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domenica 13 settembre 2009

Normalità giornalistiche

Non vorrei mai leggere articoli sul caldo record e sul freddo record, anche perché di solito accompagnano fenomeni naturali del tutto prevedibili, scontati, normali e tutt’altro che record: d’estate fa caldo e d’inverno fa freddo, anno più anno meno. Possibile che a ogni cambio di stagione dobbiamo sopportare simili scemenze? Siccome quella del Fatto è una redazione molto giovane e i neuroni dovrebbero funzionare a pieno ritmo, amerei molto qualche sforzo di fantasia, onde evitare che New York sia sempre “la Grande Mela” e che ogni titolo su Pechino e dintorni finisca immutabilmente per suonare “la Cina è vicina”. Per non parlare delle sciagure prevedibili ed evitabili, che il redattore pigro e ammuffito finisce regolarmente per titolare “cronaca di una morte annunciata”. Un titolo che, a furia di scimmiottarlo, dev’essere venuto a noia anche a Gabriel Garcia Marquez.

Marco Travaglio spiega come vorrebbe che fosse il nuovo giornale, Il Fatto, che a fine settembre sarà in edicola.

venerdì 11 settembre 2009

Ognuno si sceglie la sua compagnia

Come forse qualcuno di voi saprà già, il 23 settembre uscirà un nuovo quotidiano, sia in versione online che distribuito nelle edicole: Il Fatto. La nascita di un nuovo giornale è sempre un avvenimento degno di nota, specie quando, come in questo caso, non intende usufruire di finanziamenti pubblici, cosa che in genere garantisce la più totale indipendenza, e nasce in piena era di internet - c'è infatti pure l'opzione di acquistare la copia giornaliera online scaricandosela nel proprio pc. Ma non voglio fare un post-marchetta, solo segnalare un curioso episodio giornalistico accaduto ieri.

Il mitico Giornale, il principale house organ del Pdl, da poco magistralmente guidato da Feltri, se n'è uscito infatti nelle edicole con questo articolo in prima pagina: "Al Fatto di Travaglio due giudici anti-premier". Mamma mia! Scandalo! Cosa ci fanno due magistrati nella redazione di un giornale che si trova ancora nelle convulse fasi pre-uscita? Mah... Innanzitutto va detto che i loschi figuri sono Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato, due magistrati da tempo impegnati a seguire numerose inchieste sul fronte della lotta alla mafia e sui collegamenti tra questa e il mondo politico. Per Il Giornale questo è troppo, ed è la prova evidente della poca credibilità e non imparzialità di certi giudici.

Marco Travaglio, co-fondatore del Fatto, ha dal relativo blog risposto all'articolo de Il Giornale, evidenziando alcuni punti che mi pare meritino di essere egnalati.

Fra queste, ci hanno fatto l’onore di essere presenti anche due magistrati antimafia, Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia, della cui amicizia personalmente mi vanto: sono due dei migliori eredi del pool di Falcone e Borsellino, in prima linea nel pool di Gian Carlo Caselli, fra i protagonisti delle stagioni più luminose della lotta alla mafia. Se vorranno, scriveranno sul Fatto in materia di giustizia e di mafia, insieme a giuristi, costituzionalisti, esperti di diritto, partecipando al dibattito sulla legalità che in Italia è ormai riservato ai delinquenti e ai loro onorevoli avvocati.
[...]
Il poveretto [l'autore dell'articolo,nda] non sa che i due magistrati si sono limitati ad assistere a una parte del forum, senz’aprire bocca. Ma, soprattutto, non sa o finge di non sapere che il Fatto Quotidiano, come ha ribadito il direttore Antonio Padellaro ieri, “ha una sola linea politica: la Costituzione della Repubblica Italiana”. E’ comprensibile che due magistrati nella redazione di un quotidiano che si ispira alla Costituzione sgomentino certa brava gente. Stiamo parlando del Giornale di proprietà di Paolo Berlusconi, noto pregiudicato per corruzione e altri reati, e diretto da un tizio, Feltri, che ha difeso amici della mafia come Andreotti, Contrada, Dell’Utri e così via. Ma soprattutto ha fatto o fa scrivere sui suoi giornali noti pregiudicati per reati gravi, come Vittorio Sgarbi (sei mesi per truffa allo stato), Paolo Cirino Pomicino (corruzione e finanziamento illecito), Gianni De Michelis (corruzione e finanziamento illecito), Francesco de Lorenzo (associazione per delinquere e corruzione), Gianstefano Frigerio (corruzione, concussione, finanziamento illecito), Renato Farina (ha patteggiato 6 mesi per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar ed è stato espulso dall’Ordine dei giornalisti perché a libro paga dei servizi segreti). E personaggi come Luciano Moggi (5 anni di interdizione dalla giustizia sportiva, 1 anno e 6 mesi in primo grado per violenza privata e minacce, imputato al Tribunale di Napoli per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva). L’altro giorno, per dire, Il Giornale ha affidato il ricordo di Mike Bongiorno a Fedele Confalonieri (rinviato a giudizio per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset e di nuovo indagato a Milano nell’inchiesta Mediatrade prossima alla conclusione).

