Visualizzazione post con etichetta fisco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fisco. Mostra tutti i post

sabato 28 aprile 2012

Terrorismo che serve

Vi ricordate il cancan che esplose dopo i controlli a sorpresa, a Cortina, degli uomini dell'Agenzia delle Entrate e della Finanza? Vi ricordate i Cicchitto e le Santanchè che strillavano contro il terrorismo mediatico-finanziario degli 007 del fisco?
Beh, quando avete un minuto, avvisate i due onorevoli chiacchieroni che a qualcosa il cancan è servito.

lunedì 26 aprile 2010

I nuovi spot dell'otto per mille

Siamo in periodo di dichiarazioni dei redditi e, come da copione, da ieri dovrebbe essere cominciata in tv, giornali, radio e internet la martellante campagna annuale, organizzata dalla CEI, per la devoluzione dell'otto per mille dell'irpef alla Chiesa Cattolica. Ne dà notizia la stessa CEI sul suo sito ufficiale. Gli spot termineranno a luglio; ci aspettano quindi, come ogni anno, un paio di mesetti in cui saremo bersagliati dalla solita tiritera tipo "il tuo 8 x 1.000 andrà dove più c'è bisogno", "avete fatto molto" e cose di questo genere.

Quanto costa alla CEI questa ondata di spot promozional/televisivi? Non si sa con precisione. L'unico dato abbastanza attendibile, riferito al 2008 e pubblicato dall'agenzia Adista, parla di una cifra attorno ai 20 milioni di euro. Ora, io naturalmente non sono qui a dirvi di dare il vostro otto per mille alla chiesa oppure no: ognuno è libero di fare ciò che vuole. Quello che voglio segnalare, ancora una volta, è il meccanismo di attribuzione di questi soldi, che è tanto semplice quanto vagamente truffaldino.

Molto brevemente, quando si fa la dichiarazione dei redditi c'è la possibilità di devolvere l'otto per mille delle proprie tasse allo stato, oppure a una delle confessioni religiose autorizzate a beneficiare di questi contributi. Queste confessioni sono sette: Chiesa cattolica, valdese, evangelica luterana, Unione comunità ebraiche, Unione chiese cristiane avventiste del settimo giorno e Assemblee di Dio in Italia. Ora, sarebbe logico pensare che chi non ha intenzione di versare il suo otto per mille ad alcuno di questi soggetti risolva la faccenda semplicemente non apponendo nessuna firma. Una cosa tutto sommato logica, di carattere generale: io non voglio finanziare nessuno, quindi non firmo da nessuna parte. Quando però ci mette lo zampino la chiesa, sapete bene che la logica deve arrendersi alla "convenienza" (d'altra parte se il cristianesimo fosse una cosa logica non sarebbe certo una religione).

Il "trucchetto" è molto semplice: tutte le quote per le quali non è stata espressa alcuna scelta non rimangono all'interno del normale gettito irpef, come sarebbe logico aspettarsi, ma vengono redistribuite alle confessioni aventi diritto in maniera proporzionale alle preferenze ricevute da chi ha espresso la scelta. Se, a titolo di esempio, su 100 contribuenti 50 non hanno apposto nessuna firma e dell'altro 50 la maggioranza l'ha data alla chiesa cattolica, ecco che le scelte non espresse vengono redistribuite in questa proporzione. In pratica, per farla breve, la maggiore beneficiaria dell'otto per mille, la Chiesa Cattolica appunto, si cucca anche i soldi di chi non ha espresso nessuna scelta e non intendeva quindi finanziare né essa né tantomeno le altre. Una pagina esaustiva e ricca di particolari su tutta la gestione dell'otto per mille la trovate qui. Qualcuno dirà: ma allora come si deve comportare chi non vuole finanziare né la chiesa né lo stato? Non c'è scelta, occorre indicare espressamente una delle confessioni minori. Io, personalmente, per il terzo anno consecutivo il mio otto per mille l'ho dato ai valdesi, ma ognuno si regoli come vuole.

