domenica 30 aprile 2023

Punti di vista differenti

Mi piacciono i punti di vista differenti da quelli in cui siamo immersi fin da quando siamo nati, gli sguardi oltre, le altre visioni. 

La nostra civiltà occidentale ha due radici, la tradizione giudaico-cristiana e la tradizione greca (oltre metà delle parole che sono nei nostri dizionari derivano dal greco), e queste due culture hanno visioni antitetiche sul senso della vita, sulla vita stessa, sulla natura, sull'anima, sulla morte, su Dio. A meno che non si sia studiata un po' di filosofia al classico, noi conosciamo solo il punto di vista della tradizione cristiana (qui intendo il cristianesimo come inconscio collettivo, cultura, non religione), ma in genere conosciamo poco relativamente alla visione dell'altra metà delle nostre radici. E invece è affascinante conoscere anche l'altra metà e uscire un po' dal nostro guscio. Anche perché più si conoscono le altre visioni del mondo e più, di riflesso, si conosce quella a cui apparteniamo. 

Una delle più belle lezioni di Umberto Galimberti (qui).

L'umanità da buttare via

La vicenda della bambina morta trovata in un raccoglitore della Caritas a Milano mi ha fatto venire in mente quanto diceva Günther Anders già a metà del secolo scorso: "Una umanità che tratta il mondo come un mondo da buttare via arriverà a trattare l'umanità come una umanità da buttare via". Non è un giudizio su quanto è successo, intendiamoci - solo quella madre conosce i conflitti interiori e il livello di disperazione che l'hanno condotta a questo gesto -, è solo l'amara constatazione di come quella previsione si è, per i più svariati motivi, avverata.

Ci sarebbe il bene senza il male?


"Che cosa farebbe il tuo bene, se non esistesse il male?" Questa frase mi sta facendo pensare e mi sollecita un interrogativo: il bene esiste come contrapposizione al male oppure esiste come entità a sé stante? In altre parole, il bene esisterebbe anche se il male non ci fosse? (Mi viene da fare il paragone con la salute, di cui generalmente ci sovviene l'esistenza quando la perdiamo, ma è un paragone azzardato e probabilmente improprio.)

Ho terminato Il Maestro e Margherita, di Michail Bulgakov, un romanzo definito da molti critici come uno dei più importanti non solo della letteratura russa ma mondiale. 

Io l'ho trovato ambivalente, nel senso che a livello narrativo a tratti mi è sembrato pesante e abbastanza noioso, pur con guizzi interessantissimi di ironia, fantasia, satira sociale, visionarietà. È invece interessantissimo sotto il profilo filosofico, diciamo così, nel senso che abbracciando tematiche che hanno a che fare con la metafisica, l'etica, i conflitti tra ragione e fede, stimola riflessioni e pensieri che, a volte, non dico mandino in crisi, ma impegnano non poco.

In definitiva, dal mio punto di vista è comunque un libro che merita di essere letto.

venerdì 28 aprile 2023

Analogie letterarie


Mi viene il dubbio che la Rowling abbia scopiazz... ehm, cioè, volevo dire: mi viene il dubbio che la Rowling si sia ispirata a Bulgakov :-)

(Sto leggendo Il Maestro e Margherita.)

lunedì 24 aprile 2023

L'ombelico del (nostro) mondo

Non c'è niente da fare, le persone che hanno una competenza, in qualsiasi campo, mi affascinano. Che si tratti di uno storico, di un letterato, di un filosofo, di un teologo, di un musicista, di un fisico, di un matematico, di uno scienziato non importa, questo è. Stavo per aggiungere anche un appartenente alla categoria dei politici, ma di politici competenti e colti non mi pare ne abbiamo, o almeno a me non sovviene alcun nome, per lo meno tra quelli pubblici più noti, quindi lasciamo stare.

Pensavo queste cose mentre ascoltavo questa bellissima lezione di Dario Fabbri tenuta ieri al Festival della scienza e della filosofia, a Foligno, in cui il noto analista geopolitico smonta in un'ora alcuni dei pregiudizi più diffusi e radicati che ci portiamo dietro noi occidentali. Tra questi, il più duro da estirpare è la convinzione che il nostro piccolo Occidente sia il centro del mondo, sia il posto migliore e tutto ciò che sta fuori aneli a diventare come noi. 

In realtà siamo una piccola porzione di pianeta, circa 600 milioni di persone su quasi otto miliardi, ma tendiamo a guardare tutti gli altri, che sono la stragrande maggioranza, con le nostre "lenti occidentalistiche", e questo ci impedisce di capire come è fatto il resto del mondo, di immedesimarci in esso.

Nella lezione Fabbri spiega questi concetti sviluppando tre punti. Il primo riguarda l'idea che tutto ciò che esiste fuori dal nostro piccolo guscio aneli a diventare come noi, che esista cioè una specie di meccanismo dinamico per cui tutti gli esseri umani tendono a vivere come noi e aspirano a diventare come noi. Il secondo punto riguarda una presunta universalità secondo la quale noi occidentali siamo autorizzati, non si sa in virtù di quale mandato, a parlare a nome di tutto il resto del mondo e ciò che pensa l'Occidente dovrebbe riguardare tutti. Il terzo punto riguarda i giovani e l'idea (sbagliata) che noi occidentali abbiamo di essi. Noi non c'entriamo granché, dal momento che i giovani da noi sono pochi e sono numericamente inferiori alla componente anziana della società, ma ci sono paesi e culture dove i giovani sono la maggioranza e costituiscono una massa critica reale, e qui è possibile vedere come sono realmente, cioè molto diversi da come immaginiamo che siano.

