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giovedì 27 gennaio 2022

Le bugie di Ratzinger

Mentre lo stato maggiore dell'informazione è impegnato fino alla sfinimento con la ormai ridicola pantomima relativa all'elezione del nuovo presidente della repubblica, è passata abbastanza in sordina una notizia che a mio parere avrebbe meritato forse un po' più di visibilità, e cioè l'ammissione di Ratzinger di avere mentito nel corso di un'indagine sulla pedofilia nella chiesa tedesca.

I fatti riguardano quattro casi di abusi sessuali su minori avvenuti tra il 1977 e il 1982, periodo in cui il futuro papa Benedetto XVI era arcivescovo della diocesi di Monaco di Baviera. Nel corso dell'indagine che lo vedeva accusato di non aver preso provvedimenti contro il responsabile di tali abusi, Ratzinger dichiarò agli inquirenti di non essere a conoscenza delle imputazioni a carico del sacerdote accusato dei fatti. Nelle sue ammissioni di qualche giorno fa, invece, ha ritrattato la precedente versione ammettendo di essere stato presente alla riunione in cui si decise di trasferire il sacerdote responsabile degli abusi in un'altra parrocchia della stessa diocesi, perpetuando un modus operandi molto in voga anche da noi: lo spostamento dei parroci accusati di abusi su minori in altre parrocchie.

Ratzinger si è poi giustificato dicendo che l'errata dichiarazione non era generata da malafede ma da una svista nella redazione della medesima. Sia come sia, il parroco riconosciuto responsabile degli abusi, Peter Huellermann, condannato nel 1986 per pedofilia, fu poi assegnato a un'altra parrocchia e, come scrive Il Post, continuò a esercitare il suo ministero anche negli anni successivi alla condanna.

giovedì 4 novembre 2021

Fidel e Karol

Scrive Paolo Mieli ne Il tribunale della storia che se si vuole capire qualcosa di più della Cuba castrista occorre leggere un libro scritto oltre un secolo fa da Eberard Gothein: Lo stato cristiano-sociale dei Gesuiti nel Paraguay. Così, di primo acchito, viene da pensare che i Gesuiti del Paraguay c'entrino con Castro come Al Bano coi Pearl Jam, e invece non è così. Il nesso sta nel fatto che, scrive sempre Gothein, la struttura portante del gesuitismo fu l'idea che il movimento fondato da Ignazio di Loyola fosse un organismo politico in cui l'autorità dello Stato e quella religiosa coincidessero pienamente. Per i Gesuiti, cioè, l'idea di Stato coincide con quella di Stato teocratico. "Era, il loro, uno Stato teocratico in cui si coltivavano solamente alcuni lati dell'essere umano e ci si serviva della costruzione politica per reprimere tutto il resto".

Il punto comune tra il modello del Paraguay di tre secoli fa, quando i Gesuiti vi arrivarono per convertire i Guaranì, e la Cuba del dopo rivoluzione del 1959 sta nel fatto che, come scrive Loris Zanatta nel libro Fidel Castro, l'ultimo "re cattolico", "i pilastri etici e morali dell'antiliberalismo castrista sono quelli della cristianità ispanica. Il primo è la fusione tra politica e religione: compito dello Stato, per Fidel Castro, è convertire i cittadini all'unica vera fede, all'ideologia del regime, attraverso una capillare catechesi; lo Stato è il primo apostolo. Il secondo pilastro è l'impermeabilità al pluralismo: nazione e popolo sono per lui organismi viventi, il cui stato naturale è di unanimità e armonia. [...] Dissenso e conflitto sono patologie che li minano e vanno estirpati".

Fa una certa impressione pensare ad analogie tra l'ultimo leader comunista e il cattolicesimo, ma occorre tenere presente che Castro nacque e crebbe in questo ambiente. Lina Ruz, sua madre, analfabeta e cattolicissima, lo mandò a studiare prima al collegio La Calle di Santiago, poi in altri due collegi gestiti dai Gesuiti all'Avana, il Dolores e il Belén. Castro crebbe quindi plasmato dalla severità di quegli istituti cattolici, tra "disciplina militare e rigore morale". La passione per la politica venne in seguito e fu per lui una costola della religione, "l'arena del conflitto tra salvezza e dannazione".

A scanso di equivoci va detto che Castro, pur essendo nato e cresciuto in una famiglia e un ambiente cattolici, si allontanò quasi subito dalla fede perché diceva di non sentirsi adatto alla religione. Il successivo avvicinamento al marxismo-leninismo sancirà poi, definitivamente, questa allontanamento. Il rapporto col cattolicesimo, quindi, era imperniato quasi esclusivamente su affinità di idee, di visioni e condivisione di modus operandi, diciamo così. Entrambi, sia Castro che Wojtyla, erano accomunati dalla medesima ostilità verso "l'ethos liberale", che per Wojtyla era addirittura più importante dell'anticomunismo. È infatti su queste basi che i due si incontreranno (nel 1998, a Cuba) e sanciranno la loro amicizia.

