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lunedì 20 aprile 2026

Libertà


Mentre leggevo questa autobiografia di Angela Merkel, pubblicata alla fine del 2024, non potevo non pensare alla differenza abissale tra i vari modi in cui si può fare e intendere la politica. La cancelliera federale che ha guidato la Germania ininterrottamente per sedici anni, dal 2005 al 2021, ha sempre basato la sua azione partendo da un unico, fondamentale, principio: evitare di promettere cose che non fosse sicura di poter mantenere. Ed è rimasta rigorosamente fedele a questo principio sia durante gli anni di cancellierato, sia durante gli anni precedenti come ministra. Fa sorridere - o almeno a me veniva da sorridere - pensando a casa nostra, dove politicanti di infima levatura cambiano idea ogni due ore e promettono a spron battuto tutto e il contrario di tutto senza alcun ritegno e senza vergogna, con in testa solo il mantenimento del consenso.

"Mutti", il soprannome affettuoso e un po' ironico allo stesso tempo, con cui è stata chiamata per anni, ha sempre fatto politica e preso le decisioni nell'interesse esclusivo della Gemania e dell'Europa, mai per tornaconto politico suo o della CDU, il partito di cui è stata per lunghi anni segretaria. Alla fine di ogni mandato si è sempre presentata agli elettori elencando le cose fatte e chiedendo di essere giudicata esclusivamente in base al suo operato.

Il libro si divide sostanzialmente in due parti. Nella prima Angela Merkel racconta i suoi primi 35 anni di vita nella DDR, in piena guerra fredda. Lei nacque ad Amburgo, nella Germania ovest, poi nel 1954 la sua famiglia si trasferì a Templin, nella Germania est, perché il padre, pastore luterano, fu inviato a guidare la chiesa di Quitzow, nel Brandeburgo. Angela Merkel si laureò in chimica fisica all'università di Lipsia e, prima di dedicarsi alla politica, ottenne vari riconoscimenti in ambito scientifico. Ma ciò che più la segnò fu l'aver vissuto per tanti anni sotto una dittatura. Ci sono pagine e pagine dense di descrizioni riguardo a come era la vita sotto il regime oppressivo sovietico nella Germania est. 

Nella seconda parte del libro, invece, Angela Merkel racconta il suo ingresso in politica e la sua vita come ministra, prima, e come cancelliera federale, poi. Non è solo un’autobiografia, questo libro è un affresco della storia della Germania e dell’Europa degli ultimi decenni. Attraverso il racconto dei suoi incontri con i leader mondiali e delle lunghe notti trascorse a negoziare a Bruxelles si capisce chiaramente come la cancelliera sia stata una protagonista assoluta, capace di incidere profondamente su ogni grande avvenimento: dalla crisi finanziaria del primo decennio degli anni duemila alla gestione dei flussi migratori, dalla questione russa (la signora Merkel è stata una dei pochissimi leader europei ad aver mantenuto ottimi rapporti con Putin e, allo stesso tempo, è sempre stata convinta che con la Russia bisognasse parlare) alla pandemia.

​Le pagine finali sono una lezione preziosa sulla libertà - mai scontata per chi è cresciuto oltre il Muro - e sulla dignità del servizio pubblico. Personalmente, sento di consigliare questo libro non solo a chi ama la storia, ma a chiunque cerchi ancora un briciolo di serietà in un mondo di slogan urlati.

venerdì 6 marzo 2009

Robots

La signora a sinistra probabilmente l'avrete riconosciuta (è il cancelliere tedesco Angela Merkel), mentre il "tipo" a cui sta stringendo la mano è "Bruno". I due si sono incontrati il 20 novembre scorso a Darmstad, in Germania, in occasione del terzo summit nazionale sull'Information Technology. L'immagine fa parte di una galleria molto bella pubblicata da The Big Picture (sito di cui consiglio vivamente l'iscrizione al feed), che raccoglie appunto una serie di immagini che ritraggono personaggi più o meno famosi alle prese con questi bizzarri personaggi meccanico/elettronici. L'impiego della robotica nella produzione industriale e in molti altri campi dell'attività umana è in costante crescita. I robot vengono utilizzati ormai in quasi tutti i settori: chirurgia, medicina, sicurezza, vita domestica, esplorazioni spaziali, intrattenimento, industria. E anche noi - almeno per una volta - non stiamo a guardare. Una ricerca condotta dall'UNECE, risalente al 2004 (la più recente che ho trovato), ha evidenziato che l'Italia era all'epoca addirittura il secondo paese al mondo per impiego e diffusione di queste tecnologie. Diffusione che non pare affievolirsi. Ma quando si parla di robot, lo sapete sicuramente bene anche voi, non si intende solo nell'ambito delle applicazioni nell'industria o nella medicina. Spesso (e volentieri, perché no?) viene subito alla memoria tutto quello che la letteratura, la fantascienza e il cinema hanno costruito attorno a questo tema. Lasciando perdere i vari Terminator e Corto Circuito (nell'immagine qui a fianco Numero 5, il protagonista), penso ai romanzi di Isaac Asimov (ricordate Io, robot?), oppure, per tornare a tempi più recenti, al detective Spooner (Will Smith) dell'omonimo film del 2004 o al recente Wall-E della Walt Disney. Il tema che si richiama a presunte forme di sopravvenuta autocoscienza, che a sua volta sarebbe alla base di altrettanto presunti complotti delle macchine ai nostri danni, non è certo cosa di questi giorni. Ricordo con particolare nostalgia un racconto di Stephen King - di cui come sapete sono un noto cultore - che lessi parecchi anni fa. Si chiamava Camion ed era inserito nella celeberrima raccolta di novelle intitoltata A Volte Ritornano. Narrava la storia di un gruppo di persone intrappolate in un ristorante lungo un'autostrada americana, e minacciate dai camion e dalle macchine che in seguito a una forza sconosciuta avevano cominciato a vivere di vita propria e a uccidere le persone. Alla fine i camion riescono a distruggere il ristorante e i pochi sopravvissuti vengono obbligati, in una sorta di ciclo perpetuo, a rifornire di carburante le macchine per potere continuare a funzionare. Da questo racconto, ricordo, è stato tratto anche un bellissimo film intitolato Maximum Overdrive (locandina qui a fianco), uscito nel 1986 e diretto dallo stesso Stephen King. Qui, però, ci siamo già spostati più verso il gotico che la robotica vera e propria. Insomma, il cinema e la letteratura hanno attinto a piene mani nel corso dei decenni al fascino dei robot e delle macchine, immaginando scenari apocalittici di ogni sorta. Scenari spettacolari ma finti, che a volte ci fanno dimenticare i reali progressi fatti dall'umanità grazie all'utilizzo di queste tecnologie; che non sono cattive o subdole come ce le presentano nei film, ma che magari questa sera ci faranno guardare in modo un po' più sospettoso il nostro frullatore.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...