L'importante è sapere quello che (non) si sta facendo.

martedì 27 maggio 2008

Addizionali irpef e abolizione dell'ICI, la "ricetta" di Palermo

Qualche tempo fa ho scritto un post in cui facevo delle considerazioni su alcune dichiarazioni scaturite da un incontro tra Tremonti, ministro dell'economia dell'attuale esecutivo, e alcuni rappresentati di enti locali, e riportate dal Sole24Ore (qui).

In sostanza, da questo mini vertice era nata l'idea di compensare parzialmente le minori entrate causate dall'abolizione dell'ICI con un aumento della compartecipazione Irpef.

Detto fatto. La giunta comunale di Palermo sembra aver preso la palla al balzo. Ho infatti trovato casualmente su Repubblica questo interessante articolo. Ve ne riporto uno stralcio:
IL RADDOPPIO dell'addizionale Irpef, che il Consiglio comunale voterà martedì prossimo, svuoterà ancora una volta le tasche dei cittadini: una famiglia media, con marito e moglie che lavorano entrambi e guadagnano 30 mila euro l'uno all'anno, con l'aumento dell'aliquota dallo 0,4 allo 0,8 per cento, pagherà di addizionale comunale 480 euro all'anno contro i 240 che ha finora pagato. Dopo la stangata Tarsu, adesso i palermitani dovranno fare i conti con un nuovo aumento delle imposte che colpisce soprattutto chi paga le tasse direttamente alla fonte, come i lavoratori dipendenti e i pensionati.
Se non ho capito male, quindi, da una parte hanno tolto l'ICI e dall'altra hanno raddoppiato l'addizionale Irpef destinata ai comuni. La notizia è stata ripresa anche da siciliainformazioni.com.

La decisione, come era facile immaginare, ha scatenato parecchio bailamme, e molte delle critiche sono arrivate da esponenti della stessa maggioranza di centrodestra della giunta comunale, tanto che non è sicuro che gli stessi daranno il loro appoggio martedì prossimo in sede di voto.

Qualcuno - quando in campagna elettorale veniva strombazzata l'abolizione dell'ICI - aveva paventato il rischio che accadesse qualcosa del genere, che cioè il governo togliesse l'ICI e i comuni aumentassero le tasse. Mi pare che qualcosa in questo senso cominci a muoversi.

sabato 26 aprile 2008

Abolire l'ICI con l'aumento dell'Irpef?

Piccola premessa: non sono un esperto di economia e a malapena, come ho già scritto altre volte, riesco a decifrare la mia busta paga. Ieri, però, è apparso sul Sole24Ore un articolo piuttosto interessante che ha a che fare con la questione dell'abolizione dell'ICI, argomento cardine (e probabilmente uno dei determinanti) della campagna elettorale del Pdl.

Nel suddetto articolo, a firma Davide Colombo, si dice che Tremonti, ministro dell'economia in pectore, pensa di non esentare dall'abolizione dell'ICI le abitazioni di lusso, e ha in più fornito qualche rassicurazione al presidente dell'Anci, nel senso che la manovra ICI non dovrebbe comportare oneri aggiuntivi per i comuni.

Che l'ICI la debbano pagare i possessori di ville e case di lusso mi pare una proposta tutto sommato condivisibile, ma il bello dell'articolo arriva un po' più in giù. E precisamente in questo passo (il neretto è mio):
"L'abolizione dell'Ici non riguarderà dunque ville e case di lusso, avrà una portata di circa 2 miliardi e a compensazione delle minori entrate per i Comuni, ha dichiarato Massimo Garavaglia all'agenzia Radiocor, «si potrebbe pensare a un aumento della compartecipazione Irpef»."
Dunque, per chi magari non lo sapesse, l'Irpef è un'imposta sui redditi, che nel mio caso sarebbero le tasse che mi vengono trattenute dallo stipendio direttamente sulla busta paga. Quindi, se due più due fa ancora quattro (e se ho capito bene), Tremonti starebbe valutando l'ipotesi di colmare il buco che si verrebbe a creare con l'abolizione dell'ICI aumentando i prelievi fiscali anche sui lavoratori.