A margine della storia, che ho riassunto in breve, dei rapporti tra Castro e il cattolicesimo, mi sono sempre chiesto perché, in generale, la Chiesa abbia combattuto così ferocemente il comunismo e abbia sempre tollerato, quando non ci è proprio andata a braccetto, tutte le maggiori dittature di destra che storicamente hanno insanguinato il pianeta. Hitler o Mussolini non erano migliori di Stalin, così come Pinochet non era migliore di Pol Pot, su questo credo non ci piova. Ogni dittatura, sia che fosse di destra o di sinistra, ha commesso atrocità, ma la Chiesa ha sempre fraternizzato coi primi e combattuto i secondi. Eppure, a livello filosofico e ideologico, a me sembra che il messaggio evangelico sia molto più compatibile con l'idea che stava alla base del comunismo che del fascismo. Insomma, per farla breve, è più cristiana l'idea di uguaglianza, di emancipazione, di condivisione, di fratellanza che stava alla base del comunismo o l'edonismo, l'individualismo e il messaggio proto-capitalista che era già in nuce nelle ideologie di destra? Una mia risposta ce l'ho, ma evidentemente non è quella giusta.

domenica 25 ottobre 2020

Il Gianni Rodari scomunicato

Ieri decorrevano i cento anni della nascita di Gianni Rodari, forse, anzi sicuramente, il più conosciuto autore di favole per bambini. Se avete grosso modo una cinquantina d'anni, come me, e da piccoli non avete avuto qualcuno che vi abbia letto le favole di Rodari, avete perso una delle cose belle dell'infanzia. Eppure c'è una pagina della sua vita generalmente poco conosciuta, e cioè la scomunica inflittagli dal Vaticano alla fine degli anni Quaranta. Com'è possibile, si chiederà qualcuno, che un innocuo autore di fiabe per bambini sia stato scomunicato dalla chiesa? 

C'entra un suo libro, Manuale del pioniere, e soprattutto c'entra la sua adesione al partito Comunista verso la metà degli anni Quaranta, come recita questo estratto tratto da Gianni Rodari - Una biografia, di Marcello Argilli: "Proprio sulle pagine di questo settimanale [Il pioniere, nda] prese inconsapevolmente vita il nucleo poetico più originale di Rodari e il suo rapporto speciale con i bambini. Nel 1949 un decreto del Vaticano, conosciuto con il nome di Scomunica dei comunisti, aveva scatenato fortissime polemiche nel paese. La Scomunica dei comunisti è un decreto della Congregazione del Sant’Uffizio pubblicato il 1 luglio del 1949. Il decreto dichiarava illecita l’iscrizione al partito comunista, nonché ogni forma di appoggio ad esso. La Congregazione dichiarò inoltre che tutti coloro che professavano la dottrina comunista erano da ritenere apostati, quindi incorrevano nella scomunica. In questo clima da guerra fredda, Rodari pubblicò il suo primo libro pedagogico, Il manuale del Pioniere. Come si legge nel libro di Marcello Argilli, il Vaticano definì lo scrittore e pedagogista come 'un ex-seminarista cristiano diventato diabolico'. In seguito a queste accuse, le parrocchie bruciavano nei cortili copie del Pioniere e dei libri di Gianni Rodari."

La vicenda della scomunica di Rodari e dei suoi libri messi al rogo riporta alla memoria un triste periodo della vita della chiesa, quello in cui venne emanato il famigerato Indice dei libri proibiti, un elenco in costante aggiornamento di pubblicazioni di cui era proibita la lettura. Fu istituito nel 1559 da papa Paolo IV e incredibilmente tenuto in vita fino al 1966. Al suo interno vi finirono opere di pensatori, filosofi, matematici, poeti, romanzieri, economisti. Solo tra gli italiani si possono menzionare Vittorio Alfieri, Cesare Beccaria, Benedetto Croce, Gabriele D'Annunzio, Giordano Bruno, Antonio Fogazzaro, Giacomo Leopardi, Giovanni Gentile, Niccolò Machiavelli, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Luigi Settembrini, solo per citare i più noti (l'elenco è ancora lungo), mentre, in tempi più recenti, sono stati proibiti libri di Simone de Beauvoir, Aldo Capitini, Alberto Moravia e Jean-Paul Sartre. 

Se questi autori furono censurati principalmente per i contenuti delle loro opere, allo scrittore piemontese va aggiunta l'aggravante politica, se così si può dire, nello specifico la sua adesione al partito Comunista. Segnalo, a chi fosse interessato, questo video in cui il sempre grande Roberto Mercadini legge, a suo modo, due favole di Gianni Rodari.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...