Ecco, è normale che il Giornale degli imputati e dei pregiudicati trovi anormale un giornale che, invece, ospita incensurati e addirittura magistrati. Ciascuno si accompagna con i propri simili. Infatti l’assenza di pregiudicati e la presenza di magistrati e incensurati al nostro forum viene definito dal Giornale “una nuova anomalia italiana”.

Insomma, ognuno ha le compagnie che si merita, verrebbe quasi da dire.

sabato 11 luglio 2009

Finanziamenti all'editoria e giornali che non ne vogliono

Come è noto, la stampa, i giornali, le imprese editrici, sono in (gran) parte finanziati dallo stato tramite l'erogazione di fondi pubblici, i cosiddetti fondi per l'editoria, risorse senza le quali la maggior parte dei giornali che troviamo sui banchi delle edicole sarebbero costretti a chiudere baracca e burattini.

In realtà, inizialmente, le cose stavano molto diversamente rispetto a oggi. Il finanziamento pubblico nasce nel 1981, quando, tramite l'approvazione di un'apposita legge, si è deciso di dare un aiuto economico ai giornali di partito - e solo a quelli - molti dei quali a rischio chiusura per problemi economici. L'intento iniziale, quindi, poteva, diciamo così, essere anche accettabile. Il problema, classico esempio di come funzionano le cose in Italia, è che col passare degli anni, attraverso una serie più o meno lunga di leggi e leggine su misura, di questo finanziamento pubblico si sono appropriati anche gli editori privati e i grandi gruppi editoriali italiani: RCS, Sole24Ore, Espresso-Repubblica e altri.

E, naturalmente, pure l'entità di questi finanziamenti si è nel tempo dilatata, tanto da raggiungere cifre tipo queste e situazioni al limite dell'assurdo (e della vergogna) come quelle denunciate da Report in questa puntata del 2006. Ora, si può discutere finché si vuole della libertà di stampa e dell'indipendenza dell'informazione in Italia, ma bisogna sempre fare i conti col fatto che i giornali sono finanziati dallo stato (col beneplacito del governo). A tal proposito, ricordo che - ne parlavo giusto ieri - nel ddl Sviluppo appena convertito in legge sono stati stanziati per questo scopo 140 milioni di euro per il biennio 2009-2010.

In questo panorama desolante si inserisce però una piacevole novità, della quale, probabilmente, molti di voi saranno già al corrente: esce l'Antefatto. Di solito non è mia abitudine fare pubblicità, ma vale la pena segnalare la nascita di questo nuovo quotidiano (qui c'è il blog), che da settembre sarà in edicola, perché sarà l'unico che vivrà di vita propria. A decidere infatti della sua sopravvivenza o meno saranno gli stessi lettori in misura degli abbonamenti sottoscritti e delle copie vendute in edicola. Niente finaziamenti pubblici, né dallo stato, né dalle banche, né tanto meno dai partiti, come si legge in questa pagina del suo sito. Se vende sopravvive, altrimenti muore.

Vedremo alla prova dei fatti se sarà veramente così. Mi sembra comunque una piacevole novità.

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...