venerdì 31 dicembre 2021

Libri 2021

Come faccio alla fine di ogni dicembre, lascio qui di seguito l'elenco dei libri letti durante l'anno che sta per chiudersi, in caso qualcuno dei miei 32 lettori ne abbia letto qualcuno. A molti, quelli che mi sono piaciuti di più, ho naturalmente dedicato dei post. Scorrendo l'elenco mi accorgo, contrariamente al solito, di essere stato carente nella lettura dei classici e di avere privilegiato narrativa più o meno contemporanea e saggistica, sia storica che scientifica. Magari mi rifarò nell'anno che sta per iniziare. Una menzione particolare la dedico agli otto libri che compongono la saga fantasy La torre nera, di Stephen King (sono i titoli contrassegnati con *), un'opera letteraria monumentale della quale nel corso degli anni avevo sempre rimandato la lettura. Grazie, Big Steve: come sempre ne è valsa la pena.

Approfitto, visto che oggi è il 31, per fare gli auguri di buon anno a chi passerà di qui. Visti gli ultimi due, credo sia difficile che il 2022 possa essere peggiore. Vedremo.

1) Lo Zahir - P. Coelho 

2) 60 racconti - D. Buzzati

3) Euro 13,89 - F. Beigbeder

4) A ciascuno il suo - L. Sciascia

5) Nemesi - P. Roth

6) La scomparsa del pensiero - E. Bencivenga

7) Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto - U. Galimberti

8) La versione di Fenoglio - G. Carofiglio

9) L'ombra del vento - C. R. Zafón

10) Cosa hanno mai fatto gli ebrei? - R. Finzi

11) Oceano mare - A. Baricco

12) Menzogna e sortilegio - E. Morante 

13) Perché i libri allungano la vita - U. Eco

14) 22.11.63 - S. King

15) Homo incertus - V. Andreoli

16) Libertà - J. Franzen

17) Homo Deus. Breve storia del futuro - Y. N. Harari 

18) L'ultimo cavaliere* - S. King

19) Dieci piccoli indiani - A. Christie 

20) La chiamata dei tre* - S. King

21) Terre desolate* - S. King

22) La sfera del buio* - S. King

23) Later - S. King

24) Il cavaliere e la morte - L. Sciascia

25) L'era della suscettibilità - G. Soncini

26) Le confessioni - Agostino d'Ippona
 
27) I lupi del Calla* - S. King
 
28) Tempo. Il sogno di uccidere Chrónos - G. Tonelli

29) Donne, madonne, mercanti e cavalieri - A. Barbero

30) La canzone di Susannah* - S. King

31) Il dolce domani - B. Yoshimoto

32) Africa, una storia da scoprire. Culture e civiltà nel continente dimenticato - J. Roig

33) La torre nera* - S. King

34) Il cristianesimo antico, da Gesù a Costantino - P. Mattei

35) L'eredità dell'abate nero - M. Simoni

36) La disciplina di Penelope - G. Carofiglio

37) Benedette guerre - A. Barbero

38) Riti di morte - A. Giménez-Bartlett

39) Le avventure della libertà - G. Giorello

40) Il patto dell'abate nero - M. Simoni

41) Guns - S. King

42) Vecchie conoscenze - A. Manzini

43) Stati di negazione. La rimozione del dolore nella società contemporanea - S. Cohen

44) Via dalla pazza folla - T. Hardy

45) Le parole del Papa - A. Barbero

46) Prima la musica, poi le parole - R. Muti

47) Il bordo vertiginoso delle cose - G. Caro figlio

48) L'enigma dell'abate nero - M. Simoni

49) Numero zero - U. Eco

50) La loggia P2 - D. Fiorentino

51) Ti prendo e ti porto via - N. Ammaniti

52) Il grande terrore. Gli anni in cui lo stalinismo sterminò milioni di persone - R. Conquest

