Poi ci sarà il tempo per riflessioni più approfondite e più "elevate". Nel frattempo, la faccia di Sallusti di fianco a quei quasi 10 punti di scarto è lo spettacolo più bello di cui possiamo godere oggi.
Ha vinto il NO!
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
Poi ci sarà il tempo per riflessioni più approfondite e più "elevate". Nel frattempo, la faccia di Sallusti di fianco a quei quasi 10 punti di scarto è lo spettacolo più bello di cui possiamo godere oggi.
Ha vinto il NO!
È quasi finita, domani e lunedì si voterà per questo benedetto referendum sulla separazione delle carriere (anche se non è un referendum sulla separazione delle carriere). Come ho già scritto in precedenza, voterò convintamente No per alcuni motivi. Questi.
È surreale che la politica abbia imposto ai cittadini di esprimersi su un tema così complesso e tecnico, ed è quindi naturale che la consultazione fin da subito abbia assunto un carattere politico. Pochissimi dei milioni di cittadini italiani che si recheranno alle urne conoscono e capiscono i dettagli tecnici di questa riforma, ed è naturale che sia così, perché appunto si tratta di tecnicismi giuridici appannaggio di una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Nessuno di noi è obbligato a conoscerli. Quindi si tratterà giocoforza di una consultazione le cui sorti non saranno determinate da una sua conoscenza nel merito, ma dalla simpatia o antipatia politica verso i proponenti. E una importante modifica della Costituzione (questa riforma ne modificherà ben 7 articoli) non si fa su presupposti di simpatia. Non esiste e non si può accettare. Mai.
Un altro motivo per cui voterò No è la quantità industriale di bugie e falsità che sono state messe in campo dai sostenitori del Sì. Per onestà va detto che anche dalle parti del No in alcuni casi si è esagerato, ma la sproporzione è palese e non paragonabile. Abbiamo sentito di tutto: se vincerà il Sì niente più casi Garlasco, niente più assoluzioni di Carola Rackete, niente più giudici che liberano migranti, i magistrati non intralceranno più il lavoro del governo e finalmente pagheranno per le loro "malefatte", la fuga dei cervelli si interromperà e i giovani torneranno in Italia: una disonestà intellettuale fuori da ogni decenza. Mentre se vincerà il No stupratori e pedofili in libertà, tana libera tutti per delinquenti di ogni risma e assurdità anche maggiori. Ora, è giusto che si faccia propaganda per la propria causa, ma questa propaganda non deve passare attraverso la mistificazione della realtà e la presa in giro di chi andrà a votare. Perché se si fa propaganda con la mistificazione significa che gli argomenti reali che dovrebbero supportare una posizione non hanno sostanza. In una sola cosa i sostenitori del Sì sono stati (involontariamente) sinceri: quando hanno ammesso che la vittoria del Sì toglierà di mezzo la magistratura (parole testuali della capa di gabinetto di Nordio), il sotteso del quale è che con la vittoria del Sì i controlli di legalità della magistratura nei confronti di reati e illeciti commessi in particolar modo dai "colletti bianchi" saranno fortemente limitati. C'è bisogno di aggiungere altro o è sufficientemente chiaro quali sono i reali scopi della riforma? L'hanno ammesso loro stessi. E comunque, al di là di altri tipi di motivazioni, votare No è una questione di principio, e il principio è che dare fiducia a chi ti estorce quella fiducia ingannandoti non è accettabile. Se anche io fossi in buona fede convinto di votare Sì, rinuncerei a farlo perché non voglio che quel Sì sia basato su falsità. In altre parole: non voglio essere preso in giro. E siccome ritengo di avere ancora sufficiente lucidità per capire quando mi si vuole prendere in giro, il mio voto non ve lo darò.
L'ultimo motivo per cui voterò No è che - e questo fatto se si è intellettualmente onesti non è contestabile -, con la vittoria del Sì, sulla bilancia dei pesi e contrappesi previsti dai padri costituenti il potere della politica aumenterà e quello della magistratura si abbasserà. Il nocciolo della questione e il fulcro di tutta la riforma è questo, non la separazione delle carriere, che sostanzialmente sono già separate da anni. Questo è quello a cui la politica vuole arrivare, e non da oggi. È un progetto che era già previsto dalla P2 di Licio Gelli e che negli anni Novanta Berlusconi provò (fortunatamente senza riuscirci) a realizzare. Nel cosiddetto Piano di rinascita democratica elaborato da Licio Gelli, era infatti prevista una riorganizzazione dello Stato che, tra le varie cose, avrebbe comportato anche un ridimensionamento del ruolo della magistratura a favore di un maggiore controllo politico. Da martedì, questo vecchio sogno di Licio Gelli e Berlusconi potrebbe diventare realtà. Sta a noi fare in modo di impedirlo.
I sostenitori del Sì al referendum, da qualche tempo sono molto attivi nella diffusione sui loro canali social di questa vignetta. Vi si vedono elencati, su due colonne, i paesi in cui è in vigore la separazione delle carriere tra i magistrati e quelli in cui le carriere sono invece unificate. I primi sono indicati in azzurro, i secondi in rosso. Non è una distinzione casuale, naturalmente, e serve a dare l'idea che la separazione sia prerogativa dei paesi più civili e democratici mentre gli altri, quelli con le carriere unite, sono brutti, sporchi e cattivi. L'Italia, avendo le carriere unite (solo formalmente, in realtà sono separate già da molto tempo), è ovviamente inserita nel gruppo dei brutti, sporchi e cattivi.
