Non so dire se il governo Draghi, in generale, sia un buon governo oppure no. Come si fa a valutare la bontà o meno dei governi quando le legislature non durano ormai che pochi mesi? Per valutare con un minimo di cognizione di causa un governo occorrono periodi di tempo più lunghi, almeno qualche anno. Durante il ventennio berlusconiano, quando c'era l'alternanza tra i governi del cavaliere e i vari governi targati centrosinistra (almeno formalmente), una qualche valutazione si poteva fare; le legislature bene o male qualche anno duravano e una valutazione attendibile del loro operato era possibile. C'era poi il fattore ideologico a corroborare il tutto. I governi del cavaliere rappresentavano un elettorato che politicamente e tradizionalmente si riconosceva nella destra, gli altri rappresentavano un elettorato che politicamente e tradizionalmente si riconosceva nella sinistra. Naturalmente questi parametri di valutazione erano molto poco attendibili dal punto di vista empirico, ma erano comunque da mettere sul piatto della bilancia. Oggi neppure questi esistono più, dal momento che nel governo Draghi governano insieme sia la Lega che il PD, cioè il centrodestra e il centrosinistra, ammesso e non concesso che quest'ultimo si possa considerare, specie a partire da Renzi in qua, un qualcosa che c'entra con la sinistra. Ma queste sono speculazioni da politologi.
Torniamo a Draghi. È un buon governo, il suo, o un cattivo governo? Dato che, in virtù di quanto sopra, una valutazione oggettiva e realistica è impossibile farla, se non per sommi capi, facciamola allora per sommi capi. Draghi è stato messo lì dov'è da Mattarella principalmente con due scopi: risolvere il problema della pandemia e gestire in maniera ottimale i miliardi europei del recovery fund. Riguardo a questo, per ora siamo alle dichiarazioni d'intenti. Una cospicua parte dei fondi è arrivata e Draghi ha già presentato
un piano dettagliato riguardo a come verranno spesi. L'impressione, però, è che il piano di utilizzo presentato da Draghi richieda, per essere portato a compimento, un lasso di tempo che mal si concilia con la durata media delle legislature di questi ultimi anni, e il rischio che gran parte di questo progetto rimanga incompiuto è abbondantemente da mettere in conto.
Dove invece Draghi sta svolgendo in modo soddisfacente, almeno per ora, il compito affidatogli da Mattarella è nella lotta alla pandemia. Qui, e questo gli va riconosciuto al di là del fatto che la cosa piaccia o no, è andato avanti come un rullo compressore, senza cedere di un millimetro alle tante tirate di giacca con cui da più parti gli è stato reiteratamente chiesto di cedere qualcosa relativamente alle draconiane misure adottate per combattere l'epidemia. Il pensiero va naturalmente subito a Salvini, che rappresenta ciò che si potrebbe definire un'opposizione interna al governo. Giorgia Meloni è realmente all'opposizione; Salvini, come è sua natura da sempre, da una parte deve necessariamente essere in linea col governo di cui fa parte, dall'altra deve però strizzare l'occhio all'ala tutt'altro che irrilevante del suo elettorato che vede in Draghi l'incarnazione del male. Non è cosa facile tenere i piedi in due staffe, sono due staffe impegnative, ma ha dalla sua anni e anni di esperienza in questo senso, anche se questo imponente bagaglio di esperienza non sembra esimerlo dal provare un certo disagio.
Questo è il motivo per cui pubblicamente esibisce atteggiamenti critici, al limite dell'ostilità, verso molti dei provvedimenti adottati dal governo in tema di gestione della pandemia e riforme in programma, mentre invece privatamente, nelle stanze dei palazzi governativi, li avalla. Il caso emblematico è quello del decreto riguardante l'obbligatorietà del green pass, con Salvini che nei comizi e nella sue dichiarazioni ne stigmatizzava l'imposizione mentre al Senato i suoi votavano
a favore dell'obbligatorietà. È un'anima in pena, poveretto, è palese che in questo governo allargato lui ci sta stretto, che soffre di questa situazione. Come potrebbe essere diversamente? E quindi va avanti con questa sorta di farsa politico/umana alla dottor Jeckyll e mister Hyde, con mister Hyde che è dentro al governo e il dottor Jeckyll che ogni tanto va da Draghi, per uno dei loro incontri psicanalitici, a presentargli richieste impossibili che sa già in partenza che il capo del governo non prenderà mai in considerazione. D'altra parte, deve comunque mostrare a quelli che ancora ci credono che qualcosa della vecchia lega di lotta e di governo è rimasto, no?
Draghi, a differenza di Conte, ha dalla sua il fatto che se anche Salvini decidesse di prodursi in una nuova perfomance in stile Papeete, il governo i numeri per andare avanti li avrebbe lo stesso, per cui finge di dargli credito, di concedergli qualcosa, ma poi tira dritto fregandosene bellamente di Salvini e facendo come gli pare. Perché Draghi è ostinato, non lo schiodi dai suoi propositi, il timone in mano ce l'ha lui, e sotto tale luce questa ostinazione potrebbe anche essere cosa buona. Tutto questo, naturalmente, non è sufficiente per rispondere alla domanda iniziale, e cioè se quello di Draghi sia o no un buon governo.
Per quel che mi riguarda, il modo ferro in cui sta gestendo l'evoluzione della pandemia mi pare buono, e credo sia incontestabile che i risultati, almeno per ora, si vedono. Io avrei addirittura preferito che fosse introdotto fin da subito l'obbligo vaccinale, invece dell'imposizione surrettizia creata dal green pass, ma ormai è andata così e amen. Per il resto bisognerà attendere.