53) La fuga di Enea - A. Scurati

54) La rabbia e l'orgoglio - O. Fallaci

55) L'uomo che guarda - A. Moravia

56) Lo sbaglio - A. Samarakis

57) Nati per credere - V. Girotto / T. Pievani / G. Vallortigara

58) L'obsoleto. Don Milani dopo don Milani - P. Perticari

59) Ma gli androidi sognano pecore elettriche? - P. K. Dick

60) Le voci della sera - N. Ginzburg

61) Darwin e il viaggio all'origine delle specie - L. Mori

62) Il tempo del diavolo - G. Cooper

63) Il libro delle emozioni - U. Galimberti

64) Sottomissione - M. Houellebecq

65) Dracula - B. Stoker

66) Tre cene - F. Guccini

67) I tempi nuovi - A. Robecchi

68) L'arminuta - D. Di Pierantonio

69) Il tribunale della storia - P. Mieli

70) L'assassinio del commendatore - H. Murakami

71) Popper - R. Maiocchi

72) Il lungo addio - R. Chandler

73) In un volo di storni - G. Parisi

74) Manifesto del libero pensiero - P. Mastrocola, L. Ricolfi

75) Marx - J. M. Aragués

76) Il sole dei morenti - Jean-Claude Izzo

77) La morte di Pasolini - D. Serafino

78) Il giorno prima della felicità - E. De luca

79) La conquista della felicità - B. Russell

80) Niente di vero tranne gli occhi - G. Faletti

81) Serendipità - T. Pievani

Serendipità

 


Cosa si intende con serendipità? In campo scientifico, anche se da tempo questo sostantivo abbraccia altri ambiti, si intende la capacità, o la fortuna, di fare scoperte inattese e impreviste mentre si sta cercando altro. Il termine fu coniato dallo scrittore inglese Horace Walpole, e deriva da una antica fiaba persiana chiamata The three princes of Serendip. Serendippo era l'antico nome dell'isola di Ceylon, l'attuale Sri Lanka, luogo da cui, secondo la leggenda, tre prìncipi partirono alla scoperta del mondo.

Questo bellissimo libro di Telmo Pievani, la mia ultima lettura di quest'anno, racconta in dettaglio l'infinito numero di episodi in cui la serendipità è andata a stretto braccetto con le scoperte scientifiche. Anzi, quasi tutta la storia delle grandi scoperte scientifiche e delle leggi di natura sono ammantate di serendipità, nel senso che per la maggior parte si tratta di scoperte fatte per caso o fortuitamente mentre magari si stava cercando tutt'altro. 

L'elenco è sterminato: dalla penicillina ai raggi x, dalla scoperta dell'America al forno a microonde, dagli anestetici in chirurgia alla radioattività, dalla dinamite alla celluloide alla radiazione di fondo dell'universo passando per la vulcanizzazione della gomma, scoperta per caso da Charles Goodyear e grazie alla quale abbiamo gli pneumatici per le auto, e poi ancora l'uranite di Becquerel, la scoperta casuale del dagherrotipo e via di questo passo, in una lista che è praticamente infinita.

Il ramo della scienza che più degli altri è collegato al concetto di serendipità è però quello della medicina. La stragrande maggioranza dei rimedi farmacologici e delle terapie che oggi consentono di curare gran parte delle patologie che ci affliggono sono stati scoperti per caso, mentre magari si stava cercando tutt'altro, oppure non si stava cercando niente di particolare ma si faceva ricerca pura, non finalizzata. Oppure grazie a eventi esterni totalmente estranei all'ambito scientifico. 

Così è stato per la nascita della chemioterapia, ad esempio. Il 2 dicembre del 1943 i tedeschi sferrarono un attacco aereo a sorpresa alle navi alleate ormeggiate nel porto di Bari. Fu colpita, tra le altre, la nave da carico americana John Harvey, la quale stipava duemila bombe all'iprite, noto anche come gas mostarda. Si sprigionò una nube tossica che uccise circa mille persone. Nei giorni successivi, dall'amministrazione americana fu inviato a indagare sul disastro un medico del New Jersey, tale Stewart Alexander, il quale era all'oscuro della presenza dell'iprite sulla nave colpita (il gas mostarda era classificato come fuori legge dalle convenzioni internazionali). Esaminando alcune delle persone decedute, Alexander scoprì che esse erano tutte colpite da leucopenia, ossia grave carenza di globuli bianchi nel sangue. Quando venne a sapere (anche se l'aveva sospettato fin da subito) che l'eliminazione dei globuli bianchi era stata causata appunto dall'iprite, intuì le potenzialità insite in un composto che aveva la capacità di eliminare selettivamente solo alcuni tipi di cellule. Le prime applicazioni di questa casuale e fortuita scoperta riguardarono la cura della leucemia, un tipo di tumore del sangue in cui i globuli bianchi si replicano in maniera incontrollata. Era nata la chemioterapia.