Se avete un'oretta e vi va di mettere sulla graticola alcune delle idee incancrenite che molti di noi si portano dietro, direi che questa lezione è il modo migliore.


giovedì 20 aprile 2023

Possiamo salvare il mondo prima di cena


Sono convinto che libri come questo siano inutili perché l'emergenza climatica non è percepita come una emergenza, non è ancora diventata psiche collettiva. Anche se gli scienziati si sforzano in ogni modo da anni di sollevare questo problema; anche se ci descrivono con accurate proiezioni il mondo problematico, difficile, costoso in cui dovranno vivere i nostri figli e i figli dei nostri figli a causa nostra, non riusciamo a interiorizzare questa cosa.

E uno dei motivi è che non ci crediamo. Razionalmente siamo pure disposti ad ammettere che la situazione è grave, che i dati del disastro elaborati dagli scienziati sono esatti e preoccupanti, ma sotto sotto non ci crediamo. 

Questa tesi è supportata dall'autore del libro tramite l'utilizzo di un piccolo aneddoto.

Nel 1942 un partigiano polacco di 28 anni, Jan Karski, partì dalla Polonia occupata dai nazisti e si avventurò in una missione che lo portò prima a Londra, poi in America per informare i leader mondiali delle atrocità che i tedeschi stavano commettendo. Dopo alterne vicissitudini, il giovane Karski arrivò a Washington nel giugno del 1943. Qui incontrò il giudice della Corte suprema Felix Frankfurter, egli stesso ebreo e uno dei massimi giuristi della storia americana. Dopo aver ascoltato da Jan Karski il racconto dello sgombero del ghetto di Varsavia e degli stermini nei campi di concentramento, il giudice, dopo averci pensato su, gli rispose: "Mister Karski, un uomo come me parlando con un uomo come lei ha l'obbligo della totale franchezza. Quindi devo dirle che non posso proprio credere a quello che mi ha detto." Quando l'uomo che accompagnava Karski supplicò Frankfurter di dare credito al racconto che gli era stato fatto, il giudice rispose: "Non ho detto che questo giovanotto sta mentendo, ho detto che non sono in grado di credergli. La mia mente, il mio cuore, sono fatti in un modo che non mi permette di accettarlo."

Il giudice, quindi, non metteva in dubbio la veridicità della storia di Karski. Non contestava il fatto che i tedeschi stessero sistematicamente sterminando gli ebrei in Europa. Ammise invece non solo la propria incapacità di credere alla verità, ma anche la propria consapevolezza di quella incapacità, in definitiva lo stesso atteggiamento che adottiamo noi, o almeno gran parte di noi, di fronte al dramma del riscaldamento globale. 
 
Il libro è interessantissimo, esaustivo, completo di dati e fonti; se siete interessati a queste tematiche vi consiglio caldamente di leggerlo. Poi magari non crederete a quanto raccontato, esattamente come il giudice Frankfurter non credette al racconto di Karski, ma almeno vi sarete fatti un'idea di come stanno le cose.

Lascio qui di seguito alcune schermate prese dalle pagine del libro.


mercoledì 19 aprile 2023

Sostituzione etnica

La teoria della sostituzione etnica è una supercazzola, molto usata dall'estrema destra internazionale, che per fondatezza fa il paio con teorie complottarde tipo quella dell'undici settembre, le scie chimiche ecc. Che un ministro dia credito a questa cosa la dice lunga sul ministro, ma anche sul paese che che l'ha eletto ministro, purtroppo. 

A me viene sempre il dubbio che questa lunga serie di stupidaggini, che giornalmente ci vengono propalate, sia buttata là come arma di distrazione di massa, fumo negli occhi per cercare di nascondere l'inettitudine su ogni fronte di questo governo. Impressione mia, eh.

martedì 18 aprile 2023

Autoanalizzarsi (coi libri)

Si può fare una autoanalisi coi libri? Sì, si può fare rileggendo dopo anni un libro che ci è piaciuto. Anche più volte. Perché il libro è lo stesso ma noi siamo cambiati, e l'atto di rileggerlo ci mostra come siamo cambiati nel tempo. 

Mi è capitato rare volte di ascoltare una dichiarazione d'amore per i libri e la lettura più emozionante di questa. Lui è il grande Piero Dorfles.


lunedì 17 aprile 2023

La prima non è stata Rosa Parks


Questa cosa mi ha sorpreso. Ero convinto che la prima donna di colore a rifiutarsi di cedere il proprio posto sull'autobus a un bianco fosse Rosa Parks. Ho controllato per verificare ed effettivamente non fu lei la prima. Questa è la pagina Wikipedia di Claudette Colvin dove si dice che la prima fu lei, anche se poi passò alla storia Rosa Parks per i motivi spiegati dall'autore.

E niente, si impara sempre qualcosa.

(Johnathan Safran Foer - Possiamo salvare il mondo, prima di cena)

Immagini da Ceuta

Alcune immagini da Ceuta. Due soldati spagnoli consolano un ragazzino marocchino che è riuscito a raggiungere la spiaggia e un militare dell...