Visualizzazione post con etichetta Entropy for life. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Entropy for life. Mostra tutti i post

venerdì 3 luglio 2026

Giovanni Storti divulgatore?

Da qualche anno Giovanni Storti, uno dei tre attori del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, ha avviato una fiorente "carriera" come attivista ambientale, parlando di ecologia, ambiente, sostenibilità, biodiversità, natura, energie rinnovabili ecc. sui suoi canali social, canali che, anche in virtù della sua notorietà artistica, raggiungono diversi milioni di persone. C'è qualcosa di male in tutto ciò? In linea di principio direi di no. Anzi, chi, come lo scrivente, è molto sensibile a questi temi, pensa che sia sicuramente cosa buona (senza contare che a me quei tre sono sempre stati simpatici). 

Il problema, però, potrebbe porsi con la competenza. Giovanni Storti è competente relativamente alle tematiche che affronta? Ok, finché fa un video in cui dice che il dramma del caldo nelle città si potrebbe attenuare piantando alberi, nessun problema, si sa che è vero, anche se la questione è in realtà molto più complessa. Ma non sempre le tematiche sono così semplici, e allora potebbe nascere qualche problema. 

Si sta parlando molto, in questi giorni, di un video realizzato dal comico in cui si spiegano alcune cose sul grano e sulla genetica. Molti scienziati, però, hanno rilevato in questa "lezione" diverse inesattezze - inesattezze in realtà è un eufemismo, si tratta di vere e proprie fesserie scientifiche. Tra i tanti scienziati che hanno analizzato il video in questione c'è Giacomo Moro Mauretto, di Entropy for Life, biologo evoluzionista e divulgatore scientifico, anche lui molto attivo in rete. Nel video qui sotto, in mezzoretta elenca tutte le "criticità" del video di Giovanni, spiegando dal punto di vista scientifico perché si tratta di falsità. 

Qui, ovviamente, si apre un problema, problema che in realtà è noto da quando esiste internet. Anzi, si può dire che esiste da quando gli esseri umani hanno imparato a tramandarsi informazioni. Bufale e stupidaggini giravano infatti anche prima di internet e dei social, questi mezzi non hanno fatto altro che portare al parossismo la loro diffusione. Non è un problema da poco, se ci si pensa. Un attore può parlare di genetica sui suoi canali social? Quali sono le sue competenze in questo campo? Quali studi ha fatto? E ancora: il comico in questione era cosciente delle corbellerie che ha detto in quel video quando l'ha pubblicato? Se ne era cosciente abbiamo un problema, ma abbiamo un problema anche se ha detto le cose che ha detto pensando in buona fede che fossero vere. Perché quel video non è stato visto da 100 o 200 persone come i lettori di questo post, ma da milioni. Siccome si presume che la stragrande maggioranza di chi guarda le "lezioni" del comico non sia composta da genetisti, milioni di persone si sono magari convinte che effettivamente gran parte del grano coltivato in Italia sia OGM (lo afferma l'attore nel video), mentre invece le coltivazioni OGM in Italia sono proibite per legge.

Non so. Mi viene da pensare a Umberto Eco, il quale diceva: "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli". Ovviamente non sto dicendo che Giovanni Storti è un imbecille, sia chiaro, a me infatti interessa il concetto espresso da Eco in senso generale, non il riferimento particolare. E il senso è che oggi, con i social, ognuno può dire ciò che vuole, e in molti casi non è evidentemente un bene.


lunedì 1 giugno 2026

Preoccuparsi per ebola?

Il sospetto caso di ebola segnalato a Cagliari sta già generando titoloni molto vistosi. Forse fin troppo. Del resto, il meccanismo di sfruttare le paure in chiave acchiappaclic è ormai rodato e noto, specie quando si tratta di malattie potenzialmente in grado di evolvere in epidemie (il ricordo del Sars-CoV-2 è ancora parecchio vivo). In realtà, quanto c'è da preoccuparsi per ebola? Poco o niente (al momento). Lo spiega il mitico Giacomo Moro Mauretto, biologo evoluzionista e titolare del bellissimo canale di divulgazione Entropy for life.

In generale, la portata di potenziali tragedie sanitarie è inversamente proporzionale alla vistosità dei titoli dei giornali.


venerdì 6 febbraio 2026

Se pianto un albero posso mangiare una bistecca?


Era da tempo che avevo in programma di leggere questo saggio di Giacomo Moro Mauretto, il biologo che sta dietro il bellissimo canale Youtube Entropy for life, e finalmente ho potuto leggerlo. Se l'obiettivo di Mauretto era quello di fare chiarezza nel caos di informazioni (e spesso di sensi di colpa) che riguardano l'ecologia e l'ambientalismo, ci è riuscito perfettamente.

A cominciare dal titolo, volutamente provocatorio, che già indica la direzione che intende prendere l'autore: smontare l'ambientalismo da inutili romanticherie e simbolismi. È un testo interamente basato sui dati scientifici, sui numeri, non su slogan. L'ambientalismo che Mauretto mette in discussione è quello appunto fatto di infantili semplificazioni nei confronti di tematiche che invece, per loro natura, sono estremamente complesse. 