Per venire a tempi più recenti, un interessante esempio di serendipità è dato dalla scoperta del Viagra. Negli anni Novanta Pfizer lavorava a un farmaco per problemi di cuore, il Viagra appunto, che però nei primi test clinici si rivelò deludente, con scarsi effetti. I ricercatori, delusi, abbandonarono la ricerca e chiesero ai pazienti coinvolti nella sperimentazione di restituire le pillole inutilizzate. Furono parecchio sorpresi quando notarono che i pazienti erano molto riluttanti nella restituzione. Poi capirono il perché: il Viagra apportava un altro beneficio, serendipicamente inatteso.

Venendo invece ai giorni nostri, l'ultimo esempio di serendipità riguarda il famigerato covid. La tecnologia su cui si basano i vaccini di nuova concezione a RNA messaggero non è stata inventata nel 2020, come magari molti possono pensare, ma era già nota dagli Ottanta del secolo scorso, solo che era poco utilizzata e indirizzata più che altro allo studio, in campo oncologico, di vaccini in grado di stimolare il sistema immunitario contro il cancro. Agli inizi del 2020, nel pieno della forsennata ricerca a livello globale di un vaccino contro il covid, qualcuno ebbe un'intuizione: perché non provare a utilizzare la tecnologia a RNA messaggero che si stava testando, con scarsi risultati, in campo oncologico? Bingo! Oggi, grazie a quella serendipica intuizione, abbiamo i vaccini contro il covid.  

L'evoluzione della medicina è ricchissima di storie serendipitose come queste e l'elenco che si potrebbe fare è pressoché infinito - Pievani nel libro ne elenca tantissime, e alcune sono talmente incredibili da sembrare opere fantasy. Questo, naturalmente, non significa, come si premura di rimarcare Pievani, che gli scienziati siano persone semplicemente fortunate. Certo, occorre anche la fortuna, ma "la serendipità nasce da un intreccio di astuzia e curiosità, sagacia, immaginazione e accidenti colti al volo." Insomma, come per la fortuna, anche la serendipità va in qualche modo aiutata.

mercoledì 29 dicembre 2021

Terza dose

Sono tornato a casa adesso dopo aver fatto la terza dose di vaccino in un hub di Rimini, quello sulla via Consolare. Appena arrivato, mi ha colpito la lunghissima fila di macchine di quelli in attesa di tampone. Dentro ogni macchina, persone che cercavano di ingannare il tempo consultando i propri smartphone, oppure ascoltando la radio, oppure, arresi al tedio e alla noia, appoggiando il capo al poggiatesta, come soldati in battaglia che gettano le armi e alzano bandiera bianca. Tutto questo mentre la fila avanzava a una velocità che se fosse stata equivalente al passo d'uomo si sarebbe potuta definire elevata. 

Ho pensato che una buona rappresentazione del concetto di tortura potrebbe essere appunto il trovarsi imprigionati in un'automobile senza potersi muovere, nel freddo di fine dicembre, coi vetri appannati e la macchina davanti che fa respirare a quella dietro i suoi fumi di scarico, in attesa che arrivi qualcuno con un abbigliamento tipo palombaro pronto a infilare un arnese nelle vie aeree superiori. Ho immaginato che il fiume umano in attesa di farsi tamponare non fosse composto esclusivamente da persone refrattarie ideologicamente ai vaccini ma anche da persone che per qualsiasi motivo non si possono vaccinare, ma mi chiedevo, riguardo ai primi: possibile che si preferisca sottoporsi ogni due giorni a questa tortura quando vaccinandosi una volta sola si risolverebbe il problema? 

