domenica 21 marzo 2010

Stuck in the august rain

Mio piccolo e insignificante omaggio a quel genio in Terra che risponde al nome di Ian Anderson (e soci).

Buona domenica.

sabato 20 marzo 2010

Un milione?

Intendiamoci, non è che mi interessa più tanto mettermi a discutere di cifre. Ma forse il famoso milione annunciato da Berlusconi è un tantino esagerato.





(fonti immagini: macchianera.net, Alessandro Gilioli)

La Lega in campagna elettorale

Non so quanti se ne siano accorti, ma in questo periodo di campagna elettorale si è sentito parlare di tutto tranne che di programmi. E' vero, si tratta di elezioni regionali, e molti quindi potrebbero pensare che in fondo non siano così importanti. Naturalmente non è vero, perché lo stato già da alcuni anni ha delegato alle regioni molte competenze legislative (scuola, sanità, ecc...), e quindi non sarebbe così male interessarsi un po' a cosa hanno intenzione di fare i vari candidati che chiedono il voto.

Tra i partiti più attivi, anzi, meglio, tra quelli che fanno più notizia c'è sicuramente la Lega. Ieri la cronaca ci ha offerto un paio di notizie in proposito molto eloquenti. La prima viene da Milano, anche se questa non è strettamente correlata alla campagna elettorale, non direttamente almeno; in pratica il sindaco Letizia Moratti avrebbe chiesto al ministro dell'Interno Maroni di includere il reato di clandestinità tra quelli che autorizzano la Polizia a fare irruzione nelle case senza il bisogno di un mandato. Voi sapete che nelle abitazioni private nessuno può mettere piede se non è autorizzato da un magistrato. Beh, per gli stranieri si può fare un'eccezione. Qualcuno dirà: ma come fanno a sapere prima se all'interno ci sono clandestini o no? Ecco, questa è una bella domanda.

Da Milano ci spostiamo ad Arezzo. Vedete l'immagine sopra? Si tratta di sapone liquido in bustine, ed è distribuito ai cittadini della zona dai militanti della Lega con la raccomandazione di usarlo dopo aver toccato un immigrato. Per sapere cosa ne penso potete dare un'occhiata qui.

venerdì 19 marzo 2010

Non ci volevo credere


E invece è riuscito a dirlo davvero.

Alla fine la riempiranno quella piazza

Hanno cominciato, come abbiamo già visto, con gli sms. Poi sono arrivate le e-mail. Poi le telefonate a casa con tanto di coinvolgimento delle agenzie interinali. Dulcis in fundo la metropolitana gratis.

Insomma, alla fine la riempiranno quella piazza.

Quando i virus si prendevano via e-mail

Il tempo dei virus che infettavano i pc tramite le e-mail con i mitici allegati infetti truffaldini è finito, o se non proprio finito è comunque piuttosto passato di moda. Adesso stanno prendendo piede i virus che infettano i pc tramite i telefonini o i loro accessori. La cronaca ci ha offerto un paio di esempi proprio in questi giorni.

Il primo lo racconta il sempre attento Attivissimo in questo articolo. In pratica sarebbe in circolazione un caricabatterie USB della Energizer con installato al suo interno un software, per Windows e Mac, che, tra le altre funzioni, permette di controllare il livello di carica della batteria del telefonino. Peccato che questo software, nella sua versione per Windows, contenga al suo interno un trojan che una volta installato nel pc raccoglie tutto quello che si digita sulla tastiera.

Il secondo caso, invece, lo racconta Punto Informatico. Questa volta non si tratta di un caricabatterie, ma di alcune migliaia di smartphone, i famosi telefonini "intelligenti" di ultima generazione. Secondo PI ce ne sarebbero in circolazione alcune migliaia, venduti da Vodafone ed equipaggiati con Android, che avrebbero la memory card infetta. Collegando uno di questi al computer si ottiene il medesimo risultato dei caricabatterie della Energizer.

Se non altro, adesso, i famosi "utonti", quelli abituati ad aprire tranquillamente qualsiasi allegato, non potranno essere incolpati di niente.

A che gioco stanno giocando?

Nota: questo post è un po' "tecnico", quindi se non ve la sentite potete saltarlo a piè pari.

Dunque, come forse avrete letto, nel Lazio è stata riammessa, dietro pronuncia del Tar, la lista di Sgarbi, che era stata inizialmente esclusa per irregolarità nelle firme. Sgarbi, a questo punto rivendica il suo diritto, sotto certi aspetti perfettamente legittimo, di fare campagna elettorale per 30 giorni così come tutti gli altri concorrenti alla competizione elettorale, e chiede quindi un rinvio delle elezioni nel Lazio.

