Ieri, non avendo ancora avuto notizie delle suddette mascherine e non risultando raggiungibile telefonicamente la farmacia, sono andato di persona. Una volta dentro, la farmacista mi dice, con aria contrita, che le mascherine pronte per essere consegnate a chi ne aveva fatto richiesta non sono più disponibili. Motivo: sono stati sequestrati tutti i lotti perché non a norma. Questa la generica spiegazione. L'accordo telefonico rimane comunque valido: non appena arriveranno altre mascherine, mi contatterà.
Oggi, in maniera del tutto casuale, scopro che il negozio di alimentari sotto casa mia ha in vendita le mascherine chirurgiche a 65 centesimi ognuna. Resto sorpreso e alla mia richiesta di spiegazioni l'addetta mi dice che sono i prezzi calmierati imposti dal governo: 50 centesimi al pezzo più IVA.
Perché allora la farmacia le vende a 2,50 euro? Faccio un'ipotesi. Forse la farmacia aveva acquistato i lotti prima che il governo imponesse i prezzi calmierati al pubblico, e probabilmente la farmacista stessa aveva pagato al grossista un prezzo superiore a quello a cui avrebbe poi dovuto venderle ai clienti (0,50 euro più IVA), per cui anziché guadagnarci, con la vendita al prezzo calmierato ci avrebbe rimesso, e quindi ha preferito restituire tutto al grossista, o forse non comprarle affatto. Ma è solo un'ipotesi.
Comunque sia, googlando un po' ho scoperto che, ancora alla data di ieri, in ogni parte d'Italia ognuno, per quanto riguarda i prezzi, fa come gli pare, una specie di giungla che si muove all'interno di una forbice che, a seconda delle zone, va da un minimo di pochi centesimi a un massimo di svariati euro, in alcuni posti anche sette o otto al pezzo.
Un classico italiano, insomma.