Anche per vaccinarsi c'era un po' di ressa, ma niente di eccessivamente difficoltoso. Ho parcheggiato la macchina, sono entrato e nell'arco di mezzoretta ho fatto tutto e sono uscito. Mentre ero in attesa guardavo il personale sanitario presente nella struttura: gli addetti che accoglievano le persone e davano informazioni sui percorsi, quelli dell'accettazione, gli infermieri, i medici: in tutto, svariate decine di persone, e pensavo a queste svariate decine di persone moltiplicate per tutti gli hub vaccinali d'Italia. In pratica, l'equivalente di un esercito, messo in campo per tentare di averla vinta su un nemico con cui giochiamo ad armi impari, come credo sia ormai chiaro. Sia perché si tratta di un nemico che combatte con armi più efficaci, veloci e subdole delle nostre, sia perché - va detto - gli stiamo offrendo, inconsciamente o meno, un certo numero di agevolazioni. Da un lato lo combattiamo, dall'altro gli forniamo chance, la tipica ambivalenza di noi umani.

martedì 28 dicembre 2021

Fusaro e le percentuali

L'aspetto più curioso dell'autogol di Diego Fusaro, noto filosofo sovranista, non è tanto l'autogol in sé, con cui ha involontariamente dimostrato l'opposto di ciò che voleva dimostrare, ma è curioso il fatto che un filosofo possa essere anche sovranista. Per definizione, i filosofi sono infatti persone pensanti, abituate a problematizzare le idee, che sono generalmente dotate di un intelletto vivace, di una maturità critica e di una certa conoscenza di come funziona il mondo. E quindi mi chiedo, alla luce di tutto questo, cosa c'entri un filosofo col sovranismo.

Riforma fiscale

Leggevo stamattina qualcosa sulla recente riforma fiscale appena varata dal governo, in particolare sulla modifica delle aliquote Irpef, che prevedono ora quattro scaglioni invece di cinque. In generale, sono previsti sgravi fiscali un po' per tutti, ma distribuiti in modo abbastanza disomogeneo. Non può non saltare all'occhio, ad esempio, che i maggiori benefici in termini di risparmi li avranno i redditi medio-alti, come si vede chiaramente dalla tabella qui sotto, pubblicata stamattina da La Stampa.


Ignoro i motivi per cui si sia deciso di avvantaggiare economicamente chi è già più che avvantaggiato (a chi sta nella fascia di reddito tra i 42.000 e i 54.000 euro, tipo ad esempio un dirigente, viene riconosciuto un risparmio doppio rispetto a un operaio), ricordo però che l'idea di abbassare le tasse ai ricchi è un vecchio mantra della destra che affonda le sue radici nelle amministrazioni Reagan degli anni Ottanta. 

L'idea era che la diminuzione delle tasse ai più facoltosi rappresentasse un formidabile stimolo per l'economia. Poi, col tempo, si è visto che questo sballato sistema tassativo non dava nessuna spinta all'economia e serviva solo ad aumentare le forbice delle diseguaglianze, come del resto ha messo da tempo nero su bianco ogni studio economico

Dal momento che viviamo in un paese dove già questa forbice è ampia, e due anni di pandemia hanno contribuito ad allargarla ancora di più, si sperava che l'intervento fiscale del governo andasse nella direzione di una sua riduzione. Si sperava, ma in fondo non ci si credeva più di tanto.

lunedì 27 dicembre 2021

L'inverno demografico

Ci sta che papa Bergoglio veda come una tragedia il calo demografico che sta portando al declino questa parte di mondo. Dal punto di vista dottrinale i reiterati appelli alle famiglie a prolificare come conigli è infatti perfettamente in linea con gli insegnamenti dottrinali, dal momento che nella Bibbia Dio benedice Noè e i suoi figli e dice loro: "Andate, moltiplicatevi e riempite la terra."