Ora, anche in merito a questa istanza c'è naturalmente in ballo un ricorso di cui vedremo tra breve gli esiti. A questo, però, si aggiunge che anche la lista del Pdl nel Lazio attende, dopo ben 7 sentenze sfavorevole pronunciate da organismi diversi, quella definitiva del Consiglio di Stato. In più non va dimenticato che c'è ancora in ballo il famoso decreto interpretativo, riportato in vita dalla Consulta giusto ieri. Quindi abbiamo questi tre elementi: Sgarbi, lista Pdl e decreto interpretativo. Rocco Berardo ha provato a metterli insieme. Ecco cosa ne è venuto fuori:

In queste ore la lista di Sgarbi è stata riammessa alle elezioni regionali del Lazio. Lo stesso Sgarbi ha già annunciato che chiederà che le elezioni vengano rinviate. Ma non è questo il problema, significa solo che la Regione Lazio deciderà se accettare il rinvio o meno delle elezioni: ci sono precedenti in cui viene detto no a questa richiesta. E molto probabilmente così sarà risposto dalla Giunta attuale.

Ma il problema, dicevamo, non è questo. Pare che il Consiglio di Stato nelle prossime ore deciderà in merito all'ultimo ricorso in campo. Quello della riammissione della lista Pdl a causa del decreto "salvaliste". Se la lista del Popolo della libertà verrà riammessa, entrerà di fatto in vigore il decreto legge voluto dal Governo Berlusconi per la riammissione della lista esclusa.

Cosa vuol dire? Vuol dire che a quel punto: o si rinvieranno le elezioni attendendo che diventi legge a tutti gli effetti il decreto del Governo, oppure se si va alle elezioni il 28 e 29 marzo, senza rinvio, questi "capaci di tutto" della maggioranza di Governo potrebbero decidere di non far diventare legge il decreto, e quindi annullerebbero retroattivamente tutte le elezioni svolte con gli effetti del decreto legge.

Insomma il coltello dalla parte del manico - qualora venga riammessa la lista Pdl da parte del Consiglio di Stato - ce l'avrà il Governo che farà, come al solito, come gli pare.

Si può prevedere e per questo governare. Ecco perché Pannella ha chiesto l'annullamento la sanatoria e il rinvio, qualche settimana fa, per tutti. Ecco la differenza di essere Radicali.


(via Rocco Berardo)

Il quartier generale racconta/6

Non c'è granché da segnalare, oggi, per quanto riguarda i due principali house organ di casa. Entrambi, infatti, e non potrebbe essere diversamente, titolano a tutta pagina con la vicenda Frisullo, l'ex vice governatore della Puglia in quota Pd coinvolto in una vicenda di tangenti, appalti, favori ed escort, queste ultime messe gentilmente a disposizione da quel Tarantini che rimpinguava anche l'harem del presidente del Consiglio.



Il Giornale la butta più sull'ironico, volendo sottintendere con quel "C'è chi telefona e chi ruba" l'ipocrisia di chi perderebbe tempo col povero Berlusconi per un paio di telefonate piuttosto che occuparsi di chi invece di telefonare ruba. L'editoriale di prima pagina è come al solito affidato al giornalista-magistrato Alessandro Sallusti, il quale parte subito in quarta con la notizia che tutti si aspettavano: l'inchiesta di Trani è una bufala! Scrive il nostro: "Anche se lentamente, alcuni tasselli stanno tornando al loro posto naturale. La fuga in avanti che la magistratura ha voluto innescare con l’inchiesta di Trani [...] è già arrivata al capolinea. È talmente evidente che modalità e impianto accusatorio non reggevano che persino il Csm ha dovuto innescare una clamorosa retromarcia". Ecco qua: per Sallusti il fatto che il CSM abbia deciso di limitarsi a una risoluzione invece che a un'istruttoria è la prova provata che l'impianto accusatorio non reggeva. Sallusti evidentemente non sa (o fa finta di non sapere) che ciò che fa il CSM non ha alcuna attinenza con gli sviluppi dell'inchiesta. La bontà o meno di questa, infatti, sarà stabilita dalla stessa magistratura, la quale, dopo aver esaminato tutti gli atti e fatto le sue valutazioni (non quelle del CSM), deciderà se archiviare le singole posizioni degli imputati o se procedere. Solo allora si saprà con certezza se l'impianto accusatorio reggeva o meno. Ma come al solito ai lettori del Giornale si può dare a bere qualsiasi cosa.

Sallusti poi sottolinea come il fascicolo del premier sia stato spostato per competenza al tribunale dei ministri, a Roma ("era ovvio", sentenzia lui), cosa che lo fa molto felice (che sia perché il tribunale di Roma ha la fama di "porto delle nebbie"?). "In Puglia, probabilmente, resterà solo l’inchiesta sul direttore del Tg1, Augusto Minzolini, colpevole di aver fatto una telefonata pochi minuti dopo essere stato interrogato come testimone dai pm". Naturalmente non è vero niente. Minzolini è indagato per violazione del segreto istruttorio, per essere cioè andato a spifferare il contenuto, coperto da segreto, del suo interrogatorio, non "per una telefonata", come vuol dare a bere il Giornale. "...Minzolini, dopo esser stato sentito come persona informata sui fatti, chiamò un parlamentare vicino al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per informarlo di tutte le domande che gli erano state fatte nel finale dell'interrogatorio ovvero di quali rapporti ci fossero tra il suo telegiornale, l'Agcom e i vertici della Rai" (fonte).

