Approfittando di questa settimana di ferie mi sono buttato sul monumentale I Buddenbrook, uno dei romanzi più universalmente noti di Mann. In passato avevo letto altre opere sue: La montagna incantata, Morte a Venezia e Tonio Kröger, quindi avevo già un'idea di cosa aspettarmi.
Devo dire che questo libro è andato oltre ogni aspettativa. Se si escludono le prime 80-100 pagine, in cui sostanzialmente si descrivono i personaggi principali e si raccontano fatterelli senza grande importanza, poi il racconto cattura e avvince, tanto che mi è capitato anche di ritardare o addirittura saltare qualche pasto pur di non staccarmi dalla lettura.
Il romanzo, pubblicato nel 1901, narra l'ascesa e il declino, attraverso quattro generazioni, dei Buddenbrook, una famiglia alto borghese di Lubecca proprietaria di una prospera azienda cerealicola fondata nella seconda metà del 1700. Il prestigio e la rilevanza sociale di tale famiglia sono imperniati sul conseguimento del profitto, sul decoro, sull'etica e la serietà del lavoro. Ma il decoro e l'imperturbabile compostezza della famiglia cominciano a incrinarsi quando il fattore umano si insinua lentamente e inesorabilmente nelle sue dinamiche interne.
Il fattore umano è rappresentato dallo svolgersi della vita, vita che è anche passione, pulsioni, dissolutezza, imponderabilità delle azioni, tutte caratteristiche umane che quando si trovano a cozzare col contegno razionale e l'autoimposizione di valori ed etiche rigidamente precostituite, non possono che provocarne la lenta disgregazione. Da qui il lento e progressivo disfacimento economico e morale della famiglia.
È un romanzo attualissimo, specialmente nelle sue tanti parti in cui si evidenzia, anche attraverso processi di autorevisione e presa di coscienza di alcuni esponenti della famiglia, l'idiosincrasia tra mondo della vita e mondo dell'economia (quant'è sotto gli occhi di tutti, oggi, questa inconciliabile dicotomia?), tra naturali aneliti all'anarchica autodeterminazione e la rigidità di innaturali regole morali e sociali. Ma è soprattutto un romanzo che, oltre a fornire un affresco impareggiabile della Germania (e anche dell'Europa) dell'Ottocento, utilizza la decadenza della famiglia dei Buddenbrook come metafora della decadenza della società di cui oggi siamo testimoni.
Annovero già I Buddenbrook tra i classici più belli letti quest'anno.