Il problema è che la Terra è già fin troppo piena e la raccomandazione data da Dio è stata già da tempo esaurientemente soddisfatta. Qualche numero per dare un po' l'idea. Quando Colombo arrivò nelle Americhe la popolazione umana mondiale contava circa 500 milioni di individui. Nel 1800 il primo raddoppio: un miliardo di individui. I due miliardi si sono raggiunti agli inizi del Novecento. Tre miliardi nel 1960 e quattro miliardi nei primi anni Settanta del secolo scorso. Con questo trend, nel 2025 saremo otto miliardi e nel 2080 dieci miliardi. 

Alla luce di questi numeri, che vedono oggi un pianeta talmente pieno di esseri umani da essere vicino al collasso (molti studiosi ipotizzano che la sovrappopolazione potrebbe paradossalmente essere una delle cause della nostra estinzione), io questo "inverno demografico" di cui parla il papa non lo vedo.

Sì, certo, esiste a livello locale nel senso che nel ricco e opulento Occidente non si fanno più figli, ma nel molto più grande resto del mondo la tendenza è esattamente opposta, e la crescita esponenziale degli ultimi due secoli sta lì a dimostrarlo. Cioè, va bene predicare la natalità in ossequio agli insegnamenti dottrinali, ma forse occorrerebbe avere una visione più larga, più "ecumenica", se vogliamo, che tenga conto di come vanno le cose a livello globale, non solo locale.  

E poi, boh, non so, questi reiterati e incessanti appelli dei cattolici a fare figli mi danno l'idea del materialismo più bieco, che mi pare strida non poco con la spiritualità di cui amano sempre parlare.

Guerre senza tregua

C'è una storiella, situata a metà tra fatto storico e leggenda (bisognerebbe chiedere a Barbero un parere), secondo la quale la notte di Natale del 1914 i soldati tedeschi al fronte in Belgio intonarono un canto a cui si unirono i soldati inglesi, dopodiché entrambe le fazioni in lotta uscirono dalle rispettive trincee e "festeggiarono" - ammesso che nel contesto di una guerra di trincea tale verbo abbia un senso - insieme il Natale. Fu la cosiddetta "Tregua di Natale", e si racconta che dopo quella notte i soldati non riuscirono più a combattere gli uni contro gli altri.

Mi è venuto in mente questo episodio mentre leggevo le cronache relative alla strage dei migranti di Natale, un Natale che per loro è stato, come triste consuetudine, una "guerra" all'insegna dei naufragi, dei morti, dei dispersi, dei salvataggi in extremis, sulle rotte del Mediterraneo centrale tra Libia e Tunisia da una parte e Malta e Italia dall'altra. Una guerra che va avanti da quasi tre decenni e che, a differenza di quella tra tedeschi e inglesi nel 1914, non prevede tregue. Ma anche la rotta turca nel mar Egeo è una guerra senza tregua che chiede continuamente il suo tributo di vite, nella sostanziale indifferenza generale.

Non voglio scrivere un post di stucchevole e sbrodolante retorica e moralismo, cose che detesto, mi limito solo a pensare al nostro fortino chiamato Europa, al nostro decadente Occidente che è una piccola porzione di Asia, fortino di relativo, e comunque diseguale, benessere assediato da una vasta porzione di mondo disperato che cerca di venire qua col miraggio di poter godere di una piccola parte di questo benessere, che oltretutto ci siamo per gran parte costruiti e continuiamo a mantenere sulla "pelle" di chi oggi viene a bussare alle nostre porte.

Pensavo al modo, per certi versi affascinante, in cui è strutturata la nostra psiche, la quale è estremamente sensibile a ciò che accade nelle sue immediate vicinanze fino a diventare, progressivamente, sempre più indifferente mano a mano che gli accadimenti si allontanano, così che ci disperiamo se muore un nostro congiunto e ci limitiamo a un superficiale dispiacere misto a malcelato fastidio se ogni giorno muoiono in mare decine di persone o, per restare qui in Italia, se ogni giorno muoiono più di cento persone di covid. 

