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domenica 3 novembre 2019

Insciallah


Il primo aggettivo che mi viene in mente per definire questo libro è monumentale. Non per le oltre ottocento pagine che lo compongono, neppure per la trama complessa e articolata e neanche per la moltitudine di personaggi che navigano in questo fiume di parole e storie, o almeno non solo per questi motivi. Monumentale perché è un viaggio dentro l'uomo, dentro la sua complessità, i suoi sentimenti, le sue caratteristiche, tutte peculiarità che risultano senza filtri, cristalline in un contesto di guerra. La guerra mostra l'uomo per quello che è, nel bene e nel male.

È un romanzo che fa riflettere, a volte incazzare, a volte divertire, a volte sorprendere, a volte anche annoiare (in ottocento e passa pagine qualche eccesso di ridondanza e prolissità e sempre probabile) e in cui ognuno è inevitabile che in qualche sua parte o personaggio si riconosca. Uno dei romanzi più belli letti quest'anno.

venerdì 1 novembre 2019

Di scritti e di scrittori

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Però che meraviglia, quel mostruoso connubio! Che privilegio fluttuarci, che sublime responsabilità! Te lo dimostrerò con l'aiuto di un argomento che oggi è tema di saggi accademici ed elaborate polemiche, litigi da salotto e best-seller, ma che quasi tutti affrontano scansando il punto che preme. Ecco qua. Apparteniamo a un epoca in cui cinema e tv si sostituiscono alla parola scritta, al racconto scritto, e nel dialogo con il mondo i registi anzi gli attori si sostituiscono agli scrittori. Nessuno infatti, neanch'io, resiste al narcotico richiamo dello schermo, al perpetuo svago offertoci da un sistema di comunicazione che trasforma in pubblico trastullo anche la sacra intimità del sesso e la inviolabile solennità della morte. Soggiogati, ipnotizzati dalla moderna Medusa, passiamo ore a guardare le sue immagini e ascoltare i suoi suoni. Di conseguenza leggiamo assai meno, e molti non leggono più. Ritengono che si possa vivere senza leggere cioè senza la parola scritta, il racconto scritto, gli scrittori. Invece no. No, e non tanto perché lo stesso cinema e la stessa tv non prescindono dalla parola scritta, dal racconto scritto, dagli scrittori, quanto perché lo schermo non permette e non permetterà mai di pensare come si pensa leggendo: le sue immagini e i suoi rumori distraggono troppo, impediscono di concentrarsi. Oppure suggeriscono riflessioni troppo superficiali e passeggere. Inoltre si preoccupa troppo di stupire e divertire, lo schermo, diverte e stupisce con mezzi troppo rudimentali e giocattoleschi: se ne frega delle tue meningi. È superfluo ricordare che per leggere ci vuole un minimo di meningi cioè di intelligenza e cultura. Superfluo sottolineare che qualsiasi idiota o qualsiasi analfabeta con due occhi e due orecchi può guardare le immagini e ascoltare i suoni della moderna Medusa. Ma per vivere, per sopravvivere, è necessario pensare! Per pensare è necessario produrre idee, fornirle. E chi più dello scrittore produce idee? Chi più di lui le fornisce? Lo scrittore è una spugna che assorbe la vita per risputarla sotto forma di idee, è una mucca eternamente incinta che partorisce vitelli sotto forma di idee, è un rabdomante che trova l'acqua in qualunque deserto e la fa zampillare sotto forma di idee: è un mago Merlino, un veggente, un profeta. Perché vede cose che gli altri non vedono, sente cose che gli altri non sentono, immagina e anticipa cose che gli altri non possono né immaginare né anticipare... e non solo le vede, le sente, le immagina, le anticipa: le trasmette. Da vivo e da morto. Cara, nessuna società si è mai evoluta al di fuori degli scrittori. Nessuna rivoluzione buona o cattiva che fosse è mai avvenuta al di fuori degli scrittori. Nel bene e nel male, sono sempre stati gli scrittori a muovere il mondo: cambiarlo. Sicché scrivere è il più utile mestiere che ci sia. Il più esaltante, il più appagante del creato.
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giovedì 31 ottobre 2019

Lady Godiva

Nel romanzo della Fallaci che sto leggendo in questi giorni, a un certo punto fa la sua comparsa una certa Lady Godiva, soprannome che nel libro viene affibbiato a un oggetto che dovrebbe simulare una persona (se qualcuno ha letto il romanzo sa cosa sia questo oggetto). Leggendo di questa Lady Godiva mi è venuto in mente che a Rimini, mi pare nei pressi della stazione ma non sono sicuro, una volta c'era (forse c'è ancora, chissà) un locale chiamato in questo modo. Mi pare fosse un night club e ricordo che sull'insegna luminosa esterna era raffigurata l'immagine stilizzata di una ragazza nuda su un cavallo.

L'aver letto di questa Lady Godiva nel libro, non solo mi ha riportato alla mente il locale di Rimini e relativa insegna, ma mi ha fatto venire la curiosità di sapere chi sia questa Lady Godiva. Una veloce googlata ed ecco risolto il mistero: si tratta di una nobildonna inglese realmente esistita e vissuta a Coventry, nella regione delle midlands occidentali, a cavallo tra il 900 e il 1000. Narra una leggenda che un giorno, per protestare contro l'ennesimo balzello imposto dal marito (il conte di Coventry) alla popolazione, attraversò il paese cavalcando completamente nuda.