Quante volte abbiamo sentito, ad esempio, che per compensare le emissioni di CO2 nell'atmosfera bisogna piantare tanti alberi? È un'immagine che piace, che fa breccia, ma che ha molto di idealistico e ben poco di utile. Quali alberi? Quanti? Dove? Siamo tutti persuasi che riforestare sia la soluzione a ogni male. Il libro spiega perché la piantumazione indiscriminata può essere inutile o addirittura dannosa per gli ecosistemi locali se non gestita con criteri ecologici rigorosi. Un albero non è un credito di carbonio universale. In linea di principio è vero che piante e alberi assorbono CO2, ma con molti distinguo. Non tutti gli alberi la assorbono allo stesso modo, e soprattutto non lo fanno per tutta la loro vita. La capacità di "trasformare" anidride carbonica in ossigeno è legata alla fase di crescita: una volta raggiunta la maturità, il bilancio cambia, e in determinate condizioni può persino invertirsi. Insomma, il meccanismo è molto più complesso di quanto suggerisca la versione da slogan.

Un altro esempio di cui probabilmente tutti abbiamo sentito parlare riguarda il problema della scomparsa delle api. Mauretto chiarisce che l'ape mellifera (quella da miele) è quasi un animale da allevamento e non è affatto a rischio estinzione. Il vero problema riguarda invece gli impollinatori selvatici e la perdita di biodiversità, un tema molto più complesso del semplice "salviamo le api".

C'è poi il tema del consumo di carne. È vero che, in linea generale, consumare carne è dannoso per la salute e l'allevamento degli animali allo scopo di produrre carne ha impatti molto rilevanti sul consumo di suolo, di acqua e in termini di emissioni globali, ma ci sono molti distinguo da fare perché i tipi di carne sono diversi (rosse, bianche, lavorate ecc.) e non impattano tutte allo stesso modo sulla salute e sull'ambiente. Un allevamento intensivo di pollame destinato alla produzione di carni bianche, ad esempio, è molto meno climalterante in termini di emissioni rispetto a un allevamento estensivo di bovini, oppure a grandi estensioni di terreno per la produzione di soia. Il problema è complesso, articolato, ricco di sfaccettature. 

Mauretto fa proprio questo: spiega quali sono le azioni che pesano davvero sul pianeta e quali sono invece gocce nel mare che servono a poco se non inserite in un cambiamento sistemico. Ciò che rende questo libro estremamente interessante, oltre al fatto di approfondire temi come alimentazione, energia, trasporti, conservazione della biodiversità, è il coraggio di sfatare molti luoghi comuni sull'ecologia e di sfidare alcuni dei pilastri dell'ambientalismo più mediatico, più "pop". Non per spirito di contrarietà, ma con la forza dei dati scientifici. Se questi argomenti vi interessano, questa lettura è imprescindibile.

lunedì 12 gennaio 2026

Mille miliardi di alberi

C’è una narrazione ecologista, ormai molto diffusa, secondo cui piantare alberi sarebbe di per sé un atto risolutivo per salvaguardare l’ambiente. L’idea è semplice e rassicurante: gli alberi, grazie alla fotosintesi – nozione che impariamo già alle medie – assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno. Dunque, se vogliamo contrastare l’effetto serra e il riscaldamento globale, basta piantare alberi. Lo leggiamo sui social, lo sentiamo nelle campagne ambientaliste, lo ripetono anche gli scienziati. Ma è davvero così semplice?

In linea di principio sì, ma con molti distinguo. Non tutti gli alberi assorbono CO₂ allo stesso modo, e soprattutto non lo fanno per tutta la loro vita. La capacità di “trasformare” anidride carbonica in ossigeno è legata alla fase di crescita: una volta raggiunta la maturità, il bilancio cambia, e in determinate condizioni può persino invertirsi. Insomma, il meccanismo è molto più complesso di quanto suggerisca la versione da slogan.

Noi, come è noto, siamo naturalmente portati a cercare spiegazioni semplici e consolatorie e a rifuggire la complessità. Così finiamo per pensare, in modo un po’ romantico, che piantare alberi sia sempre e comunque un gesto virtuoso. Giacomo Moro Mauretto, di Entropy for Life, in una breve ma densissima lezione, smonta questa convinzione pezzo per pezzo, mettendo in fila tutti i “ma”. E non sono pochi.


giovedì 13 novembre 2025

Sogni

Mi sono imbattuto in questo interessante video di Giacomo Moro Mauretto, il quale spiega a cosa servono i sogni (spoiler: a niente). Mi sto riferendo ovviamente ai sogni visti dal lato scientifico/evolutivo, non da altri, tipo interpretazioni ecc. Riguardo a questo, ricordo che Umberto Galimberti scriveva che i sogni, prima di essere ghiotti bocconcini per psicologi e psicanalisti, sono espressione della follia che ci abita.

