Il primo aggettivo che mi viene in mente per definire questo libro è monumentale. Non per le oltre ottocento pagine che lo compongono, neppure per la trama complessa e articolata e neanche per la moltitudine di personaggi che navigano in questo fiume di parole e storie, o almeno non solo per questi motivi. Monumentale perché è un viaggio dentro l'uomo, dentro la sua complessità, i suoi sentimenti, le sue caratteristiche, tutte peculiarità che risultano senza filtri, cristalline in un contesto di guerra. La guerra mostra l'uomo per quello che è, nel bene e nel male.
È un romanzo che fa riflettere, a volte incazzare, a volte divertire, a volte sorprendere, a volte anche annoiare (in ottocento e passa pagine qualche eccesso di ridondanza e prolissità e sempre probabile) e in cui ognuno è inevitabile che in qualche sua parte o personaggio si riconosca. Uno dei romanzi più belli letti quest'anno.
