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lunedì 5 maggio 2025

Vette


Sul numero di Telesette che esce domani si vede Lucio Corsi che imbraccia la chitarra e appoggia il piede della gamba destra sulla parte interna del ginocchio sinistro. Non so se la cosa sia voluta o fortuita, ma quella particolare postura è da sempre tratto distintivo di Ian Anderson, il leggendario musicista inglese leader degli altrettanto leggendari Jethro Tull.





Se la cosa è voluta e sta a significare che il buon Lucio Corsi è un estimatore di Ian Anderson, ok. Se la cosa è casuale perché Lucio Corsi manco sa chi sia Ian Anderson, ancora ok. Se la cosa sta invece a significare che Lucio Corsi si sente un po' Ian Anderson, ehm, no, non ci siamo. Bravo Corsi eh, per carità; canzoni belle, orecchiabili e tutto quello che volete, ma Ian Anderson è stato (è ancora) per il progressive rock quello che Beethoven è stato per la musica classica. E temo che a Corsi manchi ancora un pochino per arrivare a quelle vette.

domenica 12 gennaio 2025

Curious Ruminant

"Needle matches spark my fires, dissenting voices from steeple spires, ring out across the woody hills..." 

Tra le cose belle che possono capitare in una giornata c'è la scoperta di un nuovo album dei Jethro Tull, una delle più grandi band di progressive rock mai comparse sul pianeta. Il brano qui di seguito è il primo estratto di questo album ed è favoloso già al primo ascolto. 

L'ho ascoltato e riascoltato più volte. C'è dentro tutto il Ian Anderson che conosciamo: il suo flauto traverso, il suo modo di comporre musica. E poi c'è quella chitarra che tesse la trama di tutto il brano e che a tratti sale in superficie e diventa dirompente assolo. Un assolo che entra dentro e quasi ferisce. Anche il testo è molto bello. Una riflessione sul tempo che passa, sul senso della nostra presenza qui. Nel video a un certo punto compaiono Jung e Freud, e Ian Anderson sa perché ci sono. 

I Jethro Tull di Ian Anderson sono ancora esempi di musica vera, autentica, musica con la M maiuscola in mezzo al nulla di oggi. Il cielo ce li preservi ancora per tanti anni, anche se i Tull l'immortalità l'hanno già raggiunta da tempo.


sabato 4 febbraio 2023

Seal Driver

Ieri ero in giro in macchina e ascoltavo i Jethro Tull. Tra le tantissime canzoni che si potrebbero citare come esempi della geniale creatività di Ian Anderson c'è sicuramente Seal Driver, contenuta in quello scrigno di perle che si chiama The broadsword and the beast, pubblicato nel 1982. Ci sono alcune peculiarità che rendono questo pezzo meritevole di entrare nel novero di quelli più rappresentativi della cifra stilistica della band capitanata da Ian Anderson. 

Una di queste peculiarità riguarda la parte di basso. In questo pezzo, ma in generale in tutto l'album, questo strumento, generalmente relegato a eseguire parti di sottofondo e di mero accompagnamento, viene elevato quasi al rango di strumento solista, come si evince già dall'incipit del pezzo, dove un pregevolissimo riff si adagia su un bellissimo ed evocativo tappeto sonoro realizzato da sintetizzatori. Ma in tutta la canzone il basso è protagonista, e qua e là fa capolino in maniera evidentissima, accostandosi fino quasi a integrare la linea melodica vocale o strumentale di strofe e intermezzi. 

Altra peculiarità del brano è il bellissimo assolo di chitarra elettrica che esplode tra la seconda e l'ultima strofa. Assolo che presenta alcune particolarità degne di nota. La prima è che è suonato in tempo ternario. Mentre il pezzo è fino a lì tutto in tempo binario (presumibilmente un 4/4), Ian Anderson spiazza l'ascoltatore e infila questo assolo su un tre tempi. Geniale e di grande effetto. Qui c'è da segnalare un tocco di grande raffinatezza stilistica che manda in sollucchero chi ascolta: la ripetizione della prima parte dell'assolo fatta una terza sopra. In pratica, terminata la prima parte, l'assolo viene ripetuto sovraincidendo la medesima melodia suonata una terza sopra rispetto alla fondamentale e fondendo insieme le due parti. Da brividi! 

Merita sicuramente una menzione, oltre all'assolo, anche l'intermezzo di sintetizzatori e pianoforte che segue, i quali eseguono una musica evocativa, cupa, che genera quasi suspence e che ricorda le colonne sonore di quei film drammatici e carichi di tensione che fanno sobbalzare gli spettatori sulla sedia. Poi tutto si placa all'improvviso, come una quiete dopo la tempesta. Il tempo torna a essere binario e regolare e parte l'ultima strofa, che sostanzialmente è stilisticamente uguale a quella di apertura. 

Il pezzo si chiude quindi sfumando, riproponendo il riff di basso su tappeto sonoro di sintetizzatori che apre la canzone. Ecco, direi che per capire chi e cosa sono i Jethro Tull, canzoni come questa sono imprescindibili.

 

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...