Ora, come dicevo, di economia io capisco poco, e oltretutto va sottolineato il fatto che attualmente - come scrive il 24Ore - si tratta solo di ipotesi. Ma un pensiero mi sorge spontaneo. Se non erro, in campagna elettorale il cavaliere avevo promesso l'abolizione dell'ICI, senza se e senza ma, in uno dei primi consigli dei ministri. Poi, dopo il voto, l'immediato "senza se e senza ma" si è miracolosamente trasformato in un "forse nel 2009".

Adesso l'ipotesi dell'aumento dell'Irpef come parziale compensazione. Ma dirlo in campagna elettorale era così difficile?

mercoledì 13 febbraio 2008

Fisco e telecamere

E così il nostro Valentino ha finalmente chiuso le sue pendenze col fisco. Ha detto che da quest'anno la sua dichiarazione dei redditi la farà in Italia, a Pesaro, e se la caverà versando (a rate) all'erario 35 milioni di euro. Naturalmente lui è contento, dice che così si sente più sollevato e più concentrato sul prossimo mondiale che sta per iniziare.

Dando un'occhiata in giro si intuisce che comunque tale cifra sarà presto recuperata: la (sua) macchina pubblicitaria ha ricominciato infatti a girare a pieno regime su tv, giornali e adesso pure telefonini. Al limite, per stare dalla parte del sicuro, un'etichetta in più sulla tuta e via. Eppure c'è qualcosa che non mi torna.

Dunque, se non erro la richiesta iniziale dell'agenzia delle entrate era di 112 milioni di euro, come riportato dalla stampa quando è esploso il caso:

"L'Agenzia delle Entrate ha comunicato che la somma dovuta da Rossi, comprensiva di sanzioni e interessi, è di 112 milioni di euro. L'inchiesta penale, invece, non è che la conseguenza dell'accertamento svolto dal Fisco, un atto dovuto."
(fonte:
Repubblica)

Dunque, a fronte di una tale richiesta di risarcimento (calcolata su 60 milioni di euro mai dichiarati nel periodo 2000-2004), l'accordo amichevole raggiunto tra l'entourage fiscale del dottore e il fisco gli ha permesso di beneficiare di un sostanzioso sconto sulla cifra iniziale. Si potrebbe dire una sorta di patteggiamento con conseguente riduzione di pena. E, se si guarda un po' a quello che è successo recentemente ad altri suoi illustri colleghi, la musica è la stessa: Fisichella (3,8 milioni contro i 17 contestati), Cipollini (1,1 milioni contro i 5 contestati), Capirossi (12 milioni, contenzioso ancora aperto). E solo per citarne alcuni.

Certo, formalmente sarà tutto ineccepibile: uno ammette candidamente le proprie responsabilità e ottiene sostanziosi sconti sul dovuto (ricordate i 25 miliardi restituiti da Pavarotti nel 2000?). E vabbè... Quello che però, oltre a questo, mi lascia un po' perplesso è l'esposizione mediatica che si accompagna a questi eventi. Pavarotti allora come Valentino oggi: quando si chiudono i contenziosi col fisco lo si fa davanti alle telecamere, con tanto di conferenza stampa, brindisi e pasticcini.

Ora, per carità, lungi da me l'intenzione di fare il finto moralista, in fondo questi signori fanno in grande quello che (di deprecabile) una consistente parte delle persone normali fa nel suo piccolo. Abbiamo o no, come ampiamente accertato, un tasso di evasione fiscale pari a un quarto dell'intero pil nazionale? Ma queste celebrazioni mediatiche in pompa magna cosa significano? Forse un tentativo di far vedere alla gente quanto si è bravi a saldare quanto dovuto?

Può darsi. Anche se è altamente probabile che se nessuno li avesse beccati questi avrebbero tranquillamente continuato col loro status quo, senza conferenze in tv ma col conto in banca più pingue. A me, personalmente, queste sceneggiate sembrano un po' patetiche e dimostrano che oggi per salire in cattedra e agli onori della cronaca non è richiesto chissà quale requisito: è sufficiente essere un grosso evasore fiscale.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...