini. Nel 1949 un decreto del Vaticano, conosciuto con il nome di Scomunica dei comunisti, aveva scatenato fortissime polemiche nel paese. La Scomunica dei comunisti è un decreto della Congregazione del Sant’Uffizio pubblicato il 1 luglio del 1949. Il decreto dichiarava illecita l’iscrizione al partito comunista, nonché ogni forma di appoggio ad esso. La Congregazione dichiarò inoltre che tutti coloro che professavano la dottrina comunista erano da ritenere apostati, quindi incorrevano nella scomunica. In questo clima da guerra fredda, Rodari pubblicò il suo primo libro pedagogico, Il manuale del Pioniere. Come si legge nel libro di Marcello Argilli, il Vaticano definì lo scrittore e pedagogista come 'un ex-seminarista cristiano diventato diabolico'. In seguito a queste accuse, le parrocchie bruciavano nei cortili copie del Pioniere e dei libri di Gianni Rodari."
La vicenda della scomunica di Rodari e dei suoi libri messi al rogo riporta alla memoria un triste periodo della vita della chiesa, quello in cui venne emanato il famigerato Indice dei libri proibiti, un elenco in costante aggiornamento di pubblicazioni di cui era proibita la lettura. Fu istituito nel 1559 da papa Paolo IV e incredibilmente tenuto in vita fino al 1966. Al suo interno vi finirono opere di pensatori, filosofi, matematici, poeti, romanzieri, economisti. Solo tra gli italiani si possono menzionare Vittorio Alfieri, Cesare Beccaria, Benedetto Croce, Gabriele D'Annunzio, Giordano Bruno, Antonio Fogazzaro, Giacomo Leopardi, Giovanni Gentile, Niccolò Machiavelli, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Luigi Settembrini, solo per citare i più noti (l'elenco è ancora lungo), mentre, in tempi più recenti, sono stati proibiti libri di Simone de Beauvoir, Aldo Capitini, Alberto Moravia e Jean-Paul Sartre.
Se questi autori furono censurati principalmente per i contenuti delle loro opere, allo scrittore piemontese va aggiunta l'aggravante politica, se così si può dire, nello specifico la sua adesione al partito Comunista. Segnalo, a chi fosse interessato, questo video in cui il sempre grande Roberto Mercadini legge, a suo modo, due favole di Gianni Rodari.
Di chi è la colpa?
Ora che la situazione pandemica si è aggravata al punto da rendere necessario, a partire da domani, un nuovo lockdown (non lo chiamano così ma di fatto lo è), la domanda generale che tutti si pongono riguarda i motivi per cui ci siamo cascati di nuovo. Nei mesi di marzo e aprile è stata attivata una chiusura generale di attività economiche e scuole, in aggiunta a una reclusione forzata nelle nostre abitazioni, che non ha precedenti storici e che ha fatto (quasi) collassare la nostra economia, che già prima non è che se la passasse benissimo. Ora siamo punto e a capo. Perché?
Difficile dare una risposta, anche perché non ne esiste una univoca. E comunque ognuno si sarà fatto una sua idea in proposito. C'è più di una risposta alla domanda qui sopra perché c'è più di una "colpa" da distribuire. Forse, tra tante, la maggiore è quella di aver sottovalutato le reiterate ammonizioni degli esperti che già durante la prima ondata preconizzavano l'arrivo della seconda in autunno. Uno dei più esaustivi articoli che elencano in maniera chiara questi errori, alcuni veramente marchiani come il via libera alle discoteche durante l'estate e la riapertura delle scuole con la curva dei contagi che già ricominciava impennarsi, è questo, del fisico Roberto Battiston.
Alla serie di cause oggettive elencate da Battiston, io ne aggiungerei una di tipo antropologico, se così si può dire, che è la arcinota indolenza fatalistica tipica delle italiche genti. Allo scemare dei contagi post prima ondata e al ritorno della situazione generale a una quasi normalità, nel sentire generale si è creata una sorta di impressione che tutto fosse finito, che la brutta parentesi pandemica potesse essere messa in archivio e si potesse tornare alla normalità. E ci siamo comportati di conseguenza: via le mascherine, basta coi distanziamenti e abbandono di ogni basilare norma di prudenza - sto generalizzando ed estremizzando per indicare la direzione del discorso, naturalmente. E anche questo lassismo, incentivato colpevolmente da ignobili personaggi pubblici coi loro atteggiamenti, ha contribuito a produrre il risultato di oggi che ci apprestiamo di nuovo a subire.
Noi italiani abbiamo un po' questa indole, come dire, irresponsabile, menefreghista e insofferente ai richiami e alle ammonizioni. Amiamo affidarci a quel fatalismo un po' miope che si esprime coi "massì, ormai è andata, ne siamo fuori, non pensiamoci più", come se il non pensarci più servisse a tenere fuori il pericolo. Poi, quando la tragedia arriva, magari siamo bravissimi a farvi fronte, tutti allineati, coesi, in prima fila, ma non siamo altrettanto bravi quando è ora di adoperarsi affinché non si arrivi alla tragedia.
Comunque queste sono considerazioni che ormai lasciano il tempo che trovano. Il problema vero è che ci siamo dentro di nuovo e di nuovo ci toccheranno sacrifici e impegno per uscirne fuori. E poi, semmai ne usciremo una seconda volta, riusciremo finalmente a fare tesoro e a imparare dagli errori commessi? Mah, ne dubito.
La Svizzera nega la rianimazione agli anziani? No (per ora)
Ci sono notizie che sembrano fatte apposta per dimostrare il livello di serietà di certo giornalismo. Una di queste è quella che circola in queste ore, ripresa anche qua da noi con titoli sensazionalisti in chiave acchiappaclic, secondo cui la Svizzera, qualora la pandemia si aggravasse e le risorse sanitarie non dovessero bastare, sarebbe pronta ad abbandonare gli anziani al loro destino. Anzi, da come viene presentata la notizia da molti media, sembra che questa pratica sia già in atto. È effettivamente così? No, per ora, ma non è detto che non ci si debba arrivare, e comunque la faccenda è molto più complessa e articolata della faciloneria sensazionalistica con cui viene presentata. La spiega il sempre ottimo Attivissimo qui.
sabato 24 ottobre 2020
Sciogliere Forza nuova
È fortissimo Calenda. In seguito ai fatti di Napoli e Roma si sveglia un bel mattino e chiede che Forza nuova venga sciolta. Dopo che per decenni i nostalgici del fascismo hanno avuto in parlamento (in parlamento, eh, non come forze extraparlamentari) l'MSI di Almirante, poi diventato Alleanza Nazionale con Fini dopo la svolta (svolta, vabbe') di Fiuggi; dopo che da anni movimenti neofascisti sfilano tranquillamente per le città con braccio alzato, crani rasati (generalmente vuoti), svastiche e simboli del duce, oggi arriva Calenda a chiedere che Forza nuova venga sciolta. Chissà dove è stato, Calenda, fino ad ora.
(A titolo di promemoria ricordo a quelli che escono ora da decenni di letargo che la legge Scelba è in vigore dal 1952 e non mi risulta sia mai stata abrogata, mentre la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione è ancora lì saldamente al suo posto.)
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