Libero, questa mattina, come vedete dall'immagine
della prima pagina, se la prende un po' con Repubblica e Il Fatto, responsabili a suo dire di aver dubitato della veridicità del racconto fatto dal caposcorta di Belpietro. "Il Fatto e Repubblica seminano dubbi sull'agguato al nostro direttore", si trova scritto in bella evidenza nel sottotitolo.
A dire la verità, come
si è già visto, non sono solo Repubblica e il Fatto a nutrire qualche dubbio, ma tutti quelli che hanno messo insieme un po' i vari racconti, le varie versioni e hanno provato a tirare le somme. A questo proposito, questa mattina Repubblica
pubblica una interessante intervista all'ex procuratore Gerardo D'Ambrosio, capo del pool di mani pulite nei primi anni '90. Pure lui nel 1995 fu "salvato" da un agguato simile dalla prontezza della stesso caposcorta di Belpietro. Un agguato per la verità piuttosto anomalo - il responsabile, come sta accadendo ora, non fu mai trovato.
Dice D'Ambrosio rispondendo all'intervistatore: "La ricostruzione dell'agguato che ho letto sui giornali presenta diverse stranezze. Se è vero che ha sparato tre colpi di pistola, mi stupisce che un professionista come lui, con una calibro nove parabellum non abbia colpito il bersaglio da quella distanza. A meno che non abbia sparato a scopo intimidatorio". Ora, intendiamoci, io non sono un esperto, ma pare strano anche a me che un poliziotto che si trova una pistola puntata in faccia spari in alto.
Poi arriva una stoccatina anche per Gasparri, il quale aveva espresso alcune riserve sul fatto che le indagini siano state affidate al magistrato Armando Spataro, da Gasparri ritenuto poco imparziale: "Spataro, oltre a essere un ottimo magistrato, è il coordinatore della sezione antiterrorismo: le indagini non potevano essere affidate che a lui. Gasparri si occupi dei fatti suoi; se non conosce come funzionano gli uffici giudiziari, eviti di parlare".
Poi il giornalista gli chiede come finì il suo caso: "L'ipotesi dell'agguato nei miei confronti è rimasta solo un'affermazione di Alessandro M." [il caposcorta, ndr]. "Lei non ci ha mai creduto", chiede quindi il giornalista. "Io dovevo credere a un uomo della mia scorta - dice il magistrato -. Resta il fatto, oggettivo, che non ci sono mai stati altri riscontri". Esattamente come adesso. Almeno finora.