Poi il prode editorialista devia decisamente, buttandosi a capofitto nella notizia del giorno: l'arresto di Frisullo. E ne approfitta per dare risalto a una dichiarazione del senatore Latorre (Pd), il quale avrebbe sollevato dubbi sulla tempistica (siamo sotto elezioni) con cui la magistratura ha preso di mira Frisullo. E a tal proposito le parole di Sallusti sono come pietre: "Per la prima volta, da quelle parti [a sinistra, ndr], dubitare della magistratura non è un attentato alla Costituzione". No, Sallusti può stare tranquillo, nel caso di Latorre non c'è nessun attentato alla Costituzione; qualche dubbio a tal proposito potrebbe semmai venire da parte di chi un giorno sì e l'altro pure blatera a vanvera di toghe rosse, giudici politicizzati, giustizia a orologeria, magistrati "disturbati mentali" e altre amenità (impossibile elencarle tutte). Quindi da questo lato Sallusti può stare tranquillo: Latorre è a posto. Piuttosto, alla fine viene il sospetto che il Giornale voglia di proposito sviare l'attenzione sul fatto che nessuno del Pdl ha ancora fatto le solite dichiarazioni idiote a cui ci hanno abituati da tempo immemorabile. In fondo anche Frisullo (che si è dimesso già da mesi, ma Sallusti non ci fa caso) è stato arrestato in piena campagna elettorale e nell'imminenza delle elezioni. Come mai non si sono ancora sentiti i vari Capezzone, Bonaiuti, Bondi (naturalmente Berlusconi) e compagnia cantante strillare contro le toghe rosse e gli arresti a orologeria? Ah, beh, che scemo... queste sono le toghe azzurre!

Un sms? No, grazie...

Domandina facile facile: ma lui non è quello che strilla tutti i giorni contro le intercettazioni perché violano la privacy?

Non tutte le ciambelle riescono col... Busi

Visto tutto quello che sta succedendo in Italia in questo ultimo periodo, ammetto che forse c'erano delle cose più importanti di cui parlare invece della fuoriuscita di Aldo Busi (foto) dall'isola dei famosi. Ma siccome la vicenda ha anche a che fare con la Rai, e mi pare sia impregnata di un leggero velo di ipocrisia, un po' mi ha incuriosito. Dunque, voi sapete (se non lo sapete non è grave) che c'è un reality show chiamato appunto l'Isola dei Famosi. In pratica un gruppo di persone, alcuni VIP (quale sia il criterio di questa classificazione è un mistero) e altri no, se ne stanno per un periodo di tempo a cazzeggiare su un'isola tropicale. Quest'anno c'era anche Aldo Busi. Ieri, il noto scrittore, famoso anche per le sue intemperanze verbali e stravaganze televisive, ha deciso di lasciare l'isola.

Il discorso di commiato, però, è stato un po' movimentato e pare che abbia creato qualche grattacapo ai vertici della Rai - come se ultimamente non ne avessero già abbastanza. Tra le varie cose dette, infatti, sembra che abbia rivolto apprezzamenti poco simpatici nei confronti del Papa e della sua presunta omofobia, affermando che "L'omofobo è un omosessuale represso". La bomba è naturalmente esplosa subito: giornali, internet, tv, tutti a urlare allo scandalo e a chiedere interventi a destra e a manca. Ora, a mio parere ci sono da fare un paio di distinzioni. Io non so se l'omofobo sia un omosessuale represso, per il semplice fatto che non sono uno psichiatra e non sono quindi in grado di dirlo. Lo dice Busi? Beh, a me non basta, preferirei un parere più autorevole. Quindi, se effettivamente ha detto queste cose al Papa, diciamo che non ha certo brillato per correttezza, se non altro perché non ha la certezza che le cose stiano realmente così. Ma se il dubbio può esserci sull'eventuale omofobia di Ratzinger, direi invece che ben pochi ce ne sono sulla Chiesa in generale, e l'ultimo esempio l'abbiamo avuto con l'intervista di qualche giorno fa rilasciata da mons. Domenico Bartolucci.

Un atteggiamento alquanto ipocrita, invece, è stato a mio avviso quello della Rai, la quale ha deciso di escludere Busi da tutte le trasmissioni televisive da qui in avanti. E tutto questo in virtù di una presunta violazione da parte dello scrittore di alcune regole e disposizioni contrattuali. Ma la Rai non sapeva chi era Busi? Non era a conoscenza dei suoi "precedenti" in miriadi di trasmissioni televisive? O forse gli ha fatto comodo solo per gli ascolti e i ritorni pubblicitari collegati? E che dire poi di quella clausola del contratto, che Busi ha preteso fosse tolta, che "imponeva di non parlare in modo offensivo di politica e di religione"?

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...