Ecco, niente di tutto questo. Mauretto, che è biologo evoluzionista, prova a spiegare perché l'essere umano, e anche molti altri animali, mammiferi e non, sogna. Risposta: non si sa. La scienza non è ancora riuscita a spiegarlo (del resto non è ancora riuscita a spiegare compiutamente perché dormiamo). Ci sono varie ipotesi ma niente di certo. Quella più forte e maggiormente accreditata è che i sogni siano sottoprodotti senza importanza dell'attività cerebrale notturna. In pratica, nella fase R.EM. del sonno il cervello, tra le tante cose che fa, sistema e fissa i ricordi, e questa intensa attività di "sistemazione" genera sprazzi di immagini e sensazioni. Dal punto di vista dell'utilità evolutiva, quindi, i sogni non offrirebbero alcun vantaggio.

Quello che invece è veramente importante è il lavoro che il cervello svolge mentre sogniamo, non i sogni in sé, in particolare in riferimento al potenziamento della memoria, alla creazione di nuove connessioni e allo sviluppo e potenziamento dei circuiti cerebrali. I sogni sono il sottoprodotto casuale di tutto questo lavoro. Questa è l'ipotesi che riscuote maggiore consenso nella scienza, ma ce ne sono anche altre meno gettonate (le spiega Mauretto nel video).

Comunque sia, io raramente riesco a ricordare i sogni che faccio, e quelli che riesco a ricordare non hanno quasi mai niente di straordinario. Non è che sogno cose tipo essere un giovane gladiatore dell'impero romano o una anfesibena dagli occhi che brillano in volo sopra il deserto libico, niente di tutto questo. Generalmente nei miei sogni ci sono io alle prese con qualche grana al lavoro (come se non bastassero le grane reali, vabbe').


lunedì 13 ottobre 2025

Era inevitabile che noi ci fossimo?

Chi segue un po' questi argomenti, che per me sono appassionanti, sa che in campo evoluzionistico la domanda delle domande è: la nostra specie, Homo Sapiens, è il risultato di un processo che avrebbe inevitabilmente portato a noi, oppure siamo arrivati qui in maniera del tutto fortuita? Le implicazioni di questa domanda sono ovviamente plurime e riguardano ad esempio l'eterna diatriba tra il cosiddetto disegno intelligente e il caso - il buon vecchio Darwin fu crocifisso per aver rimosso l'uomo dal piedistallo che si era costruito.

Comunque, lungimiranza di Darwin a parte, c'è unanime consenso tra gli scienziati sul fatto che noi siamo il frutto di processi contingenti e che la storia evolutiva che ci ha portati fin qui sarebbe potuta andare in infiniti altri modi. In altre parole, non c'era alcuna necessità che noi ci fossimo. Giacomo Moro Mauretto, con la simpatia e la competenza che lo contraddistinguono, riassume in questo breve e interessante video i tanti indizi che corroborano la teoria del caso. 


lunedì 11 agosto 2025

Come approcciarsi al virus

La questione West Nile virus può essere vista in due modi: attraverso il terrorismo mediatico acchiappa-clic dei giornali, che se uno li legge corre a fare testamento, o attraverso il pacato, documentato e razionale punto di vista scientifico. Da questo punto di vista, Giacomo Moro Mauretto, di Entropy for life, è sempre il più grande.
 
 

sabato 31 maggio 2025

La dieta paleo :-)

Mi sono imbattuto per caso in questa gustosa e divertente intervista a Giacomo Moro Mauretto sul tema della dieta paleo, il regime alimentare che si ispira al modo di alimentarsi dei nostri antenati vissuti nel Paleolitico. (Mauretto è titolare del canale youtube Entropy for life e se non lo seguite siete delle brutte persone.) :-) 

In una ventina di minuti Mauretto smonta molti (non tutto è da buttare) degli aspetti di questa dieta così in voga in questi ultimi tempi, a cominciare dal fatto che il Paleolitico è un tempo lunghissimo che va da due milioni a circa 15.000 anni fa e in questo immenso lasso di tempo gli esseri umani, anzi le varie specie umane, hanno mangiato di tutto. 

Il succo dell'intervento di Mauretto è che basare il modo di alimentarsi degli esseri umani di oggi su quello che mangiavano i nostri antichi antenati non ha alcun senso da nessun punto di vista, in primo luogo perché l'essere umano attuale è diverso dagli umani antichi per via dei diversi adattamenti evolutivi causati dall'ambiente in cui i nostri antenati sono via via vissuti, ma soprattutto per il fatto che oggi esiste l'epidemiologia, un ramo della scienza che è in grado dire cosa mangiare e quali sono gli alimenti più adatti da utilizzare per stare in salute e vivere a lungo. Quindi chi se ne frega di quello che mangiava un nostro cugino Neanderthal di 700.000 anni fa?

Poi vabbe', al di là della dieta paleo in sé, sarebbe interessantissimo indagare la faccenda dal punto di vista psicologico per capire i motivi che spingono tanta gente ad abboccare e a seguire ogni moda del momento. In qualunque ambito, non solo quello alimentare.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...