È naturale che sia così. L'indifferenza nei confronti del troppo grande e verso accadimenti nei confronti dei quali non abbiamo alcun potere di intervento è un atteggiamento che è strutturato nella nostra psiche da quando abbiamo messo piede sulla terra, e che, a causa appunto di questa impotenza, risulta difficoltosissimo rimuovere. Un atteggiamento che dovrebbe essere attenuato e smussato dalla cultura, dalla conoscenza, ma è noto che a cultura siamo da tempo entrati in una specie di baratro del quale non si vede l'uscita.

È una questione di priorità, si potrebbe dire. Se perdessi il lavoro o la salute e non sapessi dove sbattere la testa, è naturale che la mia disperazione mi farebbe istintivamente dire "Chi se ne frega?" nei confronti di chi muore in mare. Perché la mia condizione è più importante di quella di un altro; prima io, poi, eventualmente, se ci sono le condizioni, gli altri. Che, se ci pensate, è lo schema comunicativo su cui certi politici hanno costruito la loro fortuna, facendo leva su un meccanismo psicologico radicato e diffusissimo ma scollegato dalla realtà e che avremmo tutto l'interesse a contrastare, perché le modalità in cui oggi è interconnesso e funziona il mondo ne mostrano tutta la fallacia. Qui, forse, varrebbe la pena di fare una guerra senza tregua.

venerdì 24 dicembre 2021

Vigilia a casa

Ieri, poco prima della fine del turno (gran cosa la tempestività), l'azienda ci ha comunicato che oggi non si sarebbe lavorato. Curiosa questa cosa, dal momento che normalmente il giorno della vigilia è sempre stato lavorativo, ma va bene, prendiamo su, ché un giorno di riposo in più è tutto grasso che cola. Tra l'altro, oggi non è neppure eccessivamente freddo e quindi non è escluso che dopo pranzo vada a fare una delle mie camminate in collina dalle parti di palazzo Marcosanti.

Queste feste di Natale saranno contraddistinte dalla compagnia di un ospite inquietante e piuttosto invadente chiamato Omicron, per contrastare il quale il governo ha messo in campo una serie di provvedimenti last minute dei quali, francamente, a volte fatico a comprendere la ratio e che, leggevo giusto stamattina, stanno sollevando una vigorosa serie di proteste da parte di molti operatori economici. Il green pass rafforzato per poter consumare una colazione al bar anche senza sedersi ai tavoli ha mandato in bestia i baristi, ad esempio, anche se io raramente ho trovato un bar in cui mi sia mai stato chiesto, 'sto benedetto green pass. Anche l'obbligo di indossare la mascherina ffp2 per poter accedere alle sale cinematografiche sta creando vibranti proteste. Per non parlare, poi, della chiusura tour court delle discoteche fino alla fine si gennaio, visto che qua nel riminese un quinto degli introiti annuali di questi locali si realizza proprio nei giorni a cavallo di capodanno.

A proposito di capodanno, sono saltati per decisione del governo anche tutti gli eventi e gli spettacoli già programmati nelle piazze delle città. Qua a Santarcangelo era previsto uno spettacolo organizzato dai Mutoid, che tornavano ad animare la festa del 31 dicembre a distanza di qualche anno dall'ultima volta che lo fecero. Peccato, forse un giretto l'avrei fatto. Il 29, però, farò la terza dose, quindi è probabile che il 31 non sia proprio in formissima. Il capodanno in TV mi disgusta, mi ha sempre dato l'impressione di felicità e allegrie forzate, finte, false. Probabilmente guarderemo un film e poi, passata la mezzanotte, a dormire, ché io non sono mai stato un animale notturno.

martedì 21 dicembre 2021

Libri e memoria


Quando leggo romanzi particolarmente lunghi, con una trama a tratti un po' aggrovigliata e con molti personaggi, ho l'abitudine di elencare a matita, in una delle ultime pagine bianche del libro, nome e ruolo delle figure principali. Quand'ero giovane non lo facevo, naturalmente, leggevo in scioltezza libri di qualsiasi tipo senza problemi. Purtroppo ho una certa età e la memoria comincia a essere quella che è. Non è facile abituarmi a questa idea.

Immagini da Ceuta

Alcune immagini da Ceuta. Due soldati spagnoli consolano un ragazzino marocchino che è riuscito a raggiungere la spiaggia e un militare dell...