Il problema è che la semplificazione evidenziata dalla vignetta è parecchio fuorviante. Ovviamente qua nessuno è malizioso, quindi nessuno pensa che dietro questa rappresentazione semplificata ci sia da parte dei proponenti la volontà di ingannare chi legge (come no?).
La vignetta è fuorviante per il semplice fatto che in Europa i sistemi giudiziari sono diversissimi tra loro, quindi uno schema di questo tipo non ha alcun senso. È vero che in molti paesi europei e occidentali le carriere sono separate, ma il modo in cui funzionano i pubblici ministeri è molto diverso. Negli Stati Uniti, ad esempio, i procuratori sono nominati dal potere politico; significa che là i procuratori distrettuali vengono eletti dopo regolari elezioni. In Germania i pubblici ministeri dipendono direttamente dal ministro della giustizia; nel Regno Unito l’accusa è un servizio pubblico separato ma non fa parte della magistratura come in Italia. E si potrebbe continuare. Quindi sì, le carriere sono formalmente ovunque separate, ma spesso l'accusa è più vicina al potere esecutivo. Sono scenari a sé stanti e completamente diversi dal nostro, ecco perché equipararli semplicisticamente in uno schema non ha alcun senso.
Personalmente non ho niente contro chi voterà Sì al referendum. Dirò di più: alcuni giuristi favorevoli al Sì adducono argomentazioni anche abbastanza convincenti. Ma se non ho niente contro chi voterà Sì, ce l'ho invece molto con chi tenta di convincere il prossimo con l'inganno. Tabella a parte, mi riferisco all'asfissiante campagna mediatica di vari personaggi di questo governo che utilizzano strumentalmente ogni fatto di cronaca per perorare la causa del Sì. Si leggono e si sentono cose assurde, tipo che se vincerà il Sì niente più casi Garlasco, niente piu casi come quello della famiglia del bosco, niente più magistrati che assolvono Carola Rackete o che ordinano la scarcerazione di qualche migrante da quella costosissima barzelletta che sono i centri di detenzione in Albania. E via di seguito.
Do una notizia a quelli che hanno intenzione di votare Sì convinti che tutto ciò sia vero: vi stanno prendendo in giro. Semplicemente e pacificamente. Il problema è che non ve ne accorgete, e i politici che fanno girare quelle vignette lo sanno e se ne approfittano. Cioè, per capirci: voi apprezzate quei personaggi perché sono della vostra parte politica, e loro vi ricambiano prendendovi per il naso. Come dicevo, non ho niente contro chi vota Sì, ma documentatevi, informatevi, approfondite un po'. E se dopo esservi documentati siete ancora convinti di votare Sì, va benissimo. Ma non votate Sì perché qualcuno vi racconta che con la vittoria del Sì i giudici non potranno più liberare un migrante da un CPR. L'eventuale vittoria del Sì non cambierà niente di tutto ciò e i magistrati continueranno come prima a emettere le loro sentenze, gradite o sgradite che siano al governo di turno. Diffidate di chi vi racconta il contrario.
Leonardo è uno di quei pochi blogger che riesce a perorare le sue istanze come pochi altri sanno fare.
Io andrei piano con gli entusiami. Userei cautela prima per evitare botte nei denti decuplicate poi. Mi riferisco al sondaggio che certifica il sorpasso del No sul Sì di cui parlano tutti in queste ore.
Prima cosa: si tratta di un singolo istituto di sondaggi che dà questo risultato, tutti gli altri danno ancora preponderante il Sì. Secondo cosa: i sondaggi vanno presi per quello che sono: sondaggi appunto, e la storia è piena di cantonate prese da più o meno tutti gli istituti sulla piazza. Quindi, volare bassi e raffreddare gli entusiasmi.
Detto questo è comunque vero che, rispetto a due-tre mesi fa, quando il Sì era tipo l'Everest e il No la collina di Windows Xp, il recupero del No è andato al di là di ogni previsione e adesso è lì che tallona il Sì. Non è quindi da escludere che, con ancora un mese di tempo prima della consultazione, il No riesca a fare il colpaccio. Vedremo.
In ogni caso è importante che Nordio continui a parlare. Le persone più attente avranno infatti sicuramente notato che l'avanzare del No è proporzionale al numero e al tenore delle uscite del guardasigilli. Cioè, più lui parla e più il No guadagna terreno, tanto che pure la Meloni pare gli abbia intimato di tacere in quanto si sta trasformando nel migliore testimonial del No.
Comunque, se nei prossimi giorni anche altri istituti si allineeranno a Ixé un po' di ottimismo in più sarà autorizzato, ma certamente non adesso.
Nell'arena della campagna referendaria sulla riforma della giustizia è sceso in campo Alessandro Barbero, il quale ha pubblicato questo breve video in cui spiega perché voterà No. Il suo contributo è interessante perché, da buon ex professore, spiega chiaramente i punti principali di una materia tecnica e complessa come la destrutturazione del CSM, che si realizzerà se vinceranno i Sì.
Per il resto non c'è molto da dire, la stragrande maggioranza dei sondaggi più recenti mostra i Sì in vantaggio sui No, e anche se le percentuali precise variano a seconda dell’istituto demoscopico, in tutte le rilevazioni i contrari sono nettamente inferiori. Dato il poco tempo che manca a marzo ci sono poche speranze che cambierà qualcosa.
Se si prende in considerazione il combinato disposto tra separazione delle carriere, distruzione del CSM, legge elettorale e premierato, è possibile vedere il disegno complessivo con cui questo governo scardinerà le fondamenta costituzionali che hanno retto e regolato fino a oggi il nostro Paese.
Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...