Si ignora come abbia preso il marito questa forma di protesta della moglie. C'è questa bella pagina di Wikipedia in cui la storia è raccontata in dettaglio, in caso a qualcuno interessi.

domenica 27 ottobre 2019

Dialoghi

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Adoperava il kalashnikov con la stessa bravura con cui adoperava la scopa, Bilal: senza sprecare munizioni e senza perdere un colpo. Lo esibiva con la stessa fierezza, e pazienza se nelle sue mani quei due oggetti diventavano arnesi sproporzionati. Infatti era poco più d'un nano: misurava appena un metro e quaranta di altezza. Era anche assai magro, così magro che a guardarlo ti chiedevi se pesasse più di trenta chili, e assai povero. Così povero che per vestirsi aveva solo un paio di scarpe con la suola rotta, un paio di pantalonacci, quella giacca a toppe. E per consolarsi aveva solo Zeinab: la moglie molto alta, molto grassa, molto incinta, cui aveva intimato uskut-silenzio. Però era assai intelligente. Sapeva leggere, scrivere, imparava le lingue con gran facilità, e dal basso del suo metro e quaranta vedeva più cose della gente alta. 
Charlie lo aveva incontrato per caso, in una strada della città vecchia. Guarda con quale cura quel ragazzo spazza il marciapiede, aveva pensato, poi si era avvicinato e si era accorto che non era un ragazzo: era un uomo, l'epìtome di ciò che egli chiamava l'eterno servo della gleba, l'eterno popolo bue che per un filo di fieno ara la terra degli altri. Subito ci aveva fatto amicizia, e Bilal aveva detto: "Capitàn, a quarant'anni io non conosco che la mia scopa e il mio kalashnikov. Con la scopa mantengo otto figli, una moglie che aspetta il nono è un padre infermo. Col Kalashnikov difendo il mio quartiere e Allah. Capitàn, io non riesco ad esprimermi con belle parole, però posso dirti che da questa parte della città i cristiani non ce li voglio. Non ci voglio nemmeno voi stranieri che a Beirut ci siete venuti per prendere e non per dare. Me l'ha spiegato il mullah. Sicché se il mullah mi chiede di ammazzarvi, io vi ammazzo". Minaccia alla quale Charlie aveva reagito con questo discorso: "Il mullah ti ha raccontato una bugia, Bilal, non bisogna prendere per verità sacrosante le bugie che si raccontano dai minareti e nelle moschee. Stavolta siamo venuti a dare, non a prendere, e i tuoi nemici non siamo noi. Non lo sono neppure i cristiani in quanto cristiani: tra i cristiani puoi trovare un mucchio di Bilal, e un cristiano povero ti capirebbe meglio da un mussulmano ricco. I tuoi nemici sono i ricchi e i preti, Bilal. I ricchi che sfruttandoti approfittano della tua miseria e i preti che raccontandoti le bugie approfittano della tua ignoranza. Vi sono due tipi di denutrizione, Bilal: quella del corpo cioè quella che viene a non mangiare, e quella dell'anima cioè quella che viene a non sapere. E siccome entrambe impediscono di crescere, oltre a mangiare bisogna sapere. Hai mai letto un libro, Bilal?"
"No, capitàn. I libri costano cari. Più cari delle bistecche" aveva risposto Bilal. "Però ora comprendo perché ho fame anche quando mangio! Non è fame di mangiare, la mia, è fame di sapere le cose! Mi piacerebbe tanto sapere le cose: scoprire perché il mondo gira, perché a volte gira a diritto e a volte gira a rovescio, perché c'è chi ha cinque o sei giacche e chi ne ha una sola! Giura che mi porterai un libro, capitàn!" 
Charlie aveva giurato. Ma poi c'era stata la duplice strage, e del resto che libro si porta a un uomo che non ha mai letto un libro?
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venerdì 25 ottobre 2019

Insciallah

Ho cominciato a leggere Insciallah, di Oriana Fallaci. Si tratta di un corposo romanzo, circa 850 pagine, pubblicato la prima volta nel 1990 e ambientato durante la guerra civile in Libano nella prima metà degli anni Ottanta.

Perché leggere un libro della Fallaci, la scrittrice preferita di Salvini (così dice lui)? Perché quando si tratta di libri non sono prevenuto verso nessuno, neppure verso Badget Bozzo. Lo leggerò, se avrà scritto corbellerie lo evidenzierò, se il libro non mi piacerà lo abbandonerò, se alla fine mi sarà piaciuto ne sarò contento, ma sono curioso. 

Rino Gaetano cantava, in un suo celeberrimo pezzo: "Mio fratello è figlio unico perché non ha mai criticato un film senza prima vederlo." Ecco, lo spirito con cui mi accingo a leggere la Fallaci è questo qui.

Bollo e balle

Sono anziano e, come anziano, ho una certa fissa per vecchi arnesi come la semantica. Nel post con cui Gioggia annuncia la sospensione del b...